mercoledì 21 gennaio 2015

Inno Akatisto a San Gregorio Magno, Papa di Roma Antica

Kondak 1

Ti salutiamo, o Gregorio, santo e illuminato pastore, attento e vigile Patriarca; Per la tua sofia  e con la tua mansuetudine hai sconvolto le gerarchie angeliche; Come un pilastro del Tempio sovrasostanziale sorreggi santa Madre Chiesa, e a te che con i tuoi scritti ispirati e il tuo fervore hai condotto gli smarriti al banchetto senza fine, a Dio che alla Chiesa ti donò, noi cantiamo:
Alleluja!

Ikos 1

Fervente intercessore presso il Trono di Dio, servitore degnissimo della Trinità, devoto confessore, a te cantiamo:
Gioisci, uomo celeste ammirato dagli incorporei
Gioisci, insigne vescovo
Gioisci, colonna d’avorio
Gioisci, virgulto della vigna del Signore
Gioisci, fonte viva di grazia
Gioisci, sentinella nei giorni oscuri prima del giudizio
Gioisci, o Gregorio, santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 2

Da santi genitori sei nato, o illustre Gregorio, e avevi in te il Cristo fin dall’infanzia; insieme con la beata Silvia e Gordiano, tuoi santi genitori, ci uniamo a quanti acclamano a Dio: Alleluja!

Ikos 2

Illuminato dalla regola del beatissimo Benedetto, abate di Monte Cassino, tutto ciò che è mondano abbandonasti, o Gregorio, rifiutando gli onori di prefetto dell’Urbe ai quali eri legato, e ti facesti umile e di Dio servitore:
Gioisci, prezioso divulgatore della Santa Regola
Gioisci, giusto vegliardo
Gioisci, celebrante dei santi Misteri
Gioisci, zelante amatore della gloria divina
Gioisci, tu che hai preferito la tonaca alla spada 
Gioisci, tu che hai abbandonato la miseria della carne
Gioisci, o Gregorio, Santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 3

O beato Gregorio, tu che hai insegnato e praticato i precetti divini di misericordia e assistenza, sei cantato e ricordato, e benedici con la tua intercessione quanti cantano a Dio con fede: alleluja!

Ikos 3

Lasciati gli onori dello Stato, tutto hai venduto o pio Gregorio: vestimenti, armi, gioielli e terreni, e con essi hai creato ostelli e monasteri, e per questo tuo santo servizio ti diciamo:
Gioisci, generoso maestro
Gioisci, buon parabolano
Gioisci, imitatore del samaritano
Gioisci, costruttore di templi
Gioisci, servitore di Dio
Gioisci, tu che hai elevato gli umili
Gioisci, o Gregorio, santo Patriarca di Rom Antica!
  
Kondak 4

Monaco fosti per divina ispirazione, o Gregorio, e pari agli angeli la tua lotta ti ha reso; Hai con perseveranza e intelligenza atteso ai divini insegnamenti, progredendo nella virtù sbalordendo i tuoi fratelli; assieme agli angeli, magnifichiamo Dio che santo ti rese: Alleluja!

Ikos 4

Le tue meravigliose doti, o dotto Gregorio, non rimasero ignote, e da diacono il Papa Pelagio ti inviò come suo fidato rappresentante presso la città Imperiale, Costantinopoli, portando al battesimo il futuro imperatore Teodosio; e così come coloro che ti videro arrivare, noi ti cantiamo:
Gioisci, illuminato apocrisario
Gioisci, sublime diacono nell’altare pontificio
Gioisci, fidato cancelliere
Gioisci, portatore del Lieto Annunzio
Gioisci, battezzatore di Imperatori
Gioisci, professore del cenobio
Gioisci o Gregorio, Santo Patriarca di Roma Antica! 

Kondak 5

Tornato a Roma o grande Gregorio hai servito la Santa Sede con sapienza e umiltà, a tutti mostrando la retta via; e vivendo nel cenobio del Celio scalavi la vetta della vita d’ascesi, o pio gerarca, istruendo i monaci col tuo esempio: e a Dio che illuminato ti volse cantiamo: Alleluja!

Ikos 5

Ricordando i tuoi anni di solitudine, o benedetto Gregorio, siamo pieni di stupore e confortati dalla tua intercessione, e per questo ti cantiamo:
Gioisci, frutto mistico del monachesimo
Gioisci, uomo celeste
Gioisci, angelo terrestre
Gioisci, vittorioso solitario
Gioisci, vanto dell’Ordine Benedettino
Gioisci, ornamento della Chiesa romana
Gioisci o Gregorio, Santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 6

Le tue virtù e la tua vita devota, o sommo precettore Gregorio, inosservate non passarono e a tutti fosti noto: alla morte del padre Pelagio, papa di Roma, il popolo ti acclamò Patriarca, e la tua pura modestia ti impediva di accettare il vescovato, e a Dio che Patriarca ti volle noi gridiamo: Alleluja!

Ikos 6

Mentre il popolo in giubilo ti attendeva come primo sacerdote di Roma, o invitto Gregorio, tu chiedevi all’Imperatore di tornare nel silenzio; Ma Giovanni tuo fratello intercettò la missiva, e con  una richiesta di intronizzazione la mutò. E come la folla che nel palazzo apostolico ti aspettava, anche noi cantiamo:

Gioisci, illustre maestro
Gioisci, colonna del ciborio divino
Gioisci, primo sacerdote dell’Urbe
Gioisci, teoforo mai rabbuiato
Gioisci, faro luminoso della Chiesa Indivisa
Gioisci, maestro di modestia
Gioisci Gregorio, Patriarca di Roma Antica!

Kondak 7

Mentre dell’Imperatore si attendeva risposta, la peste decimava dell’Urbe la gente; e tu, benedetto Gregorio, guidasti la processione penitenziale per tutte le Basiliche della città, e sei stato illuminato dalla visione dell’Arcistratega celeste, il quale promise del morbo la fine. E a Dio che ti ascoltò anche noi cantiamo: Alleluja!

Ikos 7

Predicatore infaticabile sei stato nelle disgrazie, o santo Gregorio, guidando la processione dei romani per le vie dell’Urbe Eterna, a Dio implorando la grazia dei divini farmaci; e poiché Iddio ti ascoltò condonando la fine dell’epidemia, noi tutti festanti ti cantiamo:

Gioisci, presule santo
Gioisci, fidato intercessore presso gli Eccelsi
Gioisci, condottiero dei devoti
Gioisci, angelico cantore
Gioisci, infaticabile vegliardo
Gioisci, tu che mai hai smesso di sperare
Gioisci o Gregorio, santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 8

Il savio imperatore Papa ti confermò, o santo Gregorio, e i cardinali imposero su di te il parato apostolico; Con pia rassegnazione hai indossato il pallio, o devoto successore di Pietro, e assieme a te cantiamo a Dio: Alleluja!

Ikos 8

La Divina Provvidenza ti portò sulla cattedra di Pietro, o soave Gregorio, indiscusso pontefice, e con devota umiltà servisti la causa di Cristo; Con coraggio hai guidato il popolo contro le violenze dei Longobardi invasori; ricordando i benefici che la tua economia condusse, ti cantiamo:

Gioisci, beato maestro
Gioisci, mansueto pacificatore
Gioisci, maestro di pace
Gioisci, portatore della Croce nel mondo
Gioisci, illuminatore delle genti
Gioisci, successore di Pietro
Gioisci, o Gregorio, santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 9

Nella città imperiale di Costantinopoli un altro campione spirituale era apparso, o Gregorio, a te pari per dottrina e forza spirituale, il Patriarca Giovanni il Digiunatore; Ma egli non comprendendo le lingue si fece chiamare Patriarca Ecumenico, in te destando la retta dottrina del primato: a Dio che hai servito nella fede noi cantiamo… Alleluja!

Ikos 9

La verità sulla fede apostolica al santo Giovanni hai illustrato, o Gregorio, e con benedetta verità hai istruito i tuoi colleghi nell’episcopato, ricordando che l’unico sommo Pastore è il nostro Cristo; e a te che la verità fondamentale ci hai passato, o benedetto Gregorio, noi cantiamo:

Gioisci, sicuro porto di dottrina
Gioisci, servo dei servi di Dio
Gioisci, colonna del magistero
Gioisci, solida base dei Padri
Gioisci, vescovo illuminato
Gioisci, propagatore della retta fede
Gioisci o Gregorio, santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 10

La tua sapienza ispirata, o pio Gregorio, divenne una solida base della Chiesa romana; Le tue riforme e la tua sapienza furono da base per un corso illuminato delle faccende di Chiesa, e istruito da una colomba da Dio educata, ci hai lasciato in dono dei sublimi canti di lode; come ci hai insegnato a cantare, gridiamo a Dio: Alleluja!

Ikos 10

Le tue doti magistrali, o indiscusso gerarca Gregorio, hanno sbigottito perfino gli Angeli i quali, attoniti, hanno gioito delle tue stupende scritture, indubbiamente ispirate dalla Divina Sofia. E anche noi, ridestati dal torpore del peccato grazie il tuo benedetto genio, ti cantiamo:

Gioisci, fecondo scrittore della Chiesa
Gioisci, esperto musicante
Gioisci, conoscitore del Verbo
Gioisci, commentatore dei Re
Gioisci, confessore della Fede
Gioisci, poeta liturgico
Gioisci o Gregorio, santo Patriarca di Roma Antica!

Kondak 11

Nella tua senescenza, o santo patriarca Gregorio, ti sei ricordato dei pagani che vivevano nell’oscurità lontani dal Verbo; e così hai istruito il santo Agostino, monaco del Celio, per condurre una missione nella terra degli Angli; A Dio magnificato dal tuo gesto di suprema devozione, noi cantiamo: Alleluja!

Ikos 11

Gioisci, lampada sempre ardente che rischiara i pagani
Gioisci, portatore del Verbo nelle terre del nord
Gioisci, costruttore di Chiese
Gioisci, benedetto missionario di Cristo
Gioisci, seminatore del Verbo Vivente
Gioisci, fonte viva di grazia
Gioisci o Gregorio, santo Patriarca di Roma Antica!


Si ripete il Kondak 1 e Ikos 1. Segue la preghiera:

Preghiera a S. Gregorio Magno

O Gregorio, Patriarca d'Occidente, astro splendente nel firmamento dei Papi di Roma Antica, immenso pastore del gregge romano, tu che con la tua saggezza guidasti il mondo latino nei giorni oscuri dalla caduta dell'Impero Romano, guarda adesso a noi; distogli il tuo sguardo dai cori angelici coi quali contempli la Luce Increata e guarda qui, nelle nostre miserie, nelle nostre povertà, nella mia inettitudine. Rimirami, me, indegno servo dell'Altissimo, del quale tu fosti impeccabile servitore, e guida la mia mente, il mio cuore e le mie labbra alla continua glorificazione del nostro Dio, Trinità Santa e Consustanziale, indivisa ed eterna; Allontana le mie mani dalle sozzure del mondo della carne e conducimi per mano sui sentieri del Cristo, perché possa essere degno della Salvezza. Attraverso la tua immensa sapienza o guardiano della Verità instilla in me il timor di Dio e la coscienza retta nelle mie viscere, affinché con compunzione e amore possa confessare senza timore il nome tuttosanto del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, per Cristo stesso, nostro Signore. Amen.

scritto dal bloggerista stesso Marco Mannino Giorgi in tributo al suo santo più amato, il benedetto patriarca Gregorio. Santo Gregorio, romano pontefice e ortodosso presule e pastore, ricordati della tua terra e della tua città, e intercedi per noi presso il Salvatore e Signore affinché i semi della santa ortodossia ritornino a fruttificare in questa terra, una delle prime a ricevere il lieto annunzio. Aiutaci o patriarca Gregorio, con le tue preghiere, a far tornare l'Occidente una terra ortodossa: Amen. 

La Divinità di Cristo ( Terza parte ) - Teologia

Avendo acquisito una ferma convinzione nella divinità di Cristo, dagli Apostoli fu piantata questa fede in Lui in tutte le nazioni. S. Giovanni il Teologo inizia il suo Vangelo con la rivelazione della natura divina di Gesù Cristo:
1 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4 In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10 Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11 Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12 A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
16 Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.
( Giovanni 1:1-18)

Verbo, nome dato al Figlio di Dio, rivela meglio di ogni altro nome il mistero del rapporto interno tra la Prima e la Seconda Persona della Santissima Trinità, Dio Padre e Dio Figlio. Un pensiero e una parola sono distinti gli uni dagli altri in quanto il pensiero alberga nella mente, mentre la parola è l'espressione del pensiero; ma i due sono inseparabili. Il pensiero non esiste senza la parola, né la parola, senza il pensiero. Un pensiero è come una parola che si nasconde all'interno, e una parola è quella che dà espressione al pensiero. Il pensiero prende la forma di una parola per trasmettere il contenuto del pensiero ai suoi ascoltatori. Guardò in questo modo, il pensiero, essendo un principio indipendente, è il padre della parola, e la parola è il figlia del pensiero. La parola non può esistere prima del pensiero, tuttavia non proviene dall'esterno; viene dal pensiero e rimane inseparabile dal pensiero. Allo stesso modo, il Padre, il pensiero supremo e onnicomprensivo, produsse dal suo seno il Figlio, il Verbo, suo primo interprete e Araldo. (da San Dionigi di Alessandria).

Gli Apostoli hanno parlato della divinità di Cristo con assoluta chiarezza: "E noi sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ha dato a noi di capire, che noi possiamo conoscere Colui che è vero, e noi siamo in Lui che è vero, anche nel suo Figlio Gesù Cristo "(1 Giovanni 5:20) ..." dei quali sono i padri, e dai quali è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. "(Romani 9: 5) ..." Guardando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo "(Tito 2:13) ..." Se avessero (gli ebrei) conosciuto (la saggezza di Dio), non avrebbero crocifisso il Signore della gloria "(1 Cor. 2: 8) ... "Poiché in lui (Cristo) abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2: 9) ... "E al di là di polemiche, grande è il mistero della pietà" (1 Timoteo 3: 16). E nel primo e nel secondo capitolo della sua epistola agli Ebrei, San Paolo l'Apostolo dimostra definitivamente che il Figlio di Dio non è una creatura, ma il Creatore e che Egli è immensamente superiore a tutti gli esseri creati da Lui. Gli angeli sono semplicemente degli spiriti.

Soltanto una persona, due nature

Si deve inoltre tenere presente che chiamare il Signore Gesù Cristo Dio (Theos) di per sé parla della pienezza della divinità. Da una certa logica, dal punto di vista filosofico, non ci può essere una "seconda classe" di Dio, un Dio di "basso rango", un Dio "limitato". Gli attributi della natura divina non sono soggetti a condizioni o diminuzione. Se Lui è Dio, allora Egli  lo è completamente, non parzialmente.

Solo se si assume una unità di persone in Dio è possibile unirsi in una sola frase i nomi del Figlio e dello Spirito Santo su una base di parità con il nome del Padre: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel  nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo "(Mt. 28,19). "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio, e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2 Cor. 13:14). "Perché ci sono tre che rendono testimonianza in cielo: il Padre, il Verbo, e lo Spirito Santo, e questi tre sono uno" (1 Giovanni 5: 7). Qui l'apostolo Giovanni sottolinea che i tre sono uno - cioè, Uno nell'essenza.

Bisogna distinguere chiaramente tra la comprensione della persona (hypostasis) e la comprensione della natura o essenza (ousia). Il termine si riferisce alla persona che la personalità, la "I", e autocoscienza. Le vecchie cellule del nostro organismo muoiono e vengono sostituite continuamente, ma la coscienza di sé rimane durante tutta la nostra vita. La parola "essenza" parla di natura e costituzione. In Dio c'è una natura, ma tre persone. A causa di questo, Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito comunicano tra loro e decidono insieme. Ogni Persona della Trinità conserva le sue proprietà individuali che lob distinguono dalle altre persone. Ma tutte le Persone della Trinità condividono la stessa natura divina. Il Figlio ha la stessa essenza di Suo Padre e dello Spirito Santo. L'insegnamento sulla Santissima Trinità ci rivela la vita interiore e nascosta in Dio, che in realtà è inaccessibile alla nostra comprensione, ma allo stesso tempo è assolutamente indispensabile per la corretta fede in Cristo.

Gesù Cristo ha una Persona - quella del Figlio di Dio, ma due nature - divina e umana. Nella Sua natura divina Egli è uguale al Padre - eterno, onnipotente, onnipresente, ecc .; nella sua natura umana assunta Egli ci assomiglia in tutto e per tutto: E' cresciuto, sviluppato, ha sofferto, gioito, vacillò nelle decisioni, e così via. La natura umana di Cristo comprende sia il corpo che l'anima. La differenza è che la sua natura umana è totalmente priva di inquinamento peccaminoso. Dal momento che un solo e medesimo Cristo è allo stesso tempo Dio e Uomo, le Sacre Scritture si riferiscono a Lui a volte come Dio e altre volte come un uomo. A maggior ragione, a volte gli attributi umani sono assegnati alla Sua divinità (1 Cor. 2: 8), e divini attributi alla sua umanità. E non c'è contraddizione, dal momento che tutti questi attributi appartengono alla stessa persona. .

Tenendo conto del chiaro insegnamento delle Scritture Sacre riguardanti la divinità del Signore Gesù Cristo, i Padri del Concilio Ecumenico hanno deciso di porre fine a tutte le scorretta applicazione del termine "Figlio di Dio", che diminuiva la sua dignità divina, e hanno quindi decretato che i cristiani credono:. "In un solo Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l'unigenito, generato dal Padre prima dei secoli Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza di Dio Padre, dal quale sono state fatte tutte le cose."

Gli ariani animatamente hanno contestato la parola greca che significa "unica sostanza" (homousios) perché non poteva essere spiegato in altro senso di quella ortodossa, il che significa che Gesù Cristo è riconosciuto come vero Dio, uguale in tutto a Dio Padre. Per questo motivo i Padri del Concilio insistito sul fatto che questa particolare parola dovesse essere utilizzata nel testo del Credo.

conclusione

Riassumendo quanto detto, dobbiamo ricordare che il credere nella divinità di Cristo non può essere piantato nel cuore degli uomini, con semplicemente citazioni scritturali o attraverso un ragionamento filosofico. Ciò che è necessario è una accettazione volontaria di questa verità rivelata da Dio. Piacque a Dio scoprire l'inclinazione nascosta del cuore di ogni persona per il loro atteggiamento verso Cristo; "Tu hai nascosto queste cose ai sapienti e ai saggi e le hai rivelate ai piccoli" (Mt. 11,25). Quindi, in questo senso, fino alla fine del mondo, le cose saranno le stesse che erano duemila anni fa: per molte persone Cristo rimarrà "Una pietra d'inciampo e pietra di scandalo ... che i pensieri di molti cuori possano ottenere la tua rivelazione"(1 Pietro 2: 8; Lc 2,35).

Ci sono molti, anche tra gli ebrei e musulmani, che avrebbero riconosciuto Gesù Cristo come una grande persona e anche un profeta, ma non potrebbero mai accettarlo come vero Dio. Proprio a causa dello sforzo personale necessario per accettare la divinità di Gesù, la fede in Lui viene ricompensata con la vita eterna: "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crede sarà condannato" (Mc 16,16).

Questo articolo non tenta di "dimostrare" che Cristo è Dio, perché questa verità richiede fede. Lo scopo è quello di aiutare il cristiano a chiarire la sua fede nel nostro Signore e Dio e Salvatore Gesù Cristo; cioè, che Egli è il Creatore, e noi siamo sue creature.

Del Vescovo Alexander Mileant
articolo apparso su PRAVOSLAVIE.RU
originale: http://www.pravoslavie.ru/english/74406.htm

martedì 20 gennaio 2015

La Divinità di Cristo ( seconda parte ) - Teologia

In realtà, il Figlio di Dio non è venuto nel nostro mondo a stupire i suoi contemporanei con la Sua onnipotenza o per sottometterli alla sua potenza divina, ma piuttosto a incitarli alla giustizia. Le persone erano talmente alienate dalle cose spirituali e così moralmente corrotte che erano inadatte a comprendere correttamente la verità della divinità di Cristo. Ricordiamo dal Vangelo quanto fosse difficile per Cristo predicare tra gli ebrei e la quantità di scherno che ha dovuto sopportare dagli scribi male intenzionati che hanno sempre cercato di distorcere il significato delle sue parole  per evitare che le persone semplici credessero in Lui. Pertanto, la prima cosa che il nostro Signore Gesù Cristo ha dovuto fare è stata quello di convincere la gente a rivolgersi a Dio col pentimento, respingere i propri pregiudizi religiosi, e porre in sé i semi della vera fede. Per ottenere questo risultato, è stato necessario ispirarli verso un modo giusto di vivere, insegnare loro a perdonare, avere compassione e amore l'un l'altro.

Un tale cambiamento spirituale nel profondo intimo della società non avrebbe potuto essere realizzato da una minaccia o miracoli. In realtà, le manifestazioni della natura divina di Cristo, determinata da suoi miracoli in bonis, sollevarono nel popolo ebraico idee malsane sulla venuta di un regno messianico glorioso e potente sulla terra, in cui avrebbero dominato le altre nazioni. Per questo motivo sono stati vietati dal Signore a parlare dei miracoli che compì.

Al fine di realizzare il rinnovamento spirituale degli uomini e di renderli ricettivi alla vera fede, Cristo ha scelto di usare parole dolci e stimolanti e il suo esempio personale. Pieno di compassione per una razza umana che periva, egli si è impegnato a condividere le loro povertà, fardelli e dolori. Per guarire le ulcere morali, egli prese su di sé i loro peccati e li lavò via con il suo Sangue prezioso sulla Croce. Il risparmio della razza umana peccatrice, dal momento dell'incarnazione di Cristo per la sua sofferenza sulla Croce, è stato un lavoro di estremo volontario annientamento. Nelle parole di Paolo, "(Cristo) il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini." (Filippesi 2: 6-7)

Questo volontario annientamento del Messia viene così descritto dal profeta Isaia: "Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.  Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.  Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
 Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte."? (Isaia 53: 2-8). Con queste parole conclusive il profeta si rivolgeva alle coscienze di coloro che respingevano il loro Salvatore, come se dicesse loro: vi allontanate con disprezzo da Gesù come Egli viene deriso e picchiato, ma capite, questo è a causa di voi peccatori che soffre così gravemente. Contemplate sua bellezza spirituale, e forse allora si sarà in grado di comprendere che Egli è venuto a voi dal cielo.


Fra Angelico, Discorso della Montagna ( 1436-1443) Museo di san Marco, Firenze

Mentre abbassava volontariamente se stesso per la nostra salvezza, Cristo tuttavia gradualmente rivelava il mistero della sua unione con Dio Padre a coloro che erano in grado di elevarsi al di sopra delle idee rozze dei loro contemporanei. Così, per esempio, ha detto ai Giudei: "Io e il Padre siamo una cosa sola " e così via.(Giovanni 10:30, 14: 9, 14:10, 17:10 e 14:23). Queste e altre espressioni simili indicano tutte la sua natura divina. Inoltre, Cristo gradualmente ha rivelato le caratteristiche della sua propria natura, che nessuno, ma solo Dio può possedere. Per esempio Egli ha fatto riferimento a se stesso come il Creatore quando disse: «Il Padre mio opera qui , e io lavoro" (Giovanni 5:17). E 'significativo il fatto che gli ebrei quando ebbero udito queste parole volevano lapidare Cristo come bestemmiatore, "perché non soltanto violava il sabato, ma ha detto anche che Dio era suo Padre, facendosi uguale a Dio" (Giovanni 5:18). Poiché non corresse la loro interpretazione delle sue parole, il Signore ha confermato che essi lo vedevano per come era realmente.

Altre volte, il Signore Gesù Cristo riferiva a se stesso come essere eterno. Per esempio, quando i Giudei gli chiesero "Chi sei tu?", Gesù rispose: "Che cosa vi ho detto fin da principio? " (Giovanni 8:25). Poco dopo ha aggiunto: "In verità, in verità vi dico, prima che Abramo fosse, Io Sono" (Giovanni 8:58). Qui si deve notare che Gesù non aveva detto "ero", come sarebbe stato grammaticalmente corretto nel contesto, ma piuttosto usato il tempo presente "Io sono", o più esattamente, "Io sono Colui che è." Il significato profondo di queste parole diventa chiaro quando si considera il significato originale ebraico. Quando Mosè chiese il nome di Dio presso il roveto ardente, il Signore rispose: "Io sono Colui che è" (YHWH). Il nome stesso "Colui che è" (YHWH) indica il segno caratteristico di Dio. Egli è Colui che esiste da sempre; Egli è l'Eterno. In riferimento a se stesso come "Colui che è" (YHWH), Gesù Cristo ha usato il nome ebraico di Dio. Va ricordato che il nome YHWH è usato a tale considerazione dagli ebrei che hanno usato solo nelle occasioni più importanti e solenni, mentre nel linguaggio comune hanno usato i nomi Signore, Creatore, l'Altissimo, il Beato, e così via.

Dopo la sua risurrezione dai morti, Cristo ancora ha indicato se stesso come eterno: "'Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine,'' dice il Signore che è, che era e che viene, l'Onnipotente" (Rev. 1: 8). In altre occasioni ha chiamato stesso onnisciente, dicendo "Come il Padre conosce me, così io conosco il Padre" (Gv 10,15). Veramente l'essenza di Dio è al di là della comprensione di esseri finiti. Solo Dio può conoscere perfettamente la sua propria natura. Il Signore Gesù Cristo ha chiamato se stesso onnipresente quando disse: «Perché fino ad ora soltanto io, il Messia, sono venuto qui sulla terra e ritornerò in cielo... Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Giovanni 3:13, Matt. 18:20). Anche in questo caso Cristo ha usato la parola è, il che significa che non solo era o sarà in cielo, ma Egli dimora anche lì costantemente.

Così, dal momento che egli condivide con il Padre di tutti gli attributi divini (creazione, l'eternità, l'onniscienza, onnipresenza, ecc), Gesù Cristo deve essere riconosciuto da tutti come uguale al Padre, come pure. "Tutti gli uomini dovrebbero onorare il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato" (Giovanni 5:23). Tutto ciò che è stato detto qui dovrebbe convincere una persona senza pregiudizi della verità indiscutibile, che Gesù Cristo è vero Dio del vero Dio, uguale al Padre per natura.

Anche se Gesù Cristo ha evitato di chiamarsi direttamente stesso Dio per non aizzare la gente inutilmente, ha fatto elogio a coloro che erano in grado di sollevare se stessi fino all'accettazione di questa verità. Così, per esempio, quando l'apostolo Pietro disse in presenza di altri Apostoli: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente," il Signore ha approvato la sua confessione di fede e ha aggiunto che Pietro era arrivato a una tale convinzione non solo dalle sue osservazioni ma da una illuminazione speciale dall'alto "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne nee il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli" (Matteo 16:. 16-17 ). Allo stesso modo, quando l'apostolo Tommaso, vedendo il Salvatore risorto, esclamò: "Mio Signore e mio Dio!" (Giovanni 20:28), Cristo non ha respinto il suo  affrontarlo in questo modo, ma ha leggermente rimproverato Tommaso per essere stato lento a credere. "Tommaso, perché hai visto me (risorto), tu hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto" (Giovanni 20:29).

Infine ricordiamo che Cristo è stato condannato ad essere crocifisso proprio perché Egli ha formalmente ammesso la sua divinità. In effetti, quando il sommo sacerdote Caifa chiese a Cristo sotto giuramento: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto", Cristo rispose: "E' come hai detto" (Marco 14:61, Matt 26:64, Luca 22. : 70, Giovanni 19: 7). Qui Cristo aveva risposto utilizzando il modulo prescritto di una risposta affermativa.

Ora  da dove Caifa, molti dei Giudei, e anche i demoni (!) prendevano l'idea che il Messia doveva essere il Figlio di Dio? C'è solo una risposta: dalle Sacre Scritture del Vecchio Testamento. Il suo intento era quello di preparare gli ebrei e il mondo intero per questa convinzione. In effetti, il re Davide, che ha vissuto mille anni prima della nascita di Cristo, cita il Messia come Dio in tre dei suoi salmi; Psalms 2, 54 (55), e 108 (109). Il profeta Isaia, che visse settecento anni prima della nascita di Cristo, ha rivelato questa verità ancora più chiaramente. Predicendo il miracolo dell'incarnazione del Figlio di Dio, Isaia scrisse: "Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele" (che significa "Dio con noi, "Is 7,14). Poco dopo il profeta rivela più precisamente il carattere del Figlio che sarebbe nato: "e il suo nome sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre Eterno, Principe della pace" (Isaia 9: 6). Questi titoli non possono essere applicati a nessuno tranne Dio. Il profeta Michea ha scritto anche il carattere eterno del Bambino che doveva nascere: "Ma tu, Betlemme di Efrata, anche se tu sei piccola fra le migliaia di Giuda, da te uscirà a Me colui che deve essere il dominatore in Israele, le cui origini sono dall'antichità, dall'eternità "(Michea 5: 2).

Il profeta Geremia, che visse circa duecento anni dopo il tempo di Isaia, chiama il Messia Signore: "Il Signore è la nostra giustizia" (Ger. 23: 6, 33:16). Supponendo che Egli sia lo stesso Signore che lo chiamò a predicare, discepolo di Geremia, il profeta Baruch, scrisse queste parole straordinarie sul Messia: "Questo è il nostro Dio, e nessun altro può essere trovato a confrontare a lui ha trovato il modo completo. della conoscenza e ha dato a Giacobbe suo servo, a Israele suo amato seguito fu visto sulla terra, e ha parlato con gli uomini "(Bar 3:. 35-37).. In altre parole Dio stesso sarebbe venuto sulla terra e vivere tra gli uomini!

Alla luce di queste indicazioni concrete e delle Sacre Scritture, i più percettivi degli ebrei potevano senza esitazione riconoscere in Cristo il vero Figlio di Dio. (Per ulteriori dettagli su questo argomento vedi il nostro opuscolo "L'Antico Testamento sul Messia"). È interessante notare che, anche prima della nascita di Cristo,la giusta Elisabetta ha salutato la Vergine Maria, che aspettava il Bambino, con queste parole esultanti:. "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno E perché è concesso a me che la madre del mio Signore venga a me? "(Luca 1: 42-43). Chiaramente, Santa Elisabetta non poteva avere altro Dio all'infuori di Lui che aveva servito fin dalla sua infanzia. Come San Luca Evangelista spiega con queste parole, Elisabetta non parlava da sola, ma con l'ispirazione dello Spirito Santo.

continua. Del Vescovo Alexander Mileant
apparso su PRAVOSLAVIE.RU
Articolo originale: http://www.pravoslavie.ru/english/74406.htm

lunedì 19 gennaio 2015

Contro-articolo a quei matti di RADIO SPADA i quali offendono la Santa e Retta Ortodossia

Salve a tutti, 
Qualche tempo fa un giornaletto web integralista cattolico - non credevo esistessero dei talebani più talebani di me, evidentemente mi sbagliavo - hanno pubblicato un vergognoso articolo, gratuitamente violento contro l'Ortodossia. Visto il grande movimento verso la nostra santa Fede, recentemente raggiunta da grandi intellettuali in tutto il mondo, e il numero crescente di fedeli di sangue italiano, gli per-papisti, visto che perdono terreno sulla loro scacchiera canonica, hanno deciso di giocare duro volendo far finta di conoscere i Padri antichi ( che di fatto non citano mai ) e hanno steso un articolo grossolano e neanche tanto teologicamente fine. Il mio scopo, in umiltà, è quello di demolire il suddetto articolo.

L'originale insulto di Radio Spada lo trovate qui:


Mentre il mio commento-articolo seguirà dopo il punto.

Innanzi tutto, vorrei ricordare per chiarezza che, quando si affronta il dialogo Cattolici-Ortodossi, lo si fa coi Padri alla mano, o almeno coi Canoni. Citare dunque, ad esempio, Alfonso Maria de' Liguori come fonte, è valido solo se implicitamente si ritiene che il depositum fidei di Roma sia illibato e che sia dunque valido; per un ortodosso, citare il Catechismo di Pio X ( del Milleottocento-Novecento quindi ) o tutto ciò che è post Scisma, equivale a non volere essere seri: come posso io ortodosso ritenere che un figlio di una chiesa eterodossa dica la Verità? 
Ma poiché i miei colleghi radiospadisti lo hanno fatto, mi permetterò anche io di citare punto per punto i Nuovi Padri ortodossi, e mi avvalorerò soprattutto di S. Justin Popovic, grande teologo serbo e grande lottatore contro l'eresia cattolica.


RISPOSTE PUNTO PER PUNTO ALL'ARTICOLO DI RADIO SPADA


L'articolo di Radio Spada esordisce con un'accusa del tutto originale ( tipo vecchia di mille anni) che è quella dello Scisma "politico". 
<< Del Primato di Roma ne parla il Vangelo, lo ribadirono i Padri della Chiesa, lo affermarono solennemente i Concilii ecumenici. >> afferma Radio-Spada. Ebbene, nel Vangelo l'unico passo di riferimento plausibile è "Tu sei Pietro e su questa pietra ( non su questo pietro ) fonderò la mia chiesa". Su questo punto così caldo rimando all'articolo che scrissi anni fa sulle difficoltà traduttive:
http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2013/11/confronto-traduttivo-dei-vangeli-sulla.html) mentre mi limito qui a inserire una breve ma illuminante trattazione del vescovo Agostino di Ippona, grande santo apologeta della Chiesa Indivisa, di solito assunto a difensore del primato papale da parte cattolica.
21. 1. Sempre al tempo del mio sacerdozio scrissi un libro Contro la lettera di Donato, che fu, dopo Maiorino, il secondo vescovo di Cartagine di parte donatista. In essa Donato si esprime come se il battesimo di Cristo non potesse darsi che nella comunione con lui, una tesi che io combatto in questo libro. In un passo, parlando dell'apostolo Pietro, ho detto che su di lui, come su di una pietra, è fondata la Chiesa·274. È l'interpretazione che vien tradotta in canto corale nei versi del beatissimo Ambrogio laddove del gallo dice: Al suo canto quello stesso che è pietra della Chiesa ha cancellato la sua colpa·275. So però di aver in seguito ed assai spesso·276 interpretato diversamente le parole del Signore: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa·277. Ho inteso cioè che su questa pietra significasse: su colui che Pietro ha testimoniato con le parole: Tu sei il Cristo, figlio del Dio vivo·278, e che pertanto Pietro, per aver ricevuto il suo nome da questa pietra, rappresentasse la persona della Chiesa che è edificata su questa pietra e ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli·279. Non è stato detto all'Apostolo: "·tu sei pietra·", ma: tu sei Pietro. La pietra era dunque Cristo·280, ed è per averlo testimoniato, come lo testimonia tutta la Chiesa, che Simone ebbe il nome di Pietro. Scelga il lettore quale delle due opinioni sia la più probabile. (Sant'Agostino, Retractationes, II, 21)
Ora, visto che il Beato Agostino neppure è d'accordo con l'opinione dei teologi radiospadisti, proseguiamo nella trattazione. 
I Radiospadisti proclamano che il VI canone del Concilio di Nicea dica ( in italiano):  “In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilegi”. Io non sono un professore di filologia, ma in Italiano quel <<simile >> presuppone una continuità di forma e di sostanza, non una supremazia. Forse che è stato tradotto male il Canone?
Inoltre, nel IV Concilio Ecumenico ( 451 ) vi è scritto I Padri hanno giustamente accordato a Roma i privilegi poiché è città imperiale, e per lo stesso motivo li accordano a Costantinopoli poichè anche essa è capitale e Nuova Roma, e gli confermano gli stessi privilegi dell'Antica. 
Una visione interessante del Primato Romano ( indubbiamente esistente nella Pentarchia) è  la testimonianza epistolare di Papa Gregorio Magno, santissimo e ortodosso pontefice, il quale essendo vento a sapere che San Giovanni il Digiunatore si fece chiamare Patriarca Ecumenico, rispose così a tono con una sua lettera:
Considera, te ne prego, che, a causa di questa tua sconsiderata presunzione la pace dell’intera Chiesa è turbata e che ciò [cioè il titolo di Patriarca Ecumenico] è in contraddizione con la grazia che è stata data in comune a tutti noi; nella quale grazia senza dubbio tu stesso hai il potere di crescere se avrai la volontà di farlo. E tu diverrai molto più grande se ti asterrai dall’usurpare un titolo superbo e folle: e tu progredirai nella misura in cui non ti farai arrogante a scapito dei tuoi confratelli... Certamente Pietro, il primo degli Apostoli che era egli stesso un membro della Chiesa santa e universale, Paolo, Andrea, Giovanni, che cosa erano essi se non capi di comunità individuali? Ed erano tutti membra sotto lo stesso Capo... tutti costituenti il Corpo del Signore in quanto membra della Chiesa, e nessuno di essi volle essere chiamato universale....ai presuli di questa sede Apostolica, dove io sono servo per volontà divina, fu offerto dal venerabile Concilio di Calcedonia l’onore di essere chiamati universali 3. Eppure nessuno di essi si è mai fatto chiamare con tale titolo, perché, se qualcuno in virtù del rango pontificale avesse assunto su di sé stesso la gloria della unicità, sarebbe sembrato che la negasse a tutti i suoi confratelli...” (Libro V; Lettera XVIII) 
E ancora, il Santo Gregorio, al Papa di Alessandria:
...nella prefazione della lettera che mi avete indirizzato, nonostante ve lo avessi proibito, avete ritenuto opportuno fare uso di un titolo superbo, chiamandomi ‘Papa Universale’. Ma io prego la Vostra Soavissima Santità di non farlo più, perché ciò che voi date ad un altro oltre il ragionevole limite, voi lo sottraete a voi stesso... Perché se Vostra Santità mi chiama Papa Universale, voi negate a voi stesso ciò che voi date a me nel chiamarmi universale...” (Libro VIII; Lettera XXX) 
Se San Gregorio Magno Papa, per un miracolo, tornasse fuori dalla sua tomba in S. Pietro ( poraccio ) e vedesse lo scempio che i suoi successori hanno fatto, dove crederete che andrebbe a celebrare la sua Messa? ma ovviamente in una Chiesa Ortodossa. Dove si trova professata attualmente la fede esposta con energia nelle lettere del santo padre Gregorio? ma naturalmente nella posizione ortodossa.
Il Filioque
Il Filioque, ossia l'aggiunta al Credo operata da parte cattolica nel Simbolo della Fede proclamato a Nicea nel 325, è contestato dalla parte ortodossa come eterodossia. Perchè.
Il Filioquismo si cristallizza in occidente con l'avvento della Scolastica, tra la fine dello XI° secolo e quella del XIII secolo, ma nacque in ambiente gallicano e fu portato a Roma dai papi di sangue francese. Alle prese con la forte spinta del razionalismo e ad un desiderio di chiarezza e di efficacia analoga alla rivoluzione canonica, la teologia occidentale tenta di costituirsi come "scienza" e di dimostrare le verità rivelate da una speculazione di tipo aristotelico. In ogni caso la teologia si viene a distinguere nettamente dalla mistica o dalla vita spirituale. Al Concilio di Bari del 1098, Anselmo di Canterbury dibatterà i temi dell'antinomia trinitaria, dell'essenza trinitaria, del substanziaiismo in maniera tale da sconcertare gli italo — greci. Per sintetizzare ecco le due posizioni:
     Posizione cattolica: "Il Padre genera il Figlio, il Padre ed il Figlio danno la vita allo Spirito, non tanto in quanto siano distinti, ma in quanto sono uno". La ragione non è capace di opporre tre termini tra di loro perché si potrebbe opporre il Figlio all'unità del Padre e dello Spirito ma la Scrittura non lo permette perché parla di Spirito del Figlio e non di Figlio dello Spirito.

     Posizione ortodossa: "Il Padre è il Padre non solo in quanto genera il Figlio (che procede dal Padre). Il Figlio è il Figlio non solo perché è colui che è nato ma in quanto è colui sul quale va a riposarsi lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è Spirito Santo non soltanto in quanto procede dal Padre, ma anche in quanto riposa sul Figlio". ( cit. Da "Catechismo Ortodosso: La Fede dei nostri Padri")

Il purgatorio: cosa si intende con purgatorio

Il purgatorio è un argomento molto complesso. Per l'Ortodossia lo stadio post-mortem è il Giudizio Divino, ma per giungervi l'anima deve attraversare una sorta di prova, detta in slavo Mytarstvo, o "Scala Aerea della Prova" che nell'immaginario latino può essere confusa col purgatorio. Spiegare la Scala della Prova è molto complesso e rimando il tutto all'articolo che pubblicai in merito ( http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2014/09/la-scala-della-prova-mytarstva.html) perché davvero è molto lungo. Limitiamoci a dire che tutti i Padri Antichi, Latini compresi ( sempre il beato Gregorio Magno ad esempio) avvalorano la Mytarstvo. 
Quindi, dire che noi non abbiamo il Purgatorio è ignoranza. Diciamo che non abbiamo la concezione cattolica di purgatorio, ossia quel luogo fisico ( e non metafisico come la Scala) dove le anime in pena si piangono addosso. In Ortodossia la Scala della Prova è un Mistero, ed è per questo che preghiamo per i morti, affinché compiano questa Scala e giungano al cospetto della Trinità e possano godere della beatitudine coi santi e gli angeli.

Teologia Mariana: chi ha torto? 
San Justin Popovic scrisse a lungo sull'eterodossia della mariologia cattolica, e in questo mio vecchio articolo riportai il suo scritto, lo lascio perchè, come sempre, l'apologia è troppo lunga per una pagina sola.
PS: Ricordo ai gentili cattolici che Tommaso d'Aquino riteneva l'immacolata concezione un "fatto irragionevole" ed era profondamente avverso alla fantasia immacolatista di Scoto. 

Theosis:
Radio Spada scrive: << Lo stesso concetto è presente nel cattolicesimo, se non più approfondito addirittura, dato che è in Occidente che questo concetto è nato, per opera di San Cirillo d’Alessandria e di Sant’Agostino di Ippona, due dottori della Chiesa. Ne parla in maniera eminente anche San Tommaso d’Aquino, e ricordiamo che la teologia tomista ha carattere vincolante.>> 

E allora, scrivere per scrivere, non ne ho voglia. 

Diffusione della Fede
Il presupposto è fazioso. La diffusione avvenne per motivi storici contingenti molto diversi. In primis, il fatto che la Spagna e il Portogallo fossero nazioni cattoliche ha ovviamente agevolato l'afflusso di missionari nelle Americhe. Per quanto riguarda la Chiesa Russa, i missionari non si contano e farò solo tre nomi perché non voglio esser prolisso: Santo Stefano di Perm che convertì i tengri all'Ortodossia nel XV secolo, Sant'Innocenzo di Alaska che convertì gli eschimesi (articolo: http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2014/02/il-santo-vescovo-innokentij-metropolita.html ) e san Nicola del Giappone, cristianizzatore dei simpatici creatori di cartoni animati.
L'ignoranza non è una virtù. 
I Miafisiti:
Sempre per essere buono e per istruire gli ignoranti, ricordo che i Monofisiti, Miafisiti e compagnia sono eretici da 1700 anni per tutti indistintamente.
E poiché stanno rientrando in Comunione con la Santa Chiesa Ortodossa, rigettando l'eresia ma unendosi a Costantinopoli ( articolo: http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2013/11/sulla-commissione-mista-di-chambesy-tra.html ) mi viene da domandarmi: ma allora, perchè vengono da noi?

Voglio concludere poi, chiedendomi come mai coloro che rifiutano il magistero di ogni papa post-conciliare dichiarandoli "usurpatori" e proclamando che la sede è vacante... questi stessi vorrebbero che noi ortodossi accettassimo un tale magistero illegittimo e usurpato...

Cari Radio Spadari, a presto. Che Dio vi illumini,

Marco Mannino Giorgi


La Divinità di Cristo ( prima parte) - Teologia

La fede nella divinità di Gesù Cristo è il fondamento delle nostre convinzioni religiose. Questa fede ci dà la forza spirituale, noi in-guglie di fare il bene, e dà senso ai nostri sforzi e le nostre aspettative. Senza di essa il cristianesimo perde la sua forza ispiratrice e si riduce a una collezione di antichi miti e promesse non mantenute.
Anche se di grande importanza, la divinità di Cristo non è evidente. Ci sono anche alcuni passi dei Vangeli che sembrano contraddirla. Pertanto, coloro che contestano la divinità di Cristo non hanno difficoltà a trovare testi biblici che presumibilmente sostengono la loro opinione che Gesù Cristo era un uomo o una creatura spirituale incarnata e, pertanto, non può essere chiamato Dio nel vero senso della parola. Allo stesso tempo gli oppositori della fede della divinità di Cristo proprio per l'assenza di testi biblici in cui Gesù chiama se stesso  Dio,  da questo traggono la conclusione errata che questo titolo è stato dato a lui più tardi.

Opinioni contraddittorie riguardanti la natura di Cristo cominciarono a sorgere fin dai primi giorni del cristianesimo.  Controversie molto violente e disordini sono stati causati nel IV secolo d.C. dall'eresia ariana, la quale ha insegnato che Gesù Cristo era solo una creatura, anche se la più perfetta e potente mai creata. Questa eresia è stata accuratamente discussa dal Concilio Ecumenico I che si è tenuto nella città di Nicea nel 325. I Padri di questo Consiglio hanno respinto l'arianesimo e hanno composto un simbolo di fede, o Credo, in cui, utilizzando le istruzioni molto precise, hanno espresso il vero insegnamento riguardo a Gesù Cristo. Questo Credo è sempre stato usato dalla Chiesa Ortodossa fino ad oggi. ( e lo sarà per sempre, ndt) 

Nel nostro tempo la setta dei Testimoni di Geova ha resuscitato l'eresia ariana sconfitta dalla polvere della storia. La loro devianza insegna che Gesù Cristo è l'incarnazione di uno spirito-figlio o una creatura angelo-simile (forse di San Michele Arcangelo). Il pericolo rappresentato dalla setta dei Testimoni di Geova viene dal fatto che possiedono riserve finanziarie apparentemente illimitate e inondano il mondo con la loro letteratura e la loro predicazione. Un lavoro missionario particolarmente aggressivo è in corso in Russia, dove hanno preso migliaia di persone credenti nelle reti del loro culto.

Gli Ortodossi in Russia sono in particolare pericolo verso questi predicatori settari perché, non essendo abituati ai capricci di vivere in una società pluralistica, non sanno come difendere la loro fede, e la maggior parte di loro non hanno molta familiarità con le Sacre Scritture. D'altra parte, i predicatori settari sono esperti nei testi che sono utili a loro, in modo che possano con disinvoltura sopraffare con citazioni che soddisfano il loro scopo.

Le Scritture su Gesù

Anche se le Scritture guidate dallo Spirito Santo ripetutamente chiamano Gesù Cristo, il Figlio di Dio, coloro che vorrebbero screditare la sua divinità citano il fatto che le Scritture usano il termine "figli di Dio", non solo per riferirsi a Gesù Cristo, ma anche agli angeli e alle persone. Al fine di chiarire la questione, dobbiamo ricordare che quando ci si riferisce a persone o angeli come figli di Dio, la Sacra Scrittura usa sempre al plurale, e mai al singolare. Questo rende evidente che essi sono "figli" non per natura ma per grazia di adozione. (In caso contrario, per esempio, la designazione degli empi come "figli del diavolo" porterebbe alla conclusione assurda che hanno una origine diversa da quella dei fedeli). Le Sacre Scritture usano la forma singolare del Figlio di Dio, solo quando si parla di Gesù Cristo. E' solo a lui che le Sacre Scritture aggiungono termini chiarificatori come l'Unigenito, Figlio diletto, Figlio del Dio vivente, Figlio vero - che inequivocabilmente indicano che, a differenza di noi, Egli è il Figlio nel vero senso della parola e con la sua natura divina. Ecco perché i mormoni grossolanamente errano affermando che Gesù Cristo aveva altri divini fratellastri come Lucifero (Satana!) E altri. Le Sacre Scritture distinguono chiaramente tra il Figlio e figli: il primo è generato; tutti gli altri sono stati creati.

All'esordio della predicazione di Gesù Cristo, Dio Padre ha testimoniato di Lui dicendo: "Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" e più tardi, sul Monte Tabor, il Padre ripeteva queste parole con l'aggiunta (Matteo 3:17).: "Ascoltate Lui" (Matt. 17: 5). Questo ci comanda di accettare ogni parola di Cristo come verità completa e infallibile.

Ma come possiamo rispondere a coloro che negano la divinità di Cristo, quando Egli stesso disse: "Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me."(Giovanni 14 : 28; Marco 13:32; Giovanni 5:19; Marco 14:34; Luca 22:42). Inoltre, se Gesù Cristo veramente si considerava come Dio, allora perché Egli non lo annunciò chiaramente e senza ambiguità? In questo modo, avrebbe dissipato tutti i dubbi su se stesso.

Lo scopo di questo articolo è quello di aiutare il lettore con queste domande e di dargli le informazioni necessarie per difendere la sua fede nella divinità di Cristo. Per capire perché il nostro Signore Gesù Cristo non ha annunciato pubblicamente la sua divinità, dobbiamo mentalmente tornare al tempo di Gesù.

Immaginate come le persone al tempo di Gesù avrebbero reagito alle parole di un uomo che andava in giro dichiarando: "Io sono Dio!" Indubbiamente la folla lo avrebbe ridicolizzato come fuori di testa, mentre i fanatici della religione ebraica avrebbero colto al volo l'occasione per dichiarare Lui un blasfemo e chiedere la sua esecuzione. Solo i pagani, che riconoscevano molti dèi, avrebbero accettato una tale affermazione più seriamente degli ebrei, intendendola ovviamente in termini di superstizioni. (Ricordiamo la reazione dei pagani ai miracoli dell'apostolo Paolo come erano pronti a dichiarare di lui uno dei loro dei ed offrire sacrifici per lui, Atti 14:11). Nel nostro tempo la gente si allontana con disprezzo da ogni predicatore che si è dichiarato di essere Dio. In ogni caso, una dichiarazione diretta dal Salvatore per quanto riguarda la sua divinità, non avrebbe avuto il risultato desiderato.

continua. Del Vescovo Alexander Mileant 
articolo apparso su PRAVOSLAVIE.RU. 
articolo originale: http://www.pravoslavie.ru/english/74406.htm

venerdì 16 gennaio 2015

La famiglia, chiesa domestica ( del Vescovo Stefanos di Kalliopolis )

Le caratteristiche di una famiglia possono essere comparate alla definizione che la Chiesa dà di se stessa.
Come recita il Credo, la Chiesa ha le caratteristiche di Unità, Santità, Universalità ( Cattolicità ) e Apostolicità. Nel sacramento dell'Eucarestia la sacra istituzione del matrimonio trova la sua monogamia e l'unità e l'indissolubilità del matrimonio, come proclamato dalla Chiesa, possono essere compresi.


Analizziamo ora i punti di quella che l'Apostolo Paolo definisce  “κατ’ οἶκον ἐκκλησία”, la chiesa di casa. 

1. La Chiesa è una, che è il motivo per cui i coniugi sono chiamati a un'inscindibile unione, per tutta la vita, l'unione ontologica. Questa unione è il grande sacramento del matrimonio, di cui ci parla l'apostolo Paolo. Due persone si incontrano indivise, senza tuttavia essere confuse. Essi superano ogni separazione e divisione - biologica, sociale, o individuale - e compiono la propria  personalità. Tutti i problemi e le differenze che esistono nella famiglia sono immediatamente dissipate una volta che i coniugi considerano le conseguenze che derivano dal dogma teologico della unità della famiglia cristiana, che partecipa nel sacramento della Santa Eucaristia e, quindi, acquista una unità che è reale e sacramentale, che trascende la concezione razionale e non solo carnale.
2. La Chiesa è santa, che è il motivo per cui la famiglia deve essere santa, cioè, dedicata a Dio. Nel fidanzamento nonché nei servizi di matrimonio, la Chiesa prega per l'amore perfetto, la pace, la vita irreprensibile e stile di vita sobrio. Questo viene fatto in modo che la coppia futura possa capire che lo scopo della famiglia, fondata sul sacramento del matrimonio, è la santificazione dei coniugi e dei loro figli. Inoltre, la Chiesa prega Dio di dare alla nuova coppia prole longeva, frutto del grembo, la fertilità di produrre figli virtuosi, e la possibilità per il godimento del fare figli. La famiglia cristiana mira a creare santi, e chi lo farà a sua volta opera nelle scuole, la costruzione, l'agricoltura, il trasporto e così via, trasformerà tutta la società il più possibile verso Cristo. Ecco perché, come san Giovanni Crisostomo ci insegna, i genitori cristiani dovrebbero prima valutare come essi crescono i loro figli, se secondo le istruzioni e il consiglio di Cristo, e solo in seguito come potranno garantire loro il materiale necessario e le risorse spirituali per la loro vita.
3. La Chiesa è cattolica, è per questo che cresce non solo qualitativamente, ma quantitativamente. Ciò significa che la famiglia cristiana deve acquisire nuovi membri. Dovrebbe cercare di essere un microcosmo, che non evita l'amore sacrificale e oblazione assoluta ai suoi membri. Le persone oggi spesso ignorano l'amore sacrificale, ed è per questo che non sono neanche a conoscenza di ciò che la paternità e la maternità sono nelle loro dimensioni reali: cioè, l'offerta di noi stessi per il bene degli altri. Nessuno ha il diritto di rifiutare il dono della vita. La nascita di un bambino è il dono sacro della co-creazione tra Dio e gli esseri umani, una trasmissione unica di vita per gli altri, un "grande ingresso" in comunione d'amore con Dio e con gli altri esseri umani.
4. La Chiesa è apostolica, perché le sue fondamenta eterne e immutabili sono gli insegnamenti degli Apostoli. Allo stesso tempo, questo significa che la Chiesa ha sempre lo zelo, passione, e il desiderio degli Apostoli nel diffondere il messaggio del Vangelo in tutto il mondo. Queste caratteristiche della Chiesa devono caratterizzare anche la famiglia cristiana. Abbiamo esempi vividi del Nuovo Testamento: per esempio, Aquila e Priscilla, e la famiglia di Stefania. Nella sua Lettera ai Romani, l'apostolo Paolo loda questa coppia santa, presentandoli come i suoi compagni di lavoro-in-Cristo a Corinto, Efeso e nella propria città, Roma, dove hanno reso possibile per l'Apostolo delle Nazioni  visitare la Città Eterna. Nella sua prima lettera ai Corinzi, San Paolo parla anche della famiglia di Stefania. Credette in Cristo e diffondeva il cristianesimo in Acaia  tutta questa  famiglia. Così, il loro contributo portato stimolo non solo a Paul, ma anche ai Corinzi. La caratterizzazione apostolica della famiglia cristiana significa che agisce, opera e respira all'interno del clima e della mentalità missionaria.

Tenendo a mente la famiglia di oggi, credo che quello che ci serve non è la creazione di una famiglia religiosa, ma di una famiglia cristiana. Oggi, noi non resta che una crisi della famiglia, ma una crisi della famiglia cristiana. Al fine di porre rimedio alla situazione, la famiglia dovrebbe sistematicamente e con urgenza studiare gli insegnamenti evangelici e patristici. Dovrebbe esemplificare il modello biblico della famiglia e la ricchezza della nostra tradizione ecclesiale, mentre allo stesso tempo vivere la vita sacramentale della Chiesa. Solo allora potremo veramente vedere una, santa, cattolica e apostolica famiglia.

di S.E.R. Stefanos, Vescovo di Kalliopolis, apparso su PRAVMIR.
Articolo completo ( in inglese ) : http://www.pravmir.com/metropolitan-stefanos-four-attributes-christian-family/