venerdì 29 aprile 2016

Il presidente georgiano grazia 95 prigionieri per la Pasqua

Secondo quanto riporta il sito Interfax-Religion, il presidente della Georgia Gjorgij Margveshvili ha graziato 95 condannati del sistema penale georgiano, fra i quali due minori e dieci donne, in occasione della Pasqua ortodossa, come gesto di carità cristiana. 


il presidente della Georgia

Il presidente ha difatti visionato 597 condanne personalmente, scegliendo i 95 profili. Questo "rituale" di perdono pasquale avviene ogni anno da parte del presidente della Georgia. 

mercoledì 27 aprile 2016

La Concelebrazione nella Liturgia Occidentale (Latinità Ortodossa)

Alcuni contatti, sia cattolici che ortodossi, mi domandano se nella antica liturgia occidentale esistessero forme di concelebrazione. La faccenda per l'Occidente è alquanto complessa. Per semplificare le cose, mi riferirò a "Occidente" e "Latinità" per parlare dei primi X secoli di cristianità europea, mentre di "cattolicesimo" solo a partire dallo Scisma. 

Nell'Occidente romano post-scisma, le  grandi concelebrazioni della vita sacerdotale erano solamente tre: 
A) il giorno dell'ordinazione a presbitero, nel quale il novello prete e il vescovo consacravano (nel vero senso del termine) le due specie. 

B) Il giorno dell'elevazione al vescovato, in cui il nuovo vescovo concelebrava assieme ai suoi tre ordinanti. 

C) Nelle Messe di cattedrale, nelle quali il vescovo aveva il famoso "prete di supporto" il quale vestiva il piviale (ossia, non consacrava) ma svolgeva alcune preci e cantava il Vangelo. 

Un documento importante per la comprensione della concelebrazione nel mondo latino è il così chiamato Ordo Romanus Primus, datato 850 d.C. ma probabilmente posteriore. In questo sacramentario si espongono alcune interessantissime prassi romane che poi si sono corrotte durante il Basso Medioevo. L'Ordo, oltre a confermare le tre prassi di cui sopra, espone un corretto uso dei paramenti ( cosa non da poco ) nonché alcuni pregevoli usi locali di litanie e preci, oltreché modi di celebrare correttamente. Uno di questi è il servizio diaconale in assenza di diacono.

I cattolici tridentini o tradizionalisti hanno ben presente l'immagine delle Messe solenni nelle quali vi è sempre il sacerdote, il diacono e il suddiacono, anche se gli ultimi due sono preti, e si "vestono" da diacono e suddiacono per ottemperare ai ruoli mancanti.
Ebbene, questa prassi è erronea per il punto di vista canonico, giacché un sacerdote che ha un ruolo alto rigetta il suo carisma e la sua ordinazione per servire in qualità di un ruolo più basso, contravvenendo alla sua ordinazione specifica. Eppure, questa prassi, come ci spiega l'Ordo Romanus Primus, è una degradazione anticanonica della consuetudine della concelebrazione sacerdotale. 
In assenza di diacono, infatti, un secondo sacerdote compiva ( vestito da sacerdote, quindi col piviale) le parti diaconali quali litanie, processioni etc. in luogo del diacono mancante. La concelebrazione, difatti, non è sinonimo di "con-consacrazione": il protos, ossia il primo celebrante, è l'unico che veste la casula ( il paramento della consacrazione), e quindi è l'unico che può celebrare il Mistero nella sua totalità. Sbagliano per questo anche i cattolici modernisti che concedono il paramento rituale a tutti i sacerdoti presenti in altare, dal momento che la consacrazione spetta solo ad uno.


Beato Angelico, "san Lorenzo serve Messa", 1448

Nella pittura del maestro Beato Angelico, del XV secolo, si vede chiaramente il Papa abbigliato da primo celebrante con un abito che ricorda il sakkos bizantino, mentre i suoi sacerdoti concelebranti vestono tutti i piviale (alle sue spalle spicca un prete col piviale d'oro) mentre i diaconi (più di uno) e i serventi (in cotta lunga) vestono i paramenti completi e non in "abito corale".

Il Sacramentario del Cardinale cattolico Gaietano (1298 d.C.) ci informa inoltre di una curiosa prassi della curia vaticana, nella quale si concelebrava ogni giorno. I cardinali, difatti, servivano Messa al Papa ed essi vestivano in paramenti "alti" (ossia con piviale e stola, non in abito da cantoria). Come si desume dalla miniatura del XVI secolo proposta qui sotto, il Papa stesso quando non era officiante vestiva e concelebrava. 


Della Rovere Missals, "Papal Mass", Morgan Library (New York City) 
1475-1505

Uno storico e sacerdote cattolico-romano, lo scozzese Thomas Innes (1662-1744) nel suo libro "Civil and Ecclesiastical History of Scotland" nel volume II a pagina 175, scrive: << vi è un uso nella città di Ycolmill, nella quale l'abate del monastero di san Columba usa concelebrare ogni giorno coi suoi preti, così com'è antico costume nella terra degli Scoti e dei Pitti fin dai tempi di san Columba.>> 
Poco più avanti, lo stesso storico si spinge ben oltre, a pagina 176:
<< Com'è d'uso nella Chiesa di Francia, nelle solennità il Vescovo si fa accompagnare da dodici sacerdoti i quali pronunciano assieme a lui le parole della consacrazione. Nella Chiesa Parigina, di Giovedì Santo, due preti concelebrano sullo stesso altare nella stessa maniera. A Ycolmill, al contrario i sacerdoti concelebranti si limitano a dire sottovoce il Canone (romano) così come derivato da antichi costumi.>> 


In questa litografia del XVIII secolo è possibile vedere il vescovo di Lione che conduce una processione di preti che vestono la pianeta ( quindi che consacreranno!) 

E' probabile che la Chiesa Inglese abbia sempre avuto rituali molto diversi da quelli romani in senso stretto, e come sappiamo la Chiesa Gallicana ha sempre custodito gelosamente le sue tradizioni, fino al XIX secolo quando la romanizzazione si fece pesantissima e Pio IX gli diede il colpo di grazia. Ma la mia domanda è: se invece gli "usi romani" autentici fossero quelli custoditi in queste forme particolari? A questo proposito, per essere imparziale, mi sono affidato ad una fonte "cattolica" ma molto lontana dal Concilio Vaticano II ( così che ogni pretesa di modernismo nella mia ricerca sia tagliata fuori all'istante). 

L'Enciclopedia Cattolica del 1911, a proposito della Concelebrazione, ci da questi particolari interessanti:
<< Il rito della concelebrazione, ossia l'atto di santificare lo stesso pane e vino a opera di diversi sacerdoti (consacrazione), comune all'Oriente e all'Occidente, fu fin dai tempi antichissimi presente in ogni luogo della cristianità. Sotto Papa Zefirino (202-218) vi furono i primi decreti episcopali i quali limitavano la concelebrazione sacerdotale, i preti santificavano pane separato, ma pregavano sullo stesso calice col vescovo ( Ordo Rom. I,48 - vedi anche Duchesne, Liber Pontificalis, I, 139). Nel VI secolo era ancora diffusa, mentre nell'VIII secolo la concelebrazione diventò un evento straordinario riservato per le feste di Pasqua, Natale, Pentecoste, il giorno di san Pietro, Ognissanti (ibidem.) Tommaso d'Aquino difende ancora nel XII secolo la correttezza della concelebrazione (Summa Theologica, III 82:2). >> 

Tornando alla Latinità ortodossa, l'Ordo di sant'Amando (IX secolo) al capitolo "concelebrazione", così prevede il rituale: << di domenica i sacerdoti concelebranti stiano in piedi, nei giorni feriali stiano inginocchiati; e che comunque durante il Sanctus, al di là del giorno, tutti comunque si prostrino a terra ( pagina 98) >>. 

A conclusione di questa indagine storica, possiamo dire: sì, la concelebrazione nel rito occidentale ortodosso esiste, ha delle regole precise ( di cui sopra ) ed è consigliata in special modo per le feste. Il protos è l'unico che consacra e gli altri preti svolgono ruoli secondari durante l'officio, non vestendo la casula

L'ultima liturgia a Costantinopoli: A.D. 1919

Molti credono che l'ultima liturgia officiata nella Cattedrale della Divina Sapienza a Costantinopoli sia avvenuta nel 28 maggio 1453, nel giorno stesso o nei giorni immediatamente precedenti la conquista musulmana della città imperiale. In realtà, come apprendiamo da un articolo di Pravoslavie.ru, c'è stato un sacerdote coraggioso, il reverendo Lefteris Noufrakis (1872-1941)  un cretese di spirito che si era posto l'ambizioso obiettivo di "finire" la divina liturgia interrotta nel 1453. 

Il padre Lefteris in una foto d'archivio

Nei primi mesi del 1919 una armata della Triplice Alleanza si stava muovendo verso l'Ucraina, e questa fece scalo a Istanbul. Quattro soldati, il brigadiere Frantzis, il maggiore Liaromatis, il capitano Stamatios e il tenente Nicholas, guidati dal padre Lefteris, presero di notte la decisione di compiere il gesto venerabile di entrare in Aghia Sophia. L'atto era una impresa folle: la cattedrale, in quel tempo, era ancora una moschea ed era sorvegliata giorno e notte dai portinai e dai guardiani del complesso. Il gesto, qualora fosse stato scoperto, avrebbe potuto creare un incidente diplomatico fra la Turchia appena nata e il governo greco. La nave aveva attraccato in mare aperto, quindi essi pagarono un romeo (un greco che vive in Turchia) affinché li traghettasse fino in città. C'era una sola guardia dinnanzi alle porte della moschea, spalancate. Il portinaio provò a dire qualcosa a quei soldati greci in divisa, ma una sola occhiata del brigadiere Frantzis bastò perché il custode si ritraesse impaurito. I cinque coraggiosi entrarono nell'antico complesso cristiano e fecero una profonda prostrazione, dicendo: "entrerò nel tuo tempio santo." Senza procrastinare nulla, iniziarono subito ad addobbare l'altare con quanto serviva per la liturgia e il sacerdote Lefteris indossò solamente la stola e subito iniziò il canto solenne d'inizio: benedetto il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. "Amen" risponde il maggiore Liaromatis, il quale farà da corista, mentre il tenente Nicholas fungerà da chierichetto. La liturgia ha dunque inizio. Dopo 466 anni, nelle aule della Cattedrale antica si udiva nuovamente le divine parole della liturgia greca. Nel frattempo, Aghia Sophia ha iniziato a riempirsi di turchi, ma il padre Lefteris non se ne curava. I turchi, d'altro canto, non potevano credere che davvero un prete greco stava celebrando nella loro moschea! Tutti erano in silenzio, attoniti, perché era davvero un fatto incredibile. Nessuno osava muoversi o parlare. 


Dopo il Vangelo, optarono per cantare subito l'inno dei Cherubini mentre rapidamente il prete preparava la proskomidia. Quando alcuni greci entrarono casualmente nella Cattedrale, subito si fermarono e attoniti parteciparono al divino ufficio con emozione, avendo paura dei turchi. Finalmente, l'anafora era compiuta. Il sacrificio di Cristo si era compiuto dopo 466 anni in quel luogo. Dopo l'Axion Estin e il Padre nostro, si comunicarono frettolosamente i soldati greci, e il padre Lefteris rimise rapidamente il tutto nella borsa, mentre consumava allo stesso tempo l'Eucarestia rimanente. Poi, con la borsa fatta, fece perfino il congedo! I cinque coraggiosi greci iniziarono a muoversi per tornare alla nave, quando i turchi, realizzato che avevano compiuto una liturgia, divennero aggressivi e si fecero attorno ai coraggiosi ortodossi. Un ufficiale turco, facendosi udire dalla folla, disse: "lasciateli passare." Non era il caso di ammazzare cinque ufficiali dell'esercito greco proprio appena concluso un conflitto mondiale. Del resto, due divisioni dell'esercito greco erano stanziate a Costantinopoli in quel periodo, e i turchi avrebbero avuto una temibile rappresaglia in quel frangente. La Provvidenza ha voluto che il padre Lefteris potesse compiere il pio gesto nella sicurezza dei tempi. Usciti da Aghia Sophia, un turco colpì il sacerdote alle spalle con un pugnale, ma il padre Lefteris nonostante il dolore non arrestò la sua marcia. 

Tutti e cinque riuscirono a tornare sulla nave. Un prete sconosciuto di Creta aveva fatto vivere, per un'ora, il sogno plurisecolare di tutti i popoli Ortodossi. Gloria a Dio. 

lunedì 25 aprile 2016

Georgia ufficialmente disconosce i documenti del Concilio

Il Patriarca Elia II di Georgia e il suo Sinodo hanno ufficialmente rigettato uno dei documenti proposti dalle commissioni pre-sinodali del Grande Concilio Pan-ortodosso di giugno 2016. Il documento in questione, come riporta il sito Graiul Orthodox ( articolo del 12 aprile 2016), sarebbe il tanto dibattuto << relazioni della Chiesa Ortodossa col resto del mondo cristiano >>, testo contro il quale si è posta anche la ROCOR. 

L'autore del testo, il padre Giorgio Tsetsis, rappresentante del Patriarca Ecumenico, ha accusato la Chiesa georgiana di "fondamentalismo" e "comportamenti irritanti e duri" nonché "desiderio di tornare al Medio Evo". La Chiesa di Georgia, entrata nel 1962 nel Consiglio mondiale delle Chiese, ne è uscita nel 1997 dopo che la fazione tradizionalista ha preso piede guidata da alcune forti personalità monastiche. Il padre Tsetsis ha commentato inoltre: "una singola chiesa non può certo tenere in ostaggio 13 Chiese e 300 milioni di fedeli". 


S.S. Elia II di Georgia, intronizzato il 25 dicembre 1977

La Chiesa Georgiana, d'altro canto, espone preoccupazione per la "deriva ecumenista" che il Concilio di giugno pare approvare. A seguire, il video ( in georgiano ) della dichiarazione patriarcale inerente la non accettazione del documento conciliare.


Non siamo riusciti a capire, dunque, la portata di questo diniego. La Chiesa georgiana potrebbe forse non partecipare al Sinodo di giugno, minando dunque la cattolicità dello stesso? Oppure il delegato georgiano si opporrà solamente al documento in questione? 

domenica 24 aprile 2016

Il carisma della Chiesa Nazionale (S. Giovanni Maximovich)

Tradotto da: "Sermons and works of our holy father John, Archbishop of Shangai and San Francisco the Wonderworker", << Russian Shepherd >> San Francisco, 1994. pp. 246-257.

Ogni Nazione possiede un dono speciale di Dio per il popolo ortodosso che la abita. Ogni Chiesa svolge la sua missione, in accordo con quei talenti. Per questo, ogni nazione et etnia possiede la sua propria Chiesa, ed è in questa divisione del potere terreno che la predicazione pastorale della Chiesa è efficace. La Chiesa Ortodossa permette la creazione di nuove Chiese locali e nuovi centri vitali per la crescita della Chiesa stessa. Per questo esiste la Chiesa Russa, ma anche altre chiese slave (Bulgari, Serbi, etc.) e di altri popoli. In tal modo ogni nazione con le sue proprie caratteristiche e il proprio spirito che è alla base della località ha il suo centro spirituale. Tutte insieme, queste Chiese formano l'unica Chiesa Universale, e portano in Essa i talenti specifici e i geni di ogni nazione, così come i servi della parabola condussero i denari al padrone (cfr. Matteo 25:14-30). Così, Dio è adorato in una meravigliosa differenza di suoni e colori che adornano le chiese spirituali, con la gloria di Dio che unifica tutti i popoli. La Chiesa Russa conduce il proprio colore, che alle volte è visto come troppo duro dagli altri; Ma i santi russi sono l'esempio della manifestazione spirituale dell'indole della Chiesa cui sono appartenuti, La Chiesa è la medesima in tutte le nazioni, ma i popoli con la lingua e i costumi sono diversi fra loro: Il nostro Signore e Salvatore si è compiaciuto di donarci la divisione dei carismi e dei ministeri. Vediamo e sentiamo il beneficio spirituale e la gioia nel constatare come genti diverse, personaggi particolari con i loro talenti, rendono gloria al Dio unico. 

San Giovanni Maximovich, arcivescovo di Shangai, San Francisco e Parigi, + 1966. 

venerdì 22 aprile 2016

Il compito degli Angeli e la loro Natura ( s. Gregorio Magno )

E' da sapere che il termine «angelo» denota l'ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli.

icona della sinassi delle potenze angeliche

Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l'arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi. A essi vengono attribuiti nomi particolari, perché anche dal modo di chiamarli appaia quale tipo di ministero è loro affidato. Nella santa città del cielo, resa perfetta dalla piena conoscenza che scaturisce dalla visione di Dio onnipotente, gli angeli non hanno nomi particolari, che contraddistinguano le loro persone. Ma quando vengono a noi per qualche missione, prendono anche il nome dall'ufficio che esercitano. Così Michele significa: Chi è come Dio?, Gabriele: Fortezza di Dio, e Raffaele: Medicina di Dio. Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall'azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L'antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio, dicendo: Salirò in cielo (cfr. Is 14, 13-14), sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all'Altissimo, alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all'estremo supplizio. Orbene egli viene presentato in atto di combattere con l'arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: «Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Ap 12, 7). A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato Fortezza di Dio; egli veniva ad annunziare colui che si degnò di apparire nell'umiltà per debellare le potenze maligne dell'aria. Doveva dunque essere annunziato da «Fortezza di Dio» colui che veniva quale Signore degli eserciti e forte guerriero.
Raffaele, come abbiamo detto, significa Medicina di Dio. Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità. Fu giusto dunque che venisse chiamato «Medicina di Dio» colui che venne inviato a operare guarigioni. 
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Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa

(Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251)

giovedì 21 aprile 2016

La Gloria dei Martiri ( Anonimo VIII secolo)

Per divina misericordia ritorna, desiderata da tutti, la solenne festività del giorno natale del beatissimo martire Gennaro. Siete venuti numerosi per riunirvi in sacra assemblea, resa più solenne dalla presenza di vescovi e sacerdoti. E' giusto che godiamo ed esultiamo nel Signore nostro Dio, che esaudisce i buoni desideri e conferma col suo favore divino i nostri pii voti. Grande è la gloria dei martiri, grandiosa e splendente la loro corona. Gli angeli e tutti i cori celesti li ammirano; li ama Cristo, li onora il Padre, li illumina lo Spirito Santo. Ad essi si aprono tutti i tesori della Maestà divina; nessun onore e nessuna dignità viene loro sottratta. Essi sono gli imitatori di Cristo, i suoi coeredi, i suoi amici e compartecipi della sua gloria. E noi dobbiamo sempre ricordare le loro virtù e cantare le loro lodi. Infatti lo Spirito Santo dice: Preziosa al cospetto del Signore è la morte dei suoi fedeli (Sal 115, 15). E aggiunge: Il Signore preserva tutte le loro ossa, neppure uno sarà spezzato (Sal 33,21).


processione dei martiri con le corone della gloria, mosaico (Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna)

Troppo ciechi e insipienti quelli che ne vedono né comprendono queste cose tanto chiare ed evidenti! Costoro confidano soltanto nelle loro opinioni. Ma come possono dirsi fedeli coloro che negano le virtù dei martiri? La loro negazione è in contrasto con la parola di Dio: Beati d'ora in poi i morti che muoiono nel Signore (Ap 14, 13); e con quello che il profeta dice al Signore: Di nuovo vivranno i tuoi morti (Is 26, 19). Codesti negatori vedono ogni giorno presso la tomba del beatissimo Gennaro folle numerose che elevano preghiere come fulgide gemme, e molti che, celebrando la gloria del Santo, gli portano doni per i benefici ricevuti. Eppure essi si sforzano con alcuni inganni di chiudere gli occhi dinanzi alla verità. Non rimane che ritornare al santo libro delle Scritture: Questi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario (Ap 7, 14-15). O santa e gloriosa fede del beatissimo Gennaro, degna di essere celebrata con scritti e monumenti, e di essere tramandata ai posteri con canti di lode! Egli credette che sarebbe veramente risorto nella gloria, non avendo alcun dubbio nella promessa del Vangelo. Cinto il capo della corona di cui era veramente degno e portando splendenti e gloriose palme, fu accolto con gioia da Cristo nel cielo. La candida stola che la divina generosità ha attribuito al beatissimo martire Gennaro è veramente premio di grande travaglio e di grande sofferenza. Per essa, egli che prima non era neppure nominalo, viene ora pregato; egli, che non era conosciuto, viene ora celebrato; egli, che nessuno vedeva, viene ora visto. Per i suoi meriti e i suoi benefici il suo corpo è degnamente onorato. Queste le validissime prove del patrocinio che san Gennaro, per volere di Dio, esercita a favore di noi suoi servi: per le sue preghiere meritiamo di essere purificati dai nostri peccati e liberati dai legami delle colpe; meritiamo di essere liberati dal contagio delle malattie con il conveniente aiuto della medicina, affinchè, ottenuta la gioia della desiderata incolumità, ci gloriamo nel Signore nostro Gesù Cristo.

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Da: << Omelia su San Gennario >>, Anonimo del VIII secolo, contenuto in Acta Sanctorum, septembris, t. 6 Parigi-Roma 1867 (pp. 884-887) 

Vita di san Maometto il Copista, martire

San Maometto il Copista visse nella seconda metà del XVI secolo, lavorando quale copista nei Grandi Archivi di Costantinopoli ormai di dominazione turca. Secondo i costumi degli ottomani, non teneva moglie ( giacché nell'Impero Ottomano non era un obbligo sociale l'esser sposati) ma piuttosto aveva preferito tenere presso di sé una concubina, una schiava russa, la quale era molto devota all'ortodossia (1). Oltre alla giovane ragazza, il Copista possedeva anche un'anziana donna, sempre russa, qual domestica. Nei giorni di festa, la ragazza si recava presso la chiesa ortodossa vicino alla casa, e una di queste volte la donna anziana domandò di portare del solatium dalla chiesa poiché non si sentiva bene per recarvisi di persona. Condotto quindi l'antidoron presso la casa del padrone, quest'ultimo ne sentì il profumo e domandò da dove venisse. La schiava giovane iniziò a parlargli della Chiesa e  di come questo pane venisse benedetto dai sacerdoti. Maometto rimase affascinato, volle venir condotto in chiesa.

Il sacerdote, vedendo un alto dignitario imperiale presentarsi alla porta, lo vestì da cristiano e gli disse di rimanere pure per il servizio, giacché il patriarca stesso sarebbe venuto a celebrare una divina liturgia. Ogni volta che il vescovo benediceva la folla, il Copista vedeva i raggi dipartirsi dalle mani e dirigersi su ogni cristiano, tranne che su se stesso. Notata questa cosa, Maometto credette e si alzò fra la folla chiedendo il battesimo: lo battezzarono nel nome della Trinità e rimase in segreto per molto tempo (2). 

Un giorno, Maometto fu invitato da alcuni nobili a pranzo, e dopo il pasto, com'è costume degli ottomani, si misero a fumare il narghilè e conseguentemente, come è uso presso le corti arabe, iniziarono una discussione per diletto. Il tema fu "la cosa più grandiosa del mondo". Ognuno dette la sua opinione su quale fosse la cosa più bella: il primo disse che la cosa migliore del mondo fosse la Saggezza. Il secondo disse che era la Donna. Il terzo disse che erano i pilaf con lo yogurt, fino a che non chiesero anche l'opinione a Maometto il quale, colto dallo zelo, si alzò in piedi e disse: << la religione dei cristiani.>>. Dopodiché confessò di esser diventato cristiano ortodosso e di aver rigettato l'errore maomettano. I suoi compagni di pasto lo presero, indignati, lo condussero dinnanzi al giudice per farlo morire: Maometto confessò ancora una volta la sua fede, e fu martirizzato il 3 maggio 1682. 

Per le preghiere di san Maometto il martire, Signore Gesù Cristo Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amen. 

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1) Riguardo le condizioni spirituali delle schiave costrette a prestazioni sessuali, san Basilio Magno nei suoi Canoni così dice: una schiava posseduta dal suo padrone non è rea di colpa. ( canone 49esimo). Non sono quindi da imputare loro i peccati contro la carne. 

2) I detti "cripto-cristiani" erano molto diffusi nei paesi a maggioranza musulmana: trattasi dei convertiti dalla religione maomettana al Vero Dio, i quali però non palesavano la propria cristianità, ma frequentavano la chiesa in segreto, giacché il Corano per gli apostati dell'Islam prevede la morte. A cagione di questo, non sappiamo il nome di battesimo preso da san Maometto, e lo commemoriamo col suo nome arabo. 

Fonte: Vita di san Maometto di John Sanidopulos

lunedì 18 aprile 2016

Condizioni di Autonomia secondo il Concilio Pan-ortodosso

Secondo quanto riportato dall'articolo di Pravoslavie.ru, il Concilio Pan-Ortodosso ha approvato il documento circa le condizioni di autonomia proposto nella V° sinassi preparatoria di Chambésy  (10-17 ottobre 2015), il quale recita quanto segue. N.B. l'articolo qui presente NON è una traduzione, ma un testo basato sull'articolo originale

L'istituzione dell'Autonomia delle Chiese locali è canonicamente il riconoscimento di una parziale indipendenza di una area ecclesiale rispetto alla Chiesa Autocefala locale di riferimento. 


Uno scatto di Pravoslavie nel quale si intravedono i Primati delle Chiese Autocefale ortodosse, assieme ad altri membri dell'alto clero mondiale.

L'applicazione dell'Autonomia, quindi, è regolamentata comunque dalla Chiesa Madre locale, cui la regione "autonoma" fa comunque riferimento per l'elezione del proprio primate autonomo, e del suo sinodo. Il primate autonomo difatti deve commemorare solamente il suo Patriarca ( o Metropolita autocefalo) ed egli NON viene incluso nei dittici: la commemorazione dimostra come l'autonomia non include affatto un'evoluzione in Chiesa indipendente, ma solamente si presenta quale soluzione pastorale per le necessità culturali e sociali del luogo. 

Le condizioni per domandare l'Autonomia ( non l'Autocefalia ) sono difatti essenzialmente:
- problemi d'ordine sociale e pastorale espressi e confermati dalla Chiesa Autocefala. 
- La Chiesa Locale deve produrre un Tomos nel quale espone i limiti territoriali della regione autonoma e le sue prerogative.
- Il primate della Chiesa Autocefala garante dell'autonomia territoriale del futuro spazio autonomo deve informare il Patriarcato Ecumenico e tutti i Primati delle Chiese Autocefale circa la sua decisione.
- La Chiesa Autonoma mantiene le stesse relazioni inter-ecclesiali, inter-ortodosse ed ecumeniche della Chiesa Madre di riferimento.
- Ogni Chiesa Autocefala può conferire autonomia solo all'interno del suo territorio canonico: Nessuna Chiesa Autonoma può essere definita nel territorio della Diaspora, senza previo consenso del Patriarca Ecumenico e di una conferenza pan-ortodossa seguendo tutte le procedure ecclesiastiche. 

Piccolo parere personale: le condizioni di autonomia lasciano poche "libertà", giacché la Chiesa detta autonoma deve rispondere in tutto e per tutto all'autorità originale, che autonomia possiede? non lo capiamo, ma questo documento è solo il punto di partenza che darà l'avvio alle discussioni nell'arena ecumenica di giugno: possiamo solo aspettare e valutare con spirito critico e sano le decisioni conciliari. 

venerdì 15 aprile 2016

Il Sinodo della ROCOR contro il Concilio Pan-Ortodosso

La ROCOR (Chiesa Ortodossa Russa Fuori dalla Russia) ha espresso in un vero e proprio saggio pubblicato in inglese su Pravoslavie.ru il suo punto di vista riguardo il Concilio di giugno, che si avvicina sempre più. Non sono certo i primi a esporsi, come abbiamo potuto vedere dalla situazione del vescovo Longino di Banceni ( il quale, ricordiamolo, ha smesso di commemorare il suo patriarca) e il vescovo Serafim del Pireo, nonché il Patriarca di Georgia sua santità Elia II e i monasteri moldavi. 

Per ragioni di lunghezza ho deciso di non riproporre per intero il documento della ROCOR (il quale conta moltissimo materiale), ma di citarne solo i punti salienti e avere una panoramica generale, poiché grossomodo l'enciclica sinodale ripete lo stesso schema degli antagonisti del Concilio: un sentore generale permea lo schieramento "tradizionalista", giacché il Concilio viene recepito da molti come modernista. 


Il sinodo della ROCOR, al centro S.B.R. Hilarion di New York, primarca

I membri del Sinodo ROCOR hanno espresso preoccupazione per quasi tutti gli ordini discussi nel Concilio, ma il primo che menzionano sono le condizioni di autonomia, (mi sono promesso di tradurre anche questo documento a breve), le quali secondo i presuli americani sono "scritte con parole ambigue, bisognose di chiarimenti e manchevoli di precisione teologica, e con un linguaggio ecclesiologico lontano dalla sacra tradizione della Chiesa." (1) Inoltre, il documento << La Chiesa Ortodossa e le sue relazioni col resto del mondo cristiano >> è "sostanzialmente inconcludente" e "inconsistente" sia concettualmente che linguisticamente: secondo la ROCOR, il documento sulle relazioni fallisce miseramente poiché manca di porre la Chiesa Ortodossa come unica via di Cristo nel mondo diviso di oggi, ma al contrario tende a giustificare l'esistenza di altre realtà ecclesiali. In modo particolare, essi sono avversi al punto VI di questo documento il quale dice: "la Chiesa Ortodossa riconosce che nella Storia sono nate e sussistono altre chiese che non sono in comunione con lei".  Il Sinodo ROCOR arriva addirittura a dire che la "para-ecclesiologia eretica" non viene combattuta dal Concilio, il quale anzi sembra legittimarla (2). Essi contestano inoltre la "necessità al dialogo" che sembra venire imposta dal documento conciliare. Più o meno per tutto il saggio, il Sinodo ROCOR contesta le aperture (palesi) del Concilio verso le altre confessioni cristiane e verso le altre religioni; ancora, essi esprimono preoccupazione per i "valori laici" che il documento circa la missionarietà propone, quali ad esempio l'enfasi sui "diritti umani" fatti propri da una certa ideologia anti-cristiana - secondo le parole della ROCOR. Infine, essi si lamentano anche della procedura conciliare, ossia di come verrà svolto il Concilio, dicendo che la forma in cui verranno effettuati scrutini e votazioni (un solo rappresentate per Chiesa) NON è la forma tradizionale dei Concili, ai quali possono partecipare tutti i vescovi, e quanti vogliono fra clero e laici selezionati dai vescovi stessi. 
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1) originale: (...) indeed (the documents) contain elements of useful clarification, the employement in others of ambigous terminology, a lack of theological precision, and ecclesiological language foreign of the sacred tradition of the Church!

2) originale: (...) It is in this context of a heterodox para-ecclesiology that the document goes on to speak of Christian unity as something that has been “lost”
  

venerdì 8 aprile 2016

Probabile assetto della Diaspora secondo il Sinodo Pan-Ortodosso 2016

Il Metropolitanato di Hong Kong e dell'Asia Orientale ha creato un portale nel quale, in inglese, illustra dettagliatamente, unitamente alla presentazione dei testi ufficiali, quel che sarà dibattuto nel sinodo del 16-27 giugno 2016. Poiché ci interessa particolarmente, ho deciso di tradurre il documento relativo alla Diaspora e al suo assetto istituzionale così come è stato concepito dalla sinassi preparatoria di Chambesy, e, qualora il Sinodo approverà il documento, sarà la situazione ufficiale della penisola (e non solo). N.B. L'articolo non è la traduzione completa del documento, piuttosto articolato, ma è una sintesi dei punti chiamati "decisions" ed è la traduzione dei canoni numerati, relativi al progetto Diaspora. Le decisioni, prese nella 4° Conferenza Preparatoria al Concilio del 2016, sono state confermate e disposte per il Concilio stesso.

(Chambésy, 6-13 giugno 2009)

LA DIASPORA ORTODOSSA
Decisioni

La quarta Sinassi pre-Conciliare ha deciso che il problema della Diaspora dev'essere affrontato il prima possibile, organizzandolo secondo i canoni, la tradizione e la pratica della Chiesa Ortodossa. Tuttavia, giacché non è possibile seguire le leggi ecclesiastiche di un solo vescovo per ogni luogo, si procederà per un periodo di transizione  nel quale si troverà una soluzione più canonica possibile; per questo verranno create assemblee vescovili di vescovi canonici i quali gestiranno le regioni cui saranno destinati, come viene spiegato poco più avanti. Le Assemblee Episcopali saranno guidate da un vescovo del Patriarcato Ecumenico locale, oppure, dal primo che segue nell'ordine dei Dittici. In particolar modo, Le Assemblee Episcopali manifesteranno l'unità della fede ortodossa nella regione cui dedicheranno la cura pastorale e prenderanno decisioni tramite una Commissione Esecutiva nella quale sederanno i vescovi. In particolar modo, le regioni della Diaspora saranno così divise:


I. Nord America e Centro America. (USA, Canada e Messico).
II. Sud America.
III. Australia, Nuova Zelanda e isole dell'Oceania.
IV. Gran Bretagna e Irlanda.
V. Francia.
VI. Belgio, Lussemburgo e Olanda.
VII. Austria.
VIII. Italia e Malta.
IX. Svizzera & Lichtenstein
X. Germania
XI. Paesi Scandinavi (Norvegia, Svezia, Danimarca )
XII. Spagna e Portogallo.

La mappa mostra l'Europa delle future giurisdizioni ortodosse.

I vescovi della Diaspora che vivono nei suddetti paesi e possiedono le parrocchie lì, saranno nominati vescovi delle Assemblee Episcopali del paese in cui risiedono. Queste assemblee devono formarsi preferibilmente prima del grande Concilio del giugno 2016. Le Assemblee Episcopali ( che, ricordiamo, hanno carattere temporaneo ndt.) non priveranno i vescovi delle loro competenze amministrative né imporranno di abbandonare la visione della loro Chiesa Madre e di portarla avanti. Coloro che siederanno nelle Assemblee Episcopali avranno una serie di incontri liturgici, pastorali, economici e amministrativi per iniziare un lavoro comune nella regione in cui sono destinati.

PARAMETRI DELLE ASSEMBLEE EPISCOPALI DELLA DIASPORA

I. Tutti i vescovi canonici delle regioni così come sono state presentate nella Conferenza faranno parte delle Assemblee Episcopali dei suddetti paesi.  Tutti i vescovi ortodossi che non hanno residenza nella regione, ma ne possiedono tutela pastorale, sono anch'essi parte dell'Assemblea Episcopale della regione. I vescovi emeriti saranno tenuti a partecipare alle Assemblee senza diritto di voto.

II. Il proposito della Assemblea Episcopale è quello di manifestare l'unità della Fede Ortodossa e la collaborazione inter-giurisdizionale nella medesima area di interesse pastorale, al fine di mantenere, preservare e sviluppare le comunità dei singoli presuli della Regione.

III. Le Assemblee Episcopali avranno una Commissione Esecutiva composta dai vescovi primaziali di ogni Chiesa canonica regionale.

IV. Le Assemblee Episcopali e le Commissioni avranno un presidente, uno o due vice-presidenti e un tesoriere, e ogni altro possibile ruolo che le Assemblee offriranno. In particolare, il presidente è ex officio proveniente dal Patriarcato Ecumenico, e in assenza di un vescovo costantinopolitano, proveniente da una Chiesa in ordine coi Dittici. Il presidente chiama le Assemblee, gli incontri e ne presiede l'opera. Il presidente offrirà alla società, alle organizzazioni e allo Stato della regione ecclesiastica il punto di vista ufficiale della Chiesa Ortodossa.

V. Le competenze della Assemblea Episcopale sono:
a) Di salvaguardare e contribuire all'unità della Chiesa Ortodossa nei suoi aspetti missionari, teologici, ecclesiologici, canonici, spirituali, educativi e filantropici.

b) Coordinazione e leadership nelle attività di interesse comune come catechesi, cura pastorale, vita liturgica, pubblicazione religiosa, mass media, educazione spirituale etc.

c) Relazioni con le altre chiese cristiane e altre religioni.

d) qualsiasi genere di legame con governi e società.

e) la preparazione di uno schema per la organizzazione della Chiesa Ortodossa in loco su basi canoniche.

Per problemi linguistici, educazionali e pastorali di una Chiesa specifica, l'Assemblea Episcopale dovrà collaborare con l'autorità ecclesiastica della Chiesa in questione, così che la diversità delle tradizioni nazionali rassicuri l'unità della Fede Ortodossa in comunione di fede e amore.

VI. L'Assemblea Episcopale riceve e registra l'elezione del Vescovo della Regione e il loro riferimento alle Santisime Chiese Ortodosse Autocefale.Essa anche esamina e determina lo status canonico delle comunità locali nella regione che non possiedono alcun legame con le Chiese Ortodosse Autocefale. Ogni decisione vescovile va registrata da parte di tutti i chierici della regione, in modo tale che essa venga applicata nell'intera Regione.

VII. L'Assemblea Episcopale si incontrerà annualmente, più ogniqualvolta la Commissione Esecutiva lo ritenga opportuno oppure vi sia una richiesta da parte di terzi. La Commissione Esecutiva deve incontrarsi ogni tre mesi e l'invito all'Assemblea, salvo casi d'emergenza, va promulgato almeno due mesi prima dell'incontro, e per la Commissione Esecutiva una settimana prima; assieme all'invito occorre allegare l'ordine del giorno e i documenti da discutere. L'Agenda va approvata alla prima sessione della riunione, per la cui approvazione è necessaria una stretta maggioranza di voti.

VIII. Il quorum per la Commissione Esecutiva è di due terzi dei membri, mentre per l'Assemblea è la maggioranza assoluta e l'approvazione del presidente.

IX. Il lavoro della Assemblea deve seguire la tradizione e i principi conciliari della Chiesa Ortodossa, i quali sono protetti e preservati dal presidente che supervisionerà il corretto svolgersi delle sinassi.

X. Le decisioni dell'Assemblea necessitano del consenso. Nelle questioni di interesse generale che richiedono un approccio pan-Ortodosso, il presidente sottoporrà il problema al Patriarcato Ecumenico.

XI. Al momento dell'Assemblea è possibile formare comitati liturgici, educazionali, ecumenici, filantropici, pastorali, finanziari e di ogni altra questione, presieduti da un vescovo membro dell'Assemblea.

XII. L'Assemblea Episcopale può creare un regolamento interno per implementare e aggiustare le decisioni di cui sopra, in accordo con la legge canonica della Chiesa Ortodossa. Ogni aspetto finanziario e giudiziario riguardo l'Assemblea è da gestire in accordo con le leggi civili degli Stati componenti la Regione ecclesiastica nella quale i membri dell'Assemblea svolgono il loro servizio.

XIII. La formazione di nuove Assemblee Episcopali, la divisione, la fusione o l'estinzione di quelle esistenti sono delegate alle decisioni della Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse Autocefale alla richiesta di una Chiesa particolare, o alla volontà del presidente di una Assemblea Episcopale o del Patriarca Ecumenico.

+ Giovanni di Pergamo, presidente
+ Sergio di Buona Speranza
+ Giovanni dell'Europa Centrale Occidentale
+ Esichio di Capitolia
+ Ilarione di Volokolamsk
+ Ireneo di Batschka
+ Ireneo di Oltenia
+ Neofito di Roussis
+ Gerasimo di Zoukdidi e Tsaisi
+ Giorgio di Paphos
+ Crisostomo di Peristerion
+ Giorgio di Siemiatise
+ Giovanni di Korytsa
+ Tikhon di Komarno
+ Geremia di Svizzera, segretario 

giovedì 7 aprile 2016

Il papa visiterà Lesbo (Grecia)

Pravoslavie.ru ci informa che il papa Francesco si spingerà sull'isola di Lesbo per incontrare gli emigranti e i rifugiati politici che lì sbarcano. Assieme a lui, ovviamente, sua santità il Patriarca Bartolomeo sarà presente e anche l'Arcivescovo di Atene Ieronimos, il quale un po' di tempo fa era divenuto molto freddo col primate di Costantinopoli proprio per l'atteggiamento di quest'ultimo troppo... ecumenico; ma questa volta, in un incontro del 5 aprile il Sinodo Greco ha accettato che il Papa possa entrare nel Paese (sebbene più di una volta si siano dimostrati fermamente contrari), così come sua eccellenza Ieronimos dice chiaramente nell'articolo, << il fine di Francesco è puramente umanitario e sociale >> quindi non vede alcun problema nella visita papale. 



La data prevista per la visita francescana dovrebbe essere il 14 o il 15 aprile di questo mese, quindi fra una settimana. 

lunedì 4 aprile 2016

Inno Acatisto a san Marco d'Efeso

Inno Acatisto al nostro padre fra i santi Marco Eugenico, 
Metropolita di Efeso e Difensore della Fede Ortodossa 

Tropario al santo ierarca Marco d'Efeso, tono I:
Per la confessione della fede divina, la Chiesa ha trovato in te un grande operaio, o sacratissimo Marco degno di gran lode, poiché mantenendo le parole dei padri divini hai annientato le superstizioni dell'Occidente ottenebrato. Perciò intercedi presso Cristo Dio perché sia dato zelo a quelli che seguono la tua onesta vita.

Contacio 1
Venite, o amici dei martiri, lodiamo l'eletto e grande confessore, Marco il seguace della cattedra apostolica, pari agli apostoli e di una mente con  Giovanni Evangelista, e onoriamolo dicendo con lode:
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Ico 1
Seguace degli angeli ti sei mostrato, o Marco portatore di Dio, eletto fin dal grembo di tua madre, come una vera stella del mattino fra le stelle, e per questo ti lodiamo:
Gioisci, tu che sei scritto nei cieli sul libro della vita;
Gioisci, stella del mattino, fra i santi illuminatore;
Gioisci, tu che hai seguito gli angeli nella tua vita;
Gioisci, tu che ti sei fatto simile agli angeli per testimonianza;
Gioisci, tu che fin dalle fasce sei stato nutrito con latte spirituale;
Gioisci, tu che ti sei mostrato anziano nelle usanze;
Gioisci, lode della tua pia madre;
Gioisci, frutto di santa preghiera;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 2
Re celeste, a te spetta la gloria, a te che mandi nei tempi di prova e di persecuzione illuminatori e guide, tra i quali negli ultimi tempi hai mandato anche san Marco, e tutti insieme ti dicono: Alleluia!

Ico 2
Come esempio di opere buone, di misericordia e di continenza sei stato donato da Dio al mondo, tu che non hai seppellito il tuo talento, ma l'hai moltiplicato per ricevere da Dio una buona risposta; noi ti preghiamo, ricevi questo canto:
Gioisci, pastore di Efeso;
Gioisci, illuminatore mandato da Dio;
Gioisci, esempio per tutti di opere buone;
Gioisci, tu che di continenza e misericordia ti sei rivestito;
Gioisci, amante della verginità;
Gioisci, poiché hai moltiplicato il dono da te ricevuto;
Gioisci, tu che hai ricevuto la buona risposta;
Gioisci, poiché le tue preghiere sono state esaudite;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 3
Arrivando all'età dell'uomo perfetto non tanto con gli anni, ma con la saggezza dell'intelletto, ti sei mostrato come un raggio di luce della santa Trinità, che lodiamo con il canto: Alleluia!
Ico 3
Angelo terrestre e uomo celeste, con quale bocca possiamo lodarti e con quale voce possiamo narrare i doni che hai ottenuto da Dio, e per cui sei stato elevato alla cattedra di Efeso come una luce posta in un candelabro che illumina tutti, dai quali odi:
Gioisci, uomo perfetto ndalla saggezza;
Gioisci, poiché coloro che odono della ricchezza tuoi doni rstano meravigliati;
Gioisci, angelo terrestre e uomo celeste;
Gioisci, tu che sei degno tra i vescovi;
Gioisci, poiché con i tuoi sforzi ascetici hai ottenuto la purezza;
Gioisci, poiché hai unito l'amore e la verità;
Gioisci, poiché hai mostrato il filioque come eresia dei cattolici;
Gioisci, poiché dogmatizzando hai distrutto il primato papale;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 4
Ricevendo la metropolia di Efeso che nei tempi antichi era stata la cattedra apostolica sui cui si è assiso il prediletto dal Salvatore, con lui ti sei sforzato con zelo di diventare simile a Cristo Dio, cantandogli: Alleluia!

Ico 4
Dall'inizio della tua carica pastorale, o mirabilissimo padre, da tutti sei stato riconosciuto come vero pastore, e tutti davano gloria a Dio e ti lodavano, dicendo:
Gioisci, vaso di gran prezzo di Cristo;
Gioisci, tu che con tal tua vita ti sei mostrato altamente devoto;
Gioisci, poiché hai parlato con parole luminose;
Gioisci, tu che ti sei opposto agli eretici fino all'effusione del sangue;
Gioisci, tu che sei fatto seguace degli apostoli;
Gioisci, tu che senza mitezza hai oppresso i demoni;
Gioisci, tu che riduci in cenere le parole dei latini;
Gioisci, tu che hai rimproverato i vescovi apostati;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 5
Con il tuo beneplacito o Signore, per i nostri peccati sono arrivate su di noi difficoltà e persecuzioni, che giustamente riceviamo: ma ti preghiamo, ferma il castigo, placa l'ira, per le intercessioni di san Marco, per il quale ti lodiamo dicendo: Alleluia!

Ico 5
Quando il lupo nemico della Chiesa ha iniziato a dilaniare il gregge di Cristo, tu come un diamante duro ti sei opposto a lui, e per questo hai attirato su di te l'odio dei grandi di Roma. E accogliendo con gioia il tuo coraggio, ti benediciamo gridandoti:
Gioisci, fiaccola luminosissima della Chiesa;
Gioisci, tu che con la luce hai accecato gli eretici;
Gioisci, tu che hai chiamato tutti al pentimento;
Gioisci, tu che non ti sei piegato ai sinodi dei briganti;
Gioisci, tu che non sei stato seguito unicamente dagli animi impietriti;
Gioisci, tu che non hai esitato a rimproverarli con mitezza;
Gioisci, tu che con sante parole hai portato molti all'Ortodossia;
Gioisci, poiché non ti sei sottoposto alla menzogna dei cattolici;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 6
L'imperatore bizantino Giovanni, chiedendo aiuto agli occidentali durante le ristrettezze del popolo in tempo di guerra, ha stretto amicizia con i latini, ma tu non hai mai voluto rafforzare questo consiglio; invece hai reso retta testimonianza e gloria a Cristo Dio dicendo: Alleluia!

Ico 6
Quando il papa ha invitato nella città di Firenze i vescovi ortodossi di tutto il mondo, sei stato invitato anche tu a quel sinodo malvagio: e ponendoti innanzi i dogmi eretici, ti hanno tentato ad accordarti con loro, ma tu non ne hai mai voluto sapere, anzi li hai subito rimproverati direttamente, e per questo ti lodiamo:
Gioisci, poiché hai convinto i latini di eresia;
Gioisci, poiché hai proceduto all'insegnamento al popolo ortodosso;
Gioisci, tu che non hai sopportato la divisione della Chiesa;
Gioisci, poiché non hai firmato l'unione con i cattolici;
Gioisci, coraggioso predicatore della Santa Tradizione;
Gioisci, poiché ti sei opposto all'unione con gli scismatici;
Gioisci, poiché hai sostenuto i sette sinodi;
Gioisci, poiché hai reso vane le ingratitudini dei cattolici;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 7
Tu solo, o santo padre, sei stato in quel sinodo malvagio come un figlio della Luce, confessando il dogma dello Spirito Santo che procede solo dal Padre, ma è adorato assieme al Figlio, una sola divinità in tre ipostasi, a cui cantiamo: Alleluia!

Ico 7
Lo Spirito Santo che hai confessato secondo gli insegnamenti dei santi Padri, ha rafforzato te, da lui santificato, a sopportare la persecuzione e la solitudine, per cui senti cantare:
Gioisci, oro luminosissimo;
Gioisci, tu che sei stato saggiato nel fuoco;
Gioisci, che confessando ti sei salvato;
Gioisci, poiché hai oppresso i demoni;
Gioisci, fedele difensore della fede;
Gioisci, conservatore della Santa Tradizione;
Gioisci, esperto interprete delle Scritture;
Gioisci, luminosa guida delle folle;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 8
Ti sei mostrato come un nuovo Mosè, e scendendo dal monte santo al popolo peccatore, hai distrutto il fondamento eretico e l'idolo che si sono fatti, gettandolo subito sotto la maledizione dei santi Padri su quelli che non sanno cantare a Dio: Alleluia!

Ico 8
I figli della maledizione eterna, vedendo che non ti piegavi alle loro decisioni, che non hanno mai potuto farti piegare alla malvagità, ti hanno rivolto accuse ingiuste e ti hanno mandato in esilio, e il popolo di retta fede, lontano da te, ti cantava:
Gioisci, distruttore degli eserciti eretici;
Gioisci, tu che hai spaventato i vili calunniatori papisti;
Gioisci, tu che risollevi gli ingannati che si umiliano;
Gioisci, ferita che tormenta i latini eretici;
Gioisci, perdizione degli anatemi ingiusti;
Gioisci, luce divina dei perseguitati a causa della giustizia;
Gioisci, guida e timoniere degli ortodossi;
Gioisci, degno abate dei monaci pii;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 9
Non hai smesso, o padre, di scrivere lettere e insegnamenti pieni di Spirito Santo, in cui evidenziavi la evidenziando l'errore degli insegnamenti cattolici: per questo noi fedeli lodiamo Dio, cantando: Alleluia!
Ico 9
Hai scomunicato l'intera città di Costantinopoli, caduta nello stesso errore del papa di Roma, e il piccolo gregge che non ha scelto l'errore ha preso te come pastore, lodandoti con una sola voce:
Gioisci, stella che hai guidato gli increduli alla fede;
Gioisci, tu che hai illuminato il popolo;
Gioisci, vincitore di astuti inganni;
Gioisci, operatore di veri miracoli;
Gioisci, consolatore delle creature cadute;
Gioisci, colonna infuocata della fede;
Gioisci, tu che hai subito umiliazioni senza piegarti;
Gioisci, fondamento della retta fede;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 10
Quando sei giunto in pellegrinaggio al santo Monte Athos, i santi padri hanno avuto da Dio notizia del tuo arrivo e tutti si sono rallegrati, venendo con zelo a chiedere la tua benedizione, e ti hanno reso testimonianza come singolo vescovo ortodosso, glorificando Dio con il canto: Alleluia!

Ico 10
I superiori del Monte Santo, giunti sull'isola di Lemno ove eri in carcere, ti hanno posto domande sulla retta fede, e ricevuta la tua risposta ortodossa, subito tutte le lavre del Monte Athos ti hanno rivolto un canto, lodandoti così:
Gioisci, tu che ti sei purificato nella verginità;
Gioisci, tu che ti sei illuminato nelle lotte ascetiche;
Gioisci, tu che con la confessione ti sei perfezionato;
Gioisci, tu che hai visto chiaro con la mente tramite l'esichia;
Gioisci, tu che hai purificato il cuore con la preghiera;
Gioisci, tu che hai ubbidito alla voce della coscienza;
Gioisci, poiché hai nutrito con lo spirito i sensi del corpo;
Gioisci, poiché non hai inquinato la tua anima;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 11
Con quali lodo o parole si può raffigurare la gioia che hai causato ai fedeli in quei tempi di persecuzione, quando tutti, dopo Cristo Dio e la sua purissima Madre, si sono rivolti a te per aiuto, gridando a Dio: Alleluia!

Ico 11
Quando si sono intensificati i dolori e il corpo si è indebolito per il freddo e la fame, è caduta su di te una malattia che non ti ha lasciato sino alla fine, e per questo ti beatifichiamo:
Gioisci, tu che ci hai tratti dall'ombra delle passioni;
Gioisci, tu che ci hai condotti al porto spirituale;
Gioisci, tu che preghi per coloro che sono deboli nella fede;
Gioisci, insegnante di chi ama la verità e la giustizia;
Gioisci, tu che consoli quelli che giacgiono nell'umiliazione;
Gioisci, padre dei monaci che vivono nella sobrietà;
Gioisci, santo consigliere dei pii sacerdoti;
Gioisci, grande illuminatore dei vescovi ortodossi;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!
Contacio 12
Con quali lodi possiamo declamare le tue meraviglie, o Signore, che hai rafforzato la folla dei martiri che hanno sofferto sangue per il Figlio tuo, Cristo Gesù, per cui cantiamo: Alleluia!
Ico 12
Oggi al tuo beato transito, o padre santo, tutti vogliono ascoltare la tua ultima parola, e tu, come un vero servitore di Dio, hai lasciato detto che al tuo funerale non venga alcuno di quelli che sono caduti nella falsa fede, e che al tuo sepolcro non serva nessuno dei calunniatori latini, poi con letizia ha reso l'anima a Dio, ma noi ti cantiamo:
Gioisci, poiché questo è per te un giorno di gioia;
Gioisci, poiché Cristo ti ha dato il regno dei cieli;
Gioisci, poiché molti miracoli avvengono alla tua tomba;
Gioisci, gioia di chi ama la pura verità;
Gioisci, venerabile padre illuminato dall'amore;
Gioisci, sole che mai tramonti;
Gioisci, pietra d'inciampo degli apostati di oggi;
Gioisci, tu che ci innalzi sul fondamento della fede ortodossa;
Gioisci, san Marco, gran confessore e difensore dell'Ortodossia!

Contacio 13
O San Marcio degno di ogni lode, ricevi queste poche lodi che ti offriamo con cuori umili, abbi misericordia di noi che ci gettiamo davanti a te in umile preghiera: affrettati ad aiutarci, poiché sono sorte indicibili persecuzioni e sofferenze, affinché insieme a te possiamo cantare a Dio: Alleluia! (Questo contacio si ripete 3 volte)
Si ripetono il Contacio 1 e l'Ico 1.

Un ringraziamento alla dottoressa Luiza Filipescu per avermi fornito il testo in forma cartacea, e il padre Ambrogio (Cassinasco) per la revisione e correzione.  

I miracoli degli eretici (s. Anastasio del Sinai)

Il blog Mystagogy ci offre una lunga e articolata risposta alla domanda: "gli eretici possono compiere miracoli?", Ci risponde sant'Anastasio del Sinai (+700 d.C.).  N.B. L'articolo è stato sintetizzato.

DOMANDE E RISPOSTE 
di sant'Atanasio del Sinai, vescovo di Theupoleos


Questione 20esima: "possono gli eretici compiere miracoli e profetizzare?"

Risposta: Qualche volta, anche gli indegni profetizzano e compiono miracoli, per divina concessione, come nel caso di Barlaam e del ventriloquismo. Quando gli Apostoli hanno trovato qualcuno che scacciava gli spiriti nel nome di Cristo, ed essi domandarono a lui di smettere e di andare da Cristo, il Signore disse: "non fermatelo, giacché chi non è contro di voi, è con voi". (Luca 9:50). 

Tuttavia, se vedi operato un miracolo da un eretico o un non credente, non lasciare a causa loro la tua fede Ortodossa: poiché molte volte i miracoli avvengono per la fede di chi li pratica e non per la dignità o meno di chi li compie. Non dovremmo giudicare l'Ortodossia di qualcuno per ciò che egli compie o meno di sensazionale, per i suoi miracoli e profezie, oppure se sono santi o meno, ma per la loro condotta, piuttosto. Per concessione del Signore tanto cristiani ortodossi indegni quanto eretici e infedeli hanno compiuto opere miracolose e profezie, come nel caso di Barlaam, di Saulo, di Caifa, possiamo vedere l'azione dello Spirito Santo per qualche giustificato motivo. 

Certamente, l'eretico che compie profezie e miracoli è governato dai demoni, anche se egli pensa che provengano da Dio. E certamente essi non hanno prescienza di niente, solo il Signore lo sa, Lui che tutto conosce prima di ogni cosa in avvenimento, come disse: chi prima di Me proclama l'avvenire fin da quando fondai questo popolo? (Isaia 44:7). Eppure, i demoni dicono alle persone quello che sentono e percepiscono: ad esempio annunciano l'arrivo di una persona prima che questa sia arrivata, ma è già in cammino. Essi non solo di queste cose parlano, ma anche della morte delle persone, giacché Dio nella sua Provvidenza ha posto dei segni nel corpo degli uomini quando questi si apprestano alla morte, così che essi possono vederli e comunicarli. A cagione di questo i falsi profeti credono loro e compiono miracoli e profezie; così come quando operano resurrezioni, non è l'anima del morto ad essere tornata, ma piuttosto un demone che ha preso possesso della carne e la muove. Per questo non dobbiamo vedere come santo qualsiasi miracolo che avviene, ma piuttosto dobbiamo testarlo, come dice l'Apostolo Giovanni: non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti per comprendere se essi vengono da Dio, perché molti falsi profeti sono apparsi nel mondo. (1 Giovanni 4:1).