mercoledì 30 dicembre 2015

Critica all'Islam ( II parte ) - San Giovanni Damasceno

Continua dall'Articolo precedente.



La cattedrale della Divina Sapienza a Costantinopoli, diventata moschea dopo il 1453 e dopo ancora museo.

Essi, inoltre, ci accusano di essere idolatri, perché noi veneriamo la croce, che essi hanno in abomino. E noi rispondiamo loro: 'Come mai, allora, vi strofinate contro una pietra nella vostra Ka'ba [107] e la baciate e l'abbracciate?' Alcuni di loro dicono che Abramo ebbe rapporti con Agar su di essa, ma altri dicono che vi ha legato il cammello, quando stava per sacrificare Isacco. E noi li rispondiamo: 'Dal momento che la Scrittura dice che la montagna era boscosa e aveva alberi da cui Abramo tagliò legna per l'olocausto e la posò su Isacco, [108] e poi lasciò indietro gli asini con i due giovani, perché dite sciocchezze? In quel posto non ci sono né boschi né sentieri di montagna per asini'. E sono imbarazzati, ma affermano comunque che la pietra è di Abramo. Allora diciamo: 'Ammettiamo pure che sia di Abramo, come stupidamente dite. Dunque, solo perché Abramo ebbe rapporti con una donna su di essa o vi legò un cammello, non vi vergognate di baciarla, ma ci biasimate perché veneriamo la croce di Cristo con la quale è stato distrutto il potere dei demoni e l'inganno del diavolo'. Questa pietra di cui parlano è una testa di Afrodite che essi adoravano e che chiamavano Khabár. Anche ai nostri giorni, le tracce della scultura sono visibili su di essa agli osservatori attenti.
 Come si è detto, questo Mohammed ha scritto molti libri ridicoli, a ciascuno dei quali ha fissato un titolo. Per esempio, vi è il libro Sulla donna, [109] in cui dispone chiaramente la legge di avere quattro mogli e, se è possibile, mille concubine – quante ne si può mantenere, oltre alle quattro mogli. Egli ha anche reso legale ripudiare qualunque moglie si possa desiderare, e, se si agisce così, di prenderne un'altra nello stesso modo. Mohammed aveva un amico di nome Zeid. Quest'uomo aveva una bella moglie della quale Mohammed si innamorò. Una volta, mentre erano seduti insieme, Mohammed disse: 'Ah, a proposito, Dio mi ha ordinato di prendere tua moglie.' L'altro rispose: 'Tu sei un apostolo. Fa' come Dio ti ha detto e prendi mia moglie'. O piuttosto, per raccontare la storia da capo – gli disse: 'Dio mi ha comandato che tu ripudi tua moglie'. E lui la ripudiò. Poi qualche giorno dopo disse: 'Ora, Dio mi ha ordinato di prenderla'. Poi, dopo che lui l'ebbe presa ed ebbe commesso adulterio con lei, fece questa legge: 'Se qualcuno ripudia sua moglie e, dopo averla ripudiata, vuole tornare con lei, lasciate che un altro la sposi. Perché non è lecito prenderla a meno che non sia sposata a un altro. Inoltre, se un fratello ripudia sua moglie, suo fratello la può sposare, qualora lo desideri' [110] Nello stesso libro egli dà precetti come questo: 'Lavorate la terra che Dio vi ha dato e abbellitela. E fate questo, e fatelo in questo modo" [111] – per non ripetere tutte le cose oscene che ha fatto. Poi c'è il libro La cammella di Dio. [112] Parla di una cammella che veniva da Dio e che beveva tutta l'acqua di un fiume e non poteva passare attraverso due montagne, perché non c'era abbastanza spazio. C'erano persone in quel luogo, dice, che un giorno bevevano l'acqua, mentre la cammella la beveva il giorno dopo. Inoltre, bevendo l'acqua dava loro nutrimento, perché forniva loro il latte al posto dell'acqua. Allora, perché questi uomini erano malvagi, dice lui, uccisero la cammella. Tuttavia, questa ebbe una figlia, una piccola cammella, che, dice lui, quando la madre fu uccisa, invocò Dio e Dio la portò a se. Allora diciamo loro: 'Da dove viene quella cammella?' Dicono che viene da Dio. Allora diciamo: 'C'è stato un altro cammello che si è accoppiato con lei?' E allora dicono: 'No'. 'Allora,' diciamo, 'come è stata generata? Vediamo che la vostra cammella è senza padre e senza madre e senza genealogia, e che colui che ha generato ha subito del male. Né è evidente chi l'ha allevata. E anche questa piccola cammella è stato preso da Dio. Allora perché il vostro profeta, con il quale, secondo ciò che dite, Dio ha parlato, non ha saputo qualcosa della cammella – dove pascolav, e chi ha ottenuto il latte dalla sua mungitura? O forse, come sua madre, aveva incontrato uomini malvagi ed era stata uccisa? O era entrata in paradiso prima di voi, in modo che voi possiate avere il fiume di latte di cui così stupidamente parlate? Infatti dite che ci sono tre fiumi che scorrono in paradiso – uno di acqua, uno di vino, e uno di latte. Se la vostra precursore, la cammella, è al di fuori del paradiso, è evidente che si prosciuga di fame e di sete, o che altri si avvantaggiano del suo latte – e così il vostro profeta si vanta invano di aver conversato con Dio, perché Dio non gli ha rivelato il mistero della cammella. Ma se lei è in paradiso, sta ancora bevendo acqua, e voi per mancanza di acqua vi prosciugherete in mezzo al paradiso delle delizie. E se, in assenza di acqua, perché l'avrà bevuta tutta la cammella, prenderete il vino dal fiume di vino che scorre, sarete
intossicati per aver bevuto vino puro, crollerete sotto l'influenza della bevanda inebriante e vi addormenterete. Poi, soffrendo di una sbornia e ammalati per il vino, perderete i piaceri del paradiso. Come, dunque, non è entrato nella mente del vostro profeta che potrebbe accadervi questo nel paradiso delle delizie? Non ha mai avuto alcuna idea di dove sta andando la cammella, e voi non glie lo avete neppure chiesto, quando vi ha raccontato i suoi sogni riguardo ai tre fiumi. Noi chiaramente vi assicuriamo che questa vostra meravigliosa cammella vi ha preceduto tra le anime degli asini, dove anche voi, come le bestie, siete destinati ad andare. E là ci saranno tenebra esterna e punizione eterna, fuoco crepitante, vermi che non dormono e demoni infernali'. Ancora, nel libro della tavola, Mohammed dice che Cristo ha chiesto a Dio una tavola e questa gli è stata data. Dio, egli dice, gli disse: 'ho dato a te e ai tuoi una tavola incorruttibile'. [113]
E ancora, nel libro della giovenca [114] dice alcune altre cose stupide e ridicole, che, a causa del loro grande numero, penso che dovremo passarci sopra. Ha fatto una legge che essi siano circoncisi e anche le donne, e ha ordinato loro di non osservare il sabato e non di essere battezzati. E mentre ha ordinato loro di mangiare alcune delle cose proibite dalla legge, ha ordinato loro di astenersi da altre. Ha inoltre assolutamente proibito il consumo del vino.

Note di entrambi gli articoli

[99] Cfr Gen 16:8. Sozomeno dice anche che erano discendenti di Agar, ma si facevano chiamare discendenti di Sara per nascondere la loro origine servile (Storia Ecclesiastica 6,38, PG 67.1412AB).
[100] L'arabo kabirun significa 'grande,' sia in termini di dimensioni sia di dignità. Erodoto menziona il culto arabo della 'Afrodite Celeste', ma dice che gli arabi la chiamavano Alilat (Erodoto 1.131)
[101] Questo può essere il monaco nestoriano Bahira (Giorgio o Sergio) che ha incontrato il ragazzo Mohammed a Bostra in Siria e ha affermato di riconoscere in lui il segno di un profeta.
[102] Corano, Sura 112.
[103] Sura 19; 4,169.
[104] Sura 4,156.
[105] Sura 5,116s.
[106] I manoscritti non hanno questo detto, ma Lequien suggerisce che provenga da Platone.
[107] La Ka'ba, chiamata 'La Casa di Dio,' si suppone sia stata costruita da Abramo con l'aiuto di Ismaele. Occupa il posto più sacro nella moschea della Mecca. Incorporata nella sua parete è la pietra di cui si parla, la famosa pietra nera, che è ovviamente una reliquia dell'idolatria degli arabi pre-islamici.
[108] Gen 22:6.
[109] Corano, Sura 4.
[110] Cfr Sura 2,225s.
[111] Sura 2,223.
[112] Non nel Corano.
[113] Sura 5.114,115.
[114] Sura 2.
Da Writings, by St John of Damascus, The Fathers of the Church, vol. 37 (Washington, DC: Catholic University of America Press, 1958), pp. 153-160. Postato il 26 marzo 2006.)

Critica all'Islam - San Giovanni Damasceno

I due brani sulla "critica all'Islam" o "sull'eresia degli Ismaeliti" sono tratti dalla monumentale opera La Fonte della Conoscenza di san Giovanni Damasceno (+749), conosciuto già in questo blog per i suoi interventi tratti dalle opere la Fede Ortodossa e Difesa delle Immagini Sacre. Importante per il nostro tempo è questa sezione del capitolo sulle Eresie dell'opera del Damasceno, soprattutto da quando il recente movimento ecumenico ha insinuato l'ipotesi che fuori dalla santa Chiesa possano sussistere la salvezza e la Verità, andando contro il Maestro il quale ha detto "Io sono la Via, la Verità e la Vita". 

Vi è anche la superstizione degli ismaeliti che ancora oggi prevale e mantiene la gente in errore, come precursore dell'Anticristo. Essi discendono da Ismaele, nato ad Abramo da Agar, e per questo motivo sono chiamati agareni o ismaeliti. Sono anche chiamati saraceni, che deriva da Sarras kenoi, o privi di Sara, a causa di ciò che Agar disse all'angelo: 'Sara mi ha mandato via indigente'. [99] Questi un tempo erano idolatri e adoravano la stella del mattino e Afrodite, che nella loro lingua chiamavano Khabár, che significa grande. [100] E così fino al tempo di Eraclio furono grandi idolatri. Da quel momento ad oggi un falso profeta nome Mohammed è apparso in mezzo a loro. Quest'uomo, dopo aver conosciuto per caso il Vecchio e il Nuovo Testamento e anche, a quanto pare, dopo aver conversato con un monaco ariano, [101] elaborò la propria eresia. Poi, dopo essersi insinuato nelle grazie del popolo con un'esibizione di apparente pietà, ha fatto sapere che un certo libro era stato fatto scendere su di lui dal cielo. Egli aveva esposto alcune composizioni ridicole in questo suo libro, che diede loro come oggetto di venerazione. Egli dice che c'è un solo Dio, creatore di tutte le cose, che non è stato generato né ha generato. [102] Egli dice che il Cristo è la Parola di Dio e il suo Spirito, ma è una creatura e un servitore, e fu generato, senza seme, da Maria, la sorella di Mosè e di Aronne. [103] Perché, dice, la Parola e Dio e lo Spirito sono entrati in Maria, e lei partorì Gesù, che era un profeta e un servo di Dio. E dice che gli ebrei vollero crocifiggerlo in violazione della legge, e che presero la sua ombra e crocifissero questa. Ma il Cristo stesso non è stato crocifisso, dice, non è morto, perché Dio per il suo amore per Lui lo ha preso a sé in cielo. [104] E dice che quando Cristo ascese al cielo Dio gli chiese: "O Gesù, hai forse detto: 'Io sono il Figlio di Dio e Dio'?" E Gesù, dice, rispose: 'Abbi misericordia di me, Signore. Tu sai che io non ho detto questo e che non ho disprezzato di essere tuo servo. Ma gli uomini peccatori hanno scritto che io ho fatto questa dichiarazione, e hanno mentito su di me e sono caduti in errore'. E Dio rispose e disse: 'Io so che tu non hai detto questa parola'. "[105] Ci sono molte altre cose straordinarie e abbastanza ridicole in questo libro, che egli pretende che sia stato inviato a lui da Dio. Ma quando ci chiediamo: 'E chi c'è a testimoniare che Dio gli ha dato il libro? E quale dei profeti predisse che sarebbe dovuto sorgere un tale profeta?' Non sanno cosa rispondere. E facciamo notare che Mosè ricevette la Legge sul monte Sinai, con Dio che apparve agli occhi di tutto il popolo sotto forma di nuvola, e fuoco, e tenebre, e tempesta. E diciamo che tutti i profeti, da Mosè in poi, hanno predetto la venuta di Cristo, e come Cristo Dio (e Figlio di Dio incarnato) sarebbe venuto e sarebbe stato crocifisso, sarebbe morto e risorto, e sarebbe stato il giudice dei vivi e dei morti. Quindi, quando diciamo: 'Come è possibile che questo vostro profeta non sia venuto nello stesso modo, con gli altri che gli offrono testimonianza? E come è possibile che Dio non abbia presentato in vostra presenza a questo uomo il libro di cui parlate, così come ha dato la Legge a Mosè, con il popolo che guardava e il monte fumante, in modo che anche voi possiate avere la certezza?' – rispondono che Dio fa come vuole. 'Questo', diciamo, 'Lo sappiamo, ma stiamo chiedendo come il libro è venuto al vostro profeta'. Allora rispondono che il libro gli è venuto mentre dormiva. Quindi noi diciamo scherzosamente loro che, se ha ricevuto il libro nel sonno e non ha effettivamente percepito cosa accadeva, per lui vale l'adagio popolare che dice: Mi stai tessendo dei sogni. [106] Quando chiediamo di nuovo: 'Come mai quando ci ha ingiunto in questo vostro libro di non fare nulla né di ricevere nulla senza testimoni, voi non gli avete chiesto: "Prima mostraci con testimoni che sei un profeta e che sei venuto da Dio, e mostraci quali Scritture testimoniano di te",' si vergognano e rimangono in silenzio. [Poi continuiamo:] 'Anche se non potete prendere una moglie senza testimoni, o comprare o acquistare beni; anche se non ricevete un asino né possedete una bestia da soma senza testimoni; e anche se avete mogli e beni e asini e così via attraverso testimoni, sono proprio la vostra fede e le vostre Scritture che non comprovate con testimoni. Chi ve le ha tramandate non aveva garanzie da qualsiasi fonte, né vi è noto qualcuno che abbia testimoniato di lui prima del suo arrivo. Al contrario, ha ricevuto tutto mentre dormiva'. Inoltre, ci chiamano eteriasti o associatori, perché, dicono, introduciamo un associato a Dio dichiarando il Cristo Figlio di Dio e Dio. Noi diciamo a loro come replica: 'I profeti e le Scritture ci hanno tramandato questo, e voi, come sostenete costantemente, accettate i profeti. Quindi, se dichiariamo a torto che Cristo è il Figlio di Dio, sono loro che lo hanno insegnato e ce lo hanno tramandato'. Ma alcuni di loro dicono che è per errata interpretazione che abbiamo detto che i profeti hanno asserito queste cose, mentre altri dicono che gli ebrei ci odiavano e ci hanno ingannati, scrivendo nel nome dei profeti in modo da farci perdere. E di nuovo noi diciamo loro: 'Fino a quando dite che Cristo è la Parola e lo Spirito di Dio, perché ci accusate di essere eteriasti? Infatti la parola e lo spirito sono inseparabili da colui nel quale hanno naturalmente esistenza. Pertanto, se la Parola di Dio è in Dio, allora è evidente che è Dio. Se, invece, è al di fuori di Dio, allora, secondo voi, Dio è senza parola e senza spirito. Di conseguenza, evitando di introdurre un associato a Dio, voi lo avete mutilato. Sarebbe molto meglio per voi dire ha un associato piuttosto che mutilarlo, come se si trattasse di una pietra o un pezzo di legno o qualche altro oggetto inanimato. Così, mentite quando ci chiamate eteriasti; noi replichiamo chiamando voi mutilatori di Dio'.

sabato 26 dicembre 2015

Secondo Discorso sul Natale - San Leone Magno

Secondo Discorso sul Natale scritto da san Leone Magno (390-461) patriarca di Roma e difensore dell'Ortodossia. 

I - L'occulto disegno di Dio nell'incarnazione

Dilettissimi, esultiamo nel Signore e con spirituale gaudio rallegriamoci, perché è spuntato per noi il giorno che significa la nuova redenzione, l'antica preparazione, la felicità eterna. Il mistero della nostra salvezza, promesso all'inizio del mondo, attuato nel tempo stabilito per durare senza fine, si rinnova per noi nel ricorrente ciclo annuale.

In questo giorno è giusto che noi, elevati in alto i cuori, adoriamo il divino mistero, affinché sia celebrato dalla Chiesa con grande letizia quel che si compie per munifica generosità di Dio.

Infatti, Dio onnipotente e clementissimo, la cui natura è bontà, la cui volontà è potenza, la cui azione è misericordia, allorché la malizia del diavolo con il veleno del suo odio ci sottomise alla morte, tosto indicò all'inizio del mondo la medicina che la sua misericordia metteva a disposizione per risollevare il genere umano. Preannunciò al serpente la futura discendenza della donna che con la propria virtù gli avrebbe schiacciato il capo, sempre altero o pronto a mordere. In tal modo preannunciò Cristo, l'Uomo-Dio, che doveva venire nella carne e che, nascendo dalla Vergine con una nascita immacolata, doveva condannare colui che violò l'integrità del genere umano.

Infatti il diavolo, trovando un sollievo alle proprie pene nel compagno di peccato, si gloriava che l'uomo, da lui ingannato, fosse stato privato dei doni divini e, spogliato della immortalità, fosse stato assoggettato a dura sentenza di morte; in più si gloriava perché Dio, secondo le esigenze della giustizia, era stato costretto a cambiare proposito riguardo all'uomo che egli aveva creato insignito di grande dignità. Per questo è stato necessario che Dio, immutabile, la cui volontà è inseparabile dalla benignità, adempisse con segreta economia e con occulto mistero il suo primo disegno di grazia ai nostri riguardi, affinché l'uomo, caduto in colpa per l'insidia del maligno diavolo, contrariamente al piano di Dio non perisse.

II - La novità nella nascita di Cristo

Dilettissimi, appena giunti i tempi prestabiliti per la redenzione degli uomini, Gesù Cristo, Figlio di Dio, fa il suo ingresso nella bassa condizione di questo mondo: discende dalla sede celeste senza, però, allontanarsi dalla gloria del Padre: è generato in un nuovo stato e con novità nella nascita. E' nuovo il suo stato, perché, pur rimanendo invisibile nella sua natura è diventato visibile nella natura nostra. Egli che è l'immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio: pur restando nella sua eternità ha voluto incominciare a esistere nel tempo. Il Signore dell'universo, nascosta sotto il velo la gloria della sua maestà, ha assunto la natura di servo. Dio, inviolabile, non ha sdegnato di assoggettarsi al dolore; l'immortale non ha rifiutato di sottomettersi alla legge della morte.

Inoltre è stato generato con novità nella nascita, perché è stato concepito dalla Vergine ed è nato dalla Vergine senza l'intervento di padre terreno e senza la violazione della integrità della madre. A chi doveva essere il Salvatore degli uomini era conveniente una tale nascita, perché avesse in sé la natura umana e non conoscesse la contaminazione della umana carne. Dio stesso, infatti, è l'autore della nascita corporea di Dio, e l'arcangelo l'ha attestato alla santa vergine Maria: «Lo Spirito santo verrà sopra di te, e la potenza dell'Altissimo ti coprirà della sua ombra: per questo il bambino santo che nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio».

Dunque la sua origine è diversa dalla nostra, ma la sua natura è uguale alla nostra. Il fatto che la Vergine abbia concepito, che la Vergine abbia partorito e poi sia rimasta ancora vergine, certamente è estraneo alla comune esperienza umana, poiché è fondato sulla divina potenza. In questo caso, difatti, non bisogna considerare la condizione di colei che partorisce, ma il volere di colui che nasce, il quale è nato dall'uomo nel modo che ha voluto e potuto. Se tu osservi la realtà della natura, costati la sostanza umana; ma se scruti la causa dell'origine, vi riconosci la potenza divina. Invero, Gesù Cristo, nostro Signore, è venuto per abolire il contagio del peccato, non per tollerarlo; è venuto per curare ogni malattia di corruzione e tutte le ferite delle anime macchiate. Era dunque opportuno che nascesse in maniera nuova colui che apportava agli uomini una nuova grazia di immacolata integrità. Era necessario che l'integrità di chi nasceva conservasse la nativa verginità della madre, e che l'adombramento della virtù dello Spirito santo custodisse il sacro recinto del pudore e la sede della santità. Gesù, difatti, aveva stabilito di rialzare la creatura che era precipitata in basso, di rafforzare la creatura conculcata e di donare e accrescere la virtù della castità per cui potesse essere vinta la concupiscenza della carne. Dio ha voluto in tal maniera che la verginità, necessariamente violata nella generazione degli altri uomini, fosse imitabile negli altri con la rinascita spirituale.

III - Il segreto messianico

Il fatto stesso, dilettissimi, che Cristo abbia scelto di nascere da una vergine, non mostra forse che era mosso da un motivo altissimo? Egli voleva che il diavolo ignorasse la nascita del Salvatore del genere umano; così ignaro dello spirituale concepimento, il maligno non avrebbe pensato a una nascita diversa da quella degli altri uomini, perché lo vedeva non differente dagli altri. Egli ha osservato la natura di lui, simile alla nostra, e ha creduto che egli fosse compreso nella condanna di tutti gli altri. Non comprese che era estraneo ai ceppi, procuratici dalla disobbedienza, colui che non vedeva libero dall'umana debolezza. Infatti Dio, verace e misericordioso, disponeva di molti modi per restaurare il genere umano, ma ha scelto questa via della redenzione per seguire un criterio di giustizia, anziché fare uso della sua potenza nel distruggere il male compiuto dal diavolo. Il superbo e antico nemico rivendicava per sé, non senza qualche ragione, un diritto di tirannia su tutti gli uomini; e opprimeva con dominazione non illegittima quelli che dal comando di Dio aveva trascinato a rendere ossequio spontaneo alle sue voglie. Perciò non avrebbe giustamente perduto la servitù del genere umano, instaurata agli inizi del mondo, se non fosse stato vinto da chi prima aveva assoggettato. Perché questo disegno si attuasse, Cristo, senza intervento di uomo, è stato concepito dalla Vergine, fecondata non dalla unione carnale, ma dallo Spirito santo. Le madri tutte non concepiscono senza la macchia del peccato; al contrario essa fu purificata dal fatto che concepì. Non si ebbe in questo caso nessun intervento dell'uomo, perciò non vi si mescolò il peccato originale. La verginità inviolata non conobbe la concupiscenza; solo somministrò la sostanza. Dalla madre fu assunta la natura dell'uomo, non la colpa. La natura di servo è stata fatta senza portare con sé condizione servile, perché l'uomo nuovo è stato misurato sul vecchio in modo da assumere la realtà della natura e da escludere l'antico peccato. Il misericordioso e onnipotente Salvatore ha regolato fin dall'inizio l'assunzione della natura umana in tal maniera da tenere nascosta la potenza divina, inseparabile dall'umanità assunta, col velo della nostra infermità. Fu, così, giocata l'astuzia del nemico che credette la nascita del fanciullo, nato per la salvezza del genere umano, sottomessa al suo dominio, non altrimenti che quella di tutti gli uomini che nascessero. Lo scorse che vagiva e lacrimava; l'osservò avvolto in pochi panni , soggetto alla circoncisione e riscattato con l'offerta del sacrificio legale. In seguito conobbe il normale sviluppo della sua puerizia e non poté mettere in dubbio la sua naturale crescita finché giunse a età virile. Mentre tutto ciò si compiva, egli scagliò oltraggi, moltiplicò le ingiurie, usò maledizioni, obbrobri, bestemmie e calunnie, e in ultimo rovesciò contro Cristo tutta la potenza del suo furore passando in rassegna tutte le possibili tentazioni. Ben conscio di avere col suo veleno prostrata la natura umana, non credette neppure lontanamente che fosse libero dal peccato chi da tante prove era riconoscibile per mortale. Perciò il diavolo, scellerato saccheggiatore e avaro esattore, persisté nella lotta contro chi nulla aveva in sé di malizia. Ma mentre lo perseguitava rivendicando l'esecuzione della sentenza di condanna per tutti gli uomini, riposta nell'origine intaccata dal peccato, oltrepassò la misura fissata nel decreto che gli serviva di sostegno, perché reclamò la pena del peccato da colui nel quale non scoprì nessuna colpa. Così per un consiglio poco accorto fu annullata la cedola del contratto di morte; per l'ingiustizia commessa nell'esigere di più, venne abolito tutto il debito. Quel forte viene incatenato con i suoi stessi ceppi e ogni astuzia del maligno viene ripiegata nel suo capo. Appena il principe del mondo è così imprigionato, le vettovaglie, procacciatesi con la schiavitù, gli vengono rapite. La natura purificata dal vecchio contagio, ritorna nel suo onore; la morte è distrutta con la morte, la nascita è restaurata con la nuova natività. Simultanei sono questi effetti: la redenzione abolisce la schiavitù, la rigenerazione trasforma l'origine e la fede rende giusto il peccatore.

IV - Frutti della redenzione e propositi del cristiano


Icona della Natività di Cristo, Basilica della Natività (Betlemme) 

Dunque, chiunque tu sia che vuoi gloriarti del nome di cristiano, pondera con giusto giudizio la grazia di questa riconciliazione. A te, una volta prostrato ed escluso dal Paradiso, a te, destinato a morire ininterrottamente durante un lungo esilio e disperso alla stregua della polvere e della cenere, a te, senza speranza di vivere, è stata data con l'incarnazione del Verbo la facoltà di tornare, dal lontano luogo ove eri, al tuo Creatore, di riconoscere il tuo padre, di passare dalla servitù alla libertà, di essere innalzato dalla condizione di forestiero alla dignità di figlio. Così a te, nato dalla carne corruttibile, è stata data la facoltà di rinascere dallo Spirito di Dio e di ottenere per grazia ciò che non avevi per natura, in modo che riconoscendoti, mediante lo Spirito di adozione, come figlio di Dio, possa ardire di chiamare Dio tuo Padre. Ora che sei sciolto dal reato della cattiva coscienza, aspira al regno celeste; adempi la volontà di Dio, sostenuto dal divino aiuto; imita gli angeli sopra la terra; nùtriti della virtù di una sostanza immortale; combatti con sicurezza contro le tentazioni ostili in ossequio alla religione di Dio, e se avrai rispettato il giuramento della milizia celeste, sii certo che sarai incoronato per la vittoria nei campi trionfali dell'eterno Re, quando la risurrezione, preparata ai cultori di Dio, ti investirà per innalzarti alla società del regno celeste.

Dilettissimi, fiduciosi in così grande aspettativa, rimanete stabili nella fede in cui siete stati fondati. Non sia mai che il tentatore, privato da Cristo della dominazione sopra di voi, vi abbia a sedurre di nuovo con insidie e riesca a profanare con la sua raffinata arte di inganni le gioie stesse del giorno presente. Non sia mai che riesca a illudere gli uomini più semplici con la nefanda persuasione di certuni, ai quali questo giorno della nostra solennità pare degno di festa non tanto a motivo della nascita di Cristo, quanto per il natale del nuovo sole. Le menti di costoro sono avvolte in dense tenebre e sono ben lontane dal far progressi nella vera luce. Si trascinano dietro i pazzeschi errori dei gentili, e perché sono incapaci di sollevare l'attenzione della mente sopra ciò che si vede con sguardo carnale, rendono culto divino agli astri, i quali non sono altro che i servi del mondo. Sia lontana dagli uomini cristiani tale sacrilega superstizione e mostruosa menzogna. Le cose temporali distano oltre ogni dire da colui che è eterno, le cose corporee da colui che è incorporeo, le creature suddite da colui che le governa: tutte queste cose hanno bensì bellezza, che suscita ammirazione, ma non hanno in se stesse la divinità che si possa adorare. Bisogna, dunque, rendere onore a quella potenza, sapienza, maestà che ha creato dal nulla l'universo e che ha generato con onnipotente parola le cose terrene e le cose celesti in quelle forme e misura che a lui è piaciuto. Il sole, la luna, le stelle sono utili a noi, che ce ne serviamo e appaiono leggiadre quando le rimiriamo. Di esse si deve rendere grazie al Creatore: si deve adorare Dio che le ha create, non le creature che lo servono. Dunque, dilettissimi, lodate Dio in tutte le sue opere e disposizioni. Abbiate una fede perfetta nella verginale integrità e nel parto della Vergine. Onorate il sacro e divino mistero della redenzione umana, prestando a Dio un servizio santo e sincero.


Accogliete Cristo che nasce nella nostra carne, affinché meritiate di contemplarlo qual Dio della gloria nel regno della sua maestà: egli che col Padre e lo Spirito santo persevera nella unità della divinità nei secoli dei secoli. Amen.

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FONTE:
Leone Magno, Sermoni sul Natale, ed. Paoline 2004

mercoledì 23 dicembre 2015

Primo Discorso sul Natale - S. Leone Magno

San Leone Magno (390-461), fu un papa toscano dei primi secoli, autore del celebre tomo a Flaviano, nel quale espone la dottrina ortodossa sulle nature e l'ipostasi di Cristo. Gli scritti di Leone Magno, principalmente lettere, sono un capolavoro di letteratura cristiana e fonte apologetica per noi ortodossi. In occasione dell'avvicinarsi del Natale, leggiamo il suo Primo Sermone sul Natale

I - Gioia universale per la immacolata nascita del Signore

Oggi, dilettissimi, è nato il nostro Salvatore: rallegriamoci! Non è bene che vi sia tristezza nel giorno in cui si nasce alla vita, che, avendo distrutto il timore della morte, ci presenta la gioiosa promessa dell'eternità. Nessuno è escluso dal prendere parte a questa gioia, perché il motivo del gaudio è unico e a tutti comune: il nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, è venuto per liberare tutti, senza eccezione, non avendo trovato alcuno libero dal peccato.

Esulti il santo, perché si avvicina al premio. Gioisca il peccatore, perché è invitato al perdono. Si rianimi il pagano, perché è chiamato alla vita. Il Figlio di Dio, nella pienezza dei tempi che il disegno divino, profondo e imperscrutabile, aveva prefisso, ha assunto la natura del genere umano per riconciliarla al suo Creatore, affinché il diavolo, autore della morte, fosse sconfitto, mediante la morte con cui prima aveva vinto. In questo duello, combattuto per noi, principio supremo fu la giustizia nella più alta espressione. Il Signore onnipotente, infatti, non nella maestà che gli appartiene, ma nella umiltà nostra ha lottato contro il crudele nemico. Egli ha opposto al nemico la nostra stessa condizione, la nostra stessa natura, che in lui era bensì partecipe della nostra mortalità, ma esente da qualsiasi peccato.

E' estraneo da questa nascita quel che vale per tutti gli altri: «Nessuno è mondo da colpa, neppure il fanciullo che ha un sol giorno di vita». Nulla della concupiscenza della carne è stato trasmesso in questa singolare nascita; niente è derivato ad essa dalla legge del peccato. E' scelta una vergine regale, appartenente alla famiglia di David, che, destinata a portare in seno tale santa prole, concepisce il figlio, Uomo-Dio, prima con la mente che col corpo. E perché, ignara del consiglio superno, non si spaventi per una inaspettata gravidanza, apprende dal colloquio con l'angelo quel che lo Spirito Santo deve operare in lei. Ella non crede che sia offesa al pudore il diventare quanto prima genitrice di Dio. Colei a cui è promessa la fecondità per opera dell'Altissimo, come potrebbe dubitare del nuovo modo di concepire? La sua fede, già perfetta, è rafforzata con l'attestazione di un precedente miracolo: una insperata fecondità è data a Elisabetta, perché non si dubiti che darà figliolanza alla Vergine chi già ha concesso alla sterile di poter concepire.

II - La mirabile economia del mistero del Natale

Dunque il Verbo di Dio, Dio egli stesso e Figlio di Dio, che «era in principio presso Dio, per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza del quale neppure una delle cose create è stata fatta», per liberare l'uomo dalla morte eterna si è fatto uomo. Egli si è abbassato ad assumere la nostra umile condizione senza diminuire la sua maestà. E' rimasto quel che era e ha preso ciò che non era, unendo la reale natura di servo a quella natura per la quale è uguale al Padre. Ha congiunto ambedue le nature in modo tate che la glorificazione non ha assorbito la natura inferiore, né l'assunzione ha sminuito la natura superiore. Perciò le proprietà dell'una e dell'altra natura sono rimaste integre, benché convergano in una unica persona. In questa maniera l'umiltà viene accolta dalla maestà, la debolezza dalla potenza, la mortalità dalla eternità. Per pagare il debito, proprio della nostra condizione, la natura inviolabile si è unita alla natura che è soggetta ai patimenti, il vero Dio si è congiunto in modo armonioso al vero uomo. Or questo era necessario alle nostre infermità, perché avvenisse che l'unico e identico Mediatore di Dio e degli uomini da una parte potesse morire e dall'altra potesse risorgere. Pertanto si deve affermare che a ragione il parto del Salvatore non corruppe in alcun modo la verginale integrità; anzi il dare alla luce la Verità fu la salvaguardia del suo pudore. Tale natività, dilettissimi, si addiceva a Cristo, «virtù di Dio e sapienza di Dio»; con essa egli è uguale a noi quanto all'umanità, è superiore a noi quanto alla divinità. Se non fosse vero Dio non porterebbe la salvezza, se non fosse vero uomo non ci sarebbe di esempio. Perciò dagli angeli esultanti si canta nella nascita del Signore: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli» e viene annunciata «la pace in terra agli uomini di buona volontà» . Essi, infatti, comprendono che la celeste Gerusalemme sta per essere formata da tutte le genti del mondo. Or quanto gli umili uomini devono rallegrarsi per quest'opera ineffabile della divina misericordia, se gli angeli eccelsi tanto ne godono?

III - La vita della nuova creatura


Pertanto, dilettissimi, rendiamo grazie a Dio Padre mediante il suo Figlio nello Spirito Santo, poiché la sua grande misericordia, con cui ci ha amato, ha avuto di noi pietà. «Quando ancora noi eravamo morti a causa dei nostri peccati, ci ha vivificati con Cristo» per essere in lui una nuova creatura e una nuova opera. Dunque spogliamoci del vecchio uomo e dei suoi atti . Ora che abbiamo ottenuto la partecipazione alla generazione di Cristo, rinunciamo alle opere della carne. Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare con una vita indegna all'antica bassezza. Ricorda di quale capo e di quale corpo sei membro. Ripensa che, liberato dalla potestà delle tenebre, sei stato trasportato nella luce e nel regno di Dio. Per il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito santo: non scacciare da te con azioni cattive un sì nobile ospite e non ti sottomettere di nuovo alla schiavitù del diavolo, perché ti giudicherà secondo verità chi ti ha redento nella misericordia, egli che vive e regna col Padre e lo Spirito santo nei secoli dei secoli. Amen.

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Fonte: Leone Magno, Sermoni sul Natale,  ed. Paoline 2004

martedì 22 dicembre 2015

Il santuario di san Nicola a Bari e i Re Serbi


Lo sappiamo, san Nicola è ovunque uno dei santi più conosciuti e amati. Doni di inestimabile valore hanno arricchito il santuario di san Nicola di Myra le cui reliquie riposano a Bari: folle di pellegrini in larga parte ortodossi giorno e notte senza posa sono in viaggio per venerare l'amato santo. In particolar modo, la chiesa di Bari è stata oggetto di molte donazioni nel Basso Medioevo dai re serbi, assai devoti al taumaturgo di Myra. 


l'altare dentro il quale riposano le reliquie di san Nicola. Si vede bene una sua icona, donata dal re serbo il santo Stefano di Decani

Secondo la Tradizione, l'icona di san Nicola fatta produrre dal beato re Stefano di Decani ( 1285-1331) rispecchia fedelmente il ritratto originale del santo, come afferma Vladimir Davidovic, il rappresentante dell'Accademia serba di Scienza e Arte. L'esperto continua, raccontando che nel 1319 il despota Uros II Milutin fece produrre da grandi maestri artigiani una lampada, una icona e grandi candelabri in argento dorato, Purtroppo molti di questi oggetti sono scomparsi, in origine l'altare della basilica era ornato con venti grandi lampade dorate che illuminavano a giorno la cripta. I vescovi cattolici e i principi poco a poco hanno rubato dal santuario tutti gli ornamenti che la casata serba aveva prodotto, il primo documentato fra questi fu il furto operato nel 1481 dal re d'Aragona in visita, Ferrante, per pagare i suoi mercenari. Nei secoli, l'icona regalata da santo Stefano ha sempre aiutato il popolo in difficoltà ed esposta per le grandi calamità il santo ha sempre interceduto per il popolo sofferente. A contatto con questo santuario Elena di Angiò, moglie di Stefano I Uros, da cattolica si fece ortodossa e dopo aver sposato il Despota (1) serbo si fece finanziatrice della Basilica, donando molte sacre icone alle cattedrali italiane a Roma e a Bari. 

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FONTI
1) il titolo Despota, specialmente per l'area balcanica, non è un dispregiativo, ma è proprio il titolo nobiliare di Despòtes ( Signore ) che veniva in origine conferito da Costantinopoli ai re vassalli, ma che poi passò a indicare un signorotto indipendente, come ad esempio il Despotato di Duklja ( Doclea). 

Questo articolo è prende spunto e informazioni da questo articolo in serbo

domenica 20 dicembre 2015

I centri episcopali e la cultura "di cattedrale" - Storia della Chiesa

Questo articolo è una piccola parte di un saggio storico scritto dal blogger, La Chiesa Latina del primo millennio, il quale sarà presto in fase di revisione

Quando gli uomini e le donne cristiani iniziarono a radunarsi in congregazioni monastiche lontano dalle città, su esempio dei grandi maestri Pacomio, Antonio, Basilio e Benedetto, essi scappavano dalle città devastate dai barbari, dalla corruzione dei costumi pagani e, alcune volte, dallo "sfarzo delle basiliche". In cosa consisteva questo sfarzo? nei vestimenti del clero, nella bellezza delle chiese e dei rituali, e sicuramente anche dalla gerarchizzazione progressiva su modello imperiale che stava iniziando a compiersi dal IV secolo in poi. 

Trono episcopale, VI secolo, museo di Ravenna 

Lo sviluppo progressivo della cultura di cattedrale si impenna nel V secolo, dopo la caduta delle istituzioni imperiali, quando soprattutto in Italia i vescovi si ritrovano a diventare le guide politiche delle città abbandonate a se stesse. Il clero di cattedrale, detto canonicale, sviluppa una propria gerarchia interna e il vescovo crea la figura degli Iudices, ossia dei Giudici, i quali sono al contempo avvocati, giuristi, uomini di legge romana e chierici che conoscono il diritto canonico. Questi soggetti, ai quali viene data ampia autonomia, sono spesso ordinati ai gradi minori del sacerdozio come il suddiaconato. Dall'usum cathedralis deriverà poi la cristianità detta "diocesana", ossia che fa capo alla diocesi, al vescovo; i monasteri svilupperanno invece i propri riti. 
E' abbastanza assodato che il vescovo era sposato fino al IX secolo e che l'elezione degli episcopi, almeno fino al VI secolo, avvenisse per acclamatio, ossia era una elezione "dal basso": il popolo votava il suo vescovo il quale poi veniva "innalzato" alla dignità episcopale da tre vescovi del circondario. Solo dal VIII secolo, in seguito alla riforme carolinge, il Papato pretenderà l'ordinazione dei vescovi per mano dei pontefici. Il clero di cattedrale era composto dalla cosiddetta "piramide sacerdotale" e ognuno di questi ruoli era molto ambito nella città.
Ostiariato: il "portinaio" della cattedrale, colui che gestiva le processioni e che le guidava.
Salmistato: i coristi di cattedrale.
Lettorato: il Lettore ordinato del Vescovo.
Esorcistato: colui che aiutava il vescovo nel condurre esorcismi, solitamente reggendo gli esorcizzati ossessi che cercavano di fuggire.
Suddiaconato: il primo ordine nel quale si doveva obbligatoriamente essere sposati o giurare di rimanere celibi. Il ruolo di suddiacono era considerato un "ruolo ambito" nelle cronache medievali.
Diaconato: il Diacono era il diretto collaboratore del Vescovo e di solito i proto-diaconi di cattedrale erano i successori dei vescovi regnanti nella carica episcopale. Per rendere l'idea di quanto fosse importante il ruolo diaconale nel passato, ancora al tempo di Napoleone, quando questi visitò lo zio arcidiacono di Ajaccio ( +1798 ), il letto di morte del venerando zio era circondato da otto lettori, quattro suddiaconi e due preti di campagna, poiché era considerato più un diacono di cattedrale che un chierico rurale (1).
Arciprete di Cattedrale: l'eminenza grigia della Cattedrale, il segretario nonché l'anziano cerimoniere dell'edificio, di solito il maestro della schola di cattedrale, e sicuramente colui che celebrava le liturgie quando non c'era il vescovo per motivi di varia natura. 

Si deve alla Cattedrale alto-medievale anche l'istituzione dei primi "seminari" per il clero, le scholae, nelle quali si imparava il canto liturgico, le celebrazioni e un po' di patristica, sebbene nell'arco dei secoli gli ecclesiastici si siano sempre lamentati della bassa qualità degli insegnamenti. Le cattedrali convogliavano, a livello popolare, una serie di prerogative che li rendevano poli attrattivi notevoli: la conservazione delle reliquie, la presenza di battisteri, e la presenza di una piccola ma efficiente burocrazia la quale si prendeva anche cura della classe povera della popolazione con distribuzioni di cibo e di vestiti. A proposito di paramenti, i vescovi promossero le prime omologazioni per i chierici i quali iniziarono a vestirsi secondo precise direttive le quali riprendevano, in parte, la moda romana: esempio su tutti fu l'obbligo di indossare il colobium, ossia la tonaca sacerdotale, come i concili ecumenici IV e VII ribadiscono. 

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FONTI

Anna Maria Rapetti, La Chiesa nel Medioevo, Il mulino Editori

Michele Pellegrini, Vescovo e Città, Bruno Mondadori Editore

1). cit. da Napoleone, la voce del destino vol. I di Max Gallo, edito da Fabbri editori

venerdì 18 dicembre 2015

La sessualità in sant'Agostino - Teologia

Per un qualche strano motivo, la cultura odierna ritiene il beato Agostino vescovo di Ippona (354-430) l'iniziatore di una vasta teologia negativa e soprattutto contraria al matrimonio. Cercherò, in umiltà, di demolire questa tesi.

Già nella società pagana, soprattutto nella upper-class senatoria romana, esistevano filosofie e tendenze celibatarie, come gli stoici; nel mondo ebraico, gli esseni. Con questa eredità il Cristianesimo si dovette confrontare e nelle lettere Paoline si trova chiaramente una sintesi del matrimonio e del celibato con un sofferto equilibrio. Nella Chiesa del IV secolo esplose un ampio movimento di ascesi: le Vergini consacrate, soprattutto, aumentarono di numero in modo impressionante. San Girolamo, nei suoi scritti, esprime il concetto che le donne monache sono pari in santità ai loro colleghi maschi, salvo poi ritrattare nel periodo Pelagiano della sua vita; i Padri orientali come Eusebio di Ancira e San Gregorio di Nazianzio ritengono l'anima delle monache << virile >> poiché testimoniano forza nel resistere alle tentazioni. Girolamo e Tertulliano sono portatori di una visione esasperata del celibato, la quale prevale nel pontificato di san Leone Magno (390-461) il quale proibì ai preti sposati di continuare a servire nelle sue chiese; san Gregorio Magno (540-604), colpito da una visione a occhi aperti (1), permise invece nuovamente al clero di contrarre matrimonio. 
Nei secoli IV e V, quindi, il dibattito sul clero e sulla natura del matrimonio investì gli intellettuali e quindi, per forza, anche Agostino, il quale nei suoi principali trattati sull'argomento, La dignità del Matrimonio e La Verginità, espone elementi simili a Le Nozze di san Giovanni Crisostomo, del quale è contemporaneo. Ma qual è, nel dettaglio, la visione agostiniana del matrimonio?

Per Agostino il corpo e i sensi non sono colpevoli per loro propria natura, ma solo se cadono nella concupiscenza. Nel suo pensiero, la concupiscentia non appartiene al corpo, nè alla sensibilità nè ai sensi, ma è un intervento dell'intelletto sul corpo: è una azione mentale..  La concupiscentia, allo stato dell'uomo decaduto, porta il peccato e a sua volta ne è portata. Agostino dice che il peccato originale genera la concupiscentia, la quale prima non esisteva a l'uomo viveva in armonia con la natura. La concupiscenza nella sua teologia ha tre caratteristiche: la libido (ossia l'indomabilità), la vergogna che si prova, collegata al peccato, e l'innaturalità della sua presenza.  Sant'Agostino dice che nel Matrimonio la concupiscenza trova la sua collocazione naturale e benedetta, difatti parla di delectatio ( ossia: diletto, compiacimento ) nell'atto sessuale del matrimonio, anche fuori dalla procreazione, la quale viene vista nella Historia Salutis, ossia nel piano della salvezza, come un invito al genere di umano di esistere fino alla seconda venuta di Cristo. Secondo il vescovo africano, quindi, un atto sessuale perfetto è pieno di delectatio ma senza concupiscentia, e così, a suo avviso, era l'amore di Adamo ed Eva prima della caduta. 
Il beato Agostino, nella sua sensibilità umana, insegnò inoltre che è l'atto sessuale a trasmettere il peccato: nell'ottica ortodossa noi preferiamo dire che nell'uomo sovviene l'istinto al peccato, più che il peccato stesso in quanto tale, ed è in quest'ottica che dobbiamo leggere sant'Agostino. A causa dell'impossibilità di esporre un Mistero così grande come la natura umana, gli intellettuali latini del Basso Medioevo svilupparono sulla teologia agostiniana importanti ed eterodosse affermazioni quali l'immacolata concezione di Maria, la quale non può che nascere in ambienti che hanno perso la continuità con il senso ortodosso del peccato. Essi, fuorviando le parole dell'antico presule, hanno inteso che il peccato fosse una "malattia indelebile" dell'Uomo, e quindi la Madre di Dio, la quale visse da purissima donna, doveva necessariamente non essere "ammalata" ma preservata o sottratta per logiche insondabili al perpetuo ciclo delle nascite umane, le quali sarebbero contaminate.
Agostino, a mio avviso, non rifletté mai su tali questioni che sono molto tarde, ma semplicemente, per ignoranza umana, si limitò a dire quel che fu in grado di dire su questo insondabile elemento dell'Uomo. La sopravvalutazione cattolico-romana della teologia Agostiniana ha portato elucubrazioni e sviluppi progressivi su quelli che sono i libri di un Padre della Chiesa fra molti il quale, tra l'altro, è molto più comprensivo e sensibile di Girolamo, Tertulliano, Origene e molti altri circa il sesso e la vita coniugale. Si può dire, in sostanza, che sant'Agostino vedeva nel matrimonio quella ricerca della vita di Adamo ed Eva prima della caduta, una sorta di micro-eden che cerca il suo equilibrio nel mondo decaduto. 

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Fonti

Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia, Due in una carne - chiesa e sessualità nella storia. Laterza Edizioni.
Sant'Agostino di Ippona, Il Libero Arbitrio, Patrologia Latina ( Migne )
Sant'Agostino di Ippona, La dignità del Matrimonio.
Sant'Agostino di Ippona, La Verginità.

1) La visione, raccontata dal vescovo Ulrico di Imola in una lettera del 1059, viene così descritta: il pontefice Gregorio (Magno) dopo aver emanato dei decreti restrittivi contro il clero ammogliato domandò di farsi portare del pesce dal proprio vivaio personale, ma invece si vide portare una cesta piena di teste di bambini, ossia dei neonati che sarebbero stati uccisi in aborti, o non concepiti dalle famiglie dei sacerdoti. Colpito profondamente da questa visione, il pontefice avrebbe invece permesso ai membri clero di continuare la loro vita coniugale

mercoledì 16 dicembre 2015

Rito della Benedizione delle Acque per la Teofania - Latinità Ortodossa

Il rituale era molto comune fino al XIX secolo, poi la congregazione vaticana dei riti lo ha abolito. Il modello è quello di una Missa Sicca, quindi il sacerdote vesta col piviale. Si può celebrare separatamente, o unita ai Vespri, tanto la vigilia della festa quanto nel pomeriggio dello stesso giorno. Le fonti sono questa discussione su facebook e il rito ad essa linkato.


INIZIO DEL RITO

In processione consueta il clero si avvia verso l'altare dalla sagrestia, mentre il coro canta l'antifona. Coro: Oggi i Cieli si sono aperti / poiché il Cristo Dio nostro, / si battezza nel Giordano / per mezzo di Giovanni. Alleluia.
Il sacerdote, giunto dinnanzi alle porte sante, esclama a braccia aperte:
S. Perché ti apri, o mare? perché retrocedete, acque del Giordano?
R. Perché il Signore si battezza.
Coro: La voce del Signore è sopra le acque, / alleluia / la voce del Signore tuona, / tuona il Signore sopra le acque.
S. Signore, facci degni di entrare nel tuo santo dei santi, (si inchina alle porte  mentre il suddiacono apre la tetravela) perché possiamo degnamente magnificarti, o Cristo Dio nostro, che vivi e regni nei secoli dei secoli. Nel mentre benedice l'ingresso e tutti entrano tranne il Lettore, il quale prende sulle porte la benedizione del sacerdote per leggere il salmo.

SALMO

Il Lettore salmodia il salmo 24.
L.  Date al Signore, figli di Dio,  date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome,  prostratevi al Signore nel suo atrio santo. La voce del Signore è sopra le acque,  tuona il Dio della gloria, il Signore sulle grandi acque. La voce del Signore è forza,  la voce del Signore è potenza. La voce del Signore schiantai cedri,
schianta il Signore i cedri del Libano. Fa balzare come un vitello il Libano, e il monte Sirion come un giovane bufalo. La voce del Signore saetta fiamme di fuoco, la voce del Signore scuote il deserto,  scuote il Signore il deserto di Kades. La voce del Signore provoca le doglie alle cerve  e affretta il parto delle capre. Nel suo tempio tutti dicono: “Gloria!”. Il Signore è seduto sull'oceano del cielo,  il Signore siede re per sempre. Signore darà potenza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

Coro: gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

CANTICO
dal salmo 67

Cantore: Benedite il Signore nei suoi templi / alleluia / voi che siete le fontane di Israele, alleluia.
Coro: Iddio ci benedica / e su di noi splenda / dal suo volto la Luce.
Cantore: Si conosca sulla Terra la tua via.
Coro: E fra tutte le genti / la tua salvezza.
Cantore: esultino le genti / e si rallegrino; tu giudichi i popoli con giustizia.
Coro: la tua equità si diffonde per tutti i confini della Terra.
Cantore: Ci benedica Iddio, il nostro Dio.
Coro: E lo temano tutti i confini della Terra.
S. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
R. Com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

PROCESSIONE ED ESORCISMI

La processione verso l'altare del sale e dell'acqua viene svolta mentre il lettore legge, rivolto all'altare, il salmo 90. Giunti all'altare, il sacerdote recita sottovoce l'esorcismo dell'acqua secondo l'uso domenicale.

SECONDO SALMO

Il Lettore salmodia il salmo 90.
L. Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, Dio. Tu fai ritornare l'uomo in polvere e dici: «Ritornate, figli dell'uomo». Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. Li annienti: li sommergi nel sonno; sono come l'erba che germoglia al mattino: al mattino fiorisce, germoglia, alla sera è falciata e dissecca. Perché siamo distrutti dalla tua ira, siamo atterritti dal tuo furore. Davanti a te poni le nostre colpe,
i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto. Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira, finiamo i nostri anni come un soffio. Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo. Chi conosce l'impeto della tua ira, tuo sdegno, con il timore a te dovuto?
Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. Volgiti, Signore; fino a quando? Muoviti a pietà dei tuoi servi. Saziaci al mattino con la tua grazia: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. Rendici la gioia per i giorni di afflizione, per gli anni in cui abbiamo visto la sventura. Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e la tua gloria ai loro figli. Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio: rafforza per noi l'opera delle nostre mani, l'opera delle nostre mani rafforza.

Coro: gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

PRECI LITANICHE

Conclusi gli esorcismi come di consueto, il sacerdote a gran voce esclama il responsoriale. Se non c'è diacono, un cantore svolga le parti:
S: Ascoltaci, o Signore!
D. Secondo la moltitudine delle tue misericordie, ascoltaci.
S. Salvami, Signore, le acque mi travolgono.
D. travolgono la mia anima.
S. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
D. Com'era in principio e ora e sempre, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.  
Coro: poiché sei Buono, / o Signore, / Secondo la moltitudine delle tue misericordie / ascoltaci. Salvami, o Dio, le acque mi travolgono. / travolgono la mia anima.
L. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Il sacerdote, con immette la mano ogni volta nell'acqua tracciando un segno di croce, e dicendo ad alta voce:
S. Ti compiaccia, o Dio, + di benedire quest'acqua.
R. Amen.
S. Ti compiaccia, o Dio,  di benedire + e santificare quest'acqua.
R. Amen.
S. Ti compiaccia, o Dio, di benedire  e santificare, + e consacrare quest'acqua.
R. Amen.
D. Ascoltaci o Dio, per la tua grande misericordia.
R. Ascoltaci, o Signore.  

LITANIA DI ROGAZIONE

Il diacono prende la benedizione dal sacerdote e inizia una Litania Magna di Rogazione fuori dalle porte sante, mentre il resto della processione rientra in altare per seguire l'ordinario della litania. Mentre il Diacono canta le invocazioni ai santi, il sacerdote legge sottovoce la colletta a braccia aperte:
S. Liberaci, o Signore, da tutti i mali: passati, presenti e futuri: salvaci, Signore Dio nostro, dalla spada, dai flagelli della natura, dalla fame, dalle diaboliche tentazioni e dai malanni del corpo, per la Redenzione di nostro Signore Gesù Cristo e Figlio tuo, che vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo, unico Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.  Si inchina alla mensa.

LETTURE

Quando il diacono rientra in altare, Il suddiacono o il lettore si avvicina al sacerdote e domanda come di consueto la benedizione, poi si reca nella navata e rivolto al presbiterio legge la lezione: Numeri 22:1-6.
Dopo l'Antico Testamento, il lettore rientra in altare e il coro canta il graduale:
Alleluia, Alleluia / La Voce del Signore è sopra le acque / Alleluia, Alleluia ; Disse il Signore Gesù: da colui che in me avrà fede / sgorgherà acqua viva. Alleluia Alleluia!
Come di solito il Diacono prende la benedizione e con la processione dell'Evangelo e poi il canto della pericope: Giovanni 7:37-39.

SECONDO ESORCISMO

Quando il diacono è rientrato, due accoliti conducono l'acqua nel presbiterio ai lati dell'altare. Il sacerdote divide le acque con la mano tracciando segni di croce, dicendo:
S. Esorcizzo te, creatura d'acqua, nel nome del Padre +, del Figlio + e dello Spirito Santo + : sii non foriera di demoni, ma di virtù e d'onore a coloro che ti ricevono, nel nome di Gesù il Nazareno, il Figlio del Dio Vivo, sia tu, acqua, purificazione e santificazione di tutti gli uomini, e che Dio si degni attraverso se ti mandare a tutti la Sua Grazia. Invoco Te, Padre + Onnipotente: degnati per la tua benevolenza di benedire e santificare ancora questa creatura: ovunque essa sarà aspersa, un esercito di angeli accorra. Per Colui che verrà a giudicare i vivi e i morti, e tutto il mondo con il fuoco.
R. Amen.
S. Ti benedico, creatura di sale, nel nome del Padre +, del Figlio + e dello Spirito Santo + : tu sei difatti stato creato per santificare il genere umano qual materia di sacramento. O Signore, Trinità santa, rendi questo sale + un efficiente santificatore. Per Colui che verrà a giudicare i vivi e i morti, e tutto il mondo con il fuoco.

BENEDIZIONE

Il sacerdote prende il sale:
S: Il Signore e Salvatore Gesù Cristo, + il quale è Asceso al cielo, ha mandato nel mondo i suoi Apostoli dicendo: siate il sale della terra. Poi unisce il sale all'acqua dicendo: sia questa commissione nel nome del Padre +, del Figlio + e dello Spirito Santo + : per virtù di nostro Signore Gesù Cristo, cui spetta ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREFAZIO DELL'ACQUA

S. ( verso il popolo) Il Signore sia con voi.
R. E col tuo Spirito.
S. In alto i nostri cuori!
R. Sono rivolti al Signore! ( il sacerdote si volta all’altare)
S. ( unendo le mani, si inchina) Rendiamo Grazie al Signore nostro Dio.
R. E’ cosa buona e giusta.
S. ( alzando le braccia) E’ veramente cosa buona e giusta, nostra gioia e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a Te, Signore Dio, Verbo coeterno al Padre, Creatore della Natura, Tu che nell'acqua hai nascosto i misteri più santi, la generazione secondo carne e la nascita nel Battesimo, tu che per primo elemento creasti l'acqua e l'hai abitata con miriadi di creature, Tu stesso hai voluto esser immerso nel Giordano per l'economia della Salvezza; Tu hai predisposto che le navi attraversino il mare, le barche i fiumi, che i campi crescano per mezzo della pioggia e che tutta la natura si rinnovi attraverso la creatura d'acqua; A Te ci rivolgiamo: tu che hai purificato, benedetto e santificato quest'acqua, concedici che attraverso l'assunzione di questo elemento o la sua aspersione o ogni suo uso sia a purificazione, benedizione e santificazione nostra, Tu che vivi e regni col Padre tuo e con lo Spirito Santo, unico Dio in sostanza e trino nelle Persone, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.

Coro: Veramente tremendo, incommensurabile / e giusto è lodarti e cantarti / in ogni luogo del tuo dominio, / o Dio nostro.

COLLETTA

S. O Dio Onnipotente ed Eterno, tu sai che la natura umana non può nascondersi a lungo dalla tentazione e dal peccato, da tutti i demoni che ci assalgono. Dacci o Signore la solidità del corpo e della mente, così da poter sopraffare tutte le passioni che ci travolgono; Per Gesù Cristo nostro Signore e Figlio Tuo, che vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
R. Amen.

INCENSAZIONE DELLA CROCE

Il Diacono reca la Croce da benedizione con un velo prezioso o un cuscino, mentre il suddiacono la incensa e una piccola processione li accompagna. Il Sacerdote riceve il turibolo dal suddiacono e la incensa cantando:
S. Attraverso il Legno beato, o Salvatore, hai redento il mondo. Gloria a Te, Cristo Signore, Gloria a te.
Il clero riverisce la croce baciandola, poi il sacerdote la immerge nell'acqua dicendo:
S. Per mezzo del Legno amaro rendi dolci le acque: benedici e santifica, o Signore, le tue creature. commissione nel nome del Padre +, del Figlio + e dello Spirito Santo + Amen.

DISTRIBUZIONE E CANTO DELLA TEOFANIA

Il sacerdote inizia a distribuire l'acqua benedetta al popolo, esclamando: venite a prendere l'acqua del Signore. Il coro canta: Cristo viene battezzato / alleluia! Il Re eterno / si lascia battezzare / da Giovanni il pio Precursore, / il Giordano è confuso, / e la Voce del Padre ha esclamato: / Ecco mio Figlio. Cristo viene battezzato / alleluia!

CONCLUSIONE DEL PREFAZIO

S. ( a braccia tese verso l'altare ) Veramente degno, giusto e santo è benedirti, lodarti e cantarti in ogni luogo del tuo dominio, Signore, Tu che sei senza posa esaltato dai Serafini, acclamato dai Cherubini, e senza fine onorato da ogni celeste potenza: tutti con gioia ti cantano, alla qual gioia ci uniamo umilmente lodandoti dicendo:
Coro: Santo, Santo, Santo, Dio Signore degli Eccelsi. I Cieli e la Terra sono pieni della tua Gloria. Osanna a colui che viene nel nome del Signore. Osanna negli Eccelsi.
S. Terribile, doveroso e santissimo è servirti, Signore Dio nostro: purificaci da ogni fiamma del peccato che brucia l'anima: che possiamo noi tuoi servi esserti sempre più vicino e ricordando il Battesimo possiamo noi vivere lontani dai peccati e giungere alla vita eterna. Amen.

PADRE NOSTRO

Il sacerdote si volta verso i fedeli ed esclama:
S. Preghiamo come il Cristo ci ha insegnato.  Tutti recitano il Pater.
R. Amen. (Il prete si volta all'altare).
S. Salvaci, Signore Dio nostro.
R. Salva, Signore, il tuo popolo.
S. Benedetto il Signore in ogni tempo.
R. Ora e sempre nei secoli.

SECONDO VANGELO

Il Diacono prende una seconda benedizione e legge il Vangelo dalle porte sante verso il popolo: Luca 3:21-4:7.

TE DEUM

Il coro canta il Te Deum.
Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo Sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.

ASPERSIONE DELL'ACQUA

Il sacerdote riceve il recipiente con l'Acqua Santa e asperge prima l'altare su tutti i lati, poi il clero partendo dai gradi più alti, poi il coro e infine il popolo. Per primo, mentre benedice tramite acqua, intona l'antifona che segue, e il coro e il popolo continuano a cantarla. Nell'uso monastico il popolo si mette in fila dinnanzi alla balaustra o alla separazione per ricevere personalmente lo spruzzo d'acqua, e vengono spruzzati anche i locali dell'edificio.

ANTIFONA:
Sacerdote: aspergimi, O Signore tutti: di issopo, e sarò puro. Lavami, Signore, e sarò più bianco della neve. Abbi misericordia di me o Dio, in accordo con la tua amorosa compassione. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio e ora e sempre, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Aspergimi di issopo, Signore, e sarò più bianco della neve.
Dopo aver benedetto il popolo, il sacerdote lascia l'aspersorio e a braccia aperte verso l'altare dice:
S. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
R. Benedici, Signore, nel mezzo del tuo Tempio.
S. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
R. Com'era in principio ora e sempre, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

SERMONE

Se il sacerdote vuole, può tenere un sermone.

CONCLUSIONE DELL'OFFICIO

S. Verso l'altare. Stendi sul tuo popolo, Signore, la tua misericordia.
R. Salvaci, Signore nostro.
S: Esaudisci, o Signore, la mia supplica.
R. Alle tue orecchie giunga il mio grido.
S. (senza voltarsi) Il Signore sia con voi.
R. E col tuo spirito.
S. Preghiamo. Ascolta, o Signore, la mia supplica. Ti prego di benedire, santificare, proteggere e guidare i tuoi servi che sono qui e ovunque per ricordare il Battesimo del Cristo tuo Figlio e nostro Signore, che vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli.
R. Amen.
S. ( si volta ) La benedizione di Dio, Padre , Figlio + e Spirito Santo sia con voi e con voi rimanga sempre.
R. Amen.
S. Andiamo in pace.

R. Nel Nome di Cristo.