venerdì 24 aprile 2015

Pane Lievitato o Pane Azzimo per i Doni della Liturgia? la prospettiva storica Ortodossa

Alle radici della polemica coi Cattolici

Nell'arco del nono secolo e nei primi decenni dell'undicesimo secolo, fra Latini e Greci della Chiesa Indivisa sorse un dibattito sulla forma del Pane, se dovesse essere usato lievitato oppure azzimo. Il pane lievitato era usanza inizialmente condivisa, poi in ambiente gallicano (Francese) si usò a utilizzare il pane azzimo ( le ostie) come surrogato liturgico per il pane lievitato, ossia la prosfora usata normalmente e tuttora nel mondo bizantino. La primissima menzione a ostie in luogo di pane lievitato si ha negli scritti di Alcuino di York (735-804 d.C.) insigne figura della Corte di Carlo Magno e proclamato beato nell' 840 dal teologo tedesco Rabauno Mauro suo contemporaneo. E' tuttora nel Martirologio romano pur senza un vero processo di canonizzazione. Verso il nono secolo il generale rinnovamento Carolingio, che non aveva risparmiato neppure il clero - iniziando lo Stato a pretendere il celibato dai sacerdoti, argomento che tratterò presto - e l'Impero in una prospettiva da un lato di una sua bizantinizzazione (l'imperatore si vestiva alla greca e l'iconografia di rappresentanza è greca) dall'altro di creare un divario per rilevare la propria presenza, iniziarono a mutare alcuni usi condivisi con la Chiesa di Costantinopoli. Guidata da Alcuino sotto le direttive di Carlo Magno, la Riforma Liturgica  mischiò il Messale Romano con quello Gallicano creando una liturgia ibrida che poi si diffuse in tutto l'Impero, ebbe fra le sue manifestazioni lampanti l'uso del canone di consacrazione silente e l'uso del pane azzimo. Tutto questo è magistralmente descritto nei volumi Storia della Chiesa di Francia e Papismo Eretico del padre René ( poi Vladimir ) Guettée, un prete cattolico divenuto poi ortodosso nella metà del 1800. 

La controversia del X secolo: Niceta Pettorato

Il pane azzimo - o ostia - è da sempre stato usato anche dalla Chiesa Armena, fin dai primissimi secoli. Il teologo greco e monaco studita Niceta Stethatos (1005-1090 d.C.), che significa "pettorato", epiteto dato dall'Imperatore Costantino IX Monomaco al teologo noto per la sua verve,  iniziò un trattato diviso in cinque parti nelle quali entrava in polemica contro il Patriarca Cerulario, contro gli Armeni, e contro i Latini. Ci è giunta solamente la quinta parte, quella contro i Latini. Nel 1054 difatti, deposte le sue antipatie per il patriarca - il quale a sua volta aveva criticato alcuni aspetti dei Monaci Studiti - si schierò a favore del Patriarcato Ecumenico nella disputa con il cardinale Umberto di Silvacandida, l'apocrisario papale in Costantinopoli. 
Il teologo Niceta ci spiega come il pane azzimo nella teologia armena sia una loro introduzione liturgica volta a ricordare l'unica natura di Cristo, fatto per il quale essi si allontanarono dalla comunione ecclesiale con la Pentarchia nel Concilio di Calcedonia (451 d.C.). Quindi, secondo la prospettiva di Niceta, adottata poi dal mondo ortodosso, i cattolici si sono macchiati di monofisismo nella loro Cristologia. Difatti Niceta Pettorato nella sua argomentazione parla del perché il pane deve essere lievitato, ossia "normale":
a) epiusion: "dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Padre Nostro). Il pane che si mangia a tavola (quotidiano) è normalmente lievitato. A meno che non si mangi un kebab. 
b) homousion. Consustanzialità. Il Cristo partecipa delle due nature, con noi in quanto umanità, e nel Padre nella sua divinità. 
c) perìusion. Specificità. Dio scelse il pane azzimo per il popolo ebraico dell'antica alleanza, e Cristo nell'Ultima Cena mangiò e benedì del pane "normale" per la Nuova Alleanza. Noi siamo il popolo eletto della Nuova Alleanza in quanto cristiani, e il pane lievitato è il simbolo dell'Unione intima con Lui nella pienezza della Fede da lui impartita agli Apostoli.
Niceta spinge molto, nel suo trattato, sul tema della perìusion, spiegando appunto come le conseguenze del rigettare il pane "comune" sia un rigetto dell'integrità dell'insegnamento della Chiesa Indivisa. Inoltre, approfondisce una lettura filosofica del lievito, rendendolo simbolo dell'anima che cresce (lievita) a contatto con il Cristo. Il pane azzimo sarebbe, in sostanza, un corpo senz'anima.. Niceta passa poi all'attacco diretto contro i Latini ( ormai Cattolici ) dicendo che, se si rigetta il Pane Lievitato dato da Cristo ai suoi discepoli, si rigetta la Nuova Alleanza e si ritorna nella condizione dei giudei che offrivano pane azzimo nel Tempio.
Tutt'oggi, le differenze sull'uso del pane eucaristico sono fonte di divisione fra le varie Chiese. 

Gli attuali usi del Pane Eucaristico nelle confessioni Cristiane

 Mondo Occidentale:
Anglicani, Luterani e Cattolici usano le ostie, ossia dei dischetti di pane azzimo molto compresso. Alcune chiese luterane usano una sorta di pagnotta vera e propria. 

 Chiese Ortodosse 
I Copti, gli Etiopi, gli Assiri e le Chiese Ortodosse "bizantine" ( russi, greci, romeni, serbi, bulgari e loro dipendenti) utilizzano la prosfora, ossia pane lievitato accuratamente lavorato. Il pane viene tagliato col rito di preparazione ( proscomidia) e infine unito al Sangue di Cristo, e i fedeli si comunicano col làbis, il cucchiaio eucaristico. I copti, pur usando la prosfora, danno prima il Corpo singolarmente, e poi il calice singolarmente.

Gli Armeni 
La Chiesa Apostolica Armena utilizza una sorta di pane azzimo molto particolare, tradizione millenaria ante-cristiana, simile ad una piadina. Viene tagliato in forme utili per essere poi dato ai fedeli "inzuppandolo" nel calice prima di passarlo direttamente nella bocca del fedele. 












FONTI
ANDREW LOUTH, Greek East and Latin West, st. Vladimir Seminary press
Santi e Beati, sito web
PAPADAKIS, The Christian East and the Rise of the Papacy, SVSP.
VLADIMIR (René) GUETTEE, The Heretical Papacy (1874)



giovedì 23 aprile 2015

Matrimonio e presbiterato: i "requisiti" della presbitera

Nota del blogger:
L'articolo che segue è tratto dal sito "Good Guys wear black" che si occupa della compagine culturale dell'essere preti, insegnando molte cose carine, vi consiglio di darci un'occhiata. L'articolo ufficiale in inglese è questo ma io ho tagliato alcune parti e ho reso il tutto più snello, trattandosi di fatto di diritto canonico, una materia poco digeribile. 
La parola "presbitera" è il lemma che traduce il greco presbytera e il russo matushka, significa "moglie-di-prete" ( ed è più pulito ed aulico come sostantivo piuttosto che la sua perifrasi esplicativa) e NON "sacerdotessa"

Requisiti canonici

Dal punto di vista scritturale sono pochi i riferimenti ai vescovi/presbiteri e ai diaconi e alle loro mogli. Nelle Lettere di Paolo 1Timoteo e Tito, nelle quali si traccia il profilo dell'uomo di famiglia e del padre della comunità, ma soprattutto il primo e grande contenuto propriamente "canonico":
Bisogna che (l'uomo) sia marito di una sola moglie.
Questo implica fortemente che il requisito di base sia "essere sposati", ed è un punto di partenza imprescindibile per l'ordinazione. Spesso sorgono appelli da persone divorziate e risposate con giustificazioni quali "la mia ex moglie non era ortodossa" oppure "neppure era cristiana", ma san Paolo parlava ai convertiti dal paganesimo, e indica l'indissolubilità del proprio matrimonio come base: un prete dev'essere d'esempio per il proprio gregge.
Nota del blogger: se poi i Vescovo tramite il proprio potere di economìa garantisce in modo diverso, non c'è nulla che tenga, il Vescovo scioglie e il vescovo lega
Ad ogni modo, il Canone Apostolico 17 ammette che, se la precedente moglie non era battezzata, il matrimonio non aveva avuto effetto sacramentale, quindi non è esistito.
In 1Timoteo 3:11 san Paolo traccia il profilo umano della moglie del chierico:
(Che la donna) parimenti sia dignitosa, non maldicente, sobria, fedele in ogni cosa
La moglie del chierico non deve essere una donna frivola, deve conoscere e aiutare il marito nell'esercizio dei suoi doveri e dei suoi obblighi presbiteriali, e dev'essere capace di sopportare la vita di chiesa senza dare mai occasione di scandalo perché non c'è cosa più semplice, per una moglie di prete, che essere il primo pettegolezzo della chiesa.  :
che (il sacerdote) governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio? (1Timoteo 3:4-5)
E, per la famiglia in generale, è cosa buona che i diaconi e i sacerdoti abbiano figli ubbidienti in tutto.

La famiglia del sacerdote


Le famiglie del clero sono d'esempio per tutta la comunità parrocchiale. Questo comporta una grande crisi personale e familiare soprattutto a carico dei bambini e della moglie, ma se il sacerdote è in grado di far fronte tempestivamente allo stress coniugale, tutto si può risolvere. Nelle società scristianizzate come le nostre è davvero dura sopportare il peso dell'esempio: la famiglia vorrà rientrare nello standard culturale che gli è proprio, vorrà essere "come tutte le altre" anche se questo è, in termini di società odierna, un'adeguamento alla prospettiva non cristiana della vita e non conforme ai dettami del vivere evangelico. La famiglia deve rimanere unita e cercare di opporsi al consumismo e alla mollezza spirituale in armonia.

Se il matrimonio non funziona, il sacerdote non deve vergognarsi nel prestarsi a sedute psicologiche o di counseling familiare, e tentare in ogni modo di recuperare il rapporto.
La famiglia del sacerdote è tenuta a osservare i digiuni e i tempi di magro (anche d'astinenze coniugali) prescritti dai canoni della propria Chiesa Madre di riferimento. Il Sacerdote deve indossare l'abito talare - la tonaca - in ogni sua uscita fuori dalla propria abitazione, e non si vergogni se accompagna in qualche luogo la moglie. E la moglie gli ricordi sempre con dovizia e affetto il dovere dell'abito.

Il divorzio del chierico

I canoni sono molto severi in questo. Il sacerdote non può chiedere il divorzio, a meno che la moglie non lo abbia tradito DOPO la sua ordinazione: allora per non permanere in una relazione guastata, la lasci.( Neo-Cesarea, canone 8). Se il vescovo vede che l'amore è oggettivamente morto, può sciogliere la donna dal vincolo del matrimonio - con penitenza - e monacare il sacerdote.
Se il laico candidato agli ordini viene tradito dalla consorte PRIMA dell'Ordinazione, egli non può ricevere i sacri ordini.

Nota del blogger:
Fra preti, aiutatevi.


Cosa sono gli UFO ( Serafim Rose)

Qual è il significato del fenomeno Ufo? Perché è apparso proprio in questo momento storico? A cosa mira?
Innanzitutto, tale fenomeno fa parte di una sorprendente diffusione di eventi "paranormali" che solo fino a pochi anni fa la maggior parte delle persone li avrebbe considerati come una specie di "miracoli". Il Dr. Vallee, in The Invisible College, esprime una valutazione laica di questo fenomeno: "le osservazioni di eventi insoliti irrompono improvvisamente a migliaia nel nostro ambiente", causando "uno spostamento generale dei modelli di credenze dell'uomo e del suo intero rapporto con l'invisibile"; "qualcosa sta accadendo nella conoscenza dell'uomo"; la stessa "potente forza che in passato ha influenzato la razza umana, lo sta facendo nuovamente". Nel linguaggio cristiano ciò vuol dire: una nuova pervasione demoniaca sta compenetrando il genere umano. Dal punto di vista cristiano apocalittico, possiamo notare che la potenza che finora ha trattenuto l'ultima e più terribile manifestazione dell'attività demoniaca sulla terra è stata tolta di mezzo (2 Tessalonicesi, 2, 7). Il governo cristiano-ortodosso, l'ordine pubblico (il cui principale rappresentante sulla terra era l'imperatore ortodosso) e la visione ortodossa del mondo cristiano non esistono più nel loro complesso, e Satana è stato "liberato dal suo carcere", dov'era tenuto per grazia della Chiesa di Cristo, al fine di "ingannare le nazioni" (Apocalisse, 20, 7-8) e prepararle a venerare l'anticristo alla fine del mondo. Forse mai, dall'inizio dell'era cristiana, i demonii sono apparsi così apertamente ed estesamente come oggi. La teoria dei "visitatori dallo spazio" è solo uno dei tanti pretesti che stanno utilizzando per far accettare l'idea che "esseri superiori" possano farsi carico del destino del genere umano.
In secondo luogo, gli Ufo non sono che la più recente delle tecniche medianiche con cui il diavolo guadagna iniziati nel suo regno occulto. Sono un segno terribile che l'uomo è diventato suscettibile all'influenza demoniaca come non era mai successo nell'era cristiana. Nel XIX secolo, di solito, era necessario cercare le camere per le sedute spiritiche per entrare in contatto con i demonii, mentre ora basta guardare verso il cielo (generalmente di notte, è vero). L'umanità ha perso ciò che rimaneva dell'insegnamento cristiano acquisito finora, mettendosi passivamente a disposizione di qualsiasi "potere" scenda dal cielo. Il nuovo film, Incontri ravvicinati del terzo tipo, è una sconvolgente rivelazione di quanto superstizioso l'uomo "post-cristiano" sia diventato – pronto in un attimo, e senza discutere, a prender per buoni e a seguire ovunque demonii ben mascherati.
In terzo luogo, il "messaggio" degli Ufo è: prepararsi alla venuta dell'anticristo; il "salvatore" del mondo apostata sta arrivando per governarlo. Forse lui stesso arriverà attraversando l'aria, per completare la sua imitazione di Cristo (Matteo, 24, 30; Atti, 1, 11); forse solo i "visitatori dallo spazio" atterreranno per offrire il culto "cosmico" al loro maestro; forse il "fuoco dal cielo" (Apocalisse, 13, 13) sarà solo una parte dei grandi spettacoli demoniaci degli ultimi tempi. In ogni caso, il messaggio per l'umanità contemporanea è: aspettarsi la liberazione non dalla rivelazione cristiana e dalla fede in un Dio invisibile, ma dai veicoli spaziali.
[...] Siamo vicini alla fine di questa spaventosa era del trionfo e dell'esultanza demoniaci; nel momento in cui i misteriosi "umanoidi" (altre maschere dei demonii) sono diventati visibili a migliaia di persone, con i loro assurdi incontri hanno preso possesso delle anime di quegli uomini dai quali la grazia di Dio si è allontanata. Il fenomeno Ufo è un segno che invita i cristiani ortodossi a camminare con ancora più cautela e sobrietà sulla via della salvezza, sapendo che possiamo essere tentati e sedotti non solo da false religioni, ma anche da oggetti apparentemente fisici che catturano l'occhio. Nei secoli precedenti, conoscendo le astuzie del diavolo, i cristiani erano molto più cauti di fronte a fenomeni nuovi e inconsueti; ma dopo l'epoca moderna del cosiddetto "illuminismo", la maggior parte delle persone è diventata curiosa riguardo a tali cose e le ha inseguite, relegando il diavolo in un regno per metà immaginario. La conoscenza della vera natura degli Ufo può quindi essere d'aiuto per risvegliare i cristiani ortodossi ad una spiritualità consapevole e cosciente della visione del mondo ortodossa, che non è facile seguire dopo le idee alla moda dei nostri tempi.
Il cristiano ortodosso vive in un mondo che è chiaramente degenerato; sia la terra sia le stelle sono ugualmente lontane dal paradiso perduto per il quale sta lottando. Egli fa parte di un'umanità sofferente che discende da Adamo, il primo uomo, e tutti allo stesso modo hanno bisogno della redenzione offerta liberamente dal Figlio di Dio attraverso il suo salvifico sacrificio sulla Croce. Egli sa che l'uomo non si "evolve" in qualcosa di "migliore", né ha alcuna ragione di credere che ci siano esseri "altamente evoluti" su altri pianeti; ma sa bene che nell'universo ci sono davvero "intelligenze superiori" oltre a lui, e che queste sono di due tipi; egli si sforza di vivere con quelle che servono Dio (gli angeli) ed evita il contatto con quelle che hanno respinto Dio e si adoperano, con invidia e cattiveria, per attirare l'uomo nella loro disgrazia (i demonii). Egli sa che l'uomo, per egoismo e per debolezza, e senza la lotta della vita cristiana, è visibilmente incline a seguire l'errore e a credere nelle "favole" che promettono un contatto con uno "stato evoluto" o con "esseri più evoluti" – esattamente come una fuga dalla lotta della vita cristiana. Diffida delle sue capacità di vedere attraverso gli inganni dei demonii, e quindi si aggrappa ancor più saldamente alle Scritture e ai princìpi patristici che la Chiesa di Cristo offre per la sua vita. Solo così si ha la possibilità di resistere alla religione del futuro, la religione dell'anticristo, in qualsiasi forma si presenti; il resto del genere umano, salvo un miracolo di Dio, è perduto.

Fr. Seraphim Rose, Orthodoxy and the Religion of the Future

(trad. it. a cura di Ludovica Gionta)

martedì 21 aprile 2015

La Chiesa Bulgara verso la riunificazione canonica (news)

20 aprile 2015 - Sofia


Secondo quanto riportato da Prasvolavie, il famoso canale internet russo ortodosso,  pare che lo Scisma interno alla Chiesa Ortodossa Bulgara si stia avviando alla sua conclusione. il Sinodo Alternativo, dopo molti anni di errori, sta finalmente ricominciando il suo avvicinamento canonico.
Lo Scisma nacque nel 1992 dopo che il Ministero per gli Affari Religiosi affermò che l'elezione del Patriarca Maxim era illegale, avvenuta su incitamento comunista. Un  gruppo di vescovi si sollevò e dichiarò lo scisma. La caduta del regime comunista nel 1989  creò una sorta di "pulizia culturale" nella quale tutto ciò che era stato toccato dal comunismo veniva citato come assolutamente indegno e da distruggere. Nel 1996 questi vescovi dissidenti si riunirono e crearono il proprio patriarca, ma il Sinodo Panortodosso del 1998 riconobbe Maxim come legittimo patriarca e i dissidenti furono proclamati scismatici.
Oleksandr Sagan, il portavoce di Religious News Service in Ucraine, nell'intervista del 20 aprile 2015 ha affermato che il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I sta avendo un ruolo di primo piano nella riunificazione delle due parti, al momento ancora abbastanza aggressive le une contro le altre. 
Lo stesso governo bulgaro entrò nella questione fin dal 1998: l'allora presidente Stoyanov tentò di riconciliare i due sinodi proponendo l'elezione di un nuovo patriarca "post-comunista", a sinodi riuniti, ma a nessuno dei due partiti piacque la proposta. Il patriarca del Sinodo Alternativo Bulgaro morì nel 1999. Nel 2008 un secondo patriarca alternativo, Innokentij, fu eletto dai vescovi dissidenti e Innokentij ebbe un tentativo personale di riconciliazione con la Chiesa Bulgara nel 2010, ma i suoi vescovi non approvarono e non firmarono il ritorno alla Chiesa Ortodossa Bulgara. In quest'ultimo anno, molti vescovi e gran parte del clero dissidente ha firmato l' << abiura dalla dissidenza >> ed è stato reintegrato nel Patriarcato di Sofia, quindi si pensa che presto lo Scisma verrà riassorbito de facto.


La nascita della Chiesa Ungherese (Storia della Chiesa)

Gli Ungari, o Magiari, erano uno dei tanti popoli venuti dall'Asia e calati in Europa durante l'Alto Medioevo, al seguito di capi-tribù dediti alla guerra. Si fecero conoscere nel 930 quando, assieme ai Peceneghi, assalirono la Tracia puntando a Costantinopoli ma furono ricacciati indietro dall'esercito imperiale. Il primo tentativo di cristianizzarli avvenne nel 920 a opera di un missionario di nome Gabriele, ma non ebbe i risultati. Nel 948 un capo magiaro di nome Bulcsù andò a Costantinopoli e chiese di farsi battezzare, e il suo padrino fu Costantino Porfirogenito, ma apostatò abbastanza presto perché fu uno dei Leader catturati dopo la sconfitta magiara di Regensburg. Nel 953 d.C. un altro capo-tribù, Gyula, raggiunse la seconda Roma per essere cristianizzato, e questa volta dopo il battesimo partì dietro al condottiero anche un monaco, Ieroteo, il quale fu fatto vescovo dal Patriarca Teofilatto affinchè potesse seguire gli sviluppi della nazione nella quale si stava trasferendo.

la fondazione della chiesa di Obuda a opera del beato Re Stefano 



Altri capì-tribù si convertirono fra i quali spicca il nome di Géza, e il battesimo - avvenuto nel 995 - che avvenne secondo le cronache polacche al seguito della forte influenza della moglie Adelaide, sorella di Miezko I il primo re cristiano dei polacchi, comportò per tutto il paese magiaro la conversione, anche forzata. La regina Adelaide, forte bevitrice, bellissima e ottima cavallerizza secondo le cronache, spinse il coniuge nell'orbita latino-germanica forse vedendo l'opportunità di una alleanza con la neonata Polonia e con l'Impero Germanico. Il figlio di Géza, Vajk, prese anch'egli il battesimo con rito latino definendo ormai l'assetto liturgico e popolare del paese, allineatosi con l'area occidentale della Chiesa Indivisa. Vajk è conosciuto universalmente come il Santo Re Stefano I dei Magiari, il quale unirà la sua gente in uno stato stabile e fonderà molte chiese e monasteri, sposandosi con Gisella di Baviera ed entrando così nell'orbita delle sclavinie, ossia i regni "barbari" cristianizzati e civilizzati, indipendenti dai due imperi. Nel 1001 Otto III e il Papa gli inviano la corona benedetta e il documento che attesta il suo essere Re, con la speranza - disillusa come coi Polacchi - che i barbari definissero il loro regno vassallo dell'Impero d'Occidente. 
Fra le più grandi strutture inaugurate da santo Stefano abbiamo il monastero benedettino di Pécsvàrad (1015 d.C.) e la chiesa di Obuda, come riportato dal Chronicom Pictum (P042).  Dal punto di vista ecclesiologico, i vescovi tedeschi, cui il Papato aveva concesso l'esclusività delle missioni latine, si impuntarono con la legittimazione della loro presenza in Ungheria e nel 973 Wolgang, Vescovo di Regensburg, ottiene la rettorìa dell'intera Ungheria. Il Re Stefano riuscì a convincere il papa Silvestro II ad innalzare il vescovato ungherese di Esztergom ad Arcidiocesi così da rendere la Chiesa Ungherese indipendente dai tedeschi, pur nell'obbedienza alla sede romana: la semi-autocefalia venne concessa con facilità e l'Arcivescovo di Esztergom, Lazlo, creò altri dieci vescovi per le nuove diocesi. Il Re Stefano si occupò della costruzione di un altro monastero sulla Collina di S. Martino, e la capitale fu spostata ad Alba Regia, antica città romana ricostruita dal sovrano illuminato. Stefano si occupava personalmente di selezionare abati e vescovi che Lazlo gli proponeva. Egli scrisse anche il codice di leggi e obbligò la domenica qual giorno di festa: fra le sue altre opere è segnalata dai cronisti dell'epoca l'edificazione di una strada diretta verso la Terra Santa. I cronisti suoi contemporanei furono esterrefatti dalla velocità con cui Stefano cristianizzò la sua terra nella più completa pace e accondiscendenza popolare. Ralph Glaber, nella sua Historia, scriverà: "il popolo dei magiari, un tempo temuto per la sua sete di sangue, adesso a buon diritto fa parte della Cristianità, perché si è purificato nel Sangue di Cristo. Accogliamoli dunque come fratelli e sorelle".

la mano incorrotta del Re Stefano d'Ungheria

Il Re Stefano d'Ungheria morirà nel 1038 d.C. e verrà santificato cinquant'anni dopo dalla Chiesa di Roma: la sua mano, la reliquia incorrotta, riposa nella Cattedrale di Santo Stefano  (eretta a sua memoria) a Budapest. 

fonti:
ANDREW LOUTH, Greek East and Latin West, St. Vladimir Seminary press
THOMAS HEAD, Medieval Hagiography, p.375-377, Routledge

lunedì 20 aprile 2015

Julian Joseph Overbeck, il primo "ortodosso latino" della Chiesa Ortodossa moderna

Breve nota biografica: Chi fu J.J. Overbeck 
Il dottor Julian Joseph Overbeck (1820-1905) è considerato dalla Chiesa Ortodossa il pioniere del rito occidentale. Prete romano-cattolico tedesco, abbandonò l'abito talare per sposarsi e si trasferì in Inghilterra ove lavorò come professore di lingua tedesca alla Reale Accademia Militare di Londra dal 1863 fino alla morte.  Dopo essersi avvicinato al Luteranesimo e aver constatato che le sue prospettive erano state disattese, incontrò la Chiesa Ortodossa con la quale iniziò un prolifico dialogo che si concluse nel 1865 quando venne accolto nella Chiesa dell'Ambasciata Russa londinese dal presbitero Eugenio Popov, allora cappellano presso la prestigiosa sede diplomatica. Il professor Overbeck non poté divenire mai presbitero poiché il suo matrimonio era avvenuto dopo la sua ordinazione cattolica ( ritenuta valida dalla Chiesa Ortodossa Russa), ma fu un notevole esponente laico della proto-ortodossia britannica. 
Overbeck iniziò a trattare di rito occidentale con metodo organico fin dal 1867 quando scrisse i libri Catholic Orthodoxy and Anglo-Catholicism e The Orthodox Catholic Review ma non ottenne il favore del metropolita Filarete, suo superiore gerarchico, alla richiesta dell'implementazione di una chiesa ortodossa di rito latino.Nel 1870 il dottor Overbeck fu invitato a S. Pietroburgo dal Santo Sinodo perché le sue tesi vennero prese in considerazione. Nel dicembre dello stesso anno, la Liturgia rivista da lui portata in esame venne ufficialmente accolta dal Sinodo della Chiesa Russa: nasceva il nucleo di quello che adesso è il Sacramentario Gregoriano in uso presso la ROCOR. Overbeck divenne molto critico con quei convertiti occidentali che si univano alle parrocchie di rito bizantino invece di chiedere la creazione di chiese latine, ma i suoi sforzi furono sempre invalidati. Nel 1876 il dottor Overbeck ottenne una udienza con Gioacchino III Patriarca Ecumenico nella quale gli espose i suoi progetti, ma il Patriarca si limitò ad una tiepida approvazione senza dare luogo ad alcun seguito pratico. 
Overbeck morì nel 1905 senza aver visto nascere la sua agognata Chiesa Ortodossa Occidentale, ma il suo sogno si è avverato parzialmente nel nuovo millennio quando la Chiesa di S. Edmondo Martire della ROCOR ha assunto il rito latino. 
Il teologo Georges Florovskij, eminente professore dell'Istituto San Sergio, ha commentato nel modo seguente l'opera del dottor J.J. Overbeck:
" Il suo non fu solo un sogno. La questione risvegliata da Overbeck ha il suo perché, e probabilmente la visione di Overbeck è più grande di quello che Overbeck stesso comprese di essa." (1)

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1) GEORGES FLOROVSKIJ, Orthodox Ecumenism in Ninetheenth century, St. Vladimir Seminary Quarterly, n.3-4, 1956. 

Predisporre il corpo alla preghiera (Metropolita Hilarion Alfeev)

L'originale in inglese è consultabile qui.

Nella pratica ascetica della Chiesa Antica, erano usati varie pose, e vari gesti e posizioni. La gente pregava in piedi, o nella posizione nota come "posizione di Elia", in ginocchio su un ginocchio solo, con la testa piegata in avanti, oppure sdraiati proprio al suolo, o ancora in piedi con le mani alzate, oppure in ginocchio con le braccia tese verso l'alto ( come fanno tuttora gli etiopi, ndt). Le prostrazioni sono sempre state un gesto importante della preghiera, sia complete che ripetute in ginocchio, e anche il segno di croce.
Di tutte le pratiche devozionali del corpo durante la preghiera, solo poche sono giunte ai nostri giorni. Solitamente, la preghiera in piedi o in ginocchio accompagnata dai segni di croce e dagli inchini.
Perché è importante che il corpo partecipi alla preghiera? Perché non possiamo pregare con lo spirito mentre il corpo sta seduto in poltrona o sdraiato sul letto? In linea di principio si può pregare sia seduti che sdraiati, e ciò avviene nelle circostanze particolari, come in viaggio o quando si è malati. Ma quando si può è bene che il corpo assuma le posizioni che la preghiera della Chiesa Ortodossa insegna. Perché il corpo e lo spirito compartecipano nell'uomo e sono legati in modo indissolubile, e lo spirito non può agire in maniera completamente  libera dal corpo. Non è un caso che gli Antichi Padri dicessero: " se il corpo non partecipa alla preghiera, essa rimane senza frutto." 
Se entrate in una chiesa ortodossa durante la Grande Quaresima, vedrete sempre qualcuno che cade in ginocchio, si rialza, e poi di nuovo si prostra a terra. E così vanno avanti per tutta la durata del divino officio. Sentirete una particolare intensità in questa officiatura, che le persone non stanno semplicemente recitando preghiere, ma lavorano nella preghiera, vivono come una ascesi eroica (podvig) nella loro preghiera. 
Se invece andate in una chiesa protestante, vedrete come si cantano bene i salmi e le letture, ma tutti sono seduti, nessuno si segna, nessuno si inchina, poi alla fine del servizio tutti escono. Confrontate in termini di intensità di preghiera questi due tipi di servizio liturgico, quello ortodosso e quello protestante.
Le persone pregano Dio, ma in modo differente. Questa differenza si vede anche dalla qualità e dai modi in cui la preghiera è svolta; e le prostrazioni aiutano molto la preghiera. Quelli fra voi che al mattino e alla sera pregano inchinandosi una o due volte già possono confermare quello che dico, che sentono una forza spirituale pervaderli. Il corpo si raccoglie, e quando ciò avviene anche la mente e lo spirito trovano più facile raccogliersi e lavorare interiormente in modo più naturale. Durante la preghiera segniamoci spesso, sopratutto quando diciamo "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" oppure quando pronunciamo i nomi del Salvatore. Tutto questo è necessario perché la Croce è l'arma della nostra salvezza. Quando il segno della croce è su di noi, la potenza di Dio si rende manifesta nel nostro essere.

S.E.R. Metropolita Ilarione Alfeev 

sabato 18 aprile 2015

L'angolo delle icone in casa

Le Icone, simbolo dell'Ortodossia della Fede contro l'eresia iconoclasta, sono un attributo immancabile in una casa cristiana. Sempre più cattolici ad esempio ne fanno uso, e gli Ortodossi debbono sempre avere, in ossequio alle antiche usanze, un angolo della casa preposto alla loro esposizione e venerazione. Anticamente, quando un visitatore entrava in una abitazione, per prima cosa raggiungeva l'angolo delle icone e le baciava, e poi baciava le guance del suo ospitante. Quest'angolo delle icone non può essere fatto a caso, né le icone possono essere disperse per casa come se fossero quadri,  anche se è uso tradizionale avere una icona in ogni stanza della casa - la mia bisnonna, ad esempio, da buona cattolica, metteva un crocefisso e una litografia della Madonna in ogni stanza. 


un piccolo angolo delle icone

Nell'uso classico e tradizionale che mi hanno insegnato, l'angolo delle icone o iconostasi domestica si trova sempre orientato ( quindi le icone stanno sul lato orientale della stanza) e deve essere sufficientemente lontano dal pavimento per non incorrere in spiacevoli incidenti quali animali, polvere, mani sporche dei bambini, etc. e nel frattempo non deve essere in un luogo inaccessibile poiché le icone si venerano ( non sono, appunto, quadri ) e vanno agevolmente prese e baciate durante le preghiere del mattino e della sera. L'angolo delle icone è quella finestra sul Paradiso dalla quale l'intera famiglia si sporge sulle realtà celesti per meditare assieme e per pregare prima di un viaggio, di un esame, o semplicemente per manifestarsi come famiglia ogni sera prima di andare a letto, dinnanzi a Dio. 
Quali sono le immagini sacre che non possono mancare?
A mio povero avviso, essenziali sono l'icona del Cristo Salvatore, l'icona della sua Sempre-Vergine Madre, e l'icona del santo tutelare della famiglia ( se ne avete scelto uno). Solitamente i russi pongono san Nicola e i greci pongono  San Giovanni Battista ( ma queste mie osservazioni sono pur sempre un  luogo comune, quindi non prendetele a oro colato). Sta poi alla vostra pietà personale sistemare il pleroma dei santi della Chiesa, o l'icona dei santi Angeli assieme a quelle imprescindibili della Fede. Possiamo - anzi, dovremmo - avere in casa i santi che hanno illuminato la nostra terra, ad esempio per un cittadino milanese trovo imprescindibile sant'Ambrogio, così come a Ravenna non può mancare l'icona di Sant'Apollinare, o a Palermo non può mancare nell'iconostasi domestica un'immagine di santa Rosalia. Non riuscite a trovare una icona del vostro santo prediletto, o del santo del quale portate il nome? pregatelo affinchè il Signore vi mandi una sua icona, altrimenti è sempre l'occasione giusta per chiamare un iconografo e farsela fare su commissione ( finanze permettendo). Chi volesse adoperarsi per avere un angolo delle icone completo, il quale prende molto spazio e copre diversi metri di parete, può farsi la collezione completa delle icone delle dodici grandi feste, avere l'icona dei quattro arcangeli, del suo angelo custode, dei santi dei nomi della famiglia, e così via. L'angolo delle icone sarà completo con un evangeliario e la boccetta con l'olio benedetto.
Ricordo ancora una volta  che la cosiddetta "icona della sacra famiglia" non è ortodossa - ma è eretica - quindi non compratela e non veneratela a meno che non abbia i requisiti giusti di iconografia ( cfr. il mio articolo in proposito). Mi sento di consigliare anche la presenza di un Crocefisso sull'angolo delle icone, sia esso una icona della Croce, o proprio un Crocefisso fisico: meditare sui misteri della morte e resurrezione di Nostro Signore fa sempre bene. La disposizione delle icone domestiche non ha ruoli fissi come per le iconostasi ecclesiastiche, ma sarebbe bene che il Salvatore fosse al centro della composizione. 
L'angolo delle icone poi può essere decorato con fiori e drappi colorati, e sarebbe bene che una candela, o un lumino o una lampada ad olio ardesse sempre dinnanzi a queste icone, non importa che vi sia un lumino per ogni singola immagine, ma in ossequio al simbolismo delle candele non è cattiva cosa che una fonte di luce brilli dinnanzi al nostro Salvatore. Le foto dei santi contemporanei, sebbene non siano da odiarsi, non sono considerate icone, pertanto non sono venerabili: sulle icone di carta nulla da dire, sono pur sempre icone. Fatele incastonare in una bella cornice e ponete senza indugio a fianco a quelle dipinte.
Tenete sempre pulito il vostro angolo delle icone, e non scordatevi mai di passarvi davanti prima di uscire di casa, segnatevi e affidate al Signore la vostra giornata. 

venerdì 17 aprile 2015

Il Monastero di Mount Royal: Il Rito Benedettino nell'Ortodossia Contemporanea

Stati Uniti d'America, 1962. Al tempo della presidenza Kennedy, quattro monaci benedettini vetero-cattolici ( coloro che all'epoca del Concilio Vaticano I non accettarono il dogma dell'infallibilità papale) chiedono di essere accolti in seno alla Santa Chiesa Ortodossa. Questi monaci benedettini di New York celebravano già da tempo la data della Pasqua col calendario giuliano e predicavano il ritorno alla Fede dei padri e la fedeltà alla primitiva regola di San Benedetto da Norcia (VI secolo), Fondatore del Monachesimo d'Occidente. Non poterono che trovare accoglienza benevola nell'unica vera Chiesa, quella Ortodossa. Il Monastero prese il nome della Dormizione della Deipara di Mount Royal e fece il suo ingresso: i padri benedettini Emmanuel, John, Augustine e William vengono accolti il 27 marzo 1962 dal reverendissimo Dositeo Ivanchenko, Arcivescovo di New York ed Esarca della Chiesa Ortodossa Russa in America, con la benedizione a tutelare, proteggere e diffondere il Rito Occidentale nel mondo.(1) Nel 1975 il monastero passò sotto la tutela della ROCOR e il vescovo Nikon benedì nuovamente l'operato del monastero e permise il mantenimento dei suoi usi. 
Padre Augustine Whitfield, noto in  tutto il mondo ortodosso anglofono per i suoi articoli su molti temi, dalla morale alla teologia dogmatica fino all'ecclesiologia, fu eletto Abate della piccola congregazione che esiste tuttora. La sua dipartita segnò il triste inizio del declino e del disinteresse delle gerarchie americane per il Western Rite, ma che negli ultimissimi anni pare avere ritrovato il suo pubblico, visto che in Ottobre la ROCOR ha indetto un Convegno negli Stati Uniti per approntare un approccio serio e pragmatico alla sua diffusione. Ad ogni modo, la Missione di Mount Royal fu spostata a Jacksonville (Florida), sede tra l'altro di un importante centro di studi ortodossi, e altri due novizi si aggiunsero al numero dei monaci. Nel 2010 il reverendo padre Withfield passò a miglior vita e gli successe il reverendo Abate David Pierce. 
Il Monastero della Dormizione di Mount Royal presiede numerose missioni di rito occidentale ed è attivo nella produzione di libri e icone; alle sue officiature si celebra in slavonico e inglese.

GLORIA A DIO!


La chiesa 


I Padri nel giorno del loro ingresso in Ortodossia nel 1962

(1) sito in inglese: https://orthodoxwesternrite.wordpress.com/mount-royal-monastery/

mercoledì 15 aprile 2015

Icona di Cristo non si scioglie nell'incendio: miracolo negli USA

Uno spaventoso incendio è divampato nella parrocchia grecofona ortodossa di San Giorgio in Knoxville, Tennessee (Stati Uniti d'America) durante la notte e alla mattina, per celebrare solennemente il Mattutino Pasquale, i fedeli si sono ritrovati a dover pulire la chiesa in macerie, ma li ha accolti una sorprendente e gradita notizia: una icona del Salvatore è miracolosamente intatta.

"E' evidente che la quantità di calore era fortissima, perché il vetro che copriva l'icona si è fuso. Ma è semplicemente fantastico! Pregate per la chiesa di san Giorgio, ma come vedete, Dio è con loro!" ha esclamato il fotografo Troy Stavros. Uno studente di medicina e parrocchiano, Nicholas Nelson, ha precisato e quantificato i danni:
" Il legno ( questa icona è dipinta su legno ) brucia a 230 gradi celsius, ma per fondere il vetro ne occorrono circa 1500. E come vedete, l'icona è intatta! Questa icona ha dovuto sopportare una grandiosa fonte di calore. Secondo le leggi della fisica è impossibile. Il dipinto fatto con tempera d'uovo dovrebbe essere completamente carbonizzato. Ma questa è l'icona del Signore e Lui non ha voluto. Davvero non ho parole!"


Il Signore Gesù Cristo 

Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto ed è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.

Informazioni dal sitohttps://pravoslavljepzv.wordpress.com/2015/04/15/ikona-vatra/

martedì 14 aprile 2015

Parole di San Nectario ad un futuro sacerdote

tradotto dall'inglese da: http://www.impantokratoros.gr/saint-nekratiros-future-priest.en.aspx

CONSIGLI DI SAN NETTARIO DI EGINA AD UN FUTURO PRETE


Figli miei, se sarete un futuri preti, sarete una parte fondamentale del nostro paese sofferente. Dovreste essere orgogliosi di indossare la tonaca. Pregate l'Onnipotente che vi dia la forza di servire la Sua Chiesa, e che questa vocazione non sia un mero lavoro ma una missione che inizia sulla Terra e si conclude in Paradiso. Prestate attenzione, ve ne prego, a queste mie parole, che la vostra anima possa brillare con le eterne verità del Santo Evangelo... vorrei anche, Figli miei, che foste  fieri della nostra Ortodossia. L'Ortodossia è il nostro tesoro, la nostra perla preziosa, se voi lo vorrete. L'Ortodossia è la Luce che ci guida. E se mai perderemo questo tesoro la Luce che ci guida smetterà di brillare per il popolo e per la nazione. Ci sono molti aspetti del nostro tesoro che vorrei condividere con voi, ma ahimé il tempo è poco e non ci permette questa grazia. Avremo una possibilità, comunque, di continuare a esplorare questo tesoro nelle prossime letture. Oggi condividerò con voi questi pensieri che ho avuto. Figli miei, le vostre vite cominciano come una pura lastra d'ardesia. Spetta solo a voi decidere cosa vi sarà inciso sopra. Se vi saranno iscritte virtù e buone azioni, allora saliremo per gioire della nostra missione divina. Quindi, Figli miei, spero che vivremo tutti assieme come un'unica famiglia in Gesù Cristo. Dovremmo creare una sorta di Fratellanza spirituale. Io vi ho promesso che vi starò a fianco come padre spirituale. Come smetterò di istruirvi, inizierò a parlare di qualcosa che mi ha infastidito. Mi hanno detto che molti di voi sono senza barba. Perché avete gettato al vento questa meravigliosa tradizione? Non siate scossi dagli Europei. Noi siamo (greci) ortodossi con le nostre tradizioni, che vengono dagli Apostoli e dai Padri della Chiesa delle origini. Vi chiedo di seguire i loro esempi virili poiché tengo a voi. Fatelo in memoria delle lotte e delle sofferenze della Chiesa primitiva. Questo è, dopotutto, il minimo che possiamo fare. 

Il Patriarcato cristiano di Pechino fra storia e leggenda (Storia della Chiesa)

La nascita della Chiesa Cinese: il periodo Tang (599-995 d.C.)

Siamo solitamente portati a vedere l'espansione del Cristianesimo verso l'Ovest, verso Roma, verso la Gran Bretagna e il nord-Europa, ma spesso ci dimentichiamo dei missionari che camminarono fino all'Estremo Oriente, in India e in Cina, o in Eritrea e in Etiopia in Africa. Ebbene, oggi vi parlerò dello sviluppo che un ramo del cristianesimo - quello Nestoriano - ebbe nelle estreme propaggini dell'Asia.
Verso il VI-VII secolo dei missionari nestoriani provenienti dall'odierno Iraq si mossero dal loro Patriarcato di Ctesifonte verso la Cina, vi giunsero e iniziarono a tradurre i testi in cinese e a erigere monasteri e chiese in stile locale. L'esempio più bello conservatosi finora si trova a Xian, ove è conservata una stele che riporta in siriaco classico e cinese tradizionale il documento di fondazione e d'arrivo dei monaci iracheni per l'evangelizzazione. La spettacolare "orto-pagoda", un monastero ascensionale invece che orizzontalmente concepito, è ancora intatto nelle sue strutture ma purtroppo pesantemente degradato al suo interno per via della plurisecolare incuria.


L' ortopagoda di Xian ( VIII secolo )


Nell'anno 635 un missionario di nome Alopen arriva a Chang'an, la capitale sotto la dinastia Tang. Con l'abile dialettica tipica dei missionari, il monaco Alopen riesce a convertire niente poco di meno che l'imperatore di allora, Tai Zong (599-649 d.C.) chiamato poi "Il Giusto" dallo stesso popolo cinese a causa della sua giustizia ed equità, ottenendo la formazione dell'Arcidiocesi di Pechino che durerà a fasi alterne fino alle soglie del IX secolo.
La stele di Xian, datata 781 circa, riporta il nome del patriarca regnante, Hnanisho II, e un gran numero di clero, di circa settanta monaci, di due diaconi - Gigoi di Chang'an e Gabriel di Sarang - , e il nome di quattro vescovi: il Metropolita Adamo, il Vescovo Yohannan, e i "vescovi di campagna" Zargis e Yazbudzid. La stele recita << Il vescovo Hnanisho, che significa "Il Cristo è misericordia", governa e regge la brillante congregazione dell'Est.>>. 


L'Imperatore Tai Zong riceve un emissario dal Tibet.

Il periodo d'Oro: L'epoca Yuan (1251-1368)

Nel IX secolo avvenne il primo grande dramma, quando gli Imperatori proibirono il culto cristiano e condussero una ferocissima repressione che distrutte totalmente la presenza cristiana. Crollata la dinastia Tang, tollerante con le minoranze, il periodo torbido dei Dieci Regni devastò ogni presenza non tradizionale della regione. Sporadiche comunità nestoriane sopravvissero fino all'avvento della Dinastia Ming (XVI secolo) e Marco Polo stesso, nel suo Il Milione, ci narra della presenza cristiana lungo la via della Seta. Durante il Periodo Yuan ( 1271-1368) e durante la dominazione mongola in genere i cristiani nestoriani tornarono a godere di una certa libertà se non addirittura di favoritismi. Il Khan Mongke (1251-1259) innalzò il Cristianesimo quale prima religione del suo impero dopo aver sposato una nestoriana della tribù Kerait.  Nel 1295 il Khan Ghazan si convertì all'Islam, segnando la fine della breve età dell'oro cristiana, e riportando l'Arcidiocesi di Pechino nell'ombra delle catacombe. 
 La Chiesa Nestoriana ben presto divenne una minoranza abbastanza integrata in India e nell'Indocina: abbiamo notizia di un monaco di nome Adamo che aiutava un buddista a tradurre i testi buddisti dall'indiano al cinese. E' curioso notare come la parola "Buddha" ( Illuminato) traduca "Cristo" (Unto in greco) nelle traduzioni nestoriane cinesi.  Nel XIII secolo due missionari nestoriani cinesi, credendo che l'Occidente fosse pagano, compiono l'entusiasmante via della Seta fino all'Inghilterra, chiedendo e ottenendo udienza dal Re Edoardo I d'Inghilterra. Una sorta di Marco Polo all'inverso. Le comunità nestoriane si diffusero notevolmente in Mongolia ma l'adattamento culturale ( l'assenza di strutture fisse in luogo di tende-chiese secondo l'usanza nomade) e la violenza dei capi-tribù buddisti, fra i quali spicca Tamerlano che di cristiani fece vere e proprie ecatombi, non aiutarono la permanenza del culto cristiano nella regione. 

Affresco nestoriano raffigurante la Domenica delle Palme, chiesa di Qocho, Cina. (1)


 Un vescovo nestoriano Mongolo.

La guerra dei Taiping (1851-1864)


La Chiesa Nestoriana Cinese ebbe l'ultimo sussulto di gloria durante la Rivolta dei Taiping (1851-1864). In quegli anni un giovane uomo di nome Hong Xiuquan si proclamò Fratello-Minore di Gesù Cristo e fondò uno stato collettivista-cristiano nel sud della Cina, scatenando ovviamente la risoluzione armata del governo centrale. La guerra fu dolorosa e si protrasse per un decennio poiché l'impero Manchu era anche in lotta contro le potenze europee. Finita la guerra dell'oppio, nel 1864, inglesi e francesi soccorsero i loro ex-nemici consegnando così l'ultima fortezza cristiana nelle mani dell'Imperatore. Il Cristianesimo era estinto. La sanguinosa guerra è raccontata tra l'altro magistralmente nella pellicola Warlords ( I Signori della Guerra). 

Il partito dei Taiping prese su di sé le istanze dei socialisti cinesi, dei nazionalisti e delle frange sincretiste e cristiane sopravvissute agli eccidi storici. Hong Xiuquan nel 1851 prese possesso della città di Nanchino, rinominata poi Città Celeste (Tianjing) sul cui trono Hong Xiuquan si proclamò poi anche Re del Cielo (Tianwang).  Riorganizzò la struttura sociale creando il sovracitato collettivismo agrario e attuò una ripartizione generale dei beni, sfruttando l'inadeguatezza e l'arretratezza dell'esercito Quing-Manchu per assaltare la capitale Pechino nel 1855 ma l'esercito cristiano fallì. La mappa qui sotto mostra l'estensione del "Regno Cristiano" al suo momento di gloria nel 1854. Le classi sociali che componevano l'esercito-popolo Taiping erano perlopiù di bassa estrazione: minatori, contadini, ex-funzionari di basso livello. La maggior parte delle persone proveniva dalle etnie Cantonesi e Zhuang.



   
Il generale imperiale Quian Quinyun, dell'armata manciù Shan, conquistò con il soccorso dell'Impero Britannico nel 1864 Nanchino, ponendo fine alla guerra. La soppressione del cristianesimo fu totale e brutale. Nella sola provincia di Guangdong, il rapporto della polizia segnala un milione di morti ( China, Purcell Victor, 1962, pag.167).                                                                                                                                
Il trono celeste di Hong Xiuqan, il "Fratello di Cristo" a Nanchino.
Il Patriarcato nestoriano di Pechino finì tragicamente i suoi giorni, ma il Cristianesimo non è morto in Cina e adesso sta rinascendo sia per via cattolica che per via ortodossa. Pochi ancora sanno dei suoi trascorsi Nestoriani, ma è certo che l'interesse collettivo rinascerà quando il governo cinese permetterà ai restauratori di raggiungere gli antichi monasteri abbandonati.
                                      
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FONTI

Peasant Revolts in China, Jean Chesneaux
Mongolian Empire, C.P. Aptwood.
A History of Christianity in Asia, Samuel Hugh Muffat, volume I.
How Christianity's Eastern History was been forgotten articolo dell'Arcivescovo anglicano di Canterbury Rowan Williams, apparso sul sito della BBChttp://www.bbc.com/news/world-31173047
(1) Museum für Indische Kunst Dahlem, Berlin

domenica 12 aprile 2015

Sermone per Pasqua - San Giovanni Crisostomo


FRATELLI E SORELLE, CRISTO E' RISORTO!

Se uno è pio e amico di Dio, gioisca di questa festa bella e luminosa! Se è un servo riconoscente, entri lieto nella gioia del suo Signore. Se ha penato per digiunare, si goda ora il suo compenso. Se fin dalla prima ora ha lavorato, riceva oggi il giusto dovuto. Se uno è giunto dopo la terza ora, faccia festa, grato. Se è arrivato dopo la sesta ora, non dubiti, non perderà nulla. Se ha tardato fino alla nona, si faccia avanti senza esitare. Se è arrivato solo all'undicesima, non tema per il ritardo; poiché il Padrone è generoso, e riceve l'ultimo come il primo. Concede il riposo all'operaio dell'undicesima come a quello dell'ora prima, ha misericordia dell'ultimo, e approva il primo, dà a questi e fa grazia a quell'altro; accetta le opere e ha cara la volontà, onora l'azione e loda l'intenzione. Entrate tutti dunque nella gioia del nostro Signore: gli uni e gli altri, godete del salario! Ricchi e poveri, danzate in coro insieme! Astinenti e pigri, onorate questo giorno! Voi che avete digiunato, e voi che non avete digiunato, rallegratevi oggi: la mensa è ricolma, deliziatevi tutti; il vitello è abbondante, nessuno esca affamato; tutti gustate del banchetto della fede, tutti gustate la ricchezza della soavità, nessuno lamenti la povertà: è apparso infatti il regno che ci accomuna. Nessuno pianga per i peccati: il perdono infatti è sorto dalla tomba. Nessuno tema la morte: ce ne ha infatti liberato la morte del Signore; l'ha spenta Lui, che ne è stato trattenuto; ha depredato l'Inferno, Lui che è sceso all'Inferno; Egli l'ha amareggiato, quando quello gustò della sua carne. Lo previde Isaia, ed esclamò: L'Inferno fu amareggiato, incontrandoti là sotto. Amareggiato, e infatti fu annientato. Amareggiato, e infatti fu imbrogliato. Amareggiato, e infatti fu ucciso. Amareggiato, e infatti fu distrutto. Amareggiato, e infatti fu incatenato. Prese un corpo, e si trovò davanti Dio. Prese terra, e incontrò cielo. Prese quel che vedeva, e cadde per quel che non vedeva. Dov'è, o Morte, il tuo pungiglione? dov'è, o Inferno, la tua vittoria? È risorto Cristo, e sei precipitato! È risorto Cristo, e sono caduti i demòni! È risorto Cristo, e gioiscono gli Angeli! È risorto Cristo, e la vita trionfa! È risorto Cristo, e non c'è un più un sol morto nel sepolcro! Cristo infatti si è svegliato dai morti e si è fatto primizia dei dormienti. A Lui la gloria e il potere nei secoli dei secoli. Amen.

Discorsi Catechetici, S. Giovanni Crisostomo 

Cristo è risorto! Buona Pasqua di Resurrezione

venerdì 10 aprile 2015

Litanie alla Santa Croce - Latinità Ortodossa

suppliche a Gesù
responsoriali
Kyrie Eleison
Christe Eleison
Kyrie Eleison
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.

Invocazioni alla SS. Trinità
Il sacerdote canta la prima parte in rilievo, i fedeli rispondono la seconda.
Padre del Cielo, che sei Dio; Abbi pietà di noi miserabili peccatori.
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio; Abbi pietà di noi miserabili peccatori.
Spirito Santo, che sei Dio; Abbi pietà di noi, miserabili peccatori.
Santa Trinità, unico Dio; Abbi pietà di noi, miserabili peccatori.

Litania alla Croce
Rivolti all’icona della Croce o all’altare. Il sacerdote canta la prima parte in rilievo, i fedeli rispondono la seconda.
Fondamento della Chiesa, salvaci. 
Stendardo dei cristiani, salvaci. 
Redenzione degli uomini, salvaci. 
Venerazione degli angeli, salvaci. 
Sconfitta dei demoni, salvaci. 
Speranza dei peccatori,  salvaci. 
Conforto dei penitenti, salvaci.  
Allegrezza dei giusti, salvaci. 
Magnificenza dei re, salvaci. 
Vaticinio dei profeti, salvaci. 
Predicazione degli apostoli, salvaci. 
Fortezza dei martiri, salvaci. 
Sapienza dei dottori, salvaci. 
Porto dei naufragati, salvaci. 
Baluardo agli assediati, salvaci. 
Guida dei ciechi, salvaci. 
Soccorso dei deboli, salvaci. 
Sollievo degli afflitti, salvaci. 
Medicina degli infermi, salvaci. 
Resurrezione dei morti, salvaci. 
Gaudio dei sacerdoti, salvaci. 
Sostegno dei monaci, salvaci. 
Castità delle vergini, salvaci. 
Concordia dei coniugati, salvaci. 
Custodia dei bambini, salvaci. 
Istruzione dei giovani, salvaci. 
Direzione degli adulti, salvaci. 
Mèta dei vecchi, salvaci. 
Ricchezza dei poveri, salvaci. 
Moderazione dei ricchi, salvaci. 
Nutrimento degli orfani, salvaci. 
Protezione delle vedove, salvaci. 
Luce nelle tenebre, salvaci. 
Consiglio nei dubbi, salvaci. 
Difesa nei pericoli, salvaci. 
Principio della salute, salvaci. 
Strada della vita, salvaci. 
Distruzione del peccato, salvaci. 
Conservazione della grazia, salvaci. 
Misura della gloria, salvaci. 
Terrore dell'inferno, salvaci. 
Chiave del Paradiso, salvaci. 
Agnus
responsoriali, come le invocazioni. Il sacerdote dice la prima parte in rilievo, i fedeli rispondono la seconda.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Orazione:

S. O Signore Gesù Cristo, che con la Tua santa Croce hai redento il mondo spandendo sul legno beatissimo il tuo prezioso sangue, attraverso la meditazione della tua Morte e della gloriosa tua Resurrezione, rendici saldi nella fede e configgi i nostri peccati, così da poter essere puri e vivi nella fede e godere alla nostra dipartita della comunione nella schiera dei beati. Amen.