mercoledì 13 dicembre 2017

Chiesa Bulgara invia un rappresentante in Macedonia (news)

Ormai, la "questione macedone" interessa tutti. Ebbene sì, i primi timidi passi della Chiesa Macedone,  scismatica dalla Chiesa Serba, verso una risoluzione canonica, si sono concretizzati in una visita di un emissario della Chiesa Bulgara durante una celebrazione della Chiesa Macedone, come riporta il sito ufficiale della Chiesa Bulgara

Il vescovo Sioni di Velichka per la Chiesa Bulgara ha infatti reso visita ai macedoni a Strumica, dove non ha concelebrato, ma ha parlato dal pulpito dopo la funzione dedicata ai Martiri della città. Il vescovo Sioni è stato ricevuto con ogni onore ed egli ha ricambiato con affetto la generosità dei macedoni. Sua eminenza Sioni è stato ricevuto in chiesa dal metropolita Naum e dal primo ministro della Macedonia, Zoran Zaev.


Il vescovo di Velichka presso la chiesa macedone

La divina liturgia in onore dei Quindici Martiri di Strumica ha visto la partecipazione di numerosi vescovi e sacerdoti della Chiesa di Macedonia, i quali hanno ringraziato il patriarca Neofit "per il suo amore e impegno verso la situazione della Chiesa Macedone di Ohrid". 

lunedì 4 dicembre 2017

Natale il 25 dicembre: testimonianza di sant'Ippolito di Roma

Inizia l'Avvento, il periodo di riflessione e di preparazione alla gloriosa festa del Natale di Cristo: insieme con regali, stelline, abeti rivestiti per la festa e un tripudio di pubblicità e di colore, la civiltà moderna ci bombarda con una bugia, propinata dai Mass Media di ogni nazione e tipo, ogni anno. Quale? Che i cristiani abbiano "rubato la festa ai pagani". Invece, fu proprio l'imperatore Aurelio a ufficializzare il culto del Sol Invictus importando i sacerdoti pagani del Sole da Palmira al colle Quirinale, nel 274 d.C. I Cristiani, già da prima, festeggiavano nel giorno 25 dicembre la nascita di Cristo. Uno dei testimoni più autorevoli e antichi di questa pratica è anteriore all'imperatore Aurelio, ed è Ippolito vescovo di Roma. 

Sant'Ippolito di Roma (+235), autore del III secolo, nel suo Commentario a Daniele, testimonia la datazione diffusa fra i cristiani della nascita del Salvatore, commemorata già dai primi cristiani il 25 dicembre. Ecco il testo del santo apologeta romano:

Riguardo alla prima Venuta del Salvatore nella carne, quando nacque in Betlemme, [occorre sapere che avvenne] otto giorni prima delle calende di Gennaio (25 dicembre), il quarto giorno della settimana (Giovedì), quando Augusto regnava già da quarantadue anni (2 o 3 a.C.). Dal tempo di Adamo erano passati cinquemilacinquecento anni. Egli (il Cristo) soffrì a trentatré anni, otto giorni prima delle calende di Aprile (25 Marzo), nel giorno della Preparazione, durante il quindicesimo anno di Tiberio Cesare (29 o 30 d.C.), insieme con Rufo, Rubellio e quando Gaio Cesare e Gaio Celestio Saturnino erano consoli per la quarta volta. [1]

Ippolito scrive in greco: proponiamo anche il testo originale.

Ἡ γὰρ πρώτη παρουσία τοῦ κυρίου ἡμῶν ἡ ἔνσαρκος, ἐν ᾗ γεγέννηται ἐν Βηθλεέμ, ἐγένετο πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἰανουαρίων, ἡμέρᾳ τετράδι, βασιλεύοντος Αὐγούστου τεσσαρακοστὸν καὶ δεύτερον ἔτος, ἀπὸ δὲ Ἀδὰμ πεντακισχιλιοστῷ καὶ πεντακοσιοστῷ ἔτει ἔπαθεν δὲ τριακοστῷ τρίτῳ ἔτει πρὸ ὀκτὼ καλανδῶν ἀπριλίων, ἡμέρᾳ παρασκευῇ, ὀκτωκαιδεκάτῳ ἔτει Τιβερίου Καίσαρος, ὑπατεύοντος  ούφου καὶ Ῥουβελλίωνος. 

Non lasciamoci distrarre dalla mediocrità, e continuiamo felici il cammino verso il Natale, consci che il Cristo si è incarnato per la salvezza dell'universo.

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1) Ippolito di Roma, Commentario a Daniele, 4.23.3. Il lavoro di studio su questo frammento con metodo accademico è datato all'inizio del XVII secolo da un certo B. Corderius, che traspose i suoi studi in un volume monumentale intitolato Expositio patrum graecorum in psalmos, vol. 3, Anversa, anno 1646, p. 951.

sabato 2 dicembre 2017

Perché recitiamo le Ore?

Le Ore Canoniche sono uno degli uffici liturgici minori, ma recitato con una certa frequenza specialmente nelle parrocchie, e prende posto come prece introduttiva alla divina liturgia, in ispecie nella tradizione russa. Le Ore Canoniche, di Terza, di Sesta, di Nona e di Prima, sono sempre accorpate agli uffici maggiori: la divina liurgia (Terza e Sesta), ai Vespri (ora Nona) e al Mattutino (ora Prima). Ma perché recitiamo le Ore? risponde san Giovanni Cassiano direttamente dal V secolo.


Uno schimamonaco legge in chiesa l'Ora Prima dopo il Mattutino

Non è senza motivo che queste Ore, di Terza, di Sesta e di Nona, sono consacrate in modo più particolare ai doveri religiosi, perché proprio in quelle ore è avvenuto il coronamento delle promesse e il supremo compimento della nostra salvezza. All'Ora Terza infatti sappiamo che lo Spirito Santo, promesso un tempo per mezzo dei profeti, discese per la prima volta sugli Apostoli riuniti in preghiera (cfr. Atti 2, 1-4.15). Infatti, poiché il popolo dei giudei, incredulo, si stupiva del dono delle lingue ricevuto per infusione dello Spirito Santo e li derideva dicendo che erano ubriachi, Pietro, alzandosi in piedi fra loro, disse: «Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole: Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino. Accade invece quello che predisse il profeta Gioele: Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno. (At 2:14-18 ; cfr. Gioele 3:1-2). E vediamo come tutte queste cose si siano adempiute all'Ora Terza e come lo Spirito Santo preannunciato per mezzo dei profeti sia disceso sopra gli Apostoli in quell'ora.

All'Ora Sesta, invece, il nostro Signore e Salvatore si offrì al Padre come vittima senza macchia (cfr. Luca 23:44-46 ed Ebrei 9:14) e salendo sulla Croce per la salvezza del Mondo intero cancellò i peccati del genere umano: dopo aver spogliato della loro forza i principati e le potestà, ne fece pubblico spettacolo (Col 2:15) e liberò tutti noi che eravamo colpevoli e schiacciati da un debito impossibile da soddisfare, togliendolo di mezzo e inchiodandolo al trofeo della croce (cfr. Col 2:14). A questa stessa ora, a Pietro rapito in estasi fu rivelata la chiamata delle genti alla fede attraverso l'apparizione di quel recipiente evangelico calato dal cielo (cfr. Atti, 10:11), come la purificazione degli animali in esso contenuti, mentre una voce celeste gli gridava: mangia! ed è evidente che quel recipiente calato dal cielo per quattro capi (Atti 10:11) sta a significare nient'altro che l'Evangelo: infatti, pur avendo quattro inizi diversi, a causa della narrazione quadriforme degli evangelisti, tuttavia il corpo del Vangelo è unico e contiene in sé sia la natività di Cristo che la sua divinità, i suoi miracoli e la sua passione... 

All'Ora Nona, penetrando negli inferi (cfr. Matteo 27:46) il Signore dissipò le tremende tenebre del Tartaro con lo splendore della sua luce e, spezzando le porte di bronzo e infrangendo le serrature di ferro, (cfr. Isaia 45:2) prese con sé i santi che erano tenuti prigionieri in questo inferno crudele e li trasportò in Cielo (cfr. Ef 4,8). Così, dopo aver rimosso la spada di fuoco (cfr. Genesi 3,24) restituì al Paradiso il suo antico abitante, ovvero il genere umano, dando testimonianza della Sua misericordia. Alla stessa ora il centurione Cornelio, mentre era in preghiera in accordo alla sua devozione, venne a sapere dalla voce angelica che il Signore si era ricordato delle sue orazioni e delle sue elemosine (cfr. Atti 10, 2-4) e ancora all'Ora Nona gli fu manifestato il Mistero della chiamata alla fede dei popoli, riferito già a Pietro all'Ora Sesta. In un altro passo si dice sempre che Pietro e Giovanni salivano al tempio all'Ora Nona, per pregare (Atti 3:1). 

Tutto ciò dimostra chiaramente che queste ore, che non senza ragione furono consacrate ai doveri religiosi, anche noi siamo stati chiamati ad osservarle così come le osservarono gli uomini santi e gli apostoli. 

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TRATTO DA:

San Giovanni Cassiano (+435), Istituzioni, libro III, 3,1-4.6

La conferenza di Filarete: niente di nuovo sotto il sole

In questi giorni il mondo ortodosso, specialmente slavo, ha guardato all'Ucraina. Sembrava che il patriarca Filarete di Kiev volesse fare marcia indietro, o forse alcuni ci hanno sperato. Le parole, inizialmente fumose, sembravano voler chiamare l'attenzione pubblica su una possibile morte dello scisma del 1995. 

La conferenza che si è tenuta ieri, il giorno 1 dicembre 2017, prometteva bene. Il tema era la "autocefalia della Chiesa Ucraina" e "come risolvere la questione". Erano invitati i rappresentanti della Chiesa Russa. E invece, niente. Filarete si è arroccato sulle sue posizioni, in modo meno violento del solito, ma con ferrea immobilità: la Chiesa Ucraina deve essere indipendente e "non si farà marcia indietro". Ha chiesto velatamente alla Chiesa Russa di riconoscerlo, e di concludere così ogni diatriba, ma sapeva già che Mosca non avrebbe accondisceso a tale richiesta. 

Sostanzialmente, la conferenza di ieri è un flop mediatico: non è cambiato nulla. Le relazioni fra Chiesa Russa e Chiesa Ucraina di Kiev sono quindi ad un nuovo punto morto. Filarete ha solennemente dichiarato che "rimarrà in cattedra fino alla morte" e che auspica solamente il ripristino della intercomunione con Mosca, ovviamente legata ad una autocefalia realizzata nella comunione col resto del mondo ortodosso. 

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Per saperne di più, vedi anche: 

La conferenza di Filarete, in lingua ucraina, sulla sua pagina ufficiale Facebook, in un video

L'articolo dedicato alla questione su Pravoslavie.ru. (in inglese)

venerdì 1 dicembre 2017

Il testo della Lettera di Filarete a Kirill

In queste ore vi è stata molta confusione mediatica nel mondo ortodosso, generata dalla presunta lettera inviata a Kirill da Filaret di Mosca, come ad esempio segnalato da Pravoslavie.ru. Sebbene abbia ricevuto la lettera del patriarca Filaret in modo ufficioso, questa anche è stata resa nota più tardi sul sito ufficiale del patriarcato di Kiev, e, vista la portata dell'evento mediatico, presumo di doverla riportare in italiano [1]. La traduzione non sarà perfetta, ma spero sia accettabile:

LETTERA DI SUA EMINENZA FILARETE - AUTOPROCLAMATO PATRIARCA DI UCRAINA
ALLA SUA SANTITA' KIRILL DI MOSCA, PATRIARCA DI TUTTE LE RUSSIE 



Al primate della Chiesa Ortodossa Russa, 
Il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill
E all'Episcopato della Chiesa Ortodossa Russa

Vostra santità!
Fratelli in Cristo!

Insegna la Divina Scrittura: Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini[Romani 12:17-18] E il nostro Salvatore insegna:  Dall'amore che vi sarà fra di voi vi riconosceranno come miei discepoli [Giovanni 13:35]. Cercando di porre fine ai conflitti e alle divisioni fra cristiani ortodossi, affinché sia ripristinata la comunione eucaristica e orante - come si addice alla Una Santa Universale e Apostolica Chiesa, al fine di raggiungere la pace fra cristiani di vera fede, e la riconciliazione dei popoli, mi rivolgo a Voi chiedendo una risoluzione definitiva con la quale potremmo mettere fine alla rivalità attuale. In particolare, vi chiedo di annullare la pena della scomunica, che sono contrarie a quanto enunciato finora [ovvero alla concordia, ndt]. Esprimiamo inoltre la speranza che, con l'aiuto di Dio, verranno prese tutte le decisioni più consone per il bene dell'Ortodossia. Negli ultimi anni, molti errori e conflitti hanno oscurato le relazioni fra ortodossi dei nostri Paesi. Possa venire presto il giorno nel quale diremo come diciamo al glorioso rito di Pasqua: << abbracciamoci e chiamiamo fratelli coloro che ci odiano, e a coloro che ci odiano tutto perdoniamo a causa della Resurrezione >>. Io, come fratello e concelebrante, domando perdono a tutti, se in qualcosa vi ho offesi con le parole, con le opere, e con tutti i miei sensi, e così a voi perdono tutto di buon cuore. 

Con amore in Cristo, 
Vostro fratello + Filarete
16 Novembre 2017

 Notiamo infine la data della lettera: 16 novembre

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1) La lettera in lingua originale

giovedì 30 novembre 2017

Filaret a dialogo col Patriarcato di Mosca (news)

Secondo l'ufficio stampa della Chiesa Ortodossa Ucraina - Patriarcato di Kiev, domani 1 dicembre 2017 si terrà una conferenza nella quale il patriarca Filarete (Denisenko) invita le autorità civili e religiose, nonché i giornalisti, ad affrontare il tema dell'autocefalia dell'Ucraina, cercando un dialogo con la Chiesa Russa. 

Da 25 anni ormai la porzione di Chiesa Ucraina che si è separata dalla comunione con Mosca cercando una Autocefalia si trova in una posizione molto delicata, poiché, sebbene numerose simpatie da parte del Patriarcato Ecumenico, non è ancora riconosciuta da nessuna delle quindici Chiese Autocefale mondiali. 

In foto, il patriarca di Kiev Filarete durante un servizio divino.

Sorprende come Filarete, da sempre sordo ad ogni possibile dialogo con la Chiesa Russa - della quale ricoprì per lungo tempo, tuttavia, incarichi di enorme prestigio - sia adesso intenzionato ad un dibattito pubblico con i rappresentanti del Patriarcato di Mosca. 

Alcune voci, alle quali Pravoslavie.ru ha dato credito, dicono che Filarete abbia addirittura mandato una lettera di scuse a Mosca "per aver compiuto uno scisma", lettera smentita dall'ufficio stampa di Kiev. Non resta dunque che attendere i frutti di questa conferenza organizzata in tempo record. 

mercoledì 29 novembre 2017

Alla sinassi di Mosca si discute del Concilio di Creta (news)

L'agenzia RIA-Novosti riporta la notizia che la sinassi iniziata ieri (28 novembre) a Mosca prevede anche di discutere del Concilio di Creta. Padre Alexander Volkov, portavoce del Patriarcato, ha commentato con poche parole questo evento. 

Intendiamo ricordare anche le parole dell'allora capo della sezione patriarcale per i rapporti coi mass-media,Vladimir Legoyda, il quale nel luglio 2017 aveva dichiarato: << Il Santo Sinodo (Russo) ha decretato che il Concilio tenutosi a Creta non può essere chiamato pan-ortodosso e né i documenti là approvati possono essere considerati pan-ortodossi, anche se di una certa importanza.>> [1

Poiché Mosca era stata piuttosto grigia nei riguardi del Concilio di Creta dell'anno scorso, aspettiamo di conoscere la decisione del Sinodo del 28 novembre, che si concluderà fra qualche giorno. 


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1) Vedi Pravoslavie.ru, art. 15 luglio 2016

In foto, il patriarca Kirill di Mosca