giovedì 28 gennaio 2016

Location del Sinodo Pan-Ortodosso del 2016

A quanto pare, il luogo del Sinodo tanto discusso non sarà Costantinopoli. Secondo il sito Amen.gr, così come riporta Pravoslavie, la sinassi conciliare si svolgerà a Creta, per la precisione nell'Accademia ortodossa di Kolympari, nell'estremo lido nord-occidentale dell'isola, presso l'omonimo villaggio di pescatori nella prefettura di Chania.


Il Sinodo sarà presieduto da S.S. il Patriarca Bartolomeo di Nuova Roma, e il centro di studi ospiterà i patriarchi, gli arcivescovi metropoliti autocefali e le loro delegazioni più o meno numerose; la data del Sinodo compre le settimane dal 16 al 27 giugno. La domenica di Pentecoste, il 19 giugno, sarà concelebrata una Divina Liturgia da tutti i patriarchi alla Cattedrale di San Mena ad Iraklion. L'Accademia di Kolympari si trova vicino all'antico monastero Gonia, del XVII secolo, nonché a soli 39 chilometri dall'aeroporto internazionale di Chania. 


l'Accademia Ortodossa di Kolympari, il luogo del Sinodo Pan-Ortodosso.

mercoledì 27 gennaio 2016

Riflessioni sull'Eucarestia ( padre Anton Gjonej )

Il padre diacono Anton Gentian Gjonej, servitore nella cattedrale dei santi Pietro e Paolo a Durazzo, del quale mi vanto d'essere amico, ci racconta attraverso queste riflessioni il dramma della comunione "una volta l'anno". Ringrazio il padre Anton per il prezioso contributo, il quale è scritto da lui stesso medesimo poiché parla un ottimo italiano

Il santo digiuno prescritto dalla Tradizione bimillenaria della nostra Chiesa, la Chiesa di Cristo, non ha alcun legame con la Santa Comunione Eucaristica, ma con le feste quale preparazione, come in occasione del Natale: tra il 15 novembre e il 17 dicembre in modo morbido, e poi fino al 24 notte in modo più duro; oppure per il santo Triodio e la Quaresima, fino alla domenica della Pasqua, il digiuno dei santi Apostoli che è elastico poichè si colloca dal lunedì dopo la domenica di Ognissanti e si conclude per i proto-corifei Pietro e Paolo, e infine il digiuno della Dormizione della Madre di Dio della durata di quindici giorni. Questi digiuni non hanno alcun legame con l'Eucarestia strettamente parlando. Questa prassi di digiunare prima di prendere la comunione ha inizio con l'occupazione turca dei Balcani, quando essa rese difficile reperire i confessori, i quali potevano essere solo ieromonaci e vescovi, e pochi preti con il rango di confessore ( è una usanza greca presente anche nei Balcani ) e questa lontananza rese difficile la preparazione alla Comunione, avvicinando così il digiuno al banchetto eucaristico in luogo della confessione. E' ancora in uso in Albania presso gli anziani, che se non hanno digiunato e confessato i propri peccati, essi non si accostano alla divina Eucarestia. In otto anni di servizio diaconale, ho tentato di sradicare questa pratica ma essi non solo la mantengono, la ma insegnano anche ai giovani, rendendo il processo più difficile: è molto diffuso comunicarsi solamente quattro volte l'anno, dopo le quattro confessioni che ad esempio il catechismo del nostro padre, sua eccellenza il vescovo Fan Noli Metropolita di Durazzo, prescrive quali obbligatorie. Il catechismo ci obbliga a comunicarsi quattro volte l'anno, mentre i Santi Padri ci dicono di comunicarsi ogni domenica, se non ci sono gravi peccati o impedimenti di coscienza. Nessun canone ci obbliga a comunicarci con la confessione.  
Con rispetto e amore per tutti, nel nome del Cristo Salvatore
padre Anton 



Proposte << missionarie >> per l'Anno Nuovo

Lo so, lo so. L'anno è iniziato da un bel po', da un mesetto. Ma poiché sono mentalmente irrequieto, non ho fatto altro che ragionare su cosa potremmo produrre quest'anno per gli ortodossi del futuro che vivranno in Italia, sempre se l'ira di Dio non calerà prima sul nostro povero mondo.

Allora, ho riflettuto parecchio, e assieme alla mia cricca di amici e di confessori vari, abbiamo trovati utili alcuni progetti che non sono irrealizzabili contando le reticenze generali, la lontananza degli attori sociali, la situazione economica attuale e le difficoltà della diaspora. 


costruzione di una chiesa in Africa

I progetti sarebbero:
A) un bel catechismo per bambini, visto che per gli adulti già esiste online questo catechismo di san Nikolaj Velimirovic - anche se  potremmo correggere gli errori grammaticali e impaginarlo meglio. L'idea mi è venuta vedendo il libretto per catecumeni prodotto dalla Chiesa ortodossa Cinese. 

B) Una traduzione della Divina Liturgia e di tutti i divini servizi con le rubriche e le note di servizio, comprensiva magari di vespri, mattutino, servizi divini vari e perché no, in futuro, anche traduzioni dei minei, pentecostari e triodi. Nota. Ovviamente esistono svariate traduzioni della liturgia, ma sono tutte sprovviste di rubriche e di spiegazioni su cosa fare. Onestamente, ad esempio, quanti leggendo la traduzione del funerale hanno capito dove viene officiato? davanti alla bara o dentro l'altare? solo i preti che l'hanno celebrato lo sanno

C) Sostegno maggiore alle realtà che già producono materiale per l'Italia. In particolare, mi sento di dover ringraziare pubblicamente l'associazione Testimonianza Ortodossa la quale ha messo in circolazione molti libri e continua instancabile l'opera di traduzione, sempre necessaria, tanto dei testi liturgici quanto della nuova patristica, in special modo quella legata al Monte Athos. Comprate libri!

D) Una proposta più irreale è quella di un "Orthodox Couchsurfing". Per chi non sappia cosa sia, il couch-surfing è un modo di viaggiare gratuito che si basa sulla condivisione di appartamenti. Su internet c'è un sito che offre queste prestazioni, ossia al viaggiatore trova una casa in cui i proprietari hanno deciso di ospitare qualcuno gratuitamente, e questi gli preparano la cena e lo accompagnano anche a visitare la città, se ne hanno il tempo; verranno poi ricambiati dal loro ospite o da un altro quando decideranno di fare un viaggio. Ecco, avevo pensato a questo come una sorta di portale, di una agenzia pellegrinaggi senza giurisdizione e molto più umana, dove chi vuole e chi può viaggiare potrebbe condividere esperienze ortodosse in altre città ( che so, visitare una reliquia famosa o un paese ortodosso) senza dover spendere per il pernottamento.

Datemi dei feedback! 

sabato 23 gennaio 2016

Il sign. Meluzzi NON è un vescovo ortodosso - proclama ufficiale

Personalmente, sono molto contento di pubblicare questa lettera che mi è arrivata per mano di amici e pubblicata al clero della Diocesi romena d'Italia, nella quale si esplicita che il dott. Meluzzi NON è un vescovo ortodosso



17 ianuarie 2016 // 17 gennaio 2016

Una precisazione doverosa e necessaria “sull’ordinazione episcopale” del sig. Dott. Alessandro Meluzzi. Non tutti quelli che si definiscono ortodossi sono veramente ortodossi. Per essere ordinato canonicamente vescovo ortodosso deve esserci la decisione di un Santo Sinodo Ortodosso che rispetti le leggi canoniche della Chiesa Ortodossa universale. Per diventare Vescovo Ortodosso si deve essere in primo luogo monaco e sacerdote ordinato secondo la disciplina ortodossa. Non può diventare vescovo un prete sposato con moglie e figli, in conseguenza il sig. Alessandro Meluzzi NON è un Vescovo Ortodosso canonico. L’ordinazione del Sig. Meluzzi non è riconosciuta né dalla Chiesa Ortodossa Canonica (Patriarcati Canonici) né dalle Chiese Ortodosse cosiddette „non canoniche” in quanto il sig. Meluzzi non ha mai studiato o ha ricevuto una laurea in Teologia Ortodossa. Ciò anche per il semplice fatto che il Sig. Meluzzi, a quanto ci risulta, non è mai appartenuto ad una Chiesa Ortodossa con tradizione Canonica. Le nostre domande pertinenti sono: “Chi ha accettato nell’Ortodossia il sig. Meluzzi e quando? Che laurea in teologia Ortodossa ha conseguito? Dove il sig. Meluzzi ha fato il suo apprendistato teologico? Chi ha ordinato e dove è stato ordinato il sig. Meluzzi sacerdote ortodosso e dove ha esercitato il suo ministero sacerdotale? Parrocchia? Comunità? A che Santo Sinodo Ortodosso appartiene il sig. Meluzzi e che vescovi e quanti vescovi ha tale sinodo ortodosso in Italia? Credo che tali domande siano doverose di una risposta sincera e canonica in quanto il Sig. Meluzzi si definisce „vescovo e primate” di una cosiddetta „Chiesa Ortodossa Italiana”. A quanto ci risulta e dalle indagini fatte sappiamo che il sig. Meluzzi NON appartiene a nessuna Chiesa Ortodossa in Italia, né al Patriarcato di Bucharest in Italia, né alla Sacra Sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli , né alla Chiesa Ortodossa Russa, e neanche ad un sinodo ortodosso del vecchio calendario presente in Italia. Con tanto rispetto per la libertà di culto e in base alle leggi dello Stato Italiano dobbiamo fare chiarezza e spiegare a tutti cristiani ortodossi in Italia che non tutti quelli che si professano ortodossi, o preti, o vescovi ortodossi appartengano alla tradizione Ortodossa. Per una chiarezza ulteriore faccio l’elenco delle chiese ortodosse presenti sul territorio nazionale Italiano: Chiese Ortodosse Canoniche e Patriarcati Storici : Patriarcato Ecumenico con sede a Venezia – Metropolita S.E. Ghennadios Patriarcato di Mosca con sede a Roma – Vescovo S.E. Antoniy Patriarcato di Romania con sede a Roma – Vescovo S.E. Siluan Patriarcato di Serbia che ha come Amministratore un vescovo non residente in Italia. Patriarcato Ortodosso Bulgaro con parrocchie dipendenti da un Vescovo amministratore che non risiede in Italia . Esarcato Ortodosso Russo sotto il Patriarcato Ecumenico con sede a Parigi con decanato in Italia con sede a Firenze. Chiese Ortodosse con stato di „non canonicità”dal punto amministrativo in Italia. Patriacato di Kiev Chiesa Ucraina con un vescovo Amministratore per le comunità ucraine sotto il patriarcato di Kiev. Metropolia di Aquileia con sede a Milano – Metropolita Evloghios Diocesi di Luni con sede a Pistoia- Vescovo Silvano (Chiesa del vechio calendario della Grecia) Metropolia di Slatiara presente in Italia solo con le parrocche dipendenti sotto la Metropolia con sede a Slatioara -Romania . Chiese Ortodosse Copte e Siro Ortodosse e patriarcati di Eritrea ed Etiopia con i loro vescovi residenti a Milano e Roma . A quanto pare il sig. Meluzzi NON APPARTIENE a nessuna di queste giurisdizioni Ortodosse sopra indicate. Inoltre facciamo presente che cosiddetti vescovi vaganti che si definiscono ortodossi o parlano a nome dell’Ortodossia NON sono ortodossi e NON c’entrano nulla con la Chiesa Ortodossa. Tali ordinazioni, vescovi o preti che si definiscono ortodossi creano solo confusione e fanno nascere problemi gravi ed espongono la sacra Ortodossia presente in Italia alla derisione pubblica. Dobbiamo prendere atto di tali manifestazioni in quanto essi prendono con leggerezza e senza coscienza i sacri ordini episcopali e sacerdotali ortodossi . 

Ufficio Stampa Pr. Ioan Lupășteanu – Coordonator Sector (Coordinatore di Settore) 

DEPARTAMENTUL MASS-MEDIA ȘI DE INFORMARE AL EPISCOPIEI ORTODOXE ROMÂNE A ITALIEI SECTORUL MASS-MEDIA, COMUNICARE, DIALOG ȘI RELAȚII PUBLICE 

DIPARTIMENTO MASS MEDIA E D’INFORMAZIONE DELLA DIOCESI ORTODOSSA ROMENA D'ITALIA

mercoledì 20 gennaio 2016

Il Mistero Teantropico dell'Evangelizzazione

Il mio caro amico e confratello Giustino Ottazzi ci spiega attraverso una seria analisi scritturale come mai l'Evangelizzazione di un territorio può essere definita addirittura "un mistero" sacramentale.


Il mistero Teantropico è il mistero di Cristo, Verbo di Dio, che “essendo Dio per natura, non considerò irrinunciabile essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso assumendo la natura di schiavo, diventando simile agli uomini; apparso in forma umana si umiliò facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil. 2:6-8).
Questo è il mistero del cristiano, colui che avendo Gesù come maestro, si umilia rinunciando a se stesso per ricevere Cristo ed essere infine divinizzato.
Gesù venne incontro all'uomo, alla sua natura, caricandosi dei suoi peccati, delle sue sofferenze, per abbracciarlo nel supremo atto d'amore della croce, mettendosi non solo in comunione con l'umanità, ma assumendo l'umanità stessa come propria natura. Così il cristiano dovrà abbracciare il prossimo, considerando l'umanità nella sua interezza, e soprattutto la miseria e la debolezza.

Abbracciando Cristo, divenuti tempio dello Spirito Santo, l'amore non è più il frutto di uno sforzo umano, ma una necessità interiore, il frutto dello Spirito poiché “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2:20). Amando Dio, accogliamo lo Spirito di Cristo,“il quale grida: Abba padre!” (Gal. 4:6), e ci chiama ad amare il prossimo poichè “il secondo è simile al primo” (Mt. 22:39).

La missione d'amore a cui siamo chiamati è chiara, ed è l'essenza stessa del Vangelo, ossia annunciare la buona novella affinché “chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv. 3:16). Se Dio vuole che che “tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2:4) ed “è per questo che Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi” (Rm. 14:9) e non evangelizziamo, vanifichiamo il suo sacrificio; nè il primo, né il secondo comandamento sono rispettati.
Gesù invia noi come apostoli:

-Mt. 28:19 << Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato >>. 
Solo considerando davvero la natura del cristiano, che è similmente teantropica dacché Egli disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Gn. 1:26), possiamo comprendere appieno con quale spirito siamo chiamati all'evangelizzazione.

Evangelizzare significa abbracciare l'umanità guardando al Cristo crocifisso, avendocelo sempre davanti agli occhi; è interiorizzando l'estrema umiliazione e debolezza del suo abbraccio taumaturgico, che suscitando in noi la medesima compassione di ciò che è la natura umana, comprendiamo il prossimo. Così proprio come lui “sa bene di che siamo plasmati” allo stesso modo ci “ricorda che noi siamo polvere” (Sal 102/103:14). Attraverso Cristo, nel prossimo vediamo noi stessi, la nostra debolezza, la nostra sofferenza.
Da questo mistero di Dio che accoglie la natura umana si comprende come il cristiano, nell'atto di evangelizzare, debba andare incontro a ciò che è l'uomo: la sua piccolezza, fragilità, ignoranza, durezza, e ancora la sua cultura, i condizionamenti, le esperienze... di questo, e molto altro, è intrisa la natura umana, e se Cristo l'ha accolta, ha accolto certamente tutto ciò di cui è composta; non siamo forse chiamati a fare altrettanto?
-Rm. 15:1 << Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi >>.
-Rm. 15:7 << Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio >>. Cristo non modifica l'umanità, non la forza, non la riduce, non l'annulla: la converte.

Se vogliamo annunciare il Cristo risorto dobbiamo prima comprendere che è morto, e per comprendere che è morto dobbiamo guardare all'incarnazione. Non è imponendo la propria cultura, rimanendo impassibili e intransigenti di fronte alle caratteristiche proprie dei vari popoli, che si annuncia la salvezza. Altresì non è assolutizzando precetti, usi, costumi o convenzioni umane, come se queste fossero divine, che si riuscirà ad abbracciare le genti, se non usando la forza: abominio per il cristiano!  Tante incomprensioni e scismi ci sono stati nei secoli per intransigenze ingiustificate.

Ciò che viene dall'uomo è da considerarsi umano, ciò che viene da Dio è da considerarsi divino, solo così può esserci vera unione. 
-Mt. 22:21 << Date dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio >>.
Si unisce ciò che è distinto, senza distinzione non c'è unione, ma unificazione. Uno dei principi cosmici è l'unione. Dio, unito in tre persone uguali e distinte; Gesù vero Dio e vero Uomo, secondo due volontà distinte ma in perfetta unione. Teologicamente la Chiesa ha infatti rigettato il monofisismo (singola natura), miafisismo (nature unificate) e monotelismo (singola volontà o volontà unificate); tali definizioni contrastano uno dei principi al quale tutto soggiace e al quale noi uomini, in somiglianza di Dio, siamo chiamati.
Cosa sono il digiuno, l'ascesi, le feste, il calendario, i gesti, gli abiti, i canti ecc... se non strumenti umani nelle mani degli uomini, al servizio di Dio, per poter unire la nostra umanità a Lui? La Scrittura è ricca di passi in cui si comprende il ruolo subordinato di tali strumenti, e penso che tornare un po' allo spirito di colui che più di tutti ha evangelizzato (S. Paolo), sia necessario.
-Rm. 14:1-2/5-6 << Accogliete chi è debole nella fede, senza discuterne le opinioni. Uno crede di poter mangiare di tutto; l'altro, che invece è debole, mangia solo legumi. (…) C'è chi distingue giorno da giorno, chi invece li giudica tutti uguali; ciascuno però sia fermo nella propria convinzione. Chi si preoccupa dei giorni, lo fa per il Signore; chi mangia di tutto, mangia per il Signore, dal momento che rende grazie a Dio; chi non mangia di tutto, non mangia (leggasi: fa così) per il Signore e rende grazie a Dio. Nessuno di noi infatti vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore >>.
Dunque, non si devono assolutizzare questioni umane facendo di esse degli idoli, poiché se qualcosa di umano viene considerato come fosse divino, diventa idolo; se poi lo accreditiamo a legge diviene giogo, limite allo spirito e, nel peggiore dei casi, morte.
-2Cor. 3:6 << La lettera uccide, lo Spirito vivifica >>.
Piuttosto, consideriamo i limiti umani del prossimo, abbracciamoli e trasfiguriamoli!
Questo è lo spirito col quale il cristianesimo riuscì ad espandersi, abbracciando sempre le culture che incontrava. Ecco come S. Paolo convertiva la morale senza realmente imporre né distruggere nulla:
-Col. 3:18 << Voi, mogli, siate sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. Voi, schiavi, siate docili in tutto coi vostri padroni terreni: non servite solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore >>.
Morale comune riordinata e infine cristianizzata aggiungendo “nel Signore, del Signore, al Signore”.

Oggi, invece, c'è la tendenza a imporre consuetudini o, peggio, sovrastrutture proprie dei paesi in cui il cristianesimo si è sviluppato, innalzando così invalicabili barriere. Farò qualche esempio reale affinché il discorso assuma concretezza.
Le Chiese precalcedoniane hanno proseguito il loro cammino senza quasi uscire dai confini geografici delineati ai tempi dello scisma, realtà difficilmente conciliabile con ciò che Cristo chiede alla Sua Chiesa. Coloro che non si pongono il problema di uscire fuori dai propri confini geografici o etnici, su quale base considerano la loro appartenenza al Corpo di Cristo?
Certo, non con questi termini si può parlare del vasto panorama dell'Ortodossia, ma in una certa misura generale il problema è presente.
In occidente, la realtà ortodossa è poco propensa all'evangelizzazione degli eterodossi, si è preferito formare comunità etniche. Si sente parlare poco di evangelizzazione, si predilige il termine dispregiativo “proselitismo”… da quando l'evangelizzazione ha cambiato nomenclatura?


Questa eccessiva identificazione nazionale ha portato a dei paradossi incredibili, una parte dei fedeli in diaspora sceglierebbe di andare in Chiesa Romana o persino non andare del tutto in Chiesa, invece di frequentare una Chiesa Ortodossa di altra etnia. Capita anche che coniugi di diverse nazionalità frequentino comunità differenti. Come reputare tutto questo?
Non considererei invece la questione dei calendari così drammatica se non fosse che nei paesi della diaspora, anzichè esserci una giurisdizione di riferimento che accolga tutti gli ortodossi, ve ne sono disparate - vetero e neo-calendariste - provocando malumori tra i fedeli. 
All'interno del mondo ortodosso, oltre a queste “barriere invisibili”, vi sono veri e propri scismi per dispute “puerili”, perdendo completamente di vista Cristo che desidera il suo recinto unito similmente a quello celeste. A titolo di esempio, tornando sul calendario, s'innalza il suo relativo valore a ragione della propria ortodossia, dimenticandosi che esso è uno strumento per la gloria di Dio e che nei primi secoli del cristianesimo non era stabilito né il calendario Giuliano, né quello Gregoriano.
L'essere canonici si dissolve di fronte alla morte degli ideali cristiani, perché si perde uno (e anche più di uno) dei principi della canonicità. Tali principi, sappiamo bene, sono: l'Unità, la Santità, la Cattolicità e l'Apostolicità.
Dove c'è contesa e divisione, non c'è amore. Senza amore manca lo Spirito e quindi la Santità, poiché “dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine (Gc 3:16)” e si diventa carnali “dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia (1Cor 3:3), difatti “l'amore non ha scisma e tutto compie nella concordia (Clemente Romano 1Cor 49:5)”.
Inutile quindi appellarsi alla purezza della dottrina, alla successione apostolica, per rivendicare la propria canonicità, quando si è perso lo Spirito Santo a causa di futili contese, scandalizzando i piccoli; questi smarriscono l'orientamento, rischiando di perdersi a causa di chi invece dovrebbe confermarli.
-Mt. 18:6-7 << Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! E' inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo! >>.
Spesso ci si preoccupa oltremisura di derive ecumeniste, di sincretismo e perdita d'identità, chiudendosi alla necessità di comunicare (e imparare a comunicare) con realtà diverse dalle proprie, ponendo ostacoli che nulla hanno a che vedere con l'Ortodossia nella sua essenza.
Non sono affatto un simpatizzante dell'ecumenismo, giammai, il rischio c'è e non va sottovalutato, ma bisogna saper distinguere i pericoli dottrinali dal necessario dialogo. Se non si comprende pienamente la realtà umana di chi si ha di fronte, chiudendosi nella propria, com'è possibile dispiegare le realtà divine, le quali, secondo il mistero di Cristo, dovono unirsi a quelle umane?
Vi sono vari livelli di rivelazione e religiosità all'interno della Chiesa, dove per Chiesa intendo proprio l'insieme di tutti i credenti, e la comprensione di questi livelli ci è utile per sapere come intervenire nell'evangelizzazione. Dal divino all'umano, dal perfetto al corrotto, troviamo: verità di fede e dogmi, canoni (in primo luogo i princìpi e dopo la lettera), tradizioni locali cristianizzate, consuetudini popolari (neutre), sovrastrutture e superstizioni (queste andrebbero sradicate ma, ahimè, in molte realtà sono presenti).
Mai transigere sulla Verità, molto importanti sono anche le tradizioni cristiane (che però non vanno assolutizzate), le quali rendono un popolo pienamente inserito nel contesto religioso, affinché in ogni attimo si respiri Cristo e tutto l'essere venga trasfigurato. Cos'è questo, se non l'espressione teantropica della vita cristiana? Tuttavia l'umanità ha sempre in sé una certa dose di relativismo, ed è rivestendoci di Cristo che tutto in Lui viene assolutizzato; dunque, ogni popolo avrà le sue peculiarità relative, le quali anch'esse fanno parte del mistero assoluto.
Per concludere: ovunque la Chiesa decida di stanziarsi, lì si dovrà portare il mistero di Cristo, lì Dio si unirà all'uomo.

Restaurata la Cattedrale ortodossa-russa di Nizza

Il sito Pravoslavie ci informa che la Cattedrale ortodossa-russa di Nizza, in Francia, ha concluso l'opera di restauro finanziata dalla Federazione Russa. 

Mercoledì scorso è stata celebrata la cosiddetta "benedizione minore" dell'altare ( una sorta di piccola consacrazione ) ed è stata celebrata la Benedizione delle Acque dal clero della grande chiesa, la quale è stata costruita a inizio Novecento, fra il 1903 e il 1912, per fornire vita liturgica alle 150 famiglie russe di Nizza. Lo stile che è stato scelto per l'edificio è il modello del XVI secolo a Yaroslavl. 


fotografo: Daniel Nizamutdinov, RIA-Novosti. La Cattedrale di Nizza


Dal 1931, a causa della lontananza ideologica e geografica fra gli emigrati russi (zaristi) e il regime comunista, la chiesa chiese l'incardinamento nel Patriarcato Ecumenico (Esarcato Russo) e in tale orbita è rimasta fino al 2013, quando la Corte di Cassazione francese ha decretato che la Cattedrale passasse di proprietà al governo Russo: essa versava in condizioni di degrado terribile e necessitava di molti restauri. 

Pochi giorni fa i restauri sono terminati, ed essa è tornata al suo splendore originario. 

lunedì 18 gennaio 2016

Questa data comune per la Pasqua non s'ha da fare (news)

Anno nuovo, vita nuova. Ma i problemi della vita (e non solo) rimangono i soliti.

Il 16 gennaio 2016 l'arcivescovo anglicano Justin Welby, tristemente noto per essere il primo prelato "ad aver dubbi sull'esistenza di Dio" nella Storia (cfr. questo articolo del Guardian) ci ha deliziato con un altro intervento, questa volta su una possibile data fissa comune della Pasqua per tutti i cristiani,  il quale stato messo pure su Pravoslavie. Di queste rivelazioni andiamo a scoprirne i segreti. 

Se vi ricordate, fu il Papa Francesco a caldeggiare l'idea della Pasqua "fissa" in comune con gli Ortodossi, strizzando l'occhiolino a Sua Santità Bartolomeo. Pareva un flirt non troppo serio, uno di quei giochini di Francesco che fa il piacione con tutti. E invece pare che secondo le rivelazioni di Welby come riportate da Pravoslavie che il giochino sia fatto.

Citando l'articolo: << (...) Justin Welby said the agreed date would be either the second or the third Sunday in April.>> ossia: Justin Welby ha detto che la data concordata dovrebbe essere la seconda o la terza domenica d'Aprile. Inoltre, il vescovo Welby dice anche che il papa Francesco, il papa copto Teodoro II e il Patriarca Bartolomeo ci stanno lavorando su. 

Ma che bello. Un secondo Natale! E questa volta da passare al mare, se il tempo permette. 



Seriamente: la Pasqua ha un perché se cambia ogni anno. In Chiesa (ortodossa) le cose a caso non esistono. Non troppo tempo fa sul sito della parrocchia russa di Torino è apparso un articolo che spiega piuttosto bene l'uso del calendario giuliano nella Chiesa Ortodossa, vi rimando al suddetto documento. In parole povere, per chi non ha tempo, la questione è la seguente.

Nel 325 al Concilio di Nicea i santi padri di ogni luogo cristiano decretarono che la Pasqua dovesse seguire a quella ebraica per evidenti ragioni bibliche. Così elaborarono un modo di calcolare la Pasqua cristiana in accordo con quella ebraica, che anch'essa è mobile basandosi sull'epatta, ossia sull'età della Luna, ossia dal 1° gennaio quante lune piene sono accorse; la regola di calcolo fu elaborata dal greco Dionigi il Piccolo nel 532 mentre il numero di cicli prima del ritorno al primo fu elaborato da Vittorio d'Aquitania un secolo prima. La festa cristiana NON deve venire prima di quella Ebraica, poiché il Cristo festeggiò quella giudaica prima di compiere la propria immolazione. Se alterassimo questa regola, potrebbe capitare che gli Ebrei festeggino dopo di noi! Ciò è teologicamente errato. Piuttosto, siano gli eterodossi a conformarsi alla Pasqua ortodossa rigettando le false dottrine e tornando alla Chiesa di Cristo. 

sabato 16 gennaio 2016

Perché benediciamo gli oggetti?

Proseguendo dall'articolo sul perché baciamo le mani dei presbiteri, il mio solito amico ha domandato perché benediciamo gli oggetti. Questa è una risposta non teologica ( non sum dignus ) ma un parere personale che sarei grato venisse convalidato da qualche sacerdote ortodosso, o da teologi di calibro

La Chiesa ha benedetto oggetti, persone e luoghi fin dagli albori della sua storia. La parola "benedire" o piuttosto "santificare" ha radici bibliche vetero-testamentarie: siate santi, come io sono Santo. (Levitico 11;44-5) Questa chiamata universale alla santità è propria in primis del cristiano come tale, come uomo o donna che ha scelto la via del Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Da questa consapevolezza di cristificazione della propria esistenza nasce anche la volontà e la possibilità di veder santificata tutta la natura, soprattutto per i meriti della Resurrezione del Salvatore, il quale ha reso possibile mediante il mistero della benedizione sacramentale il riprodurre la pienezza delle cose com'era nei tempi prima della caduta. 

Alcune delle benedizioni più frequenti sono la benedizione delle persone, la benedizione del cibo, la benedizione della casa, la benedizione dei fanciulli ( o "ingresso al tempio") e la benedizione dell'acqua. Analizziamole brevemente. 

Le persone. Quando andiamo da un sacerdote, quasi sempre domandiamo "padre, benedici". Perché? la grazia dello Spirito Santo ci sosterrà. Nel sacerdote noi vediamo il riflesso del Padre senza principio, e in Lui ci rimettiamo come uomini e come debitori, sperando nella salvezza che viene dal Figlio e nella consolazione dello Spirito Paraclito. Se la benedizione impartita dal prete viene dal cuore di colui che la impartisce, e colui che la riceve chiede con slancio, le energie divine fluiranno in noi. 

Le vivande. L'Ebraismo aveva ed ha tuttora molte regole sul mangiare e cibi proibiti. San Paolo ha speso molte parole sul cibo, in particolar modo suggellando il pensiero della Chiesa con "tutto è puro per i puri" (Lettera a Tito, 1:15) intendendo che chi mangia glorificando Dio non pecca, mentre chi mangia in modo ingrato è peccatore. Cosa significa questo? il rapporto col cibo, come dicevamo riguardo alla bocca e alle mani nell'altro articolo, dev'essere armonioso. Lo stesso Signore Gesù Cristo disse "i demoni si scacciano con preghiera e digiuno solamente" (Matteo 17:21) ed è questo che guida la Chiesa nella scelta di periodi magri ( digiuni ) e in periodi di festa, nei quali digiunare è addirittura considerato un peccato. Tutto viene trasfigurato per mezzo della benedizione divina: il cibo non è da meno. Perché la Chiesa punta molto sul cibo? Perché la Chiesa parla spesso di digiuni e di benedire le vivande? secondo l'insegnamento dei santi Padri, la disobbedienza che ci allontanò da Dio è figurata dalla mela dell'Eden. Il Cristo, riportando l'equilibrio nel cosmo, non a caso invitò i suoi discepoli a prendere e mangiare il Suo Corpo e il Suo Sangue: il rapporto col cibo, con la Legge, veniva trasfigurato. Egli, l'obbediente al Padre fino alla morte, aveva mutato attraverso l'obbedienza alla Divina Volontà anche quell'aspetto dell'umanità.

La benedizione della casa. Sicuramente, gli antichi cristiani hanno pensato alla parabola della casa sulla roccia (Matteo 7:21 e seguenti): una casa cristiana, abitata da cristiani, fondata sulla Roccia che è il Cristo, viene confermata dalla benedizione di un ministro del culto il quale appone i sigilli antichi della Chiesa, l'acqua benedetta e l'olio benedetto. La benedizione della casa, così come quelle autovetture e delle automobili e di tutto ciò che serve l'uomo, ha un significato più profondo dell'oggetto in sé. Sempre si prega difatti non perché 


La benedizione dei bambini. Il rito della presentazione al tempio, che anticamente si officiava congiuntamente al battesimo e dopo i quaranta giorni dalla nascita, è un rito ispirato dall'omonima cerimonia ebraica che i cristiani hanno reso perfetta nell'azione della Chiesa, aggiungendovi il battesimo. Oggidì, generalmente i due riti ( la presentazione al tempio e il battesimo) sono separati. Il bambino, il futuro cristiano, viene battezzato e benedetto perché la grazia divina non è più chiusa e separata dal mondo, ma lo permea in ogni momento e in tutte le creature; quindi il figlio della coppia cristiana riceve in anticipo la divina grazia del battesimo sorretto dalla fede dei genitori, e potrà consumare la Divina Eucarestia ed entrare quindi nel mondo sovrasostanziale della Chiesa, a santificazione sua, per mezzo dei Divini Doni i quali sono medicamento e nutrimento dell'anima. 


questo link di youtube mostra un vecchissimo filmato dell'istituto Luce, attivo durante il fascismo, nel quale viene mostrata una Presentazione al Tempio degli "ortodossi di Calabria" ( probabilmente Uniati, invece). 

La benedizione dell'Acqua. Come dice la meravigliosa benedizione gregoriana dell'acqua, "nell'Acqua, Signore, hai nascosto i misteri più santi: la nascita secondo carne e la nascita spirituale del Battesimo". In particolar modo il battesimo è la morte dell'uomo vecchio e la rigenerazione spirituale nel lavacro benedetto e santificato dallo Spirito Santo: mai mistero più grande fu proclamato e diffuso dagli uomini. A cagione del ricordo di questo Mistero, il sacramento della benedizione dell'acqua viene costantemente "aggiornato" e riprodotto per uso minore ( acqua benedetta) o per uso maggiore (acqua santa). L'acqua benedetta è quella che beviamo, che usiamo per le benedizioni; quella santa è quella con cui ci segniamo, o quella con cui effettuiamo esorcismi e battesimi. L'acqua santa viene data a tutti per qualsiasi uso nel giorno della Teofania. Alla benedizione dell'Acqua si affianca quella dell'Olio, il quale ha un uso da sempre consacrante: i profeti, i re e i sacerdoti dell'antico Testamento che nella nuova Alleanza divengono i sacerdoti, i re cristiani e tutti i battezzati nel Cristo i quali vengono unti con l'olio della profezia, per essere portatori dello Spirito Santo in coloro che non credono. 

Tutte le benedizioni della Chiesa sono non per gli oggetti in sé, ma per coloro che li useranno, per la nostra santificazione: nulla è caso nella santa Chiesa di Cristo. 

venerdì 15 gennaio 2016

Il Concilio di Firenze: un riassunto pratico (Storia della Chiesa)

Poiché il 19 gennaio è la festa di San Marco d'Efeso, nel cui nome sono stato battezzato, ho deciso di tributargli un articolo. 

Periodo Storico del Concilio di Firenze: premesse geopolitiche 

Il XV secolo fu un periodo di augusta fioritura economica per l'Europa cattolica dopo che le pesti del Trecento ebbero esaurito il loro effetto; d'altro canto, la condizione dell'Impero Romano d'Oriente era tragica. I turchi prendevano copiosamente terreno, le provincie imperiali erano esauste. Il << pericolo turco >> venne adocchiato anche dai papi del tempo i quali, timorosi che le incursioni saracene potessero dare avvio ad invasione su vasta scala, atto che avverrà in Grecia e segnerà la fine dell'Impero d'Oriente. A cagione di ciò, i papi romani tentarono con ogni mezzo di convincere gli imperatori bizantini a unire le due chiese, e al contempo di convincere i monarchi occidentali a prestare sostegno finanziario e militare ai bizantini. Alla corte degli ultimi Paleologi vissero personalità letterarie e filosofiche assai eterogenee fra loro, alcuni neoplatonici, alcuni filo-occidentali, e una imponente figura monastica, un vescovo che è stato chiamato "Pilastro dell'Ortodossia" assieme a San Fozio e a San Gregorio Palamas: san Marco d'Efeso. Il papa Eugenio IV (1387-1447) e il patriarca Giuseppe II di Costantinopoli (1360-1439) concordarono di sedersi a concilio per vedere di eliminare le differenze teologiche che già cominciavano a sorgere e definitivamente porre fine allo scisma. 

Vita di san Marco d'Efeso

Manuele Eugenico nacque nel 1392 in una famiglia molto prestigiosa: suo padre, Giorgio Eugenico, era diacono a santa Sofia e tesoriere della basilica. Alla morte prematura del padre, Manuele ricevette per mezzo della pia madre una ampia istruzione letteraria e si diplomò come grammatico alla scuola di Giovanni Cartasmeno, seguendo poi la carriera del padre nella Chiesa quale diacono e tesoriere. Deciso a farsi monaco, si recò nel monastero vicino a Calcedonia nel 1418 ma alcuni anni più tardi, costretto dalle incursioni turche, cambiò residenza. E' in questo periodo, nel monastero di san Giorgio a Mangani (dentro Costantinopoli), che abbiamo la stesura delle sue principali opere. Nel 1437 venne eletto vescovo col nome di Marco nella città di Efeso e il suo fervente episcopato attirò l'attenzione dell'Imperatore Giovanni VIII, il quale lo volle al Concilio di Firenze. Dal 1438 al 1444 partecipò al Concilio Latino-Greco di Firenze, il quale doveva proseguire il dibattito iniziato a Ferrara e nella quale sinassi si era sviluppata una certa omogeneità di vedute, dettate però dall'Imperatore di Costantinopoli che premeva di domandare aiuto concreto militare contro i turchi; Giovanni VIII sperava nel famoso detto "Parigi ( Costantinopoli) val bene una messa" che un suo cugino nel ruolo avrebbe detto qualche secolo dopo. 

Vita del Papa Eugenio IV

Il papa Eugenio non fu uno dei peggiori papi che si possono ricordare, sebbene da ortodossi non possiamo vederlo come amico: dobbiamo onestamente guardare alla sua vita privata molto austera e alla sua formazione culturale molto elevata. Lo zio, papa Gregorio XII, lo ammise in giovane età qual vescovo di Siena (1407) e appena gli possibile, l'anno seguente, lo nominò cardinale di san Clemente a Roma. Morto il parente, Martino V papa di Roma lo tenne comunque a corte viste le sue doti di protonotaio, incarico che aveva ottenuto dallo zio. Morto anche questo papa, Eugenio fu eletto al soglio nel 1431: fu un uomo dalla vita privata priva di grandi lussi, ma non lesinò l'arte e diede molto lavoro favorendo qual mecenate l'accademia romana, nel 1431, fondando sulle sue ceneri l'Università di Roma. Eugenio IV non promosse mai alcun parente ad alcun incarico curiale, un fatto degno di nota per quei tempi. Di temperamento vivace, fu grande amico dei poveri frequentemente donando capitale ai senzatetto romani: inoltre, promosse una crociata contro gli ottomani ed è in quest'ottica che decise anche di aprire il Concilio. Nel 1435 scrisse una bolla contro lo schiavismo, e iniziò i lavori per la sinassi conciliare, alla quale si unirono i greci nel 1438: votarono tutti per una città italiana fu scelta Ferrara, ma a causa di una epidemia di peste i lavori furono trasferiti a Firenze, la quale ospitò 700 chierici ortodossi fra vescovi, monaci, preti e attendenti. 

Dibattito conciliare

Il Concilio affrontò principalmente due temi: il dibattito trinitario sulla processione dello Spirito Santo per mezzo del Figlio (Filioque) e la dottrina nascente del Purgatorio. Il patriarca Giuseppe II, colui che avrebbe dovuto rappresentare l'Impero al Concilio, morì dopo appena due mesi dall'inizio dai lavori i quali furono poi capitanati da parte greca da Giovanni Bessarione, arcivescovo di Nicea e da Isidoro metropolita di Kiev, i quali fin da subito si posero su posizioni filo-latine. Inizialmente, del primato pontificio fu detto molto poco: fu proprio Marco d'Efeso ad alzare la mano su quel punto, scatenando così un dibattito che però morì nel concetto del primus inter pares senza ulteriori approfondimenti. Il Purgatorio fu una dottrina che i cattolici non riuscirono mai a far piacere agli ortodossi, poiché entrava in gioco il discorso delle indulgenze. In una sessione si discusse anche sul perché i cattolici iniziavano a diffondere la prassi del solo Corpo per i laici al momento dell'Eucarestia, negando sempre più spesso l'accesso al calice ( fino al XV secolo nel mondo latino le due specie venivano consegnate ai fedeli in modo separato, come avviene ancora oggi fra i copti). Da parte cattolica, il papa Eugenio IV, sebbene fosse anti-conciliarista in spirito e favorevole all'autocrazia papale, tentò di addolcire la propria opinione pur di dare adito all'unità.
San Marco d'Efeso e i suoi partigiani erano una minoranza, ed egli si rifiutò di firmare l'Unia, ma tant'è che l'unione fu firmata dalla totalità del clero greco a parte lui e il 6 luglio 1439 con la bolla Laetentur Coeli il papa annunciava le due Chiese riunite. Giovanni Bessarione, vero e autentico credente nell'avvenuta Unia, rimase a Roma e fu fatto cardinale dal Papa Eugenio IV.


Clero latino, cappella del Cardinale Bessarione (Roma, chiesa dei santi Eugenia e Giovanni Battista)


Rottura dell'Unione

Il vescovo Marco Eugenico morì nel 1444 vivendo continuando a combattere l'eresia romana; i prelati greci che tornarono nelle loro diocesi incontrarono l'ira popolare per l'Unia che non fu riconosciuta dal popolo; celebre fu la cacciata del metropolita Isidoro di Kiev, il quale si rifugiò a Roma divenendo cardinale. Il popolo, il basso clero e i monaci non accettarono e non accettano tuttora gli accordi siglati a Firenze, sebbene a livello formale il documento sia stato firmato in quel lontano 1439. Le due Chiese ripresero il normale antagonismo quando i regni di Ungheria e Polonia tentarono di far rispettare l'Unia convertendo, forzatamente o meno, le diocesi da "ortodosse" a "uniate" nel noto processo di Unia che dilania l'Ucraina attuale così come molte province dei paesi suddetti.

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FONTI

Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti 1983
Anna Maria Rapetti, La Chiesa nel Medioevo, Il Mulino 2013
P. Meyendorff, Teologia Bizantina, 1979
P. Bargellini, Il Concilio di Firenze, 1961

giovedì 14 gennaio 2016

Cosa fare per evitare gli assalti demoniaci


Secondo i Santi Padri di ogni tempo e luogo che hanno contribuito a formare la Tradizione della santa Chiesa, la resistenza ai peccati e agli assalti delle tenebre è una vera e propria guerra spirituale, una lotta che instauriamo con anima e corpo contro le potenze dell'aria. 
Il blog Daimonologia di John Sanidopoulos ci illustra in un lungo articolo come fare a contrastare le influenze nefaste nella nostra vita quotidiana, articolo dal quale ho tratto il mio per alcune parti, mentre per altre mi sono affidato a colloqui spirituali con vari sacerdoti

Vita privata del cristiano

L'antidoron (o pane benedetto) è consegnato ai fedeli alla fine di ogni divina liturgia. Prendetene quanto basta per tutta la settimana, così da poterlo assumere alla mattina dopo le preghiere.

Fondamentale per una vita cristiana libera dalle influenze demoniache è che il Cristiano creda in quello che dice di professare. Le preghiere del mattino e della sera, indossare una croce al collo, avere le icone in casa, rispettare quando possibile i digiuni e le pie usanze della Chiesa aiutano a rimanere saldi nella Fede e a sopportare con pazienza le tentazioni e gli assalti degli iniqui. Le preghiere del mattino e della sera sono facilmente reperibili in tutte le lingue dei paesi ortodossi presso i negozietti parrocchiali, ma per chi le cerca in Italiano, è possibile scaricarle qui oppure rivolgersi alla parrocchia di San Basilio a Bologna, del patriarcato di Mosca, dove il rev. padre Serafino ha prodotto alcuni esemplari cartacei. Inoltre, inni acatisti, preghiere, paraclisi alla Madre di Dio, esorcismi per laici sono sufficientemente diffusi anche in lingua italiana (alcuni li trovate su questo blog). I demoni hanno molta paura della Croce del Signore e che si rifletta sui grandi Misteri di Cristo: per questo, prima di iniziare le preghiere del mattino, fatevi un grande segno della croce e bevete l'acqua benedetta ( aghiasma ) che i sacerdoti producono spesso, assumendo anche, se l'abbiamo, un po' di anafora (antidoro) che ci siamo portati a casa. Se volete seguire una antica usanza latina, segnatevi con l'acqua mista a sale benedetto (ovviamente da ortodossi) prima delle preghiere.

Accompagnare la devozione privata coi sacramenti della Chiesa

Prima di qualsiasi altra cosa, la Divina Eucarestia. San Macario, come cita l'articolo di John, disse ad una donna tormentata dai demoni che questi assalti avvenivano << poiché non faceva la comunione da più di cinque settimane >>. In accordo col padre spirituale, datevi un canone di vita che preveda confessioni e comunioni almeno per le Dodici grandi Feste, una volta al mese ( il canone prevede che sia scomunicato chi non si comunica per 3 settimane di seguito!) e per i giorni particolari - l'onomastico, il compleanno, l'anniversario delle nozze. Oltre alla Comunione e alla Confessione, la Chiesa Ortodossa offre spesso - soprattutto nelle chiese romene - l'usanza del rito solenne dell'Unzione, noto anche come Sette Vangeli perché fra una unzione e l'altra si leggono sette pericopi riguardo a miracoli compiuti dal Cristo. L'olio santo o l'olio benedetto (unzione dei vespri) sono pure strumenti per mezzo dei quali la divina grazia scende su di noi. Chi si comunica, chi frequenta la chiesa, chi si confessa, chi vive cristianamente coltivando le virtù non ha da temere di essere toccato dal demonio! 

Chi è affetto dalla magia o dalle forze occulte? Cosa dobbiamo fare per liberarci?

Tutti coloro che hanno una vita sregolata e fuori dalla protezione della vita sacramentale. L'esperienza della Chiesa insegna che coloro che sono immersi nei peccati soprattutto carnali sono particolarmente deboli e influenzabili dalle potenze tenebrose. In particolar modo, potrebbe essere attaccato:

- chi fa uso di tarocchi, o frequenta streghe, fattucchieri, maghi, satanisti. 
- chi non frequenta la chiesa e i suoi riti.
- chi non fa la Comunione. John riporta il caso di chi, in chiesa, al prendere la comunione dopo molto tempo esclamava: "sto bruciando". Cosa bruciava? i vizi, il peccato, l'influenza maligna, la magia. 

Sembra scontato, ma NON dobbiamo rivolgerci ai "liberatori" o "maghi bianchi" di ogni genere né a chi legge le scritture automatiche o simili per liberarci dai demoni. Piuttosto, se non avete un sacerdote ortodosso vicino, leggete le preghiere benedette dalla Chiesa, come la preghiera di san Filippo il Cacciaspiriti. In merito ai medium, in Grecia un fatto sconvolgente accadde nel 1997. Una famiglia corse da una medium per ottenere la benedizione della casa, e questa diede loro una bottiglia d'acqua dicendo di metterla in un angolo della dimora. Tempo dopo arrivò il sacerdote ed effettuò la benedizione della casa come di consueto: i familiari presero anche quella bottiglia d'acqua, chiedendo che venisse nuovamente benedetta. Il sacerdote pose la croce d'argento dentro la bottiglia e dopo che ebbe effettuato l'esorcismo dell'acqua, la croce si ruppe a metà. Ricordiamoci sempre: non si può servire due padroni. Il canone 61 del Sesto Ecumenico Concilio scomunica per 6 anni coloro che frequentano maghi, sabba e altre pratiche magico-diaboliche.

Preghiamo, fratelli e sorelle, di essere sorretti dallo Spirito Santo e non cadere nella tentazione di affidarsi ad altri che non a Cristo. 

martedì 12 gennaio 2016

L'Uomo come immagine di Cristo - San Justin Popovic

L’UOMO AD IMMAGINE DEL CRISTO

Icona di san Giustino Popovic (1894-1979), autore del testo. 

Così questo rinnovamento non è altro che la nostra partecipazione al Cristo ed il nostro trasformarsi nel Cristo. Giacché a questo scopo siamo creati e salvati, cioè per assomigliare al Creatore e nostro Salvatore il Signore Gesù Cristo. Ed in realtà assomigliamo a lui in quanto in lui viviamo. Il nostro ideale è assolutamente naturale: la somiglianza al Cristo, poiché siamo anche creati con un‟anima simile al Cristo. Essa ha in germe, in potenza tutta la somiglianza al Cristo divina ed umana. Il Cristo si è fatto uomo ed ha mostrato completamente in sé l‟immagine di Dio propria dell‟uomo. E come Dio-Uomo possiede tutte le energie divine e le da a tutti i suoi seguaci, affinché gradualmente sviluppino la loro somiglianza al Cristo sino a raggiungerne la perfezione. E poiché da queste energie, che ci rendono partecipi di lui ed in lui ci trasformiamo, ad ognuno ed a tutte nel suo corpo divino-umano, la Chiesa, egli esige dai suoi seguaci la perfezione divina: “Siate perfetti come lo è il vostro Padre celeste”[1]. In questa nostra trasformazione nel Cristo, in questa nostra somiglianza al Cristo consiste nello stesso tempo anche il conseguimento della vera conoscenza di Dio. Nel nostro mondo umano solo la conoscenza del Cristo concede agli uomini la vera ed autentica conoscenza di Dio. Colui che nel Dio-Uomo non trova il vero Dio e Signore, non lo troverà mai in nessuna parte e resterà eternamente schiavo degli dei falsi e di false conoscenze.
L‟uomo nuovo quello ad immagine del Cristo, è l‟uomo secondo Dio. Egli non invecchia, ma sempre fiorisce nella conoscenza di Dio e di ciò che è divino, ringiovanisce sempre più e nello stesso tempo si rafforza in quanto acquista una conoscenza superiore e si rende degno di cose sempre più grandi[2]. Non vi aspettate che l‟uomo nuovo invecchi. Al contrario, quanto più vive, tanto più si avvicina non alla vecchiaia, ma alla gioventù, che è migliore di quella precedente. Giacché quanto più conoscenze acquista e si rende degno di cose migliori, tanto più fiorisce ed acquista sempre più maggiori forze, non solo dalla gioventù, ma anche dall‟Immagine a cui si avvicina. Ecco, la miglior vita si chiama creazione, secondo l‟immagine del Cristo, il che significa “secondo l‟immagine di colui che lo ha creato”, poiché anche il Cristo è morto non nella vecchiaia, ma quand‟era nel fiore di una bellezza che non si può esprimere[3]. Questa è la caratteristica della vita secondo le virtù evangeliche: essa con lo scorrere degli anni diventa sempre più giovane; sebbene fisicamente sembri più vecchia, spiritualmente continuamente fiorisce[4].
Rivestirsi dell‟uomo nuovo, il Dio-Uomo, significa diventare vero uomo, quale è uscito dalle mani di Dio al momento della creazione e per di più dotato di tutte le energie divino-umane del Cristo, riempito di “tutta la pienezza di Dio”[5]. Per il Signore ogni uomo è un essere simile a Dio: “non c‟è né Greco né Ebreo, circonciso o meno, barbaro o Scita, schiavo o libero: ciò che importa è il Cristo e la sua presenza in tutti noi”[6]. In quanto Dio-Uomo divenuto Chiesa, il Signore abbraccia tutti i mondi divini e tutte le creature in essi, ha riempito di sé tutti e tutto e per ogni creatura è divenuto “tutto in tutto”. Nella misura in cui le creature non lo allontanano da sé con l‟amore volontario per il peccato, dacché esiste la Chiesa del Cristo nel mondo, scompare tutto ciò che divide gli uomini. E l‟uomo nuovo, l‟uomo del Cristo, guarda in un modo nuovo i suoi simili, il mondo ed ha la filosofia “secondo il Cristo”[7]. Egli sente che la potenza del Logos unisce tutti gli uomini, tutti gli esseri, tutti i mondi. In tutta la creazione nel suo insieme ed in ogni creatura in particolare egli sente il Cristo come potenza creatrice, provvidenziale ed unificatrice. Dovunque vada, trova il Cristo; qualunque cosa guardi, vede il Cristo. Con tutto il suo essere sente che il Cristo è la vita della vita, l‟esistenza dell‟esistenza, la luce della luce[8]. Egli prima di tutto, attraverso tutto ed in tutto, “tutto riempie in tutto” e “tutto è in lui”[9]. In verità il Cristo è “tutto ed in tutto”; alla parte opposta a lui – il vuoto assoluto; l‟essere assoluto – il non essere.
Se non c‟è il Cristo nell‟uomo, questi è nulla, un cadavere, un non essere. Se non c‟è nell‟universo, quest‟ultimo è un cadavere, è il nulla, è il non essere. Il Cristo è l‟essere assoluto e l‟unità assoluta. Egli riempie di sé tutto e tutto unisce; senza di lui tutto è vuoto, abbandonato e slegato. Se si ritira dall‟uomo, dal sole, dall‟universo, dall‟ape, tutto precipita nel caos, nel non essere, nel nulla, nella morte. Egli solo con il suo corpo divino-umano, la Chiesa, unisce tutti e tutto, riempie tutto e tutti e tutti in tutti i mondi[10]. Da lui continuamente promana un‟energia che tutto riempie, che tutto unisce, un‟energia divina e piena di grazia, che tutti e tutto riempie ed unisce con il Logos. Se l‟uomo diventa membro del corpo divino-umano del Cristo, egli si riempie del senso dell‟essere assoluto, dell‟unità assoluta; per lui non c‟è più la morte, ma dappertutto una pienezza assoluta propria della Buona Notizia: l‟immortalità e l‟eternità. In questa ricchezza ci introduce il Battesimo, con il quale diventeremo membri del vivo corpo della Chiesa. In essa scompaiono tutte le differenze, poiché il Cristo è  tutto in tutto”. “Quanti vi siete battezzati nel Cristo, vi siete rivestiti del Cristo. In lui non c‟è né Ebreo né Greco, né servo né padrone, né maschio né femmina, poiché tutti siete una sola cosa nel Cristo Gesù”[11]. “Il Cristo sia per voi tutto ed ogni cosa, valore e stirpe ed in tutti voi sia lui. Poiché tutti siete divenuti un solo Cristo, poiché siete il suo corpo”[12]. “Tutto ed in tutto il Cristo”, poiché tutti siamo un solo corpo, che ha per capo il Cristo. Perciò giustamente il Cristo è per noi tutto ed ogni cosa: Salvatore, Signore, Dio, Capo, Sommo Sacerdote e Vittima.
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NOTE

Estratto da: San Justin Popovic, Fede Ortodossa e vita in Cristo, Belmont 1997. Lo stesso brano si trova in una antologia, scaricabile in questa pagina

[1] Matteo 5, 48.
[2] Beato Teofilatto, Hom. III, cap. III, vers. 10; P.G. 82, col. 1257B.
[3] San Giovanni Crisostomo, Hom. VIII, 2; P. G. 62, col. 353.
[4] Icumenio, Hom. XIII, cap. 3, vers. 10; P. G. 88, col. 44C.
[5] Colossesi 2, 9-10.
[6] Colossesi 3, 11.
[7] Cfr. Colossesi 2, 8-10.
[8] Cfr. Giovanni 1, 3-4.
[9] Colossesi 1, 16-17; Efesini 1, 23.
[10] Cfr. Efesini 1, 20-23; Colossesi 1, 16-20; 3, 15.
[11] Galati 3, 27-28.

[12] San Giovanni Crisostomo, Hom. VIII, 2.

lunedì 11 gennaio 2016

Perché baciamo le mani dei sacerdoti?

Quella che segue in forma di articolo è una opinione personale del blogger, non è un articolo di teologia, e risponde al quesito postomi da un caro amico sul perché "dobbiamo" baciare le mani dei preti. Innanzi tutto, diciamo che non "dobbiamo", ma "possiamo". Nel Cristianesimo, nell'Ortodossia soprattutto, nulla è "obbligatorio" ma tutto è atto d'amore volontario, altrimenti non è autentico. Dunque, perchè si fa?

E' spontaneo riverire un sacerdote che riteniamo santo e che è saggio e anziano, in qualche misura. Io personalmente non mi vergogno neppure di baciare le mani delle mogli dei preti, cosa che fa arrossire i miei compagni di merende perché "queste usanze dell'Est" non sono da ricopiare in Italia.
Ma perché, qualcuno potrebbe domandare, dobbiamo baciare la mano di un prete più giovane di noi... e a me ( a me!) è capitato di avere dinnanzi sacerdoti veramente giovanissimi, anche se non ci crederete, che sono più giovani di me. 

Il bacio della mano non è prerogativa del clero. Baciamo le icone, certamente, le reliquie, ma anche forse non baciamo le nostri mogli e i nostri mariti, i parenti, gli amici, manifestando quindi l'Amore tanto a Dio e ai suoi santi, quanto a coloro che su questa terra ci portano affetto? sicuramente sì. Il bacio è un atto d'amore. Per i Santi Padri la bocca è uno dei "luoghi" sacri del corpo, poiché ha contatto con il Corpo e il Sangue di Cristo nell'Eucarestia, e perché, come dicevo poco sopra, attraverso i teneri baci si manifesta l'amore umano. E' importante capire quindi che nel mangiare, nel parlare, e in tutti gli altri usi della bocca, noi usiamo un membro sacro del nostro corpo, e quindi dobbiamo cercare di usarla in armonia: la bocca bacia la mano il sacerdote. Ma perché?

Quando salutiamo i sacerdoti noi non veneriamo l'uomo che abbiamo di fronte, ma il suo ufficio, il suo ruolo, e la Tradizione che egli porta con sé: noi baciamo i santi confessori di ogni tempo, i santi gerarchi e i pii vescovi che hanno preceduto i nostri sacerdoti nel santo Mistero del servizio sacerdotale. Noi veneriamo il servizio divino che in quelle mani si compie ineffabilmente e senza che l'uomo ne possa comprendere a fondo l'essenza. 

Il sacerdote e l'opinione pubblica ( San Giovanni Crisostomo )

Il brano che segue è tratto dal cap. sesto del Libro V dell'opera << Sul Sacerdozio >> di san Giovanni Crisostomo. 

Se egli invece viene ad essere soggiogato dal desiderio di lodi irragionevoli, nessuno vantaggio ricaverà dalle sue molte fatiche né dalla sua bravura nel parlare, perché l’anima non potendo poi sopportare i biasimi inconsiderati del volgo, rallenta nell’ardore e cessa di applicarsi con cura al magistero della parola; bisogna perciò esercitarsi soprattutto nel disprezzo delle lodi, ché se non si unisce questo, non basta il saper ben parlare per serbare in vigore questa facoltà. Ma se alcuno consideri bene anche la condizione di chi non è riccamente fornito di questa dote, troverà che anch’egli non ha minor bisogno di sprezzare l’applauso; egli infatti sarà nella necessità di commettere molti falli, trovandosi al disotto dell’opinione comune; incapace di rivaleggiare coi predicatori famosi, non si periterà di tendere loro insidie, nutrire invidia contro di essi, di biasimarli ingiustamente e di macchiarsi di molte simili colpe, tutto osando quand’anche avesse da perderci l’anima, pur di riuscire ad abbassare la fama di quelli fino al livello della propria nullità. Inoltre rifuggirà dai sudori necessari per l’opera sua, come se l’anima gli fosse gravata da torpore; e invero il molto travagliarsi per ottenere una scarsa messe di applausi, basta per abbattere e avvolgere in profondo letargo colui che non sa sprezzare la lode; anche l’agricoltore quando lavora un terreno poco produttivo e deve coltivare la ghiaia, presto abbandona la fatica, se non sia sostenuto da grande tenacia nel continuare la sua impresa, o se non tema il sovrastare della carestia. Se coloro che pur sanno parlare con molta autorità hanno bisogno di tanta cura per conservarsi questa loro dote, colui che non ha messo nulla in serbo, ma deve tuttavia porsi in grado di potersi presentare al pubblico, a quali difficoltà, turbamenti e angustie non dovrà sottostare, per raccogliere da grande fatica qualche piccolo frutto? Che se poi uno di quelli che stanno più in basso di lui e occupano una carica inferiore, riesca ad acquistarsi per questo lato una maggior rinomanza, allora ci vuol proprio un’anima quasi celeste, per non cadere in preda all’invidia né lasciarsi abbattere dallo scoramento; perché l’essere egli superato nel successo per opera d’un suo subalterno, mentre egli è posto in maggior dignità di grado, e sopportare ciò generosamente, non è virtù comune, ma propria di un’anima d’acciaio. Quando il più favorito sia persona affabile e moderata assai, allora il rammarico diventa in qualche modo sopportabile; ma se è un tipo arrogante, borioso e avido di gloria, sarebbe a quell’altro più desiderabile la morte ogni giorno, tanto questi gli renderà amara l’esistenza, censurandolo apertamente, schernendolo di nascosto, sottraendogli gran parte dell’autorità, bramoso di tutta usurparsela. E in tutto ciò ha come appoggio sicuro l’audacia nel parlare e il favore della plebe a suo riguardo e l’essere nelle grazie di tutti i sudditi. E non vedi tu quanta brama di discorsi si è ora infiltrata nelle anime dei Cristiani e come quelli che vi danno opera sono in onore non solo presso i pagani, ma anche tra i fedeli? E chi sopporterebbe questa confusione, che mentre egli predica, tutti se ne stiano zitti e stimino di essere importunati, sospirando la fine del discorso come liberazione da un tormento; mentre invece l’altro anche se parla a lungo, l’ascoltano con entusiasmo, e accennando egli a finire si conturbano, e se fa di tacere, si adontano? Sono cose che se anche ora ti sembrano piccole e disprezzabili, per non averle tu ancora provate, bastano però a spegnere l’entusiasmo e paralizzare le energie dello spirito, se uno levandosi al disopra di ogni umano affetto non si studi di comportarsi come le potenze incorporee, le quali non soggiacciono né a invidia né a vanagloria, né ad altra simile infermità. Se dunque v’ha un uomo di tale tempra che sappia mettere sotto i piedi questa belva inafferrabile, invincibile e selvaggia che è la pubblica opinione e troncarne le numerose teste, anzi da non lasciarle né anche da principio spuntare, quegli potrà agevolmente respingere i frequenti assalti e godere come di un porto tranquillo; ma finché non ne sarà liberato, egli imporrà all’anima sua una guerra molteplice, continuo affanno, e il peso dello scoramento e d’ogni altra angustia. E a che enumerare le rimanenti difficoltà? Nessuno può né dirle né comprenderle, se non si sia trovato egli stesso in mezzo a queste brighe.

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Fonte: San Giovanni Crisostomo, Sul Sacerdozio, Città Nuova edizioni 1997

La nascita della Chiesa Ortodossa Romena - Storia della Chiesa

Il Cristianesimo in Romania 

Il patrono della Romania è sant'Andrea Apostolo, il quale secondo tradizione raggiunse la Dacia e vi predicò per un certo tempo prima della morte: tale Apostolo del Signore difatti viene considerato il fondatore della cristianità in Romania. Altri maestri cristiani arrivarono alla fine del I secolo e all'inizio del II secolo poiché la provincia Dacia dell'Impero Romano era una delle destinazioni di detenzione dei prigionieri politici, così come la Crimea: i cristiani venivano mandati a finire i loro giorni nelle miniere, e in questi luoghi predicavano con amore il vangelo di Cristo. L'occupazione militare romana non durò che un paio di secoli, difatti la legione V romana di stanza sul Danubio abbandonò il territorio nel 276 d.C. per ritirarsi sul Reno; i Daci-Romani furono abbandonati a loro stessi, come due secoli dopo verranno abbandonati i Romano-Britannici in Inghilterra. Il popolo che si era formato nell'attuale Romania nonostante la presenza imperiale fosse stata ristretta nel tempo aveva assunto una romanizzazione pesantissima, una assimilazione rapida che è visibile ancora oggi nel linguaggio ( anche se è slavizzato ) del popolo romeno. Nel 304 siamo a conoscenza che avvenne una persecuzione contro i dacio-romani della città di Tomis per mezzo della quale furono uccisi il vescovo Efrem e il prete Montanus assieme alla sua moglie Massima.


l'attuale stemma ufficiale della Chiesa Ortodossa Romena


Formazione della Chiesa Romena: un brevissimo profilo storico

Dal IX secolo in poi la popolazione cristiana romena entrò definitivamente nell'orbita del Patriarcato di Costantinopoli e ne subì pesanti influssi, adottando però lo Slavo Ecclesiastico quale lingua liturgica, poiché dipendeva de facto dalla Metropolia di Kiev. Nel XIII secolo iniziò  nascere una gerarchia locale, difatti nacquero la Metropolia di Arges nel 1359 per l'Ugro-Valacchia e nel 1401 a Suceava, in Moldavia, con benedizione da Costantinopoli. Iniziava una dipendenza culturale greca e non più russa, sebbene si continuasse a utilizzare lo slavone e le icone venissero scritte con caratteri cirillici. Uno dei sovrani che più si preoccupò di costruire monasteri e chiese è il famoso Stefano il Grande (1433-1504), santo per la Chiesa ortodossa, il quale è sepolto nel monastero da lui fondato che prende il suo nome, a Putna in Moldavia. Con la caduta di Costantinopoli nel 1453 l'afflusso di monaci e chierici nell'ecumene ortodosso provocò una rinascenza culturale che ebbe l'apice nel cosiddetto "Athos moldavo" ossia nell'attuale Moldavia romena, una regione particolarmente suggestiva e ricca di monasteri. Nel 1688 fu pubblicata la prima Bibbia completa in Romeno,  mentre l'ultimo messale in slavonico è del 1736, ma fu solo nel tardo XIX secolo che il romeno fu definito lingua ufficiale della Chiesa locale. Nel 1698 arrivarono i Gesuiti in Romania, per la precisione in Transilvania. L'opera di proselitismo cattolico-romana ebbe l'effetto di corrodere l'unità della fede e una piccola porzione di ortodossi diventò Uniate.

Autocefalia e Patriarcato: formazione dell'attuale B.O.R. 

La pretesa nazionalistica dell'autocefalia iniziò a prendere forma nel 1859, quando i voivodati di Valacchia e di Moldavia si unirono a formare l'attuale Romania e le due metropolie indipendenti, di cui abbiamo parlato poco sopra, si fusero nella Chiesa Ortodossa Romena, contro la volontà di Costantinopoli. Nel 1866 la Costituzione del nuovo Regno di Romania stabiliva che la Chiesa locale doveva essere libera da ogni ingerenza straniera, intendendo ovviamente che la nomina dei vescovi non dovesse dipendere da un patriarca di un'altra nazione. Nel 1872 il governo dichiarava necessaria l'autocefalia della Chiesa. In tutti questi anni la chiesa romena risultò fuori dalla canonicità e visse in autonomia, senza appoggio canonico di alcun patriarcato.  Il Patriarca Ecumenico Gioacchino IV (1884-1887) dopo un lungo periodo di dibattito con le gerarchie romene stabilì lecita l'Autocefalia nel 1885, concedendo che il Metropolita di Bucarest fosse il primate di una Chiesa Ortodossa Romena Autocefala. E' in questo periodo che il romeno diventa lingua ufficiale della chiesa locale, sotto il primo primate canonico, Iosif (Gheorghian ). Nel 1925 il Primate Miron (Cistea), su spinta del re Ferdinando I, ottenne da Costantinopoli l'innalzamento a Patriarca e adottò il Nuovo Calendario così come aveva fatto la Chiesa di Grecia, andando dietro al Patriarca Ecumenico Melezio IV. Miron è considerato un grande riformatore, poiché aprì il neo-nato patriarcato alla modernità, istituendo un giornale, Apostolul, un sistema assistenziale interno alla Chiesa e formalizzando la formazione scolastica e del clero, inoltre si operò a livello internazionale supportando l'autocefalia della Chiesa di Albania. Miron fu inoltre molto attivo politicamente.

Al giorno d'oggi, la Chiesa Ortodossa Romena è il secondo patriarcato col maggior numero di fedeli, seguendo la Russia la quale è prima. La Chiesa Romena conta 53 vescovi, diciannovemila persone circa nel clero fra preti, monaci e suore, 359 monasteri, dei quali uno in Italia - Bivongi, in Calabria.

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FONTI
Per i dati anagrafici, Wikipedia: Chiesa Ortodossa Romena.

Istoria Biserici Orthodoxe Romane, Mircea Pacurariu, editura Bucaresti, Bucarest 2000

Istoria Bisericeasca Universala, Ioan Ramuseanu, edizione Sofia, Bucarest 1992.

sito ufficiale del patriarcato.

domenica 10 gennaio 2016

Acatisto a san Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli

Ho tradotto l'acatisto al patriarca di Costantinopoli Giovanni il Crisostomo da questo sito in lingua inglese.



Contacio 1 
O Giovani, guida eletta della Chiesa di Cristo e maestro di eloquenza dalla parola dorata, avendo rivestito te stesso fin dalla tua giovinezza con ogni virtù, hai fatto bene ogni tua opera, e dopo aver subìto la persecuzione nel nome di Cristo, tu hai concluso la vita in esilio. Per tutto ciò tu hai ricevuto la gloria nei cieli, O tu che saggiamente hai stabilito i riti della Chiesa. Perciò, con compunzione onoriamo te, gridando: Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Ico 1
Angelicamente umano, nella carne tu hai vissuto come uno degli  incorporei, O Giovanni; molto hai faticato e sopportato per la salvezza dei tuoi fratelli, tu hai glorificato il Padre celeste con le buone opere. Perciò, diciamo a te:
Rallegrati, ornamento della Chiesa ortodossa;
Rallegrati, benedetto figlio di genitori illustri!
Rallegrati, tu che eri dall’infanzia nutrito da tua madre d’amore per la parola di Dio;
Rallegrati, tu che dalla gioventù hai reso la tua mente soggetta al giogo di Cristo!
Rallegrati, tu che hai diligentemente servito Dio;
Rallegrati, docente di tutto il mondo!
Rallegrati, istruttore nella preghiera per i cristiani di tutti i tempi;
Rallegrati, tu che facesti ripristinare la vita monastica nella città imperiale!
Rallegrati, tu che illuminasti i Goti e gli Sciiti;
Rallegrati, amante della giustizia rafforzato da Dio!
Rallegrati, tu che sei entrato nella gioia del tuo Signore;
Rallegrati, fervente nostro intercessore!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 2
Vedendo la vita pura dei tuoi genitori Secundus e Anthusa, Cristo era contento di glorificare te, Giovanni, e ti ha dato a loro per una consolazione, così che il fedele, memore delle tue virtù possa cantare alla coppia santa che ti portò nel mondo, e emulandoli, può cantare a Dio: Alleluia!

Ico 2
Dopo aver reso la tua mente saggia nell'apprendimento, ed essendo vissuto fin dalla prima infanzia in pietà sincera, o Giovanni, sei stato di gioia e conforto a tua madre quando è stata lasciata priva di marito e figlia. Pertanto, offriamo a te elogi come questi:
Rallegrati, stella della morale per i giovani;
Rallegrati, gioia del tuo angelo custode!
Rallegrati, poiché tu hai mai causato dolore;
Rallegrati, tu che hai amato i tuoi amici!
Rallegrati, tu che sempre sei stato perfetto nell’apprendimento e hai quindi stupito i sapienti di questo mondo;
Rallegrati, perché mentre ancora eri uno studente, tu hai ammonito Anthimius, il
bestemmiatore di Dio, e lo hai fatto vergognare!
Rallegrati, tu che facesti eco delle lacrime amare di coloro che affollavano i tribunali;
Rallegrati, tu che hai evitato chi ha commesso iniquità!
Rallegrati, tu che hai cercato di serbarti nell’innocenza;
Rallegrati, tu che hai cercato il deserto dopo il riposo di tua madre!
Rallegrati, tu che hai fervidamente pregato Dio per i tuoi genitori defunti;
Rallegrati, perché, unendoti in coro con la nostra Padrona celeste e santi di oggi, sei glorificato e lodato dai mortali!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 3
Come il tuo omonimo, il Precursore, nel deserto tu hai acquisito la forza di Cristo in parole e opere, O Giovanni; Hai mortificato le tue passioni carnali con il digiuno, e hai arredato il tuo spirito con le ali spirituali attraverso la preghiera, e come un guerriero tu hai rivestito te stesso con l’armatura di Dio per lottare contro il principe delle forze occulte, cantando con la speranza in Dio Onnipotente : Alleluia!

Ico 3
Indossando un cilicio e la cintura di cuoio intorno ai tuoi lombi, o emulatore del battezzatore di Cristo, tu mangiavi solo erbe del deserto, o Giovanni; da dove, pieno di energia, hai risolto ogni problema umano. Perciò, gridiamo a te:
Rallegrati, tu che eri simile al profeta Elia in astinenza;
Rallegrati, emulatore della povertà di Cristo!
Rallegrati, tu che hai fortificato la debolezza del tuo corpo con la castità;
Rallegrati, tu che dissipasti ogni sconforto con la contemplazione di Dio!
Rallegrati, tu che mantenevi il cuore incontaminato ricordando l'onniscienza di Dio;
Rallegrati, tu che hai tolto le insidie dei demoni dalle tue veglie di preghiera!
Rallegrati, tu che hai vinto le tentazioni e successivamente hai insegnato agli altri a vincerle;
Rallegrati, saggio rinforzo di coloro che lottano in attività spirituale!
Rallegrati, tu che hai salvato il tuo amico Teodoro dal cadere nel peccato;
Rallegrati, tu che ha reso il tuo amico, il vescovo Basilio, fermo nel suo ministero!
Rallegrati, tu che mostri te stesso essere un rifugio tranquillo per quelli che hanno lasciatola vita del mondo;
Rallegrati, difensore della vita monastica!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 4
Tu hai sedato una nuova tempesta di tentazioni, o Giovanni, quando tu hai abitato da solo in una grotta; e, dopo esserti allontanato dal deserto di Antiochia a causa di una malattia, sei stato ordinato diacono dal santo Melezio e con zelo ti sei impegnato per la vita dei poveri. Vedendo questo, i credenti cantavano a Dio: Alleluia!

Ico 4
Sentendo le parole di lode dei fedeli intorno a te, la santa Flavia volle per te la grazia del sacerdozio poiché ne eri degno, o Giovanni. Pertanto, gli abitanti di Antiochia si rallegrarono e, giustamente onorarono la tua fatica, e ti lodarono così:
Rallegrati, tu che hai rifiutato ogni cura per te stesso;
Rallegrati, protezione dei poveri!
Rallegrati, amato rifugio per gli orfani;
Rallegrati, sanamento dei dolori!
Rallegrati, tu che eri addolorato dell'ignoranza del popolo;
Rallegrati, tu che con melodiosa voce hai benedetto la vita verginale!
Rallegrati, tu che hai illuminato molti Giudei;
Rallegrati, tu che con la dottrina ortodossa  hai catechizzato coloro che cercavano la salvezza!
Rallegrati, tu che nessuno può far vergognare a causa del tuo comportamento santo;
Rallegrati, faro di pietà!
Rallegrati, tu che hai mostrato le vie degli apostoli;
Rallegrati, giustamente ti fu conferito d’esser pastore d’anime!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 5
Hai sapientemente coltivato il Sangue versato dal Signore con il tuo impegno quando hai ricevuto il rango presbiteriale, con vigilanza tu hai svolto bene il lavoro di un evangelista, rimproverando, vietando, supplicando con  longanimità, e dando insegnamento, cantando a Dio: Alleluia!

Ico 5
Vedendo i disordini in città e lutto su di loro, tu non ti sei messo a riposo, O Giovanni.  Hai evangelizzato l'incredulo con il Lieto Annunzio, hai santificato i fedeli con i sacramenti della Chiesa e insegnato loro i misteri della fede, ed è per questo che vieni ovunque chiamato “Crisostomo" e senti da tutti inni come questi:
Rallegrati, buon pastore;
Rallegrati, tu che hai fatto nascere molti figli per la Chiesa di Cristo attraverso santo battesimo!
Rallegrati, tu che hai dato il sigillo del dono dello Spirito Santo attraverso l'unzione col Crisma a molti di loro;
Rallegrati, tu che hai istruito alla compunzione il popolo dinnanzi al Santissimo!
Rallegrati, tu che hai nutrito i tuoi bambini con il cibo di immortalità;
Rallegrati, tu che hai purificato il cuore degli uomini con il pentimento!
Rallegrati, tu che hai unito i coniugi insieme nel Signore;
Rallegrati, tu che hai guarito il popolo con l’unzione dell’Olio santo!
Rallegrati, vero interprete della parola di Dio;
Rallegrati, possente distruttore delle eresie!
Rallegrati, pozzo profondo della vera teologia;
Rallegrati, tu hai conquistato il cuore del tuo gregge, che era pieno di amore per te!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 6
Predicatore del pentimento ti sei dimostrato, o Giovanni, quando il popolo Di Antiochia dopo aver gettato giù la statua dell'imperatore, meritatamente ha subìto la sua ira. Assicurando la benignità di Dio, con il tua discorso hai indotto tutti a modificare le loro vite, così che hanno potuto cantare a Dio con cuore puro: Alleluia!

Ico 6
Antiochia brillava di gioia quando, dopo aver pianto sulle sue iniquità, ha ricevuto il perdono dell'imperatore. Eppure fu presto gettata nel buio del dolore, perché furono costretti a vederti partire,giacché sei stato chiamato a diventare arcivescovo della città imperiale, O Giovanni. Perciò, gridiamo a te:
Rallegrati, tu che, come Isaia, eri afflitto dal dolore delle tribolazioni della tua città natale;
Rallegrati, tu che, come Geremia, facesti lamento della malvagità del popolo!
Rallegrati, tu che, come Ezechiele, hai fatto mutare ai malvagi le proprie abitudini;
Rallegrati, lampo che ha abbassatola superbia!
Rallegrai, tuono che terrorizzagli iniqui;
Rallegrati, delatore dell’avarizia!
Rallegrati, tu che hai mostrato la perniciosità della vanagloria;
Rallegrati, tu che hai svergognato il politeismo vile dei greci!
Rallegrati, tu che calmi il cuore turbato;
Rallegrati, assistente del vescovo Flaviano, l'anziano giusto!
Rallegrati, tu che con gli abitanti del deserto hai convinto gli amministratori dell'imperatore alla misericordia;
Rallegrati, pari di Giona che ha salvato Ninive!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 7
Desiderando adornare degnamente la Chiesa di Costantinopoli come sposa di Cristo, o Giovanni, tu hai disposto tutto con splendore. Con Veglie di una notte intera tu hai attirato i fedeli alle tue assemblee, spodestando gli ariani, e hai saggiamente stabilito il rito della liturgia divina, versando preghiere come mirra profumata; e quindi edificati, cantiamo a Dio seguendo te: Alleluia!

Ico 7
Un nuovo segno della misericordia di Dio si è manifestato in te, o santo gerarca; tramite le tue suppliche i fedeli di tutti i tempi, conversano con Dio, sono fatti saggi per la salvezza. Accetta, quindi, da noi elogi come questi:
Rallegrati, tu che, come Davide, hai arricchito la Chiesa di Dio con le parole delle tue preghiere;
Rallegrati, tu che, come Giacomo, fratello di Dio,  hai stabilito il rito della liturgia divina!
Rallegrati, tu che hai emulato il grande Basilio in tutto ciò;
Rallegrati, ricettacolo dello Spirito Santo!
Rallegrati, tramite te le sante parole sono divenute scrittura di salvezza;
Rallegrati, perché passando al sonno, rendiamo grazie al Padre con le tue preghiere!
Rallegrati, perché, andando a dormire, chiediamo al Santo Spirito la remissione dei peccati con le tue parole;
Rallegrati, noi supplichiamo il Figlio di Dio attraverso la tua bocca, che possiamo ricevere la comunione ai Misteri divini senza condanna!
Rallegrati, o servo di Dio che continuamente inviti agli oppressi al banchetto di Cristo;
Rallegrati, predicatore di Colui che è stato crocifisso sulla Croce per la vita e la salvezza del mondo!
Rallegrati, nelle tue parole erano incolonnati i misteri della Fede, come con vesti d'oro;
Rallegrati, compositore di inni e dell'oratore meraviglia!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 8
Come un forestiero in questa valle terrena, ti sei mostrato essere un modello di umiltà, di astinenza e purezza, o Giovanni, con la tua vita nella città imperiale; tu hai ripristinato ed eretto monasteri in quel luogo, e hai fornito ai vergini innocenti regole per la vita monastica. E profumato come un incenso dal dolce sapore, il grande inno è arrivato fino a Dio: Alleluia!

Ico 8
Lavorando per Cristo, con tutta la tua anima, tu non hai voluto piacere agli uomini, o Giovanni; vietando le pratiche di esporre banchetti per i ricchi, tu hai aumentato del numero dei pasti per  i poveri, e fondando alberghi e ospedali gratuiti per gli infermi, hai fatto loro cantare a Te:
Rallegrati, emulatore di Nicola, il santo gerarca di Myra;
Rallegrati, tu che hai superato le altezze attraverso l'umiltà!
Rallegrati, tu che hai acquisito le ricchezze attraverso la povertà;
Rallegrati, tu che in quelle virtù sei un modello per i monaci!
Rallegrati, tu che hai nutrito degli affamati;
Rallegrati, tu che come Abramo hai dato ospitalità!
Rallegrati, rifugio degli orfani senza casa;
Rallegrati, tu che hai curato gli anziani indifesi!
Rallegrati, tu che hai fatto distribuire i tuoi propri fondi ai poveri;
Rallegrati, tu che ti sei mostrato come angelo di conforto per tutti coloro che erano nella tribolazione!
Rallegrati, tu che hai vòlto le mani dei ricchi in opere di carità;
Rallegrati, perché la Madre di Dio gioì della profondità della tua benignità!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 9
Desideroso di salvare ogni nazione, o Giovanni, hai fatto spedire da Costantinopoli predicatori del Vangelo agli Sciiti, gli antenati degli slavi; e nella tua città tu hai eretto una chiesa dedicata all’Apostolo Paolo per i Goti, che, dopo aver ripudiato l'eresia di Ario, anche loro cantano a Dio con le labbra ortodossi: Alleluia!

Ico 9
Dopo aver inviato predicatori ortodossi ai miscredenti, o Giovanni, tu stesso facesti visita alle chiese in Asia; e rimproverando il negligente e lodando il diligente, tu li hai messi in ordine con cura pastorale. Perciò, glorifichiamo te così:
Rallegrati, faro di ortodossia;
Rallegrati, buon pastore che hai avuto cura della pecora smarrita!
Rallegrati, oggi il tuo nome è glorificato nella terra degli Sciti;
Rallegrati, perché le chiese di Dio sono innalzate in tuo nome!
Rallegrati, tu che hai condiviso il ministero degli apostoli;
Rallegrati, tu che hai pasciuto il gregge di Dio, secondo le parole dell'apostolo Pietro!
Rallegrati, tu che hai visitato la Chiesa, non per forza, ma volentieri e memore di Dio;
Rallegrati, dissipatore incrollabile della corruzione!
Rallegrati, osservatore imparziale dei canoni della Chiesa;
Rallegrati, tu che hai giustamente licenziato i servi pigri!
Rallegrati, per coloro che lavorando per il bene sono stati lodati e rafforzati da te;
Rallegrati, abile timoniere della Chiesa!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 10
Tu non hai cessato di essere ministro di salvezza per il tuo gregge, O Giovanni, quando tu sei tornato dall’Asia alla città imperiale. E quando tu hai senza paura cominciato a denunciare la vita immorale dell’Imperatrice e dei suoi nobili, tu hai accettato molte tribolazioni; per coloro che sono stati rimproverati da te, impossibilitati a chiudere la bocca di un giusto, rinunciarono ai loro piani perversi per distruggerti e piansero a Dio in purezza: Alleluia!

Ico10
Sei stato un baluardo per i monaci che sono stati perseguitati ingiustamente, o Giovanni; per cui  grande malizia fu nutrita dai tuoi nemici e fu messa a nudo. Per questo il bugiardo Teofilo e l’imperatrice empiamente te hanno calunniato al consiglio e ti hanno deposto, mentendo che non ti sei mai battuto per il bene del regno. Ma noi lo ricordiamo con gratitudine, dicendo:
Rallegrati, tu che hai mostrato meraviglioso amore per la tua patria terrena;
Rallegrati, tu che hai difeso la città imperiale dall'invasione dei barbari!
Rallegrati, tu che hai sottomesso il terribile condottiero dei Goti;
Rallegrati, tu che hai preservato le elemosine date alla Chiesa dagli imperatori di un tempo!
Rallegrati, tu che non hai consentito al potente Eutropio di violare il santuario della Chiesa;
Rallegrati, tu che nello stesso santuario dopo hai salvato Eutropio stesso quando volevano arrestarlo!
Rallegrati, tu che hai docilmente sopportato l'ingiustizia del consiglio per ospitare i monaci di Nitria;
Rallegrati, per le parole della Scrittura, "L'amore è longanime", che sono state giustificate in te!
Rallegrati, tu che hai impedito ai tuoi amici di prendere le armi a tua difesa;
Rallegrati, tu che non hai alzato la spada contro i tuoi nemici!
Rallegrati, tu che ti hai presentato alle autorità e quindi hai messo te stesso nelle mani dei soldati durante la notte;
Rallegrati, tu chi fosti bandito dalla tua patria per amore la giustizia!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 11
Il lamento del tuo gregge è stato rapidamente trasformato in una ode gioiosa, O atleta valoroso; mentre venivi condotto via in esilio, alcuni tuoni improvvisamente percossero l'aria, lampi vi furono, i venti strillavano e la terra tremò. E vedendo queste cose e tremante, l’imperatrice ti riprese e con umiltà ti ripose sul trono episcopale, gridando a Dio: Alleluia!

Ico 11
L'odio dell'imperatrice per te, faro raggiante dell'Ortodossia, presto raddoppiò quando l’hai rimproverata per la creazione di una statua di se stessa nei pressi della chiesa; pertanto, deposto una seconda volta, fosti esiliato in Cucusa, un villaggio remoto e minuscolo, O Giovanni. Perciò, accetta da noi lodi come queste:
Rallegrati, tu che hai dato le spalle al giogo di Dio fin dalla tua giovinezza, secondo la parola di Geremia;
Rallegrati, tu che hai applicato l'aratro spirituale per lavorare la terra, come ha detto Cristo!
Rallegrati, tu che non sei fuggito indietro prima della fine;
Rallegrati, tu che hai tuonato contro l'imperatrice immorale!
Rallegrati, tu che eri odiato da lei, come il Battista è stato odiato da Erodiade;
Rallegrati, tu che sei stato salvato dagli assassini da un angelo invisibile!
Rallegrati, tu che sei stato protetto nella tua residenza dall'amore del tuo gregge;
Rallegrati, tu che sei stato preso in custodia dagli scagnozzi dei  giudici ingiusti!
Rallegrati, tu che sei partito in esilio con umiltà e senza lamento;
Rallegrati, tu la cui perdita è stata lamentata dai fedeli!
Rallegrati, tu chi fosti ferito e umiliato per amore del Signore crocifisso;
Rallegrati, i martiri e il precursore cantano in coro nei cieli a causa della tua pazienza!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 12
La grazia di Dio  ti ha custodito in esilio, o Giovanni; lì, come il santo Paolo in catene, tu hai proclamato il Vangelo ai Fenici e Persiani, e hai confortato i fedeli con le lettere. E così tu hai pascolato la Chiesa, anche fino al giorno in cui la tua bocca d'oro pronunciò le ultime parole: "Gloria a Dio per tutte le cose!", E la tua anima venne rapita negli Eccelsi dagli angeli santi, che piangevano ovunque: Alleluia!

Ico 12
Cantarono con gioia i fedeli quando giunsero tue sacre reliquie nella città imperiale, o Giovanni, dalla quale la tua gloria è giunta fino alle estremità della terra e in tutto il mondo, insegnando a tutti a cantare a te così:
Rallegrati, o straniero che hai raggiunto la patria celeste;
Rallegrati, tu hai previsto il tuo cammino con la preghiera di tutte le Chiese!
Rallegrati, tu che hai concluso la lotta a Comana, sulla strada per la lontana Pityus;
Rallegrati, perché lo ieromartire Basilisco ti ha predetto la tua fine!
Rallegrati, tu che hai udito da lui: "Fratello, domani saremo insieme!";
Rallegrati, tu che hai fortificato te stesso per la scalata del Paradiso, nutrendoti dei santi Misteri!
Rallegrati, perché la tua anima in pace partì dal tuo corpo esausto;
Rallegrati, perché la corruzione non ha toccato le tue ossa!
Rallegrati, perché in queste chiese il sacrificio incruento viene offerto oggi;
Rallegrati, abitante delle altezze del cielo che sei illuminato con la luce perenne!
Rallegrati, tu che  apparendo con i Santi Basilio Magno e Gregorio il Teologo, con loro hai insegnato a tutti a lodare Iddio;
Rallegrati, gloria della Chiesa universale!
Gioisci, o Giovanni Crisostomo, grande e santo gerarca!

Contacio 13
O grande e santo gerarca Giovanni Crisostomo: guarda giù dall'alto del cielo su di noi che ti preghiamo, e, accettando questa lode, che viene offerta a te con amore, implora il Signore Dio, che effonda su di noi la sua grazia, che guarisca da ogni afflizione e che Egli rafforzi gli ortodossi, e riporti nel seno della Chiesa coloro che si sono allontanati da essa, realizzando quello che è possibile dalla sua compassione; e che Egli conceda a tutti che con te e con tutti i santi possiamo cantare a Lui per sempre: Alleluia, alleluia, alleluia!

Questo Kontakion è ripetuto tre volte, dopo di che si ripete Ikos I e Kontakion I, dopo si recita la preghiera al patriarca Giovanni. 

Preghiera al nostro padre fra i santi Giovanni il Crisostomo
 O grande e santo gerarca Giovanni Crisostomo, tu che hai ricevuto molti e benedetti doni dal Signore, e come un buono e fedele servo hai aumentato anche i talenti che ti furono dati; Eri veramente un maestro di tutto il mondo, e persone di ogni età ti cercavano e sempre tutti hai ricevuto. Tu sei un modello di obbedienza per i bambini, un faro di castità per i giovani, un industrioso istruttore per gli uomini, un insegnante d’innocenza per il vecchio, un regolatore di astinenza  per i monaci, una guida ispirata da Dio per coloro che pregano, un illuminatore della mente per chi cerca la saggezza, una inesauribile fonte di parole di vita per gli eloquenti oratori nella giustizia, una amabile stella per la beneficenza, l'immagine di una regola saggia per coloro che detengono il potere, fonte di ispirazione di audacia per gli amanti della giustizia, una paziente maestro per i perseguitati a causa della giustizia: tu hai dato tutto a tutti gli uomini, così che tu potessi salvare ad ogni costo qualcuno. Per tutti loro tu hai acquisito l'amore che è il legame della perfezione, e quindi, come forza divina, tu hai unito tutti i doni spirituali nella tua sola persona; e lo stesso amore, che concilia quelle cose che sono separate, tu hai predicato ai fedeli in tutta la tua interpretazione delle parole degli apostoli.  Ma noi peccatori, ognuno in possesso del suo dono, non possediamo unità di spirito nel vincolo della pace, perché siamo diventati vanagloriosi, provocando l'un l'altro, invidiando l'un l'altro. Per questo motivo, i doni concessi a noi non ci portano verso la pace e la salvezza, ma all’iniquità e la nostra condanna. Perciò, anche se schiaffeggiati dalla separazione con Lui, cadiamo dinnanzi a te, o santo gerarca di Dio, e in contrizione del cuore chiediamo: attraverso le tue suppliche cancella in noi tutto l'orgoglio e la gelosia che ci dividono, che il corpo della Chiesa possa consistere di molti membri , che, come hai detto nelle tue preghiere, possiamo amarci e con unità di mente per confessare il Padre, il Figlio e il Santo Spirito, la Trinità consustanziale e indivisibile, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.