giovedì 29 settembre 2016

Il miracolo Eucaristico di sant'Odo di Canterbury

Dal sito True Western Orthodoxy apprendiamo di un miracolo eucaristico accaduto a sant'Odo di Canterbury (+958). La fonte storica è la Vita di sant'Osvaldo, del chierico Byhrferth di Ramsey (+1020): dal momento che sant'Osvaldo di Worchester era nipote di Sant'Odo, lo scrittore non tralasciò questo avvenimento epocale nella biografia del santo

Un giorno, mentre sant'Odo celebrava una Messa pontificale al Grande Re (ossia a Dio, ndt), celebrando la Pasqua dell'Agnello glorioso (1), lo stesso Agnello Mistico decise di consolare il degnissimo ministro col miracolo che narrerò in queste pagine. Dopo aver cantato il Vangelo e aver offerto i Doni (2), quando l'anima di sant'Odo fu abbondante compunzione e gli occhi scoppiavano in lacrime, sentimenti che accadono spesso ai veri e fedeli cultori di Dio, l'amico fidato del Redentore (sant'Odo) iniziò con le sue mani illibate a toccare i divini Misteri. E nelle sue mani si ripropose l'antico miracolo ai nostri giorni: una goccia di sangue gli gocciolò dalle mani, giacché teneva fra le dita il Corpo di Cristo. Vedendo chiaramente tutto ciò coi propri occhi, si meravigliò, la mente era impaurita, lo spirito in subbuglio. Subito, il vescovo chiamò uno dei suoi assistenti per mostrargli il miracolo (3). E il prete chiamato disse a sant'Odo: "Rallegrati, padre reverendo, che sei stato benedetto da Dio Padre onnipotente a vedere coi tuoi occhi il Corpo di Colui che è sopra tutte le cose: l'Unigenito è onorato in te. Ma ti prego, padre, prega l'ineffabile potenza del Signore che torni alla sua forma primitiva (4)." Dopo che sant'Odo ebbe domandato quanto era stato chiesto, si rialzò (che aveva pregato in ginocchio, ndt), e il corpo (di Cristo) era tornato alla sua forma primigenia,  Esultando, vide che tutto era tornato normale ai suoi occhi. Conclusi i riti, chiamò le vedove, i poveri, gli orfani e i pellegrini dando una grande festa per il miracolo che era accaduto. E così avvenne che il capo della regione di Kent si cibava di banchetti spirituali, al suo popolo diede da mangiare il cibo terrestre.
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NOTE

1) La liturgia domenicale viene spesso chiamata "la piccola Pasqua". In accordo con questo significato, l'anniversario di Battesimo, nell'antico Occidente ortodosso, veniva chiamato "pasqua battesimale" e colui che compiva l'anniversario doveva recarsi in chiesa, prender comunione e solitamente riceveva un dono. 

2) Dopo la processione del Grande Ingresso. 

3) L'antica costruzione delle chiese latine, simile alle greche attuali, prevedeva parimenti tanto una barriera (il pluteo) sia la tenda tirata durante la recita del Canone eucaristico, di modo che i fedeli non potessero vedere la Consacrazione, la quale era anche recitata a bassa voce. Inoltre, solo il sacerdote stava presso l'altare: il clero di grado minore, per rispetto, si teneva a debita distanza.

4) Il prete, pensando alla folla dei fedeli, non volendo turbarli, chiede al santo di trasformare la carne del Signore di nuovo nella sua forma di pane. 

lunedì 26 settembre 2016

La Chiesa Greca si scontra col mondo moderno

Il sito Pravoslavie.ru ha pubblicato un articolo sul Metropolita Alexandros di Mantinea e Kynouria, il quale si sarebbe macchiato di omofobia, e dovrà rendere conto delle sue parole dinnanzi ad un tribunale. 


il Metropolita Alexandros

Nell'Aprile 2016 il Metropolita ha parlato contro il Parlamento greco a causa dell'adozione della legge sulla Convivenza libera. "Il peggio di tutto è che il Parlamento ha votato leggi che permettono la depravazione e il matrimonio per le coppie del medesimo sesso": parlando dei sodomiti, Sua Eccellenza Alexandros avrebbe detto che sono condannati dalla natura e dalla società stessa, che prega per loro che si redimano e alla domanda "vi sono rappresentanti di questa minoranza sessuale nella Chiesa"? il metropolita greco ha risposto: "se vi fossero, andrebbero allontanati". 

Pare dunque che, alla fine, anche l'ortodossa Grecia debba fare i conti col mondo moderno: nel paese nel quale, fino a pochi anni fa,  sulla carta d'identità veniva scritto se si era ortodossi o meno, e dove i sacerdoti avevano lo status di ufficiale pubblico, pare stiano cambiando molte cose.

Come si adatterà la Chiesa di Grecia al corso che pare prendere lo Stato?  

Due miracoli Eucaristici nel Vicino Oriente (S. Giovanni Mosco)


Il beato schimoforo Giovanni Mosco (550-619) fu un monaco, nato in Damasco, autore di due libri, Il Prato Spirituale e Giovanni l'Elemosiniere, visse nella lavra di san Teodosio il Cenobiarca, nel deserto di Giuda (in Palestina).  Per il suo rigore ascetico fu chiamato << l'Astemio >> (o enkratìs), e viaggiò molto negli ultimi anni di vita, visitando il Monte Sinai e il Mar Morto nel 583, ma dedicandosi a visitare Antiochia e l'Egitto nel 607, e Roma, nella quale morì nel 619 durante la visita.  In una versione inglese del suo libro Il Prato Spirituale, troviamo raccontato questo aneddoto circa un antico miracolo eucaristico in Cilicia


una icona del santo monaco Giovanni Mosco (Ιωάννης Μόσχος ) 

CAPITOLO XXIX - Un miracolo della divina e santa Eucarestia 

Circa trenta miglia da Egina in Cilicia vi erano due stiliti che vivevano a sei miglia l'uno dall'altro. Uno di essi aveva sempre creduto nella Fede apostolica e universale, l'altro si era lasciato corrompere dalle dottrine malate di Severiano, e in molti modi denunciava i suoi colleghi cattolici. Ispirato da Dio, lo stilita cattolico domandò se fosse possibile ottenere una particola della Comunione dell'altro stilita. Pieno di gioia, l'altro, convinto di aver convertito il cattolico, spedì la particola immediatamente e senza esitazione. Lo stilita cattolico subito pose la particola dell'eretico in un vaso pieno d'acqua bollente, nella quale ben presto la particola si disintegrò. Dopo di ciò, (lo stilita cattolico) condusse con sé anche la Comunione della Chiesa Cattolica e la mise nel medesimo vaso: immediatamente l'acqua divenne fredda e l'Eucarestia si mantenne dura e intatta. Con zelo lo stilita la tenne con sé, mostrandola ai visitatori che passavano. 

CAPITOLO XXX - nella vita di Isidoro, un monaco di Cipro 

Dade è il nome che viene dato al polo commerciale di Cipro, e là vi è in un monastero chiamato Filoxene. Quando lo visitammo, incontrammo un monaco da Melitinensis di nome Isidoro, e abbiamo visto come fosse sempre triste e piangesse senza posa. Le persone gli chiedevano di raccogliersi e moderarsi, ma egli non poteva. "Io sono il più grande fra i peccatori, fin dall'alba dei tempi" soleva ripetere. "Certamente siamo tutti peccatori, tranne Iddio solo" gli rispondemmo. 
"In verità vi dico, fratelli..." così cominciò a parlare, "E' impossibile trovare qualcuno più peccatore di me su questa Terra, e lo affermerete anche voi se conoscerete la verità. Vi chiedo solo di pregare per me, dopo che avrete udito il mio peccato. Quando vivevo ancora nel mondo, ero sposato, e sia io che mia moglie seguivamo gli insegnamenti erronei di Severiano, e un giorno capitò che tornai a casa e non vi trovai mia moglie: mi era stato detto che era da una sua vicina, e  era recata da questa donna cattolica a prender Comunione (1). Io corsi in fretta da lei ma vidi che già si era comunicata, così la presi per la gola, affinché vomitasse la particola della comunione cattolica. Dopo presi la Comunione e la gettai dove si tiene lo sterco. Poco dopo, notai come (la particola) fosse diventata brillante e luminosa. Dopo due giorni, e non sto mentendo, mi apparve un uomo vestito quasi alla maniera degli etiopi, il quale mi disse: 
- io e te siamo condannati alla stessa punizione. 
- chi sei, dunque - gli chiesi.
- Io sono colui che picchiò il volto di Colui che tutto fece, il Signore nostro Gesù Cristo."
Concluso il racconto, ancora lacrimante, aggiunse: "è per questo che non posso fermare il mio pianto, per ciò che feci". 

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NOTE
San Giovanni Mosco è venerato il giorno 11 (24) marzo. 

1) Nei primi secoli la Divina Eucarestia poteva essere richiesta e condotta a casa, e consumata nei giorni feriali. Ancora nel VI secolo, quando visse san Giovanni Mosco, poteva esser viva in alcuni luoghi questa pratica, scomparsa definitivamente nel VII secolo quando la massificazione del Cristianesimo divenne totale, con l'aumento iperbolico di profanazioni e "indegni" che si avvicinavano al Calice. 

sabato 24 settembre 2016

I Canoni Ecclesiastici del sinodo di Re Edgar (+975)

Re Edgar di Inghilterra, morto nel 975, indisse un Concilio nel 959 per la sua incoronazione, nel quale trattò di faccende laiche ed ecclesiastiche, compilando i seguenti canoni per il clero inglese, che ho ritenuto essere utili e interessanti come qualsiasi altro canone di un sinodo locale

CANONI DEL SINODO ORDINATO DAL PIO RE EDGAR IL PACIFICO, SOVRANO DEGLI ANGLI E DEI SASSONI, IMPERATORE DELLA GRANDE BRETAGNA 


SULLA DILIGENZA DEL CLERO

Canone I. Ordiniamo che i chierici svolgano con diligenza il loro ministero a Dio e il loro servizio, che intercedano per tutto il popolo cristiano, che siano fedeli e devoti ai loro superiori, e unanimi nelle decisioni per il bene comune e per il proprio bene, così che siano utili tanto al mondo quanto a Dio, e siano fedeli anche al loro signore terreno (il re). 

Canone II. Che i chierici portino rispetto gli uni agli altri, quelli di grado inferiore obbediscano ai superiori e i superiori amino gli inferiori, istruendoli. 

SUL MODO DI TENERE I SINODI

Canone III. Ad ogni Sinodo, che tutti abbiano libri e paramenti a sufficienza, con l'inchiostro sufficiente e la pergamena per annotare le nuove istruzioni, in una fornitura per tre giorni. (1)

Canone IV. Che ogni sacerdote abbia il suo chierico al Sinodo (2), un uomo ordinato quale suo attendente: nessuno di indiscreto o che ami la folla, così che tutto proceda in ordine nel timore di Dio Onnipotente. 

Canone V. Che ogni sacerdote fornisca informazioni al sinodo, su tutto ciò che gli compete o che è accaduto di grave, se è stato abusato di lui o altro; e siate tutti voi come uno solo, e i suoi torti siano come se fossero vostri: che tutti trovino soddisfazione, e il vescovo amministri (la giustizia). 

Canone VI. Inoltre, ogni sacerdote renda conto se vi sono dei peccatori nella sua chiesa contro Dio, o se qualcuno è caduto in crimini mortali che il sacerdote stesso non può assolvere (3), e che gettano scompiglio fra gli uomini del secolo. 

DELLE NORME SULLA VITA E LA FORMAZIONE DEI SACERDOTI

Canone VII. Nessuna diatriba fra sacerdoti sia gestita da uomini laici, ma che la legge sia arbitrata da altri chierici, o la causa sia portata dinnanzi al Vescovo, se ne sorge la necessità. 

Canone VIII. Che nessun sacerdote abbandoni di sua spontanea volontà la chiesa nella quale fu benedetto a esser prete e sposato (4).   

Canone IX. Nessun sacerdote interferisca sulla vita di un altro sacerdote riguardo la vita della parrocchia, della cattedrale o del modo di condurre i negozi (5), o qualsiasi cosa gli appartiene.

Canone X. Nessun sacerdote riceva un allievo (6) senza il permesso degli altri che prima lo mantenevano. 

Canone XI. Ogni sacerdote insegni con diligenza le arti manuali. (7). 

Canone XII. Che nessun sacerdote si permetta di rimproverare un altro prete dandogli dell'impreparato, ma che lo riformi, se possibile. 

Canone XIII. Che nessun sacerdote di sangue nobile consideri i sacerdoti nati dal popolo come inferiori, perché va giustamente considerato che tutti gli uomini hanno una origine comune. 

Canone XIV. Ogni sacerdote riporti con dovizia i propri conti, che non sia considerato un mercante avaro. 
SUI SACRAMENTI E LA VITA CRISTIANA

Canone XV. Che il sacerdote battezzi i neonati non quando viene domandato, ma nel giro dei trentasette giorni  e che nessun bambino rimanga troppo a lungo senza cresima. (8)

Canone XVI. Tutti i sacerdoti si dedichino con industriosità all'estirpazione del paganesimo, come ad esempio il culto dell'acqua alle fontane, la negromanzia, gli incantesimi augurali, i cosiddetti "lenitivi", la prestidigitazione, l'adorazione di false credenze (9), le quali conducono gli uomini nei boschi ad adorare le pietre o gli alberi: e costoro svolgono falsi esorcismi senza averne l'autorità. 

Canone XVII. Che tutti i cristiani abituino con diligenza i propri figli al cristianesimo, insegnandogli il Padre Nostro e il Credo. 

Canone XVIII. Che tutti smettano di cantare le canzoni pagane e praticare sport diabolici nei giorni di festa. 

Canone XIX. Di Domenica, tutti si astengano dai mercati e dal presentare cause ai tribunali di Contea. 

Canone XX. Che tutti si astengano da letture pagane, mode assurde e tagli di capelli scandalosi.

Canone XXI. Che gli uomini abbandonino le concubine per contrarre giuste nozze. 

Canone XXII. Che tutti i buoni cristiani siano esperti nel recitare il Credo e il Padre Nostro, se vogliono essere ricordati nelle oblazioni della Messa o avere una tomba consacrata. perché chi non è buon cristiano non può domandare di portare altri a battesimo (fare da padrino, ndt), né domandare alcunché al vescovo, se prima non impara. 

Canone XXIII. Non accadano duelli o violenze fra uomini durante giorni di digiuno e giorni di festa.

Canone XXIV. Nei giorni di digiuno e nei giorni di festa sia proibito il gioco d'azzardo.

Canone XXV. Ogni uomo si astenga dal giacere con la propria moglie nei giorni di digiuno e di festa stabiliti. 

Canone XXVI. Che i sacerdoti tengano le proprie chiese con ogni onore e rispetto, per i servizi santi e per nessun'altra cosa. Che nessun sacerdote permetta di bere o giocare o lavorare all'interno della chiesa, e non permetta che gli animali vi entrino. 

Canone XXVII. Che nulla di impuro venga condotto in chiesa.  

Canone XXVIII. Che solo gli uomini molto preparati veglino in chiesa (fuori dagli orari stabiliti), giacché non accada nulla di sconveniente. 

Canone XXIX. Che nessuno venga sepolto in chiesa, a meno che non fosse un virtuoso riconosciuto da tutti come tale, e che sia dunque degno di una tal sepoltura. (10)

Canone XXX. Nessun sacerdote si azzardi a celebrare un Officio in casa, ma solamente dentro una chiesa consacrata, se non per la malattia grave di qualcuno (11). 

SUL MODO DI CELEBRARE LA DIVINA LITURGIA

Canone XXXI. Nessun sacerdote si azzardi a celebrare Messa sopra un altare non consacrato. 

Canone XXXII. Nessun sacerdote celebri la Messa senza libro, ma che il Canone Eucaristico sia bene dinnanzi ai suoi occhi, così da non commettere errore. 

Canone XXXIII. Ogni sacerdote celebri la Messa sopra un corporale (12), indossi un amitto sotto il proprio camice, e vesta tutti i paramenti del suo grado in modo decente. 

Canone XXXIV. Tutti i sacerdoti siano diligenti nel possedere i Libri liturgici, e almeno uno completo. 

Canone XXXV. Nessun sacerdote celebri la Messa da solo, ma che ci sia sempre qualcuno a rispondere. (13). 

Canone XXXVI. Nessuno prenda Comunione se non ha compiuto il digiuno prestabilito (8 ore prima di prender Comunione), a meno che non sia in malattia grave. 

Canone XXXVII. Nessun sacerdote può celebrare più di tre Messe nello stesso giorno. 

Canone XXXVIII. Il sacerdote abbia sempre pronta la Comunione per coloro che la desiderano, e la conservi con cura, in modo che non diventi stantia o perisca. Se l'Eucarestia è diventata troppo vecchia e non può essere più tenuta da parte, venga bruciata in un braciere benedetto e le ceneri vengano poste sotto l'altare. Chi agisce diversamente sappia che pecca contro Dio. 

Canone XXXIX. Nessun sacerdote abbia la presunzione di celebrare la Messa se non possiede tutte le cose che riguardano il Sacrificio, vale a dire pane benedetto, acqua fresca e vino puro. Guai a coloro che celebrano senza osservare queste cose, perché sono come gli ebrei che mescolarono fiele e aceto per darlo da bere al Cristo. 

Canone XL. Nessun sacerdote si permetta di non consumare egli stesso l'Eucarestia durante la Messa, o che santifichi nuovamente ciò che è stato in precedenza santificato (14). 

Canone XLI. Se il Calice nel quale si offre (l'oblazione) è inutilizzabile, nessuno celebri il sacrificio in un calice di legno. 

Canone XLII. Tutte le cose che toccano l'altare o che appartengono alla chiesa siano sempre pulite e in ordine, e le cose sante siano con riverenza sempre in luoghi asciutti e nessuno vi si avvicini; un lume arda sempre in chiesa quando viene cantata la Messa. 

Canone XLIII. Nulla di ciò che è santo, cioè l'acqua, il sale, l'incenso il pane e tutto il resto venga trascurato.

ANCORA SULLA MORALE DEL CLERO 

Canone XLIV. Nessuna donna si avvicini all'altare quando la Messa è celebrata. (15)

Canone XLV. Quando si celebrano le Ore, che vengano comunicati gli Offici attraverso il suono delle campane, così che tutti sappiano, e che ogni sacerdote si attenga alle Ore, così che tutte le preghiere vengano offerte in timor di Dio, ad intercessione di tutti. 

Canone XLVI. Che nessun sacerdote sposato, e nemmeno un sacerdote monaco, vada in chiesa senza almeno la stola, a meno che non venga ordinato ministro senza veste (16), affinché il prestigio del sacerdozio non manchi. 

Canone XLVII. Nessuno lasci intonsi i propri capelli, né viene permesso che i chierici portino i capelli lunghi, né di portare la lunga barba, se non vogliano perdere la benedizione di Dio e di san Pietro, nonché la nostra (del re). (17). 

Canone XLVIII. Che tutti i sacerdoti siano concordi e uniformi nel calendario dei digiuni e delle feste, così che il popolo non sia disinformato o confuso. (18)

Canone XLIX. Che nelle feste si compiano delle elemosine, così da esser meritori dinnanzi a Dio.

Canone L. Che i sacerdoti siano concordi nell'usare le stesse pratiche in chiesa, mantenendo lo stesso ritmo (19) in modo da non confondere il popolo di Dio nel corso dell'anno. 

Canone LI. Che il sacerdote istruisca con diligenza i giovani, in modo da procurare loro un mestiere, così che possano essere utili alla Chiesa. (20). 

Canone LII. I sacerdoti devono tenere un sermone ogni domenica, e diano per primi il buon esempio.

Canone LIII. Nessun cristiano mangi sangue, in accordo alle Scritture. (Atti 15, Genesi 9, Canone Apostolico 63). 

Canone LIV. I sacerdoti ricordino sempre ai popolani dei loro obblighi verso Dio, come di consegnare le decime, di consegnare l'elemosine dell'aratro quindici notti dopo Pasqua, la decima degli animali giovani dopo Pentecoste, e i frutti nel giorno di Tutti i Santi. (21). 

Canone LV. I sacerdoti sempre lascino le elemosine ai poveri, e istruiscano il popolo a fare altrettanto.

Canone LVI. Quando si distribuiscono le elemosine, i sacerdoti cantino dei salmi, e sinceramente istruiscano i poveri di intercedere per il popolo con le preghiere. 

Canone LVII. I sacerdoti stiano in guardia dall'eccesso nel bere, e insegnino agli uomini altrettanto.

Canone LVIII. Nessun sacerdote ardisca d'essere un bardo, o un compositore di canzoncine, o un cantautore insieme ad altri uomini, ma in accordo con l'Ordine nel quale è entrato, stia in quiete e tranquillità. 

Canone LIX. Che i sacerdoti stiano lontani dai giuramenti, e insegnino a fare altrettanto. 

Canone LX. Il sacerdote non ami la compagnia delle donne ma sia fedele alla sua moglie legittima, che è la Chiesa.  (22). 

Canone LXI. Nessun sacerdote si permetta di dire falsa testimonianza, e non esser complici coi ladri. 

Canone LXII. Nessun sacerdote si permetta di declinare un invito o rompere un giuramento che ha fatto. 

Canone LXIII. Nessun sacerdote sia un cacciatore o un venditore ambulante, o un lettore ai dadi: piuttosto non stacchi mai gli occhi dal suo libro, come si confà al suo Ordine. 

Canone LXIV. Il sacerdote sia sempre ligio alla Confessione di quanti gliela chiedono, per il battesimo e la Comunione dei malati, nonché per la loro unzione qualora la chiedano, e dopo la loro dipartita li vesta con amore affinché alcuna indecenza accada al cadavere, e con dignità seppellisca i morti nel timor di Dio. 

Canone LXV. Ogni sacerdote abbia sempre da parte l'olio per il battesimo e l'olio per gli infermi, in modo da poter sempre promuovere il cristianesimo e Dio onnipotente lo ricompensi nel modo migliore. 

Canone LCVI. Ogni sacerdote sappia cosa dire quando si reca a prendere il Crisma, in merito alle preghiere per il Vescovo e per il Re. (23).

Così Sia. Amen. 

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NOTE  E COMMENTI AI CANONI

1) Come attualizzare questo canone e anche il successivo? che i Sinodi siano organizzati con diligenza. 

2) Si intende uno scrivano personale. Nella Chiesa Latina, il "chierico" è un grado generico degli Ordini Minori, che viene prima dell'Ostiariato, il quale svolgeva funzioni varie in chiesa e nel mondo laico, spesso come scrivano o precettore. 

3) Solamente il Vescovo può rimettere i peccati di Apostasia, "signoricidio" (omicidio del superiore), satanismo e simonia. 

4) L'ennesimo canone latino che tutela i sacerdoti sposati, a cavallo dell'anno Mille, testimonia la brutalità della riforma eretica di Gregorio VII.  In particolare, il canone lega il sacerdote alla chiesa nella quale è stato sposato e destinato a servire. 

5) Nell'originale compare la parola gildship, ossia "nel modo di condurre la gilda". E' risaputo che nelle chiese grandi e nelle cattedrali fossero (e sono) presenti numerosi negozi e produzioni, in genere miele, medicamenti, birra e vino. 

6) Nel Medioevo gli "allievi" o "scolari", cioè i futuri preti, venivano formati direttamente nelle parrocchie, essendo i seminari un oggetto sperimentale (esistevano solo a Parigi, Bologna, Roma e in pochissime altre località, come Costantinopoli) e gli allievi venivano mantenuti a spese della comunità che li formava. 

7) Un invito a non oziare. 

8) Il quarantesimo giorno dopo il parto avvengono le "purificazioni" della donna la quale veniva riammessa in chiesa con un rito particolare, e quindi anche il bambino doveva essere battezzato per quella data, di  modo che potesse stare in chiesa. Inoltre, come si vede, la cresima doveva essere amministrata prima possibile e non dopo anni. 

9) Vi era la moda nel passato nell'inventarsi quello che oggi è il vodoo: mescolare pratiche cristiane con altre pagane per dare l'illusione ai praticanti di essere "nella Chiesa". 

10) Si intende qui la prassi dei sepolcri all'interno delle chiese, abbastanza comuni in Occidente. 

11) Si intende l'Unzione degli Infermi e l'ultimo viatico. 

12) Il Corporale è l'antimension dell'Occidente. 

13) Il colpo di grazia alle "Messe private". 

14) Il sacerdote deve mangiare del corpo e sangue di Cristo, ed è quindi vincolato a tutte le pratiche di preparazione e al digiuno. Non per forza i parrocchiani che non sono tenuti a prendere parte dell'Eucarestia. 

15) Solo i maschi possono entrare in altare. 

16) I "ministri senza veste" erano i chierici senza ruolo, spiegati alla nota 2. Dato che si prevede la Stola per qualsiasi servizio liturgico, a maggior ragione si deve ritenere che la talare è l'abito quotidiano, così scontato da non venire neanche nominato. 

17) i capelli "tosati" cioè tonsurati, la nota chierica, erano una usanza romana diffusa un po' ovunque per differenziarsi da chi portava i capelli lunghi, cioè i barbari pagani o ariani. Per quanto concerne le barbe, la barba lunga era considerata un pericolo per la Messa - come se la barba potesse colpire il calice e rovesciare il contenuto. Ovviamente, questo canone non è vincolante in senso assoluto e va interpretato come un segno di dover rispettare e curare il proprio aspetto. 

18) Oggidì molto difficile, giacché le chiese ortodosse hanno ognuna un calendario diverso. 

19) In altre parole, che gli orari di culto non cambino molto spesso. 

20) Come già riferito nella nota 5, le chiese spesso possedevano terreni e negozi o opifici, risultando una vera e propria "piccola azienda". Oggigiorno il canone può essere interpretato con l'istruzione alla religione e al servizio in società, insegnando a combattere l'ozio. 

21) La Chiesa si manteneva con le offerte e le decime dei propri lavoranti, che come, abbiamo visto nella nota precedente, lavoravano nelle terre della Chiesa. 

22) Dato che al commento 4 abbiamo visto che il sacerdote è sposato, questo canone chiama alla continenza verso le persone, amici, parenti, e di non preferire loro al servizio divino. 

23) Un incitamento a conoscere le formule d'etichetta e i riti speciali in quelle occasioni. 

venerdì 23 settembre 2016

Mosca e Roma: siglato nuovo accordo extra-ecclesiale (news)

Il sito cattolico-romano Catholic Herald e il sito ufficiale del patriarcato di Mosca ci informano che la commissione riunitasi a Chieti (Italia) fino a ieri, 22 settembre, ha prodotto risultati positivi (per gli ecumenisti) dal momento che è stato approvato un documento comune in materia di "primato e sinodalità nel servizio d'unità della Chiesa". 


una foto ufficiale dell'incontro di Chieti, dal sito del patriarcato di Mosca.

E' emerso che, a quanto pare, i maggiori ostacoli alla comunione fra cattolici e ortodossi russi sono rappresentati dalla visione diversa della struttura sinodale (che sorpresa) e dal primato del Papa (uh. un'altra sorpresa). Hilarion di Volokolamsk, capo dipartimento delle relazioni estere del Patriarcato di Mosca, ha detto che "il documento verrà pubblicato quanto prima". La Chiesa Ortodossa di Georgia ha espresso disaccordo su molti punti del documento e le obiezioni georgiane sono state riportate come note ai testi. 

Il Patriarcato di Mosca ha chiesto che al prossimo meeting si parli finalmente dell'Uniatismo. 

La visione di san Molaise sui demoni dell'Aria e l'Inferno

Scopriamo la visione di san Molaise (in inglese) riguardo una battaglia fra i demoni del sotto-cielo e le anime dei defunti. San Molaise, conosciuto anche come san Lairsrén, fu abate di Old Leighlin in Irlanda, e morì nel 639 d.C. Lo schema, come abbiamo potuto vedere anche con la visione di san Fursa e con quella di Teodora, nonché con numerose altre, è il medesimo, il quale ci deve convincere della sincerità della Scala della Prova.


particolare del giudizio dell'anima dopo la morte, la difesa angelica, al monastero di Rila (Bulgaria)

L'INCONTRO CON L'ANGELO

Una volta, Laisrén si stava recando presuntuosamente a Cluain al fine di purificare Cluain Chàin, una chiesa nel distretto di Connaught. Dopo aver digiunato tre volte per tre giorni mentre purificava la chiesa, e alla fine del terzo giorno fu sopraffatto da un sonno repentino dentro l'oratorio, e nel sonno udì una voce che gli intimava di alzarsi, ma non si mosse. Dopo che ebbe udito una seconda chiamata, alzò la testa e si fece il segno della croce sul volto. Vide tutta la chiesa immersa nella luce, benché fosse notte. Fra il presbiterio e l'altare c'era una figura splendente. "Vieni verso di me" disse ancora quell'essere, e il corpo del monaco dalla corona (cioè dai capelli) fino alla sola (delle scarpe) si scosse tutto: e d'un tratto la sua anima vide il suo corpo e la chiesa aperta sotto il cielo, e due angeli prendere la sua anima per risalire. Una schiera di angeli venne a incontrare l'anima.

INCONTRO COI DEMONI

Eppure anche altri ospiti erano là presenti. C'era un demone dai capelli e dagli arti di fuoco, e altre creature di forme differenti. Alcuni erano neri con forconi di fuoco nelle mani, e altri erano marroni con delle frecce di fuoco. Altri erano di forma ispida, con capelli di fuoco e giavellotti nelle mani. Queste tre bande di demoni formano un solo gruppo che tenta di rubare l'anima agli angeli. Uno di questi demoni iniziò a parlare e tutto d'un fiato raccontò l'intera vita di peccato dell'anima, fin dalla sua nascita. E il demone non disse nulla di ciò che era stato confessato a suo tempo ad un confessore.
Uno dall'esercito di Angeli rispose al demone in tal guisa: "Ora che hai dato la tua carica, abbiamo finito." E il demone rispose: "non detto che l'essenziale: mica ho finito." "la tua carica non può farci alcun male, dal momento che prima di lasciare il corpo si era confessato ed ha espiato la penitenza datagli dal prete: tu non hai parte di quest'uomo." spiegò l'Angelo. Ma il demone tornò alla carica dicendo: "se la parola di Dio è vera, non posso lasciarti quest'uomo. giacché non si è fatto bambino come gli fu comandato, e fu detto: se non vi fate piccoli come bambini, non entrerete nel regno dei Cieli". (1
LA VISIONE DELL'INFERNO

"La parola di Dio è certamente veritiera" rispose l'Angelo, "E infatti quest'uomo non verrà con voi né con noi oggi, perché darà avviso di quanto ha visto qui e vedrà in Paradiso ai suoi amici. Ora lasciateci". E subito, i demoni se ne andarono. L'Angelo che aveva parlato si avvicinò ai due che avevano condotto l'anima e disse loro: "adesso, Laisrén vedrà l'inferno". Fu condotto lontano e gli sembrò di spendere un giorno, dall'alba al tramonto, e vide una fossa, come una bocca dentro una grotta fra due montagne, Essi percorsero quella grotta per molto tempo finché non raggiunsero un'alta montagna nera, prima della bocca dell'inferno, e una grande valle più in alto di quella montagna. Quella grotta era la porta dell'inferno, e il suo portico. Giunto all'inferno stesso, (Molaise) vide un mare di fuoco con vento e onde inspiegabili, e vide le anime immerse in quel mare, con le loro teste fuori da esso. Essi si lamentavano e gemevano, piangendo senza posa nei secoli. Ad alcuni uscivano lingue di fuoco dalle narici, ad altri dalle orecchie, ad altri dalle bocche. Ad alcune di queste anime, i demoni infilavano i forconi in bocca e Laisrén volle conoscere le differenze dei tormenti. L'Angelo rispose che coloro i quali ricevevano i forconi in bocca erano i blasfemi e i bugiardi. 

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NOTE

1) E' risaputo che i demoni citano le Scritture distorcendone il significato o interpretandolo come pare loro per condannare gli uomini. 


Ravenna e Roma - la lotta per l'Autocefalia

La giurisdizione della Chiesa di Roma ebbe sempre maggior potere in Italia, dove esistevano altre autocefalie, quali Milano, Aquileia, Benevento e Ravenna, Ecco il caso nel quale Ravenna seppe resistere alle richieste pontificie di cedere sovranità ecclesiastica, raccontato dal sacerdote Agnello di Ravenna (+846) nel suo libro Cronaca dei Pontefici di Ravenna, pag. 229-231. Per pontefices, i latini intendevano generalmente vescovi, corrispondente del greco "gerarchi". 


L'Arcivescovo Mauro che riceve i "privilegi" (cioè l'autocefalia) dall'Imperatore Costantino IV.

E' successo al tempo dell'episcopato di Mauro (1) che vennero dei legati da Roma, dicendogli di portarsi all'Urbe, giacché volevano sottomettere (Ravenna) al dominio di Roma (2).  Dopo aver ricevuto l'epistola e averla letta, Mauro così rispose ai delegati della Sede Apostolica: "che cercate di fare? Non c'è forse un accordo fra di noi, perché lui tenti di sollevare difficoltà contro la mia Chiesa? Egli (il papa di Roma) ha il patto firmato da me (3), che mantenga il suo, così che tutto ciò che è stato firmato dai suoi sacerdoti e dai miei sia mantenuto. Eppure ha scritto le sue lettere per voi stessi: io non obbedisco a quest'ordine. Ritornate da colui che vi manda e riferite quando ci siamo detti." 

Dopo aver udito i suoi ambasciatori, il papa (4) indignato ha scritto una lettera di suo pugno, minacciando la sede ravennate di anatema, scrivendo che se l'Arcivescovo Mauro non si fosse presentato a Roma, gli avrebbe impedito di cantare Messa, né alcuno avrebbe potuto fargli obbedienza o concelebrare all'altare con lui, né offrire alcun rito in suo onore o per la sua salute. 

Tuttavia, il santo vescovo Mauro era un uomo audace che non voleva certo finire nelle catene dei giudei e venir gettato fuori dal Regno di Dio. Pertanto, dopo che ebbe ricevuto i legati del papa e con molta rabbia ebbe letto la proclama papale, scrisse una seconda lettera identica all'anatema papale, proibendo al vescovo di Roma di cantar Messa, e l'ha inviata a Roma per mezzo dei suoi stessi ambasciatori. 

Dopo aver chiesto nuovamente a san Mauro di presentarsi a Roma, non ricevendo risposta, il Papa ha inviato dei legati a Costantinopoli presso l'Imperatore, affinché egli obbligasse l'Arcivescovo Mauro a presentarsi dinnanzi a lui al Consiglio, raccontando come egli (Mauro) si fosse permesso di inviare ordini al suo legittimo signore (Il papa). Ma in quel giorno i nostri obblighi sono morti, giacché non furono più offerte oblazioni per Mauro a Roma, e per il papa qui (5). Ma ogni giovedì, dopo i Vespri, i sacerdoti, i diaconi e i suddiaconi, invitando il segretarium, si dividono una pagnotta con delle salsicce e del vino, e il più alto in rango fra i preti dice: Il Signore Dio dia la vita eterna a colui per la cui memoria abbiamo mangiato questo cibo. E gli altri rispondono: così sia. E dopo si ritirano (6). 

Nell'ora della sua morte, san Mauro di Ravenna chiamò a raccolta tutto il suo clero, piangendo davanti a loro e chiedendo loro perdono dicendo: "io ora entro nel cammino della morte, ma vi chiamo testimoni e vi prego, non sottoponete mai Ravenna al giogo romano, votate un pastore per voi stessi, e consacratelo per mezzo dei nostri stessi vescovi. Che sia l'Imperatore a mandarvi il pallio (7), perché il giorno in cui sarete sotto Roma, sarete rovinati e non sarete più voi stessi." Proferendo queste parole, (Mauro) morì, e fu sepolto nel nartece della basilica del beato Apollinare, in un sepolcro meraviglioso. 

EPILOGO

Alla morte del vescovo Mauro, sotto il suo successore Reparato (671-677), la comunione fu ristabilita con Roma, e l'autocefalia di Ravenna non cadde. Nel 751 l'Esarcato bizantino di Ravenna fu distrutto dai Longobardi che conquistarono la Pentapoli, e anche se il prestigio della sede ravennate non venne mai meno (si pensi a Giovanni X, papa nel 910, già vescovo di Tossignano, che era una suburbicaria di Ravenna). L'Autocefalia fu, di fatto, dimenticata.  

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NOTE AL TESTO (non presenti nel testo originale) 

1) il vescovo Mauro governò la Chiesa ravennate dal 642 al 671, anno della morte. 

2) Si intende la giurisdizione ecclesiastica.

3) Probabilmente il riconoscimento dei Dittici. 

4) Probabilmente Teodoro I, morto nel 649. Le dispute sul riconoscimento dei Dittici, ossia della preminenza di una sede vescovile piuttosto che un'altra, si presentavano alla morte dei papi e dei patriarchi. 

5) Il sacerdote Agnello scrive da una prospettiva della Chiesa di Ravenna, dicendo come, tagliati fuori dai Dittici, i due presuli non si riconoscono più a vicenda, e si accinge ora a narrare un aneddoto. 

6) I pasti commemorativi, dei quali le kolive sono un ricordo, erano preceduti da preghiere e inni, ed è evidente che il clero qui riunito pregava per il papa di Roma e per il vescovo di Ravenna, nonostante le diatribe giurisdizionali, li considerava entrambi parte della Chiesa. 

7) Il pallio, una sorta di omoforion, era il segno dell'arcivescovato e dell'autonomia di una Chiesa. Di solito veniva concesso da Roma nelle terre d'Occidente. 

PS. il prete Agnello di Ravenna considera Mauro un santo, così come considera santo anche l'Imperatore bizantino Costantino IV che concesse l'autocefalia, sebbene nessuno dei due sia presente nei martirologi più diffusi né nei sinassari greci. Evidentemente, esisteva un calendario ravennate andato perduto. 

giovedì 22 settembre 2016

Stars Wars: una prospettiva cristiana è possibile?

Da fan della saga, dovevate prima o poi aspettarvi un articolo di tal guisa. Dunque, credo (spero) che tutti sappiate, almeno in linea generale, quale sia la storia di Guerre Stellari: durante una Maratona Star Wars coi compagni di merende, ci siamo messi a discutere se Guerre Stellari potesse essere visto in una ottica cristiana.. Per chi non conoscesse le premesse, vediamo quali sono le basi su cui poggia l'universo di Star Wars.

Background culturale di Guerre Stellari

La storia si presenta subito come metafisicamente ispirata. Una entità spirituale nota come la Forza vive e regge l'universo, ma non è un Dio nel senso cristiano ( o monoteista) del termine, giacché la Forza non è onnipotente ma anzi può essere manipolata tanto dai buoni come dai malvagi, padroneggiandola per compiere il bene o a fini egoistici. Varie razze e civiltà convivono più o meno pacificamente nei vari sistemi solari in contatto fra loro, in un universo di alta tecnologia con viaggi spaziali e armi avveniristiche convivono tribù paleolitiche e civiltà assai evolute. 

I Jedi e la Forza

I Jedi sono una bella mistura di templarismo, monachesimo shaolin e altre tendenze guerriere. Celibi, dedicati alla "guerra per i deboli" contro coloro che minacciano la pace, si vestono da monaci (le battute sul padre Pio jedi si sprecano) e, bonariamente, sono i "buoni" della saga: usano la Forza per compiere il bene, dimostrando abilità fuori dal comune che vanno dalla telecinesi al possesso della mente altrui. I loro alter ego malvagi sono i Sith, una sorta di setta che vede nella Forza il mezzo per il raggiungimento di un sempre maggior potere e per il soddisfacimento dei propri desideri. Ma la Forza, dopotutto, è catalogabile religiosamente? a cosa somiglia? onestamente, l'unica autentica informazione teologica che emerge nei film è rappresentata dai midiclorian, ossia le particelle senzienti della Forza che vivono in ogni creatura dell'Universo, e che sono il veicolo della Forza stessa usata dai Jedi. Solo un corpo umano che naturalmente possiede molti midiclorian può essere addestrato per diventare Jedi: una sorta di predestinazione ad essere un "guardiano" dell'Universo. Sebbene il saluto Jedi più comune, che la Forza sia con te, è palesemente un remake spudorato della formula liturgica latina "che il Signore sia con te", il concetto di Forza è manchevole di ogni connotazione deistica, perdendosi più in un vago spiritualismo panteista: l'impotenza della Forza nell'essere assoggettata dai malvagi è lontana da ogni idea che gli uomini hanno di Dio quale essere estremamente superiore. 

La storia di Darth Pleguis il Saggio (cfr. Star Wars: la vendetta dei Sith) 

L'unico accenno ad una sorta di "Cristo" (da prendere estremamente con le pinze) e proposto in una visione assolutamente negativa è rappresentato dalla storia di Darth Pleguis il saggio, un Sith - dunque connotato come malvagio - che << possedeva una tale conoscenza della Forza da poter assoggettare i midiclorian a creare addirittura la vita. >> così lo presenta infatti il senatore Palpatine, un sith che agisce nell'ombra delle Cancellerie del Senato spaziale, al suo discepolo Anakin, il jedi che gioca un po' troppo fuori dalle regole. Palpatine continua: << Darth Pleguis insegnò al suo apprendista tutto ciò che sapeva: ed egli lo uccise (...) ironia della sorte, salvò altri dalla morte, ma non salvò se stesso. >>un eco così potente dei giudei che sbeffeggiano il Cristo in croce << ha salvato gli altri, salvi se stesso >>; (Marco 15:30-40) è difficile da trovare. Non c'è tuttavia la resurrezione di Darth Pleguis: e come può risorgere, se è un malvagio? 

Anakin Skywalker, "il Prescelto" 

Alla fine, ai fans più accaniti risulterà quanto mai evidente che l'intero corpus di Guerre Stellari non è altro che la nascita, la crescita interiore, il dramma, la violenza e la redenzione di Anakin Skywalker, << colui che porterà equilibrio nella Forza >> (cfr. Star Wars: la minaccia fantasma). Mai una vita umana è stata analizzata nei più profondi dettagli in una saga cinematografica. Anakin, schiavo bambino liberato dal maestro Quai Gon prima della sua morte, cresce al Tempio dei Jedi dove apprende con rapidità l'uso della Forza, giacché secondo Quai Gon è proprio "il prescelto", colui che annienterà i Sith per sempre. Anakin dimostra una buona padronanza della tecnologia (la "falegnameria del futuro") è nato da una madre senza che questa avesse consumato un rapporto sessuale, probabilmente grazie ad un assemblaggio spontaneo di midiclorian (uuuh un parto virginale? Chissà chi ci ricorda...). Una sorta di Salvatore, insomma. Tuttavia, la rigidezza delle regole di vita Jedi sono per Anakin un impedimento: sogna la gloria, l'amore (si sposa segretamente) carnale, la potenza e il rispetto. Tutte cose che ai Jedi sono (dovrebbero) essere precluse. Infatti, nei film si nota bene come i Jedi sono di fatto una autorità ormai politica piena di privilegi e potere, e molti nel Senato ne sono sconcertati. Il senatore Palpatine, il gran signore dei Sith, trama nell'ombra per rovesciarli e usa il malcontento dei politicanti e il carattere di Anakin per sobillare una rivolta e proclamarsi Imperatore: con la promessa di insegnare l'arte della vita di Darth Pleguis allo stesso Anakin - il quale prevede la morte della propria moglie - il sith Palpatine corrompe definitivamente Anakin il quale guida i soldati della Repubblica interstellare (ormai controllati da Palpatine) allo sterminio dei Jedi. Corrotto dal Lato Oscuro, Anakin ferisce la stessa moglie Padme e rischia la morte combattendo contro il suo primo mentore, il Jedi Obi Wan: Anakin, in una sorta di ironia nera, è colui che provoca la morte dell'amata moglie nel tentativo di apprendere il Lato Oscuro per salvarla. Divenuto Darth Fener, il discepolo prediletto di Palpatine, Anakin si dedica al co-governo di una galassia assoggettata ai Sith, e il ricordo della Forza sembra svanire. 

In foto: il giovane Anakin ancora non corrotto dal Lato Oscuro della Forza. Si nota una certa moda "francescana". 

Teologicamente, Anakin pare la morte del cristianesimo: un "salvatore" accreditato che si lascia corrompere e perde la sua missione, divenendo ciò che aveva giurato di combattere. Tuttavia, i figli di Anakin-Fener,  Leila e Luke, nati da Padme morente, lo combattono una volta cresciuti. I Jedi non sono scomparsi, ma alcuni scamparono all'eccidio di vent'anni prima, fra i quali i maestri Obi Wan Kenobi e Yoda, i quali istruiscono Luke (che ereditò dal padre la padronanza della Forza) ad essere un Jedi. Quando uno dei generali dell'Impero, parlando dei Jedi, li ritiene dei visionari sovversivi (cfr. Star Wars: una nuova speranza), Darth Fener lo interrompe dicendo di "non deridere il potere della Forza", ricordandosi forse del passato glorioso che ha contribuito a distruggere. Nel corso del sesto episodio della saga, Fener si rende conto di essere nel torto e uccide il suo mentore Palpatine, rimanendo mortalmente ferito nel suo duello con l'Imperatore sith. Ecco la redenzione della figura di Anakin << colui che porterà equilibrio nella Forza >> e davvero lo porta, distruggendo il Signore Oscuro e morendo egli stesso nel tentativo. Pare dunque che la minaccia sia sventata per sempre, il mondo gioisce per la caduta dell'Impero. 

Il settimo episodio uscito quest'anno, "il Risveglio della Forza", ci catapulta in un altro crac teologico: se i sith erano stati distrutti, come mai c'è un nuovo "uso improprio della Forza" simboleggiato dai cavalieri di Ren? forse che il mondo duale di Star Wars con un Bene assoluto e un Male assoluto che si combattono non può avere fine? siamo al manicheismo? Pare di no, giacché Anakin è un buono che, vivendo da cattivo, muore da buono. Inoltre, teologicamente pare che i Sith non possano esistere se non in quanto Jedi corrotti: il male è il non-bene, e non vive di essenza propria, in quanto non-è (questa è forse l'unica scintilla di teologia ortodossa riscontrabile nell'intero ecosistema di Guerre Stellari). 

Conclusioni

Star Wars, anche se ci piacerebbe, non ha sufficienti dettagli per essere considerato un film "cristiano" anche se è "cristianizzabile" nei valori dell'etica jedi, i quali come già detto si ispirano spontaneamente a quelli templari. Altro non c'è: pare piuttosto ispirato al buddismo e ai suoi derivati. Aspettiamo i prossimi titoli per vedere i risvolti teologici di Star Wars. 

martedì 20 settembre 2016

Apparizioni Mariane riconosciute dalla Chiesa Ortodossa

Quali sono le apparizioni della Madre di Dio più famose, riconosciute dalla Santa Chiesa? Vediamole.



IN ITALIA E IN OCCIDENTE

Beata Vergine del Pilar: 39 (prima dell'Assunzione) a Cesarea Augustea (Saragozza), Hispania Tarraconensis, sarebbe apparsa a san Giacomo il Maggiore.

Santa Maria Maggiore: sarebbe apparsa nel 352 a Roma, Italia a Papa Liberio. Nota come Madonna della Neve, per commemorarla Liberio fece cotruire la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Madonna dei Bisognosi: Pereto, in Abruzzo, sarebbe apparsa a Siviglia ad un mercante abruzzese che riportò la statua miracolosa da Siviglia a Pereto, nel VI-VII secolo. Molti sarebbero i presunti miracoli operati dalla statua che comportò la costruzione del Santuario, e avrebbe segnato la pace fra gli abitanti di Pereto e Rocca di Botte.

Santa Maria della Libera: sarebbe apparsa il 2 luglio 663 a Benevento e avrebbe salvato la città dall'assedio di Costante II. La Madonna sarebbe apparsa con la raffigurazione della croce sul palmo della mano e sul collo e da allora la Madonna della Libera è spesso raffigurata così.

Madre di Dio incoronata: sarebbe apparsa nel 1001 nei pressi di Foggia ad un nobile conte di Ariano Irpino e ad un pastore.

Madre di Dio di Covadonga: in Asturia (Spagna) nel 722 il re Pelagio di Asturia, con soli 300 soldati cristiani, sconfisse l'armata dell'Emiro di Granada che contava 100'000 soldati per merito della Madre di Dio, apparsa sulla collina di Covadonga.

Madre di Dio di Walshingam. Da molti ortodossi riconosciuta come valida, l'apparizione del 1061 in Inghilterra a donna Richeldis.

A COSTANTINOPOLI

La Madonna apparve:

-  Al futuro imperatore Leone I il Trace, nota come Maria alle Blachernae (455).
- Ad un giovane ebreo che divenne cristiano (552)
- Nel 626 la Madre di Dio difese la città di Costantinopoli contro i persiani, e in suo onore, a seguito della vittoria, il patriarca Sergio scrisse il primo Acatisto. 

-  Alla madre di santo Stefano il Giovane ( nel 714), futuro prete anti-iconoclasta e martire.

RUSSIA 

- Apparizione della Madre di Dio, di san Giovanni Evangelista e san Pietro Apostolo a san Sergio di Radonez, nel 1385, commemorata il 24 agosto.

- Apparizione della Madre di Dio al pio principe Dimitrij Donskoj nel 1380 prima della famosa battaglia di Kulikovo.

- Kazan. L'apparizione nella città di Kazan l'8 luglio 1579 ad una bambina la quale ritrovò una antica icona greca scomparsa fin dal 1200. Considerata patrona degli sposi assieme a Pietro e Febronia in Russia.

- Apparizione della Madre di Dio a san Serafino di Sarov (1825).


In Russia sono venerate 1'000 icone mariane, ognuna legata ad un miracolo specifico: troppo lungo elencarle tutte.

lunedì 19 settembre 2016

Cattolici e Ortodossi riuniti per parlare del Concilio di Creta (news)

Secondo Radio Vaticana, la quale ha rilasciato l'articolo linkato in inglese, gli Ortodossi e i rappresentanti della chiesa cattolico-romana si stanno incontrando dal 15 settembre (il meeting si concluderà il 22 settembre) per definire una sorta di "consenso" sul documento sinodale espresso dal Concilio di Creta (giugno 2016)

Pare infatti che una commissione mista veda partecipare 28 cattolici e due rappresentanti di ogni Chiesa Autocefala canonica in questo incontro, che avviene a Chieti (Abruzzo): i due gruppi sono presieduti rispettivamente dal cardinale Kurt Koch (dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità fra Cristiani) e dall'arcivescovo Job di Telmesso, del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. 


immagine ufficiale dell'incontro, agenzia stampa Radio Vaticana

I delegati alla riunione stanno discutendo di un documento intitolato Verso una comprensione comune della Sinodalità e del Primato nel servizio dell'unità della Chiesa. I partecipanti inoltre svolgono sessioni di preghiera comune: nel programma sono state inserite una messa (cattolica-romana) alla cattedrale di san Giustino a Chieti di sabato, e una divina liturgia (ortodossa) al santuario del Santo Volto a Manoppello di domenica. 

 Andrea Palmieri, sottosegretario del Pontificio Consiglio per l'Unità fra Cristiani, ha espresso il pensiero di come << la questione del Primato >> sia attualmente uno dei temi più delicati nelle relazioni fra Ortodossi e cattolici. Egli spera che presto si giungerà ad un consenso reciproco maggiore rispetto a quello espresso dall'ultimo documento in materia (Ravenna 2007). 

Commentando il recente sinodo pan-ortodosso di Creta, Palmieri ha detto che le dieci Chiese autocefale presenti hanno sottoscritto un documento riguardo il dialogo inter-religioso, testimonianza di come la Chiesa ortodossa stia provando ad aprirsi ulteriormente non solo verso il cattolicesimo, ma verso anche altre comunità cristiane.

Il sottosegretario del Pontificio Consiglio ha inoltre ribadito come questi incontri non parlino di questioni lontane dalla fede viva della Chiesa, ma sono incentrate sul cuore della religiosità vissuta. Parlare di questi temi, ha detto, significa pensare meglio a come una Chiesa << riconciliata >> potrebbe servire meglio i popoli nell'Evangelizzazione. 


Nota del blogger:
Intelligenti pauca

domenica 18 settembre 2016

Canone di preghiera dei monaci Isidoriani

I monaci della Spagna Visigota (e più tardi  mozarabica) i quali militavano sotto l'egida della Regola di sant'Isidoro di Siviglia avevano un canone di preghiera noto come Jaculatoriae o Miserationes, che si recitava in forma privata e per molti versi simile all'orazione di Gesù praticata nell'Esicasmo greco. La fonte è il sito liturgìa ispano-mozaràbe. Le fonti del sito sono a sua volta il Breviarium secundum regula beati Isidorii, ripubblicato nel 1502, il Breviarium Gothicum ripubblicato nel 1775. 


Principio dell'Orazione Giaculatoria 

O Dio non abbandonarmi, Signore vieni presto in mio aiuto.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison. (1) 
Gloria al Padre, al Figlio e a allo Spirito Santo, com'era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo Regno, sia fatta la tua Volontà, come in Cielo così in Terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci abbandonare in tentazione, ma liberaci dal maligno. Amen. 

Suppliche

Abbi pietà di noi O Dio, abbi pietà di noi.
Noi peccatori ti preghiamo, o Dio, d'aver pietà di noi.
O Signore noi ti preghiamo, ti supplichiamo, abbi misericordia di noi.
Esaudisci noi peccatori, o Dio, abbi pietà di noi.

Per i prigionieri ti preghiamo, o Dio. Kyrie eleison.
Per i malati ti preghiamo, o Dio. Kyrie eleison.
Per i defunti ti preghiamo, o Dio. Kyrie eleison.
Per gli orfani ti preghiamo, o Dio. Kyrie eleison.
Per i bambini ti preghiamo, o Dio. Kyrie eleison.
Per gli erranti ti preghiamo, o Dio. Kyrie eleison.

Kyrie eleison

 Kyrie eleison.( 33 volte ) 
Alla conclusione: o Dio, abbi pietà di me peccatore. 

Varianti

Nel Liber Horarum le Miserationes sono presentate anche in altre forme:

1) Alcuni usano la formula romana Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison, non presente nei messali mozarabici originali. 

- con un numero variabile di suppliche, sottoponendo a Dio richieste diverse o maggiorate rispetto a quelle dell'orazione qui presentata. 

- Con un numero variabile di Kyrie eleison.

- La conclusione può essere più elaborata, con preghiere specifiche o collette. 

- Se le Jaculatoriae sono accompagnate all'Officio dell'Aurora o alle Ore, si recitano a conclusione degli offici. 

giovedì 15 settembre 2016

Lista dei Vescovi ortodossi che NON hanno firmato i documenti del Concilio di Creta

Il portale Theolcom.ru illustra (in russo) con dovizia di particolari tutti i documenti conciliari del Sinodo Partodosso a Creta, tenutosi il giugno scorso. Dal momento che questo blog ha seguito con interesse lo sviluppo degli eventi legati a ciò che doveva essere l'evento clou del secondo millennio per la Chiesa Ortodossa, è sembrato giusto tradurre anche la lista dei vescovi che NON hanno firmato, essendo più semplice e meno dispendioso in termini di tempo. L'articolo di Pravoslavie.ru in inglese ci ha permesso di sapere quali gerarchi si sono rifiutati di firmare un documento, quello sulle Relazioni fra Chiesa Ortodossa e il resto del mondo cristiano.  

VESCOVI CHE SI SONO RIFIUTATI DI FIRMARE IL DOCUMENTO SULLE RELAZIONI FRA CHIESA ORTODOSSA E IL RESTO DEL MONDO CRISTIANO

Del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

1. Isaia di Denver.
2. Nicola di Ditroit.
3. Amfilochio di Adrianopolis. 
4. Antonio di Hierapolis, capo della Chiesa Ucraina degli USA
5. Gregorio di Nissa, capo della Chiesa Carpato-Russa degli USA

Nota: tutti e cinque i vescovi.i "ecumenici" non firmatari provengono dagli Stati Uniti.

Del Patriarcato di Alessandria d'Egitto

6. Jonah di Kampala
7. Serafim di Zimbawe e Angola.

Del Patriarcato di Gerusalemme

8. Benedetto di Filadelfia.
9. Teofilatto del Giordano. 

Del Patriarcato di Serbia

10. Amfilochio del Montenegro e tutto il Litorale.
11. Porfirio di Zagreb e Ljubliana.
12. Basilio di Sirmium.
13. Luciano di Budim.
14. Longino di Nuova Gracanica.
15. Ireneo di Backa.
16. Crisostomo di Zvornik e Tuzla.
17. Giustino di Zicha.
18. Pacomio di Vranje
19. Jovan di Sumadja.
20. Fozio di Dalmazia.
21. Crisostomo di Bihac e Petrovac.
22. Ioannichio di Niksic e Budimlje.
23. Milutin di Valjevo.
24. Davide di Krusevac.
25. Jovan di Slavonija.
26. Ilarione di Timok. 

Della Chiesa Autocefala di Cipro

27. Atanasio di Limassol.
28. Neofito di Morfou
29. Nicola di Amathus.
30. Epifanio di Ledra

Della Chiesa Autocefala di Grecia

31. Crisostomo di Peristirion.
32. Ieroteo di Nafpaktos e Vlasios.
33. Antimo di Alexandroupolis.

Istruzioni per gli Ortodossi che vivono lontano dalle parrocchie

San Raffaele Arcivescovo di Brooklyn (+1912, in foto) così istruiva il suo gregge sulle situazioni critiche, quando una chiesa ortodossa è troppo lontana o non ci sono sacerdoti a una distanza ragionevole:

Sul battesimo degli infanti

Per quanto riguarda i membri della santa Chiesa Ortodossa Universale che vivono nei quartieri periferici delle città o lontano dalla portata del clero ortodosso, ho consigliato di seguire l'antica usanza della Chiesa: in caso di morte imminente di un neonato, sia il genitore o un laico ortodosso a battezzare il bambino, immergendolo nel nome delle Persone della Trinità. Se il bambino sopravvive, si porti quanto prima da un sacerdote ortodosso per la Cresima. 

La morte di un ortodosso

In caso di morte di un fedele ortodosso, qualora non sia reperibile alcun sacerdote, per il conforto dei suoi parenti e per il riposo dell'anima si leggano sopra la salma del defunto i salmi 91 e 118 (119), aggiungendovi il canto del Trisagio. Prima possibile venga comunicata alla Chiesa la morte e la sepoltura del defunto in modo che il vescovo o un sacerdote possano officiare la Liturgia a sua memoria. 

Le coppie sposate civilmente ma non religiosamente

Se per qualche motivo due persone si sono sposati in comune ma non in chiesa per via della lontananza di essa, essi chiamino quanto prima un sacerdote per officiare il Santo Matrimonio. Finché non lo fanno, siano considerati in peccato. 

Frequentare le chiese di altre confessioni cristiane

Inoltre, predispongo che non vengano frequentate parrocchie o congregazioni non ortodosse, in modo tale che non vi sia in alcun modo confusione della dottrina. Ordino piuttosto che ogni capofamiglia legga in casa, dinnanzi alla propria famiglia, le preghiere che sono raccolte negli eucologi e nei Libri delle Ore, e in tutti i libri devozionali pubblicati dalla Santa Chiesa. 

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TRATTO DA: Lettera del vescovo Rafael di Brooklyn ai siro-greci ortodossi in Nord America che chiedono relazioni con la Chiesa Episcopale, in  The Most useful Knowledge for the Orthodox Russian-American Young People, del molto reverendo padre Peter G. Kohanik, 1932-1934 (pp. 297-303).