lunedì 29 agosto 2016

Il Penitenziale di san Burcardo di Wooms

Burcardo di Wooms (+1025)  vescovo della città cui è legato il suo nome, è un insigne compilatore di canoni medievale, e nel 1002 d.C. compilò questi canoni pastorali, chiamati Il Guaritore ad uso dei Confessori, affinché potessero dare penitenze congrue ai peccati commessi. 


SUI PECCATI E LE PENITENZE


ESORTAZIONE

O caro sacerdote che ti appresti a confessare, quando vesti la stola del pentimento per un servizio così caro a Dio come la riconciliazione dei Suoi figli presso la sua Maestà, ricordati che l'animo umano non è mai uguale. Alcune persone sono viscide e non realmente pentite, altre sono troppo modeste e tendono ad esagerare la loro condotta, altri ancora sono bugiardi, taluni omettono alcuni peccati o ne inventano addirittura: il ruolo di confessore e di padre spirituale diventa perciò molto delicato e gravoso. Quando ti appresti a confessare un individuo, domandagli sempre della sua vita, in modo da conoscerne le scelte e poter indirizzare questa creatura di Dio verso un cammino spirituale che gli si confaccia maggiormente. Non essere avaro né prodigo di penitenze e di castighi, ricordati della mano di Dio, che è il sommo bene e la somma giustizia, e agisci di conseguenza nel dispensare tanto misericordia quanto il canone di pentimento. Addestra i tuoi figli spirituali alla lotta, che però non sia loro impossibile a causa del tuo zelo eccessivo.

Ricordandoti delle mie povere parole, o sacerdote, leggi ora come la Tradizione per molto tempo ha corrisposto per ogni peccato una giusta penitenza.

OMICIDIO

Chi confessa di aver ucciso un chierico si comunichi solo in punto di morte, e viva a pane e acqua senza alcuna economìa.

Chi confessa di aver ucciso un laico, abbandoni il mondo e vesta il saio monastico, oppure viva per sempre non mangiando carne, né formaggi, oppure conducendo digiuno totale fino all'Ora Nona (le 15.00) e facendo comunione quanto raramente il confessore deciderà che egli debba, a esclusione di Pasqua, nella quale è obbligatoria. Alcuni canonisti antichi non permettevano all'omicida di comunicarsi mai se non in punto di morte, altri davano 20 anni di astinenza dalla comunione prima di essere riammessi al Calice.

OFFESE ALLA CASTITÀ

L'incesto
Chi confessa di aver compiuto un atto sessuale con un parente, se non è sposato, si dedichi alla ricerca della virtù vivendo in monastero, oppure osservando un digiuno per dieci anni secondo quanto disporrà il padre spirituale.

Chi fornica con la propria madrina o il proprio padrino di battesimo sia punito con sette anni di digiuno stretto.

L'adulterio
Coloro che attentano al proprio e altrui matrimonio compiendo l'adulterio, per quindici anni dovranno vivere in regime quaresimale due volte l'anno, oltre alla Quaresima di Pasqua, sempre obbligatoria e da vivere nella totale continenza.

Colui o colei che rompe il matrimonio senza un valido motivo, per un capriccio carnale, a causa di figli nati da un altro uomo o da un altra donna, viva sette anni nel digiuno.

La fornicazione
L'uomo o la donna che abbiano sesso occasionale o reiterato nel tempo senza essere sposati, ogni volta che fornicano sappiano che devono passare venti giorni a pane e acqua.

La masturbazione
Coloro che peccano di masturbazione stiano dieci giorni a pane e acqua, oppure siano obbligati a frequentare un officio liturgico, oppure a praticare un canone di preghiera.

Se un uomo pratica masturbazione utilizzando vagine fittizie, legni forati, rotoli di carta o altri metodi, venti giorni a pane e acqua. Parimenti, la stessa pena per una donna che utilizza apparecchi di qualsiasi forma e materiale per masturbarsi.

Coloro che si masturbano vicendevolmente, se uomo e donna, stiano quindici giorni a pane e acqua.

Se due uomini o due donne si masturbano vicendevolmente, stiano in regime quaresimale per trenta giorni.

Sodomia e Lesbismo
Un uomo che ha praticato sodomia occasionalmente, viva un anno a pane e acqua, due anni a pane e acqua se è sposato e occasionalmente tradisce la moglie con un altro uomo.

Un uomo che pratica sodomia regolarmente sia in penitenza per quindici anni.

Una donna che ha relazione con un'altra donna, occasionalmente, venti giorni a pane e acqua. Una donna che fa sesso lesbico regolarmente, viva tre anni di penitenza.

La donna che usa strumenti e oggetti per fare da uomo su un'altra donna, viva un anno come in quaresima.

<< Il sesso proibito >>
Si diano quattro giorni di penitenza alla coppia che si unisce carnalmente nella vigilia del sabato e il giorno della domenica.

Si diano quattro giorni a pane e acqua alla coppia che si unisce alla pecorina.

Si diano delle preghiere da fare all'uomo che ha voluto il sesso dalla moglie nei giorni in cui è indisposta.

Chi compie fornicazione con una pecora, una giumenta o il proprio cane, faccia  7 anni di quaresima se è solo, se è sposato 15. Se è una pratica abituale, abbia un canone per tutta la vita.

Chi fa sesso con animali stia sette anni in penitenza.

L'uomo o la donna che usano i propri i figli o i bambini altrui per i propri piaceri, stiano due anni senza comunione.

L'ABORTO
La donna che, per mezzo di medicamenti, erbe o altri rimedi ha abortito, abbia un regime di vita quaresimale per tre anni, e non prenda comunione per tre anni.

Chi insegna ad abortire o pratica l'aborto stesso, quali medici e infermieri o nutrici, abbia tre anni di digiuno stretto.

LA MAGIA
Chi pratica magia sessuale per farsi amare o per compiacere, sette anni di penitenza.

Chi pratica magia sessuale rendendo impotente il partner, cinque anni di penitenza.

Chi pratica magia naturale, attraverso l'astrologia o le rune, chi legge i tarocchi e le carte, chi usa le pratiche di medicina e di erboristeria per preparare e usare intrugli magici, sia punito con quattro anni di penitenza.

Chi celebra le feste pagane, sia un anno a digiuno.

Chi pratica magia per benedire la propria casa, gli animali, i campi o qualsiasi cosa, andando contro la Chiesa e le sue preghiere, sia ad un anno senza comunione.

Chi preferisce consultare maghi e indovini, frequentando circoli teosofici e magici, sia punito con un anno senza comunione.

Chi recita incantesimi presso case, crocicchi, croci, sagrati delle chiese, alberi e fonti d'acqua sia punito con tre anni di digiuno.

Chi presta orecchio agli indovini e mette in pratica usi pagani o magici, venti giorni a pane e acqua.

Chi profana il corpo dei defunti, siano essi bambini o adulti, sia sottoposto a due anni di digiuno.

Dieci giorni a pane e acqua spettano ai peccatori che utilizzano scongiuri pagani piuttosto che preghiere.

SATANISMO
Coloro che maledicono siano condannati ad un mese di digiuno.

Coloro che praticano la Wicca e ne diffondono i precetti, se pentiti, vivano sette anni in penitenza.

Coloro che assistono ad una messa nera stiano due anni senza comunione, o sette anni in digiuno, e vangano riammessi in chiesa solo dopo l'esplicito permesso del Vescovo.

Le donne che prestano il proprio corpo alla lascivia dei demoni o di coloro che li invocano stiano dieci anni in regime quaresimale e un anno senza comunione.

Chi profana la Divina Eucarestia, e confessa, viva in astinenza e quaresima per tutta la vita, e ottenga l'assoluzione e la comunione solo in punto di morte.

Coloro che si professano apertamente adoratori dei demoni e aprono portali, oppure servono le creature delle tenebre, stiano tre anni senza eucarestia e possano accedere nuovamente ai sacramenti solamente dopo l'esplicito permesso del Vescovo e con il suo esorcismo.

MANCANZA DELLA CARITÀ
Coloro che mancano di carità verso gli affamati e gli indigenti, coloro che pur potendo non compiono il bene, coloro che evitano di visitare i malati e i carcerati ed era stato loro chiesto, stiano quaranta giorni in vita quaresimale.

Coloro che difendono il prepotente e attaccano il debole vivano quindici giorni a pane e acqua.

Chi dice falsa testimonianza col motivo di difendere un amico o un parente, trenta giorni a pane e acqua.

Chi racconta falsa testimonianza senza alcun motivo, dieci giorni a pane e acqua.

FURTO
Chi ruba sia assolto solo dopo che ha reso il maltolto. Se non è possibile, che sconti la pena civile e venga assolto alla sua conclusione.

Chi è in grave stato di indigenza e ruba per povertà, e confessa il suo crimine rendendo il maltolto, stia tre giorni a pane e acqua. Se evita di rendere il maltolto al legittimo padrone, stia in regime di digiuno per quaranta giorni.

Chi ruba in chiesa oggetti sacri stia tre mesi a pane e acqua.

INTEMPERANZA
Chi mangia e beve smodatamente nei periodi di digiuno compia una astinenza o un canone secondo il confessore.

Chi non si astiene dal sesso nella Settimana Santa, nei giorni di Natale, Pentecoste, Dormizione e nel santo del suo nome, stia quindici giorni in digiuno anche se il periodo d'astinenza è concluso.

Chi fa ubriacare qualcuno stia dieci giorni in astinenza.

Chi vomita l'Eucarestia per malanni o per ubriachezza stia venti giorni a pane e acqua.

EMPIETÀ
Coloro che bestemmiano siano puniti con preghiere e canoni secondo il sacerdote.

Coloro che calpestano le tombe o estraggono i morti stiano quaranta giorni a pane e acqua.

Coloro che sparlano in chiesa o interrompono un ufficio stiano quindici giorni in digiuno.

Chi non si comunica nei giorni di Natale, Venerdì Santo, Pasqua, Pentecoste, nel giorno della Dormizione della Vergine e nel giorno di Tutti i Santi sia punito con venti giorni a pane e acqua.

Chi disprezza gli offici divini celebrati da un sacerdote sposato, ritenendolo inadatto al suo ruolo o inferiore al sacerdote celibe, stia quaranta giorni a digiuno totale fino all'Ora dei Vespri, e poi chieda pubblicamente scusa al sacerdote e assuma la sua assoluzione e i sacramenti da colui che ha offeso, ritenendolo un peccatore, quando in realtà il sacerdote sposato è degno d'ogni rispetto.

Il Vescovo che si lascia comprare, affidando un Ordine sacro o un sacramento in cambio di soldi, sia scomunicato.

Il sacerdote che impone tariffe per i sacramenti, invece che accettare solamente le libere offerte, stia due settimane a pane e acqua. 

---------------------------------------
Fonte:
Edmond Pognon. La Vita nell'Anno Mille, Fabbri editori 2012. 

domenica 28 agosto 2016

La riservatezza della Confessione secondo Leone Magno

Nel 459 d.C. san Leone Magno (+461) intervenne con una lettera rivolta ai vescovi della Campania in merito alla loro mala pratica di professare una sorta di "confessione pubblica", ricordando come la segretezza della Confessione faccia parte dell'amministrazione del Sacramento

Dispongo che venga rimossa in tutti i modi quella temerarietà che è anche contro la regola apostolica, di cui recentemente ho appreso, che viene commessa da alcuni con uso illecito. Circa la confessione cioè che viene richiesta dai fedeli; che non si proclamino in pubblico dichiarazioni scritte su taccuino circa il genere dei singoli peccati, essendo sufficiente che la colpa delle coscienze venga manifestata ai soli sacerdoti con confessione segreta. Sebbene infatti sembri essere lodevole una pienezza di fede, che per timore di Dio non abbia soggezione di arrossire presso gli uomini, tuttavia, giacché i peccati di tutti non sono di tale specie che coloro che chiedono la confessione non sempre [non] temano di renderli pubblici, sia rimossa una consuetudine tanto inaccettabile, acciocché molti non vengano allontanati dal beneficio della confessione, perché o si vergognano o hanno timore che vengano svelati ai loro nemici fatti in base ai quali potrebbero essere colpiti dalle disposizioni di legge. E‘ sufficiente, infatti, quella confessione che viene offerta prima a Dio, poi anche al sacerdote, che si aggiunge come intercessore per le mancanze dei penitenti. Infatti parecchi potranno essere invogliati alla confessione unicamente se la coscienza dei penitenti non verrà resa pubblica alle orecchie del popolo.




LEONE MAGNO, dalla Lettera «Magna indignatione» a tutti i vescovi della Campania del 6 marzo 459, in Dh 323.

sabato 27 agosto 2016

Maria "Terra di Dio" (S. Teodoro Studita)

Teodoro lo Studita (+826), Omelia seconda per la natività di Maria, 4,7

Nulla fu mai sì prossimo a Dio come la beata Vergine Maria. Che di più puro? Che di più irreprensibile? Ella fu amata sì appassionatamente da Dio, luce suprema e infinitamente pura, che egli si è consustanziato ad essa per opera dello Spirito Santo ed è nato da essa, perfetto uomo, pur conservando la sua natura immutabile e incontaminata. Quale prodigio! Nel suo immenso amore per gli uomini, Dio non sì è vergognato di prender per madre colei ch'era sua ancella. Quale condiscendenza! Nella sconfinata sua bontà, egli non ha esitato a divenir figlio di colei ch'egli stesso aveva modellata. Egli era veramente invaghito della più incantevole fra le sue creature, e si impossessò di colei che valeva più delle potenze del cielo. Veramente ad essa si applicano le parole del profeta Zaccaria: Canta inni, rallegrati, o figlia di Sion, perché ecco che vengo ad abitare in mezzo a te, dice il Signore (2, 10). Ed è ancora ad essa, mi sembra, che si rivolge Gioele allorché esclama: Non temere, o terra, esulta, rallegrati, perché grandi cose ha fatto il Signore (2, 21). Perché Maria è una terra: quella terra sulla quale l'uomo di Dio, Mosé, ricevette l'ordine di togliersi i sandali, prefigurazione della Legge di cui la grazia prenderà il posto. E' anche quella terra sulla quale si è stabilito, per mezzo dello Spirito Santo, colui di cui cantiamo: egli ha stabilito sulle sue basi la terra (Sl. 103, 5).
E' una terra che, senza essere stata seminata, fa schiudere il frutto che dà ad ogni essere il suo sostentamento. Una terra sulla quale non ha germogliato la spina del peccato; anzi, ha dato l'esistenza a colui che l'ha strappata sino alla radice. Una terra, infine, non maledetta come la prima, dalle messi frammischiate di spine e di cardi, ma una terra sulla quale riposa la benedizione del Signore e che porta nel suo seno un frutto benedetto come dice la parola sacra (Lc. 1,42).
Esulta, casa del Signore, terra che Dio ha sfiorato con i suoi passi. Tu che hai contenuto nella tua carne colui la cui divinità sorpassa l'universo. Da te, colui che è la semplicità stessa ha assunto la complessa natura dell'uomo; l'eterno è entrato nel tempo e l'infinito si è lasciato circoscrivere. Esulta, dimora di Dio, che brilli della luce della divinità... Ave, o piena di grazia (Lc. 1, 28): la tua opera e il tuo nome sono fonti di gioia più della gioia stessa. Da te è venuta al mondo la gioia immortale, il Cristo, rimedio alla tristezza degli uomini. Esulta, paradiso più felice del giardino dell'Eden nel quale è germogliata ogni virtù ed è spuntato l'albero della Vita. 

mercoledì 24 agosto 2016

Il Buddismo e l'Esicasmo

Al giorno d'oggi, molte persone sembrano attratte dalla spiritualità buddista, sia per motivi d'esotismo orientale - sempre alla moda fin dal XIX secolo - sia perché rappresenta, a suo modo, una "spiritualità" forte. 

Alcune fra queste persone, poi, ritengono interessante parimenti l'Esicasmo, ritenendolo un "buddismo cristiano" come l'ha infelicemente chiamato Moreno Miorelli in uno dei suoi video su youtube. Spesso gli occidentali e i cristiani pensano di poter praticare buddismo rimanendo cristiani. Vediamo dunque di capire prima il Buddismo, e poi la tradizione esicasta cristiana ortodossa. 

IL BUDDISMO

Il Buddismo nasce nel VI secolo avanti Cristo circa, ad opera del signor Siddarta Gautama, un principe indiano che si dedicò alla ricerca della verità. Non potendo incontrare il Cristianesimo, giacché il Verbo non si era incarnato, così come i filosofi greci pagani non poté avere la grazia della Verità, ma sviluppò una tecnica psicofisica di svuotamento della mente, la quale condurrebbe al nirvana, cioè alla pace spirituale. Il Buddismo in sé non è una religione, ma una filosofia, e il Budda viene visto (da prendersi con le dovute pinze) come un "profeta", il quale proclamò le Quattro Nobili Verità, le quali sono la base del Dharma, ossia della Legge. Il Buddismo primitivo era solamente un modo di vivere la religione induista, difatti i buddisti pregano, in India, le classiche divinità indù. Quando il Buddismo arrivò in Cina, si sviluppò come dottrina a sé stante creando il clero e un rituale complesso, adattandosi più o meno parzialmente alle divinità cinesi. 

Senza voler entrare in merito alla complessa storia del Buddismo, con tutte le sue scuole, sette e gruppi, ricordo a tutti che il Buddismo è sempre accompagnato alla religione politeista, se non nella sua versione "laica" e occidentalizzatissima della Soka Gakkai, che NON è il buddismo mainstream né il buddismo classico né indiano, né cinese né giapponese. Il Buddismo classico ha regole, canoni, riti e clero come qualsiasi altra religione, e vengono pregati gli dèi del cosmo tipici della cultura politeista, che prendono nomi diversi in base alla cultura. Ad esempio nel Rgveda, uno dei primi testi sul Dharma, si parla di Mitra e Varuna quali divinità (Rgveda, V 63, 1 a-c). Al tempo di Re Asoka d'India, nel II secolo a.C., la predicazione Buddista raggiunse Atene. 


L'interno di un tempio della tradizione cinese, con l'altare del Budda - coram Deo, tra l'altro, LOL - durante un rito

Un rito per il benessere dei defunti (panichida, oh yes) officiato dal clero di tradizione giapponese

Al di là dell'aspetto ritualistico, il buddista punta, attraverso la mortificazione del corpo e lo svuotamento della mente, di ottenere la liberazione totale del Sé, il quale, alla morte, si perde nel cosmo. Non avendo il Dio cristiano, il buddista di oggi, cinicamente ateo, cerca esclusivamente una perdita della fisicità per l'astrazione totale nell'Esistenza universale, una sorta di ordine cosmologico senza creatore. 

L'ESICASMO ORTODOSSO

L'Esicasmo si innesta nella Tradizione Cristiana bizantina, nei Padri del Deserto del IV secolo. L'Esicasmo dogmatico si sviluppò nelle mani del diacono Evagrio Pontico, alcuni dei suoi scritti sono eretici, ma la prassi fu giudicata degna di esser continuata, mentre nel VI secolo san Giovanni Climaco la rese definitivamente presente nell'esperienza monastica orientale: fino a oggi, è ancora praticata in larga parte dei monasteri e perfino dai laici in versione soft, con la semplice recita giaculatoria della preghiera del Cuore: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore. In realtà, la tecnica esicasta, nota come Methodos, è molto più profonda ed è legata alla respirazione, al controllo della mente e dei pensieri per rivolgerli al Cristo: a differenza del buddismo, che prevede uno svuotamento "senza scopo" di sè, l'Esicasmo propone di svuotarsi di noi per riempirci di Cristo e divinizzarci tramite la preghiera. San Gregorio Palamas nel XV secolo difese dalle accuse d'eresia la pratica esicasta scrivendo i Centocinquanta Capitoli e altri scritti. Le scuole più moderne di esicasmo furono nel XIX secolo, come il monastero di Optina nell'Impero Russo, fra i quali maestri ricordiamo Ambrogio di Optina, oppure gli scritti spirituali di san Teofane il Recluso. 

Fuori dal mondo bizantino, nel primo millennio vi furono altri esperimenti spirituali anche in terra latina, scomparsi col tempo. Ad esempio nella Spagna visigota mozarabica, i monaci isidoriani (cioè che seguono la regola di sant'Isidoro) recitavano privatamente una pratica come Giaculatoria, nel quale si ripeteva 33 volte la formula Domine, miserere seguito dal Gloria. San Romualdo di Camaldoli, al principio del XI secolo, propose la sua Corona, una sorta di rosario nel quale, al posto dell'Ave Maria, si recitano i Kyrie eleison. 

L'Esicasmo, comunque, non esaurisce l'Ortodossia che è molto più grande di una pratica, qualsiasi essa sia: per questo, anche se pratichiamo l'orazione di Gesù, se non viviamo una vita ortodossa fatta di sacramenti e ortoprassi, e non abbiamo soprattutto una mente ortodossa, non ci salveremo. 

domenica 21 agosto 2016

Intervista del dott. Tudor Petcu al blogger

Giovedì 18 agosto il blogger riceveva una e-mail in italiano, da parte del giornalista dottor Tudor Petcu, con queste dieci domande in merito alla vita dell'Ortodossia in Italia, chiedendomi di pubblicarle sul mio blog e di rendere noto che presto l' << intervista >> verrà pubblicata in romeno sul portale Luceafarul. Ringraziandolo per avermi considerato degno di portare un po' di ortodossia italica in Romania, pubblico l'intervista in lingua italiana



1.) Prima di tutto, la prego di dirmi quando e come Lei ha incontrato la spiritualità ortodossa.

Sono cresciuto come un ragazzo italiano "normale", in una famiglia cattolica ma non praticante, sebbene mia madre si sia sempre preoccupata di farmi prendere tutti i sacramenti cattolici. Quando sono arrivato a sedici anni, dopo la mia Cresima - perché i cattolici dividono il Battesimo dalla Confermazione, facendone due riti separati - ho cominciato a studiare la religione cui i miei genitori avevano voluto io appartenessi. Ho sempre frequentato la chiesa cattolica, senza tuttavia interessarmi degli aspetti teologici e dogmatici. Per questo, iniziai la mia ricerca e il mio studio personali per comprendere meglio la chiesa cattolico-romana, e ben presto mi sono accorto che non corrispondevano a quello che io mi aspettavo. Dal momento che ho fatto studi classici, il mio liceo era pieno di ore di Latino, Greco, e Storia. La mia passione per la ricerca storica mi ha portato a studiare molto bene il Medioevo, che è il mio periodo storico preferito, soprattutto i primi mille anni di Storia della Chiesa, quella che noi chiamiamo << La Chiesa Indivisa >> cioè quando il Patriarcato di Roma e tutti i suoi territori erano ortodossi. Incuriosito da questi "ortodossi", verso i miei diciassette anni andai in visita alla meravigliosa chiesa russa della Natività di Firenze, costruita nel 1899.

2.) Perche Lei ha scelto la conversione all'Ortodossia? La prego di parlarmi un po' sulla ragione della sua conversione.

Mi ricordo che la mia visita fu in maggio, e dato che i paramenti dei sacerdoti russi erano di colore verde, e la chiesa piena di fiori e piante, il giorno era probabilmente Pentecoste. Si può dire che la mia conversione fu immediata: l'incenso, le candele, i gesti antichi, la liturgia bellissima e l'atmosfera che conosciamo bene mi hanno conquistato l'anima. Mi ricordo che non ho capito una singola parola, perché i russi ancora oggi celebrano usando lo slavo ecclesiastico, e non il russo moderno - e comunque, ancora non conoscevo nemmeno mezza parola di russo. Vidi una fila di anziane donne, mi misi senza pensarci dietro di loro, e quando fu il mio turno, mi accorsi di un sacerdote che confessava, con la stola sopra la testa del fedele. Mi avvicinai a lui e il sacerdote mi disse in italiano: << voi non siete russo. >> Pensai, con divertimento, che la mia faccia doveva essere davvero curiosa, o diversa dalla razza russa, o qualcosa del genere. Gli risposi che volevo prendere la Comunione: mi sembrava così naturale! Mi spiegò che prima dovevo convertirmi alla Vera Fede, e che in seguito avrei potuto prendere la Comunione. Mi regalò un libro sui Padri del Deserto e io iniziai a studiare. Sicuramente, la bellezza dei riti e la semplicità e la forza dell'Ortodossia mi hanno convertito. Studiare poi il lato storico dello Scisma mi ha convinto della giustezza dell'Ortodossia. A diciotto anni un sacerdote italiano, il padre Arsenio di Bari, mi portò al Monte Olimpo nel Monastero di San Dionisio per ricevere il Santo Battesimo, e così diventai ortodosso a tutti gli effetti.

3.) Come capisce Lei la bellezza della spiritualità ortodossa e sopratutto della liturgia ortodossa?

La spiritualità ortodossa è insieme antica e moderna, senza tempo: questo rende la vita del cristiano ortodosso estremamente vivace. Da molto tempo il cattolicesimo ha perso la forza della fede autentica, ha perso la lotta spirituale, ha perso la Bellezza della fede senza macchia. Qui in Occidente, i nostri occhi spirituali sono spesso addormentati, investiti come sono dal secolarismo e dal liberalismo, dai non-valori del mondo attuale. La spiritualità ortodossa e la liturgia ortodossa risvegliano nel credente i suoi sensi metafisici, e ci aiutano a riprendere possesso dell'anima, che spesso rischia di perdersi nel mondo decaduto. La Liturgia Ortodossa, preservata dai nostri santi Padri, è insieme simbolo e realtà, e  per questo ci conduce alla vetta spirituale senza il minimo sforzo. Chiunque entra anche solo una volta nelle chiese ortodosse, sente e percepisce l'Infinito e la divinità che riposa sul santo altare.

4.) Qual è per Lei il più importante messaggio dell'ortodossia e anche dell'icona ortodossa?

L'Ortodossia è il futuro. Nei paesi ortodossi si costruiscono chiese, in occidente vengono distrutte ogni giorno. L'Ortodossia è chiamata a testimoniare il Cristo Dio, morto e risorto, nel mondo, è finalmente giunta l'ora che l'Ortodossia esca dai confini geografici nei quali finora è rimasta confinata per portare linfa vitale a questo mondo tanto sofferente, che ha molto bisogno di Dio. L'Ortodossia è pace interiore, è la compenetrazione del divino e dell'umano e la perfezione che si rende possibile per tutti. Per quanto riguarda le icone ortodosse, esse sono fondamentali ai nostri giorni, perché viviamo in una nuova iconoclastia, il nostro mondo odia la perfezione della natura e dell'Uomo, e preferisce una versione degradata e povera della Creazione. Le icone ci aiutano a ricordare l'archetipo al quale, come cristiani, dobbiamo guardare e diventare: santi.

5.)  Vi prego di parlare un po' anche sulla storia della Chiesa Ortodossa in Italia. Che cosa dobbiamo conoscere sull'evoluzione dell'ortodossia in Italia?

Nel mio paese, l'Italia, l'Ortodossia è tornata. E' tornata in modo molto diverso da quella che era anticamente, perché quando Roma era ortodossa, i latini erano parte della Chiesa Ortodossa e con i loro rituali ( che non sono né quelli di oggi, né quelli sviluppatisi dal 1054 in poi ). Dopo il grande Scisma del 1054, la Latinità si è allontanata dall'Ortodossia e quest'ultima è ritornata in Italia solamente dagli anni 1970, quando i primi timidi immigrati slavi, soprattutto ucraini e russi, sono arrivati in Italia e hanno chiesto le prime chiese. Dagli anni '90 in poi, sempre più immigrati di ogni luogo ortodosso hanno contribuito alla diffusione delle parrocchie, che tuttavia rimangono perlopiù legate ai loro luoghi di origine e sono più preoccupate a mantenere le loro chiese etniche, più che concentrarsi sulla Missione in Italia. Del resto, molti convertiti italiani si sposano con donne provenienti dai paesi slavi, dalla Grecia o dalla Romania, col risultato che preferiscono rimanere nelle chiese della moglie, piuttosto che formare una comunità italiana. Attualmente, il clero è in larga parte proveniente dalle accademie ortodosse e nato in paesi ortodossi, anche se non mancano sacerdoti italiani anche di alto grado, come l'Abate (igumeno) Ambrogio a Torino e l'Archimandrita Demetrio a Milano. E' interessante notare come i primi convertiti all'Ortodossia, negli anni Ottanta del secolo scorso, erano perlopiù sacerdoti cattolici che diventavano ortodossi, e decidevano di passare direttamente all'Ortodossia attraverso la tonsura monastica: questo è fondamentale per comprendere l'impianto iniziale delle parrocchie, soprattutto al Nord Italia, fondate da ieromonaci che non vivevano nei monasteri. Attualmente, vi sono solamente due esichastiria e un paio di monasteri autentici in tutta Italia. Il Monastero di Bivongi in Calabria, abitato da cinque o sei monaci che io mi ricordi, e poi gli esichastiria di Torino e di Milano, con solo uno o due monaci. C'è poi un monastero romeno a Roma, abitato da sua eminenza Siluan. In costruzione sul lago di Como, un monastero femminile abitato fino ad oggi da solamente due sorelle. Attualmente abbiamo tre vescovi con residenza e sede in Italia: il vescovo Siluan della Chiesa Romena, il vescovo Antonij della Chiesa Russa e il vescovo Gennadio per il Patriarcato Ecumenico. Nessuno dei tre è italiano di nascita, ma non è un problema.

6.) Chi sono i santi ortodossi italiani piu importanti? Come dobbiamo capire la tradizione dell'ortodossia italiana?

L'Ortodossia Italiana ha duemila anni. Dal tempo del santo Apostolo Pietro, che consacrò vescovo di Roma il beato Lino, la fede ortodossa si è distribuita in tutta Italia, ed è davvero difficile contare tutti i santi dei primi mille anni della Chiesa ortodossa in Italia. Per citare pochi nomi al grande pubblico, menzioniamo Leone il Grande e Gregorio il Dialogo, entrambi vescovi di Roma e patriarchi d'Occidente; ricordiamoci di Ambrogio di Milano, Eusebio di Vercelli, Apollinare di Ravenna, Cromazio di Aquileia, Massimo di Torino, e molti altri pii vescovi che con i loro scritti hanno contribuito alla difesa dell'Ortodossia. Sia Ambrogio da Milano che Gregorio Magno hanno scritto liturgie, e san Gregorio perfino due: quella dei doni presantificati, ancora in uso nella Chiesa Ortodossa, e una per i giorni normali, che purtroppo oggi non è più in uso.  San Martino I, papa di Roma, difese la teoria delle Energie Increate insieme a san Massimo il Confessore, quando gran parte dell'Oriente era diventato eretico. San Gregorio II papa di Roma nel 731 aprì il Concilio a Roma per difendere le icone contro l'eretico imperatore iconoclasta Leone III Isaurico. San Benedetto da Norcia scrisse la prima Regola per i monaci dell'Occidente nel VI secolo. La tradizione dell'Ortodossia Italiana purtroppo non è ancora stata rivalutata e riscoperta, e giace sotto molta polvere. I nostri venerabili riti latini e ortodossi sono ancora in disuso, mentre i convertiti italiani sono ancora all'oscuro del nostro grande passato, perché noi siamo preoccupati di imparare adesso la tradizione romena, o russa, o greca, piuttosto che concentrarci sulla nostra. Io sono convinto che col tempo, la gloriosa tradizione dell'Ortodossia Italiana e Latina presto tornerà ad essere parte della Chiesa Ortodossa, perché non importa di quale razza siamo nella Chiesa, non c'è più greco né giudeo diceva l'Apostolo Paolo: e a maggior ragione, fra cristiani, non dobbiamo essere influenzati dal nazionalismo e dal filetismo, i grandi danni del nostro tempo. Ad esempio, io ammiro molto Arsenie Boca, e spero venga tradotto presto in lingua italiana. I governi, le giurisdizioni ecclesiastiche e gli Stati muoiono e nascono nel tempo. Sono certo che l'Italia avrà un giorno la sua Chiesa ortodossa.

7.) Qual e l'importanza per Lei di essere un sacerdote  ortodosso italiano? Che significa per Lei questo fatto?

Dio mi ha concesso un grande onore, quello di poter servire il santo altare, in una situazione nella quale gli italiani ortodossi sono una minoranza. Ho dovuto imparare a leggere il cirillico, a perfezionare la mia pronuncia del romeno, e a ripassare il greco bizantino per poter almeno celebrare in modo decente. Innanzi tutto, per me essere sacerdote ortodosso è una grande responsabilità, verso me stesso e verso la società in cui vivo, perché io, per esempio, mi rifiuto di vestire civilmente, e vesto sempre la mia tonaca reverenda. Questo per molti, per la mia famiglia anche, è una vergogna. Io invece la porto con molto orgoglio. Il sacerdote ortodosso italiano è un missionario, è un prete che deve insegnare l'Ortodossia in un paese che ortodosso non è: siamo chiamati ad un grande e faticoso lavoro, insegnare a tutti quale sia la vera religione. Per questo come impegno traduco dalle lingue che conosco ogni risorsa possibile: articoli, piccoli libri, preghiere, acatisti, e così via. Oltre al lavoro e alla fatica intellettuale, ci sono anche molte soddisfazioni: ho imparato molto dal mio vivere insieme ai nostri stranieri, e fra un sarmale, una koliva e un bicchiere di vodka sono cresciuto come uomo, vivendo dentro culture diverse. L'Italiano spesso viaggia poco: io ho avuto la fortuna di visitare la Grecia, l'Ucraina e molte volte la Romania, che ho visitato quasi tutta: dalle foreste della Transilvania fino a Iasi e la meravigliosa Bukovina, fino a Bucarest in piaţa Unirii.

8.) Qual e il suo messaggio ortodosso per la società italiana? Come può l'ortodossia diventare più forte in Italia nel futuro?

L'Italia è un paese spiritualmente stanco. Quando guardo gli occhi delle persone che incontro, leggo tanta rabbia - forse è anche la crisi economica - però innanzi tutto vedo incertezza per il futuro, e questo viene dalla mancanza di fede. Nella lingua italiana, fede deriva dalla parola "fiducia", in latino fides. San Paolo nella sua lettera a Timoteo chiama la Fede << Colonna e Fondamento della Verità >> ed è questo che manca al popolo italiano: la forza dello spirito e la fiducia nel futuro, manca la fides. L'Ortodossia può dare molto al popolo italiano, con la sua vitalità e la sua bellezza, la bellezza della Verità e la gioia della vera sapienza, con la ricerca dell'Esichia che solo la Chiesa ortodossa può insegnare.

9.) Potete parlarmi sulle relazioni tra gli ortodossi italiani e le altre Chiese Ortodosse?

L'Italiano non ha una sua Chiesa canonica, così come la Chiesa Ortodossa Romena, o Russa, o Greca, o come la OCA in America. Per questo, la relazione dell'Italiano ortodosso con le Chiese Ortodosse dipende dalla sua appartenenza formale ad una realtà etnica. Molte volte, i convertiti italiani perdono la loro identità in favore di una naturalizzazione nella Chiesa adottiva, finendo per parlare greco come o meglio di un greco nativo, ad esempio, e vivere le tradizioni altrui come se fossero nostre: è un esempio clericalizzato del globalismo di oggi. E questo comporta anche ostilità e rivalità tipiche delle chiese etniche che si ripercuoto fra convertiti. Ad esempio, vediamo un caso pratico. Il triste scisma attuale fra la Chiesa d'Antiochia e la Chiesa di Gerusalemme. E' molto probabile che un ortodosso italiano "antiocheno" non tratterà bene il suo confratello "di Gerusalemme" ma lo vedrà come un nemico, in modo del tutto innaturale e infondato. A rigor di logica, una Chiesa Italiana sarebbe neutra in tale contrasto del tutto politico - si tratta infatti di una disputa di giurisdizione territoriale - ma non avendo una opinione ufficiale, mancando la giurisdizione italiana, finiamo con l'adattarci. Vorrei mettere in guardia i lettori ortodossi circa la presenza di numerose realtà settarie e non ortodosse che tuttavia si spacciano per tali, e pertanto di prestare molta attenzione.

10.) Dove possiamo leggere le testimonianze degli ortodossi italiani, se noi vogliamo conoscere meglio l'ortodossia in Italia?

Grazie a Dio, molti convertiti italiani hanno voluto rendersi pubblici e avere blog o pagine internet. Molte parrocchie ortodosse in Italia, di diverse giurisdizioni, hanno i loro siti web in italiano. Alcuni ottimi siti sono i seguenti:

http://www.ortodossiatorino.net/index.php della parrocchia san Massimo di Torino, guidata dall'abate Ambrogio, un italiano convertito nella Chiesa Russa. Il padre Ambrogio parla correttamente anche in romeno, e il suo sito ha delle parti in lingua romena.

http://www.calabriaortodossa.it/ questo è il blog di un convertito sposato con una ragazza serba, molto erudito.

http://www.ortodoxia.it/it.htm questo sito ha molti collaboratori e si ispira alla tradizione dell'Athos.

Infine, ci sono i portali delle Chiese ortodosse ufficiali, come ad esempio il sito della Chiesa romena: episcopia-italiei.it.


Spero di essere stato sufficientemente esplicativo, e di aver reso una buona testimonianza. Che Dio ci aiuti, e preservi integra la santa Ortodossia, contro tutti i nemici visibili e invisibili, e ci dia pace, salute e salvezza, per le preghiere della Vergine Maria e di tutti i santi. 

giovedì 18 agosto 2016

Il percorso del Dogma nell'Ortodossia ( san Vincenzo da Lerino )

Di San Vincenzo da Lerino (+450), Commonitorium, I,23.

Un progresso della religione ci può essere nella Chiesa di Cristo? Certamente, e un progresso molto grande. Chi infatti potrebbe avere così poca fiducia negli uomini ed essere tanto esigente con Dio da tentare di negarlo? A condizione però che si tratti veramente di un progresso nella fede e non di un cambiamento. E' caratteristico del progresso, che ogni realtà si sviluppi intrinsecamente, mentre il cambiamento implica il passaggio di una data cosa a qualcos'altro di diverso. Occorre dunque che in ciascuno e in tutti, in ogni uomo come in tutta la Chiesa, l'intelligenza, la scienza e la sapienza crescano e progrediscano intensamente, nel corso delle età e delle generazioni. Ora questo progresso deve compiersi tuttavia secondo la sua propria natura e cioè nello stesso senso, secondo gli stessi dogmi e lo stesso pensiero. La vita religiosa delle anime imiti la maniera di crescere del corpo, le cui parti, pur crescendo e sviluppandosi con gli anni, restano tuttavia sempre le stesse. C'è molta differenza tra la prima adolescenza e l'età matura: ma in seguito quelli che sono stati giovani diventeranno vecchi. Uno stesso individuo si trasforma nella statura e nell'aspetto, ma rimane sempre uno e identico nella natura e nella persona. Le membra dei neonati sono minuscole e quelle dei giovani grandi, ma si tratta sempre delle stesse membra. Il loro numero è uguale tanto nei bambini che negli adulti: e se ve ne sono alcune che appaiono a un'età più matura, tuttavia erano già esistenti potenzialmente nell'embrione. Quindi nei vecchi non c'è niente di diverso da quello che, già in germe, era nei bambini. Non vi può essere perciò il minimo dubbio: è questa la norma di ogni autentico progresso, questo il modo di crescere regolare e armonioso. Il progredire degli anni comple1a sempre nei più grandi quelle parti del corpo che erano già state abbozzate dalla sapienza del creatore nei piccoli. Se poi un essere umano viene ad assumere un aspetto diverso da quello proprio alla sua specie, se i,1 numero delle sue membra aumenta o diminuisce, necessariamente l'intero corpo muore o diventa mostruoso o per lo meno s'indebolisce. Così è bene che anche i dogmi della religione cristiana seguano questa legge di 'Crescita, in modo da consolidarsi col passare degli anni, svilupparsi a loro tempo e approfondirsi nel corso delle generazioni... I nostri padri anticamente hanno seminato nel campo della Chiesa il buon grano della fede: sarebbe illogico e ingiusto che noi, loro discendenti, raccogliessimo il subdolo errore della zizzania al posto della pura verità del frumento seminato. Piuttosto dal momento che la natura dei primi chicchi non è diversa da quella degli ultimi, è logico e normale 'Che raccogliamo il frutto del buon grano che è il dogma e che proviene dalla crescita della dottrina seminata. Così quando qualcuno di quei primi semi si sviluppa col passare del tempo e ora viene fertilizzato e cresce, niente tuttavia si cambia della caratteristica propria del seme.

domenica 14 agosto 2016

Riflessioni sulla Chiesa ( Pavel Florenskij )

L'esperienza religiosa viva è l'unico metodo legittimo per conoscere i dogmi. Solo attraverso l'esperienza immediata è possibile scorgere e valutare i tesori spirituali della Chiesa. Solo passandovi sopra una spugna madida di acqua viva è possibile detergere e riscoprire i testi della Chiesa. Gli asceti della Chiesa furono vivi per i vivi, e morti per i defunti. Per l'anima paralizzata i loro corpi sono nell'immobilità più cupa, e difatti non è un mistero che epilettici e indemoniati li temono? E non è forse il peccato contro la Chiesa che li costringe a guardarla di traverso e con paura? Invece gli occhi puri, oggi come nel passato, vedono splendere il volto angelico dei beati. Per il cuore purificato essi sono affabili come nel passato, e chiamano a gran voce coloro che hanno orecchi per udire. (...) Per secoli e secoli, giorno dopo giorno, tesori spirituali sono stati ammassati nella  Chiesa, come raggi di sole in un forziere: una pietra preziosa sopra l'altra, una pagliuzza d'oro dopo l'altra, un centesimo dopo l'altro. Qui è caduta la forza benedetta dell'anima illuminata da Dio, come rugiada profumata sul vello, come una manna celeste. Le lacrime dei cuori puri si sono raccolte qui come perle preziose. Ad ogni mio sforzo spirituale, sento accorrere in mio soccorso tutto il deposito d'energia di grazia che si è raccolta nel tempo, mani invisibili mi conducono nei prati fioriti del mondo spirituale e i tesori della Chiesa, ascendendosi in moltitudini e miriadi di forme diverse, sfavillanti e scintillanti nel gioco dell'iride,  cangianti di nero lucente fino al bianco dell'aurora, provocano nella mia anima una tensione reverenziale. Se ne prendo parte a mio vantaggio, può il mio occhio non infiammarsi? Avidamente raccolgo la prima manciata (di questo tesoro) con ampie mani. (...) Questa è l'ecclesialità.

Ecclesialità è infatti il nome del porto dove trova quiete l'ansia del cuore, dove si piegano le pretese del raziocinio, dove una grande pace scende sulla ragione. Non importa se né io né alcun altro ha potuto, può e potrà definire questa ecclesialità. Questa stessa inafferabilità, questa indefinibilità, questa ineffabilità attraverso termini razionali, questa indefinità non dimostrano forse che l'ecclesialità è vita, vita speciale e nuova, data agli uomini e al pari di ogni vita,inaccessibile al raziocinio?

 --------------------------------------------------------------

dal cap. "al Lettore" (pp. 9-11) di La Colonna e il Fondamento della Verità. Pavel A. Florenskij (+1937), ed. San Paolo, 2010. 

In foto, il padre Pavel. 

venerdì 12 agosto 2016

Il patriarca Giovanni di Antiochia visiterà la Polonia (news)

Sua Beatitudine Savva, Metropolita di Varsavia e  primate di tutta la Polonia, ha invitato S.S. Giovanni X di Antiochia in visita ufficiale, e quest'ultimo ha accettato. Dal 16 agosto al 22 agosto 2016, i due presuli si incontreranno in Polonia: il patriarca sarà accompagnato dai vescovi Silvano Oner per l'Inghilterra e Costantino Kayyal di Zabadani. 


A sinistra, S.B. Savva e a destra S.S. Giovanni X


----------------------------------------------------------

Fonte: Pravoslavie.ru 

giovedì 11 agosto 2016

Officio dell'Aurora (Latinità Ortodossa)

Questo officio si celebra al nascere del giorno, dopo le preghiere personali e solitamente in forma privata, nelle proprie celle, prima delle Lodi pubbliche. Se si vuole, in certi giorni dell'anno (Natale, Pasqua, o altre feste) si può celebrare in forma pubblica. Il rito dell'Aurora faceva parte dell'Ordo dei monasteri visigoto-mozarabici dal V al XI secolo.


Principio

Nel Nome del Padre, + del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Dio non abbandonarmi, ma vieni presto in mio aiuto.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
Gloria al Padre e al Figlio, + e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Salmodia

Salmo 69 (3-6)
Salvami, o Dio: l'acqua mi giunge alla gola. Affondo in un abisso di fango, non ho nessun sostegno; sono caduto in acque profonde e la corrente mi travolge. Sono sfinito dal gridare, la mia gola è riarsa; i miei occhi si consumano nell'attesa del mio Dio. Sono più numerosi dei capelli del mio capo quelli che mi odiano senza ragione.
Sono potenti quelli che mi vogliono distruggere, i miei nemici bugiardi: quanto non ho rubato, dovrei forse restituirlo? Dio, tu conosci la mia stoltezza e i miei errori non ti sono nascosti.

Salmo 119 (1-8)
Beato l'uomo di integra condotta,  che cammina nella legge del Signore.  Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti  e lo cerca con tutto il cuore.   Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.  Tu hai dato i tuoi precetti  perché siano osservati fedelmente.  Siano diritte le mie vie,  nel custodire i tuoi decreti.  Allora non dovrò arrossire  se avrò obbedito ai tuoi comandi. Ti loderò con cuore sincero  quando avrò appreso le tue giuste sentenze.  Voglio osservare i tuoi decreti:  non abbandonarmi mai.

Salmo 119 (17-27)
Sii buono con il tuo servo e avrò vita,  custodirò la tua parola.  Aprimi gli occhi perché io veda  le meraviglie della tua legge.  Io sono straniero sulla terra,  non nascondermi i tuoi comandi.  Io mi consumo nel desiderio  dei tuoi precetti in ogni tempo.  Tu minacci gli orgogliosi;  maledetto chi devìa dai tuoi decreti.  Allontana da me vergogna e disprezzo,  perché ho osservato le tue leggi.  Siedono i potenti, mi calunniano,  ma il tuo servo medita i tuoi decreti.  Anche i tuoi ordini sono la mia gioia,  miei consiglieri i tuoi precetti.  Io sono prostrato nella polvere;  dammi vita secondo la tua parola.  Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto;  insegnami i tuoi voleri. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò i tuoi prodigi.

Gloria al Padre e al Figlio, + e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

La notte scompare, volge al termine il buio, e nel cielo brilla una nuova Luce. Rinnovami, o Dio, nel tuo Spirito Santo.

Credo Apostolico

Alleluia, Alleluia, Alleluia, i miei occhi sono svegli fin dall'aurora, ad attendere le Tue promesse, O Signore. Perché io credo in Te, o Dio, Padre, + Figlio e Spirito Santo.

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa Universale, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

La mia anima ha atteso te, o Dio, più che le sentinelle il mattino. Non aspettare a salvarmi, ma affrettati o Dio, accorri in mio soccorso.
                                                                           
Siano i tuoi santi angeli con me, ora e per tutto il giorno. Amen.

Padre Nostro

Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison.
Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal maligno. Amen.

Liberato da ogni malignità e peccato, permettimi di servirti, o Dio, nella totalità del mio essere. Amen.

Suppliche

O Dio, abbi pietà di me peccatore. Per dieci volte.
Degli infermi, dei prigionieri, degli indemoniati, dei poveri, delle vedove, degli orfani, dei fanciulli, degli studenti, dei lavoratori, dei ricchi e dei governanti, del nostro Re (o presidente), dei penitenti, degli scomunicati, degli eretici, dei pagani, del mondo tuo abbi pietà, o Signore.

Soccorri, Signore, il mondo tuo: non abbandonarci, o Dio, ma piuttosto esci dalle tue dimore celesti e scendi su di noi col tuo Spirito Santo, santifica e benedici ogni cosa, perché tu sei santo in ogni tempo, e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Conclusione

O Dio, abbi pietà di me peccatore. Per tre volte.
Abbi pietà di me, o Dio, che sono miserabile e peccatore.

Tu sei il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, + uno e trino, il Signore nostro: dona la vita eterna ai defunti, riposo alla mia anima e la forza per vivere nel tuo Nome, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen. 

mercoledì 10 agosto 2016

La parrocchia in un vagone

Mentre girovagavo sul web alla ricerca di novità da proporre ai Lettori, mi sono imbattuto nella foto curiosa di una chiesa, ancora attiva, situata niente poco di meno che all'interno di un vagone riadattato e pulito, all'interno ammobiliato come si confà ad una chiesa. La classica cupola a cipolla e la croce trilobata non lasciano dubbi sulla posizione geografica della curiosa parrocchia: è sicuramente in Russia. 



Come ho scoperto grazie ad un aiutino esterno, si tratta della parrocchia dell'Icona della Madre di Dio Regina, a Niznj-Novgorod, fondata nel 2005 in attesa che, sul medesimo terreno, venisse edificata una chiesa dalle forme più tradizionali. A quanto pare, dopo undici anni, i fedeli ancora la domenica si presentano qui per ricevere i sacramenti, e sembra proprio che le fondamenta della << chiesa vera >> non siano state edificate. 


Come si nota, l'interno non ha nulla da invidiare a molte delle chiese ortodosse in Italia, basate sullo stesso principio del riadattamento di luoghi eterodossi o impropri.

Il sito della diocesi di Niznj-Novgorod presenta infatti una piccola pagina con il clero, il p. Alexander, e gli orari di culto. 

VISITARLA?
Nel caso siate a Niznj-Novgorod e vogliate visitarla la domenica mattina, la chiesa è sita in Medizinskaja uliza nr.18, essa si trova vicino alla fermata di Via Nartova, ci sono svariati autobus per passarvi (26, 28, 37, 51, 80, 85) e i tram 5, 13, 16, 19. 

lunedì 8 agosto 2016

Il Governo Ucraino domanda a Bartolomeo l'Autocefalia

Nonostante la politica del blog sia neutra, preferendo essere un portale generale piuttosto che schierato con una giurisdizione precisa - sia essa quella del blogger, come qualsiasi altra - mi sono permesso di tradurre l'articolo che segue, dal sito Edesknews, poiché potrebbe essere l'araldo di un evento epocale per la geopolitica ortodossa contemporanea

Il 16 giugno di questo anno, con un po' di ritardo invero, presento dunque il reportage di Edesknews, una agenzia di informazione ucraina in lingua inglese, la quale ha riportato la petizione del Parlamento ucraino al Patriarca Ecumenico Bartolomeo. 

Interno della cattedrale di san Vladimiro, a Kiev, del Patriarcato di Ucraina

I deputati della Verkhovna Rada, ossia il Parlamento della Repubblica Ucraina, hanno sottoscritto una petizione diretta a Sua Santità Bartolomeo, patriarca ecumenico, affinché prenda in considerazione l'Autocefalia della Chiesa ortodossa Ucraina - patriarcato di Kiev.
Il documento è stato firmato da 245 deputati, quando il numero minimo per la sua approvazione era stato fissato a 226. Nel dossier, il Parlamento ucraino chiede che venga annullata la disposizione ecclesiastica dell'anno 1686, attraverso la quale il Metropolita di Kiev fu posto sotto l'autorità del Patriarca di Mosca. I deputati sottolineano che è il tempo, per la Chiesa Ortodossa Ucraina, di venir considerata a pieno titolo una Chiesa Locale Autocefala, giacché vi sono i numeri e i mezzi per essere considerata tale. La Chiesa d'Ucraina - Patriarcato di Kiev ha cominciato a divenire importante nel 1992, mentre nel 1995 Filarete si proclamò Patriarca di tutta l'Ucraina. Nel 1997 fu scomunicato dalla Chiesa Russa. 

domenica 7 agosto 2016

Il paramento latino del manipolo: storia e sviluppi (Latinità Ortodossa)

Tradizionalmente, i latini vestono anche, fra i vari paramenti, il "manipolo", ossia una sorta di fascia che pende dal braccio sinistro. Anche i latini ortodossi ne fanno uso.

Il manipolo

Il manipolo, chiamato anche mappa, era parte dell'abbigliamento civile romano delle classi abbienti già in epoca pre-cristiana. Esso veniva usato come vestito di gala in occasione dei giochi, dove l'uomo più prestigioso lo alzava e lo muoveva per dar inizio alle corse dei cavalli. Venne poi la moda di usarlo come fazzoletto, in special modo nei banchetti. 

Quando la Chiesa lo adottò come parte dei paramenti di culto durante il pontificato di santo Stefano I (+257), il quale fu il primo a dare disposizioni sulle vesti sacerdotali, la funzione del manipolo era pratica: esso serviva per avvolgere i vasi sacri durante le processioni e asciugarsi le labbra dopo la Comunione, in una sorta di manutergio. San Silvestro I Papa (+335) decise che anche i Diaconi avevano accesso a tale paramento, e rimase di colore bianco tutto l'anno fino al secolo IX, quando in Inghilterra cominciò ad essere abbinato ai colori liturgici. Nel X secolo sono stati tramandate descrizioni di manipoli molto preziosi, con gemme, rifiniture d'oro e perfino piccole campanelle (1) e alcuni di questi esemplari sono il testamento del vescovo Riculfo di Helena (+915) donati al suo successore. Si capisce quindi che dal X secolo il manipolo perde il suo valore pratico, venendo sostituito da manutergi, palle, lini e le altre suppellettili sacre. 

Un manipolo tedesco del XIV secolo, al Albert&Victoria Museum di Londra.

Sebbene alcuni si sforzino di paragonare i paramenti latini sempre a qualche paramento greco, in questo caso il manipolo non ha alcun paramento speculare in Oriente, così come le sovrammaniche greche non l'hanno in Occidente. 

-------------------------
1) come il sakkos vescovile nei paramenti greci. 

FONTI

Church Vestments, their origin and development, Herbert Norris, Dover Publications, 2002 (link qui)

Sacred Vestments, T. H. Passmore, Sampson Company, 1899. (pdf qui)