mercoledì 24 febbraio 2016

Perché alla panichida cantiamo "Eterna Memoria" per i defunti?

Alle commemorazioni dei defunti ( panichide ) e ai funerali, nonché in altre occasioni liturgiche e non liturgiche, ai nostri morti cantiamo "eterna memoria" (aeonia i mnimi in greco, vesnica pomenire in romeno, vecnaja pamjat in slavo). Perché? 


Qui in basso, una panichida celebrata dal protosacerdote Gregorio Mizuno a Tokyo (Giappone).
Il senso liturgico di queste parole è sito nella frase evangelica del Buon Ladrone: << ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.>> (Luca 23:42) Il Signore gli rispose affermativamente: << in verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso.>>. 
Da questa promessa di vita eterna che il Cristo ha dato a tutti noi, in seno al vissuto ecclesiale della Chiesa è nato il canto dell'eterna memoria, un canto di speranza, un canto che ci lascia "ricordati" i nostri amici, parenti, genitori, padri, fratelli e sorelle. La memoria che si perderà nelle generazioni umane tuttavia non viene certo dimenticata da Dio Onnipotente, il quale ama l'umanità e non si dimentica di alcuno di noi. La comunità cristiana che celebra il funerale sa che i suoi fedeli addormentati sono speranzosi della Risurrezione, sono certi che riposeranno "in un luogo di pace e di riposo, dove non v'è dolore, tristezza e gemito", ed è per questo che a Dio si canta: (abbi) eterna memoria (di noi). 
Ci sono molti modi di celebrare la panichida, che è l'ufficio liturgico di commemorazione delle anime dei defunti. Nelle Chiese d'uso slavo, ad esempio, è sorta l'abitudine di celebrare le panichide su un apposito altarino sul quale è appoggiata una Deisis, simile a questo: 


Nelle Chiese greca e romena, invece, vi è l'uso di celebrare la panichida attorno al cibo o alle kolive, cui sopra sono infisse delle candele. Il simbolismo di entrambi i modi di celebrare è duplice, da un lato vi è l'offerta dell'incenso ( e delle candele) all'altare divino, dall'altra vi è un senso di agape, di ultimo pasto condiviso coi defunti, una offerta delle primizie a Dio, che vengono offerte per i morti. 

Dio il Signore si ricordi dei vivi e dia pace ai nostri morti, e sia di essi eterna memoria!

martedì 23 febbraio 2016

Riflessioni personali sull'Incontro di Cuba

Il panorama mediatico ortodosso si è sbizzarrito nell'ultima settimana con moltissimi articoli e riflessioni riguardanti l'incontro fra il Papa Francesco e il Patriarca Kirill. Poiché non ero in Italia, e quindi non avevo accesso all'internet, mi sono dovuto documentare tutto d'un fiato sui principali portali di cui mi servo, ossia Pravoslavie.ru e il sito della parrocchia di San Massimo di Torino, nonché Doxologia.ro, per comprendere quale fosse l'opinione generale in merito a questo incontro ufficiale. In particolare, il sacerdote Andrew Phillips (già noto al pubblico italiano poiché il suo confratello il molto reverendo igumeno Ambrogio spesso traduce suoi articoli) si è espresso favorevolmente all'incontro; il padre diacono Vladimir Vasilik, al contrario, ha un'opinione diametralmente opposta circa il documento prodotto dai due leader spirituali. 


L'incontro all'aeroporto dell'Avana (Cuba), avvenuto il 12 febbraio fra il papa cattolico Francesco e il patriarca Cirillo di Mosca.

Vediamo alcuni punti particolarmente controversi verso i quali mi sento di dover intervenire. Il testo del documento "comune" inizia con:
Condividiamo (ortodossi e cattolici) la medesima Tradizione del primo millennio della Cristianità. Errato. Profondamente errato. Il Cattolicesimo-romano ha modificato il Credo ( filioque ), ha modificato ampiamente riti, usanze e credenze, inquinando il deposito della Fede, come ad esempio la dottrina dell'infallibilità papale o dell'immacolata concezione di Maria. Non c'è comunione fra i Latini di mille anni fa, e i loro contemporanei. Potrei stare ore e ore a parlare di questo solo punto, ma vediamone altri, soprattutto dei commentatori. Mi trovo generalmente molto d'accordo con il diacono Vladimir Vasilik, il cui approccio mi è sembrato piuttosto equilibrato vista la recente "cattolico-filia" dei membri della Chiesa russa, coi quali ho avuto molto a che fare.

Il padre Andrew Phillips, secondo la traduzione italiana, ad un certo punto esordisce con: << in sesto luogo, è significativo che questo incontro sia avvenuto a Cuba, luogo della più grande cattedrale ortodossa russa dell'America Latina. Questo simboleggia l'universalità del mondo ortodosso, in particolare del mondo ortodosso russo, nel pianeta d'oggi.>> Non me ne voglia a male il padre Andrew, ma casomai questo dimostra quanto sia riuscita a diventare potente la Chiesa Ortodossa Russa, e quanto sia fiorita la sua colonizzazione, non certo dimostra quanto sia diffusa l'Ortodossia come religione. Quanti convertiti ci sono a Cuba? quanti cristiani ortodossi non-russi abitano le parrocchie russe fuori dalla Federazione, nel resto del mondo? In secondo luogo, vorrei dire al padre Andrew che "il mondo russo" ortodosso non è che sia una corsia preferenziale per l'Ortodossia, e parlo da cristiano ortodosso cresciuto in seno alla Chiesa Russa. La Chiesa Ortodossa Russa è, al giorno d'oggi, certamente una di quelle che vive uno status mediatico piuttosto ampio ed eccitante, ma davvero qual è la sua portata missionaria? E se davvero fosse il riferimento per tutti i cristiani che DEVONO diventare ortodossi, perché proprio il suo leader scrive una dichiarazione comune nella quale vi è scritto che non si deve in alcun modo fare proseliti? Forse che l'essere il faro ortodosso del mondo e fare proseliti sono in contraddizione?
Se il padre Andrew comprende l'italiano e mi risponderà, sarò lieto di produrre una risposta in italiano per i fedeli interessati al dibattito. 
Proseguiamo ora con un altro punto sempre del padre Andrew, che mi lascia alquanto perplesso: << è chiaro chi guida ora la Chiesa sulla terra (ossia Kirill), e chi guiderà l'incontro a Creta (Kirill sempre)>>. Caro padre, tutto questa idolatria per sua Santità il patriarca Kirill forse non nasconde un certo papismo alla ortodossa? La pretenziosità che un patriarca sia meglio d'un altro? Indubbiamente ci sono pastori più profondi di altri, ma non mi piace questa impostazione del "extra russiensis ecclesiam nulla salus". Preghiamo piuttosto lo Spirito Santo che siano tutti i vescovi chiamati alla sinassi conciliare ad essere fari d'illuminazione ortodossi, e che Dio li mantenga tutti vivi, sani, longevi, che dispensino rettamente la parola di Verità. 

lunedì 22 febbraio 2016

Le icone raffiguranti i non santi - perché?

In Italia sono un fenomeno piuttosto sconosciuto, eppure se ci è capitato di viaggiare un po' ovunque nei Paesi ortodossi,abbiamo potuto ammirare certe chiese le quali sono ornate con icone figuranti vari personaggi che non sono canonizzati nè che furono santi. Vediamone alcuni esempi.

I "Giusti" non-cristiani

In Grecia soprattutto sono diffuse rappresentazioni iconografiche dei filosofi pagani quali Aristotele, Platone, Socrate, oppure di poeti e scrittori "divinamente ispirati" quali Virgilio e Seneca, i quali avrebbero esposto particelle di Verità ( semina Verbi, in latino, trad. semi del Verbo) prima che la Verità stessa prendesse carne. I filosofi e gli scrittori pagani dell'antica legge che hanno atteso il Cristo con coscienza ( o parziale inconscienza) sono quindi chiamati ad essere raffigurati in quanti partecipanti dei Misteri dell'Eterno in misura speciale, quasi fossero dei predestinati alla conoscenza delle realtà ultime, poiché hanno intravisto la Verità, oggidì rivelata a tutti nel Vangelo di Cristo nostro Dio. 

Virgilio il poeta romano d'età augustea, scrittore dell'Eneide, figurato nella Cattedrale dell'Annunciazione di Mosca ( costr. 1547-1551) 


Le icone "nazionaliste"

Una tipologia molto particolare è la cosiddetta "iconografia" nazionalista, la quale ha certamente caratteri simili all'icona politica, sebbene il suo senso sia piuttosto quello di esaltare il Genio nazionale e i grandi personaggi che hanno adornato il diadema culturale del popolo costruttore di chiese. Fulgidi esempi di questo filone culturale sono le icone di Nikola Tesla per la Serbia oppure le icone figuranti l'Ammiraglio Kolcak dell'Armata Bianca, in voga in alcuni ambienti zaristi della Chiesa Russa Fuori Frontiera ( ROCOR ). 


Icona di Nikola Tesla, chiesa della Trasfigurazione di Cristo a Trebjnie ( Bosnia Herzegovina) 

Le icone "patriarcali"

Un fenomeno che mi è capitato personalmente di ammirare in Romania, l'icona patriarcale solitamente raffigura il vescovo fondatore di un monastero o di una chiesa nelle sue vesti di primate, ma senza l'aureola, poiché o è ancora vivo, oppure è morto senza che avvenisse una canonizzazione: questo tipo di figurazioni semplicemente magnifica il fondatore dell'edificio, ponendolo in rilievo a ricordo dell'ectenia "per i beati fondatori di questo santo tempio..." 


Una foto amatoriale dell'icona del patriarca Daniel I di Romania, attualmente regnante, in una chiesa di Iasi intitolata a San Sava, ristrutturata da lui

I dipinti "politici" 

Una seconda tipologia di affreschi e icone, sorta in tempi molto recenti, infatti dal XIX secolo si è sviluppata in modo particolarmente vivido, è l'icona politica. Personaggi storici che hanno reso il loro nome immortale e sono stati assunti a santi ve ne sono molti, soprattutto monarchi: san Vladimiro di Kiev, san Costantino il Grande, san Stefano il Grande, e così via. Ma, purtroppo, il Comunismo sovietico degli anni 20 del Novecento ha prodotto mostruosità iconografiche volte alla mistificazione del Partito sfruttando la fede del popolo: uno solo degli esempi che porrò in questo sito rappresenta il volto di Lenin quasi che fosse un Mandillion. Queste "icone" sono diffuse ancora fra i nostalgici del partito socialista. Icone simili, parimenti mostruose, sono quelle prodotte con Hitler quale soggetto, e hanno una discreta diffusione su internet. 

Le icone dei Santi non-santi

Molte sono anche le icone dei cosiddetti "santi non-santi" ossia di persone venerate pubblicamente anche da grandi masse di ortodossi, senza che però sia avvenuta una santificazione ufficiale. Il caso più noto a livello popolare in Italia fu, ad esempio, la riverenza verso (san) Paisio l'Aghiorita, oggi santo. In Romania un filone di icone nelle quali si intrecciano misticismo nazionalista, teologi e padri spirituali lega la produzione di icone dei Santi delle Prigioni (ossia i martiri del comunismo romeno), i padri sacerdoti quali Arsenie Boca, Iustin Parvu e Ilie Lacatusu, ritenuti santi da gran parte del mondo romeno (e anche secondo me lo sono), oltreché la figura di Ilie Cleopa. Per la Russia, abbiamo il sacerdote-martire del comunismo Pavel A. Florenskij (anch'egli santo secondo me), e il sacerdote Daniel Sysoev, ucciso in circostanze misteriose, secondo alcuni da un islamico. 

Arsenie Boca (a sinistra) e Pavel A. Florenskij (in basso a destra) sono due figure opposte per condizione di vita - il primo fu un monaco, il secondo un sacerdote sposato - ma entrambe venerate nei rispettivi paesi da due frange differenti di ortodossi: il padre Arsenie è venerato a livello popolare da moltissime persone, anche se in particolare da quelli legati al mondo tradizionalista; il padre Pavel, al contrario, sebbene sia stato riscoperto col crollo del comunismo, è una presenza che adombra piuttosto i salotti intellettuali che le grandi masse. Ad ogni modo, entrambi meriterebbero d'essere annoverati nel calendario. Le opere di padre Pavel sono state tradotte in Italiano e pubblicate in più di una edizione, anche se generalmente molto costose; I libri di padre Arsenie sono ancora solamente in romeno.

Conclusioni

Le icone non smettono mai di stupirci per la profondità e la carica che i messaggi molteplici - dalla devastazione dell'anima attraverso la pornografia delle immagini ( vedasi Lenin ) fino alla contemplazione dei divini misteri, l'icona è uno dei "marchi" dell'Ortodossia. E' bene pertanto conoscere l'iconografia e saper distinguere le buone icone dalle cattive.
Secondo voi, ad esempio, è giusto raffigurare nelle icone chi santo non è? 
I pareri in merito sono molti e come sempre il panorama dell'Ortodossia è variegato, non ci resta che agire secondo Tradizione e secondo coscienza. 

venerdì 12 febbraio 2016

L'arrivo del Vescovo in parrocchia: etichetta

Quando un vescovo visita la tua parrocchia, ricordati che è un essere umano come te. Fatto ciò, tributagli onore e rispetto per il suo officio e per il ruolo pastorale che ricopre nei tuoi riguardi, chiedendo la sua benedizione. Generalmente, tuttavia, il vescovo non arriva quando gli pare, ma segue una etichetta, un rito d'ingresso in chiesa, che ha le sue regole e le sue forme, a volte perfino codificate nei libri liturgici. Pertanto, ho cercato di trascrivere - seguendo la memoria - un normale ingresso episcopale così come li ho visti fare nelle parrocchie dove ho vissuto. 

Quando il vescovo arriva in chiesa, si suonano le campane a festa e le porte della canonica si spalancano. Nel nartece o ancor meglio fuori dall'edificio attendono il presule tanto il rettore della chiesa quanto tutto il clero e i fedeli che sono accorsi, in particolar modo quelli prescelti per condurre i doni al vescovo.
Il sacerdote, già vestito coi paramenti, riceve il vescovo baciandogli la mano dopo aver chiesto la sua benedizione, lo ringrazia della visita e gli fa auguri di molti anni; dopodiché, avendo secondo l'etichetta presentato il ministero che sta compiendo e le novità della parrocchia, il sacerdote lascia che il resto del clero prenda la benedizione vescovile e che i fedeli presentino i doni, solitamente un dolce locale, dei fiori e un prodotto del luogo (alle volte soppiantato da un artòs, il pane pasquale): i fiori particolarmente sono soliti portarli i bambini.
Se il vescovo non celebra, egli benedice la folla e poi si siede in cattedra. Se invece è primo celebrante,  fatta la ricezione alle porte della chiesa, si effettua l'entrata e i diaconi preparano gli incensieri, il dikirion e il trikirion mentre il coro canta la Grande Dossologia e il vescovo si pone nel centro della navata.

I suddiaconi svestono il vescovo del copricapo e del mantello, vestendolo poi coi paramenti episcopali mentre un sacerdote recita ad alta voce al posto suo le preghiere sacerdotali di vestizione. Nel frattempo, i due diaconi dalle porte sante incensano il vescovo; conclusa la vestizione, i due diaconi recano il dikirion e il trikirion fino al vescovo, il quale li prende e voltandosi lentamente benedice tutti i lati della chiesa, per poi salire in altare e ha inizio la celebrazione

Il rito di vestizione dell'episcopo effettuato nella Cattedrale di San Giorgio a Venezia, del Patriarcato Ecumenico.

Qualora io abbia sbagliato qualcosa, o dimenticato qualcosa, siete pregati di contattarmi per migliorare questo articolo

mercoledì 10 febbraio 2016

La materinità surrogata: il regresso della civiltà del progresso - riflessioni di un clerical chic

E' la prima volta su questa piattaforma che intervengo circa un tema sociale contemporaneo, perché generalmente non mi piace interloquire sulla coscienza delle persone, che ognuno dovrebbe curare in solitudine. Ma poiché sento DAVVERO il bisogno di esternare quello che penso sulla Maternità surrogata, ho deciso di scrivere questo articolo nella speranza di smuovere gli ortodossi in questa battaglia la quale è in primis umana nella sua dimensione totalizzante, non solamente sociale.
In parole povere, per maternità surrogata si intende una donna - generalmente povera - che si fa pagare da un'altra persona per portare nel grembo un bambino concepito in laboratorio, il quale sarà allontanato da essa non appena partorito, per essere consegnato al compratore. In altre parole, è la compravendita di un essere umano, e questa, cari fratelli e sorelle, è schiavitù. La sottomissione di un indifeso ( un neonato! ) ad un altro uomo o donna che sia, il quale ne dispone come se fosse un bene. E' veramente una schiavitù all'antica, poiché se il bambino non rispecchia le preferenze razziali, fisiche o idoneità caratteriali può sempre essere "rifiutato", così come il pater familias romano antico "esponeva" i propri figli fuori dalla porta, qualora non fossero di suo gradimento.  

La società occidentale nella quale viviamo ha combattuto per secoli l'idea di schiavitù (poiché la schiavitù de facto l'ha debellata il Cristianesimo) soprattutto con il cosiddetto illuminismo. La stessa società "progressista", che viaggia verso la liberazione dalle catene dell'antica e oscura etica, per andare incontro alla libertà degli individui. La libertà totale di un individuo che paradossalmente lede terribilmente la libertà di un altro, poiché quest'ultimo è comprato e venduto: un paradosso del pensiero moderno. Il Cristianesimo, al contrario, ha sempre veramente difeso l'unicità e la profondità di ogni singola vita, poiché l'uomo è il riflesso di Dio, e come dice sant'Agostino, nel suo discorso 371: << Dio si è fatto uomo affinché l'uomo diventasse Dio.>> e mi turba profondamente pensare che ci siano esseri umani, persone, che hanno davvero affossato la loro umanità (che è teantropica per essenza) nel nome dell'egoismo più becero e malato. Da quando il mondo ha abbandonato la via cristiana, nefandezze sempre maggiori si compiono nel nome delle utopie umane, quando l'immanente realtà ultima è bistratta e derisa: lo smercio di persone, iniziato secoli fa con le migrazioni forzate nelle Americhe, si conclude ora con le "madri surrogate" e i bambini (non figli) comprati e venduti ancor prima di venire al mondo. Un abominio degno delle memorie Orwelliane, che diventa realtà. E' singolare, a mio avviso, notare poi come gli stessi paladini del progresso e di questa nuova moda siano i primi a scartare i bambini disabili, facendoli abortire, poiché certo non avevano commissionato un disabile! oh, che amore che hanno per queste creature, quanto progresso... lo stesso progresso dell'eugenetica nazista.
Alle volte noi ortodossi sbagliamo quando riteniamo che le << battaglie sociali >> siano un affare da cattolici, esse riguardano profondamente ognuno di noi. Il mondo che Dio ci ha donato quale casa, dobbiamo proteggerlo, crescerlo, renderlo migliore, non abbandonarlo a sé stesso, giacché siamo compartecipanti della gloria del Signore, il quale si manifesta in tutte le cose, e come tali dobbiamo aver cura del mondo che ci è stato donato per la  nostra supremazia in quanto esseri prediletti dal Creatore. 

Serie TV sui Romanov in cantiere

Russia Today, famoso canale tv russo, nonché apprezzato canale youtube, diffuso anche in Italia (ma sottotitolato solo in inglese) con notevoli documentari sul digitale terrestre, ha pensato bene di immortalare per il grande pubblico la triste vicenda di Casa Romanov con una serie tv, ispirata, così dicono, all'altrettanto famoso "Trono di Spade", diffuso dalla HBO americana. 
I produttori russi si sono incontrati con i colleghi statunitensi per apprendere le strategie pubblicitarie e il format su cui basarsi per incontrare il piacere del grande pubblico. 



La prima stagione della nuova serie, intitolata "L'Epoca della Prosperità",  la quale si è posta l'ambizioso obiettivo di raccontare tutti i 300 anni di storia russa sotto i Romanov, dovrebbe uscire nel 2018 e conterà 12 episodi, ambientati nel periodo dei torbidi dal 1598 al 1613. I produttori hanno confermato che la serie si interromperà quando giungeranno alla morte di san Nicola II nel 1917: segno, questo, che sarà un progetto davvero lungo. 

C'è da sperare in una buona ricostruzione storica, che in genere i russi hanno saputo sempre dare ai loro film, come ad esempio nel Barbiere di Siberia, ambientato nella Russia pre-rivoluzionaria. 

Non mi dispiacerebbe avere questa serie doppiata in inglese, sperare di averla in italiano è una utopia.

domenica 7 febbraio 2016

Rito greco d'Ordinazione al Diaconato

Presentazione


Durante la divina liturgia, dopo la Consacrazione, il suddiacono che diventerà diacono, il quale è stato dinnanzi all'icona di Cristo fino a questo momento, viene condotto in altare e accompagnato da due diaconi o da due sacerdoti egli compie tre volte il giro dell'altare. Il vescovo si trova sulle porte sante, e i due si guardano.
Primo prete: comanda.
Secondo prete: comanda a tutti.
Primo prete: comanda, o padre santo, a colui che è qui presentato dinnanzi a te.
Vescovo: nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. (per tre volte).
Il diacono riverisce il vescovo, dopodiché il vescovo lo benedice e il diacono viene condotto nel santuario, dentro il quale farà tre inchini al trono vescovile, poi alla santa mensa, infine farà tre volte il giro dell'altare, mentre il coro e il clero cantano l'inno: Ascoltateci, o santi martiri, / vittoriosi della buona battaglia, / o voi incoronati, pregate  il Signore / d'aver pietà delle anime nostre. / Gloria a te, Cristo Dio nostro /, degli Apostoli il vanto, / gioia dei Martiri / la cui predicazione è la santa Trinità. Isaia esulta di gioia, poiché la Vergine ha partorito un figlio, l'Emmanuele. / Il venuto è Dio e Uomo, / Alba è il suo Nome, e magnificandolo, chiamiamo Beata la Vergine.

Prima preghiera

Il futuro diacono viene condotto dal vescovo il quale lo benedice tre volte poggiando la sua mano sulla fronte del candidato. Dopodiché, l'arcidiacono esclama:
D. stiamo attenti!
L'ordinando viene condotto all'altare e si inginocchia con le mani sull'altare, e la testa appoggiata sulle mani. Il Vescovo, ponendosi in piedi verso di lui, impone le mani sul capo del diacono, recitando la preghiera:
V. . La divina grazia, colei che guarisce ciò che infermo e completa ciò che è rimasto incompiuto, ordina il devotissimo suddiacono (nome) al presbiterato. Preghiamo, affinché venga la grazia dello Spirito Santo su di lui.
Il clero: Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V. Signore nostro Dio, nella tua provvidenza invia il tuo Spirito Santo su colui che è ordinato dal tuo potere imperscrutabile a diventare servo del tuo ministero. Per i tuoi puri misteri o, vero Signore, guarda su questo uomo (nome) che tu hai accettato di essere ordinato da me al servizio del diaconato e preservalo in tutta umiltà, che egli possa tenere il mistero della fede in una coscienza pura.
Concedigli la grazia che hai dato a Stefano, il tuo primo martire, che hai chiamato prima al ministero del  tuo Diaconato. Degnati ti benedirlo nel servizio che ti sei compiaciuto di affidargli, affinché sia puro nel suo nuovo ruolo. Poiché coloro che amministrano bene i tuoi ordini si preparano per una buona ricompensa; e proclamalo servitore perfetto.  Perché tuo è il regno, la potenza e la gloria, del Padre, del Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
C. Amen.
Colletta d'Ordinazione

Il sacerdote più anziano, o col grado più alto, recita la litania.
S. Per la pace dall'alto e per la salvezza dell'anime nostre, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Per la stabilità del mondo intero e la prosperità delle sante chiese di Dio, e per l'unione di tutto, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. (il sacerdote si inchina al vescovo presente nominandolo) Per il presule nostro, il santissimo Patriarca (nome), per il nostro Vescovo (nome), per la loro vita, pace, sanità e salvezza, per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Per il servo di Dio (nome dell'ordinando), che viene oggi ammesso al diaconato, e per la sua salvezza, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Affinché il Signore Dio gli conceda un pio servizio, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Per questa santa chiesa, per questa città (o contrada), per ogni città e contrada, e per questa nazione e il popolo che la abita, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Affinché siamo liberati da ogni afflizione, male e necessità, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici o Dio, con la tua grazia.
C. Kyrie eleison.
S. Facendo memoria della Santissima, purissima, più che benedetta, gloriosa sovrana nostra, la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i santi, affidiamo noi stessi gli uni agli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Iddio.
C. A te, Signore.
Vescovo: poiché a Te solo spetta l'onore, la gloria e l'adorazione: Padre, Figlio, e Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
C. Amen.
Seconda preghiera d'Ordinazione

Il vescovo, sul diacono, a voce bassa:
V. O Dio, nostro Salvatore, con la tua voce immortale hai istituito l'ufficio del diaconato attraverso il tuo Apostoli e hai mostrato la via al primo martire Stefano che ti sei scelto qual martire, ma che prima fu diacono. E' scritto nel tuo santo Vangelo, "chi vuol essere il primo tra voi, si farà vostro servo". Signore di tutti, ricolma questo tuo servo, che hai accettato qual tuo diacono, con la totalità della fede, l'amore, il potere, e la santificazione dalla discesa del tuo santo e vivificante Spirito. Per mezzo non attraverso l'imposizione delle mie mani peccatrici, ma dalla visitazione divina delle tue misericordie ricche di grazia conferite dalla tua benevolenza; affinché, liberato da ogni peccato, possa egli stare senza biasimo dinnanzi a te nel tremendo Giorno del Giudizio e ricevere la vera ricompensa della Tua promessa.
Ad alta voce: Poiché tu sei il nostro Dio, e a te attribuiamo la gloria, insieme con il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
C. Amen.
Axios

Il candidato si alza in piedi, e viene condotto dal vescovo sulla solea rivolto al popolo. Il vescovo grida:
V. Axios! il coro risponde: Axios!
Il diacono viene vestito dal vescovo il quale, prendendo in mano di volta in volta i paramenti diaconali, dice: è degno! (Axios).

Come primo servizio diaconale, il novello diacono prende la benedizione per la Colletta di ringraziamento che segue la Consacrazione.
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Rito greco d'Ordinazione al Lettorato

Preparazione del candidato



Il candidato al Lettorato dovrebbe frequentare i vespri del giorno precedente la propria tonsura. Il candidato compri una talare poichè da questo momento sarà tenuto ad indossarla per tutti i divini servizi. Dopo i vespri, ai quali avrà partecipato servendo il sacerdote in altare, egli digiunerà e cercherà di stare in preghiera il più possibile, lontano da attrazioni mondane.

Presentazione del candidato

A conclusione del Mattutino il candidato al Lettorato viene condotto dinnanzi al trono del vescovo il quale segna il candidato tre volte, dicendo:
V. Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
D. Preghiamo il Signore!
C. Kyrie eleison.

Prima preghiera

V. (sul candidato) O Signore, che illumini tutti gli esseri creati con la luce delle tue meraviglie, e sai l'intento di ogni uomo prima che si forma, e rafforzi coloro che sono desiderosi di servirti: tustesso Signore, rendi senza macchia e degno questo servo tuo (nome), che desidera di diventare un lettore dei tuoi santi misteri, che egli possa essere illuminato, e che raggiunta l'età venerabile e nel sonno dei giusti possa gioire coi tuoi beati della vita senza fine. Poiché benedetto è il tuo Nome e glorificato il tuo Regno, del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli, Amen.

Dopodiché, il vescovo tonsura il nuovo lettore tagliando tre ciocche di capelli, ogni volta nominando una Persona della Trinità.

Vestizione

Il Vescovo benedice la tonaca e aiutato dal diacono veste il lettore con essa, poi il nuovo Lettore si inchina dinnanzi al vescovo il quale lo benedice. Alcuni usi prevedono che il Lettore venga vestito anche con un piccolo felonio. Dopo aver baciato la mano destra del presule, il Lettore si rialza.
D. Preghiamo il Signore!
C. Kyrie eleison!
V. O Signore Dio, benedici questo tuo servo (nome) nell'apprendimento continuo del tuo Verbo, e nel segno di una vita senza peccato, per le misericordie e le indulgenze del tuo Unigenito Figlio, col quale Tu sei benedetto insieme al tuttobuono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
C. Amen.
Prima Lettura

Il Vescovo concede un Epistolario al nuovo Lettore, il quale apre a caso il libro e ne legge un passaggio casuale rivolto ai fedeli. Dopodiché, riceve la benedizione del Vescovo:
V. Pace a te che hai letto.
L. E al tuo spirito.
Congedo

Il vescovo si rivolge al nuovo ordinato con queste parole, o simili:
V. Caro figlio in Cristo, il cammino verso il sacerdozio inizia nel lettorato. Non smettere mai di approfondire la Scrittura e gli insegnamenti dei santi Padri che ci hanno preceduti, e di cercare la virtù.
Poi, rivolto al popolo:
V. Il nostro fratello (nome) è divenuto Lettore nella chiesa di (città e santo patrono della parrocchia) nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
C. Amen.
Inizia la divina liturgia.

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Fonte.

sabato 6 febbraio 2016

Rito Greco d'Ordinazione al Suddiaconato

Presentazione del candidato

A conclusione del Mattutino il candidato al suddiaconato viene condotto dinnanzi al trono del vescovo il quale segna il candidato tre volte, dicendo:
V. Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
D. Preghiamo il Signore!
C. Kyrie eleison.
Il futuro suddiacono viene poi condotto in altare dove effettua una prostrazione profonda, dopodiché un diacono presenta lo stichario e la stola diaconale al vescovo, il quale li benedice e il futuro suddiacono viene vestito dinnanzi al Vescovo stesso, il quale per tre volte gli benedice il capo.


Preghiera d'ordinazione

V. (sul candidato) Signore nostro Dio, Tu che per mezzo dello Spirito Santo concedi la grazia a coloro che ti sei scelto; Tu che hai dato alla Chiesa differenti Ordini; Tu che hai stabilito diversi gradi per il servizio del tuo santo altare e per i tuoi Santi Misteri; e che attraverso la tua prescenza ineffabile hai ordinato il tuo servo (nome) come degno di servire la tua Chiesa; preservalo nella tua grazia e ricolmalo del tuo Santo Spirito. Poiché tuo è il Regno, la potenza e la gloria: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
C. Amen.
Al nuovo suddiacono viene consegnata la bacinella, la brocca d'acqua e un manutergio: il vescovo si lava le mani per tre volte, ogni volta bagnando il volto del suddiacono il quale esclama:
Sd. Per tutti e per tutte.

Il suddiacono viene poi condotto fino all'icona di Cristo dell'iconostasi, dinnanzi alla quale rimarrà fino all'inno dei cherubini: ad esso verrà fatto entrare e porterà uno stendardo o l'acqua per lavare successivamente le mani del vescovo. Fatto ciò, si unirà agli altri suddiaconi.
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Fonte.  

Rito greco d'Ordinazione al Sacerdozio


Presentazione

Durante la divina liturgia, dopo il Grande Ingresso, due sacerdoti prendono il diacono che sta per diventare presbitero, e conducono l'ordinando dinnanzi al vescovo sulla solea. Il vescovo si trova sulle porte sante, e i due si guardano.
Primo prete: comanda.
Secondo prete: comanda a tutti.
Primo prete: comanda, o padre santo, a colui che è qui presentato dinnanzi a te.
Vescovo: nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. (per tre volte).
Il diacono riverisce il vescovo, dopodiché il vescovo lo benedice e il diacono viene condotto nel santuario, dentro il quale farà tre inchini al trono vescovile, poi alla santa mensa, infine farà tre volte il giro dell'altare, mentre il coro e il clero cantano l'inno: Ascoltateci, o santi martiri, / vittoriosi della buona battaglia, / o voi incoronati, pregate  il Signore / d'aver pietà delle anime nostre. / Gloria a te, Cristo Dio nostro /, degli Apostoli il vanto, / gioia dei Martiri / la cui predicazione è la santa Trinità. Isaia esulta di gioia, poiché la Vergine ha partorito un figlio, l'Emmanuele. / Il venuto è Dio e Uomo, / Alba è il suo Nome, e magnificandolo, chiamiamo Beata la Vergine.

Prima preghiera

Il diacono viene condotto dal vescovo il quale lo benedice tre volte poggiando la sua mano sulla fronte del candidato. Dopodiché, l'arcidiacono esclama:
D. stiamo attenti!
L'ordinando viene condotto all'altare e si inginocchia con le mani sull'altare, e la testa appoggiata sulle mani. Il Vescovo, ponendosi in piedi verso di lui, impone le mani sul capo del diacono, recitando la preghiera:
V. La divina grazia, colei che guarisce ciò che infermo e completa ciò che è rimasto incompiuto, ordina il devotissimo diacono (nome) al presbiterato. Preghiamo, affinché venga la grazia dello Spirito Santo su di lui.
Il clero: Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V. O Dio senza inizio né fine, Tu che sei prima di ogni cosa creata, e onori col santo presbiterato coloro che si ritengono degni di servire la Parola di Verità nel divino servizio di quest'ordine: Tu stesso, Maestro e Sovrano, preserva nella purezza di vita quest'uomo che ti sei degnato d'ordinare per mezzo dell'imposizione delle mani mie, e gentilmente impartiscigli la benedizione del tuo Santo Spirito, facendo di lui il tuo servo, ben gradito in tutto, e che possa degnamente servirti nell'esercizio del pio sacerdozio che hai conferito a quest'uomo dall'alto della tua saggezza.
Poiché tuo è il regno, la potenza, e la gloria: Padre, Figlio, e Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Coro: Amen.
Colletta d'Ordinazione

Il sacerdote più anziano, o col grado più alto, recita la litania.
S. Per la pace dall'alto e per la salvezza dell'anime nostre, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Per la stabilità del mondo intero e la prosperità delle sante chiese di Dio, e per l'unione di tutto, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. (il sacerdote si inchina al vescovo presente nominandolo) Per il presule nostro, il santissimo Patriarca (nome), per il nostro Vescovo (nome), per la loro vita, pace, sanità e salvezza, per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Per il servo di Dio (nome dell'ordinando), che viene oggi ammesso al presbiterato, e per la sua salvezza, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Affinché il Signore Dio gli conceda un pio servizio, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Per questa santa chiesa, per questa città (o contrada), per ogni città e contrada, e per questa nazione e il popolo che la abita, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Affinché siamo liberati da ogni afflizione, male e necessità, preghiamo il Signore.
C. Kyrie eleison.
S. Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici o Dio, con la tua grazia.
C. Kyrie eleison.
S. Facendo memoria della Santissima, purissima, più che benedetta, gloriosa sovrana nostra, la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i santi, affidiamo noi stessi gli uni agli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Iddio.
C. A te, Signore.
Vescovo: poiché a Te solo spetta l'onore, la gloria e l'adorazione: Padre, Figlio, e Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
C. Amen.
Seconda preghiera d'Ordinazione

Il vescovo, sul candidato, a bassa voce:
V. O Dio dalla grande potenza e dall'imperscrutabile sapienza, meraviglioso nel consiglio che elargisci agli uomini: Tu stesso qual Signore, ricolma di spirito santo questo tuo servo (nome), che ti sei compiaciuto d'innalzare al rango di sacerdote; che possa esser puro e stare dinnanzi al tuo santo altare, possa proclamare il Vangelo del tuo Regno, di offrire i tuoi doni spirituali al tuo popolo; di poter rigenerare il tuo gregge nella fonte di purificazione, così che possano venirti incontro nella tua seconda e tremenda venuta qual Salvatore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, e che possa ricevere qual premio della sua buona condotta il premio della tua benevolenza. Ad alta voce, poi: perché benedetto e glorificato è il tuo nome, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Coro: Amen.
Axios

Il candidato si alza in piedi, e viene condotto dal vescovo sulla solea rivolto al popolo. Il vescovo grida:
V. Axios! il coro risponde: Axios!
Il diacono viene svestito dei paramenti diaconali e rivestito dal vescovo il quale, prendendo in mano di volta in volta i paramenti sacerdotali, dice: è degno! (Axios).

Comunione del nuovo presbitero

Il sacerdote, dopo la consacrazione eucaristica, viene ammonito dal vescovo il quale gli consegna il Corpo di Cristo dicendo:

V. Ricevi il Credo Divino, e proteggilo fino alla seconda Venuta di nostro Signore Gesù Cristo: poiché quando Egli verrà, te ne domanderà conto. 

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venerdì 5 febbraio 2016

Riflessioni sulla Confessione ( ieromonaco Aidan Keller )

Le riflessioni sui Dieci Comandamenti vengono dal libro "Prayers from old England" in due volumi, edito nel 2002 e scritto dal sacerdote Aidan Keller, nel quale oltre al rito occidentale vengono pubblicati anche interessanti paragrafi sulla preparazione alla Comunione e alla Confessione, che qui propongo in traduzione.

RIFLETTERE SUI DIECI COMANDAMENTI

I
Amerai il Signore tuo Dio, e non adorerai nessun altro.

Credo in Dio? o nel Suo Vangelo? E nella Sua Chiesa? Sono certo che la mia religione sia la retta fede? Quando faccio il segno della Croce, sono sicuro di ciò che faccio? Faccio abbastanza per ottenere la Salvezza, o sono incostante nell'ascesi? Ho forse avuto contatti con l'occulto, mi sono recato presso messe nere, ho fatto la lettura dei tarocchi, delle carte e dell'astrologia? Mi sono affidato a fattucchiere o stregoni? Ho fatto forse violenza al mio vicino con la parola, l'azione o i comportamenti? Ho manipolato i deboli, sono stato superbo e arrogante? Ho dominato le conversazioni senza prestare orecchio ai miei fratelli? Mi sento per caso superiore o pari a Dio? Ho dedicato tempo alla preghiera e alla lettura delle scritture? ho ringraziato per la vita che conduco, ho reso grazie per i pasti e ciò che possiedo? Ho mormorato contro la Provvidenza o dubitato di Essa? Mi sono affidato a Dio oppure ho disperato della Salvezza e mi sono abbandonato alla disperazione? Credo in me stesso e nei miei talenti, al posto di rendere grazie a Dio per possederli?

II
Non dirai il nome di Dio invano.

Ho violentato il nome di Dio con le bestemmie? Ho parlato di Dio senza glorificarlo? Ho mormorato contro la Fede, sproloquiando sulle realtà ultime? Ho offeso il clero e le sante istituzioni della Chiesa, senza che vi siano prove della loro iniquità? Ho giustificato me stesso dinnanzi alle mie colpe? mi sono confessato rettamente?

III
Ricordati di santificare le feste.

Ho partecipato alla Liturgia la domenica e per le grandi feste? E ai vespri e alle veglie? Frequento assiduamente la Chiesa? Assumo con frequenza costante la Divina Eucarestia? Mi interesso di letture spirituali? mi preoccupo di crescere nella Fede? Oppure mi sono recato a celebrazioni non-ortodosse? Ho per caso letto catechismi di altre religioni facendomi influenzare da esse? Prego abbastanza durante il giorno? Ho vestito abiti immodesti o indegni durante le celebrazioni?

IV
Onora il padre e la madre

Ho rispettato i miei genitori naturali? Amo e rispetto i miei parenti nella carne, i miei superiori al lavoro e le mie guide spirituali? Prego per tutti loro?

V
Non uccidere

Ho forse ucciso qualcuno? Ho voluto la morte di qualcuno? Ho gioito della dipartita di qualcuno? Ho richiesto o auspicato un aborto, oppure l'ho praticato? Ho riflettuto sul suicido? Ho fatto violenza fisica su qualcuno, l'ho torturato, picchiato, vituperato, stuprato? Ho tentato qualcuno in qualsiasi modo? sono stato crudele con le persone o con gli animali? Ho mostrato sadismo o ho rifiutato di aiutare qualcuno? Ho soccorso gli anziani e i deboli?

VI
Non commettere adulterio.

Ho commesso adulterio? Ho tradito la fiducia di mia moglie o del mio marito? Ho commesso abusi sessuali? Ho fornicato fuori dal matrimonio? Mi sono masturbato? Ho inquinato la mia mente con la pornografia o con immagini oscene? Ho commesso atti sessuali contro natura? Ho rotto i miei voti monastici o matrimoniali attraverso atti carnali? Ho tentato altri a rompere i loro voti?

VII
Non rubare

Ho rubato? Ho preso oggetti d'altri senza restituirli a tempo debito? Ho distrutto o rovinato oggetti non miei? Ho aiutato i poveri e gli oppressi donando il superfluo? Ho aiutato la chiesa in difficoltà economiche? Ho compiuto tutti i miei doveri al lavoro? Ho speso soldi in attività inutili e dannose, in vizi quali il fumo, l'azzardo, l'alcol, la droga?

VIII
Non dire falsa testimonianza

Ho mentito? ho dichiarato il falso in atti pubblici o privati? Ho speso il mio tempo in pettegolezzi, cattive chiacchiere, oppure ho incoraggiato altri a diffondere malelingue su qualcuno? Ho detto bugie a pro mio?

IX
Non vorrai la donna d'altri

Sono stato invidioso delle compagne e compagni di altri? Sono scontento della mia consorte, o del mio consorte? Mi delizio delle separazioni degli altri, o auspico la mia? sono grato al Signore per le persone che affollano la mia vita, oppure no? Odio qualcuno? Sono stato eccessivamente competitivo?

X
non desiderare la roba d'altri

Ho forse invidiato il mio vicino per i suoi beni e la sua ricchezza? Ho auspicato la sua rovina? Ho cercato di distruggere economicamente il mio prossimo? ho aiutato gli altri? sono stato vicino ai miei congiunti in difficoltà? sono avido e avaro? Ho tentato di fare il mio massimo per migliorare la mia posizione, senza rovinare nessun altro? Ho tentato qualcuno nel furto o ho incitato a compiere azioni economicamente peccaminose?



COME POSSO RIMEDIARE AI MIEI PECCATI?

Riconciliati con chi hai offeso, fai l'elemosina,vesti gli ignudi, dai da mangiare e da bere a coloro che soffrono la fame, impegnati nella giustizia, prega per i vivi e per i morti, sii paziente e coltiva le virtù.

PREGHIERA PRIMA DELLA CONFESSIONE

Quando ti senti pronto a confessarti, recita le preghiere di pentimento dell'Eucologio, oppure questa preghiera:

O Dio, mio Signore Gesù Cristo, Onnipotente, dinnanzi a Te io mi prostro. Tu sei il Re dei Re, il Signore dei Signori, Tu sei il Giudice delle epoche, e Redentore degli Uomini; Tu sei la speranza di quanti ti amano, la mèta di quanti ti cercano, il conforto di quanti soffrono, la pace di chi cerca giustizia, il Maestro dei popoli, e il Creatore di tutto il cosmo. Tu sei l'Amato, il Governatore d'ogni virtù e la gioia dei tuoi santi; tu sei la Via, la Verità e la Vita, tu sei la vita eterna, tu sei l'esaltazione della patria celeste, la Luce, la Gloria di Dio Padre degli Eccelsi: Tu sei il Salvatore del mondo, la pienezza dello Spirito Santo. Siedi alla destra del Padre, e vivi e regni nei secoli dei secoli.

A Te, Signore, io chiedo la remissione di tutte le mie colpe, la salvezza e la redenzione, o Salvatore: dimentica il mio peccato e donami la vita eterna, dammi la forza di perseguire la via della virtù: O Signore e Dio mio, io ho molto peccato contro il Cielo e contro la Terra, dinnanzi a Te e ai tuoi Angeli. Ho peccato, Signore, con tutti i miei sensi, con la parola, il pensiero, le azioni, ho contravvenuto ai tuoi comandamenti, ho violato la mia bocca con parole impure e con la gola, ho pervertito i miei sensi con la lussuria, la violenza, la comodità, il lusso, le blasfemie, le bugie, l'ira, la preoccupazione per cose futili, con l'avidità, la gioia empia e l'orgoglio tracotante. Ho peccato con tutta l'anima e tutto il corpo. Giudicami, Signore, e per la tua generosità assolvimi. Per la tua incommensurabile misericordia,  io ti prego, o Salvatore, liberami dalla dipendenza che ho verso i miei peccati. Non abbandonarmi, buon Dio, non abbandonarmi, ma vieni presto in mio aiuto, e riempi il vuoto della mia anima con la pienezza dello Spirito Paraclito, così che il demonio più su di me non abbia potere; e ricordati di me, Signore, tuo indegno e miserabile servitore, ma soccorrimi e insegnami le tue vie, poiché sei il Maestro e il mio Signore e mio Dio, e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen