domenica 11 dicembre 2016

Patriarca Bartolomeo scomunica chi avversa il Concilio di Creta

Secondo le parole di padre Peter Heers, tramite la sua piattaforma web Orthodox Ethos, Sua Santità il patriarca ecumenico Bartolomeo ha ordinato ai vescovi della Chiesa di Grecia di scomunicare quanti si oppongono ai documenti del Sinodo Pan-Ortodosso di Creta. In foto, il patriarca Bartolomeo. 

Con un provvedimento senza precedenti e fuori dalla normale giurisdizione canonica, il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli ha spinto il primate della Chiesa Autocefala di Grecia, sua eminenza Ieronimos, a scomunicare quanti si oppongono pubblicamente in Grecia al Concilio e alle disposizioni da esso emanate. Il patriarca ha messo nella lista anche alcuni nomi specifici, fra i quali spicca l'arciprete Teodoro Zizis, professore di Patristica e capo del movimento culturale "anti-sinodale" dell'Ellade. Il patriarca Bartolomeo ha chiesto perfino di punire i "resistenti" con akrivìa. Gli altri accademici presi di mira dal provvedimento patriarcale sono lo stesso Peter Heers della diocesi di Ierissou, il prof. arciprete Matei Vulcanescu per la Romania, e il prof. Demetrios Tselegiris dell'Accademia di Tessalonica. 

Il patriarca Bartolomeo inoltre ha chiesto che venga preso un provvedimento disciplinare nei riguardi del vescovo Serafim del Pireo, noto a tutti per le sue posizioni anti-ecumeniste e la sua opposizione ufficiale al Concilio di Creta, così come il vescovo Longhin di Banceni, del quale tuttavia il patriarca ecumenico non ha parlato. 

Questa sanzione disciplinare rivolta agli ecclesiastici di due Chiese Locali e sorelle (la Chiesa Romena e la Chiesa Autocefala Greca) pongono serie questioni di legittimità dell'azione patriarcale, dal momento che il diritto canonico è stato calpestato in quanto Sua Santità Bartolomeo si è permesso di scavalcare i limiti della sua giurisdizione territoriale in nome di una sua autorità superiore di primus inter pares

Il prof. Peter Heers scrive che, a suo parere, la Chiesa di Grecia ignorerà la lettera del patriarca ecumenico. Se così fosse, il prestigio della sede di Costantinopoli verrebbe ancor più minato, così come apparirebbe tirannica la sua decisione di scomunicare i "resistenti". 

sabato 10 dicembre 2016

Scandalo al Monastero Optina: l'Abate rassegna le dimissioni

Il grande complesso monastico di Optina, famoso per la grande attività intellettuale e spirituale dei suoi monaci nel XIX secolo, pare che sia stato scosso da uno scandalo, pochi giorni fa. Un articolo del 6 dicembre di Ortodossia Vita Eterna (in serbo) infatti, racconta quanto segue

L'antefatto

La domenica 13 novembre 2016  il diacono Lazar (Demin) ha predicato una omelia dal forte contenuto ecumenista, proclamando la necessità della comunione con la Chiesa Cattolico-romana, dinnanzi ad una grande folla di pellegrini, i quali si sono scioccati e hanno chiesto spiegazioni ai superiori del Monastero. Il diacono Lazar ha spiegato, infatti, come lo Scisma con Roma sarebbe stato non causato dalla fede o dalle innovazioni teologiche dei papisti, ma piuttosto da un mero errore storico e politico, risolvibile quanto prima. Il sermone non era stato previsto dal clero, che si aspettava una predica su altri temi. Inoltre, Optina era stato uno dei luoghi dove l'incontro de L'Avana fra il papa e il patriarca Kirill non era stato accolto con favore. Il Consiglio degli Anziani del Monastero Optina ha sospeso a divinis il diacono Lazar e gli ha impedito di indossare gli abiti monastici, e l'igumeno Benedetto ha spedito al vescovo Teognosto, responsabile del dipartimento, l testo del sermone, per un giudizio da parte del gerarca.


una veduta panoramica del Monastero Optina Pustyn

Il fatto 

Il vescovo Teognosto ha ordinato di reintegrare il diacono Lazar ai suoi ruoli e ha imposto all'igumeno Benedetto di cancellare ogni provvedimento preso contro il predicatore. A risposta di questo, l'igumeno ha chiesto le dimissioni dichiarandosi impossibilitato a continuare a seguire la vita del Monastero. Il Consiglio del complesso monastico ha invece chiesto a Teognosto di non concedere le dimissioni all'igumeno Benedetto, al fine di mantenerlo in carica quale superiore di Optina. Il vescovo Teognosto, tuttavia, non ha accordato ai monaci questo favore, e ha indicato come probabile successore di Benedetto l'archimandrita Melkisedech (Artjutin) già superiore di un metochion a Mosca di dipendenza di Optina. 

I Santi protettori del Matrimonio

In tempi come i nostri, dove la Famiglia è sotto attacco da parte della società e delle istituzioni, dei mass media e da parte di tendenze culturali anti-tradizionali, proteggere la Famiglia è un dovere di tutti noi cristiani ortodossi. Quali sono, quindi, i Santi che la Chiesa ha riconosciuto nel tempo come protettori del Matrimonio, ai quali affidarsi per combattere tramite le armi della preghiera e del digiuno? 



Prima fra tutti, la Santissima Madre di Dio e sempre Vergine Maria, la Signora del Cielo, colei che con la sua intercessione preziosa protegge la Chiesa intera: affidiamoci a lei con le ferventi suppliche e con i canoni di preghiera per domandare ogni grazia, ed ella ci ascolterà. La Madre di Dio è soggetto di svariate composizioni liturgiche e innografie, come l'Inno Acatisto alla Vergine Maria,  il Canone alla Madre di Dio (presente in molti libri liturgici, anche in italiano), la Regola di san Serafino, composta sull'Athos da san Serafino di Sarov nel XVIII secolo, o la recente Paraclisi (o "ufficio di supplica", letteralmente), diffuso in Romania e in Grecia. 

Ogni paese ortodosso, poi conosce i "suoi" santi protettori delle nozze, ai quali appellarsi  con preghiere spontanee o con formule codificate dalla tradizione, solitamente inni Acatisti. 

Nella città di Roma, i santi Aquila e Priscilla, martiri di età apostolica (cfr. Atti degli Apostoli, cap. XVIII), erano considerati i protettori degli sposi, specialmente nelle coppie in grandi difficoltà. Santa Petronilla, figlia di san Pietro apostolo, era anticamente pregata dai genitori per proteggere la propria prole. 

In Russia, i santi Pietro e Febronia (una pia coppia) sono considerati gli intercessori privilegiati per proteggere una relazione, assieme ai santi Adriano e Natalia di Nicomedia (un'altra coppia di sposi santi), i quali vengono invece supplicati per trovare un compagno o una compagna di vita. Santa Xenia di Pietroburgo, la folle in Cristo, viene pregata invece per la salute dell'anima gemella << che ancora non conosciamo >>. 

In Romania, i santi Gurie, Samon e Aviv sono considerati i santi protettori delle nozze, e vengono pregati con l'Acatisto a loro dedicato al fine di ottenere grazie spirituali legate al matrimonio, come ad esempio la sua salvezza, o l'allontanamento di minacce legate alla pace domestica. 

In Ucraina, molte ragazze pregano santa Giuliana di Lazarevo tramite il suo Acatisto, al fine di trovare l'uomo col quale condividere la vita. Nulla vieta tuttavia che anche un giovanotto si accosti alla santa madre di famiglia al fine di ottenere una grazia. Essa viene pregata anche per proteggere la coppia sposata dalle calamità della vita spirituale. 

In Grecia, la venerabile Thomais di Mitilene è la protettrice delle coppie sposate, e viene invocata per liberare le relazioni tormentate da spiriti malvagi, in ricordo del marito di lei, posseduto da un demone. 

Una certa tradizione greca vuole che, invece, recitando per 40 giorni consecutivi l'Acatisto a san Nicola di Mira, un giovane uomo, ma anche una giovane donna, possa trovare, per l'intercessione del pio gerarca, la persona con la quale contrarre un benedetto matrimonio. Padre Andrew Phillips consiglia di recitare l'Acatisto a san Nicola insieme ad un parente stretto, o ad un amico.

Nel congedo del servizio liturgico matrimoniale viene menzionato fra i santi anche san Procopio, quindi è generalmente assunto come patrono degli sposi un po' ovunque. 

Per le coppie che desiderano figli, la Chiesa insegna a pregare i giusti Zaccaria ed Elisabetta, o sant'Anna madre della Vergine Maria. 

Infine, per le coppie che sono sposate in seconde nozze, santa Adelaide principessa di Burgundia (+999), era considerata nell'antico Occidente ortodosso la patrona dei secondi matrimoni. 

Nel dubbio a chi affidarsi, preghiamoli tutti. 

venerdì 9 dicembre 2016

Il Vescovo Longhin di Banceni supporta il clero romeno "refrattario"

L'articolo è apparso sul sito Ortodossia Retta Fede (articolo in serbo) e riporta le parole di sua eminenza Longin (Jar), vescovo di Banceni -  in Ucraina - del patriarcato di Mosca, già famoso per aver adottato centinaia di bambini e aver provveduto alla  costruzione di un grande e moderno orfanotrofio; già apparso su questa piattaforma in estate per la sua lettera anti ecumenica, Longhin è attualmente uno dei vescovi più controbattuti nel panorama internazionale, per via delle sue parole durissime contro l'Ecumenismo. Questa lettera è molto dura e potrebbe provocare sentimenti di sdegno a quanti ritengono il Concilio di Creta come illuminato. Il vescovo Longhin invece appoggia il clero romeno che, scandalosamente (per i filo-cretesi), ha deciso di non commemorare più i gerarchi della Chiesa Romena. In foto, il vescovo Longhin di Banceni.

La premessa della lettera

La delegazione del Santo Sinodo romeno, dopo le modifiche apportate ai documenti di Creta, ha deciso di firmare i documenti conciliari, e molti teologi e preti hanno alzato la loro voce contro di essi. L'arcivescovo di Iasi e metropolita della Bucovina romena, Teofan, ha inviato una lettera al suo clero "refrattario", in particolar modo ai monaci di Sihastria, i quali si macchierebbero di scisma, rifiutando la commemorazione dei gerarchi << ecumenisti >>. Qui di seguito, le parole di Sua Eminenza Longhin rivolte ai romeni.

A SUA EMINENZA TEOFAN, METROPOLITA
E AL POPOLO ROMENO SOFFERENTE NELLA PERSECUZIONE

Il cuore di tutti noi romeni in Ucraina (1) soffre enormemente per tutti voi: preti, monaci, suore, e fedeli della Romania, confessori della vera fede, veri figli della Chiesa Ortodossa, che tenete alto il ricordo di quanto ci hanno lasciato i santi Padri: dogmi, canoni, la tradizione e l'amore della santa Chiesa. Tutti coloro che vogliono rimanere saldi nella  Fede tramandata dai nostri antenati adesso sono trattati con diffidenza e persecuzione, e vengono espulsi dalle chiese e dai monasteri. Costoro ( i romeni anti-ecumenisti) soffrono perché sono contrari all'eresia sanguinosa del Sinodo di Creta. Sembra proprio che vescovi e sacerdoti siano sotto assedio più ora che quando eravamo sotto il Comunismo.

Reverendi gerarchi, arrestate lo spargimento di sangue dei cristiani, o forse credete che ci sia ancora bisogno di sofferenza per avvicinarsi al nostro Signore Gesù Cristo?

Sappiamo molto bene che in questo Sinodo di Creta (del quale mi vergogno di parlare) sono stati approvati dei documenti eretici e che in molte blasfemie il il Sinodo va contro la verità di nostro Signore Gesù Cristo. Se siete cristiani sinceri, lo ammetterete! Accettando questo concilio predatorio, abbandoniamo ciò che abbiamo di più sacro, e ridicolizziamo gli insegnamenti dell'unica, santa, universale e apostolica Chiesa, proclamati dall'unico Salvatore, Gesù Cristo, e siamo diventati fan di "chiese" eretiche!

Molte volte mi sono chiesto: perché punite il popolo romeno, che già ha subìto il carcere, la persecuzione e le sofferenze? (2) Il sangue delle confessioni di fede non è ancora secco sui muri delle prigioni. Mi sono reso conto solamente oggi come questo sangue non è una maledizione, ma piuttosto una benedizione per coloro che decidono di seguire il Cristo, e di essere odiati e perseguitati dai propri pastori che hanno abbandonato la via di Cristo e camminano sul sentiero dell'eresia ecumenista.

L'anima soffre, intendo, se vogliamo camminare dietro le orme di nostro Signore, ed è il momento di dire la verità! Non abbiate paura! La Divina Liturgia troverà un posto in cielo, in casa, nei boschi, nelle grotte e nelle catacombe, e testimonierà, incrollabile, la fermezza della fede ortodossa!

Chiedo ai << vescovi >>: perché avete iniziato ad attaccare senza pietà i figli di Dio e della Sua Santa Madre, perché giocate a perseguitare i sacerdoti, i monaci e le monache? Davvero non avete più grazia, avete perduto il buon senso e l'umanità?

Eminenza, perché sei venuto a celebrare in Ucraina?

Forse per mostrare al mondo la giustizia mondana e sporcare il gregge di Cristo con degli insegnamenti eretici? Forse ti sei dimenticato di quando sua eminenza il metropolita Onofrio (3), al monastero di Chernovtzi, ha detto "l'Ortodossia va tenuta linda"? Eppure la tua eminenza non permette a nessuno di salvarsi.

Abbandona i tempi folli dell'Ecumenismo! Non accettare il sinodo di Creta!

Pentiti davanti al Signore!

Abbraccia il popolo romeno, che ha superato prove difficili nella sua storia!

Miei cari popoli ortodossi, fratelli e sorelle in Cristo, voi che mantenete pura la fede ortodossa, Dio non vi abbandonerà, io lo so!

Io sono un peccatore indegno, e voglio stare vicino a voi in questo momento di tentazione, voglio soffrire con voi, sopportare e piangere con voi, pregare gli uni per gli altri. Anche se siamo lontani, soffriamo gli uni per gli altri, è stato molto difficile, ma siamo rafforzati e uniti nella Santa Verità, perché abbiamo la stessa fede, lo stesso sangue e la stessa identità. Voglio dire a coloro che sono perseguitati a causa della verità: mantenete intatta la vera fede, anche a prezzo della vita.

In questi tempi difficili per i credenti essi dovrebbero meditare le parole del Salvatore: E sarete odiati a causa del mio Nome, ma chi avrà resistito fino alla fine, troverà la salvezza. (Marco 13:13).

Eminenza, ti scrivo questa lettera di tutto cuore, perché il popolo simpatizza coi credenti che soffrono. Ti prego, ferma la persecuzione contro coloro che amano l'Unica Vera Chiesa, la fede che salva, l'Ortodossia. Hai oggi la possibilità di rimediare agli errori sincretisti del concilio fasullo di Creta assieme a quanti vi hanno partecipato, offrendo pentimento al Signore, e unendoci tutti nello Spirito Santo.

Visto che chiami "eretici" e "fanatici" e "disobbedienti" i tuoi preti, come chiami le quattro Chiese sorelle e i trentatré vescovi che non hanno firmato i documenti del Concilio di Creta, e che non sono d'accordo con le decisioni prese colà? Perché con tanto zelo perseguiti coloro che amano Dio?

Fermati! E se non porrai freno da solo (a queste cose), il Signore stesso ti fermerà.

Torna all'altare del sacrificio ortodosso e alla purezza della retta fede, lasciataci da nostro Signore Gesù Cristo!

Perdonami se ho abusato del mio ruolo.

Pregate per il nostro popolo romeno, affinché il buon Dio nella Trinità sia glorificato, Padre, Figlio e Spirito Santo, assieme alla Madre di Dio e alle Celesti Potenze, e a tutti i santi, che essi diano forza di essere saldi e fermi nella Fede santa e ortodossa, e di confessare la Verità fino alla fine.

Dio vi benedica e vi dia la grazia di agire in verità. Amen!

Con amore in Cristo, e molta tristezza

+ Longhin, povero peccatore e vescovo di Banceni

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1) La regione meridionale dell'Ucraina è abitata da un grande numero di romeni e il complesso abbaziale di Banceni è il principale centro episcopale romenofono dell'Ucraina.

2) Si riferisce alle persecuzioni comuniste e al periodo di << libertà vigilata >> della Chiesa sotto  il dittatore Ceaucescu.

3) Il metropolita Onufrij di Kiev è il primate d'Ucraina nel patriarcato di Mosca. 

lunedì 5 dicembre 2016

Il Mattutino nella tradizione ortodossa

Il Mattutino è uno degli offici più belli e complessi dal punto di vista cultuale nel pleroma della liturgia ortodossa. Esso, se celebrato nella sua forma integrale, è più lungo di una divina liturgia, perché la anticipa e ci introduce nel Mistero di Dio Salvatore.


Le preghiere del Lucernario

Principio

Qualora sia celebrato da solo, non connesso con i Vespri (Veglia di Tutta la Notte), il Mattutino ha il suo inizio proprio, con le preghiere iniziali del Lettore, l'invitatorio, alcuni salmi e la grande ectenia di pace, come un qualsiasi servizio maggiore. 

L'Esapsalmo

Il Lettore, a luci spente, prende la benedizione e si reca nel centro della navata, dalla quale proclamerà a gran voce la salutazione angelica: "gloria a Dio negli eccelsi, e sulla terra pace agli uomini di buona volontà". Dopodiché, recita lentamente i salmi 3, 37, 62 (che indicano pentimento e paura) e i salmi 87, 102 e 142 (che indicano liberazione e glorificano Dio), mentre il sacerdote, fuori dall'iconostasi dinnanzi alle porte sante, recita le preghiere del Lucernario, nelle quali, come fosse un avvocato del popolo di Dio, domanda benedizioni e perdono dei peccati per il giorno incipiente. Tutta questa prima parte è considerata penitenziale, e difatti si celebra a porte regali chiuse, a luci basse o spente, per simboleggiare il pentimento e l'oscurità in cui versa la condizione umana.

Canti

Dopo l'ectenia di pace (dipende dagli usi) si accendono le luci e il diacono, alternandosi al coro, canta al Dio di salvezza l'inno "Dio è il Signore" nel quale si manifesta la consapevolezza che il Salvatore Gesù Cristo è Dio e che si è fatto uomo per la nostra redenzione. Dopo di che, il coro canta il tropario della festa (se domenica (o sabato notte), il tropario di resurrezione correlato al tono corrente) e il teotochio. 

Catismi

Seguirebbero, di norma, i Kathismata del salterio secondo il giorno: nell'uso parrocchiale sono omessi, oppure ne vengono cantate solo alcune parti dal coro. Se decidiamo di seguire l'uso completo del Mattutino, dopo il primo kathisma cade una piccola ectenia, e così anche dopo il secondo kathisma

Il Polieleo 

Il polieleo ("molto illuminato" o "molto oleoso" letteralmente) è annunciato con l'apertura delle porte regali da parte del celebrante, mentre il coro annuncia: << Lodate il Nome del Signore, alleluia! >> specialmente nelle grandi solennità e nelle Veglie, il Polieleo è celebrato con enfasi e magnificenza: il coro canta i salmi 134 e 135, mentre la navata viene incensata e il clero - dotato di candele addobbate - staziona poi dinnanzi all'icona della festa, incensandola. Seguono le Magnificazioni, solitamente un breve versetto cantato dal clero, volto a lodare il soggetto della Festività. Di domenica, viene cantato il tropario di resurrezione, perlopiù dal coro nell'uso corrente. Dopo di ciò, il coro canta il teotochio e le antifone, prima delle quali il diacono recita una piccola ectenia. 

Prochimeni

Dopo le antifone, vengono recitati i prochimeni (che variano nei toni) cui segue il cosiddetto "secondo prochimeno", che non cambia mai, nel quale il diacono proclama "Dio è il Signore" e il coro risponde, alternandosi col diacono per qualche versetto. 



Vangelo

Protagonista del Mattutino è la pericope evangelica, cantata con enfasi: se è domenica, rivolta verso oriente, nelle solennità recitata verso il popolo. I vangeli del Mattutino sono le undici pericopi che parlano di Resurrezione o delle apparizioni di Cristo ai discepoli dopo la resurrezione stessa. Dopo la lettura, il Vangelo viene condotto nel centro della navata e il popolo lo riverisce e lo bacia, così come venererebbe il nostro Maestro e Salvatore Gesù Cristo. Contemporaneamente, il coro canta un inno e poi il salmo 50 (51), e il clero, solitamente, unge i fedeli con dell'olio benedetto, per la salute dell'anima e del corpo dei servi di Dio. Questo atto ricorda il Redentore e Medico Gesù Cristo nelle sue opere e nei suoi miracoli, dopo che ebbe predicato al popolo d'Israele. 
Dal momento che le Magnificazioni, i prochimeni e il Vangelo sono connessi come se fossero, in realtà, un unico corpo, si parla spesso di "servizi con Polieleo" per riferirsi a tutti gli offici compiuti con solennità, anche se il polieleo in senso stretto non è presente. Un caso di questi sono le Ore Regali della Settimana Santa. 

Il Canone del Mattutino

Uno degli aspetti più difficili da comprendere del Mattutino è la gestione del Canone. Nell'uso completo, oggidì per la verità quasi scomparso, nove Odi prese dall'Antico Testamento sarebbero intervallate da altrettante Odi composte nel Canone, connesse le une dalle altre da irmi e contaci, e intervallate da ectenie alla terza, sesta e nona ode. Al giorno d'oggi, soprattutto nella pratica della Diaspora, delle Odi cantate sono solamente alcune, e spesso quelle dell'Antico Testamento sono soppresse. Ad ogni modo, esse sarebbero:

1a ode: Il cantico di Mosè al passaggio del Mar Rosso.
2a ode: Mosé salva il popolo dalla morte - si canta solo in Quaresima.
3a ode: Il cantico di Anna (madre del profeta Samuele).
4a ode: Il cantico di Abbacuc.
5a ode: Le parole di Isaia nei riguardi di un Salvatore prossimo.
6a ode: Il profeta Giona salvato dal ventre della balena.
7a e 8a ode: diviso in due parti, il Cantico dei Tre Fanciulli.
9a ode: il Magnificat.

Il senso delle Odi dell'Antico Testamento è profetico: esse manifestano la venuta futura del Salvatore Gesù Cristo, il cui senso è spiegato dalle corrispondenti Odi del Canone, che specificano e illuminano il senso delle Odi suddette; non c'è una pratica vera e propria per la "soppressione" dei passaggi del Canone, per la verità lunghissimo, e sta al sacerdote scegliere quali Odi sopprimere, e quali mantenere. Nella mia esperienza, nessuna chiesa fa cantare le odi dell'Antico Testamento, ma si presta tempo solo al Canone in senso stretto. Alla Nona Ode, il Cantico della Vergine Maria, il diacono esce fuori dall'iconostasi e incensa l'icona della Santa Vergine, e successivamente la navata, il popolo e poi di nuovo il presbiterio. 

Ultima Salmodia e la Dossologia

Dopo la magnificenza poetica del Canone, il coro canta i salmi di glorificazione 148, 149 e 150, e vengono cantate le stichire di commemorazione della festa o del santo più importante del giorno. Le porte si aprono nuovamente e il coro intona la Grande Dossologia (il Gloria in Excelsis), dopo che il sacerdote ha intonato: << gloria a Te, che ci hai mostrato la Luce >>. Nel Mattutino, celebrato al suo posto rituale (vale a dire all'alba, o al mattino presto), verso questo momento la luce del sole penetra in profondità nel santuario, che finora è stato nelle tenebre. Il senso di questo gesto e la posizione del Gloria in Excelsis proprio in questo punto simboleggiano la speranza dell'illuminazione spirituale che segue al Vangelo di Cristo e all'adorazione di Dio (le odi del Canone, il riconoscimento di Dio qual Salvatore, e la venerazione di Dio tramite i salmi). 

Conclusione del Mattutino

Il Mattutino si conclude con una ectenia nella quale si domanda un giorno pacifico e la completezza di fede, la forza di seguire i comandamenti del Signore e la sua misericordia. Il servizio si conclude con la recita delle preghiere di conclusione e col congedo del sacerdote compiuto fuori dall'iconostasi; nell'uso monastico, si recita anche l'Ora Prima. 

domenica 4 dicembre 2016

I Vespri nella tradizione ortodossa

Il Principio e il Salmo Cosmico

Il ciclo quotidiano dei servizi divini principia coi Vespri. I Vespri sono la preghiera della sera, quando il giorno declina, e l'Uomo si rivolge a Dio per lodarlo e glorificare la sua maestà su tutte le creature, ammirando la perfezione del Creatore. A cagione di questo, il servizio divino comincia con la glorificazione per bocca del sacerdote:

Gloria alla santa, consustanziale e indivisa Trinità vivificante, in ogni tempo, e ora e sempre, nei secoli dei secoli

Subito dopo l'invitatorio (Venite, adoriamo...) durante i Vespri Solenni (O Grandi Vespri) il coro canta il salmo 103, noto anche come Salmo Cosmico, durante il quale il diacono incensa l'altare, il presbiterio e la navata: la lode dell'Uomo che magnifica il suo Dio sale come incenso verso il Cielo. Durante i Vespri minori, o "quotidiani", l'incensazione non avviene, e il salmo viene recitato dal Lettore. Il salmo 103 di Davide, che inizia con il versetto << Benedici il Signore, o anima mia! >> introduce i credenti nella condizione beata dei primi uomini, di coloro che, senza peccato, lodavano senza fine l'onnipotenza di Dio. L'utilizzo delle lampade, delle candele e dell'incenso ricorda la Luce Divina, protagonista spirituale indiscussa dei Vespri, come avremo modo di comprendere più avanti. Le porte regali dell'iconostasi sono chiuse subito dopo la conclusione del salmo 103, e questo gesto significa la cacciata di Adamo dal Paradiso e la caduta della condizione umana: a cagione di questo, gli uomini, per ritornare a Dio, lo supplicano con la Grande Ectenia, o ectenia di pace


La luce delle candele rappresenta la Luce divina

La Salmodia

Subito dopo il salmo cosmico, il diacono (o il sacerdote) canta l'ectenia di pace, solitamente presente a tutti gli Offici maggiori: il diacono, voce del popolo di Dio, supplica il Signore di benedire e santificare il mondo e i fedeli ortodossi, di salvare il clero e i credenti, e di concedere la sua pace e la sua grazia a tutto il mondo.  I kathismata (sing. kathisma) seguono l'ectenia e sono recitati dal Lettore. I Kathismata sono le sezioni del Salterio, diviso in 20 kathismata, e ogni giorno ha i suoi salmi: quelli del Grande Vespro del sabato sono i salmi 1,2,3,4,5,6,7,8 anche se, solitamente, viene al loro posto cantato solo il salmo << Beato l'Uomo >> intervallato dagli "alleluia" cui segue una piccola ectenia e, cantati dal coro, i salmi 140 e 141. Durante i salmi, se il sacerdote non ha potuto leggerle durante l'ectenia grande e il salmo cosmico, il celebrante recita silenziosamente le preghiere del Lucernario dinnanzi alle porte dell'iconostasi, fuori dall'altare. Il senso di questi salmi è il pentimento per lo stato di peccato in cui versa il genere umano: inizia infatti il salmo 140 con << Signore, a te ho gridato >> e richiama in noi il senso di giustizia cercato dagli uomini, che si può trovare solo in Dio. L'ultima parte del canto dei salmi, nota come stichire (gr. per "versi"), muta con le feste e infatti ogni stichira si rivolge ad una precisa commemorazione, e si adattano al Tempo; le ultime sono per la Madre di Dio e per il mistero dell'Incarnazione. 

L'Ingresso Vespertino (Al Grande Vespro)

Durante il canto delle ultime stichire si aprono le porte regali: l'Incarnazione di Dio riapre all'umanità le porte del Paradiso. Il sacerdote, preceduto dal diacono con la candela alta e l'incensiere, effettua l'ingresso uscendo dalla porta settentrionale e, una volta innanzi alle porte regali, benedice l'oriente con la mano destra. La candela portata dal diacono simboleggia il Cristo, Luce vera, che giunge nel mondo, e l'incenso simboleggia la grazia dello Spirito Santo. Per questo è molto importante che, qualora non vi siano diaconi, almeno un accolito conduca una candela e il sacerdote porti il turibolo egli stesso, se non vuole lasciarlo in mano all'accolito stesso. Il diacono dice a gran voce: << Sapienza! >> per mostrare come il Cristo, la Sapienza stessa, è presente nel mondo. Eco visibile di questa simbologia è l'inno che segue l'Ingresso vespertino:

Placida Luce della santa gloria del Padre Immortale, / celeste, santo e beato Gesù Cristo! / Giunti al calar del sole e vedendo la luce vesperale / cantiamo inni al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo / Dio. Sei degno in ogni tempo / di ricevere inni da voci beate, / o Figlio di Dio vivificante / e per questo il mondo ti glorifica

Prochimeni e Letture

A seguire vengono i prochimeni, i quali sono versi selezionati dalle Scritture che intendono manifestare il senso della festa celebrata o della lettura incipiente. Dopo i prochimeni, cantati dal coro, è il tempo della paremìa, o "profezia", una lettura, solitamente dall'Antico Testamento, che espone come se fosse una allegoria la festa dell'evento celebrato. E' estremamente raro che si legga il Vangelo al Vespro. Qualora avvenisse la lettura del Vangelo al posto della paremìa, occorre che il sacerdote conduca in processione l'Evangeliario al momento dell'Ingresso.Le Letture dell'Antico Testamento sono appuntate solitamente per tutte le feste (no ai vespri del Sabato sera).

Ectenie

Dopo le Letture, il diacono proclama l'ectenia "triplice", così chiamata perché ad ogni invocazione il coro ripete Kyrie Eleison per tre volte. Solitamente, dopo l'ectenia di supplica, segue l'Ode di Simeone e il salmo 33 per le feste (e per i sabati). Dopo la preghiera a capo chino, nei Grandi Vespri del sabato e delle festività, si celebrano i Litìa, prima dell'Ode di Simeone.

Le Litìa

In foto, uno ieromonaco che celebra la benedizione dei pani dopo le Litìa

Le Litìa  (suppliche) si celebrano in fondo alla chiesa, oppure nel centro della navata, durante le feste e i vespri del Sabato. L'origine della posizione del clero è da ricercarsi all'attitudine della chiesa di voler coinvolgere i penitenti e i catecumeni (che si trovavano fuori dalla struttura o presso le porte esterne) nella celebrazione. Il tono delle Litìa è penitenziale, difatti inizia con la frase: << Salva, o Dio, il tuo popolo, e benedici la tua eredità... >> segue una supplica chiamando come intercessori le potenze celesti, la Madre di Dio, la santa Croce, e i santi locali che variano in ogni Chiesa, Giovanni Battista, e si prega per il Paese, per la città, per la Chiesa, per il clero e per tutto il mondo, mentre, ad ogni invocazione specifica, il coro canta alcune decine di Kyrie eleison che variano secondo la richiesta. Durante le calamità naturali o periodi di guerra e carestia, le Litìa si celebrano fuori dalla chiesa, nelle piazze o nei campi, e quindi si esce in processione con la croce e le icone. Dopo la recita delle Litìa il clero si sposta nel centro della navata ove un tavolo ospita cinque pani, del vino, dell'olio e del frumento ( o farro, o riso, dipende dai luoghi): le primizie vengono benedette affinchè "Dio le moltiplichi in ogni luogo" secondo le parole della benedizione, e poi vengono distribuite ai fedeli. 

Conclusione dei Vespri

Dopo l'Ode di Simeone e gli Apostichi, il Lettore recita le preghiere di conclusione e il sacerdote recita il congedo fuori dalle porte sante dell'iconostasi. Nel caso di una Veglia di Tutta la Notte, celebrata per le solennità - e nella Chiesa Russa ogni sabato sera - quando il Mattutino è legato al Vespro senza interruzione, allora il congedo è eliminato, così come l'introduzione del Mattutino, la prima ectenia e i salmi introduttivi: il Lettore prende la benedizione e recita immediatamente l'Esapsalmo

venerdì 2 dicembre 2016

L'Iconostasi

La parola iconostasi trova la sua spiegazione dalla radice delle parole di cui è composta: ικονη (iconé, immagine) e στασιϛ (stàsis, collocazione). Nella sua forma attuale nasce verso il XII secolo nei territori dell'Impero Romano d'Oriente e in Russia, quando il pluteo a colonnato, chiamato comunemente jubé, e diffuso anche in Occidente, si arricchì delle icone generando così un vero e proprio muro a separazione del presbiterio. L'iconostasi possiede tre caratteristiche basilari che sono presenti in qualsiasi iconostasi.


Una classica iconostasi ortodossa

A) Struttura di base. Su un colonnato chiuso tramite una architrave sono poste tre porte, due piccole dette angeliche e una grande, centrale, a due ante, detta porta regale o porta santa: da quest'ultima non possono passarci i ministri degli Ordini minori. Sulle porte laterali sono dipinti solitamente i santi angeli Michele e Gabriele, oppure i santi diaconi Stefano e Lorenzo: a cagione di questo, possono essere chiamate anche porte diaconali.

B) Le icone del corpo centrale. A destra della porta regale, la quale è affrescata con la Annunciazione alla Vergine, si trova sempre una immagine di Cristo, solitamente il Cristo Pantocratore o il Cristo in Trono: una variante molto diffusa è l'icona del Cristo acheropita, ovvero la Veronica, ovvero il Volto di Cristo. A sinistra si trova l'icona della Vergine Maria, quasi sempre nella sua variante "Odigitria", ossia la Madre di Dio col Bambino che indica con la propria mano il Cristo stesso. A seconda della lunghezza dell'iconostasi, si trovano poi altre icone prima e dopo le porte angeliche, solitamente i santi protettori della Chiesa, santi locali, santi universalmente ritenuti importanti, e così via.

C) La decorazione dell'Architrave. Sull'architrave si trova sempre la Croce, che sovrasta l'intera struttura dell'iconostasi. Qualora l'architrave sia decorata, troviamo sempre più spesso la presenza dell'Ultima Cena sopra le porte regali, sebbene la Tradizione voglia in quel luogo la presenza della Deisis, ossia la Madre di Dio e san Giovanni Battista, i quali affiancano la Croce. Ai lati di questa figura solitamente troviamo i dodici Apostoli.

Nell'iconostasi tipicamente russa, ma diffusa anche altrove, la quale si sviluppa anche in altezza su più piani, l'iconostasi basilare si arricchisce di numerosi elementi decorativi, come la presenza di numerosi santi, di scene della vita di Cristo, della dedicazione del tempio et cetera, disposti su più crostoni. Non vi sono regole precise per questo sviluppo ascensionale del pluteo, sebbene molto spesso si intravede uno schema: i piani più bassi ospitano scene dell'Antico Testamento e immagini dei Profeti, e più che l'iconostasi si sviluppa, più troviamo il Nuovo Testamento, fino a culminare solennemente nella Croce o nell'Ultima Cena.


Iconostasi multi-livello della chiesa del santo profeta Elia a Yaroslavl (Russia)

L'iconostasi non è solo un elemento decorativo, ma ha un senso teologico, un senso pratico e un senso liturgico.

Teologicamente l'iconostasi rappresenta il velo del Tempio di Salomone, il quale si squarciò alla morte di Cristo: per questo, le porte regali vengono aperte durante le ufficiature. Inoltre, la profondità dei Misteri della Chiesa che vengono celebrati in altare non è sondabile dall'Uomo, che ne partecipa pur non comprendendone totalmente la sostanza, dal momento che la ragione umana è limitata rispetto alla perfezione dell'azione divina. L'iconostasi ci ricorda dunque che l'Uomo non potrà mai completamente cogliere la completezza di ciò che celebra, ma allo stesso modo ha gli occhi aperti, spalancati, sulla maestosità della Grazia della Chiesa e dei suoi Sacramenti, visibilmente condotta dalla magnificenza delle icone.

Praticamente l'iconostasi è lo strumento che permette di racchiudere l'altare, il Santo dei Santi, il luogo dove si celebrano gli uffici divini, e quindi è in qualche modo una barriera simbolica che ci sovrasta, ci lascia intravedere i Misteri, ma allo stesso modo protegge dagli avversari di questo mondo, che potrebbero profanare il presbiterio: le porte possono essere chiuse in caso di attacco.


Liturgicamente l'iconostasi arricchisce l'esperienza visiva della celebrazione, conducendo l'attenzione dei fedeli sulle azioni più importanti dell'atto liturgico. Gli ingressi nel presbiterio, le processioni, l'incensazione dell'icona Mariana durante alcuni momenti liturgici (principalmente all'Axiòn estìn della Divina Liturgia e al Magnificat del Mattutino), tutto riflette la profondità della Liturgia e riconduce le anime dei fedeli nella contemplazione spirituale.