giovedì 31 marzo 2016

I canoni ecclesiastici di san Patrizio d'Irlanda - Latinità Ortodossa

Oggi 30 marzo, festa di san Patrizio vescovo, illuminatore e primate d'Irlanda (+451), si è voluto pubblicare i cosiddetti Canoni di san Patrizio, tradotti in inglese dal latino da Ludwig Bieler. Il santo irlandese, assieme ai primi vescovi della sua terra, avrebbe costituito un sinodo i cui canoni sono ancora validi - certo con valore locale: li presento in italiano.

SINODO DEI PADRI E VESCOVI PATRIZIO, AUXENTIO E ISERNINO



Rendiamo grazie al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo: ai sacerdoti, ai diaconi e al tutto il clero, i vescovi Patrizio, Auxentio e Isernino porgono i loro saluti.

Riteniamo sia meglio contrastare la negligenza, piuttosto che condannare un atto illecito oramai compiuto; così come dice Salomone: è meglio ragionare che essere adirati. Più avanti sono riportate le copie delle nostre decisioni, così come sono scritte, e così iniziano:

Canone I. Se qualcuno ha raccolto in comunità denaro per i prigionieri, ma lo ha usato per fini personali senza permesso, sia scomunicato. 

Canone II. I Lettori dovrebbero conoscere la parrocchia in cui sono soliti cantare. 

Canone III. Non devono esserci chierici vaganti in comunità. 

Canone IV. Se un uomo cade nel bisogno, e la colletta (del denaro) è stata compiuta, non chieda comunque più di quanto gli serva. 

Canone V. Se qualcosa è rimasto (delle collette), andrebbe depositato sull'altare del vescovo, affinché sia distribuito agli indigenti.

Canone VI. Se un chierico, dall'ostiario al sacerdote compresi, non indossa la tunica (1) coprendo la vergogna delle sue membra, e se i capelli non sono rasati secondo il costume romano, e se la sua moglie gira a capo scoperto, siano ridotti allo stato laicale e gettati fuori dalla Chiesa.

Canone VII. Qualsiasi chierico che per negligenza, quando chiamato agli offici, non si presenta al Vespro o alle Lodi, venga considerato un estraneo, a meno che non accetti su di sé il giogo della servitù (2). 

Canone VIII. Se un chierico è stato garante di un pagano per qualsiasi somma di denaro, e per qualche ragione il pagano sia in posizione dominante, il chierico paghi il suo debito con le proprie sostanze; se invece capita che il chierico combatta con un pagano, sia, come merita, lasciato fuori dalla Chiesa. 

Canone IX. Un monaco e una vergine, i quali provengono uno da un luogo e l'altra da un secondo luogo, non devono alloggiare allo stesso albergo, non devono viaggiare insieme in carrozza e non devono intrattenere conversazioni prolungate. 

Canone X. Se un uomo ha ben iniziato come Salmista (3),  ma poi esce (dalla Chiesa) e si lascia crescere i capelli, sia escluso dalla Chiesa, a meno che non torni al suo precedente status. 

Canone XI. Se un chierico è stato scomunicato e viene da qualcuno ricevuto, siano entrambi sottoposti alla medesima penitenza. 

Canone XII. Se un cristiano è stato scomunicato, non siano accettate neppure le sue elemosine. 

Canone XIII. Elemosine offerte dai pagani non devono essere accettate in Chiesa. 

Canone XIV. Un cristiano che ha commesso omicidio, adulterio o che ha commissionato un incantesimo presso un druido, così come fanno i pagani, svolga un anno di penitenza per ogni suo crimine e solo dopo un anno di penitenza completo, accompagnato da testimoni, vada dinnanzi ad un sacerdote per ricevere lo scioglimento della sua penitenza. 

Canone XV. Colui che ha rubato stia mezzo anno in regime di pentimento, venti giorni a solo pane e acqua, e se possibile restituisca il maltolto: allora sarà riammesso in Chiesa.

Canone XVI. Un cristiano che crede all'esistenza dei vampiri o del potere delle streghe (4) sia anatemizzato e non rientri in chiesa se non dopo una diligente e strenua penitenza.

Canone XVII. Se una vergine che ha promesso eterna castità a Dio  poi prende un marito nella carne, sia essa scomunicata fintanto che non ritorna sui suoi passi con penitenza; E dopo, i due (ex sposi) non vivranno né nella stessa casa, né nella stessa fattoria.

Canone XVIII. Una persona scomunicata non può presentarsi in chiesa neppure la notte di Pasqua, a meno che non prenda su di sé una penitenza.

Canone XIX. Una donna cristiana che ha preso un uomo in un matrimonio onorevole, e poi lo diserta con l'adulterio, sia scomunicata.

Canone XX. Un cristiano che non paga i propri debiti, come fanno i pagani, sia scomunicato finché non paga il suo debito.

Canone XXI. Se un uomo che ha subìto un torto chiama il colpevole in tribunale e non in Chiesa per essere giudicato, sia considerato un estraneo.

Canone XXII. Se un uomo concede la propria figlia in un matrimonio onorevole, e quest'ultima convive con un altro prendendosi la dote, sia scomunicata con il convivente e sia fuori dalla Chiesa.

Canone XXIII. Se un sacerdote ha costruito una chiesa, per celebrarvi attenda che il vescovo la consacri, così come è giusto.

Canone XXIV. un nuovo arrivato ha il divieto di battezzare, consacrare chiese o offrire sacrifici senza il permesso il del vescovo. Chi chiede permesso ad un laico per compiere queste cose, sia ritenuto un estraneo.

Canone XXV. Se vengono elargiti doni dal popolo di Dio durante le visite apostoliche del vescovo, quest'ultimo ne disponga come beni pontificali disponendoli per sé stesso o per il popolo bisognoso, secondo il discernimento.

Canone XXVI. Se un chierico viene visto mentre si appropria dei doni (del popolo), sia cacciato dalla chiesa come un sordido avaro.

Canone XXVII. un nuovo arrivato nel clero ha il divieto di battezzare, consacrare chiese o celebrare Messa senza il permesso il del vescovo. Chi chiede permesso ad un laico per compiere queste cose, sia ritenuto un estraneo.

Canone XXVIII. Un chierico scomunicato può pregare da solo, senza fratelli; non ha diritto a celebrare Messa né consacrare, finché non si è corretto; se osa farlo, sia doppiamente punito.

Canone XXIX. Se qualcuno fra i catecumeni desidera la grazia di Dio, non sia battezzato prima che passino i quaranta giorni di Quaresima.

Canone XXX. Un vescovo in visita presso una parrocchia non sua deve chiedere il permesso dell'ordinario del luogo per recarvisi, e qualora celebri un divino officio nel giorno del Signore, compia il suo ministero con la benedizione del vescovo locale, come è giusto.

Canone XXXI. Se fra due chierici sorge un disaccordo e uno dei due uccide l'altro, venga chiamato giustamente assassino e sia da tutti considerato scomunicato come è giusto (5).

Canone XXXII. Se un chierico desidera aiutare un prigioniero, lo sostenga col suo proprio denaro; perché non venga a mancare il sostentamento di molti chierici a causa di un solo ladro. Chi non fa questo, sia scomunicato.

Canone XXXIII. Un chierico che viene dai Bretoni (6) senza lettera di presentazione può vivere in comunità, ma non può servire l'altare.

Canone XXXIV. Similarmente, ad un diacono che lascia la propria parrocchia e se ne va in un'altra senza il permesso dell'Abate (7) e senza lettera dimissionaria dovrebbe neppure ricevere cibo; venga punito anche dal sacerdote che ha abbandonato. Anche un monaco che lascia (il monastero) senza il permesso dell'Abate sia punito.

Conclusione della Sinassi.
Pace alla Chiesa di Dio.

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N.B. Spesso nei canoni si conclude con "sia considerato un estraneo". Nel mondo antico, soprattutto quello celtico, vi era una consuetudine nota come circuito del dono ( esistente anche in Grecia, tra l'altro) nel quale rientravano tutte le persone conosciute da un dato soggetto. Il circuito del dono prevedeva sostegno economico, spirituale, affettivo; i clan inseriti nei vari circuiti generavano alleanze di guerra, matrimoni e quant'altro possa assomigliare vagamente al clientelismo. Pertanto, venir considerato un estraneo (uno fuori da questo ritmo) ed essere estraniato dal circuito corrispondeva grossomodo alla morte sociale.

1) l'originale, passatomi dal traduttore Ludwig Bieler, usa la parola colobium, ossia l'abito talare. 

2) La Chiesa Celtica era molto rigida nel suo sistema penitenziale. Probabilmente, il Sinodo intendeva in questo caso sottoporsi ad obbedienze di tipo monastico per penitenza. 

3) Nella Chiesa Latina il Salmistato (Lettorato) era considerato non il primo degli Ordini minori, il quale era l'Ostiariato, ma bensì un ruolo di tutto rispetto nella gerarchia ecclesiastica. 

4) Uno dei canoni più controversi. Nonostante i Padri Antichi hanno sempre combattuto demoni e maghi, occorre ritenere che in questo caso i canonisti hanno ritenuto necessario, in un paese come l'antica Irlanda, sminuire l'importanza ufficiale dei fattucchieri e dei druidi, ancora molto diffusi al tempo del sinodo. 

5) La legge ecclesiastica medievale, fra i privilegi del clero, concedeva l'immunitas ai chierici che compivano atti contro la legge e il buoncostume, sebbene prevedesse leggi canoniche proprie per i misfatti. Al contrario, i canoni di Patrizio sono fortemente intrisi del senso di giustizia del Diritto Romano.

6) Per la verità, vale tuttora per qualsiasi membro del clero che si presenta proveniente da un'altra giurisdizione.

7) Nell'Irlanda altomedievale il ruolo di Abate (igumeno) era spesso collegato all'ordinazione episcopale. I vescovi erano sempre monaci (a differenza dell'Europa continentale) e svolgevano la doppia funzione di abate e vescovo di ampie comunità. I centri culturali cristiani in Irlanda non erano le città, ma le abbazie territoriali. 

mercoledì 30 marzo 2016

Il Vescovo Longhin smette di commemorare il Patriarca Kirill

Sua Beatitudine il vescovo Longino di Banceni, noto al pubblico di questo blog per la sua lettera anti-ecumenica, ha ufficialmente smesso di commemorare il suo patriarca, Kirill, secondo quanto riportato dal sito Graiul Ortodox


Il vescovo Longino, il primo a sinistra.

Sua Eccellenza Longino, starez del monastero dell'Ascensione e vescovo di Banceni (Ucraina)  ha formalmente interrotto la commemorazione liturgica del patriarca Kirill, suo superiore gerarchico. Durante la divina liturgia, infatti, e in tutti gli altri offici, quasi in una climax che ha seguìto la sua lettera anti-ecumenica, ha proibito al suo clero di cantare l'ectenia col nome del patriarca. Il presule fa parte del Consiglio ristretto del Patriarcato di Mosca e dipende direttamente da Sua Beatitudine Onufrie di Kiev (Patriarcato di Mosca): il motivo principale sarebbe la condotta filo-ecumenista assunta dal patriarca Kirill e dalla Chiesa Ortodossa Russa. 


In questo video, al minuto 53:50, il vescovo Longino inizia il discorso rivolto al suo clero nel quale espone come il patriarca Kirill si sia allontanato dalla purezza dell Fede, poichè, citando il vescovo stesso... << per il patriarca di Mosca il papa è "sua santità". Per noi è un eretico. >> 

<< Perdonatemi, ma non voglio per alcun motivo essere unito agli eretici >> così il vescovo Longino si è espresso parlando della dichiarazione comune fra il papa Francesco di Roma e il patriarca Kirill di Mosca, il famoso documento in 30 punti che ha risvegliato alcune proteste nel cuore dello stesso patriarcato, a Mosca. La reazione di Longino non è del resto dissimile da alcune preoccupazioni che erano state espresse dal blogger ben prima che Sua Beatitudine si esponesse in pubblico sull'incontro di Cuba. Checché ne dica una certa propaganda della Diaspora, la questione teologica sollevata dal vescovo Longino è un dramma vivo nella Chiesa Ortodossa: come considerare i cattolico-romani dal punto di vista della comunione. In particolar modo, il presule romeno-ucraino riguardo al punto 6° (tentativo di appianare le divergenze fra cattolici e ortodossi) e al punto sulla "Comunione spirituale fra cattolici e ortodossi" si è espresso assai duramente, parlando di eresia romana e di interesse nefasto da parte di Mosca. 

<< Cari ortodossi, >> ha detto il vescovo Longino, << se perdiamo la purezza della Fede Ortodossa, perderemo lo Spirito Santo che vive nella nostra Chiesa.>> (1). Citando san Paolo Apostolo, il presule ha terminato l'intervento dicendo: << non prendete parte alle opere delle tenebre.>> (2). 

Possiamo solamente ipotizzare quali saranno le derive di questo atto eclatante di Sua Beatitudine, il quale potrebbe provocare uno scisma interno; senza voler fare fantapolitica ortodossa, auguriamoci che la Pace torni presto a dimorare nella Chiesa di Dio, assieme magari a maggior discernimento da parte dei patriarchi i quali, come in questo caso di geopolitica frettolosa, hanno sconvolto e shockato il popolo di Dio, e anche alcuni gerarchi, come si è visto.

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1) (originale) Dragi ortodocsi, daca vom pierde curatia sfinte ortodoxii, noi il vom pierde pe Sfantul Duh care este in Biserica noastra. 

2) Epistola agli Efesini, 5:11

sabato 26 marzo 2016

Preghiere presbiteriali Latino-Ortodosse prima dell'Officiatura - Latinità Ortodossa

Fonte: Anglo-Roman Rite compilato dal rev. monaco Symeon di Siracusa (USA)
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affresco, Liturgia di san Clemente papa

Entrato in chiesa, il sacerdote si inchina verso l'altare dicendo:
O Signore, nella moltitudine delle mie indulgenze cancella il mio delitto, e permettimi di entrare nella tua santa casa.
Poi, prostrandosi fino a terra, dice:
Celebrerò nel tuo tempio santo, e confesserò il tuo nome Buono.
Poi si segna con l'acqua benedetta, dicendo:
Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo, amen. Sia questa creatura d'acqua per me vita e salute, non solo adesso, ma nel tempo che verrà. Amen.

Il sacerdote si pone dinnanzi alle porte sante, recitando la preghiera che segue:
Preghiamo il Signore, rivolgiamoci dunque alla Santa Trinità, e coloro che per Dio sono diventati e chiamati santi, che essi possano darci pace e santità, armonia a coloro che sono in guerra, pentimento agli iniqui, pace ai viventi e riposo ai defunti.

O Liberatore delle anime, Redentore del mondo, Buon Re del Cielo e della Terra, Signore Gesù Cristo: io supplico la tua bontà e la tua giustizia di liberarmi dal peccato e dai tormenti delle mie colpe, giacché ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, ho sporcato la mia dignità sacerdotale con innumerevoli tentazioni e miserevoli atti riprovevoli: ma tu purificami, o Dio buono e misericordioso, scaccia  via da me il tentatore e tutti i suoi servi, tutte le potenze avversarie dell'aria e della terra, i demoni del mattino, del meriggio e della sera, della notte e di ogni ora; caccia lontano da me ogni ministro di satana e proteggimi, o buon Dio, Signore Onnipotente, che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

In ginocchio, dicendo questa preghiera, il sacerdote continua:

Dinnanzi ai tuoi occhi, Signore Dio, io ho peccato, ho tralasciato lo splendore dei tuoi comandamenti preferendo la desolazione dell'iniquità: ma il tuo Volto grida giustizia, e io mi prostro ai tuoi piedi, Signore, dinnanzi al tuo venerabile altare, per chiedere la tua indulgenza e la tua misericordia: sono errabondo nella colpa, il mio peccato mi è sempre davanti, contro te solo ho peccato. Mondami con l'issopo, o Dio, e sarò puro: non giudicarmi ora, o Dio, ma rendimi piuttosto degno di compiere questo servizio di grazie e supplica, giacché sono indegno e malato per compiere i Tuoi Santi Misteri; purificami, mondami, sanami e rendimi degno dello splendore del tuo santuario, poiché non accetti un'offerta dalla mano dell'empio, ma solo dai tuoi santi. Se rimarcherai i miei errori, o Dio, chi altro potrà sostenermi? Ti domando ancora misericordia, pietà, salvezza non solo per me peccatore indegno, ma per il tuo popolo che da te attende ampie e copiose misericordie, da te che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Il sacerdote si alza, si inchina alle porte sante del pluteo, alla santa croce, alle icone, ai concelebranti e infine al popolo.  Il sacerdote si pone nel vestibolo, e prima di indossare i paramenti, si inginocchia dinnanzi ad una santa immagine ed esclama segnandosi:

Apri la mia bocca, o Signore, affinché magnifichi il tuo santo Nome. Purifica il mio cuore da ogni velleità, da ogni pensiero perverso e inutile; illumina la mia mente da ogni riflessione mondana affinché possa degnamente servire questo officio, con attenta devozione, così da innalzare il mio povero cuore dinnanzi alla tua splendida Maestà. Per Cristo, nostro Signore.

Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori; non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal maligno.

Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison.

Ave Maria, piena di Grazia, il Signore è con te: tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, poiché hai partorito il salvatore delle nostre anime.
Prega per me, o santa Madre di Dio, e sarò degno delle promesse di Cristo.

O Signore, in unione coi tuoi decreti, attraverso i quali ci hai reso noto che vuoi essere magnificato su tutta la Terra, io ti dedico questo officio.

Il sacerdote benedice gli accoliti, il diacono e il suddiacono a vestirsi. Nel frattempo, a turno, tutti si lavano le mani dicendo:

Padre Onnipotente, che ogni pensiero perverso e inutile se ne diparta con la purificazione di queste mani, che attendono di servire il tuo nobile altare.

Perché i vescovi vestono gli anelli? - Latinità Ortodossa

Gli attributi del Vescovo nella tradizione latina sono generalmente la mitria, il pastorale, il pallio e l'anello.  Vestire gli anelli è una tradizione venerabile e antichissima, così come ci racconta il padre Enoch nel suo intervento nel gruppo Western Rite True Orthodoxy

Gli anelli sono sempre stati una caratteristica distintiva del potere episcopale latino. (...) San Avito, vescovo di Vienna (494-525) in una lettera (1) a Sant'Apollinare di Valencia (+520) spiega le caratteristiche del proprio anello a forma di delfino, con il monogramma del suo nome, affinché sia leggibile. 

Il testo più antico a nostra disposizione in merito alla consacrazione degli anelli episcopali è nel sacramentario gregoriano (VI-VII secolo): il Metropolita, dopo aver consacrato il nuovo vescovo, gli consegna l'anello dicendo:
Ricevi l'anello della distinzione e dell'onore, il simbolo della fede, così che sigillerai ciò che dev'essere sigillato, rivelerai ciò che dev'essere rivelato, e tramite di esso battezzerai i catecumeni e renderai i peccati dei penitenti, perché il mistero della riconciliazione apre le porte del Paradiso.

Un altro testo sulla consegna dell'anello è presente nel Pontificale (2) di Egbert, vescovo di York (+733) il quale recita:
Ricevi l'anello dell'onore pontificale che devi mantenere fino alla fine dei giorni con fede sonante

Sant'Isidoro di Siviglia, contemporaneo e amico di san Gregorio Magno, attesta e testimonia l'uso degli anelli episcopali nel suo libro De Ecclesiasticis Officiis (3). Nel sinodo romano del 610 d.C., chiamato dal clero cittadino contro il papa eretico Bonifacio IV poiché avverso al V Concilio Ecumenico, si fa menzione del suo anello papale, così come nel Sinodo di Toledo del 633 d.C. ad un vescovo ingiustamente deposto vennero resi i simboli del suo potere episcopale una volta intronizzato nuovamente, ossia il pastorale, l'anello e la stola. 
Uno dei più antichi reperti fisici è l'anello del vescovo Arnulfo di Metz (+614), ritrovato integro. Parrebbe che tale anello fu fuso nel IV secolo e passato di mano in mano fino a che il santo vescovo Arnulfo non abbia deciso di farsi seppellire con esso. Un caso menzionato riguardo la forte simbologia dei tratti episcopali, nel 886 in Inghilterra due vescovi vennero deposi e le cronache riportano il fatto che "gli anelli furono loro strappati con violenza" e che i pastorali dei presuli fossero stati troncati di netto sopra le loro teste. 

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1) Lettera 78 di san Avito di Vienna

2) trattasi di libri nei quali sono contenuti gli offici episcopali o i riti da svolgersi quando un vescovo è presente.

3) Isidoro di Siviglia, De Ecclesiasticis Officiis, libro II, cap. V sez. 12,

venerdì 25 marzo 2016

La Liturgia dei Doni Presantificati: la Comunione vesperale

La Liturgia dei Doni Presantificati, si può dire, inizia ben prima che il sacerdote intoni l'esclamazione iniziale, perché la consacrazione dei doni appartiene ad un altro giorno: sono Corpo e Sangue di Cristo preservati fino al giorno in cui vengono consumati. 


Il carattere particolare di questo rito è il suo presentarsi in luogo dei Vespri, cui sembra essersi fusa. In effetti, la divina liturgia dei doni presantificati così come si è affermata nella tradizione ortodossa bizantina principia con la lettura dei salmi divisi in catismi intervallata dalle ectenie, su modello di un Vespro. 

La salmodia è sempre stata considerata, in Oriente ed in Occidente, una prassi legata alla liturgia non-eucaristica, in particolar modo ai Vespri e alle Lodi, o Mattutino. I vespri, in particolar modo, sono un officio di rimpianto e di attesa per loro natura, poiché alla sera (della vita) si attende la luce che sorge, il nostro Dio, il quale però si manifesta solamente nel giorno, quando verrà lodato (Mattutino-Lodi) da coloro che credono e hanno vegliato fino all'Alba.  La liturgia dei presantificati, al contrario, rompe questo equilibrio spirituale di attesa e risposta proponendo la Comunione, il compimento del giorno liturgico, alla sera. Un preludio del giorno vissuto nel buio della notte. 

Dopo le Letture dell'Antico Testamento, il sacerdote si mostra con turibolo e candela accesi benedicendo il popolo con essi: il simbolo è dell'incenso ( la preghiera del popolo, l'offerta a Dio) unita alla luce della candela, la Luce di Dio, che illumina il popolo trepidante. 



I presantificati e Roma: una piccola indagine liturgica

Tradizionalmente si attribuisce la Divina Liturgia dei Presantificati a san Gregorio di Roma, la cui dormizione si festeggia, tra l'altro, il 25 marzo. Eppure, mi duole dire che questo rito non è attribuibile alla sua azione riformatrice ( sebbene lo sia la divina liturgia "normale" in uso presso alcune parrocchie ortodosse). La Divina Liturgia dei Presantificati apparve nel rito cattedrale di Costantinopoli verso il VII-VIII secolo e si è gradualmente distanziata da esso prendendo è vero in prestito alcune romanizzazioni - l'uso della campanella, inginocchiarsi spesso dinnanzi ai doni, il canto di comunione - ma tutti questi usi considerati "quaresimali" sono in realtà pratiche molto normali nei riti latini, tutt'altro che specifici di questo periodo liturgico. 
Per cominciare, la divisione in Catismi così come è presentata dal rito è perfettamente greca, così come la divisione in stichire dei canti, che ritualmente i Romani non hanno mai avuto. La preghiera d'Ingresso è la medesima del vespro greco, Al contrario, potrebbero essere influenze romane le due ectenie sui catecumeni e i battezzandi, visto il grande interesse per il catecumenato manifestatosi nella vita spirituale latina ( i santi Ambrogio, Girolamo, Agostino, Ireneo, Cromazio d'Aquileia, e altri) come "gruppo" spirituale integrato nella comunità cristiana seguente regole ben precise: ma la Quaresima di per sé era il periodo dedicato anche ai battesimi e al catecumenato. Eppure, le preci delle ectenie sono classicamente bizantine. 
Il versetto di comunione "gustate (...) e vedete..." ad esempio viene utilizzato da Pasqua fino all'Epifania, mentre il canto di comunione quaresimale romano sarebbe "liberami, o Dio d'Israele, da tutte le mie angustie" oppure altri che facilmente si trovano negli eucologi precedenti il 1960. La chiusura e il policronio sono tipiche, sempre, della ritualità greca. E' in tutto e per tutto un rito nato e sviluppatosi in un ambiente costantinopolitano: perché viene dunque affidato al nome di san Gregorio?
Si dice che san Gregorio di Roma, quando fu apocrisario papale a Costantinopoli (579-586), abbia contribuito è vero alla stesura del rito, ma non certo seguendo il canone romano, ma piuttosto adeguandosi al rito locale in cattedrale di Santa Sofia così come veniva là celebrato nel VI secolo. Anticamente, almeno in Occidente, i presantificati venivano celebrati tutto l'anno e non solo durante la Quaresima; a questo forse si deve l'ingresso del versetto al canto eucaristico tanto usuale nell'anno liturgico romano. I Presantificati latini, celebri fra i quali vi sono quelli del Venerdì Santo, sono di tutt'altra struttura.
Quanti ritengono dunque che la liturgia dei Presantificati sia mai stata utilizzata in occidente essi sbagliano; piuttosto, fu diffusa sufficientemente in Italia nei luoghi in cui era diffuso il rito greco. 

La Liturgia dei Doni Presantificati, per la sua ricchezza espositiva, per il suo altissimo valore spirituale, per la grandiosa spiritualità che trasuda dall'innografia tanto poetica e per l'avvicinamento al Cristo che ci concede attraverso la Comunione vespertina, è un tesoro che va custodito, protetto e celebrato, poiché l'Eucarestia che attraverso questa liturgia ci viene amministrata è un viatico sicuro e poderoso che ci sostiene nel digiuno, nella lotta e nel cammino verso la radiosa notte di Pasqua

La Divina Liturgia dei Presantificati esiste in italiano ed è possibile scaricarla a questo link

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Fonti

Conversazioni spirituali col monaco Aidan Keller, ROCOR
Conversazioni spirituali con lo iero-monaco Enoch (ha voluto rimanere anonimo) 
Abate Fernand Cabrol, Western Rite Masses,  risorsa presente sul web 

La fonte delle mie riflessioni, ad ogni modo, è stata la comparazione fra i vari riti ( Crisostomo e Presantificati) con la Messa latino-ortodossa e perfino con la Messa di Pio V - detta tridentina - nella sua forma conosciuta. 

Sesso e Quaresima

John Sanidopoulos, autore del blog Mystagogy, ci offre una interessante panoramica in merito al "quanto" e al "come" vivere il sesso in Quaresima. Lontano tanto da un fariseismo ebraico quanto dal lassismo più totale dei modernisti, il blogger anglo-elleno ci spiega come la visione Patristica sta esattamente nel mezzo fra l'astinenza totale e il libertinaggio spregiudicato. La traduzione dell'articolo è libera e cerca piuttosto di sintetizzare alcuni passaggi

Uno dei temi più confusi nei riguardi della Quaresima è il rapporto sessuale consumato fra marito e moglie nel periodo di penitenza e digiuno.  Alcuni sostengono che si debba limitare al più possibile, altri che l'unione sessuale fra gli sposi non abbia alcun impatto negativo sulla vita spirituale e che la Chiesa non deve interferire nella vita privata della coppia. La posizione Ortodossa in merito alle unioni matrimoniali ha il fondamento in tre passaggi delle Scritture.

Il primo passaggio è dal Libro dell'Esodo. Dopo che gli israeliti sono usciti dall'Egitto, e sono venuti al Monte Sinai sotto la guida profetica di Mosè (Esodo 19), Solo lui in via privilegiata potrà parlare con Dio sul monte Sinai, ma tutto il popolo israeliano diventerà una nazione privilegiata. Gli ebrei hanno tre giorni per purificarsi e per astenersi dal sesso.

La seconda volta nel primo Libro di Samuele. Nel passaggio 1:21 di Samuele, Davide domanda al sacerdote Achisedech del pane poiché è affamato. Achimelech risponde che non c'è alcun pane comune ma piuttosto il pane della Presenza, e l'unica cosa che può dare è l'astinenza dalle relazioni sessuali.

La terza espressione biblica nei riguardi del sesso l'abbiamo nella prima lettera ai Corinzi dell'Apostolo Paolo (1 Cor. 7:3-6) nel quale egli dice: << Il marito compia il suo dovere verso la moglie, e così lei verso il marito... (...) Non astenetevi se non di comune accordo e per poco tempo, per dedicarvi alla preghiera, e poi tornate insieme, Così che satana non vi tenti nei momenti di passione.>>

Da questo impariamo come comportarci nel Grande Digiuno:

1) Quando stiamo per presentarci dinnanzi a Dio (= andare ad una divina liturgia), dovremmo purificarci il più possibile ed essere più puri possibile, e astenerci dal sesso per tre giorni.

2) Non si consuma la Divina Eucarestia se la notte precedente abbiamo consumato la relazione coniugale, così come Achisedech ci fa capire nei riguardi del pane benedetto ( un prototipo dell'Eucarestia).

3) I coniugi non devono deprimersi l'un l'altro astenendosi dal sesso senza il mutuo consenso. Quando intendono dedicarsi al digiuno e alla preghiera essi non consumano l'amore, ma dopo aver dedicato tempo a Dio, essi possono tornare insieme per non soffrire della tentazione.

La Chiesa idealmente ha sempre proposto all'uomo una soluzione di preghiera costante e di dedicazione a Dio nel maggior tempo possibile, impiegando la propria forza nell'orazione continua. Come guerrieri, i vergini sono stati sempre preferiti dalla Chiesa come lottatori spirituali poiché possono concentrarsi esclusivamente sulla preghiera senza i movimenti della passione carnale. Non tutti i cristiani però possono seguire quest'altissimo traguardo e giungere alla santità del modello ascetico. Anche il Matrimonio è benedetto dalla Chiesa e l'ideale di preghiera menzionato poco sopra è più difficile da ottenere, ma non impossibile. In rari casi le coppie si astengono totalmente dal sesso, in alcuni casi nei matrimoni ci si unisce solo per procreare; nella maggior parte dei casi questo è impossibile, specialmente nelle coppie giovani. Oggidì, il sesso rimane nelle coppie cristiane un problema difficile da discutere; la Chiesa ha sempre proposto l'ideale del mutuo consenso nel condurre i tempi dell'unione sessuale. La Chiesa non si espone mai sulla quantità e sulle astinenze nel matrimonio, neanche nel Grande Digiuno di Quaresima. Certamente, vi è una linea guida, una suggestione e un consiglio, che è quello di astenersi il più possibile poiché l'astinenza è la sostanza del digiuno.

In Quaresima, il sesso viene guardato come se fosse cibo. Idealmente, a ricordo del Cristo nel deserto, non dovremmo mangiare nulla per quaranta giorni e quaranta notti. Spesso tuttavia, ci sono ampie concessioni (attendere il tramonto, ad esempio) nei monasteri, e per i laici generalmente si offre un digiuno più semplice. La tradizione di astenersi dai rapporti sessuali nel digiuno viene dall'incoraggiare le persone a prendere la Comunione più frequentemente durante la Quaresima.

In sostanza, le coppie ortodosse devono prendersi carico di riflettere sulla loro forza, sulla loro spiritualità e sulla loro capacità di limitarsi e darsi una regola di reciproco consenso, per dedicarsi alla preghiera e al raccoglimento della Quaresima, senza però cadere in tentazioni più grandi mosse dalla sofferenza dell'allontanamento. Certamente, un padre spirituale che conosce bene la Tradizione della Chiesa ( sovra menzionata ) e che sia in grado di offrire una guida illuminata è caldamente consigliato. 

sabato 19 marzo 2016

Il Patriarca Bartolomeo parla del Concilio Pan-Ortodosso

Il sito de La Stampa ha diffuso in inglese un comunicato di S.S. il patriarca ecumenico Bartolomeo, nel quale egli dice: "senza le decisioni sinodali non è possibile stabilire quale sia l'eresia e quale l'ortodossia".  Mi sono permesso di estromettere gli ultimi due paragrafi conclusivi, che sostanzialmente non aggiungono nulla al resto del testo

Il rimedio della verità contro la menzogna - scrive il patriarca - è ciò che l'Ortodossia ha sempre inseguito per tutto il corso della sua Storia, e non è mai stato nient'altro che la collegialità. Discernere fra la Verità e la Menzogna, fra retta fede ed eresia, non sempre è facile. Anche gli eretici credono, e credono di seguire la verità. e ci sarà sempre qualcuno che non aderirà al loro  punto di vista e che verrà chiamato "eretico". La Chiesa Ortodossa riconosce un unico agente di autenticità: il Sinodo dei suoi vescovi canonici. 


Il patriarca ecumenico Bartolomeo 

Così continua il patriarca: senza una decisione attraverso un Sinodo, è impossibile comprendere la differenza fra ciò che è ortodosso e ciò che eretico. Tutti i dogmi della Chiesa e i suoi canoni provengono da una esperienza collegiale. L'Ortodossia è la Chiesa della collegialità. La Chiesa Ortodossa sempre ha enfatizzato questo principio e lo ha applicato localmente. Questa è stata la via per molti secoli e lo sarà anche per il Sinodo Pan-Ortodosso, bloccato per colpa di alcune circostanze.

Con queste parole, pare che il patriarca di Costantinopoli abbia tentato di dare una risposta a quelle frange di estremisti ortodossi che vorrebbero applicare al cattolicesimo e ai protestanti l'epiteto di "eretici". Altrimenti, potrebbe essere una risposta al documento del 2014 scritto dalla Chiesa Ortodossa Russa nel quale si esponeva il primato papale del primo millennio quale "onorifico" e "di ordine umano" in merito alla direzione della Chiesa. Quello che pare dire questa corta enciclica è che Costantinopoli non necessita di prendere lezioni da Mosca riguardo la collegialità della Chiesa. 

Il più importante proposito del Sinodo Pan-Ortodosso - continua il patriarca - è quello di dimostrare che l'Ortodossia è l'unica, santa, cattolica e apostolica Chiesa, unita certamente nei Misteri, nell'Eucarestia e nella Fede ortodossa, ma anche nella sinodalità. Il Santo e Grande Concilio ha richiesto numerosi incontri preparatori e commissioni di studio così da potersi esprimere unitariamente con un solo cuore. 

Il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa sarà dedicato principalmente alle risposte che la stessa Chiesa darà al mondo riguardo i temi caldi della nostra epoca, 

venerdì 18 marzo 2016

Simnel cake: la coliva dei Latini - Latinità Ortodossa

Una domanda che molti mi fanno è: i Latini avevano, prima dello scisma, la coliva?

Secondo molti studiosi anglicani e anglofoni in genere, la torta Simnel è il corrispettivo, niente poco di meno, della coliva. Il primo a menzionarla è Wulfred di Canterbury nel 832 d.C. come dolce per il periodo digiunale. Si preparava per tutta la Quaresima e in particolar modo nella domenica Laetare, quale torta per "addolcire" il digiuno. 



La torta, oggidì fatta anche con uova, frutta e omini di marzapane, era in origine molto più spoglia e ovviamente priva di latticini: veniva preparata per i periodi quaresimali, per le visite apostoliche ( un corrispettivo del kolach?) e per le commemorazioni dei defunti, dette in latino "Placebo", un corrispettivo forzato della panichida

In particolar modo, i placebo avevano luogo all'altare e sostanzialmente sono la prima parte del servizio funerale, troncato con un congedo una volta concluse le litanie. Una vera e propria panichida latina non è mai esistita. Il dolce veniva benedetto con l'acqua santa e poi diviso fra i vivi a ricordo dei defunti.

La Simnel cake, così chiamata per il nome del conte Simnel che l'avrebbe tradizionalmente inventata, è un dolce diffuso ancora oggi in Irlanda, Inghilterra e Scozia: è un dolce pasquale, come da noi la pastiera napoletana, e viene arricchito con cioccolato, uova, latte, e tante altre sostanze. 

Non abbiamo gli strumenti per dire che nell'Europa continentale fossero diffusi dolci simili con un significato liturgico simile, ma dalle isole britanniche arriva questa testimonianza, così come molte altre che in Inghilterra si sono mantenute molto più a lungo che sul continente della Vecchia Europa.  

Chi volesse la ricetta della torta Simnel in versione quaresimale può trovarla a questo link in lingua inglese

Fonti

The Ecclesiologist, autori vari, Cambridge Society press

A History of Food, Maguelonne Samat, 2009

The debated History of Simnel cake, Lara Cory, 2012

Riguardo il Canone di sant'Andrea di Creta

La prima settimana di Quaresima, nelle grandi chiese che hanno clero sufficiente per celebrarlo, offre ogni giorno la recita del grande canone penitenziale di sant'Andrea il Cretese, vissuto nell'VIII secolo. L'officio del Canone dovrebbe essere agganciato alla Grande Compieta, e solitamente non viene recitato per intero, ma diviso in quattro parti (una per ogni giorno della settimana dal Lunedì al Giovedì). La regola varia da regione a regione, ma solitamente dopo la prima settimana si suole recitarlo per intero, in particolar modo il mercoledì della V settimana di Quaresima. Il Canone di sant'Andrea è una vera e propria scuola e palestra spirituale, impregnato di allusioni bibliche, Il carattere particolare di quest'inno è la sua capacità di penetrare nell'anima di chi lo legge o lo ascolta: tutti, quando giungiamo ad ascoltarlo profondamente, ne usciamo trasfigurati.


Il canone di sant'Andrea di Creta cantato al Seminario di San Tikhon in South Canaan (PA - USA). 

Il Canone, tuttavia, non è comprensibile per chi ha una visione legalistica del peccato, il quale si rimuove attraverso un sistema di premi-punizioni. Il puro e semplice rimedio al peccato, nel canone, è il pianto per il proprio peccato, è il superamento dell'esperienza malvagia con la purificazione interiore e il viaggio spirituale verso Dio.


Se si ascolta con attenzione il Canone, esso ci narra delle vite di persone che sono cadute nell'abisso e prontamente sono state salvate dalla divina grazia salvatrice di Dio, La vera salvezza non è gettarsi ancor di più nella tenebra, nell'autoflagellazione, nell'ira contro sé stessi, ma è casomai un viaggio verso la Luce divina, la fuga dal buio della morte dell'anima e la pratica dei comandamenti di Dio e della sua rettitudine, è l'esperienza della bontà del Creatore di tutte le cose. 

giovedì 17 marzo 2016

Icona di san Giovanni Battista piange mirra a Chicago

Il blog Mystagogy ha pubblicato il 16 marzo 2016 un articolo nel quale ci informa che una icona di san Giovanni il Precursore piange mirra, nella cittadina statunitense di Homer Glen (Illinois), presso la chiesa greco-ortodossa dell'Assunzione. L'episodio è iniziato nel luglio dello scorso anno, e ancora sparge l'unguento e produce molti miracoli, così come aver guarito un bambino dal tumore. 



La mirra che esce dall'icona 


Il Metropolita greco di Chicago, Iakovos, è stato informato del fatto, ed egli ha commentato che "l'icona è una benedizione per la comunità". Padre Sotirios, il rettore della chiesa dell'Assunzione, è molto devoto all'icona e ne promuove il culto. 

S.B.R. Serafim del Pireo << Epistola contro il Sinodo Pan-Ortodosso>>

Pravoslavie.ru ha diffuso in lingua russa una epistola di sua eccellenza il metropolita Serafim del Pireo il quale ha esposto in modo molto critico la propria opinione contro la sinassi di  giugno. Il Metropolita Serafim del Pireo non è certo la prima volta che si dimostra scettico nei riguardi del movimento ecumenico e in particolar modo della geopolitica ortodossa contemporanea, ma questa lettera è forse il segnale  più forte che la sua eminenza ha mai esposto fino ad oggi. 
Chiedo perdono per la traduzione dal russo che non sarà eccellente ma piuttosto libera, dato che non sono abituato a tradurre da questa lingua: se notate errori gravi, segnalatemeli

Una << Innovazione ineffabile >> senza precedenti in duemila anni è  la Sinassi cui convergeranno 24 vescovi delle Chiese locali.  Egli ha ricordato come nei Concili Ecumenici hanno sempre partecipato il maggior numero possibile di vescovi; la pratica di venir rappresentati da altri ha avuto luogo quando un episcopo non poteva partecipare per un motivo od un altro al Concilio. 

"Secondo l'ecclesiologia ortodossa, ogni vescovo - anche se gestisce la più piccola diocesi del mondo - è un partecipante vivente della Chiesa Universale." ha dichiarato il Metropolita nel suo messaggio. Secondo il vescovo, "nessun invito al  Consiglio Pan-Ortodosso rende possibile esprimere un parere su di esso, poiché gli organizzatori a quanto pare non sono interessati." 

Il presule ci ricorda come un ruolo da prima dama nei Concili Ecumenici l'hanno avuto i rappresentanti del clero minore e dei laici. "Non è esagerato chiamare il prossimo concilio un sinodo ortodosso minore: ovviamente, in contrasto con la Tradizione, si è evitata la probabilità che alcuni vescovi possano interferire con le decisioni del consiglio, qualora gli organizzatori presentino una revisione della Tradizione.>> ha detto il vescovo

Irragionevole, secondo il vescovo Serafim, è la decisione del Patriarca Bartolomeo di chiamare "pan-ortodossa" ma non ecumenica (universale) la sinassi prossima, dal momento che la "chiesa" cattolico-romana non vi parteciperà. "L'allontanamento degli eretici non preclude l'universalità del concilio", ha ribadito il vescovo. Il metropolita Serafim inoltre si dichiara contrario al principio << una Chiesa locale - un voto >>. Secondo lui, ogni singolo vescovo ha il diritto di partecipare ai lavori del Concilio. 

Una analisi critica molto dettagliata da parte del metropolita del Pireo è giunta nei riguardi del documento bozza del Sinodo al V incontro di Chambesy ( Svizzera ), 10-17 ottobre 2015 intitolato La Chiesa Ortodossa e il resto del mondo cristiano
"Il testo non parla di eresie ed errori, quasi che questi siano scomparsi dopo l'Ottavo secolo" ha detto il metropolita; nel suo messaggio espone come il Concilio intende sistemare i malintesi dei secoli passati. Egli si è soffermato nel 22° punto del documento, il quale recita: 
<< La Chiesa Ortodossa ritiene di dover condannare ogni singolo tentativo di dividere l'unità della stessa attraverso individui o gruppi che palesano l'interesse di difendere la vera ortodossia. Come sempre è stato nella Storia dell'Ortodossia, la verità si difende attraverso la conciliarità che fin dai tempi antichi ha rappresentato la suprema competenza della Chiesa sulla materia della fede". Secondo il Metropolita, tale espressione dà l'impressione "di proteggere quali infallibili le decisioni che saranno prese al Sinodo". A dire suo, il punto 22° non tiene conto della storia: l'ultimo criterio di legittimità è la validità dogmatica del documento. Questo è il motivo perché alcuni Sinodi, dichiarati universali,erano invece illegali ed empi e come tali furono in seguito riconosciuti. 

Il Metropolita Serafim non è neppure d'accordo con l'invitare osservatori cattolici, protestanti e monofisiti. "Nei duemila anni di Storia, la Chiesa ha sempre avuto i suoi concili universali e locali senza la presenza degli eterodossi". L'unico caso storico in cui è avvenuto è stato un osservatore (ortodosso) al Concilio Vaticano I. "E'accettabile che si prenda d'esempio dalla pratica del Papa?" ha detto il monsignore Serafim. Il Metropolita ci ricorda come gli "osservatori" eretici dei primi concili erano piuttosto gli imputati affinché si pentissero. Se continuano a persistere nei loro errori, che vengano scomunicati ed espulsi dal Sinodo. "La presenza dei non-ortodossi al Concilio Pan-Ortodosso mina la credibilità dello stesso e legittima l'errore e l'eterodossia" ha detto il presule

mercoledì 16 marzo 2016

Il deserto di Cristo ( San Gregorio Magno )

L’uomo, creato forte, ma miseramente sconfitto dall’avversario, nella lotta non si mostro uomo, come gli era stato dato di essere. E così, benché fosse stato creato forte, non poteva la natura umana condannata tener testa al nemico vincitore, se questa natura non fosse stata assunta da colui che era al di sopra degli uomini. E così il nostro Creatore si fece nostro campione nella lotta. Ma se si considera la forza che dimostrò, risulta che è stato un uomo. Egli assunse la nostra natura, che diventando in lui vittoriosa, ritrovò la nobiltà con cui era stata creata e nel Redentore la debolezza di questa natura si cambiò in forza, mentre in Adamo la sua forza si era cambiata in debolezza.
 Nel deserto, mentre digiunava, si accostò a lui il tentatore, il quale, riprendendo in mano le armi che l’avevano reso vittorioso, scagliò contro di lui le frecce della gola, dell’orgoglio e della superbia, ma in tutto trovò il lui una resistenza invincibile. Con la vittoria rifulse dunque come uomo, poiché vinse il forte angelo ribelle, già vittorioso, affrontandolo, non con la potenza della sua divinità, bensì con la debolezza della sua umanità. Egli, uomo, in questo mondo scacciò l’antico avversario e con la sua morte lo incatenò nell’inferno. E poiché, dopo aver spezzato con la sua morte la potenza dell’inferno, ci ha aperto con la sua risurrezione l’ingresso all’eternità, ci ha mostrato la grandezza della sua forza, non solo vivendo, ma altresì morendo e risorgendo.

Da: Commento al Primo Libro dei Re, 1,1 - San Gregorio Magno, papa di Roma e patriarca d'Occidente 

Il "Calendario" Quaresimale

Siamo oramai in Quaresima, nel periodo di cammino verso la gloriosa Resurrezione di Cristo, la notte di Pasqua. In molte chiese ortodosse vi è l'abitudine di porre nel centro del tempio la Deisis, la Croce, per potersi immergere appieno nel dolore della "morte" di Dio, una morte vittoriosa, una morte destinata alla Vita. L'anima cristiana, nel viaggio verso la Pasqua, si riveste come di una tristezza gloriosa, una tristezza cosciente del fatto che dopo la tremenda ora della Croce, c'è l'alba senza fine della rinascita del Dio vivente. La Chiesa Ortodossa, nei secoli, ha sviluppato un ciclo liturgico apposito per la Quaresima il quale è propedeutico per la Pasqua, e in genere per il cammino stesso dell'uomo sulla Terra. Difatti, ogni vangelo udito in chiesa fin dalle domeniche preparatorie riflette la condizione dell'anima umana. Ad esempio, nelle quattro domeniche preparatorie vi sono quattro pericopi evangeliche che specificano l'attitudine del buon cristiano:
1) Domenica del Pubblicano e del Fariseo
2) Domenica del Figliol Prodigo
3) Domenica "di Carnevale" ( o senza carne)
4) Domenica  dei Latticini 


Nella prima si parla della disposizione dell'animo umano, il corretto modo di pregare ( il pubblicano) contro l'arroganza tracotante ma ritualistica del fariseo. La seconda domenica invece ci mostra il Figlio che torna alla casa del Padre, il senso più profondo della anima stanca e oppressa che torna al Regno di Dio: la comunione del banchetto fra il figlio e il padre, che simboleggia la Divina Eucarestia fra i figli e il Padre celeste. La domenica di Carnevale invece ci propone una lettura sul Giudizio Universale, mentre nella domenica dei Latticini il Vangelo esposto parla del digiuno: la meditazione delle realtà ultime, e l'arma contro i demoni. Le domeniche quaresimali hanno invece per temi:
1) La vittoria dell'Ortodossia
2) San Gregorio Palamas
3) Venerazione della Croce
4) San Giovanni Climaco
5) Santa Maria Egiziaca
6) Domenica delle Palme
Il ciclo quaresimale inizia e si conclude con un episodio vittorioso e glorioso. La Domenica dell'Ortodossia celebra il culto delle icone contro gli iconoclasti e per riflesso l'intera  corretta dogmatica, dottrina e prassi ortodosse. La Domenica delle Palme invece celebra il trionfo di Cristo in Gerusalemme, la città di Dio: così come "Israele", anche Gerusalemme nella lettura cristiana della Bibbia è simbolo del popolo cristiano che attende e vive Dio: la Domenica delle Palme, così come la Domenica dell'Ortodossia, sono la conquista dell'anima da parte di Dio, sono l'immersione dell'Uomo nel mistero della Chiesa e di Cristo, la vittoria dello spirito cristiano sulle forze del mondo (gli iconoclasti e il sinedrio ebraico). San Gregorio Palamas, nel mio modo di vedere, ha una forza "ecclesiologica" ed è una commemorazione teologica allo stesso tempo: la corretta esposizione delle dottrine contro l'errore di Barlaam di Seminara, ma non solo: da molti considerato l'ultimo teologo ortodosso, è una "pietra d'angolo" della testimonianza ortodossa in ogni sua espressione. La venerazione della Santissima Croce è il preludio del Venerdì Santo, mentre san Giovanni Climaco e santa Maria l'Egiziaca sono due figure monastiche, che hanno spiazzato le antiche commemorazioni del Buon Samaritano e di Lazzaro, presenti negli antichi Triodi. San Giovanni Climaco, intellettuale di grande calibro, nel suo La Scala del Paradiso espone la conquista del regno di Dio attraverso un compendio di guida spirituale; la vita di santa Maria d'Egitto mostra il pentimento supremo vissuto da una prostituta la quale, per zelo, amore e ascetismo diventa modello d'ardore per tutti coloro che seguono la via stretta di Cristo. La Quaresima sintetizza e vive in profondità la Chiesa come essenza, la quale è gloriosa e destinata alla vittoria sulle forze dell'antico serpente. 

mercoledì 9 marzo 2016

Sul Calendario della Chiesa - Metr. Serafim del Pireo

L'intervento di Sua Eccellenza il Metropolita Serafim del Pireo è apparso su Mystagogy del buon John Sanidopoulos: mi sono permesso di tradurlo e di accorciare alcuni passaggi.

La Sinassi dei Primati riuniti a Chambesy (Svizzera) nei giorni 21-28 gennaio 2016, sulla questione del calendario, ha ritenuto opportuno << che ogni Chiesa scelga liberamente quale calendario adottare per la salvezza del proprio gregge, purché non influenzi la data comune della Pasqua.>>.

Come è noto, la data della Pasqua è stata decisa nel Primo Concilio Ecumenico e l'atto si è salvato nel primo canone del Concilio di Antiochia, con ratifica nel Sesto Concilio Ecumenico e riconoscimento universale: "Per tutte le persone che osano violare la definizione del grande e santo Sinodo chiamato a Nicea sotto il patrocinio dell'imperatore amato da Dio, Costantino, in merito alla sacra festa salvifica della Pasqua, è deciso che siano scomunicati ed emarginati dalla Chiesa. (...)". 

Come è noto, il primo calendario moderno fu introdotto da Giulio Cesare nel 45 a.C. ed è diventato noto come Giuliano, ma la sua creazione è dell'astronomo greco-alessandrino Sosigene, il quale ha basato i suoi calcoli su Ipparco, il quale sostiene che un anno è composto da 365.242 giorni, stabilendo che ogni quattro anni di 365 giorni venga aggiunto un giorno dopo il sesto giorno delle calende di Marzo, chiamato sesto bis, e poiché viene calcolato due volte viene chiamato anche bis-sextus e da qui deriva il nostro bisestile. Il Calendario Giuliano non è perfetto, poiché, sebbene si basi sul Sole, poiché la variazione è di 365.242199 giorni, quindi con un piccolo errore di calcolo di Sosigene la determinazione dell'anno è cumulativa di 11 minuti e 13 secondi. Ogni quattro anni il tempo diventa 45 minuti, e ogni 129 anni diviene un giorno intero. Nei 400 anni che sono seguiti all'introduzione del Calendario si cumularono 3 giorni, e nel 325 l'equinozio di primavera, che cade il 21 marzo, si ritrovò a venir celebrato il 25. 

Nel 1572 il Papa Gregorio XIII ha chiamato l'astronomo gesuita Cristoforo Calvio assieme al collega Luigi Lilio per riformare il calendario, ed è per mezzo di questa Riforma scientifica del Calendario che si sono corretti i 10 giorni accumulati in undici secoli! il 5 ottobre 1582 è diventato il 15 ottobre. (...)
Questo calendario, noto come Gregoriano, non è stato accettato dai quattro Patriarcati della Chiesa Ortodossa poiché esso viola il canone di determinazione della data della Pasqua così come espresso nel Concilio Ecumenico. Nel 1919 lo Stato Greco ha risollevato la questione del calendario e il Sinodo della Chiesa di Grecia ha concordato all'unanimità che il calendario gregoriano non è contrario ai canoni e agli statuti della Santa Chiesa. L'accettazione del calendario gregoriano non ha modificato tuttavia il Paschalion né il modo in cui si calcola la Pasqua ortodossa, (dando luogo così al cosiddetto "giuliano riformato", ndt) ma l'accettazione di questo sistema non è avvenuta presso tutte le Chiese Locali, con la conseguente rottura dell'unità liturgica la quale rottura prosegue ancora oggi. 

A cagione di questo, la non correzione del tema del Calendario nel Concilio Pan-Ortodosso è il fallimento degli ortodossi in merito a questo problema, e la continuazione della non unità liturgica e dimostra una grave debolezza interna

Abbandonare questo dibattito al Sinodo contribuisce alla visione acritica di ridefinire la Santa Pasqua per la celebrazione congiunta con gli eretici, la quale ha un impatto negativo, giacché la celebrazione congiunta richiede la "comunione della Fede e dei Misteri", oltreché naturalmente l'adempimento del primo Canone del Concilio di Nicea.

martedì 8 marzo 2016

San Martino di Braga sul Battesimo

Il santo vescovo Martino di Braga (+580 d.C.), uno dei tanti santi "visigoti", ossia ispanici, espose in un trattatello noto come Trina Immersiune la corretta prassi del Battesimo, rispondendo ad un suo confratello nell'episcopato, Bonifacio. Braga fu uno dei cosìdetti "patriarcati latini" fino al XVI secolo e oltre, avendo anche un rito proprio, andato perduto

E' totalmente falso ciò che ti è stato riportato in merito a certi sacerdoti del mio paese i quali battezzerebbero i fedeli una volta sola invece che tre. (...) Tu dici che la tripla immersione unita alla triplice invocazione (della Trinità) è un costume certamente Ariano. Io ti rispondo  che essere immersi tre volte, chiamando ciascuna volta il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è una antica tradizione apostolica, che i sacerdoti di questa provincia possiedono in forma scritta, passataci dai decreti del Vescovo di Roma. Lo stesso costume viene mantenuto a Costantinopoli in data della Pasqua, alla presenza dei delegati della corte imperiale. Abbiamo letto anche la lettera del Beato apostolo Paolo, che dice: una sola fede, un battesimo, un Signore. (1) nonché l'esposizione del beato Giacomo, nel quale espone anch'egli del costume della triplice immersione invocando un sol nome (2). Se vuoi vederlo, il libro stesso esiste ed è scritto su un papiro molto antico, di proprietà del nostro venerabile fratello il padre Auxentio. Allo stesso modo, negli Atti di Silvestro una visione comandò a Costantino (3) di immergersi tre volte. Alcuni, udendo le parole dell'Apostolo "un battesimo", hanno inteso erroneamente che si riferisse ad un'unica immersione a figura dell'Unità della Fede Universale; avvicinandosi ai costumi degli Ariani, i quali come noi battezzano immergendo tre volte, ma in un solo nome, essi hanno cambiato poi il rito immergendo (i catecumeni) una sola volta in un solo e unico nome, non realizzando che l'unità della sostanza è rivelata non nell'unico nome, ma nella distinzione delle tre persone nella tripla immersione, in modo tale che - come crediamo rettamente - mostriamo la singola sostanza della Divinità distinta nelle tre persone. 

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NOTE:

1) Epistola Vigilii ad Profuturum ( Patrologia Latina, 69.15-19) 

2) Un sol nome si intende la Trinità. La citazione è della Lettera contro Luciferiano, cap. XII PL. 23.166-167, San Giacomo presbitero.

3) san Costantino il Grande, primo imperatore romano cristiano. 

lunedì 7 marzo 2016

<< Contro il Sinodo Pan-Ortodosso >> Lettera di S.B.R. Longino di Banceni

Il Concilio si avvicina, e molte sono le voci che si permettono di alzare i toni contro la Sinassi la quale, a quanto pare, incontra non poche resistenze. E dopo il caso della Chiesa Autocefala di Grecia, è Sua Beatitudine Longino, il quale dal monastero della Resurrezione di Cristo di Banceni (Ucraina), ha scritto una lettera rivolta al Patriarca Kirill. Mi sono permesso di tradurla

Alla sua eccellenza il Beatissimo Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. 

Vostra santità, in umiltà domando a Dio benedizione su di voi e sul gregge che Gli è piaciuto di affidarvi. Con grande gioia e calore ricordiamo ancora la visita della vostra Beatitudine nella nostra terra natale, la Bucovina, fatto del quale vi siamo molto riconoscenti.Con sommo dolore, ci rivolgiamo a Voi per mettervi in guardia dal tradire la santa Fede ortodossa. Oggidì, il popolo cristiano ortodosso è molto teso per il fatto che la Chiesa Ortodossa Russa parteciperà al Sinodo ingannatore deciso per l'anno 2016 il cui scopo è quello di allontanarci dalla vera Via. La Chiesa di Cristo ci ha educati nello spirito dell'Amore, dell'Umiltà, della Amenità, dell'Obbedienza, dei consigli spirituali lasciati dai nostri antenati. Attraverso la voce dei santi Padri, la Chiesa Ortodossa testimonia che solo attraverso la Chiesa fondata da Cristo si ottiene la salvezza. La Chiesa Ortodossa è la vera Chiesa di Cristo nella quale, senza macchia, si è conservata la Santa Tradizione e la pienezza della Divina grazia salvatrice. Essa ha conservato integro e puro l'insegnamento apostolico e dei santi Padri: vogliamo rimanere fedeli e ubbidienti alla loro testimonianza, seguendoli nella fede pura e nell'amore infiammato per Dio.
LA FEDE ORTODOSSA E' L'UNICA FEDE DELLA SALVEZZA.
Amata e cara Fede ortodossa, non ti abiuriamo, non dubitiamo di te, o fede ereditata dai santi padri! In te siamo nati, in te vogliamo trovare la morte. E se i tempi ce lo chiederanno, moriremo per te, seguendo gli insegnamenti dei santi padri, i quali ci hanno mostrato la via per il Regno di Dio, con il costo della loro vita. Noi siamo chiamati a conservare la santa Ortodossia come ci è stata consegnata dai santi Padri. A qualsiasi costo noi vogliamo difenderla, seguendo i dogmi, la santa Tradizione e i Canoni che ci sono stati consegnati dai Sette Concili Ecumenici e Locali della Chiesa Ortodossa. Rimaniamo saldi nella nostra decisione di difendere l'Ortodossia e gli insegnamenti dei Santi Padri, pregando il buon Dio che conceda al suo popolo ortodosso forza, saggezza, timor di Dio e stabilità della Fede. Come già esposto sopra, siamo categoricamente avversi a qualsiasi unione con altre credenze: cattolici, protestanti ed eretici che si sono allontanati dalla Verità, perché l'Ecumenismo è la via che conduce alla perdizione, separando gli ortodossi dalla santa Chiesa Universale e Apostolica.
Siamo pronti ad abbracciare pienamente l'amore di Cristo: tutti coloro che sono sviati dalla Verità, ma che vogliono tornare alla Chiesa ortodossa per mezzo del sacramento della Penitenza, chiedendo perdono, lamentandosi del peccato e ricevendo i dogmi e la pienezza della Tradizione beata, "che è stata consegnata ai Santi una volta per sempre" (Giuda 3).
Per le preghiere della Tuttasanta Madre di Dio, domandiamo al Signore Dio misericordioso che ci conceda il suo aiuto onnipotente a tutti i cristiani ortodossi, affinché in umiltà essi rimangano in zelo spirituale ed essere figli devoti della santa Chiesa ortodossa.
Vostra Beatitudine, noi abitanti del monastero dell'Ascensione a Banceni non riconosciamo questo Sinodo illegale il quale porterà disgregazione e protestiamo contro di esso rimanendo figli devoti della Santa Ortodossia, la quale serve il Vero Dio, glorificato la Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

Umilmente chiediamo preghiere sante alla vostra Beatitudine, augurandovi di tutto cuore sanità, salute dell'anima e del corpo, pace, saggezza e molti anni di buon servizio per il gregge che da Dio vi è stato affidato.

+ Vescovo Longhin di Banceni, Anziano del santo Monastero dell'Ascensione  

mercoledì 2 marzo 2016

Perché le donne vestono il velo in Chiesa?

Mi domandano perché le donne si velano il capo quando entrano in chiesa: ci sono molti motivi, principalmente il rispetto verso il luogo sacro in cui si entra, ma anche motivazioni scritturali e tradizionali che fanno capo a san Paolo Apostolo. 



Innanzi tutto, il velo non è prerogativa della testa femminile: notate come invece l'altare è velato, l'iconostasi è velata, il calice e la patena sono velati, le icone hanno dei drappi, e in genere tutti gli oggetti sacri sono contenuti in veli o hanno una copertura di qualche genere. Questo perché la donna è molto rispettata nella Chiesa, e non vogliamo che la sua bellezza venga vituperata e derisa, ma protetta e anzi promossa. 

In secondo luogo vorrei far notare che san Paolo parla di uguaglianza fra maschi e femmine: in questo caso, agli uomini viene imposto di NON indossare nulla in testa,  mentre alle donne viene chiesto "per ossequio agli angeli" (1 Corinzi 11:10) di coprirsi la testa. Il clero fa eccezione coi suoi copricapi, poiché anche il sacerdozio levitico ne possedeva e la Tradizione vivente ha passato quest'uso. 

Sempre san Paolo, nella lettera ai Corinzi, dice di non modificare le tradizioni che lui ha passato: rispettando dunque questa esortazione apostolica, manteniamo l'uso del velo per le donne e anche un abbigliamento decoroso, ma non solo per le donne, ma pure per gli uomini. 

Il velo non è un obbligo giuridico, né va vissuto come un obbligo. Il velo non è certo un burqa (esistono veli molto sottili e discreti), né un atto d'inferiorità della donna, ma è l'espressione del suo ruolo in Chiesa, e va compreso ancor prima di usarlo e di indossarlo. 

Il fondamento della Chiesa: il Cristo (Vladimir Guettée)

Questo brano proviene da "The Schismatic Papacy" di Vladimir Guettée, scritto nel 1874 in francese, e tradotto in inglese nel 1999 da Kevin M. Kirwan, e tradotto in italiano dal blogger.

La Chiesa, secondo l'insegnamento di san Paolo, è un tempio, un edificio sacro, del quale i credenti sono le pietre. Come dice l'Apostolo al popolo di Efeso, voi siete stati edificati sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Gesù Cristo. In lui ogni costruzione cresce ordinata per essere tempio santo del Signore; in lui anche voi insieme con altri venite edificati per divenire dimora di Dio per mezzo dello Spirito[1]. Quindi, in accordo con san Paolo, la Chiesa è la società dei fedeli sia dell'Antico che del Nuovo Testamento; i primi istruiti dai profeti e i secondi dagli apostoli formano insieme una abitazione spirituale, avendo a fondamento Gesù Cristo, atteso dai primi qual Messia, dai secondi venerato qual Verbo Divino rivestito d'umanità. Profeti e Apostoli furono i primi piani di questo edificio mistico: i fedeli sono costruiti sulla loro base e formano essi stessi l'edificio, e Gesù Cristo è la prima pietra, la pietra d'angolo che dona solidità a tutto il monumento. Non c'è alcuna altra base o pietra principale che non sia Gesù Cristo; san Paolo scrive ai Corinzi[2]: poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè il Cristo Gesù. Paolo ha dato ai Corinzi questa lezione, poiché alcuni fra loro rivendicavano la predicazione del Vangelo come un qualcosa di proprio, quasi che essi stessi fossero le fondamenta della Chiesa. Infatti, Paolo dice loro: so che vi sono alcune contestazioni fra voi... ognuno di voi dice: io sono di Paolo, io sono di Apollo, e io di Cefa; oppure, io di Cristo. E' forse Cristo diviso? Fu forse Paolo a venire crocefisso per voi?
Secondo san Paolo, neppure Pietro stesso può essere valutato pietra angolare, o vicario di Cristo, esattamente come Apollo o Paolo stesso. Pietro e tutti gli altri Apostoli erano nell'ottica paolina i ministri di Cristo, il quale è l'unico basamento dell'edificio mistico. San Paolo intende la Chiesa anche come un corpo, del quale Gesù Cristo è la testa, e tutti gli altri membri e pastori le sue membra. Cristo, egli dice, ci ha dato alcuni profeti, alcuni apostoli, alcuni evangelisti, molti pastori e maestri, per il perfezionamento dei santi, per l'opera dei ministri, per l'edificazione del corpo di Cristo. Finché saremo tutti nell'unità della Fede, e nella conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino alla misura completa della pienezza in Cristo. C'è una sola Chiesa, della quale Cristo è il capo, le membra sono il popolo e i ministri, i quali concorrono alla cura e allo sviluppo della vita cristiana, della quale la Carità è l'apice. Percepiamo forse, in queste nozioni di Chiesa, una qualche monarchia retta da un sommo pontefice, assoluto e infallibile?

La Chiesa, estesa in universalità e unità, che san Paolo guarda a depositaria della divina istituzione, è quella da lui chiamata colonna e fondamento della Verità[3].
San Pietro esorta: gli Anziani che sono fra voi, poiché io stesso sono un anziano, e testimone delle sofferenze di Cristo, nonché partecipe della gloria che può essere rivelata; pascete il gregge di Dio, affidato alla vostra cura, non per forza, ma volontariamente, né per amore del guadagno disonesto, ma con premura, su quelli che sono l'eredità di Dio, ma divenendo esempi del gregge, e quando si manifesterà il capo pastore, riceverete l'inalterabile corona della gloria[4].
Quindi san Pietro, il quale secondo i teologi romani sarebbe il despota della Chiesa, sa bene che l'unico sommo pastore è Gesù Cristo. Egli era il collega degli altri Apostoli nel sacerdozio; non parla mai del proprio primato e della propria infallibilità. Non si innalza oltre gli altri pastori della Chiesa, ma al contrario si pone in condizione di equità e loro fratello. Egli si giustifica solamente come consigliere, poiché fu testimone delle sofferenze di Gesù Cristo e della sua gloria futura, la quale gli fu rivelata sul Monte Tabor.

[1] PAOLO DI TARSO, Lettera agli Efesini, 2:20-22.

[2] PAOLO DI TARSO, prima Lettera ai Corinzi, 3:11
[3] PAOLO DI TARSO, prima Lettera a Timoteo, 3:15

[4] PAOLO DI TARSO, prima Lettera di Pietro, 5:1 e seguenti.