venerdì 31 luglio 2015

Essere un buon Lettore

Il Lettorato - o Salmistato - è un impegno importante. E' una delle prime voci che si odono in Chiesa, quella del Lettore: il Lettore legge le ore, i salmi, l'Apostolo, spesso viene dal Coro o comunque ha un'ottima voce, che ci accompagna nella Liturgia. 

Questa monaca svolge il ruolo di Lettrice del suo monastero. Generalmente, i Lettori sono uomini Ordinati.

Il Lettore deve generalmente tenere a mente alcune di queste cose:
Vivere una vita di preghiera. Sembra scontato, ma chi vuol rendere un buon servizio in Chiesa, deve seguire i riti, le usanze e tenere anche a casa e fuori da casa una vita sobria e dedicarsi alla meditazione e al raccoglimento. 
Prepararsi il servizio a casa. Spesso ( anzi, quasi sempre ) leggiamo in lingue che non sono le nostre. Pertanto, la sera precedente leggiamoci il testo che andremo ad affrontare il giorno dopo, per preparare accenti, cadenze, note lunghe e quant'altro rende la lettura dell'Apostolo uno dei momenti più belli della Liturgia. 
Essere sempre puliti. Non c'è niente di peggio all'altare di un uomo sciatto. La talare dev'essere sempre pulita, il corpo lavato, i capelli in posa sobria, affinché il digiuno che compiamo resti nel segreto e compariamo dinnanzi a Dio nel migliore dei modi.
Trattare bene i Libri. I Testi Sacri con cui andiamo a servire non sono carta straccia, ma venerabili liturgie o la stessa Parola di Dio. Pertanto, i libri vanno tenuti in sommo rispetto e venerazione, e non vanno mai abbandonati all'incuria ma sempre protetti dal tempo e dalle persone moleste. 
Leggere senza timidezza. La vanagloria non è contemplata, né la falsa modestia: quando si serve all'altare di Dio, siamo le trombe del Signore che squillano il suo Nome tuttosanto, e dobbiamo farci udire chiaramente. I Lettori alle prime armi, ovviamente, hanno tempo per imparare ma non chiedete di servire troppo, se la vostra anima non è pronta. 
Leggere molto per imparare molto. A casa, nei momenti liberi, leggere ad alta voce aiuta a familiarizzare coi toni, le cadenze, il ritmo e la lingua in cui si legge. 
Leggere secondo la propria predisposizione. Se la  voce è sonora e forte, non abbassarla o alzarla perché perderebbe la sua efficacia: se hai un tono basso, non sforzarti di renderlo acuto, e viceversa. Conoscere la propria voce è essenziale per cantare bene: cercate di imparare un motivetto che vi riesce bene, che non stona con la vostra voce, e seguite quella cadenza. Cercate piuttosto di non urlare, è una prassi che trovo fastidiosa: in chiesa si canta, non si urla: se non si è Pavarotti, ci andrà bene un canto più moderato ma nel quale si comprende ogni parola. 
Le pause abbiano un senso. Cerchiamo di leggere con delle pause che corrispondano ai punti, alle virgole, alle conclusioni dei testi: non accavalliamo troppe parole, e non sforziamoci di prolungare le parole quando il nostro corpo non resiste, o quando la parola non lo necessita. Ricordatevi che la lingua italiana non ha gli stessi accenti e parole delle altre lingue, quindi spesso la sonorità di un certo tipo di canto liturgico sulla nostra lingua non va bene, e occorre imparare a modificarla ove serve. 


martedì 28 luglio 2015

I ricchi erediteranno il Regno di Dio?

Il presente articolo è ispirato al quello di PRAVMIR che segnalo in inglese qui.

" E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco erediti il Regno dei Cieli."

Attorno a questa frase evangelica i teologi hanno dibattuto per secoli. Generalmente, vi sono due grandi correnti su come interpretare questo passo. 
1) "Cammello" è un errore di traduzione, la parola corretta dovrebbe essere kamilos ( filo ) e non kamelos ( cammello). 

Questa visione è sbagliata! Non avrebbe alcun senso la parabola, se il Signore avesse detto una cosa così ovvia come un filo che passa nella cruna dell'ago. Piuttosto, fu la parola filo ( kamilos ) a essere trovata in alcuni manoscritti del X secolo, ma sono essi gli erronei, non gli altri. 

2) A Gerusalemme una delle porte cittadine si chiamava Porta-del-Cammello, ma a causa della sua piccolezza i cammelli non riuscivano a entrare se non inginocchiandosi e privi del loro carico.

Il problema con questa interpretazione è che non abbiamo alcuna fonte sicura che esistesse la suddetta porta.

Gesù non raccontava una cosa difficile, ma una cosa impossibile. Difatti, uno fra i presenti si alzò e disse: "chi allora può venire salvato?" e Cristo rispose: "Ciò che all'uomo è negato, a Dio è possibile." Perché il Signore è così violento con i ricchi? perché ci ha detto che è impossibile che un ricco entri nel regno di Dio?

San Basilio, così come san Giovanni Crisostomo e molti altri Padri, riteneva che ciò che uno possedesse in sovrabbondanza dovesse venir diviso coi suoi fratelli. Se però noi modifichiamo quello che riteniamo essere "sovrabbondante" in base alle nostre esigenze, san Basilio ci indica che stiamo commettendo un grave errore in quanto modifichiamo la realtà. A causa di questo, la ricchezza può divenire ostacolo alla salvezza; Cristo ci chiede di non accaparrare tesori in terra, dove i ladri sconficcano e rubano, ma di farsi un tesoro nei cieli. 
Il Signore ci dice che il Regno è una perla di enorme valore: quando qualcuno la vuole, vende tutto pur di potersela comprare. 

Nota del Blogger sull'uso della ricchezza 

Tuttavia, la Chiesa usa oggetti molto preziosi e orna le sue chiese con splendide icone, magnificenti mosaici o affreschi, e costruisce meravigliose iconostasi. Si può intendere la ricchezza come mero possesso, o come passione del possesso degli oggetti. Se si giudicano le cose terrene per quello che sono, ossia strumenti per la vita, per il lavoro, per offrire ai propri cari o  agli altri un barlume di cibo, d'acqua, di vestiti e di sicurezza sociale, il Signore certo non maledice quanti lavorano sulla terra per offrire ai loro vicini e ai loro parenti ciò di cui abbisognano, né credo giudichi il "ricco" che in bontà d'animo elargisce doni e spende senza concupiscenza le proprie ricchezze. 
Al contrario, il povero invidioso e attento al pruno dell'occhio altrui senza guardare la propria trave, credo sia in condizione spirituale ben peggiore. La passione dell'Avidità e i demoni del possesso svuotato dal suo essere strumentale sono i veri nemici dell'uomo, non gli oggetti: tutto è puro per i puri. La parabola del Ricco che non abbandona le sue ricchezze è per noi, per insegnarci la radicalità del Cristo rispetto al mondo, e la nostra volontà dev'essere quella di lasciare il mondo per seguirlo; ma se rivestiamo il mondo di Cristo, e i Simboli vivono in noi, l'oro e la ricchezza diventano forieri della Bellezza in cui il Creatore alberga con Armonia. Egli ci permette di estrarre i minerali dal suolo e di creare chiese bellissime per manifestare nel visibile la sublimità dell'invisibile, per ricreare con sensazioni corporali la bellezza dell'esistenza immateriale. Chi vive per Dio, sia egli benestante o povero, vive in Dio; chi vive per sé stesso, sia esso un ricco o un disperato, è veramente povero in spirito. 


giovedì 23 luglio 2015

Prepararsi alla Comunione

Come andare preparati ad accogliere il Re dell'Universo che si dona al genere umano nel suo Corpo e nel suo Sangue? Ovviamente, non c'è una regola precisa, ma possiamo individuare una serie di linee marcate oppure tentare di creare un sunto di tutte queste linee.

Generalmente, la Chiesa Russa insegna che la Confessione deve obbligatoriamente precedere la Comunione. Su questo punto, però, essendo che l'Eucarestia è medicamento dei malati e non premio dei perfetti, suggerisco umilmente che se la Confessione è cosa molto buona e molto giusta, ma non si ha lo spirito della penitenza - che una confessione operata giusto per fare la comunione, senza sentimento, è alquanto ridicola spiritualmente perché non vi è pentimento - ci si accosti comunque al Corpo di Cristo con serietà, preparandosi a dovere con i canoni di preghiera e le altre forme di pietà che la Chiesa ci insegna.

Sarebbe buona cosa, ad esempio, frequentare i vespri del Sabato o almeno del giorno precedente la nostra comunione. Seguire il ciclo liturgico completo ci aiuta a entrare da prima nel Mistero che vivremo al momento della Comunione.

Fra le preparazioni più diffuse - e giustamente più seguite - abbiamo la Regola per la comunione, recitata per intero dai monaci, ma accessibile a tutti coloro che vogliono prepararsi degnamente all'evento eucaristico. Chi, per ragioni di tempo, non può leggerlo tutto, parli col proprio padre spirituale o si organizzi in modo che riesca in coscienza a sentirsi pronto. ( la regola in italiano si trova qui). Per le coppie miste o le persone di altra lingua, è facile reperire i libretti di preghiera ( molitvoslov in russo e carta de rugaciune in romeno ) i quali sempre contengono la Regola. 

Il Metropolita Kallistos Ware suggeriva di pregare durante molti attimi diversi della giornata, non per forza in lunghi periodi di tempo, ma costantemente. Un'altra buona cosa potrebbe essere quella di seguire la Liturgia delle Ore, che si trova sull'Anthologhion

Ovviamente, la Tradizione ci insegna a digiunare dalla notte del giorno precedente ( generalmente, si digiuna dalla Mezzanotte e si salta la colazione del giorno prescelto). Ma poiché è il digiuno ad esser fatto per l'uomo e non l'uomo per il digiuno, anche in questo caso, darsi una regola assieme al proprio confessore può essere una linea preferibile allo zelotismo di saltare una settimana di pasti al lassismo più totale. Il digiuno è rinuncia a qualche piacere, non per forza il cibo - che tuttavia rimane il più arcaico e il più diffuso oggetto del digiuno - ma anche divertimenti, tv, internet, rapporti sessuali fra coniugi, e così via. Mi sento di ricordare che un bambino ( 0-14 anni ) non è tenuto a seguire i canoni completi e sopratutto non al digiuno stretto delle Quaresime: se è una famiglia cristiana, si troverà senza dubbio un ambiente stimolante in cui crescere. 

Infine, la Lettura dei Padri della Chiesa e la Santa Scrittura in un momento della giornata sono sicuramente ottimi spunti per una riflessione e magari iniziare, o concludere, una pratica devozionale o la stessa regola della comunione.

Le mie indicazioni non sono ovviamente oro colato e non sono canoni, ma solamente suggerimenti - e il mio stesso modo di prepararmi. 

sabato 18 luglio 2015

La Confraternita e la sua importanza sociale ( Storia della Chiesa )

I precedenti per lo sviluppo delle Confraternite

Confraternite ( con-fratres, lat. assieme ai fratelli ) cristiane esistevano già in forme molto primitive nella cristianità imperiale. Durante il periodo noto come Rinascenza Carolingia presero forma clericale, ammettendo al loro interno solamente persone ordinate; erano molto diffuse le Confraternite di Studio, in special modo fra gli Ordini minori. Verso il IX-X secolo iniziarono a diffondersi le Confraternite laicali le quali ebbero la loro massima espansione fra il XII e il XIV secolo. 


Si ebbero nella Cristianità latina quattro tipi di Confraternite.

Confraternite spirituali, le più diffuse: essenzialmente composti da laici devoti ad un santo particolare, divennero ben presto circoli culturali non strettamente religiosi ma anche politici ed economici, legandosi ad esempio alle Corporazioni mercantili e ai partiti cittadini. Offrivano Letture del Vangelo in lingua locale, organizzavano Drammi Sacri e processioni devozionali.

Confraternite d'utilità sociale: sempre religiosamente ispirate, queste confraternite diedero vita a numerosi aiuti che definiremmo oggi Welfare, ad esempio Casse per i poveri, raccolta fondi per la liberazione degli schiavi dai saraceni, oppure fondi per le ragazze povere in modo che potessero maritarsi, e così via. 

Confraternite militari, che traggono ispirazione dal Cavalierato spirituale e delle quali parleremo prossimamente.

Confraternite Penitenziali, strutture ibride molto settarie che si diffusero in special modo in Spagna e in Francia, come ad esempio i Flagellanti ( o Xhlysty in Russia). Solitamente legate al mondo dei sacerdotes vagantes, le confraternite penitenziali non erano ben viste dal clero ( tanto occidentale quanto orientale ) ma erano molto amate dalla popolazione.

Alcune antiche Confraternite sono rimaste famose nella Storia, come ad esempio l'Arciconfraternita di San Michele Arcangelo ( +1020) in Italia, alla quale si devono anche le litanie all'Arcangelo, la Guardia Varagiana a Costantinopoli ( + VIII-IX secolo ), i Xhlysty in Russia, i Flagellanti in Europa, o la Confraternita dei Bianchi ( XV secolo). 
Le Confraternite furono uno dei propulsori del rinnovamento culturale: gli iconografi, gli scultori, i bronzisti, i Lettori, i laici impegnati si riunivano e contribuivano a creare cultura religiosa. Un caso singolare fu rappresentato dai Claustra urbani carolingi, nei quali si riunivano i sacerdoti sposati per compiere vita comunitaria: la loro presenza assai scomoda fu alquanto osteggiata dalla riforma carolingia la quale era pro-celibataria. 
In Russia abbiamo la maggiore concentrazione di Confraternite. Oltre i già citati flagellanti ( eretici, tra l'altro, nella dottrina ), abbiamo uno dei pochi esempi di Confraternita militare ortodossa - nella storia sono state solamente quattro grandi gruppi: i cavalieri di Santiago de Composteila, la Guardia Varagiana di Costantinopoli, l'Ordine del Drago in Romania fondato da Vlad III Tepes e la guarda Oprichkinina ( perdonatemi la grafia sgrammaticata e probabilmente erronea del russo in caratteri latini ) fondata da Ivan IV su evidente influsso templare, e della quale parleremo prossimamente. Possiamo considerare Confraternita ( o Consorellanza ) le Sorelle della Misericordia fondate da Santa Elisabetta neo-martire.

Le moderne associazioni religiose sono le eredi un po' debosciate delle Confraternite antiche. 

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FONTI
GENNARO MARIA MONTI, Confraternite medievali dell'Alta e Media Italia, 1907  
MARTINEZ RUIS RODRIGUEZ, Algunas reflexiones sobre la Santa Hermandad, 1992.
AAVV. La Vita nell'anno Mille, Fabbri Editori.
FRANCESCO QUARANTA, Sacerdoti Sposati nel Medioevo 
M. McGAHAN, Confraternities of Penitents, Firenze 1911


Vita e Opere di santa Elisabetta neo-martire e monaca

I Martiri della Famiglia Imperiale Russa cui questa settimana è particolarmente dedicata non si esauriscono certo coi membri stretti dei governanti, ma vi sono anche i servitori ( ricordati il 17 luglio assieme ai Monarchi coi figli ) e le due martiri Elisabetta e Barbara. La prima, sposa di Sergio Romanov - parente dello zar - e la seconda sua monaca prediletta. 
Elisabetta apparteneva al casato tedesco-luterano degli Assia-Darmstat, e quando arrivò in Russia si convertì alla religione ortodossa per "dovere" politico, poiché per ottenere il titolo all'epoca si necessitava dell'uniformità di fede della coppia. Elisabetta si sposò col Granduca Sergio nel 1884. Col tempo, così come fece Alessandra Fedorovna ( moglie di Nicola II ), così anche Elisabetta imparò ad amare l'Ortodossia e si scoprì veramente credente. 

Santa Elisabetta nel 1890, nel secondo anno di matrimonio. Era giudicata una delle più belle donne d'Europa.

Il 18 febbraio 1905 il granduca Sergio venne ucciso in strada dall'anarchico Ivan Kaljev: Elisabetta secondo i diari dei suoi amici e parenti non pianse mai, ma ebbe in volto una grave tristezza per moltissimo tempo e tale sconforto non la abbandonò mai del tutto. Col passare degli anni, soprattutto dopo la morte del marito, la granduchessa si spogliò di molti suoi averi e li diffuse ai poveri. Nel 1909 non aveva ancora smesso di indossare l'abito di lutto, e vendette ogni suo gioiello della sua magnifica collezione sbarazzandosi anche dell'anello nuziale. Col ricavato di quella vendita fondò il Convento della Misericordia a Mosca, consacrato alle sante Maria e Marta, del quale fu nominata subito badessa, e a fianco di tale convento fondò  l'ospedale dei poveri, un orfanotrofio, una farmacia e una cappella per la pubblica devozione: il suo operato si svolgeva sopratutto nei bassifondi di Mosca. Elisabetta non vide mai più i parenti dal 1916, quando si espresse contraria alla frequentazione di Rasputin. Il complesso della Misericordia rimase attivo fino al 1918 quando santa Elisabetta e la sua consorella Barbara furono prima imprigionate dai comunisti e poi martirizzate nello stesso giorno degli Zar. 


Santa Elisabetta nel suo abito da Badessa

Il Convento della Misericordia oggi

Ovviamente chiuso durante il regime sovietico, il Convento fu riaperto nel 1999 con la benedizione del Patriarca Alessio II. Oltre alla sua missione tradizionale, il convento vanta adesso una Scuola femminile ortodossa, un istituto medico, una casa estiva per bambini disabili e un efficiente corso d'infermieristica che rilascia un diploma valido per lo Stato. L'attività di questo grande complesso è sicuramente vitale per la città di Mosca.Le monache sono tornate e il convento cresce anno dopo anno.


Nel 1990 nel chiostro del Convento fu posta una statua di santa Elisabetta

Le monache hanno ripreso la vita nella regola di santa Elisabetta: la pratica della cura pastorale non esula le monache dal vivere un'esistenza di quiete e raccoglimento.



venerdì 17 luglio 2015

Una conversione dal Giappone: Nadia Aoyagi

Ispirandomi ad un sito italiano molto noto, propongo una figura dell'Ortodossia contemporanea che è divenuta famosa sul sito del monastero romeno di Putna - quello ove sono protette le reliquie di santo Stefano il Grande. Il mio interesse per il Giappone mi porta ancora una volta a cavalcare lo tsunami delle conversioni ortodosse di questo paese. Perché dovrebbe interessarci la storia di una ragazza convertita, quando ce ne sono a centinaia? l'ho scelta per la profondità del dettaglio, per dimostrare ancora una volta che l'Ortodossia non è etnica, ma è davvero Universale, e non è destinata a nessuno in particolare, ma a tutti coloro che davvero cercano Dio, dalle calde e assolate lande messicane fino alle isole del Giappone. E anche perché le giapponesine sono belline

Nadia Aoyagi, nata in una famiglia buddista nella prefettura di Fukushima. I suoi genitori sono molto praticanti e le hanno insegnato le preghiere del Buddismo: cresciuta, la ragazza ha deciso di istruirsi su questa religione e ha imparato che il Buddismo nega l'amore ed ha una filosofia completamente negativa. Poi si diede alla musica, e secondo lei è questa armonia che le ha permesso di vedere la bellezza dell'Ortodossia. 
All'età di diciannove anni, Nadia si è recata in America per studiare pianoforte. Maria Eugenia, una sua amica venezuelana, le presentò suo marito James il quale, essendo di origine greca, era un devoto cristiano ortodosso. L'anno successivo si trasferì al College musicale di San Francisco e quando iniziò a parlare con James nei riguardi della sua fede, rimase affascinata, e chiese di poter seguire in cattedrale dei corsi sulla Bibbia. Alla sua prima liturgia, Nadia tremava tutta e come racconta lei stessa, è stata l'esperienza liturgica a dare la svolta decisiva. Il Sabato Santo del 2002 Nadia si è fatta battezzare. San Giovanni Maximovic è stato per Nadia il santo della sua conversione - come del resto è stato uno dei miei e così per molti altri - e sentiva su di lei tutta la sua cura. 
Nel 2003 tornò in Giappone e Nadia dovette difendere la sua scelta contro i genitori, i quali non erano neanche venuti al suo battesimo e sempre l'hanno avversata, e ancora non le parlano più. L'unica chiesa della sua Prefettura celebrava la liturgia una volta sola al mese: si sentiva davvero sola. 
L'ortodossia italiana, su questo, è più evoluta e grazie a Dio abbiamo una chiesa in ogni città. 
Nel 2006 Nadia decise di ritirarsi in Monastero per meditare e andò nel monastero femminile di San Paisio a Safford. Dopo un colloquio col suo padre spirituale, Nadia tornò ancora in Giappone a Sendai e trovò subito lavoro: il maestro le aveva consigliato di riprendere la sua vita a casa sua, di non abbandonare il suo popolo. " Non avere poca fede " gli aveva detto.
Nadia ci dice: "so che sembra impossibile, ma in tutto il Giappone ci sono solamente dieci chiese in grado di cantare la liturgia una volta la settimana con regolarità. Pregate per me e per la Chiesa del Giappone".

Non siamo soli nell'affrontare i problemi della missione. Impariamo da Nadia come si convive col dolore di essere fuori dalla "Ortodossia Grande" dei paesi etnici, e assieme a lei preghiamo tutti per l'aumentare della Fede nei nostri rispettivi paesi, che necessitano ancora d'essere illuminati dal Sole della vera Fede. 




I santi Martiri Romanov e la Monarchia

I santi sofferenti della Famiglia Imperiale Romanov, i quali vissero il martirio nel giorno 17 luglio 1918 e canonizzati nel 1981 dalla ROCOR prima e dal Patriarcato di Mosca poi, ci offrono una serie di riflessioni che ho deciso di condividere con voi.


I santi martiri Nicola, Alessandra, Alessio, Olga, Maria, Anastasia e Tatiana, uccisi dai comunisti.
Sotto, la Chiesa sul Sangue Versato a Yekaterinburg ( Russia ) luogo ove i Romanov sono inumati e dove si tiene il loro culto

Innanzi tutto, la connessione fra la Monarchia e la Chiesa. La Chiesa cristiana dei primissimi secoli ( I-IV ) soffrì mostruosamente da parte degli imperatori pagani. Dal pio imperatore Costantino il Grande fino all'età contemporanea, invece, la Chiesa riuscì a convertire i monarchi e li rese cristiani. I regni barbarico-romani del Medioevo furono i principali promotori delle Missioni e dell'evangelizzazione dei propri popoli, gli imperatori bizantini e franchi furono spesso portatori di tragiche eresie, ma nell'arco dei secoli il Nobile, il coronato, ha sempre guardato alla Chiesa come maestra. Da parte sua, la gerarchia ecclesiastica legò i giuramenti umani al Divino creando i rituali di incoronazione nei quali si emula l'unzione operata dal profeta Samuele sul santo re Davide.  Uno dei drammi della Chiesa, si può dire, è stato quello di vedere i monarchi secolarizzarsi. Nel 1918 gli ultimi rappresentanti di questa tradizione bimillenaria erano l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe ( ora beato per la chiesa romana ) e l'Imperatore Nicola di Russia, entrambi morti prima della fine della Grande Guerra. L'eredità della forza "imperiale" o meglio, dispotica, fu ereditata dai movimenti fascisti europei e dal comunismo sovietico il quale ben presto assunse una forma ben poco "operaia" e molto accentratrice. In particolare, l'opera di Corneliu Z. Codreanu in Romania è da ricordarsi come un esperimento di comunitarismo mistico nel quale convivevano aspirazioni popolar-contadine, ortodossia, fedeltà ai valori monarchici e fascismo colto. Il re filo-nazista Boris di Romania uccise Codreanu con un processo farsa accusandolo di Fascismo e poi si diede, di fatto, nelle mani di Hitler. 
La domanda è: chi è il monarca cristiano? 
Il monarca cristiano è colui che riceve dalla Chiesa il potere di legiferare e di reggere il popolo secondo giustizia. La bellissima preghiera del rituale latino per l'incoronazione dei re dice:
<< Vescovo: ( sull'ampolla) o Padre Celeste, Tu che con l'Olio hai unto i tuoi re, i tuoi profeti e i tuoi sacerdoti, degnati di + ( sul crisma ) benedire questo tuo servo N. con l'unzione del Crisma e rendilo nostro Re. Conservalo nella Fede, donagli lo Spirito di Pietà. lo Spirito di Fortezza, lo Spirito Consolatore, lo Spirito della Sapienza e della Rettitudine. Per Cristo, nostro Signore. >>

Il sito della Parrocchia Russa di Torino ci ha lasciato un importante pezzo di Ivan Solonevich e del suo saggio Monarchia Popolare che mi sento di condividere con voi per la sua profondità vedute, nelle quali mi rivedo molto.

L'umanità è entrata nella grande festa d'inizio del ventesimo secolo in uno stato di giubilo ottimista. Entro la metà di questo secolo, è diventato chiaro che il programma europeo di conquista era significativamente peggiore rispetto ai corrispondenti piani dei mongoli nel XIII secolo. I mongoli erano venuti semplicemente a saccheggiare, mentre l'Europa illuminata aveva impostato un ordine del giorno per schiavizzare fisicamente metà della popolazione della Russia e distruggere fisicamente la sua altra metà. Sembra che proprio questo sia chiamato progresso politico e morale, realizzato in pratica attraverso i lunghi sforzi secolari dei vari Cartesio e Kant.
L'esperienza della prima metà del XX secolo, così come l'esperienza dei periodi precedenti, ha dimostrato con chiarezza assoluta l'incapacità delle democrazie di combattere, o per lo meno che lo Stato democratico è totalmente non adattabile a risolvere le questioni di guerra e pace. Le questioni di guerra e di pace nel nostro caso russo sono questioni di vita o di morte. Infatti, se le guerre europee erano destinate alla lotta per qualche "successione", o all'egemonia politica degli Asburgo, dei Borboni, degli Hohenzollern o dei Wittelsbach, allora i ripetiamo ancora una volta – le guerre che hanno coinvolto noi russi sono state praticamente guerre di vita o di morte, che inoltre nel XX secolo hanno preso una forma ancora più acuta rispetto a quelle del XIII.
Facendo uso della sua inaccessibilità geografica, la Gran Bretagna, la classica democrazia in Europa, ha condotto le sue guerre quasi esclusivamente attraverso forze mercenarie. Gli "inglesi" che combattevano per l'Inghilterra nella penisola di Crimea erano reclutati in parte significativa ad Amburgo. La Francia, divenuta una repubblica, utilizza la Legione Straniera, la formazione con più capacità di combattimento dell'esercito "francese". Sikh e gurkha, marocchini e africani sub-sahariani erano la "carne da cannone" che il capitale democratico poteva – attraverso vari mezzi – comprare in tutte le parti del mondo. In Russia non abbiamo mai conosciuto eserciti assoldati, e non abbiamo carne da cannone da noi acquistata.
Nella prima guerra mondiale, le due forme di governo individuale – le monarchie tedesca e russa – in varie condizioni e in vari settori, si sono dissanguate, e sono rimaste solo le democrazie per dare il colpo di grazia ai vinti. Nella seconda guerra mondiale, le altre due forme di dominio personale, le dittature di Stalin e di Hitler, hanno deciso l'esito della guerra. Il "secondo fronte" è stato artificialmente ritardato fino al momento in cui la Wehrmacht non aveva più munizioni per i suoi fucili. Entrambe le guerre sono state vinte da due regimi diversi, ma comunque autoritari. La democrazia ceca si arrese senza sparare un colpo. La democrazia francese fuggì dopo diversi colpi, e le democrazie più piccole difficilmente eiuscirono a combattere del tutto. L'unica eccezione degna di battaglia risultò essere il Granducato di Finlandia, sotto il comando del generale russoCarl Mannerheim. A parte questo, la guerra sovietico-finlandese era essenzialmente solo una parte della nostra guerra civile che ha avuto inizio sul territorio finlandese nel 1918 e non ai era ancora conclusa nel 1939-40.
Per uno sviluppo pacifico del paese, la democrazia di Kerenskij era incomparabilmente migliore della dittatura di Stalin. Ma Kerenskij avrebbe perso la seconda guerra mondiale proprio come ha perso la campagna del 1917. Al tempo della "mobilitazione" dell'economia degli Stati Uniti per le esigenze della guerra futura, governatore di New York Dewey impose la sua stessa nomina come "imperatore economico" dell'America. In quel momento Truman annunciò al Senato e al Congresso che, in caso di necessità poteva fare a meno di ulteriori stanziamenti e rivolgersi al popolo americano. Da questo possiamo concludere che, secondo le nozioni del presidente degli Stati Uniti, né il Senato né il Congresso rappresentano la volontà della nazione.
Parlando per noi stessi, non possiamo adottare il meccanismo politico statunitense ("la macchina politica"), senza commettere un suicidio nazionale garantito. Indipendentemente dal fatto che questa macchina sia buona o cattiva in sé, non possiamo permettere tale inflessibilità, tale lentezza, tali errori politici mostruosi, e così tanto tempo per dispute, riflessioni, decisioni e per il loro differimento. Per tutti gli undici secoli della nostra storia, siamo stati in uno stato di guerra o sulla soglia della guerra. Non vi è alcuna base per pensare che in futuro questo sarà altrimenti. E potremmo appoggiare le nostre teste sui resoconti stenografici di una futura Società delle Nazioni e sprofondare in quello che sarà il nostro ultimo sonno.
Un'autorità forte e decisa è necessaria. Questa può essere la monarchia oppure la dittatura - il potere per grazia di Dio, o per sofferenza da lui permessa.

In sintesi: il Cristiano deve essere monarchico? secondo me

giovedì 16 luglio 2015

Il dibattito Cristologico nel primo millennio

Il primo grande scisma della Cristianità, ancora non totalmente ricomposto, è quello che avvenne nell'anno 451 a Calcedonia, una frattura fra le Chiese siriaco-egiziane e quelle greco-latine che prese il nome di Scisma Calcedonese. 

La Cristologia dei primi secoli e la Deificazione 

I Padri Latini dei primi secoli risolsero il "problema" cristologico ponendo l'accento sulla Redenzione del Cristo operata dal Suo Sacrificio puro e perfetto, reso a riscatto del genere umano dall'inizio dei tempi fino alla fine del mondo. La Cristologia dei Padri Latini era quindi incentrata sull'opera di Cristo: anche nel Medioevo la Chiesa Latina ( e poi cattolico-romana) dovrà sempre confrontarsi con eresie che minano l'Eucarestia e l'azione cristica. In Oriente invece i Padri assunsero un altro genere di approfondimento, non negando certo quello dei contemporanei Latini ( i quali, a loro volta, assunsero gli approfondimenti dei Greci ), ma superando in un certo senso la semplicità occidentale con una pneumatologia inserita nel contesto Cristico. I Padri Greci giunsero a codificare teologicamente la Deificazione, ossia l'ingresso dell'Uomo nella vita dello Spirito e la sua appartenenza totale al Logos il quale si manifesta tanto nell'uomo quanto nella Chiesa quale essere sacramentale. 

Le scuole greche 

Tale concetto diede luogo a due "partiti" teologici, quello Antiocheno e quello Cirilliano. La scuola antiochena vide come pensatori Diodoro di Tarso, Teodoro di Mopsuestia, Nestorio e Teodoreto di Ciro. Tutti questi scrittori del IV-V secolo videro nel Cristo non una perfetta coesistenza di due Nature, ma sottolineando la piena umanità del Gesù storico vedono una certa "autonomia" dalla sua divinità. Essi asserivano che se Gesù era "deificato" non poteva essere realmente uomo, quindi il suo essere "semplice", quello che avrebbe dovuto patire e morire, era semplicemente il figlio di Maria. 
Nel Concilio di Nicea sant'Anastasio aveva detto: "Dio si è fatto uomo affinché l'Uomo potesse divenire Dio." I Padri Cappadoci avevano fatto propria questa espressione e in genere tutto l'episcopato orientale, anche se non tutti apparivano così convinti della consustanzialità delle Nature. 
San Cirillo d'Alessandria trovò invece il modo più completo nell'ambito orientale per esprimere un anti-nestorianesimo che non fosse totalmente nemica di una certa preferenza spiritualista. San Cirillo infatti parla di "ipostasi incarnata" mentre il Concilio di Calcedonia correggerà questa affermazione parziale enunciando il concetto di due nature unite in una sola ipostasi incarnata le quali conservano entrambe le loro caratteristiche corrispettive. 
Quando il clero occidentale iniziò a inserirsi nella disputa, san Leone Magno papa attraverso le sue Lettere diede una buona comprensione dei testi cirilliani e ne corresse le imperfezioni, tranquillizando l'episcopato latino il quale si schierò uniformemente sul partito cirilliano. 



Vasilij Ivanovic Surikov, Quarto Concilio di Calcedonia, olio su tela, 1876 

Il dibattito Conciliare a Calcedonia (451 d.C.) e  Costantinopoli ( 553 d.C.)

Il dibattito vide contrapporsi quattro differenti partiti cristologici. 

I MONOFISITI
Benché la maggior parte dei monofisiti fosse essenzialmente convinta che Eutiche di Costantinopoli proferisse eresie, essi interpretarono come un ritorno al nestorianesimo la formula conciliare di "due nature in una sola ipostasi". Essi non accettavano neanche l'idea che le due nature, una volta unite, conservassero le loro caratteristiche, ma parlavano di fusione degli aspetti divino-umani di Cristo.

I DIOFISITI
Per i Diofisiti l'oggetto della Passione era solamente l'umanità del figlio di Maria, non il Logos. I monofisiti sfruttarono questo partito per vedere in Calcedonia un concilio cripto-nestoriano. Uno dei Diofisiti più convinti fu Teodoreto di Cirro. 

GLI ORIGENISTI
Durante il V secolo fino alla fine del regno di Giustiniano I ( + 565 d.C.) gli Origenisti furono molto influenti a corte e proposero l'idea totalmente eretica di appoggiare la cristologia di Evagrio Pontico. Per gli Origenisti, così come per Evagrio Pontico, Cristo non è il Logos, ma un intelletto separato da esso e non coinvolto nella caduta originale del creato, e unito a causa di ciò al Logos per via della comune purezza. Leonzio di Bisanzio fu il principale filosofo di quest'area. 

I CALCEDONESI CIRILLIANI
La maggior parte del clero riunito a Calcedonia e anche nel futuro Concilio di Costantinopoli del 553 verteva su una teologia sostanzialmente affine agli scritti di san Cirillo d'Alessandria. I più grandi teologi del tempo - Efrem il Siro, Eulogio d'Alessandria, Giovanni il Grammatico, Teodoro di Gerusalemme - si schierarono tutti a favore di questo partito, il quale evidenziò la teologia teopaschita di Cirillo rendendola più chiara di quanto lo stesso Cirillo si proponesse in principio, adottando la dizione " una sola ipostasi per due nature distinte". 

I frutti dei Concili e san Massimo il Confessore

Gesù Cristo, mosaico in Sant'Apollinare Nuovo ( Ravenna ), chiesa iniziata nel 505 d.C.


Dal 451 al 553 la controversia fu tale che la Chiesa non voleva dirsi "scissa", e difatti fu a breve chiamato il Concilio di Costantinopoli ( V ecumenico ) nel 553 per tentare di richiamare i Monofisiti all'ordine calcedoniano. Giustiniano agì prima con vie legali, tentando tramite editti imperiali di imporre il Credo calcedonese, per poi invece ritenere più utile il Concilio. Le tesi antiocheno-monofisite si erano grandemente diffuse in Egitto, in Siria, in Etiopia e in Armenia. 
Si attribuisce all'Imperatore Giustiniano la stessa dizione "Unigenito Figlio di Dio" che venne adottata nei canoni delle Liturgie sia in oriente che in occidente, e fu ampiamente adottato il tomo delle Dodici Accuse contro Nestorio mosse da san Cirillo: ai monofisiti non veniva chiesto di abiurare il loro credo, ma solamente di riconoscere che Calcedonia era essenzialmente in linea con gli scritti dei padri della Chiesa e perciò non era un concilio nestoriano. 
Sempre nel V concilio Ecumenico furono adottati degli anatemi contro gli scritti di Origine e di Evagrio Pontico ai quali però non mancò una certa diffusione anche in ambito esicasta-monastico. 
San Massimo il Confessore diede nuovo impulso al tema della Deificazione portando decisivo soccorso al partito anti-monofisita. Nel pensiero di san Massimo l'uomo è immagine del Logos ed è per questo che contiene lo stesso nous ( o essenza ) del Logos, ed è da questo che consegue la somiglianza con Dio e l'obiettivo della vita umana è rientrare in questa somiglianza. Origene rispondeva allora che, se così fosse stato, non vi sarebbe stato posto nella Storia umana per la caduta e la Morte. San Massimo rispose che la libertà dell'Uomo non risponde all'autonomia decisionale, ma alla perfetta adempienza dell'unione ( comunione ) con Dio. La Comunione con Dio non distrugge l'umanità, ma la rende perfetta: l'umanità e la divinità si manifestano reciprocamente nell'armonia. Gli scritti di san Massimo il Confessore furono usati da san Giovanni Damasceno nella Esatta esposizione della fede ortodossa e in genere l'Oriente adottò i canoni di san Massimo quali corpus preferenziale contro ogni eresia cristologica che avrebbe affrontato. 

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FONTI
JOHN MEYENDORFF, La Teologia Bizantina - Marietti Edizioni
R.V. SELLERS, The Council of Calcedon: a Historical and Doctrinal Survey, London (1961)
AAVV. Storia del Cristianesimo, Il Mulino ed.

martedì 14 luglio 2015

l'Apparizione mariana di Covadonga - Storia della Chiesa

La Madre di Dio è sempre stata una fervida avvocata nelle battaglie memorabili della Cristianità, fin dai primi secoli, tant'è che il primo Acatisto alla Madre di Dio è stato scritto dopo la battaglia di Costantinopoli. Fra le molte apparizioni "guerriere" oggi ricordiamo quella di Covadonga, in Spagna. 

Nell'estate del 772 d.C. il potente califfato degli Ommayadi voleva concludere la conquista della penisola iberica e radunò un grande esercito. Il regno visigoto non fu pronto a difendersi e ben 180'000 uomini cristiani caddero durante la battaglia di Gaudalete nella quale caddero molti nobili e il monarca visigoto del "Regno Meridionale". 


Questa mappa di wikipedia mostra l'estensione del Califfato attorno al 750 d.C.

Il piccolo Regno delle Asturie, fondato da Pelagio ( Pelayo in spagnolo), un nobile visigoto molto coraggioso, invece resisteva tenacemente. Il Califfo, secondo quanto riportano le cronache del tempo, disse: "chi sono questi barbari? non importa, cadranno come coloro che li hanno preceduti". Il Regno delle Asturie è montagnoso e impervio, e le orde islamiche venivano sorprese da piccoli drappelli in dolorosi agguati nei quali i maomettani avevano sempre la peggio. 
Un giorno in quell'estate del 772 don Pelagio e i suoi uomini - gli storici dicono 300 soldati, i musulmani dicono 30 armigeri - furono colti in una imboscata delle truppe moresche. Poco prima, Pelagio aveva visitato una caverna nella quale viveva un pio eremita: egli gli aveva preannunciato di stare fermo nella fede poiché una grande prova lo avrebbe oberato. 
Quando i musulmani iniziarono l'attacco molti dei suoi uomini caddero, ma Pelagio e i suoi fedeli soldati resistevano con coraggio: dopo molte ore di sangue e morte, come ricorda il papa Costantino il Siriano, "La tuttasanta Madre di Dio apparve ai soldati nell'ora più tremenda". Quasi centotrentamila mori contro i pochi uomini dell'esercito cristiano, secondo le cronache dell'epoca. Il califfo Tariq, il quale guidava la spedizione, non capiva come costoro potessero resistere così tanto: così egli ordinò di usare le catapulte contro quel piccolo drappello. La Madre di Dio apparve sulla collina di Covadonga, sul cui crinale era stato eretto un piccolo eremo in suo onore, e con la mano cacciava indietro i massi delle catapulte i quali cadevano sull'esercito mussulmano, trucidandone centinaia di squadre. Poiché perfino i Mori videro la Vergine sulla montagna, mandarono un piccolo esercito per profanare la chiesa, ma la Madre di Dio non volle e fece crollare la collina franando sull'esercito moresco. Secondo le fonti cristiane, 125'000 mori morirono quel giorno. I maomettani si ritirarono e don Pelagio poté tornare nel suo Regno. 


don Pelayo in un dipinto 

Nonostante gli storici siano scettici sul miracolo, non sono concordi sull'effettivo numero di uomini nei due eserciti, ma sono tutti favorevoli a vedere nella battaglia di Covadonga l'inizio del movimento culturale e militare della Reconquista ispanica. 

Tuttasanta Madre di Dio, fervida protettrice dei Cristiani, prega per noi!

Il Concilio di Gerusalemme del 1672 - Storia della Chiesa

Nel XVIII secolo il patriarca ecumenico Cirillo III ( Lucaris ) dopo la sua visita alla Chiesa Riformata Anglicana  iniziò a diffondere il Calvinismo in seno alla Chiesa Ortodossa tramite l'accettazione della dottrina della Giustificazione, attraverso il suo libro Confessione di Fede ( 1629 ) e accettando anche alcune discettazioni cattoliche. Cirillo III morì per mano dei Giannizzeri ottomani il 27 giugno 1638 e fu canonizzato come santo dalla Chiesa greca d'Alessandria nel 2009 il 6 ottobre. Nonostante le dottrine da lui promulgate fossero contaminate dalla dottrina luterana e dal cattolicesimo romano, ciò non ha impedito che continuasse la sua carica e che venisse perfino canonizzato col titolo di ieromartire. Nel corso dei secoli, i greci si sono operati per cercare di giustificare l'eterodossia del patriarca ecumenico Cirillo III. 


immagine del pio patriarca Dositeo II di Gerusalemme, Difensore della Fede

L'ennesima caduta del Patriarcato di Costantinopoli durante la Storia della Chiesa fu coperta dall'eccezionale opera del patriarca Dositeo II di Gerusalemme (1669-1707) il quale chiamò a Concilio tutti i vescovi ortodossi per bloccare l'azione protestantizzante del collega. Dositeo si impegnò personalmente con la pubblicazione di tre tomi polemici contro l'operato di Cirillo III (Τόμος καταλλαγῆς, Τόμος ἀγάπης, Τόμος χαρᾶς. Jaşi, 1692-1705). Il Concilio si riunì il 20 marzo 1672 e approvò 18 canoni contro le dottrine eterodosse. Nel corso del suo ministero patriarcale, Dositeo tentò di difendere la Chiesa Russa dalle pretese anglicaneggianti dello Zar Pietro I, il quale però riuscì nel suo intento di distruggere il patriarcato creando una sorta di Sinodo dipendente da un oberprokuror ( delegato imperiale ) su modello delle chiese luterane statali. 
Il Patriarca Dositeo II è noto anche per la sua Storia della Chiesa Gerosolimitana in dodici volumi, pubblicati postumi nel 1715. Purtroppo, il pio gerarca non ha ottenuto la gloria degli altari, ma almeno dal mio punto di vista, merita di essere conosciuto e apprezzato, e anche venerato, per il prezioso contributo alla difesa della Dottrina ortodossa dai vari tentativi del demonio di pervertire la Chiesa Cattolica Ortodossa. 

Fonti:
Bibliographie Ellenique du XVII siecle - E. Legrand
Patriarch Dositheus the second ( encyclopaedia britannica )
Confession of Dositheus ( atti del Sinodo del 1672 - prossimi in traduzione )

sabato 11 luglio 2015

San Patrizio e i druidi

Noi ortodossi lo sappiamo bene, le energie sottili e la magia sono una triste e nera realtà la quale viene manipolata dai seguaci del male per portare desolazione e morte nelle terre degli uomini.
Fra i molti santi che salvarono le loro terre dalla nefasta influenza dei maghi, oggi affrontiamo una parte della biografia di san Patrizio d'Irlanda, anche se la fonte principale di questo testo è l'articolo di John Sanidopoulos, ho preferito riadattarlo. 

Su san Patrizio e i Druidi


Un biografo del VII secolo, Muirchoe, descrive san Patrizio mentre vince uno scontro armato, e poi come combatte contro dei demoni evocati dai druidi nella cittadina di Tara

L'usanza di quelle terre era quella che chiunque avesse acceso un fuoco dinnanzi al Re durante la lunga notte ( la veglia pasquale, ndt ) sarebbe stato messo a morte. San Patrizio accese il cero pasquale dinnanzi al sovrano, sulla collina di Slane. Il fuoco di Patrizio si poteva vedere da ogni parte del colle, così il Re mandò ventisette bighe per catturare il santo. Patrizio, vedendo i soldati empi e pagani venirgli incontro, si alzò e disse a gran voce: "Che Dio abbatta i suoi nemici, e quelli che lo odiano si allontanino dal suo volto". Sette guerrieri caddero immediatamente e il Re, impaurito, si prostrò dinnanzi al pio uomo. (...)
Il giorno seguente, un druido aveva evocato dei demoni e si era fatto buio sulla terra. Patrizio domandò al druido se riusciva a togliere quella coltre nebbiosa e oscura, ma il druido non ne era in grado. Patrizio pregò a lungo e poi benedì, e la nebbia si dissolse, mentre delle lingue di fuoco bruciavano il druido. Il Re chiamò allora il Consiglio del regno, e disse: "meglio per me credere ( a Dio), che morire". E insieme a lui, molti altri si convertirono. 
In un'altra occasione, mentre san Patrizio e i suoi discepoli camminavano cantando la Lorica ( inno di san Patrizio, ndt), dei druidi si erano posti lungo la via per ucciderli tutti. Ma quando il gruppo di pii uomini passò, i pagani non videro che una cerva bianca seguita da venti cerbiatti. Patrizio e i suoi discepoli erano salvi. 

venerdì 10 luglio 2015

Aggiornamento sul Concilio Pan-Ortodosso del 2016

Il sito The Orthodox Church News ha riportato la notizia che il 5 luglio sua Eccellenza assai reverenda Ilarione di Volokolamsk, preposto per gli affari esteri del Patriarcato di Mosca, ha incontrato sua Santità Bartolomeo, primo del suo nome, patriarca di Costantinopoli. Il Fanar è stato quindi luogo di colloquio fra i vertici delle due Chiese sorelle, le quali hanno discusso principalmente del Concilio Ecumenico del 2016, del quale a suo tempo tradussi l'ordine generale


S.S. Bartolomeo e il Metropolita Ilario di Volokolamsk

Dopo uno scambio di convenevoli, i due episcopi hanno discusso circa la cooperazione fra le due Chiese per organizzare al meglio la sinassi conciliare con particolare riguardo verso la  cooperazione inter-ortodossa, per poi passare alla celebrazione dei Mille anni di presenza russa al Monte Athos. Il metropolita Ilarione ha poi esposto la sua concezione sul Medio Oriente e sulla disastrosa situazione siriana, e anche della Diaspora ( per motivi diversi, speriamo). Ilarione ha poi visitato le reliquie dei Tre gerarchi alla cattedrale di San Giorgio. I due presuli si sono salutati all'aeroporto di Istambul il giorno successivo, al cui volo del metropolita era presente anche l'ambasciatore russo presso la repubblica turca. 

giovedì 2 luglio 2015

La Corona di san Romualdo di Camaldoli ( Latinità Ortodossa )

San Romualdo (951-1027 d.C.)  nacque come rampollo di nobile famiglia, figlio di Sergio Onesti, duca di Ravenna, e crebbe in un clima mite fino ad un episodio di sangue in cui furono coinvolti il padre e il fratello; sconvolto, ad appena vent'anni di vita, scelse il monachesimo e si diede come discepolo all'eremita Guarino, che lo istruì circa la via benedettina. Nel 1001 la sua fama di pienezza spirituale si era diffusa tanto che l'Imperatore Ottone III lo promosse Abate di Sant'Apollinare a Ravenna, ma dopo un anno Romualdo lasciò l'incarico e si rifugiò in solitudine in una cella appartata a Montecassino. Nel 1014 fondò un piccolo monastero vicino Perugia alle falde del Monte Cucco, l'eremo di Santa Maria di Sitria, oggi abbazia. Romualdo partecipò al movimento di rinnovamento benedettino promosso dalle riforme di inizio secolo, formando i suoi discepoli sulla via semi-eremitica nel solco della tradizione benedettina. Morì il 19 giugno 1027 e appena cinque anni dopo, fu proclamato beato dalla sede romana.

Questa preghiera si recita autonomamente in solitudine. Dopo aver purificato la mente e il cuore da ogni influenza esterna, si procede alla recita della corona.

Principio della Corona

Signore affrettati a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison.
Padre Nostro,  che sei nei Cieli; sia santificato il tuo Nome. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, così come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; non ci abbandonare in tentazione, ma liberaci dal maligno. Amen.
Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison.
Signore apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode.

Salmo 50

Abbi misericordia di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia e secondo la moltitudine delle tue indulgenze cancella il mio delitto. Lavami del tutto dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Perché io conosco la mia iniquità e il mio peccato davanti a me è sempre. Contro te solo ho peccato e il male davanti a te ho fatto, così che tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e vinca quando sei giudicato. Ecco che nelle iniquità sono stato concepito e nei peccati mi ha concepito mia madre. Ecco, la verità hai amato, le cose occulte e i segreti della tua sapienza mi hai manifestato. Mi aspergerai con issopo e sarò purificato, mi laverai e sarò fatto più bianco della neve. Mi farai udire esultanza e gioia, esulteranno le ossa umiliate. Distogli il tuo volto dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. Un cuore puro crea in me, o Dio, e uno spirito retto rinnova nelle mie viscere. Non rigettarmi dal tuo volto, e il tuo spirito santo non rimuovere da me. Rendimi l'esultanza della tua salvezza e confermami con lo spirito sovrano. Insegnerò agli iniqui le tue vie e gli empi a te ritorneranno. Liberami dal sangue versato, o Dio, Dio della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà con esultanza la tua giustizia. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca annuncerà la tua lode. Certo, se tu avessi voluto un sacrificio lo avrei dato: di olocausti non ti compiacerai. Sacrificio a Dio è uno spirito contrito: un cuore contrito e umiliato Dio non lo disprezzerà. Benefica, Signore, nel tuo compiacimento Sion e siano riedificate le mura di Gerusalemme. Allora ti compiacerai del sacrificio di giustizia, dell'oblazione e di olocausti; allora offriranno vitelli sul tuo altare.

Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison.

La corona

Ad ogni grano si recita un Kyrie Eleison. Ai grani grandi, o di colore di verso, si recita un Ave Maria.
Quando si conclude un giro, si recita la seguente preghiera:
O Signora Vergine Madre di Dio, guida e proteggi i tuoi servi N. ( nomi dei parenti, amici, o persone per cui si prega), aumenta in loro la Fede nel Signore e il senso del pentimento, e a coloro che sono morti dona la fervida intercessione per il loro eterno riposo.

Conclusione

Quando si desidera concludere la corona, si recita le seguenti preghiere:
Padre Nostro,  che sei nei Cieli; sia santificato il tuo Nome. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, così come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; non ci abbandonare in tentazione, ma liberaci dal maligno. Amen.
E' veramente degno chiamarti beata, o Vergine tuttavenerata, Madre del nostro Dio. Più onorabile dei cherubini e più degna dei serafini, senza corruzione hai partorito il Dio-Verbo, o vera Madre di Dio, e noi ti magnifichiamo.
Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison.
Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
San Benedetto, sublime modello di virtù, umilmente mi pongo ai tuoi piedi: supplica Iddio nostro Padre di accordarmi la sua grazia celeste e quanto mi è necessario per il corpo e per lo spirito.
San Romualdo, emblema della perfetta solitudine, ti supplico, domanda al Signore nostro che io viva la sua visitazione e la discesa del Suo Santo Spirito, così che possa lodarLo e magnificarLo nella perfezione della sua illuminazione.
Santi di Dio, pregate per me peccatore: il Padre è la mia speranza, il mio rifugio è il Figlio, e lo Spirito Santo la mia custodia. Tutta santa Trinità, gloria a te.

Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

Piccolo Officio alla Madre di Dio ( Latinità Ortodossa )


OFFICIO ALLA MADRE DI DIO



Adattabile ai Vespri o al Mattutino. C. celebrante L. Lettore. R. risposte. Il coro viene menzionato. Si recita anche da soli. Antico officio datato X secolo, diffuso soprattutto in Italia nelle congregazioni monastiche.

Invocazioni iniziali

C. O Signore, affrettati a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.
C. Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Com'era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
L. Dopo il Parto sei rimasta inviolata
R. Intercedi per noi, o Madre di Dio.
C. Ero felice perché mi avevano detto
R. che sarei entrato nella casa di Dio.
L. I nostri piedi hanno camminato negli atri di Gerusalemme
R. La tua città santa, o Signore.

Capitolo Mariano

C. Benedetta sei tu, o Vergine Maria, tu che hai partorito il Creatore del Mondo, tu che hai condotto al mondo Colui che ti aveva creata; E ti ha resa Vergine in eterno.
R. Rendiamo grazie a Dio.
L. Sei giusta e piena di grazia.
R. Sei giusta e piena di grazia.
L. Oltremodo beata, o Madre di Dio.
R. piena di grazia.
C. Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Com'era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Ave Maris Stella

Coro: Salve, Stella del Mare
di Dio madre alma
vergine sempre e feconda
porta del cielo.
Quell'ave ricevendo
dal labbro di Gabriele
noi nella pace immergi
mutando il nome d'Eva
Sciogli dai lacci i rei
ridà la luce ai ciechi
discaccia i nostri mali
ottienici ogni bene.
Dimostra d'esser madre
Per te le preci accolga
quei che, per noi nascendo,
sofferse d'esser tuo.
Vergine senza pari
tra tutte la più mite
Scioglici dalle colpe
rendici casti e miti.
Donaci vita pura
proteggi il nostro viaggio
finché Gesù vedendo
gioirem per sempre insieme
Sia lode a Dio Padre
a Cristo sommo onore
allo Spirito Santo
onore a tutti e Tre
Amen. 
L. La grazia si è riversata sulle tue labbra.
R. Iddio ti ha benedetta per sempre.
C. Santa Maria, dona la salute al malato, consola l'afflitto, guida il clero, e intercedi per le pie donne e gli uomini giusti, che compiono la volontà del Figlio tuo.
R. Santa Maria, prega per noi peccatori.

Preci

C. Kyrie Eleison. R. Kyrie Eleison.
C. Christe Eleison. R. Christe Eleison.
C. Kyrie Eleison. R. Kyrie Eleison.
C. Padre Nostro,
tutti: che sei nei Cieli; sia santificato il tuo Nome. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, così come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; non ci abbandonare in tentazione, ma liberaci dal maligno. Amen.
C. Preghiamo. Signore Dio, ascolta noi che ti preghiamo, noi che beneficiamo nel corpo e nello spirito dell'intercessione della beatissima Maria, sempre-Vergine, fa' che attraverso l'opera della Deipara siamo noi liberati da ogni influenza del maligno e giungiamo alla gloria eterna. Per Cristo, nostro Signore.
R. Amen.

Conclusione

C. Il Signore sia con voi. R. E col tuo spirito.
L. Signore, ascolta la nostra supplica.
R. Alle tue orecchie giunga il nostro grido.
C. Sia benedetto Iddio.
R. Sia sempre benedetto.
C. La grazia del Signore nostro Dio rimanga sempre con noi.

R. E coi fratelli che non sono presenti. Amen. 

mercoledì 1 luglio 2015

La Storia della Chiesa Ortodossa Etiopica ( storia della Chiesa )

Premessa del blogger
La Chiesa Ortodossa Etiope è una realtà poco conosciuta nel mondo, ma è una Chiesa sorella assolutamente canonica e antica, con rituali ancestrali davvero commoventi. Circa la canonicità delle chiese dette "copte" e la loro conversione alla Retta Fede, si consulti il mio vecchio articolo in proposito nel quale viene esposta la proclama ufficiale delle chiese di Alessandria e di Addis Abeba, circa il loro rigetto delle dottrine di Eutiche. 
Il popolo etiope è semplice e buono, e più di una volta mi hanno mostrato simpatia nelle mie visite nelle loro chiese; e ho deciso di contraccambiare traducendo la Storia della Chiesa Ortodossa Etiope dal sito ufficiale del Patriarcato di Addis Abeba. Per ragioni di spazio, ho abbreviato numerosi passaggi dei lunghi articoli

Epoca pre-Cristiana 

Il monoteismo giunse in Etiopia attraverso il Giudaismo. La regina di Saba concepì un figlio ( Menelik ) con Salomone, Re degli Ebrei, e quando il bambino crebbe, visitò il padre a Gerusalemme riportando nel proprio paese molti israeliti e l'Arca dell'Alleanza ancora conservata nella Chiesa di Nostra Signora di Sion, Ancora oggi la tribù Falasha nel Nord dell'Etiopia professa una forma pre-talmudica di giudaismo. 

Periodo dell'Evangelizzazione: l'opera di San Frumenzio e dei Nove Santi
(330 d.C. - 650 d.C.)

Sebbene la Cristianità sia divenuta la religione ufficiale del regno di Aksum solamente nel IV secolo, essa era conosciuta da molto tempo. La prima conversione di un etiope è riportata negli Atti degli Apostoli ( VIII 26-40 ) quando lo scriba etiope viene battezzato dall'apostolo e diacono Filippo. L'Apostolo ed Evangelista Matteo trovò il martirio proprio in Etiopia. Nell'omelia di Pentecoste, san Giovanni Crisostomo rende presente che il popolo etiopico partecipava in quel giorno a Gerusalemme. La conversione del Regno viene raccontata dallo storico imperiale Rufino ( + 410 d.C.). Si dice che Meropio, un filosofo di Tiro, accompagnato dai parenti Frumenzio e Adesio, volesse arrivare in India e che stesse seguendo l'itinerario africano fino al Mar Rosso. Gli abitanti locali, ostili ai romani, uccisero Meropio e presero prigionieri i suoi parenti, i quali furono condotti al palazzo del Re di Aksum, il quale divenne poi loro amico. Adesio divenne il coppiere del Re, e Frumenzio, il quale divenne noto per la sua saggezza e intelligenza, fu fatto segretario. Quando il Re morì, lasciò una giovane moglie e il suo infante quali monarchi d'Etiopia: i due fratelli volevano tornare a casa, ma la Regina-Madre glielo impedì implorandoli di continuare a gestire il regno assieme a lei. Frumenzio contattò i romani residenti in Aksum e li incitò a radunarsi in case di preghiera e attendere ai divini servizi. La sua predicazione risultò così fortunata che ben presto il numero di basiliche crebbe in modo esponenziale attirando l'attenzione anche dall'estero. Il piccolo re si convertì e quando fu abbastanza adulto da governare, Adesio tornò a Tiro e Frumenzio si recò ad Alessandria per chiedere al neoeletto vescovo Atanasio di mandare un vescovo a cristianizzare gli etiopi. Il Patriarca Atanasio benedì Frumenzio stesso qual evangelizzatore del popolo etiope e lo fece vescovo, rimandandolo ad Aksum.L'Imperatore Costantino nel 356 d.C. scrive una lettera ai suoi "fratelli" Ezana e Sezana, reggenti dell'Aksum, riguardo l'opera di San Frumenzio. Durante il regno di Ezana vengono coniate le prime monete figuranti una croce, e una stele scritta in greco e lingua aksumita riporta iscrizioni trinitarie di ringraziamento verso Dio che ha distrutto gli idoli nubiani. 


le icone etiopi sono universalmente famose per i loro colori sgargianti

La Chiesa divenne ben presto non solo l'istituto deputato alla religione, ma in essa orbitavano ogni senso di cultura, tradizione, intellettualità e spirito nazionale. L'Etiopia si forgiò sul cristianesimo, e venne influenzata notevolmente - comprensibilmente - dal vicino Patriarcato d'Alessandria, il quale sarà, fino al Novecento, l'unica Chiesa con la quale intratterrà rapporti, la quale sarà responsabile della nomina del Metropolita d'Etiopia. Il Vescovo Mina succedette a San Frumenzio, intensificando la spinta missionaria. Al vescovo Mina si deve l'introduzione del monachesimo su modello alessandrino nella regione; in questo periodo arrivano anche i Nove Santi, fra i quali sono ricordati soprattutto Mikael Aregawi, Pantalewon e Afse, provenienti dalla Siria e da Costantinopoli. Questo gruppo di pii uomini erano stati perseguitati dagli imperatori romani poichè polemici contro Calcedonia. I Nove Santi svilupparono la lingua Ge'ez e la prima letteratura etiope, aiutando la nascita di una cultura cristiana autoctona. Essi tradussero la Regola Monastica di san Pacomio, numerosi padri greci e anche il tomo La Retta Fede di San Cirillo d'Alessandria, il testo dottrinale alla base della Chiesa Etiope. Yared, un discepolo dei Nove, inventò la musica liturgica etiope proprio in questo periodo, e l'architettura e l'iconografia etiope prendono sostanzialmente spunto dagli insegnamenti dei Nove Santi. Gli Egiziani imposero la loro superiorità giurisdizionale forzando il 42esimo canone di Nicea, proibendo ai nativi l'ingresso all'episcopato. Fino al Tredicesimo secolo, nessun etiope domanderà mai giustizia. Al Concilio di Calcedonia nel 451 d.C. la Chiesa Etiope seguì la Sede-Madre di Alessandria d'Egitto, separandosi dalla comunione con la Cristianità europea. 

La Liturgia etiope

La liturgia etiope si caratterizza per una estrema varietà innografica e per la maestosa presenza di ben quattordici epiclesi diverse secondo il proprio del tempo e della festa. Una delle più antiche è attribuita a sant'Atanasio d'Alessandria ( III-IV secolo ), un'altra molto bella e nota è quella detta "Mariana". 
Il culto etiope ha mantenuto intatte molte usanze ebraiche: ogni chiesa nel proprio santuario ha una copia in miniatura delle tavole della Legge e dell'arca dell'alleanza ( Tabot ) la quale viene condotta in processione solenne durante le feste maggiori dell'anno, fra le quali spicca l'Epifania. Il digiuno segue il ritmo ebraico, così come la preparazione del cibo, e si tolgono le scarpe quando si entra in chiesa, e la liturgia della Parola tiene in gran conto il Vecchio Testamento.
La liturgia etiope è estremamente lunga poiché influenzata dal monachesimo del deserto che qui ebbe una splendida fioritura nel periodo corrispondente al nostro Rinascimento, ma nessuno ( neppure io abituato alle cortissime officiature bizantine!) sente la stanchezza dinnanzi a quel tripudio di sacro. 


clero etiope in abiti liturgici

La liturgia ( grossomodo ) è divisa nelle seguenti sezioni.
Proscomidia o "prothesis": il coro canta 41 volte il Kyrie Eleison mentre il celebrante mesce il vino e scompone l'Agnello delle prosfore, seguito poi dal Diacono con una candela compie il giro dell'altare con i Doni da presentare, mentre il coro recita le Ore Canoniche e il Credo Niceno. Il sacerdote poi si rivolge ai fedeli con un'esclamazione, il diacono procede con l'ectenia, il prete copre i Doni con una preghiera e recita, de facto, un'anafora, chiedendo che questi doni offerti siano poi trasfigurati nel Corpo e nel Sangue.
Liturgia dei Catecumeni. Le letture vengono proclamate fuori dal Santuario, nel mentre vengono recitate, un Evangeliario gira fra i fedeli condotto da un apposito accolito affinché il Libro venga riverito e baciato dai fedeli. Viene cantato un inno a Maria dopo l'Apostolo, prima del Vangelo. Il Diacono compie una ectenia, si canta tre volte il Trisagio e poi viene esposto il Libro. Il Vangelo viene incensato e poi cantato a gran voce. 
Liturgia dei Fedeli. I catecumeni vengono "allontanati", poi segue una lunghissima litania, alla quale a sua volta segue il Credo Niceno. Avviene poi l'Anafora e la consacrazione. Dopo la consacrazione, il sacerdote legge una lunghissima preghiera ai santi secondo il Sinassario del giorno; si canta la preghiera del Signore, e dopo di essa, avviene la così chiamata "orazione al Padre" nella quale si chiede il perdono di tutte le colpe di coloro che sono all'assemblea; viene data l'Eucarestia mentre il Lettore proclama il salmo 150, e infine si benedice il popolo con la patena vuota e si conclude con la benedizione finale. 
Ore Canoniche. Nella Chiesa Copta, iniziano e concludono ogni rito, e sono la controparte "africana" del breviario latino e dell'antologhion greco. 

L'Islam e l'Etiopia
700-1200 d.C.

L'Islam colpì l'Africa con violenza. La prospera chiesa copto-egiziana divenne presto un sospirato ricordo mentre perdeva di numero e di forza. L'Etiopia era in quel tempo un regno periferico per l'Europa, ma rispettato e temuto. Navi mercantili etiopi viaggiavano per tutto il versante Indo-arabo, colonie terrestri venivano fondate negli Altipiani africani e mercanti etiopi giungevano occasionalmente in Europa, facendo nascere storie fantastiche su un paese lussuoso ed esotico. Gli Aksumiti riuscirono a bloccare la pretesa islamica nella regione, rimanendo indipendenti. Pur tuttavia, a causa dell'Islam che chiudeva l'Etiopia come in una morsa, vi fu ben presto il problema del decadimento dei traffici con l'Occidente e l'Etiopia cadde nell'isolamento culturale: questa condizione influirà notevolmente sugli sviluppi singolari della teologia etiope, la quale avrà delle correnti piuttosto interessanti al suo interno, e propriamente autoctone. Interessante l'icona della Trinità dipinta dagli Etiopi, che segue il medesimo filone di Rublev, sebbene in modo autonomo, e nonostante l'assoluta e incolmabile distanza delle due culture. 

L'epoca d'oro 
1200-1526 d,C, 

Al tempo di Yimrha, il più importante imperatore della famiglia Zagwe, la città di Lalibela divenne capitale e fu ornata di splendidi templi. A seguito di una rivolta e di una grande crisi, la quale comportò la caduta della dinastia Zagwe, prese il sopravvento la dinastia Solomonica. Rinchiusi nell'isolamento forzato, i cristiani etiopi iniziarono a trarre ispirazione dall'Antico Testamento e identificarono sé stessi come Nuova Israele, a questo periodo si deve quindi la maggior "giudaizzazione" della cristianità etiopica. Questa corrente spirituale scemerà lentamente lungo il Rinascimento ma lascerà tracce indelebili. Nel Basso Medioevo etiope fioriscono le scuole monastiche: la prima fu costruita da un giovanissimo monaco amanuense di nome Iyasus Mo'a (1211-1292) presso la chiesa di santo Stefano sul Lago Yaiq. Presto altri imitarono il suo esempio, fondando grandi abbazie come l'abate Hiruta-Amlak, fondatore di Daga Estifanos, e l'abate Takel-Haymanot, figlio spirituale di Iyasus Mo'a, e fondatore del monastero di Debra Libanos. Abba Ewostawedros ( ? - 1352 ) merita particolare menzione poichè fu perseguitato dalla Chiesa a causa della sua rigidità nel seguire i precetti canonici, e viaggiò a lungo in Siria  e in Armenia dove morì; i suoi pupilli spirituali tornarono in Eritrea, donde era originario, e fondarono a nome suo il monastero di Debra Mariam di Qohain. A questo periodo di fioritura monastica si devono i primi Cataloghi Canonici, degli studi analitici sui libri biblici, capolavoro dell'arte sacra etiope, e la Scuola Poetica alla quale si devono ulteriori sviluppi dell'iconografia. E' interessante sapere che fin da questo periodo nascono Seminari cittadini per la formazione del clero diocesano. 

L'Era Moderna

Nel 1531 l'Impero Ottomano conquista l'Etiopia e il sacco del paese fu tremendo, ma fu permesso di rimanere uno stato semi-indipendente col titolo di Impero d'Etiopia e nel 1543 ritornò un paese sovrano. Nel XVI secolo giunsero i primi missionari gesuiti che non furono accolti con molta riverenza. L'Imperatore etiope Galawdewos ( 1540-59 ) strinse cordiali rapporti col Portogallo dal quale vennero in abbondanza architetti, studiosi, artigiani e anche predicatori cattolici i quali alla fine ottennero il permesso, verso la fine del suo regno, a costruire una chiesa. Nonostante i gesuiti non vissero che pochi decenni in Etiopia prima della loro espulsione formale, essi crearono grande scompiglio nella Chiesa Etiope per ben due secoli con le loro "innovazioni teologiche", funestando la Chiesa con dibattiti accesi circa la Trinità, il ruolo del Figlio nelle ipostasi, e circa il ruolo dello Spirito Santo. 

Nel 1828, alla morte del Metropolita Cirillo, dovettero aspettare molti anni perché il nuovo inviato di Alessandria giungesse in Etiopia, il suo nome era Salama e giunse nel 1841. Di indole innovatrice e profondamente dialettica, il vescovo aveva studiato in un collegio al Cairo e fu una forza modernizzatrice delle strutture ecclesiastiche consumate dall'indolenza. Il suo episcopato coincise col regno di Tewodros II imperatore, una personalità forte che riunì i principi regionali sotto il suo dominio dopo un periodo torbido noto come Epoca dei Principati. Tewodros II impose di nuovo la dottrina Tewahedo ( la Chiesa Etiope ) come unica religione di Stato. Il suo attrito con la Chiesa giunse quando la necessità di fondi per le ingenti modernizzazioni del Paese giunsero a colpire le casse dell'erario vescovile. Il clero e il popolo molto devoto si schierarono a suo sfavore, e il Re tanto amato spinse con una inaspettata violenza contro il metropolita, imprigionandolo fino alla sua morte nel 1867 nelle galere di Maqdala. 

Nel 1878 l'Imperatore Yohannes chiama il Concilio a Wollo, nonostante la sede metropolitana fosse vacante. Il clero giunse in città e ottemperò ai suoi doveri con solennità nonostante la mancanza del primate. Furono discussi argomenti come una sospirata autocefalia, il rinnovo dell'attività missionaria, e l'apertura verso nuovi mezzi di comunicazione per la Chiesa, e l'educazione dei giovani. 

Nel 1926 la Chiesa Etiope chiese ufficialmente di poter eleggere propri monaci come vescovi, e la Chiesa d'Alessandria reagì con la scomunica. Il clero etiope si rifiutò di deporre i paramenti e continuò a celebrare e servire il popolo. Durante l'occupazione italiana le forze di polizia fasciste tentarono di reprimere la grande influenza che la Chiesa Etiope esercitava sulla popolazione e ben due metropoliti ( Petros e Mikael) pagarono con la vita la loro dedizione alla Chiesa, completamente isolata sul piano ecclesiale. Nel 1948 la Chiesa Copta-Egiziana riconobbe l'autocefalia alla Chiesa Etiope con la clausola di attendere la morte del loro designato prima di scegliere il successore. Il Vescovo Cirillo fu scelto come successore di San Marco in Etiopia e visse fino al 1951 quando fu proclamato il primo Patriarca di Etiopia, monsignore Basilio. Nel 1948 la Chiesa Etiopica prese parte alla fondazione del Concilio Ecumenico delle Chiese e ne è sempre stata parte attiva.

La Chiesa Etiope oggi
osservazioni del blogger

La Chiesa Etiope nutre buoni rapporti con la Chiesa Russa e con la Chiesa Romena: vi sono scambi di seminaristi che studiano gli uni nei paesi degli altri, e generalmente gli etiopi sono ben disposti verso i loro confratelli "occidentali". Iconograficamente, gli etiopi hanno abbandonato la rigidità copta tradizionale e hanno abbracciato una certa elasticità della figura: non si fanno nessun problema a pregare dinnanzi ad una effige della Madonna di Lourdes o ad un Cristo col sacro-cuore nel petto, e spesso simili immagini ornano i santuari della Diaspora etiope. Una forte minoranza etiope si è focalizzata negli USA dove hanno una Metropolia semi-autonoma. 


Abuna Mathias, per grazia di Dio Patriarca d'Etiopia e Vescovo di Addis Abeba, succeduto al defunto patriarca Paolo. Il grande lavoro di Mathias è stato ed è tuttora quello di portare la chiesa etiope allo stesso regime mediatico delle chiese sorelle. La sua ampia opera non verrà dimenticata.

C'è da sperare che le relazioni molto positive iniziate dagli Novanta del secolo scorso fra Costantinopoli e Addis Abeba continuino a prosperare e a condurre le masse alla conoscenza reciproca, dopo secoli di coltre che hanno oscurato la vista su questa luminosa perla del diadema della Chiesa Ortodossa.