domenica 30 aprile 2017

Cos'è la proscomidia?

La proscomidia (pron. proscomìdia), detta anche "protesi" (dal greco πρόϑεσις, "pròthesis", lett. "ciò che è messo davanti") è la preparazione del pane e del vino liturgici prima della Divina Liturgia così come ci è stata lasciata dalla Tradizione della Chiesa Ortodossa. Storicamente la proscomidia inizia a prendere forma fra VI e VII secolo, arrivando allo stadio attuale verso il secolo XI. 


Il tavolo della protesi al momento della proscomidia terminata

La proscomidia si effettua su un altare speciale detto "altare della protesi" o "proscomidiario", di solito ad uno degli angoli o dei lati del presbiterio. Il sacerdote veste tutti i paramenti per compiere questo rito. Le prosfore, ovvero il pane liturgico, vengono preparate, sezionate e disposte sul disco (patena) secondo un preciso ordine rituale e per ogni particola sovviene la sua preghiera specifica. Allo stesso modo, quando si riempie il calice con un poco d'acqua e di vino, si recita una prece. Il disco, così come il calice, viene poi rivestito dei suoi vestimenti e incensato. 

Al giorno d'oggi gran parte della Chiesa Ortodossa utilizza una sola grande prosfora per estrarre gli elementi della proscomidia, ma nel rito russo è rimasto l'uso di cinque prosfore ognuna "dedicata" ad un preciso momento liturgico. Ogni Chiesa Locale ha sviluppato un suo santorale dedicato alla proscomidia, in modo tale che alcune particole vengono dedicate ai santi della Chiesa Locale che quindi mutano di luogo in luogo, specialmente le particole dedicate ai maestri, ai vescovi e ai grandi mistici di una Chiesa particolare. 

Il rito è recitato completamente a bassa voce: i fedeli non odono nessuna preghiera della proscomidia. Solitamente, nella navata il Lettore recita le Ore o il Salterio, oppure la proscomidia è officiata in concomitanza con un altro servizio liturgico (di solito il Mattutino): la proscomidia precede sempre di pochissimo tempo la Divina Liturgia... non può essere preparata una proscomidia se non segue immediatamente una Liturgia di san Giovanni Crisostomo o di san Basilio il Grande. 

Il pane liturgico avanzato dalla preparazione della proscomidia viene poi tagliato e dato ai fedeli come pane benedetto da consumare dopo la liturgia o da portare a casa, e mangiare al mattino, digiuni, dopo le preghiere del risveglio. 

venerdì 28 aprile 2017

San Nicola cambia casa: da Bari alla Russia

Da Sputnik News veniamo a conoscenza di un fatto sensazionale per i nostri giorni: san Nicola di Myra, il taumaturgo, che riposa da 930 anni a Bari, verrà traslato in Russia. Una decisione epocale, siglata come un patto all'Avana (12 febbraio 2016) fra Sua Santità Kirill di Mosca e Francesco il papa dei romano-cattolici. Dal 21 maggio al 28 luglio 2017 le reliquie del santo vescovo riposeranno nella cattedrale del Cristo Salvatore (Mosca), dopodiché saranno definitivamente condotte a San Pietroburgo. 


Il sepolcro che custodisce le spoglie mortali di san Nicola a Bari

Tuttavia Avvenire, noto giornale cattolico-romano, parla di un "prestito" momentaneo, e non di un trasferimento vero e proprio come invece lascia intendere Sputnik. Vedremo... sicuramente, la piccola trasferta di san Nicola in Russia gioverà molto ai credenti (e non solo) della Federazione.

giovedì 27 aprile 2017

Il Cristianesimo, il Relativismo e il Mondo

Un articolo del servo di Dio Giustino Ottazzi che ci illustra il percorso logico che ci conduce lontano dall'idea filosofica relativista e ci permette di comprendere l'unicità del Cristianesimo

Tempo fa lessi un articolo e i relativi commenti, ne salvai qualcuno sul pc e poi mi ispirarono varie considerazioni che riporto qui dopo un’attenta rilettura e alcune modifiche.

Ecco uno dei testi che mi aveva ispirato (non ricordo di chi sia): 

«Senza Dio, non c’è moralità. Anche se parole come “peccato” e “male” vengono usate abitualmente nel descrivere per esempio le molestie su bambini, esse però non dicono nulla in realtà. Non ci sono “peccati” letterali nel mondo perché non c’è Dio letteralmente e, quindi, tutta la sovrastruttura religiosa che dovrebbe includere categorie come peccato e il male. Niente è letteralmente giusto o sbagliato perché non c’è nessuna moralità». Se invece siamo certi che alcune cose devono essere sbagliate oggettivamente e che alcuni giudizi contro o a favore della condotta altrui sono giustificate, allora il relativismo è falso ed è necessario credere ad una legge morale oggettiva e pre-esistente all’uomo”

Aggiungo che in realtà non solo il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, non avrebbero fondamento, ma anche il valore di ciò che si fa, dall'opera artistica a quella sociale passando per ogni genere di attività umana. Un un signore aveva commentato, aggiungendo delle precisazioni interessanti:

“Un ateo potrebbe ancora riconoscere una natura comune a tutti gli esseri umani, natura che “orienta” l’uomo verso determinati beni. Bene allora sarebbe agire in maniera “conforme” a quella natura, una maniera che permetta la piena realizzazione (o almeno il tentativo di realizzarla), diciamo così. Motivo per cui è possibile avere comunque una conoscenza oggettiva (anche se non totale) di ciò che è bene e ciò che è male (del resto c’è un motivo se la legge naturale si dice appunto NATURALE: è possibile conoscerla col solo uso della ragione).Il problema che sorge però è un altro: anche se posso riconoscere oggettivamente il bene e il male, in forza di cosa sarei tenuto a rispettare tale legge, considerato anche il fatto che questa natura comune a tutti gli uomini è (stando al naturalismo) tale per puro caso? (nel senso che avrebbe potuto essere diversa se l’evoluzione -considerata causale- fosse “andata in un altro modo”). 



Adesso il mio pensiero: 

Questa legge naturale, se da essa traiamo dei principi che classifichiamo come bene e male, è comunque un'interpretazione nostra, dunque relativa e non assoluta, che non ha fondamento reale, se non nella nostra soggettività. Non vi è quindi nessuna etica davvero naturale, e ammesso che vi sia (ma non c'è) è soggetta alla nostra comprensione, che varia. E anche compreso, poi va interpretato, e questo non fa che aumentare le variabili. E quindi, qual'è più “giusta” (altro concetto relativo), la mia o la tua interpretazione? E perché proprio la tua, chi sei tu, se non un prodotto della natura tanto quando lo sono io?
Dunque è necessario uscire da questa logica e partire dal presupposto che vi è un principio assoluto. Per semplificare il discorso, parlerò di una parte contenuta in questo, ossia il principio di bene. Se c'è, dev'essere stabilito da una qualche entità. Se questa entità lo stabilisce significa che non è impersonale ma personale. Essendo personale la chiamiamo Dio. Egli può realmente stabilire il principio di bene (ripeto, parlo del bene per semplificare, ma può essere il bello o altro) se è il creatore di tutte le cose. Infatti un creatore ha diritto di impartire a ciò che ha creato le sue leggi. Si può notare come eliminando il concetto di creazione, che implica un creatore, si ritorna al relativismo e quindi alle problematiche evidenziate dai testi che ho riportato. 
Se il creatore, che chiamiamo Dio, ha creato e ha impartito le leggi, necessariamente - almeno nell'ambito della sua creazione (se proprio vogliamo ridurre ai minimi termini) - è onnipotente.
Se esiste il bene, dunque, ed è assoluto, non possono esistere più due beni, sì che uno contraddica l'altro; se a noi ne appare più di uno, sono in realtà complementari, ossia espressione dell'unico bene visto secondo categorie differenti. Se ci fossero più dei, saremmo di nuovo di fronte al relativismo, infatti – detta in modo puerile – a quale degli dei spetterebbe l'assolutismo dei principi? E anche io, uomo, perché dovrei allinearmi a quello di un dio, anziché a quello di un altro, se non addirittura a me stesso ergendomi a dio? E anche se vi fossero più dei, per non venir meno l'assoluto, dovremmo considerare una gerarchia tra dei per cui uno abbia davvero il potere di decretare il principio. E perché ce l'avrebbe? Secondo le considerazioni di prima, solamente se egli fosse creatore degli altri dei. Ma allora gli altri dei non sarebbero davvero tali, ma uno solo sarebbe il Dio. Si potrebbe opporre la problematica del Dio in più persone (Trinità) ma il problema è solo apparente giacché ogni Ipostasi è Dio, uguali fra loro condividendo la medesima essenza divina pur nella distinzione ipostatica. Quindi Dio, in una o più persone non fa differenza a questo punto del discorso, perché fondamentale è che una sia l'essenza divina da cui tutto proviene.
Ora, se esiste Dio, ma non si fosse reso manifesto e non fosse possibile in qualche modo accedere alle sua leggi, a nulla servirebbe per noi sapere che esiste un assoluto, e il discorso sarebbe nullo. Nemmeno potremmo essere puniti o premiati (al di là del fatto che saremmo o non saremmo puniti/premiati, sto solo delineando un quadro) dato che, non conoscendo la legge, non potremmo seguirla. A nulla varrebbe dire che questa legge è comunque presente nei nostri cuori, essendo evidente la difformità delle nostre coscienze. Sarebbe preclusa la possibilità di conoscere la Verità (anche in parte, mica intendo che abbiamo la possibilità di accedervi nella pienezza… o forse sì…?) quindi non avrebbe per noi senso considerare l'assoluto, e ritorneremo per l'ennesima volta nel relativismo. L'unica salvezza (non in senso escatologico, ma dalla morsa del relativismo) è rinnegare anche l'agnosticismo.
Tuttavia, anche una gnosi basata sull'individuo (illuminazione personale o altro) non libera del tutto dal giogo del relativismo. Infatti, se più coscienze potessero accedere all'assoluto, si farebbero carico dei medesimi principi, o di principi certamente simili e complementari. Ma se il percorso, la mia illuminazione, la mia conoscenza, differisce dalla tua, sulla base di cosa una delle due è quella verace? Inoltre una ricerca puramente individuale gonfia l'ego, e di fatto porterebbe all'esatto opposto di ciò che si propone, rimanendo schiacciati da sé stessi. Oltretutto è evidentemente umana, ma nell'accezione più negativa del termine, cioè meramente umana (ma se parliamo di assoluto, come potrebbe essere meramente umana, dato che questa trascende l'uomo e questi ne è soggetto?), ossia: se passa attraverso di me è relativa alla mia esperienza.
Si rende necessario qualcosa che rileghi l'uomo a Dio: la religione. Essa è tale, anche sulla base di tutto il ragionamento fatto, solo se è rivelata.
Se questa rivelazione fosse mediata (intendo solamente mediata) attraverso l'ispirazione di uomini, come per i profeti del Vecchio Testamento, o il profeta dell'Islam, ci si domanderebbe se – in fondo – anche queste ispirazioni non siano semplicemente espressione soggettiva del relativismo umano. Sì, potrebbero essere accompagnate da segni… ci si potrebbe credere, però i segni possono essere anche contrastanti e non arrivare da Dio ma da altro. Certamente si potrebbe parlare di trascendenza, ma il problema ontologico rimarrebbe irrisolto, infatti – come già spiegato - a nulla gioverebbe una trascendenza (ossia la consapevolezza di una trascendenza) se questa non si relazionasse con noi nel determinare un assoluto a cui tendere.
Ecco che allora, in mezzo a varie religioni più o meno rivelate, una sola si è posta come non mediata. Il Cristianesimo. L'unica in cui Dio si è fatto uomo e si è rivelato direttamente: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14) “Dio, nessuno lo ha mai visto: Il Figlio Unigenito, che è Dio, ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18).
L'unica àncora (filosofica e concettuale sicuramente, e l'ho mostrato, ma anche pragmatica) che ci impedisce di naufragare nel relativismo che rende ogni cosa totalmente priva di senso (con tutte le problematiche poste all'inizio) è il Cristianesimo. Non una qualsiasi religione rivelata, perché tutte le altre, concettualmente, sono tratte in fallo logico senza un Dio che è entrato materialmente nella storia dell'uomo, e anche questo l'ho mostrato.

mercoledì 26 aprile 2017

Cosa significa "Figlio di Dio"


La maggior parte dei cristiani occidentali dei nostri tempi è de facto ariana in maniera più o meno consapevole. Cosa significa? L'eresia proclamata dal presbitero eterodosso Ario (256-336) crede che Cristo non è Dio, non è il Creatore, ma una semplice creatura, un uomo, anche se molto elevato spiritualmente: il Cristo viene concepito oggi come un "profeta", un "santone", un "grande uomo spirituale" del suo tempo. Gli ariani credono che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, ma concepiscono questo titolo come meramente onorifico. Essi non credono che, in quanto divinità, il Cristo è tanto Dio quanto lo è il Padre: "Dio vero da Dio vero", come dice il Credo. Il Vangelo di Giovanni, che nella Chiesa Ortodossa si legge adesso, nel periodo pasquale, è stato scritto dal suo autore proprio col fine di confutare la tesi che vedrebbe Gesù come semplice uomo. Non leggiamo forse nella notte di Pasqua: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Egli stesso Dio... e si fece carne. [Gv 1,1:14] Siamo consapevoli di cosa significa? 



Lo stesso Vangelo di Giovanni espone con particolare chiarezza la divinità di Gesù: I giudei cercavano di ucciderlo perché Egli ha detto d'esser uguale al Padre, facendosi uguale a Dio. [Gv 5:18]. Gli ebrei avevano infatti capito perfettamente cosa significasse dire "Figlio di Dio" e non interpretavano queste parole come un titolo onorifico o come una perifrasi, ma bensì nel loro senso letterale: Il Figlio è uguale al Padre, è Dio nella stessa maniera. E gli ebrei, non potendo comprendere il Mistero del Dio Uno e Trino, odiarono il Cristo per questo. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che l'ha mandato [Gv 5:23] dice il Vangelo. 

martedì 25 aprile 2017

La Confessione: perché e come

Perché confessarsi?
Prima della caduta di Adamo ed Eva gli esseri umani parlavano con Dio faccia a faccia e la comunione fra l'umanità e il Signore era perfetta. Quando il peccato è entrato nell'Uomo attraverso la disubbidienza, il dialogo continuo fra Dio e gli uomini si è guastato. Confessare a Dio i propri peccati, le proprie inosservanze e le proprie debolezze è un modo per riprendere la purezza originaria della razza umana e aiutare la propria vita a guadagnare la vittoria spirituale contro le tentazioni e contro il nemico dell'umanità, il diavolo, il quale non vuole che sia restaurata la Comunione perfetta fra Dio e l'uomo. Confessarsi significa rimettere la propria vita dinnanzi al Signore Dio e farsi umili, così che, come sta scritto nel Vangelo, "possiamo passare dalla porta stretta" che conduce alla salvezza. 

Da chi confessarsi?
Il ministro della Confessione è il sacerdote ortodosso, custode e testimone del credente che confessa i suoi peccati a Dio. Il Salvatore Gesù Cristo ha dato ai suoi Apostoli, e quanti derivano da loro - ovvero i vescovi e i sacerdoti ortodossi - il potere di sciogliere e legare gli uomini in Cielo e sulla Terra. Cosa significa? che la Chiesa, attraverso i suoi ministri, può liberare dal peccato i suoi membri attraverso il Mistero della Confessione.

Cos'è la paternità spirituale?
Dio è Padre, e come un padre vuol bene ai suoi figli e dirige le nostre vite nella misura in cui noi Gli permettiamo di influire su di noi con la grazia del suo Spirito Santo. Quando ci affidiamo ad un sacerdote specifico per dirigere la nostra vita spirituale lo chiamiamo "padre spirituale" perché ci sottoponiamo ad un rapporto di figliolanza, quindi di ascolto e di obbedienza, credendo che attraverso il nostro confessore Dio stesso ci aiuta e ci salva. Il padre spirituale è uno strumento di Dio e agisce con noi come un medico, il quale ci consiglia la medicina giusta per la guarigione della nostra anima. Per questo motivo dobbiamo accettare i suoi consigli spirituali e se ci dà un canone di vita, ovvero preghiere, digiuni e "obbedienze" da compiere, dobbiamo seguirle in spirito di ascolto ben sapendo che quello che ci viene dato da fare è per la nostra salvezza e per la terapia delle nostre malattie spirituali. 

Se il padre spirituale è malvagio?
Tuttavia, può capitare che il nostro padre spirituale sia inadatto o peggio che agisca contro il volere di Dio, chiedendo di peccare o di compiere azioni turpi, evidentemente spinto dal maligno. Che fare? riferire al vescovo o ad altri confessori e cambiare sacerdote. Del resto, dai frutti li riconoscerete. Non scambiate però canoni di vita rigidi con la "malvagità". 



Come confessarsi?

E' giusto che il ministro della confessione sia il proprio padre spirituale. Se non è possibile per ragioni di lontananza, recarsi dal sacerdote più vicino, ma per una buona confessione con un estraneo occorre raccontare brevemente la propria vita, in modo da poter dare al sacerdote sufficienti elementi per una analisi del vissuto del penitente.

Alla confessione sii sobrio, preciso, non pedante, breve. Sii consapevole delle tue colpe e non affibbiare ad altri i tuoi peccati, compiuti da te con la tua volontà. Spiega bene le ragioni che hanno causato il peccato, e anche i pensieri e le riflessioni su di esso, senza tuttavia tornarci eccessivamente. Se non siete sicuri di cosa dire alla confessione, è sempre bene domandare al sacerdote: "padre, non sono sicuro di aver peccato facendo questo etc." ma non è bene dire "ho tentato di fare del mio meglio", perché tutti noi facciamo il possibile per essere buoni, e non è una giustificazione accettabile. 

Per quanto riguarda la frequenza della penitenza, essa deve essere concordata col padre spirituale e correlata all'intensità della vita spirituale propria. Se prendete comunione spesso, magari è buona regola confessarsi per le grandi feste e una volta al mese; se si frequenta poco la chiesa, è canonicamente obbligo confessarsi prima di prendere l'Eucarestia. Prima della Confessione, occorre discernimento e preghiera per comprendere i propri errori, a cominciare dalle cadute sui dieci comandamenti.

RIFLETTERE SUI DIECI COMANDAMENTI

I
Amerai il Signore tuo Dio, e non adorerai nessun altro.

Credo in Dio? o nel Suo Vangelo? E nella Sua Chiesa? Sono certo che la mia religione sia la retta fede? Quando faccio il segno della Croce, sono sicuro di ciò che faccio? Faccio abbastanza per ottenere la Salvezza, o sono incostante nell'ascesi? Ho forse avuto contatti con l'occulto, mi sono recato presso messe nere, ho fatto la lettura dei tarocchi, delle carte e dell'astrologia? Mi sono affidato a fattucchiere o stregoni? Ho fatto forse violenza al mio vicino con la parola, l'azione o i comportamenti? Ho manipolato i deboli, sono stato superbo e arrogante? Ho dominato le conversazioni senza prestare orecchio ai miei fratelli? Mi sento per caso superiore o pari a Dio? Ho dedicato tempo alla preghiera e alla lettura delle scritture? ho ringraziato per la vita che conduco, ho reso grazie per i pasti e ciò che possiedo? Ho mormorato contro la Provvidenza o dubitato di Essa? Mi sono affidato a Dio oppure ho disperato della Salvezza e mi sono abbandonato alla disperazione? Credo in me stesso e nei miei talenti, al posto di rendere grazie a Dio per possederli? 

II
Non dirai il nome di Dio invano.

Ho violentato il nome di Dio con le bestemmie? Ho parlato di Dio senza glorificarlo? Ho mormorato contro la Fede, sproloquiando sulle realtà ultime? Ho offeso il clero e le sante istituzioni della Chiesa, senza che vi siano prove della loro iniquità? Ho giustificato me stesso dinnanzi alle mie colpe? mi sono confessato rettamente?

III
Ricordati di santificare le feste.

Ho partecipato alla Liturgia la domenica e per le grandi feste? E ai vespri e alle veglie? Frequento assiduamente la Chiesa? Assumo con frequenza costante la Divina Eucarestia? Mi interesso di letture spirituali? mi preoccupo di crescere nella Fede? Oppure mi sono recato a celebrazioni non-ortodosse? Ho per caso letto catechismi di altre religioni facendomi influenzare da esse? Prego abbastanza durante il giorno? Ho vestito abiti immodesti o indegni durante le celebrazioni? 

IV
Onora il padre e la madre

Ho rispettato i miei genitori naturali? Amo e rispetto i miei parenti nella carne, i miei superiori al lavoro e le mie guide spirituali? Prego per tutti loro? 

V
Non uccidere

Ho forse ucciso qualcuno? Ho voluto la morte di qualcuno? Ho gioito della dipartita di qualcuno? Ho richiesto o auspicato un aborto, oppure l'ho praticato? Ho riflettuto sul suicido? Ho fatto violenza fisica su qualcuno, l'ho torturato, picchiato, vituperato, stuprato? Ho tentato qualcuno in qualsiasi modo? sono stato crudele con le persone o con gli animali? Ho mostrato sadismo o ho rifiutato di aiutare qualcuno? Ho soccorso gli anziani e i deboli? 

VI
Non commettere adulterio

Ho commesso adulterio? Ho tradito la fiducia di mia moglie o del mio marito? Ho commesso abusi sessuali? Ho fornicato fuori dal matrimonio? Mi sono masturbato? Ho inquinato la mia mente con la pornografia o con immagini oscene? Ho commesso atti sessuali contro natura? Ho rotto i miei voti monastici o matrimoniali attraverso atti carnali? Ho tentato altri a rompere i loro voti? 

VII
Non rubare

Ho rubato? Ho preso oggetti d'altri senza restituirli a tempo debito? Ho distrutto o rovinato oggetti non miei? Ho aiutato i poveri e gli oppressi donando il superfluo? Ho aiutato la chiesa in difficoltà economiche? Ho compiuto tutti i miei doveri al lavoro? Ho speso soldi in attività inutili e dannose, in vizi quali il fumo, l'azzardo, l'alcol, la droga? 

VIII
Non dire falsa testimonianza

Ho mentito? ho dichiarato il falso in atti pubblici o privati? Ho speso il mio tempo in pettegolezzi, cattive chiacchiere, oppure ho incoraggiato altri a diffondere malelingue su qualcuno? Ho detto bugie a pro mio? 

IX
Non vorrai la donna d'altri

Sono stato invidioso delle compagne e compagni di altri? Sono scontento della mia consorte, o del mio consorte? Mi delizio delle separazioni degli altri, o auspico la mia? sono grato al Signore per le persone che affollano la mia vita, oppure no? Odio qualcuno? Sono stato eccessivamente competitivo? 

X
non desiderare la roba d'altri

Ho forse invidiato il mio vicino per i suoi beni e la sua ricchezza? Ho auspicato la sua rovina? Ho cercato di distruggere economicamente il mio prossimo? ho aiutato gli altri? sono stato vicino ai miei congiunti in difficoltà? sono avido e avaro? Ho tentato di fare il mio massimo per migliorare la mia posizione, senza rovinare nessun altro? Ho tentato qualcuno nel furto o ho incitato a compiere azioni economicamente peccaminose? 

COME POSSO RIMEDIARE AI MIEI PECCATI?

Riconciliati con chi hai offeso, fai l'elemosina,vesti gli ignudi, dai da mangiare e da bere a coloro che soffrono la fame, impegnati nella giustizia, digiuna, frequenta i servizi liturgici della Chiesa, prega per i vivi e per i morti, sii paziente e coltiva le virtù. 

Recati dal tuo padre spirituale o dal sacerdote della chiesa ortodossa che frequenti e domanda di poterti confessare: ricevi il Canone di preghiera o di digiuno e, dopo averlo eseguito, torna per l'assoluzione. 

lunedì 24 aprile 2017

Annunciato un Concilio Anti-Ecumenista a Banceni

Il sito Pravoslavie.ru pubblica una notizia importante: pare che il monastero dell'Ascensione a Banceni (Ucraina) ospiterà un "Concilio" di anti-ecumenisti provenienti dalle Chiese Canoniche

Lo sappiamo, il vescovo Longino (Zhar) di Banceni, superiore del monastero dell'Ascensione, non è un ecumenista e non lo nasconde: il suo monastero diventerà sede di un "Concilio anti-ecumenista" le cui date non sono state divulgate: sappiamo solo che si terrà in estate, fra Giugno e Luglio. Il 4 aprile 2017 un centinaio di sacerdoti, monaci, chierici e laici si era radunato a Tessalonica per condannare l'ecumenismo e criticare la gerarchia ortodossa, senza tuttavia voler uscire dalla Chiesa "ufficiale". Non ci sorprende tuttavia che questa riunione abbia generato un secondo incontro, che stavolta però ha ottenuto uno sponsor di rilievo: il vescovo Longino di Banceni, della Chiesa di Mosca. 


Il monastero dell'Ascensione di Banceni

Sua Eminenza Longino già si era espresso duramente sull'incontro di Kirill e Francesco all'Avana (Cuba), e da quel momento è stata una delle figure istituzionali sempre più critiche verso il movimento ecumenico. Nonostante questo, il vescovo di Banceni è ancora parte del Concilio Interno della Chiesa Ortodossa Russa, il quale si occupa di questioni inerenti le attività interne ed esterne della Chiesa Russa. 

Non sappiamo la portata che avrà questo secondo incontro anti-ecumenista, e chi vi parteciperà e in quale numero. Ipotizziamo che i numerosi "non commemoranti" preti romeni e moldavi si uniranno alla delegazione greca che è stata invitata. La presenza di un vescovo canonico, inoltre, pone seri interrogativi sul destino della diocesi di Banceni e sulla nascita (o rottura, a seconda dei casi) di nuove comunioni ecclesiali.

Preghiera dei genitori per i figli




Signore Dio nostro, Onnipotente, guarda con favore sui nostri figli N. e abbi misericordia di loro. Noi ti preghiamo, perché li abbiamo fatti nascere nella carne e li amiamo: soccorrili nelle loro necessità, raddrizza i loro passi e i loro sentieri, benedicili con il tuo Spirito Santo, falli crescere in virtù, forza e bellezza, e sempre ti rendano gloria perché Tu sei il nostro Salvatore e Maestro. Concedi loro la salute dell'anima e del corpo e falli degni di vivere una vita onesta e, al termine dell'esistenza, di poter contemplare la tua magnifica e splendida Maestà, e insieme ai santi che ti sono stati graditi nei secoli cantino senza posa a Te, Padre eterno, insieme al Figlio tuo Unigenito e al Santissimo, Buono e vivificante Spirito, Trinità consustanziale e indivisa. Amen. 

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Tradotta da: Carte de Rugaciune, con la benedizione del patriarca Nicodim, Bucarest 1941