venerdì 22 maggio 2015

La statua miracolosa di San Giorgio a Kastoria ( Grecia )

Il blog Mystagogy del dott. John Sanidopoulos nel lontano 2010 ci informò della statua miracolosa di San Giorgio nella cittadina greca Ormoforklissia, a venti chilometri da Kastoria, il cui popolo sostiene essere santa e miracolosa. 
Le uniche notizie certe su questa statua sono che arrivò su un carro nel XIII secolo. Alcuni sostengono che fu scavata da un grande albero del villaggio; altri dicono che giunse come dono dall'Imperatore - non si sa quale - da Costantinopoli.
Il 23 aprile del 2010 questa statua fece parlare di sé poiché i fedeli della parrocchia la rivestirono con del vetro per proteggerla dall'umidità, ma San Giorgio apparve in sogno al rettore della chiesa dicendogli di togliere quel pannello. La gente del luogo afferma che se tu ti avvicini ad essa fermamente convinto della santità di san Giorgio, le tue monete rimarranno incollate sulla statua come se all'interno vi fosse un magnete. Studi sulla statua hanno confermato che nessun oggetto magnetico è stato inserito al suo interno. Questo video mostra ciò che la gente chiama "il miracolo del denaro".


La statua che fa parlare di sé 

Poiché la questione dell'iconografia tridimensionale nota come statuaria sembra essere ancora un dibattito, riporto questo link nel quale un sito ortodosso espone alcune note "icone-statue" comunemente venerate dal popolo ortodosso.


giovedì 21 maggio 2015

Sermone sull'Ascensione - San Cromazio d'Aquileia

San Cromazio fu vescovo di Aquileia nel IV secolo, visse fra il 340  e il 408 circa. Amico e collega di San Gerolamo, contrastò l'arianesimo nella sua giurisdizione e scrisse molte omelie, raggruppate nel testo dei 43 sermoni, recentemente ripubblicate dalla città nuova editrice.

Sermone 8 - per l'Ascensione 


san Cromazio predica - sagrestia del Duomo di Udine

La solennità di questo giorno porta con sé un dono festivo non trascurabile. Infatti in questo quarantesimo giorno dalla resurrezione, come avete udito dalla presente lettura, o carissimi, il Signore e Salvatore nostro è asceso ai Cieli  col suo proprio corpo, in presenza dei discepoli e dinnanzi ai loro occhi. Una nube lo sottrasse agli sguardi attoniti dei suoi discepoli, e così è salito in cielo, come narra la Scrittura. La nube accorse per onorare Cristo, non per aiuto ma per deferenza a Cristo e per offrire il servizio dovuto al suo Signore e Creatore. Certo, per salire al Cielo il Cristo non aveva bisogno di una nuvola, proprio Lui che insieme al mondo aveva modellato le nubi stesse. Così dice infatti Lui stesso impersonandosi nella Sofia: quando creava i cieli, io ero là; e mentre dava la consistenza alle nubi in alto, io ero accanto a Lui, come architetto (Prov. 8,27:30). Così sale al cielo dinnanzi agli occhi degli Apostoli, ma non per la prima volta. Sin dall'origine del mondo Egli era infatti sceso e risalito molte volte, per la prima volta in questo giorno Egli ascende ai Cieli col suo proprio corpo. Era appunto questo che gli Apostoli osservavano meravigliati: che il Cristo ascendesse al Cielo col corpo, quando ne era disceso senza. Ma perché sorprendersi della meraviglia dei discepoli, se anche le virtù celesti furono prese da stupore? E' questo infatti che Isaia vuol significare quando, impersonando i cittadini del cielo, dice Chi è costui che si avanza da Edom? la porpora delle sue vesti viene da Bosra; egli è splendido nella sua veste, riluce come il tino riempito dal torchio. (Isaia 63,1). 
Per Edom è da intendere la terra, per Bosra la carne. Questo destava la meraviglia degli angeli, il fatto che Colui il quale secondo carne era nato da una Vergine, colui il quale si era visto patire e venire crocefisso nella carne, ecco proprio lui saliva al Cielo con la sua stessa carne. Inoltre fu menzionato il torchio come chiaro riferimento alle sofferenze della Croce ch'Egli doveva subire. Sulla Croce il Signore fu come spremuto dal legno del torchio affinché versasse il Suo sangue per noi, e per questo la porpora delle vesti è detta di Bosra, e per questo Egli ci viene presentato splendido nella sua veste. La porpora delle vesti si riferisce al suo sangue, lo splendore dell'abito alla sua resurrezione gloriosa dalla morte nella stessa carne per cui aveva patito e versato il suo sangue glorioso per noi. (...)
Di più, quando si trasfigurò sulla montagna, i suoi abiti divennero candidi come la neve, perché risplendevano a causa del suo glorioso splendore. E anche non a caso si dice "le sue vesti" e non la sua veste, perché in effetti Cristo è il principe dei martiri ed è attorniato come da una corona di martiri come si trattasse delle sue vesti purpuree: per questo si dice la porpora delle sue vesti viene da Bosra.
(...) Fu una sorpresa per gli Angeli, uno sgomento per le Potestà superne che quella stessa carne di cui era stato detto ad Adamo polvere sei e polvere tornerai (Genesi 3,19) ormai non era più polvere ma una carne che saliva al Cielo. Cosa giovò al demonio la sua malizia? esso non ci volle vedere regnare in Paradiso, ma ci vede regnare nei Cieli con la nostra carne. Si meravigliarono le Virtù angeliche, che pure erano state presenti alla Resurrezione del Signore, e pertanto si gridavano l'un l'altro di aprire le porte dei Cieli così come dice il Salmista: spalancatevi, porte eterne, ed entri il re della gloria (Salmo 23) e le aprivano al Cristo vincitore, che tornava in Cielo dopo il vittorioso combattimento della Croce. Egli aveva infatti vinto il demonio, distrutto la morte, annientato il peccato, aveva sconfitto legioni di demoni e resuscitato aveva sottomesso la Morte. (...)
Se dunque la carne appartenente alla nostra natura è salita oggi al cielo nel corpo di Cristo, è giusto e doveroso che noi oggi celebriamo solennemente questo giorno e che in questa vita ci comportiamo in modo tale da meritare per la vita futura di divenire partecipi della gloria del corpo di Cristo nel Regno dei Cieli. 

San Cromazio d'Aquileia, vescovo e confessore della Fede

martedì 19 maggio 2015

La santità monarchica: i grandi re santi dell'Ortodossia

Elencare il numero di santi nobili e monarchi richiederebbe moltissimo spazio, e anche se sarebbe un'opera pia,un blog non è adatto quanto lo sarebbe un sinassario preciso e cartaceo. Mi limito a esporre la breve agiografia di tre santi monarchi che, in modo diverso ma accumunati dalla fede ortodossa, hanno reso onore alla Trinità vivendo le loro stato.
Gloria a Dio attraverso i suoi santi!

Il despota martire Jovan Vladimir ( Св. Јован Владимир )
Dopo la dissoluzione del grande principato di Rascia ( antico stato serbo ) le gerarchie serbe decisero di convertire anche gli ultimi pagani per cercare da una parte di allentare l'arrivo di missionari, sia per formare alleanze con l'Impero d'Oriente e con le città italiane. L'imperatore bizantino Giovanni I Zimisce ( 969-976) conquistò i territori e li assoggettò a Costantinopoli, Dopo una rivolta popolare nella quale i greci furono cacciati, il re Predimir divenne Despota della Duklja ( Doclea ) iniziando il Despotato di Doclea. In questo clima di violenze salì al trono il giovane despota Jovan Vladimir (970-1016) al quale si deve un'alleanza duratura coi bizantini la quale gli garantì i confini sicuri; si deve a lui la soppressione finale del paganesimo istituzionale dando al clero l'educazione del popolo; costruì chiese e monasteri e diede la preferenza al rito greco rispetto a quello latino, confluendo così nell'orbita del Patriarcato di Costantinopoli, atto che salverà la Serbia dalla futura eresia romana. Jovan Vladimir combatté anche l'eresia bogomilita nel suo regno. La sua devozione al Cristianesimo divenne argomento popolare di molte leggende e storie per bambini.
Nel 997 Samuele, capo dell'esercito del re bulgaro Roman I, succedette al suo re quale imperatore della Bulgaria e si proclamò imperatore anche di Costantinopoli, e iniziò l'ennesima guerra fra le due nazioni. Samuele invase la Doclea e un nobile serbo tradì il suo re. Lo Zar Samuele imprigionò così Santo Jovan e lo condusse a Prespa, vicino Ohrid, in Bulgaria. Là Jovan incontrò Kossara, la figlia di Samuele, la quale si innamorò del santo despota e ne chiese la liberazione. Samuele acconsentì e rimandò indietro la coppia quali despoti della Doclea libera. 
Il Re Jovan morì martire, ucciso all'interno di una chiesa appena ebbe ricevuto la Santa Eucaristia, ucciso a tradimento dal nobile Ivan Vladislav, il cui padre era stato ucciso da Samuele; per vendicarsi decise di colpire il pio despota. Fallita una imboscata, lo invitò a Prespa per un falso banchetto; intuendo per volontà divina della sua fine imminente, il despota Jovan entrò nella chiesa luogo del suo martirio e attese con pazienza la sua fine, assistendo all'officio divino. Come detto, si comunicò, rese grazie, e quando le truppe imperiali entrarono nel tempio, si mise in ginocchio e offrì la propria testa ai carnefici. Il corpo del santo re fu tumulato nella stessa chiesa in cui morì, nel 1016.
Il suo regno fu ereditato dallo zio Dragomir, principe di Travunia.

Santo principe Stefano il Grande ( Sf. Voivoda Stefan Cel Mare ) 
Al tempo in cui il popolo romeno era diviso in tre grandi principati, il voivoda ( principe ) Stefano di Moldova, vissuto fra il 1457 e il 1504, si distinse come esempio di virtù fra i governanti del suo popolo. Contemporaneo del principe Vlad III Tepes ( il conte Dracula ), il voivoda Stefan Cel Mare viene ricordato dal popolo ortodosso con tre aggettivi, buono, giusto e spirituale. Buono perché aveva misericordia del suo popolo sofferente e lo liberò da molte tasse e leggi ingiuste; giusto, perché punì i traditori del paese e i nobili violenti; spirituale, perché costruì molte chiese e monasteri in tutto il paese. Il suo regno durò 47 anni, nel quale combatté a lungo per la difesa dell'Ortodossia e del suo regno dalle angherie dei turchi e degli altri principi.
Nonostante fosse ferito alla gamba dopo la battaglia di Chilie, e nonostante gli avessero ucciso a tradimento la moglie e i quattro figli, il voivoda Stefano non perse mai la fede ma anzi rimase sempre un uomo la cui vita era incentrata sulla glorificazione costante di Dio e la cristianizzazione della propria vita, nonostante il suo stato di regnante non concedesse che continue occasioni di peccato.
Rimase vivamente impressa nella memoria dei contemporanei la lettera che egli inviò agli altri re cristiani occidentali nel 1475, dove racconta di come fermò da solo 120'000 turchi comandati da Solimano, e nella quale chiede anche soccorso contro i pagani turchi, con un capolavoro di fede genuina vissuta nella sua condizione di guerriero. Fra le tante strutture religiose che annoverano il suo patrocinio, il monastero di Zografu sul Monte Athos vanta la completa ricostruzione a opera del santo re Stefano.  Nel monastero romeno di Putna è tuttoggi conservata come reliquia la croce pettorale che Santo Stefano indossava in ogni momento, anche in battaglia: prima di combattere era solito digiunare quattro giorni a pane e acqua, secondo il suo cronista. Il padre spirituale del re era San Daniele l'Eremita, del quale saggiamente seguì i consigli per tutta la vita. Questa coppia padre-figlio spirituali ricorda molto quella filiazione che vi fu fra San Demetrio Donskoj e san Sergio di Radonez. 
Il 2 luglio 1504 il principe Stefano rese la sua anima a Dio. 
Il suo corpo fu inumato ed è tuttora presente nel monastero di Putna a lui dedicato: una candela arde incessantemente dinnanzi al suo sepolcro. Il popolo romeno ama il suo santo re e quando la Chiesa Ortodossa Romena lo innalzò all'onore degli altari nel 1992 fu una grande festa.

San Yaroslav il Saggio di Kiev ( Svjat Volodimir )
Nato dalla gloriosa stirpe di Rurjk il norreno, fondatore della città di Kiev, Yaroslav dovette la sua educazione alla nonna santa Olga, ma dalla quale non prese il Cristianesimo sebbene alcune fonti agiografiche tarde vogliano che fosse nato cristiano. Sono note storicamente le statue che egli fece erigere per gli dèi slavi Perun e Veles. Nel 988 dopo Cristo, a causa della sua vittoria contro l'esercito bizantino, Yaroslav ottenne dall'imperatore Basilio II la mano di sua sorella Anna, e Yaroslav si convertì al cristianesimo adottando la tradizione Costantinopolitana. Tornato a Kiev, il convertito monarca fece distruggere i templi pagani e sulle loro rovine fece erigere le nuove chiese cristiane, fra le quali spicca la Santa Sofia di Kiev. Il suo zelo cristiano trovò il culmine nella vita devota e negli aiuti finanziari che inviò a Sant'Atanasio per aiutarlo a costruire la prima Lavra del Monte Athos.
Nell'anno del suo matrimonio egli convertì ufficialmente il suo popolo, battezzandolo nel fiume Don con una grandiosa cerimonia facendo venire dei vescovi da Costantinopoli. Creò un codice di leggi scritte, creò un consiglio di boiardi ( nobili ) per meglio governare la Rus' e si diede alle opere di carità: il suo popolo lo considerava santo già in vita e quando morì il suo corpo fu diviso fra i vari monasteri da lui fondati, dove tutt'ora è venerato come santo tutelare. Morì il 15 luglio 1015.

venerdì 15 maggio 2015

Latinità Ortodossa - il Rosario è anteriore allo Scisma?

E' vero, la parola "rosario" fa paura e subito tutti pensano alla devozione cattolica. E' pur vero che moltissimi ortodossi - fra cui me medesimo - pregano un analogo canone di preghiera alla Vergine che si chiama Regola Mariana di San Serafino di Sarov, che forse suona all'orecchio un po' più conosciuto e rispettabile in virtù del santo cui la Madre di Dio avrebbe concesso il canone.

Ho trovato le informazioni che seguono casualmente, mentre girovagando per internet cercavo novità circa l'Ordine Benedettino e mi è spuntato un sito anglofono dedicato al santo di Norcia, quando l'ho aperto ho trovato queste curiose ( e devo dire: OTTIME ) notizie storiche... non potevo fare a meno di renderle pubbliche in lingua italiana.  Pare che la devozione del Rosario sia antecedente allo Scisma.


La corda da preghiera ( chotki, komboskini o rosario ) è lo strumento utile della preghiera 


Alexander Gumanovskij, il figlio spirituale di Padre Zozima, il quale a sua volta fu figlio spirituale di S. Serafino di Sarov, scrisse al Padre Zozima le righe che seguono:
Mi sono dimenticato di consegnarti un tramite sicuro per la tua salvezza... recita la preghiera "Ave Maria, piena di Grazia" per centocinquanta volte ogni giorno, e vedrai che questo canone ti condurrà sulla via della salvezza. La stessa Madre di Dio ci diede questa regola nell'Ottavo secolo e fin da allora tutti i cristiani la recitano... noi Ortodossi ci siamo scordati di questa pratica, ma San Serafino di Sarov ce l'ha ricordata. Ho un libro di Serafino stesso, scritto a mano, che ho trovato nella sua cella, in cui vi sono narrati i miracoli accaduti a chi ha recitato questa preghiera con devozione. E se per te è troppo dura dire le 150 Ave-Maria tutte insieme, dividile per 50 invocazioni al giorno. E ogni dieci invocazioni, prega col Padre Nostro e col Gloria
La fonte è l'articolo che ho menzionato precedentemente... dategli un'occhiata.
Lungi da me voler apparire per forza "cattolicheggiante", mi limito a riportare quanto letto poiché lo trovo interessante sia a livello devozionale che a livello meramente storico-ecclesiastico.
Ad ogni modo, se dire il rosario "alla latina" vi crea problemi, potete sempre recitare la Regola di San Serafino tutta d'un pezzo come ci è stata consegnata dal santo dell'Athos - come del resto faccio io quando la recito...

giovedì 14 maggio 2015

Il matrimonio come Kénosis ( Pavel Evdokìmov )

Tutte le contraddizioni della natura umana si manifestano nell'ambito dell'attività sessuale, dove essa appare più vulnerabile ed è segnata da una profonda ferita. Quando l'attrazione sessuale si fa impersonale, diventa fonte delle più odiose profanazioni e dell'asservimento più umiliante dello spirito umano. Allora non è l'unicità, ma l'anatomia, e il frangente,  ma la "piccola eternità di godimento" ad essere cercati e desiderati. Sbarazzatesi dei tabù sessuali, le raffinate tecniche acuiscono i sensi pervertiti dell'erotismo, scendono al di sotto del livello animale e l'uomo ingoia vergogna e malattia. 
L'amore non appartiene all'ordine del giorno, ma all'ordine del giorno ultimo. l'àgraphon citato da San Clemente Romano lo dice chiaramente. Alla domanda di Salomé "quando verrà il regno di Dio?" risponde il Signore: "quando voi distruggerete l'abito della vergogna e quando due saranno uno e quando il maschile e femminile non saranno più maschile e femminile..."Tutta la dignità del matrimonio si rivela solo alla fine, poiché richiede una grande maturità di spirito e il dominio ascetico del fine ultimo. L'alfa richiama sempre il suo omega.

La Chiesa, istituendo il monachesimo, afferma nettamente il valore assoluto della persona singola al di sopra del sociale; la stessa cosa fa sacralizzando l'essere unico degli amanti, collocando questa consacrazione nel cuore del sacramento del matrimonio. L'amore coniugale promana dall'interiorità spirituale ed è orientato verso l'interno. Ciò che di esso è visibile è solamente una sua manifestazione periferica; l'invisibile è aperto solo alla Fede che, appunto, è visione delle cose che non si vedono. "L'amore cresce nella visione dell'amato" dice Teodoreto (1) e " un altro se stesso si disvela agli occhi dell'amore" dice san Giovanni Crisostomo.
Senza moltiplicare le citazioni, si può riscontrare tutta una tradizione che matura all'ombra di una certa kénosis (3) dell'amore. Origene sottolinea che è la mano di Dio ad unire gli amanti. San Giovanni Crisostomo vede in ogni matrimonio l'immagine delle Nozze di Cana, e quindi la presenza reale di Cristo. (,,,) Nel Poema Morale san Gregorio di Nazianzio insegna che tutta la cultura umana ha origine dall'amore coniugale: "anzi vi è in essa qualcosa di ancora più alto e bello (...) il matrimonio è la chiave che apre la porta sulla castità e sull'amore perfetto."(4). La vita coniugale non ha bisogno di essere scusata, è un autentico valore in sé stessa. L'uomo e la donna vanno l'uno verso l'altra conoscendosi reciprocamente, nella comune ascesa, rivelandosi l'uno all'altra. 
"Due anime così unite non hanno nulla da temere, con la concordia, la pace e il mutuo amore essi sono in possesso di tutti i beni. Potranno vivere in pace, protetti come da un muro inespugnabile, l'amore secondo Dio. Grazie all'amore essi sono più resistenti del diamante e più duri del ferro, navigano nella pienezza, fanno rotta in direzione della gloria eterna e attirano in crescendo la grazia di Dio su di sé." (5)

Tratto da: Pavel Nikolajevic Evdokìmov, Sacramento dell'Amore: il mistero coniugale alla luce della tradizione ortodossa. Edizioni Ecumene.

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1) De divina et sancta charitate, PG 82,1517
2) PG 51,30 / 62,406
3) kénosis: svuotamento, abbassamento, velo d'umiltà di cui si riveste la divinità del Verbo nell'Incarnazione ( Filippesi 2,7) 
4) Carmina moralia PG 37,542.
5) San Giovanni Crisostomo, Omelia XXXVIII in Genesim

mercoledì 13 maggio 2015

Essere Missionari ( Riflessioni di un clerical Chic )

Salve a tutti! Torno con la rubrica del Clerical-Chic per parlare stavolta di una riflessione che è nata mentre discutevo con una mia amica russa che vive in Russia, per la precisione a San Pietroburgo. 

La ragazza mi ha raccontato di un gruppo cattolico francese, Chamin Neuf, il quale fa allegramente missione in Russia e svolge molte attività "in comune" con la Chiesa Ortodossa. << Il prete cattolico parla con tutti, mangia con la gente, lava i piatti, fa sport coi bambini, si sente davvero la comunità e tutti noi andiamo molto volentieri ai suoi incontri... i preti nostri invece sono tanto freddi e distaccati, non esiste lo spirito nella nostra chiesa...>> citando la mia amica traviata dall'eretico giocherellone.
Ecco. La comunità. Ecco come ti fregano la gente: na pizza, na partita alla playstation coi regazzini, ed ecco che metto sulle mie panche eretiche una decina di culi nuovi al mese. Io ovviamente mi sono indignato con la mia amica, che presta orecchio a cose tanto vacue come l'oratorio, lo sport, il prete amico di tutti, che conosce tutti, il cinema parrocchiale il mercoledì, e la scuola biblica il giovedì, e la squadra di calcio della parrocchia il venerdì ( dopo la Messa magari )... poi mi sono reso conto, mentre le lanciavo gli Impropera Maiora, che forse forse... il pretino cattolico sta facendo solo il suo dovere e siamo noi a deficitare di questo aspetto così importante. 
A Minsk nel 2003, se non erro, la Chiesa Ortodossa Russa aprì un grandioso centro di "cura sociale" con 13 progetti, asilo, infermeria, scuola per i ragazzi, etc... e pare funzioni benissimo e abbia grande seguito popolare tanto che il patriarca andò perfino a conferire onorificenza al sacerdote responsabile del progetto.

Perchè? Perché funziona tutto questo? perché sì. Perchè in Diaspora ci insegnano ( male ) che basta sussistere, fare presenza, per essere, cosa invera. La Chiesa va nutrita, il corpo necessita di nutrimento, e anche l'anima che ha una sua vita metafisica in prospettiva sociale ontologica, ha bisogno di una vita comunitaria "spirituale".  Può sembrare un discorso modernista il mio, ma in verità io guardo solamente alla Tradizione apostolica: San Paolo andava in piazza a urlare il Vangelo e raccattava gente a destra e sinistra. San Pietro andava al mercato e fra un Simon Mago e l'altro riusciva anche lì a fare proseliti. I primissimi cristiani ( vedi lettere di San Paolo ) si riunivano a casa di Tizio e a casa di Caio per sentire il Vangelo e celebrare la Cena del Signore... andavano a casa di qualcuno, magari pranzavano insieme, le bambine si mettevano lo smalto, e dopo il rito c'erano le agapi, e così via.


Γιορτή αγάπης για τα παιδιά των Ιερέων
Festa dell'amore per i figli dei sacerdoti - sarebbe un'ottimo modo di fare testimonianza
(Праздник любви к детям священников)


Dobbiamo essere missionari. La Missione ha tanti aspetti: la parte linguistica ( tradurre testi, libri, rituali, sermoni in lingua corrente ), la parte sociale ( creare una BASE che sia reale, per il futuro... creare un sistema, una rete sociale efficiente ), la parte culturale ( riscoprire l'ortodossia dei nostri antenati, indire convegni, formare associazioni e movimenti, creare ordini, etc.), e la parte propriamente evangelica, ossia andare a fare proseliti. Ognuno di noi può collaborare allo scopo ultimo - convertire l'Occidente all'Ortodossia, gente, mica stiamo qui a smacchiare i leopardi - secondo i carismi che Iddio gli ha dato.
A chi obietta che lo Spirito Santo fa come vuole e che non siamo nulla, mi verrebbe da ricordargli la frase preferita della mia bisnonna buonanima: "aiutati che Iddio t'aiuta"... oltreché scrivergli un lunghissimo elenco di martiri e vescovi della Chiesa primitiva, missionari, e anche di vescovi e sacerdoti ortodossi degli ultimi secoli, a testimonianza che lo Spirito opera attraverso l'azione dell'Uomo.  Se poi manca la volontà del lavoro missionario, allora ammettiamolo pubblicamente e non nascondiamoci dietro le fanfare delle frasi fatte. 
E ricordatevi che mentre noi stiamo qui fermi ad aspettare che la gente si converta da sola, il cupolone manda soldi, gesuiti e preti giocherelloni in Romania, Grecia, Russia... e soprattutto corrode dall'interno, permettendo ( noi poveri gonzi che ci mandiamo anche i seminaristi ) ai seminaristi ortodossi di segnarsi alle scuole cattoliche, pervertendoli così con le eresie e gli insegnamenti anarco-luteranoidi nei quali ormai imperversa la teologia cattolico-romana. 
Organizzarsi, fare testimonianza. Ecco l'obiettivo immediato, secondo me. Uscire dal guscio, farsi vedere. Non è ammissibile, ad esempio, che i non-canonici siano apparsi in televisione ( mi pare tv2000) e che i luterani abbiano un proprio canale tv ufficiale ( o fanno programmi su canali di altri ) mentre non esista uno spazio su canali religiosi di nessun genere che dia un minuto all'Ortodossia. 
Già ad esempio lodevole l'iniziativa del Patriarcato romeno di creare un giornale periodico ( Episcopia mi pare si chiami ) per sfortuna ancora in lingua romena, che viene distribuito in tutte le parrocchie della diaspora romena.

L'Ortodossia in Occidente è innanzi ad un bivio: o essere il controaltare della Chiesa Cattolica luteranizzante e morente, e raccogliere chi se ne andrà dopo il buco nero che presto verrà a crearsi, o farà la stessa sua stessa fine, morendo suicidata dalla sua stessa inattività.
E se non grideremo noi, grideranno le pietre.

NB: l'autore del blog non è uno di quelli che chiacchiera a vuoto e poi sta fermo sul pc: se Dio vuole, entro un anno potrà fare outing e iniziare un grandioso progetto cum vescovis benedictione.




La spiritualità dei bambini ( San Paisio Athonita )

articolo originale in inglese, su Pravoslavie. Discorso 4 sulla famiglia, pubblicato dal Monastero di San Giovanni il Teologo di Tessalonica.



Postulante: Ho notato, Maestro, che alle volte i bambini sorridono durante la Divina Liturgia.

San Paisio: E non solo durante la Divina Liturgia. I neonati sono in contatto perenne con Dio, perché non hanno nulla di cui aver paura a riguardo. Cosa disse il Cristo riguardo ai fanciulli? "I loro angeli in Paradiso continuamente contemplano il volto del Padre che è nei Cieli." Essi sono in contatto con Dio e col loro Angelo Custode, che è con loro in ogni istante. Essi ridono e piangono mentre dormono perché vedono ogni genere di cose. Spesso essi vedono il proprio angelo e giocano con lui, lo rincorrono, lo prendono in giro, ridono con lui. Altre volte, vedendo le tentazioni e le occasioni del peccato, piangono.

Postulante: Come possono i bambini essere tentati?

San Paisio: la tentazione li terrorizza e li manda sempre a cercare le loro madri per essere coccolati. Ma Dio tutto volge al bene, in modo che sia utile.

Postulante: I bambini ricordano quello che vedevano, una volta cresciuti?

San Paisio: No, dimenticano tutto. Se il bambino ricordasse tutte le volte in cui entrò in contatto col suo angelo, potrebbe cadere preda dell'orgoglio. Ecco perché quando crescono dimenticano le loro esperienze: ecco la saggezza di Dio nelle sue azioni.

Postulante: Loro vedono tutte queste cose dopo il Battesimo?

San Paisio: Certamente, dopo il santo Battesimo. 

Postulante: E' bene che un bambino non battezzato veneri e tocchi delle reliquie?

San Paisio: Perché non dovrebbe? Potrebbero venir benedetti da tale contatto. Vidi un bambino una volta, sembrava un angelo! Gli chiesi "dove sono le tue ali?" ed egli non mi seppe rispondere! Al mio eremo. quando arriva la Primavera e gli alberi sono in fiore, io metto i dolcetti sulla quercia vicina al cancello e dico ai bambini: "andiamo ragazzi, togliete dai rami quei dolci, che se piove si sciolgono e rovinano l'albero". I più intelligenti fra loro capiscono che li ho messi lì per loro e ridono. Altri invece pensano che questi dolci nascono dall'albero, e altri devono pensarci. I bambini necessitano di un po' di sole.

Postulante: Metti tanti dolci, Maestro?

San Paisio: Certo. Cosa avrei dovuto fare? Io non ho buoni dolci. Gli davo solamente delle cosette turche. Quando qualcuno mi porta delle ghiottonerie, subito le porto alla Scuola ( Athoniada, ndt ) per i bambini della Montagna. "Vedi, ieri sera ho piantato questi dolci e questi cioccolatini e guarda come sono venuti! Il tempo era buono e tutto è cresciuto così bene...Guarda, hanno fatto i fiori per te. Non abbiamo più bisogno di comprare dolci e cioccolata per i bambini, perché vedi come la produciamo da soli?" ( San Paisio scavava piccole buchette, vi nascondeva dentro i dolci, e poi ricopriva con un po' di terra e vi poneva delle pianticelle sopra per simulare la fioritura della cioccolata).

Postulante: Maestro, alcuni pellegrini hanno visto la cioccolata che hai nascosto perché la carta spuntava fuori dalla terra, e hanno pensato che qualche ragazzo deve averla buttata lì.

San Paisio: E tu perché non gli hai detto che ce l'ho messa io?

Postulante: Ma Maestro, perchè Dio ci pone accanto un Angelo Custode, quando potrebbe proteggerci Egli stesso? 

San Paisio: Perché in questo modo Dio ci guarda con molta cura. L'angelo custode è la Provvidenza divina. E noi siamo in debito con Lui per questo; gli angeli proteggono con molto zelo specialmente i bambini. E non puoi immaginare in che modo! C'erano una volta due bambini che giocavano in strada, e uno di loro stava per colpire l'altro con un sasso, ma non se ne accorse; all'ultimo momento il suo angelo custode ha deviato l'attenzione del bimbo verso qualcos'altro, e si è spostato dalla strada, Un'altra volta c'era una madre con un bambino che andava nei campi. Lo aveva allattato al seno, lo aveva deposto a terra e aveva iniziato a lavorare. E dopo un po', tornando a controllare, cosa vide! il suo bimbo teneva in mano un serpente: la biscia era andata a leccare un po' di latte rimasto sulla bocca del neonato, ma il bambino la teneva docilmente fra le mani. Dio si prende cura dei bambini.

Postulante: e perché a volte i bambini soffrono di malattie, Maestro?

San Paisio: Perché Dio sa cos'è meglio e cosa serve. Egli non concede nulla agli uomini che non gli sia di giovamento. Alle volte è meglio per noi avere qualche difetto o disabilità, e ci protegge così. 

martedì 12 maggio 2015

San Columba e il mostro di Loch Ness

Questa curiosissima storia l'ho trovata sul sito di John Sanidoupulos Daimonologia. Sicuramente del brano esiste una traduzione ufficiale, così come del testo dal quale è tratto, quindi perdonatemi se la mia povera traduzione risulta inaccurata o infantile.

L'evento è narrato da Sant'Adomnan (+ 690 d.C.) nella sua Vita di San Columba, nel cui testo scrive che questa storia è avvenuta attorno al 565 d.C.

Circa la bestia dell'acqua condotta lontano dal potere della preghiera


Un tempo, quando l'uomo benedetto ( San Columba, ndt ) si trovava per qualche giorno nel paese dei Pitti ( Scozia, ndt ), dovette attraversare il fiume Ness. Quando raggiunse la riva, egli vide un poveretto venire sepolto dagli abitanti del luogo: e i seppellitori dissero che non molto prima, mentre nuotava, era stato morso ferocemente da una bestia acquatica. Molti uomini, accorsi per salvarlo su una barca di legno, giunti troppo tardi, erano riusciti tramite ganci ad afferrare la sua povera salma. 
Quando l'uomo benedetto ebbe udito tutto questo, ordinò che nonostante uno dei suoi compagni potesse andare e tornare indietro da lui, che nuotando qualcuno gli conducesse la barca posta dall'altro lato del fiume. Udito il comando di quel venerabile e santo uomo, Lugne mocu-Min obbedì senza alcun indugio e spogliatosi delle sue vesti, eccetto la tunica, si tuffò in acqua. ma il Mostro, il cui appetito non era stato saziato dalla preda precedente, si nascondeva nelle profondità del fiume. Disturbato dal nuotare di Lugne, il mostro uscì dall'acqua e con la sua grande bocca aperta ruggì contro il nuotatore che si trovava a metà del corso d'acqua. E tutti quelli che erano là, sia barbari che compagni del santo uomo, erano caduti a terra in preda al terrore più grande, quando il venerabile, il quale assisteva a tutto, alzò la sua santa mano e tracciò in aria un segno di croce, e poi, invocando il nome di Dio, comandò alla bestia selvaggia: "Tu non andrai più avanti. Non toccherai più l'uomo. E tornerai indietro velocemente." E, udito il comando del santo, la bestia si volse indietro terrorizzata e sprofondò negli abissi del fiume in una rapita ritirata, sebbene fosse tanto vicina a Lugne da non distare da lui che un paletto ( unità di misura assai piccola, ndt). 
Vedendo come la bestia si fosse ritirata e come il compagno e soldato Lugne fosse tornato a loro sano e salvo, sulla barca, i fratelli con grande stupore magnificavano Iddio nell'uomo benedetto. E anche i barbari pagani che erano là in quella circostanza, sconvolti dalla grandiosità del miracolo cui avevano assistito, essi stessi glorificavano Dio e divennero cristiani.





lunedì 11 maggio 2015

Io Credo: preghiera della Chiesa Celtica

Per Chiesa Celtica ( spesso chiamata anche Chiesa Anglo-Sassone) si intende la Chiesa delle Isole Britanniche dal 37 d.C. anno di fondazione della stessa a opera del discepolo di Cristo, Aristibule, fino al 1066 d.C., anno in cui l'ultimo re anglosassone cristiano ortodosso, Harold II, fu sconfitto da Guglielmo il Conquistatore il quale portò l'eresia romana nelle isole, destituendo i vescovi anglosassoni e rimpiazzandoli con uomini venuti dalla Francia
.

La croce celtica

Quest'antica preghiera l'ho trovata sulla pagina facebook Celtic Prayer.

Signore, tu hai sempre dato
pane per il giorno successivo;
e anche se io sono povero,
oggi credo.

Signore, tu hai sempre dato
forza per il giorno successivo;
e anche se io sono debole,
oggi credo.

Signore, tu hai sempre dato
pace per il giorno successivo;
e anche se il mio cuore è ansioso,
oggi credo.

Signore, tu mi hai sempre tenuto
al sicuro nelle prove;
e ora, provato come sono,
oggi credo.

Signore, tu hai sempre segnato
la strada per il giorno successivo;
e anche se adesso il cammino si nasconde,
oggi credo.

Signore, tu hai sempre alleggerito
questo buio della mia anima;
e anche se la notte è qui,
oggi credo.

Signore, tu hai sempre parlato
quando il tempo era maturo;
e anche se taci ora,
oggi credo.

testo originale:
Lord, You have always given
bread for the coming day;
and though I am poor,
today I believe.

Lord, You have always given
strength for the coming day;
and though I am weak,
today I believe.

Lord, You have always given
peace for the coming day;
and though of anxious heart,
today I believe.

Lord, You have always kept
me safe in trials;
and now, tried as I am,
today I believe.

Lord, You have always marked
the road for the coming day;
and though it may be hidden,
today I believe.

Lord, You have always lightened
this darkness of mine;
and though the night is here,
today I believe.

Lord, You have always spoken
when time was ripe;
and though you be silent now,
today I believe.

domenica 10 maggio 2015

Differenza tra "nous" e anima: come usare le parole




La questione circa il significato della parola greca nous è molto complessa ( viene solitamente tradotto con Intelletto ) e si preferisce di norma lasciare non tradotto tale monolitico lemma. La miglior trattazione del tema l'ho riscontrata nel libro del vescovo Ieroteo ( Vlachos ): "Psicoterapia Ortodossa: la scienza dei padri" (1) e altro materiale interessante si trova nel libro di padre Giovanni Romanidis "Teologia Patristica" nel quale egli scrive:
<< L'attività noetica (dell'intelletto) è l'attività essenziale dell'anima. Funziona nel cervello come la ragione, e simultaneamente agisce nel cuore come nous. In altre parole, lo stesso organo, il nous, prega incessantemente nel cuore e nello stesso momento può risolvere un problema matematico, ad esempio, o compiere qualsiasi altro ragionamento.>> 


Il Metropolita Ieroteo aggiunge nel suo libro:

a) Molti Padri usano la parola nous e la parola anima come sinonimi. 
b) San Giovanni il Damasceno asserisce che il nous è la parte più pura dell'anima. 
c) San Gregorio Palamas usa il lemma nous con due significati: l'anima in sé, e il potere dell'anima.
d) Nella Scrittura e in alcuni Padri il termine nous viene identificato col cuore, e i due termini vengono usati in modo interscambiabile.
e) altri Padri invece mettono in contrapposizione il nous ( definendolo "vigilanza") con la ragione. Ad esempio quando leggiamo le preghiere con l'intelletto, ma senza attenzione (vigilanza). Quando l'attenzione del nous torna al cuore ed esso prega, si ha la preghiera perfetta.

In merito alla multiformità dei significati della parola nous, vorrei spendere due o tre paroline. Mettiamo caso che tu sia un eschimese. Rispetto a coloro che abitano le regioni dell'Equatore, l'eschiemese possiede decine di parole per indicare i molteplici aspetti della neve: acquosa, con nevischio, senza, se cade piano, se cade forte, etc. e tutte queste parole sono concetti, non perifrasi esplicative. Per un eschimese è normale parlare di neve ogni giorno dell'anno e sviluppa un grande vocabolario sul tema.

Allo stesso modo, i Padri della Chiesa hanno sviluppato un ampio vocabolario sulle lotte dell'anima e sull'ascesi in virtù della loro quotidianità vissuta. I padri spirituali hanno speso molto tempo e molte energie nel conoscere l'anima e parlano con un lessico molto difficile e molto forte per chi non è avvezzo a tali guerre interiori.

CONCLUSIONE
Cos'è il nous? il nous è l'essenza interiore che penetra l'anima, l'intelletto e la ragione...Basta questo a determinare e categorizzare un'esperienza spirituale? certo che no. Ma ora almeno sappiamo vagamente cosa intendono i padri e i filosofi parlando di nous.

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1) Orthodox Psychotherapy: the science of the Fathers (pp.118-156). Metropolita Hieroteos Vlachos. Il libro ovviamente non esiste in italiano.
molte informazioni le ho tratte dall'articolo di padre J. Whiteford.

mercoledì 6 maggio 2015

Il decoro personale in chiesa ( p. Barnaba Powell)

Articolo del sacerdote Barnaba Powell, apparso su PRAVMIR, tradotto dall'inglese. L'originale lo trovi qui.

Mi piace lavorare coi giovani, perché hanno molte domande forti. In una recente settimana di ritiro, ho avuto il piacere di essere presente ad una sorta di rito collettivo chiamato "Fuoco sul padre". Essendo la mia prima volta a questo campo di formazione giovanile, ero abbastanza preoccupato per il nome che gli avevano dato. Beh, non sono stato colpito da nessun proiettile, ma sono stato letteralmente assalito da una raffica verbale. I bambini sono stati chiamati a mettere le loro domande, scritte su foglietti, in una busta dalla quale sarebbero poi state estratte. Noi sacerdoti abbiamo osservato i bambini attraverso una finestra, e abbiamo iniziato a riflettere sulle possibili questioni: e la prima domanda uscita, "perché le donne devono mettere il velo e la gonna in chiesa", beh, è stato un campo minato.
I bambini di qualsiasi religione oramai sono influenzati dalla cultura che ci circonda, e che cerca di appianare ogni "disuguaglianza di genere". Il sacerdote più anziano fra noi tre ha iniziato a rispondere ai bambini, e subito ho capito che la sua risposta non sarebbe stata bene accolta. Ha parlato dei veli per le donne come simbolo che esse devono sottostare all'autorità del marito - un approccio biblico, poco convincente per questo uditorio. I ragazzi hanno cominciato a sussurrare e il secondo sacerdote ha insistito sulla disciplina Paolina, aumentando così il generale risentimento per regole così poco "moderne". 
L'atmosfera si è fatta calda, tant'è che una ragazza ha detto con voce forte: "intendi dire che io sono di proprietà di mio padre e del mio marito?" e allora io ho deciso di provare un approccio totalmente diverso.
Solo una volta durante il mio ministero mi era capitato di parlare di abbigliamento, in merito ad un giovane uomo che entrava in chiesa ripetutamente coi calzoncini corti, per colpa del caldo estivo. Dopo la terza Domenica consecutiva, lo presi da parte e cercai di ragionare con lui, mostrandogli come fosse fonte di distrazione per tutti gli altri parrocchiani. A tutti noi capita di trovare attraenti le persone del sesso opposto, anche semplicemente se mostrano un poco del loro corpo. E noi uomini siamo più sensibili rispetto alle donne, su questo tema. Per questo nella Chiesa Ortodossa vi era la tradizione - e nei monasteri ancora si pratica - che le donne stessero a sinistra del Tempio, e gli uomini sul lato destro. Senza panche, in modo da vedere colui che abbiamo innanzi...ecco come siamo in chiesa, e credetemi, l'ultima cosa che vogliamo è un bel paio di gambe o una acconciatura sexy ( ebbene sì, ci accorgiamo di tutto!). Come sacerdote, do le spalle al popolo per la maggior parte del servizio liturgico e dinnanzi a me ho solamente l'altare e l'icona di Maria. Quando non ero prete, una volta mi trovavo dietro una ragazza, durante la fila della comunione, e tale ragazza indossava un paio di warm-up con la scritta "Juicy" blasonata in mezzo alle natiche, e non era esattamente a quello che volevo pensare mentre mi apprestavo a prendere il Corpo e il Sangue di Cristo. 
Per soccorrere gli altri nella loro debolezza ( gli uomini, ripeto, sono più deboli delle donne), prestate sempre attenzione a cosa indossate durante il culto. Anche gli uomini palestrati con magliettine attillate e sexy possono disturbare le signore... la Chiesa deve essere un luogo libero dalla cultura iper-sessualizzante che ci circonda. Non c'è necessità, in chiesa, di vedere le bellezze femminili o i bicipiti maschili. Io non sono d'accordo coi miei confratelli sul senso delle Lettere di Paolo, ma questo sorpassa ogni cosa per andare dritti al problema: non distrarre nessuno durante la preghiera.
Quando il discorso scivolò dall'argomento del codice d'abbigliamento per arrivare a comprendere la considerazione verso gli altri e il rispetto reciproco, i ragazzi hanno capito. E' possibile non perdere le tradizioni, se sappiamo tradurle in lingua moderna. 

martedì 5 maggio 2015

L'azione dello Spirito Santo ( Sant'Ireneo di Lione)


icona di Pentecoste

Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19). E' questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall'uomo vecchio alla novità di Cristo.
Luca narra che questo Spirito, dopo l'ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l'inno di lode a Dio in perfetto accorto, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformano il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio. Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un'unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l'acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un'unica Chiesa in Cristo Gesù senza l'«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l'acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall'alto.
Il lavacro battesimale con l'azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell'anima e nel corpo in quell'unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18). Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l'accusatore, possiamo avere anche l'avvocato.

Il Signore affida allo Spirito santo quell'uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l'immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l'immagine e l'iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore.

Dal trattato «Contro le eresie» di sant'Ireneo, vescovo
(Lib. 3, 17, 1-3; SC 34, 302-306)

lunedì 4 maggio 2015

Il commento al Magnificat di San Beda il Venerabile

«E Maria disse: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46). Dice: il Signore mi ha innalzato con un dono così grande e così inaudito che non è possibile esprimerlo con nessun linguaggio: a stento lo può comprendere il cuore nel profondo. Levo quindi un inno di ringraziamento con tutte le forze della mia anima e mi do, con tutto quello che vivo e sento e comprendo, alla contemplazione della grandezza senza fine di Dio, poiché il mio spirito si allieta della eterna divinità di quel medesimo Gesù, cioè del Salvatore, di cui il mio seno è reso fecondo con una concezione temporale.
«Perché ha fatto in me cose grandi l'Onnipotente, e santo è il suo nome» (cfr. Lc 1, 49). Si ripensi all'inizio del cantico dove è detto: «L'anima mia magnifica il Signore». Davvero solo quell'anima a cui il Signore si è degnato di fare grandi cose può magnificarlo con lode degna ed esortare quanti sono partecipi della medesima promessa e del medesimo disegno di salvezza: Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome (cfr. Sal 33, 4). Chi trascurerà di magnificare, per quanto sta in lui, il Signore che ha conosciuto e di santificare il nome, «sarà considerato il minimo nel regno dei cieli» (Mt 5, 19).
Il suo nome poi è detto santo perché con il fastigio della sua singolare potenza trascende ogni creatura ed è di gran lunga al di là di tutto quello che ha fatto.
«Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua misericordia» (Lc 1, 54). Assai bene dice Israele servo del Signore, cioè ubbidiente e umile, perché da lui fu accolto per essere salvato, secondo quanto dice Osea: Israele è mio servo e io l'ho amato (cfr. Os 11, 1). Colui infatti che disdegna di umiliarsi non può certo essere salvato né dire con il profeta: «Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene» (Sal 53, 6) e: Chiunque diventerà piccolo come un bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli (cfr. Mt 18, 4).
«Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre» (Lc 1, 55). Si intende la discendenza spirituale, non carnale, di Abramo; sono compresi, cioè, non solo i generati secondo la carne, ma anche coloro che hanno seguito le orme della sua fede, sia nella circoncisione sia nell'incirconcisione. Anche lui credette quando non era circonciso, e gli fu ascritto a giustizia. La venuta del Salvatore fu promessa ad Abramo e alla sua discendenza, cioè ai figli della promessa, ai quali è detto: «Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3, 29).

E' da rilevare poi che le madri, quella del Signore e quella di Giovanni, prevengono profetando la nascita dei figli: e questo è bene perché come il peccato ebbe inizio da una donna, così da donne comincino anche i benefici, e come il mondo ebbe la morte per l'inganno di una donna, così da due donne, che a gara profetizzano, gli sia restituita la vita.

"Commento su San Luca" di San Beda il Venerabile,  monaco e sacerdote anglosassone
(1, 46-55; CCL 120, 37-39)