giovedì 13 ottobre 2016

Le preghiere per scongiurare la guerra

Vista la crisi recente fra Russia e Stati Uniti d'America, molti paventano la guerra. Assolutamente il blogger né i suoi collaboratori vogliono la guerra, né la auspicano né tanto meno in qualche misura sperano in essa. Tuttavia, anche se tacciati di essere "uccelli del malaugurio", offriamo queste preghiere per scongiurare il conflitto.  Lungi dall'essere guerrafondai, i cristiani incessantemente devono pregare per l'illuminazione dei governi e per la pace del mondo. Per questo, propongo una bellissima preghiera per la pace, scritta da san Clemente I papa di Roma (+97 d.C.), parte della sua Prima Lettera ai Corinzi.

Ti preghiamo, Signore, sii il nostro soccorso e sostegno. Salva i nostri che sono in tribolazione, rialza i caduti, mostrati ai bisognosi, guarisci gli infermi, riconduci quelli che dal tuo popolo si sono allontanati, sazia gli affamati, libera i nostri prigionieri, solleva i deboli, consola i vili. Conoscano tutte le genti che tu sei l'unico Dio e che Gesù Cristo è tuo figlio e "noi tuo popolo e pecore del tuo pascolo". Con le tue opere hai reso visibile l'eterna costituzione del mondo. Tu, Signore, creasti la terra. Tu, fedele in tutte le generazioni, giusto nei tuoi giudizi, mirabile nella forza e nella magnificenza, saggio nel creare, intelligente nello stabilire le cose create, buono nelle cose visibili, benevolo verso quelli che confidano in te, misericordioso e compassionevole, perdona le nostre iniquità e ingiustizie, le cadute e le negligenze. Non contare ogni peccato dei tuoi servi e delle tue serve ma purificaci nella purificazione della tua verità e dirigi i nostri passi per camminare nella santità del cuore e fare ciò che è buono e gradito al cospetto tuo e dei nostri capi. Sì, o Signore, fa' splendere il tuo volto su di noi per il bene, nella pace, per proteggerci con la tua mano potente e scamparci da ogni peccato col tuo braccio altissimo, e salvarci da coloro che ci odiano ingiustamente.  Dona concordia e pace a noi e a tutti gli abitanti della terra, come la desti ai padri nostri quando ti invocavano santamente nella fede e nella verità; rendici sottomessi al tuo nome onnipotente e pieno di virtù e a quelli che ci comandano e ci guidano sulla terra. Tu, Signore, desti loro il potere della regalità per la tua magnifica e ineffabile forza, perché noi, conoscendo la gloria e l'onore loro dati, ubbidissimo ad essi senza opporci alla tua volontà. Dona ad essi, Signore, sanità, pace, concordia e costanza, per esercitare al sicuro la sovranità data da te. Tu, Signore, Re celeste dei secoli, concedi ai figli degli uomini gloria, onore e potere sulle cose della terra. Signore, porta a buon fine il loro volere, secondo ciò che è buono e gradito alla tua presenza, per esercitare con pietà, nella pace e nella dolcezza, il potere che tu hai loro dato e ti trovino misericordioso. Te, il solo capace di compiere questi beni ed altri più grandi per noi, ringraziamo per mezzo del gran Sacerdote e protettore delle anime nostre Gesù Cristo, per il quale ora a Te sia la gloria e la magnificenza e di generazione in generazione e nei secoli dei secoli. Amen.


I sacerdoti, almeno nella liturgia gregoriana, sono soliti recitare questa preghiera fra le collette in tempo di guerra. Per i sacerdoti che celebrano la Liturgia del Crisostomo, ho chiesto consiglio ad un sacerdote americano il quale ha consigliato di recitarla segretamente al momento del Grande Ingresso.
SO Dio, Signore dei Re e di tutti i governi della Terra, concedici la Tua misericordia, rendi forti i nostri soldati e non permettere che il nemico distrugga la nostra città; preserva i bambini e le donne, i fanciulli e le vergini dai dolori del saccheggio e della violenza, proteggi il popolo che ti è devoto e salvaci, poiché sei Buono e non vuoi la morte dell'Uomo;  per il tuo Potere ristabilisci la pace e la concordia fra le nazioni, affinché tutti possano cantarTi la Lode che giustamente hai reclamato, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Se cercate l'intercessione dei beati della Chiesa, i santi difensori in tempo di guerra (spirituale e materiale) sono generalmente tutti i santi soldati (San Giorgio il Megalomartire, san Sebastiano, i santi martiri della legione Tebana, ecc.), i santi monarchi, ovviamente san Michele Arcangelo e il proprio Angelo custode

Gli ortodossi di ogni tempo e luogo, per scongiurare la guerra, pregavano con le rogazioni e si astenevano praticando il digiuno e la continenza sperando che la loro privazione trovasse posto sotto lo sguardo di Dio. Che il Signore ci aiuti. 

mercoledì 12 ottobre 2016

Perché gli ortodossi non hanno un loro Papa (S. Nicola Velimirovic)

Una volta un seminarista domandò a san Nicola Velimirovic (1881-1956) perché noi ortodossi non avessimo un ruolo corrispettivo del Papa di Roma per i cattolici. Una sorta di vescovo con giurisdizione universale, ma perché piuttosto siamo "divisi" in molte Chiese, spesso su base nazionale. La risposta di san Nicola Velimirovic nella sua Lettera 48:

Ma certo che la Chiesa Ortodossa ha il suo Papa! il più grande fra tutti i patriarchi del mondo. L'avremo ora e sempre, fino alla fine dei secoli. E' il papa invocato da tutti gli Apostoli di Cristo, è lo Spirito Santo, il Consolatore e il Potente, lo Spirito di Sapienza e di razionalità. Lui è il vero papa della Chiesa di Cristo, senza precedessori o successori, senza elezioni o dispute. Per nostra fortuna, abbiamo un documento scritto che attesta come gli Apostoli abbiano scelto lo Spirito Santo come autorità suprema e protettore: al primissimo Concilio di Gerusalemme gli Apostoli infatti dissero la celebre frase, sembra buono sia allo Spirito Santo che a noi (Atti, 15:28). E' ovvio che gli Apostoli avevano posto lo Spirito Santo prima e dopo di loro. A ciascuna delle loro riunioni Lo invocavano e lo pregavano. E non fanno forse la stessa cosa i nostri gerarchi della Chiesa anche oggi? Quando si incontrano, prima di tutto, ricordano l'infallibilità del loro pontefice, lo Spirito Santo. Lo invocano con timore prima di ogni opera, e gli obbediscono senza alcun remore. Non solo i responsabili della Chiesa, ma anche i capi di stato, i ministri e il Parlamento invocano lo Spirito Santo prima di iniziare un lavoro, e allo stesso modo lo fanno i dirigenti scolastici i quali, all'inizio dell'anno scolastico, conducevano gli allievi in chiesa per pregare lo Spirito Santo (1). Il Sommo Benefattore, l'Onnipotente ed il Sapientissimo tonifica e ispira tutti: religiosi, statisti, coloro che si occupano in qualche modo nel sistema educativo. Ed Egli non governa tutti con cipiglio, come i dittatori della terra, ma come un Padre amorevole e saggio. Egli è il Padre nostro secondo il Battesimo che abbiamo ricevuto. Ed è risaputo che la parola "papa", in greco, significa padre. Eticamente e storicamente, infatti, lo Spirito Santo è il nostro padre, il nostro Papa. Perché dunque sarebbe necessario alla Chiesa Ortodossa un secondo padre, un secondo Papa? Non è lo stesso Signore Gesù Cristo che ci ha intimato di evitare i padri terreni, i patrigni? Diciannove secoli fa, Egli disse: non chiamate alcuno padre (leggasi: papa), giacché uno solo è il Padre vostro che è nei Cieli (Mt 23:9) (2).

Vi auguro la salute e la Pace di Dio. 
 
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FONTE E NOTA: La Lettera 48 in serbo, a questo link.

In foto, il santo vescovo Nicola Velimirovic

1) Beh, forse al tempo di san Nicola... adesso un po' meno, col secolarismo generale. Ndt. 

2) sul perché invece chiamiamo i sacerdoti "padre", leggasi questo link

martedì 11 ottobre 2016

Il Monastero di santa Caterina del Sinai: un tesoro inestimabile

La penisola del Sinai ospita, fin dal VI secolo, il complesso abbaziale di santa Caterina, una vera e propria oasi monastica indipendente e autonoma dalla giurisdizione del patriarca di Gerusalemme. Costruito fra il 548 e 565 dopo Cristo, il monastero di santa Caterina del Sinai è incessantemente meta di pellegrinaggi da ogni luogo della cristianità, e anche numerosi ebrei e musulmani vi fanno visita, giacché il monastero fu costruito ove apparve il Roveto Ardente al profeta Mosè. 


Il complesso di Santa Caterina sul monte Sinai

Il Monastero di Santa Caterina del Sinai, assieme all'essere uno dei primi e più antichi monasteri cristiani ancora attivi, è anche la seconda biblioteca più ricca del mondo dopo la Biblioteca Vaticana. Fra i tesori protetti e custoditi dai monaci ortodossi del Sinai, ci sono il Codex Sinaiticus del 345 d.C., la più antica Bibbia ritrovata, nonché numerosi testi in siriano, molti dei quali sono stati persi in greco, quali l'Apologia di Aristide e Vite delle Sante Donne (del 779), nonché molti vangeli in antico siriaco. 

I musulmani tengono in grande venerazione il monastero per il fatto che possiede un codice più unico che raro, il (AshtinameTestamento di Maometto, nel quale il profeta islamico pare aver esentato il Monastero di santa Caterina del Sinai dalle tasse, dal servizio militare, dalla dhimma sebbene vincolati all'ubbidienza dell'emiro locale. Nonostante sia ritenuto un falso storico scritto dagli stessi monaci, è attestato dalle cronache del XI secolo che le milizie del Califfato Fatimide furono messe a difesa del Monastero.

La biblioteca dell'Università di Los Angeles e California, la UCLA, ha recentemente digitalizzato 1'100   manoscritti in siriaco e aramaico provenienti dal Monastero di santa Caterina, dal IV al XVII secolo. 


Il Katholikon (la chiesa principale) del monastero

Dal momento che il Monastero non fu toccato dalla crisi iconoclasta, le icone del VI e del VII secolo restaurate nel monastero sono fra le più antiche preservatesi in tutto il mondo. Manufatti di origine bizantina o franco-spuria dell'epoca delle Crociate sono in buon numero custoditi all'interno del Monastero. La più antica icona con tema vetero-testamentario, del VI secolo, è custodita gelosamente nel Monastero. 

La chiesa del Monastero di santa Caterina risulta anche un gioiello dal punto di vista liturgico, giacché conserva un tipico antichissimo basato sul Sabaita, scomparso nel XII secolo (1). 

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lunedì 10 ottobre 2016

Le immagini mentali durante le preghiere (S. Ignazio Brianchaninov)

Il santo vescovo Ignazio Brianchaninov (+1867)  parla delle influenze degli spiriti malvagi su coloro che pregano.


Gli angeli custodi salvano l'anima del defunto dagli attacchi dei demoni

Discepolo: Spiegami, Maestro, tutti i tipi di delirio demoniaco che risultano dall'esercizio improprio della preghiera. 

Maestro: Tutte le forme di delirio demoniaco a cui l'atleta spirituale è soggetto derivano dal fatto che il pentimento non è stato impostato come base della preghiera. Il metodo più scorretto e mortifero per la preghiera è costruire, tramite la propria immaginazione, immagini mentali del Nuovo e dell'Antico Testamento, in realtà frutto della propria distorsione. Per mezzo di quelle immagini si attivano vanagloria, presunzione, orgoglio. Il mentitore così gioca con la nostra mente, come scrive san Simeone il Nuovo Teologo (XI secolo): Chi prega infruttuosamente alza gli occhi al cielo, e immagina nella mente incontri divini, benedizioni celesti, schiere angeliche o santi... e contempla tutto ciò, si sprona a vederlo ancora, e il suo cuore diventa ancora più audace, senza neanche accorgersene: e così  costui è portato a credere che tutto gli viene dato da Dio per la sua consolazione. Questo è un segno di illusione spirituale. Coloro che odorano profumi, hanno gli occhi pieni di immagini e sentono voci non sono che nell'inganno. Tutti i santi Padri che hanno parlato della preghiera mentale hanno sempre messo in guardia i fedeli non solo contro le fantasticherie della mente, ma anche contro l'assenso che possiamo dare a sogni e visioni che si presentano improvvisamente anche contro la nostro volontà, in special modo se le immagini arrivano durante o dopo la quiete che la preghiera produce.

A tal merito, studiamo due vite. Sant'Amfilochio visse in una grotta fin da giovane, dedicandosi con zelo alla lotta ascetica. Dopo quarant'anni di vita monastica, nella notte, gli apparve un angelo che gli comandò di diventare vescovo della città vicina. Ma Amfilochio non prestò alcun ascolto a quella creatura. La notte seguente si ripeté la medesima apparizione, ma l'eremita non obbedì al comando dell'essere incorporeo. Quando la terza notte l'Angelo apparve di nuovo, il santo temeva di venire ingannato dal diavolo, memore delle parole dell'Apostolo Paolo che mette in guardia dagli spiriti malvagi travestiti da angeli di luce (IICorinzi 11:14) ma dato che l'Angelo continuava a glorificare Dio, convinse infine Amfilochio e assieme andarono fino alla chiesa vicina, dove fra gli angeli e i santi fu ordinato vescovo di Iconio.  Al contrario, i santi Niceta e Isacco del Monastero delle Grotte a Kiev, da giovani monaci inesperti, furono visitati da molti demoni i quali si presentarono in forma di Cristo circondato dagli angeli: ma poi, nel mezzo della visione, si palesarono per ciò che erano.

Bisogna sempre avere paura delle visioni e non accettarle mai. Solo dopo che i soggetti della visione hanno palesemente (e dico palesemente) mostrato che sono mandati da Dio, allora possiamo dare loro peso.
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TRATTO DA: Orthodox Life, vol. XXX n.4 luglio-agosto 1980, pubblicato in Jordanville (NY, U.S.A.) al monastero della Santa Trinità. 

domenica 9 ottobre 2016

La Luce dell'Eucarestia

Il sito Doxologia.ro ci racconta una bella testimonianza di fede nella sofferenza e del potere taumaturgico dell'Eucarestia

Era la vigilia dell'Epifania nell'anno 2000, quando nel villaggio di Piliuri nel nord dell'Epiro, al confine fra Albania e Grecia, per la prima volta dopo molti anni un giovane prete ordinato da due mesi appena era stato inviato come parroco. La vettura che portava il sacerdote in cima alle montagne sulle quali era situato il villaggio lottò a lungo contro fango e strade dismesse: arrivava dalla Grecia con l'ausilio di tre seminaristi come aiutanti. Il primo sguardo alla chiesa del paesino fu disarmante: il regime ateo dell'Albania aveva reso quel glorioso edificio una "casa del popolo" e ora la strada per arrivarvi era incolta e la porta era sprangata: tutto era stato abbandonato. I paesani si erano riuniti e le donne gridavano ai quattro venti la notizia: 
- Un prete nuovo sta arrivando dopo tanti anni... 
Alcuni mettono dei tappeti fuori dalla porta, altri tagliano i fiori e li offrono al prete. Tutti aspettavano il sacerdote al bar. Perfino i cani partecipavano della felicità del villaggio, abbaiando in modo gioioso. Nel villaggio risuonava il tropario della Teofania, i paramenti del prete erano lezzi di fango, le scarpe dei seminaristi piene d'acqua, ma tutti erano in festa. Fino alle 3 e mezza del pomeriggio il sacerdote benedì tutte le abitazioni, poi si recò nell'ultima casa, situata più in alto, lontano dalle altre. Alcuni fedeli si erano offerti di andare loro al posto del prete, portando dell'acqua santa, giacché pareva stanco, il sacerdote. Ma una donna e la sua figlia aspettavano proprio lui, e quindi fece questo sforzo. 


Giunti alla dimora, il prete e i suoi compagni benedissero tutta casa, finché trovarono nella camera da letto una giovane donna malata.
- Padre, mia nipote, fa diciotto anni. E' una brava ragazza... e anche se il test non è a suo favore, noi confidiamo in Dio. 
La madre della ragazza era con lei e piangeva in silenzio. 
- Vogliamo chiederti una cosa, padre... la ragazza che hai asperso è affetta da tetraplegia: fu battezzata tre anni fa, e da allora digiuna fortemente e non mangia mai carne. Il venerdì non assume cibi con olio. Ha pregato molto che venisse un sacerdote. Abbiamo pensato che puoi tornare domani.
Il sacerdote rispose:
- Domani sarà Teofania, faremo la benedizione del mare con la croce... verrò più tardi.
- Non ha importanza. Sappiamo che la ragazza digiunerà completamente. - dissero le donne. 
Il giorno dopo, a mezzogiorno, il prete e i suoi collaboratori risalivano la viuzza impervia a piedi che conduceva fino alla dimora dell'ammalata. Il primo della processione teneva una candela accesa: le pie signore erano così contente che si prostrarono a terra per manifestare la loro gratitudine. Come di consueto, il sacerdote si avvicinò alla ragazza inferma dicendo:
- La serva di Dio Elefteria (il nome di lei) prende il Corpo e il Sangue di...  - ma poi si fermò. Qualcosa stava accadendo. Il prete chiude gli occhi e li riapre, come infastidito da qualcosa. Mise il cucchiaio nel calice, gli occhi erano strani. Gli occhi di Elefteria, che fissavano il calice, brillavano. Brillavano così tanto che il sacerdote non poteva scorgerle neanche il volto. La luce si diffondeva per tutta la stanza, e si riusciva a percepire anche una sorta di calore. La luce non aveva il colore di una fiamma, era bianca e forte, abbagliante. Non si distingueva la bocca dal resto del viso: il sacerdote si convinse d'aver comunicato la ragazza solo quando col cucchiaio toccò i denti della bocca. 
- grazie, padre.- udì dire dalla ragazza. 
Il sacerdote avrebbe voluto purificare il calice dinnanzi all'iconostasi domestica, ma non gli fu possibile. In silenzio sono usciti tutti, e quando le donne sulla porta chiesero al prete di rimanere per la notte, era troppo tardi: il sacerdote teneva ben stretto il suo calice, camminava veloce finché non entrò nella foresta: si sedette su dei fiori e in fretta consumò quanto rimaneva del Sacramento.
- Tutto bene? - domandarono i seminaristi.
- Sì. Andiamo, che siamo in ritardo.- rispose il prete, come in preda alla confusione.

Gli Atti al Concilio di Worms del 1076 depongono Gregorio VII (Storia della Chiesa)

 Quando Gregorio VII nel 1075 col suo Dictatus Papae iniziò la sua riforma anti-ortodossa in tutta Europa si alzarono voci di protesta, laiche ed ecclesiastiche. Il Re Filippo di Francia aveva intenzione di deporre Gregorio, ma fu fermato dal Duca di Aquitania, alleato del Papa; l'Inghilterra era già stata invasa dai Normanni papisti, la Spagna era filo papale. Il Sacro Romano Impero, nella figura del suo Imperatore Enrico IV, chiamò un Sinodo a Worms nel 1076 per deporre Gregorio VII, e questa è la lettera che compilata il 24 gennaio 1076 dai partecipanti al Concilio come atto finale. Ovviamente, gli anti riformisti non ebbero fortuna e alla lunga e anche se l'antipapa proposto dall'Imperatore, poi papa Clemente III, salì al soglio di Pietro nel 1084, la riforma gregoriana aveva inevitabilmente compromesso la vita spirituale dell'Occidente. La Lettera contro Gregorio VII dei vescovi imperiali rimane comunque fondamentale per conoscere l'ultima resistenza latina-ortodossa


NOI, Sigfrido Arcivescovo di Mainz, Udo vescovo di Treviri, Guglielmo vescovo di Utrecht, Herrman vescovo di Metz, Enrico vescovo di Laudun, Ricberto vescovo di Verdun, Bibo vescovo di Touts, Hozemanno vescovo di Spires, Burcardo vescovo di Halberstadt, Werner vescovo di Strasburgo, Burcardo vescovo di Basilea, Otto vescovo di Costanza, Adalbero vescovo di Wurzburg, Rodberto vescovo di Bamberg, Otto vescovo di Ratisbona, Ellinardo vescovo di Frising, Odalrico vescovo di Eichstadt, Federico vescovo di Munster, Eilberto vescovo di Minden, Hezil vescovo di Hildesheim, Benno vescovo di Osnabruck, Eppo vescovo di Napoli, Imadus vescovo di Paderborn, Tiedo vescovo di Brandenburg, Burcardo vescovo di  Losanna, Bruno vescovo di Verona,

Al fratello Ildebrando[1].

Era ben noto a tutti noi, quando per la prima volta hai preso il timone della Chiesa, ciò che di illegale e nefasto avresti commesso, contro ogni diritto e giustizia, e presumevi di fare, da quanto sei arrogante. Avevamo pensato inizialmente meglio di te, al momento della tua intronizzazione, coprendoci con un vizioso silenzio di scusa: speravamo, vale a dire, che i tuoi primi atti sconvolgenti sarebbero stati seguiti da una rettifica, e in una qualche misura sarebbero stati cancellati dalla probità e zelo per il resto del tuo regno. Ma ora, come si evince dallo stato pietoso in cui versa la Chiesa Universale la quale piange, tu continui senza freno e prosegui nelle tue azioni turpi e nei tuoi decreti, mantenendo le promesse empie delle tue origini. Infatti, nonostante il nostro Signore e Salvatore abbia marchiato i suoi seguaci con i vantaggi speciali della pace e della carità, vi sono troppi fatti, innumerevoli per essere contenuti in una epistola, dei quali ti sei macchiato, cercando l'innovazione e le novità profane, deliziandoti non di progredire e ottenere un buon nome, ma piuttosto gonfiandoti di orgoglio, e come un vessillifero dello Scisma, strappi i membri della Chiesa dalle loro cattedre con fiera boria e immane crudeltà, di una Chiesa che, seguendo gli insegnamenti dell'Apostolo, viveva in pace e tranquillità prima che tu arrivassi.

Con la tua furia folle hai seminato la zizzania della discordia nelle Chiese dell'Italia, della Germania, della Gallia e della Spagna[2], la qual discordia, attraverso le tue nefande azioni, hai principiato dentro la Chiesa di Roma. Tu infatti hai deposti i vescovi, i quali come è noto, vedono il loro potere conferito dalla Grazia dello Spirito Santo, che si manifesta nel sacramento dell'Ordine, e hai sconvolto l'amministrazione di tutte le questioni ecclesiastiche, dal momento che nessuno può più dirsi prete o vescovo se non ti esalta e ti elogia, e hai infatti disturbato tutto il vigore dell'istituzione apostolica, la perfetta distribuzione delle membra di Cristo, attraverso la tua confusione miserabile. Per i decreti di cui ti vanti, non possiamo che rattristarci, giacché il nome di Cristo è quasi scomparso. Nelle comunità si è sconvolti dalle pretese che hai d'arrogarti e usurpare una potenza illegale al fine di distruggere i diritti che sono l'origine della Fratellanza. E come si potrebbe non essere turbati? Tu affermi che noi neanche più possiamo sciogliere o legare uno dei nostri parrocchiani, il cui crimine deve giungere alle tue orecchie perché solo tu puoi salvarlo dalla sua condizione, oppure uno dei tuoi delegati. Quale uomo, leggendo le Sacre Scritture, troverà giusto questo tuo folle decreto? Dal momento che abbiamo deciso, viste le tue azioni, che la Chiesa non può sopportare una così grande iniquità, di comune assenso tutti noi, che tu debba sapere ciò che finora abbiamo taciuto: tu non devi e non dovrai mai presiedere la Sede Apostolica[3], ora e sempre. Al tempo dell'Imperatore Enrico di beata memoria, terzo del suo nome, non ti sei mai permesso di legare nessuno a te con giuramenti, mentre l'Imperatore viveva, mentre menti spudoratamente al figlio del nostro signore[4], e non ti permettevi di far nulla senza il suo consenso, giacché avevi giurato fedeltà a lui. Molti vescovi possono testimoniare il tuo giuramento, giacché l'hanno udito con le orecchie e visto coi propri occhi. Ricorderai anche come, quando alcuni cardinali erano solleticati all'idea di ottenere il pontificato, hai eliminato i rivali non legandoti ad alcun giuramento, con la condizione che anche gli altri ti imitassero, così da non ottenere mai il papato[5]. Si vede, infatti, con quale zelo hai prestato fedeltà ad entrambi i giuramenti![6] Al tempo di Papa Niccolò[7], inoltre, fu indetto un Sinodo di 125 vescovi nel quale fu deciso che alcun papa poteva essere eletto senza il consenso dei Cardinali, senza l'approvazione del popolo e senza l'assenso del Re: e tu eri autore, sostenitore e firmatario di quel decreto.  

Hai inoltre riempito la Chiesa, per così dire, di un olezzo grave giacché coabiti troppo strettamente con una donna strana. Il nostro senso di vergogna soffre, giacché una denuncia grave viene bisbigliata in ogni dove: che hai assegnato le cariche della Sede Apostolica ad un senato di donne, e la Chiesa viene da loro amministrata. Per questo, i tuoi stessi insulti che mai cessi di proferire contro i vescovi della Chiesa, che indegnamente chiami figli di prostitute o con simili epiteti, non hanno valore. La tua intronizzazione è stata inaugurata con spergiuri di tal guisa, con l'abuso della tua carica hai condotto nefande aberrazioni e innovazioni nella Chiesa di Dio, che ora è in pericolo di tempesta, da quando hai contaminato la tua vita con molteplici infamie.

Per tutte queste cose, noi non ti dobbiamo obbedienza, che tra l'altro non ti abbiamo mai promesso, e che mai prometteremo: e dal momento che, come tu proclami, nessuno di noi è vescovo per te, tu non sei papa per nessuno di noi.  


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FONTE

Da: Select Historical Documents of the Middle Ages, Ernest F. Henderson, ed. and tr. (London: Bell and Sons, 1892).


[1] Si noti come i padri conciliari a Worms abbiano de facto già spretato Gregorio VII, togliendogli ogni titolo già dal principio della lettera.

[2] Manca l'Inghilterra perché, come abbiamo visto, era già in aperto contrasto con Roma da almeno mezzo secolo.

[3] Intende Roma.

[4] Intende Enrico IV, con cui Gregorio VII sta lottando per il predominio in Europa.

[5] Al tempo serviva la fedeltà all'Imperatore di Germania per ottenere il papato. Gregorio VII fu eletto per voto popolare, non con le consuete pratiche medievali che vedevano coinvolto il Conclave e l'Impero.  

[6] Ironia, che forse si capisce meno giacché è  in forma di lettera.

[7] Papa Niccolò I (+867) scrisse l'iter e il rito dell'intronizzazione papale così come era conosciuta prima delle riforme del Concilio Vaticano II. Nel XI secolo da Niccolò II (+1061), fu varato il decreto che prevedeva i tre poteri (il regio, l'ecclesiastico e il voto popolare) come fondamentali per l'assunzione del titolo di pontefice, e il giovane diacono Ildebrando era ovviamente presente.

sabato 8 ottobre 2016

Differenze fra visioni e sogni (Metr. Ieroteo di Nafpaktos)

Tutti noi sogniamo. E alle volte capita, nelle ore di sonno, di percepire e vedere elementi spirituali, ma certamente vi è una grande differenza fra ciò che è la nostra immaginazione, e fra una vera intuizione spirituale o vere e proprie visioni. Le differenze fra i sogni e le visioni sono ben spiegate da sua Eminenza Ieroteo di Nafpaktos nel suo libro The Science of Spiritual Medicine

Cos'è il sogno? secondo San Giovanni Climaco (+606) "il sogno è il movimento dell'intelletto quando il corpo riposa". Quando dormiamo, il nous, cioè l'intelletto, continua a lavorare. Questa attività della psiche, ovvero del nous, noi la chiamiamo sogni. La fantasia è invece una sorta di droga del nous, è la visione di cose che non esistono, e può avvenire sia da svegli, che da dormienti. Il santo teologo Niceta Stetathos (+1090) distingue in sogni, visioni e rivelazioni e tutte e le tre le condizioni possono manifestarsi nello stato di addormentati: i sogni sono propri degli uomini "materialisti" il cui intelletto spirituale è offuscato, e l'immaginazione è mossa da spiriti più o meno malvagi che cambiano continuamente le immagini della mente. Le visioni rimangono invece costanti e rimangono impresse nella memoria anche a distanza di molti anni: da una visione l'anima rimane devota alle belle immagini che ha visto e ha benefici spirituali. Le rivelazioni sono teofanie all'anima pura e purificata, che si manifestano trascendendo le normali sensazioni che l'intelletto possiede. 


Icona del profeta Elia e della visione del carro di fuoco, scuola serba del XVIII secolo

I sogni hanno origini e nature diverse, come abbiamo visto, anche se per molti Padri della Chiesa si può parlare anche di sogni in generale, senza particolari distinzioni. La maggior parte dei sogni sono riproduzioni di sensazioni e stati d'animo provati da svegli, che si riflettono nell'attività notturna del cervello. Altre volte sono impulsi passionali dell'anima che prendono forma: dai sogni possiamo capire quali passioni decadute ci attanagliano l'anima. Ci sono poi gli incubi o le visioni dei demoni, che come dice san Diadoco di Fotiki, "la maggior parte dei sogni sono, in fondo, beffe dei demoni o immagini del giorno". Alle volte, quando prendono il controllo di un essere umano durante il sogno, gli rivelano "misteri" falsi sconosciuti all'umanità e ci quindi fanno credere d'aver ricevuto grazie spirituali speciali, quando in realtà sono solamente dei falsi doni, apparendo in forma di martiri o angeli. 

La quarta categoria di sogni è quella che proviene da Dio. Questi sogni sono chiamati rivelazioni, e sono associati a pensieri puri. Molti di questi sogni sono scritti nella Divina Scrittura: ricordiamo il sogno di san Giuseppe il Fidanzato di Maria santissima, che vide in sogno la nascita di Cristo. Sant'Isacco il Siro ci racconta come gli angeli (quelli veri) visitino i santi durante i sogni, donando all'anima pace, quiete, gioia e diletto spirituale. San Giovanni Climaco dice che quando ci alziamo felici, abbiamo un sogno protetto dall'angelo custode. 

Per distinguere dunque i sogni ispirati da Dio da i sogni condotti da spiriti tenebrosi, occorre ricordare che i sogni "buoni" sono sogni che ci lasciano sempre felicità, luminosità dell'intelletto e dello spirito, ci alzano bene e ci inducono durante il giorno alla contemplazione. I sogni che provengono da spiriti malvagi invece ci lasciano tristi, abbattuti e sconvolti al risveglio. San Giovanni Climaco sostiene che i sogni malvagi mostrano  scene tremende e violente, e delusioni, sconvolgendo l'anima, anche se è possibile - come nel caso di molti santi che ci hanno tramandato le visioni dell'inferno - che i sogni dell'inferno e dei tormenti siano mandati da Dio per pentirsi. Come capire quindi se i sogni di tormento sono mandati da Dio o dal demonio? nel primo caso ci alziamo con volontà di preghiera, nel secondo caso siamo semplicemente spaventati. 

Secondo i maestri spirituali, i sogni demoniaci sono pieni di colori, suoni, sensazioni contrastanti, mentre i sogni ispirati da Dio non hanno colore e non sono mutevoli. La conclusione a cui arriviamo è che i sogni rispecchiano lo stato spirituale in cui viviamo, se siamo schiavi delle passioni o servi di Dio. 

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TRATTO DA:

Metropolita Ieroteos di Nafpaktos, The science of Spiritual Medicine: orthodox psychoteraphy in action, edizioni del Monastero della Natività della Vergine, 2010. 

Il Primate della Chiesa di Grecia preoccupato per il futuro religioso del Paese

Riporta Pravoslavie.ru che Sua Eminenza Geronimo II, per grazia di Dio Arcivescovo di Atene e primate di tutta la Chiesa Autocefala di Grecia, abbia accusato l'Europa e il governo greco di voler attentare alla tradizione e alla cultura del Paese. 

In foto, l'arcivescovo Geronimo II in cattedra

A scatenare l'intervento di sua eminenza alla Conferenza Annuale del santo Sinodo di Grecia è stata la recente soluzione del governo greco il quale, tramite una riforma scolastica, ha reso più facile venire esentati dalla frequentazione delle lezioni di Religione. "Temo che le modifiche al sistema educativo siano solo la punta dell'iceberg" ha detto l'arcivescovo, " Sembra che i nostri amici europei, i quali si avvantaggiano della nostra situazione economica, vogliano modificare la società greca, partendo proprio dalla scuola". Secondo il presule, le recenti modifiche alle leggi relative i sistemi bancari e l'organizzazione scolastica sono state imposte da alcune forze esterne che vorrebbero corrompere lo stile di vita dei greci e le loro tradizioni, oltreché "instaurare regimi di vita perversi, degradare la lingua e rovesciare l'istituto della famiglia e la nostra cultura che per secoli ha fatto parte della nostra grande civiltà". L'Arcivescovo Geronimo ha inoltre richiamo il clero, le gerarchie e il popolo greco a mantenere vive le proprie tradizioni, e la Fede. Inoltre, nel suo intervento il primate del sinodo greco ha chiesto al governo di collaborare per la pace e la prosperità del paese. 

venerdì 7 ottobre 2016

L'Inganno Spirituale (S. Ignazio Brianchaninov)

Il vescovo sant'Ignazio Brianchaninov (+1867) è stato un teologo poliedrico che si occupò di tutti gli aspetti della vita umana, soprattutto della condizione spirituale dell'Uomo e di come vivere una vita spirituale. In questo estratto dall'articolo sull'inganno spirituale compilato da John Sanidopoulos nel suo blog Daimonologia, vediamo ciò che il vescovo Ignazio ha individuato della condizione decaduta dello spirito


Una icona di sant'Ignazio Brianchaninov 

Discepolo: Dammi una nozione completa dell'inganno spirituale. In cosa consiste questa condizione?

Maestro: L'inganno spirituale è il ferimento della natura umana con la falsità. L'inganno spirituale accomuna tutti gli uomini, senza eccezione, ed è uno dei frutti della caduta dei nostri protogenitori. Tutti siamo soggetti all'inganno spirituale. La consapevolezza di questo ci dovrebbe rendere più forti e attenti verso di esso, e il più grande inganno è considerarsi liberi dall'inganno spirituale stesso. Siamo tutti ingannati, tutti illusi, tutti necessitiamo della Verità per essere liberati. E la Verità è il nostro Signore Gesù Cristo (Giovanni (8:32 e 14:6). Cerchiamo di assimilare la Verità attraverso la fede nella stessa, gridiamo in preghiera a questa Verità e ci libererà dal baratro demoniaco e dall'auto illusione. Quanto è amaro il nostro stato! E' la prigione dalla quale preghiamo d'esser condotti fuori, così da confessare il nome del Signore (Salmo 141:8). Si tratta di quella terra cupa nella quale siamo stati posti dal nemico dell'anima, che ci insegue e ci odia. E' quella che chiamiamo  lo spirito carnale (cfr. lettera ai Romani 8:6) e la falsa gnosi (cfr. lettera 1Timoto 6:20), tramite la quale il mondo intero è infettato e si rifiuta di riconoscere la propria malattia, insistendo al contrario di vivere in perfetta salute. La carne e il sangue  non possono entrare nel Regno di Dio (1Corinzi 15:50). Ma il nostro vero stato è la guarigione dalla carne e dalla morte a opera di nostro Signore Gesù Cristo, che è la vita e la resurrezione (Giovanni 11:25). La percezione di questo nuovo stato ci porta al pianto. Con le lacrime chiediamo al Signore Gesù Cristo che ci apra le porte del carcere, che ci tiri fuori dalle viscere della terra, di strapparci dalla morte! "Per questo il Signore Gesù Cristo è sceso fino a noi", commenta a tal proposito san Simeone il Nuovo Teologo, "perché voleva salvarci dalla prigionia e dal malvagio inganno spirituale". 

Discepolo: Non ho capito a sufficienza la tua spiegazione. Puoi essere più preciso? 

Maestro: I mezzi con i quali l'angelo caduto ha corrotto l'uomo erano le bugie (Genesi 3:13). Per questo il Signore chiama il diavolo "il mentitore", e "omicida fin dal principio" (Gv 8:44). Il Signore ha unito strettamente la nozione di falsità con l'omicidio, e le parole "fin dal principio" indicano che il diavolo ha voluto mentire agli uomini col fine di ucciderli, per la loro rovina. La fonte dell'illusione auto indotta e l'inganno demoniaco sono il pensiero falso. L'inizio del male è la falsità. Per mezzo della menzogna, il diavolo ha piantato nell'Uomo la propria radice, nei nostri antichi genitori, e per mezzo di essa la morte eterna. I nostri proto-genitori hanno riconosciuto la falsità spacciandola per verità, e per questo si sono feriti in modo incurabile col peccato mortale, come dice la stessa Eva: il serpente mi ha sedotto, e ho mangiato (Genesi 3:13). Fin da quel tempo la nostra natura, infettata dal veleno mortifero, è volontariamente o involontariamente indotta a compiere il Male, il quale si presenta come Bene alla nostra volontà pervertita, al nostro intelletto distorto, al cuore debosciato.  Dico volontariamente perché rimane in noi ancora un residuo della libertà  che non funziona più in completezza, ma è sotto influenza del peccato. Così è per ogni essere umano che nasce e non può essere altrimenti. Per questo motivo tutti ci troviamo nell'inganno dell'auto illusione e della menzogna demoniaca. L'inganno spirituale, come si deduce, è l'assimilazione di una menzogna come se fosse verità. L'inganno spirituale prima tocca il pensiero, e viene accettato dal cuore la cui sensibilità è ormai compromessa, e successivamente si insinua in ogni attività dell'Uomo e avvelena il corpo che ci ha donato il Creatore assieme all'anima. Lo stato di chi è ingannato spiritualmente è quello della morte eterna. Fin dalla caduta dell'Uomo il demonio ha libero accesso all'uomo stesso, giacché deliberatamente abbiamo aperto ad esso le porte dell'anima, avendo respinto l'obbedienza a Dio e preferendo il maligno. Tuttavia Dio ha redento l'Uomo. Per l'Uomo redento e liberato dunque si prospetta la libera scelta di servire Iddio oppure il maligno: e questa libertà si manifesta senza alcuna coercizione, giacché al demonio è consentito l'accesso al cuore dell'Uomo, ed è del tutto naturale che esso provi il tutto e per tutto per mantenerci nella sua orbita, per asservirci e per mantenerci nella sua sottomissione. Per questo usa ancora e sempre la sua arma preferita, la falsità. Il demonio si sforza di convincerci che le nostre inclinazioni malate siano buone, ci illude e ci inganna, stimolando le nostre passioni, riveste le richieste perniciose del nostro spirito di bellezza e ci invoglia a compierle. Ma coloro che sono fedeli alla Parola di Dio non permettono al demonio di entrare, frenano gli assalti del nemico e l'irruenza delle passioni (cfr. Gc 4:7) e sotto la guida del Vangelo lottano contro la menzogna sottomettendo gli istinti, e disturggendo poco a poco l'influenza degli spiriti malvagi sulla natura, fino a passare di tappa in tappa fino al Regno della Libertà e della Verità (cfr. Giovanni 8:32). Chi non è fedele alla dottrina di Cristo passerà dall'auto inganno alla menzogna demoniaca, perderà ciò che rimane della propria libertà, e si asservirà totalmente al maligno. Lo stato di coloro che sono asserviti al Male varia da persona a persona in accordo con le passioni che hanno gli individui, schiavi della propria passione. Tutti coloro che sono caduti nell'inganno demoniaco, ossia che sono in comunione col diavolo e sono ridotti in schiavitù da esso, sono templi e strumenti degli spiriti malvagi, vittime della morte eterna, che vanno verso la vita falsa nei baratri dell'inferno. 

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FONTE:

Ignazio Brianchianinov, Opera Omnia, volume X (esperienze ascetiche), pag. 129-135, 

Gli Ortodossi, la Madonna e la Battaglia di Lepanto

Nel mondo cattolico tradizionalista il giorno 7 ottobre è la commemorazione di una delle più fortuite "apparizioni" mariane cattoliche, quella che sostenne l'esercito crociato contro le navi dell'Impero Ottomano durante la battaglia navale che prese luogo il 7 ottobre 1571. Ma qual è la posizione ortodossa in merito all'Apparizione della "Madonna della Vittoria" a Lepanto? Ce lo racconta John Sanidopoulos nel suo blog Mystagogia

La battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 per molti aspetti fu un evento epocale, uno spartiacque storico che impedì ai musulmani di avanzare in Europa e colonizzare l'Italia. Una coalizione militare  militare cattolica, della quale fecero parte l'Impero Spagnolo e i suoi satelliti (Napoli, Sicilia, Sardegna), la Repubblica di Venezia, i Cavalieri di Santo Stefano del Granducato di Toscana, l'esercito papale, le truppe dalla Savoia e dalla Repubblica di Genova, e gli Ospitalieri, si fece forte contro l'esercito ottomano e sconfisse i maomettani dopo una battaglia di cinque ore.

Il luogo della battaglia fu il settore nord del Golfo di Patrasso, nella Grecia Occidentale, con gli Ottomani che aspettavano l'esercito della Lega Santa proveniente da Messina. La battaglia, si dice provvidenzialmente assistita dalla Madre di Dio "vittoriosa" (per i cattolici: "del Rosario") che prontamente Pio V papa magnificò con una festa da osservare in tutta la cattolicità. 

Ma gli Ortodossi come hanno preso la mariofania di Lepanto? gli abitanti greci ortodossi di Lepanto (Nafpaktos) non hanno dubbi sul sostegno che la Madonna avrebbe offerto alla Lega Santa, Pare infatti che 8'000 greci abbiano combattuto con la Lega Santa contro gli ottomani e siano stati partecipi del miracolo. A Lepanto gli ortodossi festeggiano questa festa il 7 ottobre o la prima domenica che segue il 7 ottobre, anche se ovviamente la Chiesa Ortodossa ufficiale NON riconosce questa apparizione.

Pare che fin dal XI secolo, secondo John Sanidopoulos, sull'isola di Lepanto esista una confraternita ortodossa devota ad una certa icona mariana detta Nafpaktiotissa, la quale protegge i marinai ed è venerata in cattedrale, la quale fu eretta nel V secolo. 

La semplicità essenziale di Dio (San Gregorio Palamas)

San Gregorio Palamas (+1359) nel suo libro Dialogo fra un ortodosso e un barlaamita espone il concetto di "semplicità di Dio". Nell'esperienza patristica, infatti, Dio non è un Essere composito, e il santo teologo ce lo spiega perfettamente

SEZIONE 44 DEI DIALOGHI FRA UN ORTODOSSO E UN BARLAAMITA 


(...) Perciò, (di Dio) quando noi conosciamo la sua attività ma non la sua Essenza, non commettiamo alcun oltraggio al carattere sovrannaturale della Sua semplicità. E quando assumiamo della sua attività (1) ma non della sua Essenza, dividiamo per caso l'Indivisibile? San Basilio dice: le attività di Dio sono molteplici, ma la sua essenza è semplice. Così infatti Egli è molteplice nelle sue attività, ma non è  diviso nella sua Essenza, anche se Egli viene compartecipato secondo le diverse attività che compie. Dal momento che noi partecipiamo di Dio in diversi modi - e ciascuna delle creature vi partecipa in modo differente - è palese che partecipiamo di Lui secondo la sua attività, in base alla quale è anche collettore (2). Noi non partecipiamo di Lui secondo la sua Essenza, poiché secondo la sua essenza Egli è il meno collettore di tutti, ma (Di Dio) conosciamo la Bontà e la Sapienza.

Dalla fine del Libro, inoltre:

BARLAAMITA: Possiamo risolvere la questione che più mi è oscura?

ORTODOSSO: quale?

BAR: Perché Dio non è composto quando ha una essenza eterna e allo stesso tempo una attività eterna (Energia)?

ORT: Ho quasi risolto questo problema per quanto ho appena detto. Il Divino è semplice nella sua Essenza, ed è Uno, in modo appropriato, secondo tutte le cose in relazione alle quali lo abbiamo pensato, e non è diviso in ogni azione che Egli volge verso ogni singola cosa. Perché Dio è una unità di Bontà, di Sapienza, di Giustizia, e di Potenza nei nostri pensieri. Non perché diventa tale, nemmeno quando si pensa, ma perché già dall'eternità è così e si manifesta per tale attraverso le sue opere a noi che siamo nati. Siamo giunti a capire che nel Suo movimento Egli ha creato l'Universo nella sua Bontà, e ha compiuto queste cose in pienezza per mezzo della sua Potenza, e che l'Universo fu composto nella Sapienza, e lo regge e lo governa con lungimiranza. Aggiungeremo un paio di parole per spiegare come la semplicità sia assimilabile alla moltitudine di Poteri sovrannaturali e di come la Potenza di Dio abbia le sue attività. 

BAR: Adesso ho capito, giacché non sono più chiuso come prima. Infatti il grande Basilio ha detto da qualche parte: l'Essere di Dio è semplice, ma le sue attività sono molteplici e anche lo Spirito Santo è semplice nella sua essenza, ma collettore nei suoi poteri. In questo modo ha indicato che intende il Potere come Attività e contro il medico Eustazio ha scritto che il termine "divinità" non è una indicazione della sua essenza, ma il potere d'attività. Ancora, visto che le tre ipostasi hanno una divinità se si chiama la natura dell'attività stessa come Divinità, anche qui ha chiamato Potenza e Attività quali sinonimi. Ma anche il rivelatore divino sull'Aeropago ha chiamato Potere la Grazia deificante, che il padre nostro Crisostomo chiama Attività. 

ORT: Ascolta nuovamente il beato Basilio quando dice: il Potere è l'attività di Energia, che significa Essenza, di cui solo il non-essere è privato. Dal momento che il Potere è l'attività eterna di Dio, il Divino sarebbe un Essere composto se avesse il potere a causa di quel potere. Tutte le cose partecipano delle altre potenze, ma non prendono parte della maggior parte di essi. Ma Dio essendo Onnipotente, non è deprivato di alcun Potere. Se dunque una cosa è composta in relazione ai suoi poteri, nulla può essere più composto di Dio. Ma ciascuno degli esseri è lungi dall'essere composto attraverso i poteri in se esso, vedi nel caso dei corpi più semplici i quali hanno più poteri di quelli composti. Nulla infatti è più semplice rispetto ai quattro Elementi. Cosa chiamiamo infatti "madre di tutti" se non la Terra, che da sola è in grado di riprodurre tutte le cose secondo l'Ordine divino? Come può allora una cosa semplice avere più potere di una composta, se l'avere il potere deriva dall'essere composti? Dall'agricoltura si apprende che gli enti con molti poteri sono i più semplici. Se qualcuno non mette lo sterco sui prati, (le piante) non maturano; dopo la maturazione (le piante) tornano al loro stadio di esseri semplici (3), e l'agricoltore possiede ogni genere di verdura e può alimentarsi: vedi come le cose semplici sono le più potenti? E dal momento che Dio agisce secondo i suoi poteri divini, e non soffre, Egli solo è semplice in modo sovrannaturale. Dio in alcun modo è aumentato o diminuito, non acquisisce né perde alcunché, perché Egli è Onnipotente, ed è il più semplice di tutti gli esseri. Nessuno degli esseri incorporei, inoltre, muta la propria essenza a meno che non si dica che il modificarsi faccia parte della loro natura fin dall'inizio della creazione. Dio solo è sinceramente semplice, ed è la Semplicità stessa: anche quando preghi i Nomi Divini, vedi che non è solo elargitore di vita, ma anche buono, saggio, ed è causa di tutte le cose. Egli possiede tutto dall'eternità ed è in grado di dare tutto da se stesso. Con la sua giustizia Dio concede doni a tutti nel momento opportuno, in proporzione ai meriti, come Sovrano di tutto ciò che esiste. Quindi, il Divino solo è Onnipotente, ed è l'unico Essere, a nostro avviso, totalmente Semplice. 

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NOTE:
Il libro (in lingua inglese) si può trovare a questo link. Il capitolo 44 si trova alla pagina 83 dell'edizione inglese

1) Si intende la Grazia, e/o le Energie. 

2) Si intende "collettore" nel senso che unisce e conflagra in sé stesso varie creature e varie situazioni metafisiche in quanto meta di coloro che lo cercano e ne vivono l'azione. 

3) Cioè di frutti. 

mercoledì 5 ottobre 2016

La Chiesa Bulgara rifiuta la Comunione agli "ecumenisti"

Secondo il sito Ortodossia Vita Eterna in questo articolo in serbo la Chiesa Ortodossa Bulgara (canonica, per togliere ogni dubbio), ad alcuni romeni in visita presso una chiesa bulgara è stato negato perfino l'antidoron, visto che il loro patriarca Daniel ha firmato i documenti di Creta, rigettati in toto dal sinodo della Chiesa Bulgara. 

Secondo la lettera dei romeni pubblicata nel sito, le direttive del metropolita di Nessebar (Bulgaria meridionale) sono chiare: coloro che appartengono ad una Chiesa "ecumenista" non possono ricevere l'antidoron né l'Eucarestia nelle chiese bulgare. E' una direttiva inusuale e totalmente inedita anche negli ambienti tradizionalisti dove, anche se vi è antipatia per l'ecumenismo e per certi ecclesiastici, non viene certo negato il Calice a quanti appartengono ad un'altra Chiesa canonica anche se di politica differente.  


Sua Santità Neofito, patriarca di Bulgaria

Mi permetto un commento.

La Comunione non può essere rifiutata al fedele di per sé, anche se i gerarchi cui presta (involontariamente) obbedienza spirituale sono in errore anche perché, fondamentalmente, l'ecumenismo non è stato proclamato una eresia dal punto di vista ufficiale. Ben diverso è comunicare eretici o scismatici, ma se si trattano di fedeli di Chiese sorelle - le quali dunque sono in Comunione - in alcun modo il sacerdote può negare loro l'Eucarestia né tanto meno il pane benedetto.

I Canoni Apostolici X e XI che vietano la concelebrazione e la comunione con gli eretici non si riferiscono certo a chi manifesta opinioni diverse all'interno della medesima Chiesa ortodossa, ma a chi è fuori dal circuito ecclesiale, chi è fuori dalla Chiesa. Quello che è certo, è che la Chiesa Bulgara manifesta con akrivìa una sensazione ormai sempre più diffusa fra i tradizionalisti, ossia... l'Ecumenismo è o non è una eresia che pone fuori dalla Chiesa? A questa domanda dovrebbe rispondere un Concilio che, a voce univoca e ufficiale, ponga finalmente una soluzione certa. 

Gli Scandinavi e lo Scisma del 1054: un rapporto particolare (Storia della Chiesa)

Dopo lo Scisma reciproco del 1054, le chiese di Roma e di Costantinopoli non erano, e tuttora non sono più in comunione. Ma come sappiamo, al tempo i mezzi d'informazione erano lenti e per portare un messaggio da Roma a Canterbury, o da Roma a Costantinopoli, passavano diversi mesi. Non tutte le Chiese locali furono informate subitamente, e quindi per alcuni periodi di tempo i Latini, in certe zone, furono in comunione coi Greci per molto tempo. 

Non in tutte le regioni, lo Scisma era stato recepito nello stesso modo. In Scandinavia, i rapporti con la lontana Roma erano ambivalenti: in un clima sempre più teso nei rapporti con la Chiesa di Costantinopoli, pare invece che gli scandinavi non risentissero di questa pena, ma al contrario, secondo Adamo di Brema, il vescovo di Amburgo dell'XI secolo ha adottato molti costumi rituali greci (1), e pare che Adamo non sia a conoscenza che lo Scisma sia avvenuto. Nella saga di Veraldar, un testo islandese della metà del XII secolo, il Grande Scisma viene presentato come "politico". Secondo la stessa saga, sono i "romani" ad essersi allontanati << dall'autorità dell'Imperatore di Costantinopoli. (2) >> L'Imperatore di Costantinopoli diventa, in alcune saghe nordiche del XIV secolo (ben tre secoli dopo lo Scisma), come la Flateyjarbók e la Saga di Eiríkr Víðförli, una figura molto interessante. Viene presentato come doctor, e istruisce nei fondamenti della dottrina cristiana il giovane principe scandinavo desideroso di imparare: gli viene dunque riconosciuta una autorità dottrinale "ortodossa" nel senso generale del termine (3). Nelle descrizioni norrene di Costantinopoli, chiamata Mikligarðr, la capitale bizantina viene sempre trattata con sommo rispetto, ed equiparata a Roma per grandezza e fede. Nella famosissima Edda di Snorri Sturluson, anch'esso un tardo manoscritto del XIV secolo, il Cristo viene appellato << stólkonungr >> ossia "Re immacolato", in riferimento alla nascita virginale da Maria santissima, ma lo stesso identico appellativo veniva utilizzato dagli scandinavi per chiamare l'Imperatore di Costantinopoli: conosciamo bene anche a livello popolare il fatto che molti scandinavi abbiano militato nella Guardia Varagiana, insieme ai Sassoni, e come vedremo più avanti, saranno considerati parte dell'Impero a tutti gli effetti e godranno di una chiesa di rito latino propria, benedetta dall'autorità imperiale. Durante l'epoca delle Crociate, molti re nordici preferiranno andare a Costantinopoli piuttosto che a Gerusalemme o Roma: i primi a compiere questo viaggio furono i monarchi Eiríkr Sveinsson (1055-1103) di Danimarca, e Sigurðr Magnússon (1090- 1130) di Norvegia. Il biografo e chierico Markús Skeggjason nel 1107 scriverà la Eiríksdrápa, nella quale descrive con dovizia di particolari il viaggio di Re Eirikr e il suo incontro con l'Imperatore di Bisanzio. Venne di moda per i nordici, nel XII secolo, viaggiare fino a Costantinopoli perché al ritorno in patria si veniva considerati con un onore più alto. Nel 1196 l'Imperatore Alessio IV di Costantinopoli scrisse una lettera ai re di Danimarca, Norvegia e Svezia chiedendo soldati (4): si pensa che l'Imperatore di Costantinopoli considerasse i re del Nord come suoi vassalli. C'è del resto da comprendere politicamente questa bizantinofilìa dei nordici, giacché il Sacro Romano Impero cattolico-romano tendeva all'imperialismo rivolto verso di loro, mentre Costantinopoli era semplicemente troppo lontana per poterlo fare, sebbene il prestigio fosse il medesimo. 


Guerrieri norreni dall'Arazzo di Bayeux

Secondo la Saga di Re Olaf, scritta in Islanda nel XII secolo, le terre della Rus' furono cristianizzate niente poco di meno che dal santo Re Olaf di Norvegia (1000 d.C.) insieme al vescovo Pàll, ma con l'ausilio di missionari greci, << i quali insegnarono al re Olaf la pienezza della dottrina cristiana (5) >> I rapporti fra norreni e russi erano del resto molto fecondi. Come abbiamo visto nel capitolo sulla missione, è opinione comune che i primi russi, del resto, altro non siano che norreni emigrati. Nel XII secolo Mstislav, Gran principe di Novgorod, sposò Ingi, la figlia del re di Svezia. Il monaco Oddr scrive che i russi devono la religione a Costantinopoli, ma per intercessione del pio re Olaf, il quale tra l'altro, canonizzato come santo sia dall'Occidente che dall'Oriente, meritò la dedicazione di una chiesa ortodossa nella stessa Novgorod. Oddr non considerava affatto i russi e i greci sotto scisma, ma al contrario maestri di religione. Nel libro islandese Eymundar þáttr sempre dei secoli XIII e XIV si desume che la Russia è un bastione contro i "popoli empi", nominati come Turchi, Valacchi e gli abitanti di Perm. 
I problemi con la Russia, principale intermediario fra i norreni e Costantinopoli, iniziarono nel 1239 quando i nobili svedesi inviati dal re per cristianizzare e assoggettare la Finlandia si scontrarono coi coloro omonimi russi . Nel 1240 lo Jarl Birger e il principe Jaroslav di Novgorod si scontrarono militarmente << col permesso del Papa (6) >>  e fu proclamata dunque una "crociata nordica". Eppure, quella battaglia del 1240 fu vinta dai Russi, e gli Svedesi da quel momento diverranno i loro nemici più acerrimi. Nel 1293 in Karelia gli svedesi costruiscono la città fortificata di Viberg, ora Viipuri, e sulla Neva fondano il castello di Landskrona. La Erikskrönika, ossia la "cronaca di Erik", scritta nel 1330, chiama "cristiani" gli svedesi, e "pagani" i russi e i finlandesi. Nel 1323, per la prima volta un vescovo norvegese, Eilif di Nidaros (Trondheim), chiama i russi "nemici di Dio" e infideles
Un'altra cronaca, la Lögmannsannáll (1386), dice che << i russi vennero in Norvegia dall'estremo nord, torturando i bambini, stuprando le donne e devastando i villaggi (7) >>. Oramai i rapporti erano guastati del tutto, e l'Ordine Teutonico che darà manforte ai re di Svezia e di Polonia nelle guerre continue coi principati russi sarà un collante molto forte nel creare lo schieramento cattolico da una parte, contro gli ortodossi russi dall'altra. L'Islanda, assai lontana da ogni pretesa territoriale, per tutto il Medioevo non chiamò mai "pagani" o "infedeli" i russi né i bizantini, giacché non troviamo in nessuna cronaca tali appellativi. 

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NOTE

1 Quellen des 9. und 11. Jahrhunderts zur Geschichte der hamburgischen Kirche und des Reiches (= Ausgewählte Quellen zur deutschen Geschichte des Mittelalters 11), ed. W. Trillmich – R. Buchner, Berlin 1961, 486.

2Veraldar saga (= Samfund til udgivelse af gammel nordisk litteratur 61), ed. J. Benediktsson, Copenhagen 1944, 69-70.

3) Per il ruolo dell'Imperatore bizantino nel ruolo di didaskalos, cfr. G. DAGRON, Emperor and Priest. The Imperial Office in Byzantium (= Past & Present Publications), transl. J. Birrell, Cambridge University Press 2003, 263-266.

4Sverris saga etter Cod. AM 327 4o, ed. G. Indrebø, Kristiania 1920, 133.

5) cfr. L. LÖNNROTH, Studier i Olaf Tryggvasons saga, Samlaren 84 (1963) 54-94 (61-67). E anche Óláfs saga Tryggvasonar en mesta, I, 158; Flateyjarbók, I, 119.

6J. H. LIND, Early Russian- Swedish Rivalry: The Battle on the Neva and Birger Magnusson’s Second Crusade to Tavastia, Scandinavian Journal of History 16 (1991) 269-295 (esp. 284-294).

7) Islandske Annaler, 283, 346; Diplomatarium Norvegicum. Oldbreve til Kundskab om Norges indre og ydre Forhold, Sprog, Slægter, Sæder, Lovgivning og Rettergang i Middelalderen, 32 vols, Christiania 1847-1995, VIII, 99 100; Regesta Norvegica, 7 vols, Oslo 1989 etc., IV, 149.

martedì 4 ottobre 2016

Papa Giovanni VIII e il Sinodo che salvò l'Unità della Chiesa ( Storia della Chiesa )

Del lungo articolo The Eight Ecumenical Council: Costantinople IV (879/880) and the condemnation of Filioque and his doctrine ho estrapolato questa nota, assai interessante invero, sulle doti carismatiche e sulla qualità spirituale del dimenticato papa Giovanni VIII, il quale difese la retta fede dai modernisti del suo tempo, salvando la comunione con le Chiese d'Oriente per ancora due secoli

La condanna del Concilio Ecumenico-Romano ottavo (il concilio anti-foziano dell'anno 869/870) da parte del vescovo di Roma e papa Giovanni VIII iniziò con una epistola, la Lettera agli Imperatori Basilio, Leone e Alessandro, la quale fu letta durante la seconda sessione del Concilio dell'879/880 tenuto da Fozio, ed è conservata negli Atti. Si legge, dalla lettera:

"Ricevete (1) primo fra tutti, Fozio, reverendissimo e meraviglioso sommo sacerdote di Dio, fratello nostro e Patriarca, concelebrante, erede e compartecipante della Comunione della Santa Chiesa Romana. Ricevete quest'uomo senza pretenziosità. Nessuno infatti deve comportarsi con boria, accettando i canoni ingiusti che furono promulgati contro di lui. Giacché sembra che vi comportiate come una mandria di mucche, sappiate che nessuno dovrebbe usare i voti del proprio rango in modo inappropriato, affidati a noi dai Gerarchi che ci hanno preceduto, e intendo Nicola e Adriano, come scusa per opporsi a Fozio. Essi infatti, non difesero in modo degno le proprie accuse mosse ingiustamente contro di lui, pertanto tutto ciò che fu detto e fatto contro di lui (contro Fozio) è da ritenersi bandito e annullato." 

Giovanni VIII si preoccupò di mandare una seconda lettera (2) allo stesso Fozio, scrivendo:

"Riguardo al sinodo che fu ingiustamente chiamato contro la tua Eminenza, (sappi) che è stato annullato e l'abbiamo completamente bandito dai nostri archivi, fra le altre cose, perché il nostro benedetto predecessore Adriano (3) non si preoccupò neanche di trascriverlo ufficialmente." 

Infine, sempre al Concilio dell'880, Giovanni VIII produsse un documento, chiamato Mandatum, nel quale chiede nuovamente di non valutare come valido il sinodo anti-foziano chiamato a Roma ai tempi di Adriano, e i padri conciliari là riuniti risposero con l'anatema su quanti non avessero accettato le disposizioni del nuovo Concilio, e quindi rigettarono il sinodo precedente chiamato contro Fozio, ricomponendo l'Unità della Chiesa. 

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NOTE

1) Ricevere nel senso di accettare. 

2) In Mansi volume xvii cl. 416E

3) Adriano II, papa dal 867 fino alla morte nel 872, è il papa che benedì l'evangelizzazione degli slavi a opera di Cirillo e Metodio, i quali gli portarono le reliquie di san Clemente di Roma come dono per ottenere la sua benedizione apostolica. Uomo particolare per la sua epoca, è l'ultimo papa sposato che la Storia ricordi, il quale resse la carica pontificia mantenendo contemporaneamente lo status di uomo sposato. Sua moglie, Stefania, viveva al palazzo apostolico del Laterano. In realtà a scomunicare Fozio fu il predecessore di Adriano, Niccolò I, il quale chiamò un sinodo nel 863. Adriano si ritrovò a dover gestire una situazione piuttosto delicata, e non seppe gestire i conflitti con Costantinopoli: Adriano, un uomo mite, non seppe gestire bene la situazione. Difatti san Fozio era stato deposto dall'Imperatore il quale aveva reinsediato il deposto Ignazio, e il sinodo di Costantinopoli del 869/70 aveva vidimato la decisione imperiale, con la firma dei delegati papali. A questo si doveva una certa antipatia di san Fozio per la sede romana all'epoca occupata da Adriano, giacché i suoi sottoposti avevano appoggiato l'Impero. 

Metropolita Stefano chiede unità territoriale delle Chiese in Estonia sotto di sé

Dal sito Pravoslavie.ru apprendiamo che il 30 settembre 2016 il Metropolita Stefano di Estonia (Patriarcato Ecumenico) ha chiesto che le due Chiese ortodosse estoni siano unificate sotto la sua tutela. Per chi non conoscesse il problema, un accenno: in Estonia esistono due Chiese ortodosse autonome, entrambe canoniche, una che ottenne l'autocefalia da Mosca, e l'altra da Costantinopoli; il dramma è che le due Chiese estoni non sono in comunione fra loro e rompono l'unità dell'Ortodossia in Estonia. 


La cattedrale ortodossa (patriarcato di Mosca) di sant'Alessandro Nevskij a Tallin, costruita nel XIX secolo. 


Il Metropolita Stefano, il primate secondo il Fanar, si è appellato ai documenti del sinodo di Creta, il quale stabilisce (rifacendosi ai canoni dei primi Concili Ecumenici) che la presenza di due autorità ortodosse per lo stesso territorio canonico ( diocesi, regione, stato, dipende dalle circostanze) è una una mancanza inaccettabile di canonicità. Per questo, si è appellato al giornale Postimees scrivendo della questione, affermando di essere "pronto" alla fusione e che "la lingua e la cultura russa saranno preservate". Sua Eminenza Stefano ha inoltre detto che il patriarca Kirill e il patriarca Bartolomeo discuteranno della fusione di persona, in una data imprecisata. 

Attualmente, la Chiesa Estone - Patriarcato di Mosca gestisce 31 parrocchie in due diocesi, nelle città di Tallin e Narva, e il primate è il novantaduenne Metropolita Cornelio (Jakobs) che celebra alla cattedrale di sant'Alessandro Nevksij a Tallin. La giurisdizione del Patriarcato Ecumenico (Chiesa Apostolica Estone) gestisce 60 parrocchie divise in tre diocesi, Tallin, Partu e Tartu. Il primate è il già menzionato Metropolita Stefano (Charalambides) che solitamente celebra alla chiesa di San Simeone. 

lunedì 3 ottobre 2016

I vescovi della Francia contro il papato nell' XI secolo (Storia della Chiesa)

Dal libro Before de Gregorian Reform: the Latin Church at the turn of the first millennium, apprendiamo come la riforma papista di Gregorio VII, e in generale l'aria papista delle ultime decadi ortodosse del Patriarcato di Roma, fosse avversata dall'episcopato latino fedele alla tradizione. Un esempio fu la risposta dei vescovi della Chiesa Gallicana all'inizio del XI secolo alle pretese di Roma.

Rodolfo il Glabro, monaco di Cluny, morto nel 1047, ci racconta la reazione dei vescovi della provincia della Gallia dinnanzi al movimento riformista papale del suo tempo.

"E tutti i Vescovi della Gallia erano ostili (al papa) perché era vergognoso che colui che siede alla Sede Apostolica avesse rotto la consuetudine apostolica e il tenore dei canoni, specialmente quando essi (i canoni) parlano delle antiche e venerabili regole della proibizione di un vescovo di esercitare il potere su una diocesi che non sia la sua, a meno che non venga invitato, dal vescovo del luogo... Il pontefice della Chiesa Romana, a causa della dignità della Sede Apostolica, è onorato maggiormente rispetto ad un vescovo, ma non gli è permesso di trasgredire i canoni in alcun modo. perché ogni vescovo di retta fede è sposato alla sua diocesi, ed equamente pari (agli altri) dinnanzi al Salvatore: perciò nessuno dovrebbe insolentemente permettersi di intromettersi nelle faccende delle diocesi altrui."

Rodolfo il Glabro si riferisce all'incidente ecclesiologico del 1004: in quell'anno, il conte Folco di Tours aveva costruito una chiesa nelle vicinanze del borgo, e chiese al vescovo del luogo di consacrarla: non avendo ottenuto una risposta affermativa, Folco scrisse al cardinale legato del papa del tempo, Giovanni XII. Questi, ritenendosi una autorità superiore, mandò il suo legato a consacrare l'edificio superando il vescovo del luogo. I prelati di Francia perciò si radunarono e scrissero al papa, sconvolti da quell'atto irriguardoso della dignità episcopale. Lo stesso Rodolfo commenta, nel suo Libri di Storia (nel Libro II cap. 4), che tale azione papale fu vista da tutti i vescovi gallicani come una usurpazione dettata dalla cupidigia, e non da zelo cristiano.