venerdì 31 marzo 2017

Cinquanta celle sull'Athos non commemorano più Bartolomeo (news)

Da Pravoslavie.ru veniamo a conoscenza di un fatto sconcertante: l'Athos è attraversato sempre di più dal un clima di tensione. Cinquanta monaci hanno smesso di commemorare sua santità Bartolomeo

N.B. L'articolo NON è una traduzione della fonte Pravoslavie.ru. 

Pare che cinquanta fra metochia, celle, piccole cappelle e skit sul Monte Athos abbiano cessato di commemorare il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli "a causa del suo modernismo" e del Concilio di Creta. La dichiarazione è stata rilasciata da uno dei monaci non commemoranti. 

Non solo fra le file del clero romeno, in Moldavia e nella diocesi di Banceni (Ucraina) echeggia dunque malcontento per l'approvazione dei documenti conciliari di giugno, ma adesso si sta aggiungendo anche l'Athos. Certo non sono i primi sulla Santa Montagna che hanno manifestato il loro dissenso verso la linea ecclesiologica inaugurata da S.S. Bartolomeo, come certamente ricorderete tutti il monastero Esfigmenou generò notevoli problemi qualche anno fa e accese per l'ennesima volta il dibattito sulla politica ecclesiastica del primate della Chiesa di Costantinopoli. 


La penisola del Monte Athos vista dall'alto

Ad ogni modo, anche queste cinquanta unità sul Monte Athos dichiarano di aver preso la decisione di fermare le commemorazioni appellandosi al canone 15 del Concilio di Costantinopoli del 861, presieduto da san Fozio il Grande, il qual canone esorta i sacerdoti a non commemorare più i loro vescovi se questi professano apertamente una eresia. 



giovedì 30 marzo 2017

Le donne indisposte, il ciclo mestruale e la Chiesa Ortodossa

Quali sono le regole di comportamento per una donna ortodossa nel suo "momento"? Sappiamo bene che è un argomento assai delicato e non è nostro interesse essere offensivi e in alcun modo giudichiamo le donne per questo, o intendiamo far pesare loro la loro fisicità. Anticamente non tutte le donne non avevano gli assorbenti o dei palliativi di questi, sporcando così di sangue il pavimento della chiesa (che, a quel punto, andava riconsacrata!). A cagione di ciò, alle donne durante il ciclo mestruale veniva interdetto l'ingresso nei giorni particolari. Tuttavia, oggigiorno è molto improbabile non potersi dotare di un assorbente: a cagione di questo, gli Ortodossi hanno costituito un piccolo codice di comportamento per le donne che si trovano durante i giorni del ciclo.

Prima di leggere il codice di comportamento, è bene ricordarsi che il Levitico e l'Antico Testamento sono ancora validi nelle loro prescrizioni più autentiche e nobili, così come ci ricorda san Paolo nella Lettera gli Ebrei (Ebrei 7-10) e che quindi, sia per gli uomini che per le donne, molti aspetti rituali sono rimasti attivi nella cristianità. Nelle Costituzioni Apostoliche (secolo IV) vi è un capitolo apposito sulla purificazione rituale delle donne e degli uomini che si sono macchiati di crimini o che sono venuti al contatto col sangue, e qui, specifichiamolo, qualsiasi tipo di sangue. Le mestruazioni difatti sono solo uno dei possibili contatti con il sangue; il canone I di Sant'Atanasio è molto importante per comprendere la dinamica dei fluidi corporei: secondo il santo, il ciclo mestruale è paragonabile al moccio o a qualsiasi altro genere di emissioni corporee sia maschili che femminili. Due autori antichi, san Dionigi d'Alessandria (+264) e san Timoteo d'Alessandria (+385), espongono per primi il concetto di purificazione post partum e ritengono che un mese sia sufficiente affinché la donna sia purificata e possa tornare in chiesa a chiedere la benedizione. Essi tuttavia non prescrivono alcuna regola nel caso la donna nei periodi indisposti tocchi qualcosa di sacro.  Ben diverso fanno i canonisti medievali bizantini i quali si rilevano molto più duri rispetto agli antichi:  nelle raccolte canoniche di Giovanni Diacono di Costantinopoli (IX secolo) quest'ultimo prescrive il divieto di accesso alla chiesa per quaranta giorni dopo il parto, necessari per la purificazione.
Vediamo ora come la Chiesa Ortodossa oggi codifica il comportamento delle donne indisposte. 


1. Non si può fare la Comunione. La donna indisposta non può accostarsi al calice eucaristico. Ovviamente la donna che si è preparata per la funzione può prendere l'anafora (il pane benedetto) e bere l'acqua santa o il vino benedetto. Non c'è ragione per NON prendere l'acqua benedetta, visto che con essa vengono benedetti perfino gli animali, che sono notoriamente inferiori all'essere umano. Se il ciclo mestruale è al suo termine, il giorno seguente la donna può recarsi in chiesa e chiedere la comunione separata, e il sacerdote non può tirarsi indietro.

N.B. Una opinione di un santo occidentale di grande rilievo, san Gregorio Magno (+604), è totalmente opposta: nella Lettera LXIV il patriarca di Roma Antica scrive che, a suo vedere, non occorre impedire alle donne indisposte la Comunione, giacché non è colpa loro della loro condizione, ovvero se hanno o meno il ciclo mestruale. Egli scrive: "se non si comunicano fanno bene, e se si comunicano fanno altrettanto bene". [1] In Oriente ha prevalso molto una visione più akrivica che non la posizione "gregoriana". 

2. Non si può accedere al Battesimo. Così come per la comunione, è bene non sporcare un sacramento con le nostre impurità corporee che defluiscono dal nostro corpo, le quali si mescolerebbero con l'acqua santa e con il crisma. 

3. La donna indisposta può tranquillamente entrare in chiesa, venerare le icone, baciare il Vangelo, accendere candele e svolgere tutte le funzioni di pietà. La donna indisposta può leggere le Scritture, recitare il salterio e pregare seguendo il proprio pensiero o tramite i libri della Chiesa senza alcun problema. 

4. La donna dopo il parto si trova in un "congedo liturgico" di quaranta giorni nei quali ella non può entrare in chiesa. Dopo che sono passati i 40 giorni rituali, la donna (col bambino) si presenta in chiesa e su di lei vengono recitate le preghiere di purificazione e la benedizione del neonato con l'imposizione del nome e la Presentazione al Tempio del bambino. Da questo momento in poi alla donna è permesso nuovamente entrare in chiesa e prendere tutti i sacramenti. Dopo un periodo concordato col sacerdote, è bene battezzare il bambino. 

Inoltre, le bambine prima del loro primo ciclo mestruale (indicativamente attorno agli 11-12 anni) non sono obbligate ad indossare il velo in chiesa.

Ricordiamo che, oggigiorno, non vi è più alcuna preghiera particolare per lo "scioglimento delle impurità" della donna, escluse quelle del parto, molto importanti, e che sono obbligatorie prima della Presentazione al Tempio del bambino.

--------------------------------------------------------------
1) Gregorio Magno papa di Roma, Lettere, lettera LXIV, "risposta alla decima questione", PL vol. 77, colonne 1183-1200.

Vedi anche: L'(im)purità della Donna, p. Petru Pruteanu (in italiano).

venerdì 24 marzo 2017

Diocesi ortodossa di Harbin (Cina) festeggia i 95 anni di esistenza

Dal sito ufficiale della Chiesa Ortodossa Cinese - Diocesi di Harbin veniamo a conoscenza di un anniversario importante. Oggi, 24 marzo 2017, ricorrono i 95 anni d'esistenza dalla fondazione della Diocesi cristiana ortodossa di Harbin in Cina. 

La foto d'archivio, presa dal sito ufficiale, riporta il primo vescovo cinese ortodosso, sua eminenza Maituo di Harbin, ritratto dopo la sua ordinazione episcopale, avvenuta nella stessa cattedrale urbana, intitolata a san Nicola. 

La diocesi di Harbin in Cina fu  fondata nel giorno 24 marzo 1922, sotto la direzione del Patriarca di Mosca, e nello stesso giorno fu consacrata la cattedrale appuntandovi il vescovo Maituo (Li) come primo pastore del gregge locale. 

Il nostro augurio personale agli Ortodossi cinesi (e di tutto il mondo) è che possano continuare in pace la loro missione e le loro vite, protetti dalle persecuzioni e dalle mancanze materiali, guidati dallo Spirito Santo. 

E del padre nostro Maituo, vescovo della Chiesa di Cristo, sia eterna memoria. 

Il Sinodo di Creta e i Non-Commemoranti nella visione di padre Peter Heers

Il padre Michael Wood, abate del monastero di Santa Brigida in Scozia (ROCOR), ha inviato un documento via mail concernente il ritiro spirituale del clero della ROCOR presso il quale l'arciprete Peter Heers (già noto ai lettori di questo blog) ha letto un sermone concernente il ruolo della Chiesa Russa all'Estero nel movimento ecumenico, sviluppando anche la questione dei non-commemoranti, un commento importante che getta un po' di luce su questo fenomeno controverso che imperversa in Romania, in Grecia e in alcune diocesi russe e che ha generato uno scisma in Serbia.

L'incontro ha visto presenti le loro eminenze i vescovi Giona, Nicola, Ireneo e Ilarione, primarca della ROCOR, insieme a molti altri chierici. Forniamo alcuni estratti della conferenza, così come ci sono stati passati dal padre Michael


Il padre Peter (sul podio) e i vescovi (al tavolo a sinistra)

Cristo è in mezzo a noi!

Per me è un onore essere in mezzo a voi, e parlare con voi, Guide e Pastori del gregge razionale di Cristo, particolarmente perché siete i successori di quelle immense figure della Diaspora Russa che furono il vescovo san Giovanni (Maximovic), i metropoliti Antonij (Krapovitzskij), Anastasij, Filarete di New York, Vitalij, l'Arcivescovo Averkij (Taushev) e il Metropolita Lauro e molti altri reverendi padri della Chiesa Russa all'Estero, e di tutta la Chiesa Universale. 

[...]Quello che mi interessa oggi è analizzare nel dettaglio il Concilio di Creta, i suoi sviluppi e i suoi documenti, offrendo una panoramica quanto più ampia possibile. [...]

Il padre Peter Heers analizza con molti dettagli il Concilio di Creta nelle fasi di riflessione, sviluppo, esecuzione e nei suoi documenti, manifestando il suo dissenso su tutta la strategia conciliare e sui documenti prodotti.

La mancata conciliarità del Sinodo

Una delle cose che salta all'occhio è la mancata sinodalità del Concilio. Se guardiamo bene al Concilio, vedremo come la conciliarità viene a mancare: innanzi tutto, il popolo di Dio (che è composto da monaci, sacerdoti e laici) non è stato interpellato minimamente né nei temi né nella stesura dei testi, i quali sono stati addirittura celati agli stessi vescovi partecipanti così come ha detto il metropolita Ieroteo Vlachos: << la maggior parte dei vescovi non sapeva niente del Concilio, neanche io, perché i documenti erano rimasti proprietà esclusiva della Commissione. >> [1] La maggior parte dei vescovi dell'intera Ortodossia non ha avuto alcun ruolo attivo nella compilazione e nello studio dei temi del Concilio. Inoltre, i documenti presentati al Concilio di giugno furono firmati solamente da due rappresentanti per ogni Chiesa Locale; in altre parole, furono dati per "accettati da tutte le Chiese Locali" documenti letti solo da pochi specifici individui. Affinché anche una singola frase venisse cambiata, al Concilio di Creta era necessaria la totale aderenza di tutte le Chiese partecipanti! Per questo le Chiese Bulgara e Georgiana hanno scelto di non partecipare, perché hanno inteso che ogni cambiamento era, de facto, impossibile. Il diritto di ogni vescovo di poter aderire o meno al Concilio e ai suoi testi è stato sorpassato da una nuova regola: il Primate della Chiesa Locale ha avuto il potere di decidere per tutto il suo episcopato. Anche se tutti i 152 vescovi presenti avessero votato contro un tale documento, la firma dei dieci patriarchi avrebbe comunque valso l'approvazione del tale testo in barba al principio del voto. Un esempio di questo nuovo corso è accaduto proprio a Creta fra le file dei vescovi serbi: riguardo al testo sull'Eterodossia e i rapporti col resto del mondo cristiano, solamente 7 vescovi serbi su 31 erano favorevoli a questo documento nella forma in cui è stato redatto e presentato, mentre gli altri 24 hanno votato contro. Il patriarca serbo, tuttavia, ha appoggiato il documento, il quale infatti è stato poi approvato. Non si può dire che il principio di sinodalità della Chiesa, che da sempre ha fondato i Concili ortodossi, sia stato questa volta applicato nella sua forma storica. 

I Non-Commemoranti

[Prima che io concluda il mio intervento], è molto importante analizzare anche come il Concilio di Creta sia stato ricevuto dal popolo di Dio e gli effetti che ha prodotto nel corpo ecclesiale della Chiesa. Ci sono state certamente risposte positive, in special modo presso l'alto clero delle Chiese Locali (tutte) e presso quelle strutture che si occupano di rapporti ecumenici. Sorprendentemente, molti accademici occidentali (ortodossi ed eterodossi) sono stati insoddisfatti dal Concilio, dal quale ci si aspettava molte più "aperture". Quel che è certo è che la fazione intellettuale della Chiesa Ortodossa continuerà ad appoggiare il Concilio. Nonostante in Romania e in Grecia da parte delle autorità ecclesiastiche il Concilio, coi suoi documenti, sia favorito e appoggiato, la risposta popolare allo stesso è stata alquanto negativa. Molti teologi, sacerdoti e fedeli, studiosi e financo accademici hanno scritto o parlato contro il Concilio di Creta, in alcuni casi andando incontro perfino alla scomunica, alla sospensione e alla perdita dei loro incarichi pubblici e religiosi; in alcuni casi, questi chierici hanno deciso di cessare la commemorazione dei loro gerarchi. 

La cessazione della commemorazione del Patriarca Ecumenico sul Monte Athos è iniziata l'anno scorso alla quale presero parte 100 monaci, per svilupparsi poi in alcune diocesi in Grecia e in Romania, ove particolarmente alcuni monasteri e preti hanno cessato di commemorare i propri vescovi. Uno dei casi più famosi di questa vicenda è di appena due settimane fa, quando il teologo Teodoro Zisis è stato sospeso a divinis dal suo vescovo. L'Archimandrita Crisostomo di Paros (Grecia) ha scritto una lettera formale al Patriarcato Ecumenico accusando il patriarca Bartolomeo di eresia. In questi giorni proteste simili stanno aizzandosi in Moldavia, Ucraina e Romania. Il vescovo Artemje (Radosavlevich) in Serbia si è separato dal  Sinodo della Chiesa di Serbia, fondando una sua Eparchia

Le Chiese Ufficiali e il Concilio

Ricordiamo inoltre che la Chiesa Russa (15 luglio 2016, decisione del Sinodo) ha dichiarato che il Concilio di Creta << non può essere considerato Pan-Ortodosso >> poiché << manca il consenso generale della Chiesa >>. Il Patriarcato di Bulgaria (15 novembre 2016) similmente ha stabilito che << Il Concilio non può essere chiamato né Pan-ortodosso, né santo, né grande >>: Il Patriarcato di Georgia ha lamentato, in dicembre, la mancanza oggettiva del pleroma delle Chiese e la mancanza di sinodalità, oltreché un certo numero di errori nei documenti. Il Patriarcato di Romania, il quale era invece presente, ha dichiarato tuttavia che il Concilio è << solo l'inizio di un'opera più ampia e di un Grande Concilio Universale della Chiesa Ortodossa >>. La Chiesa Autocefala di Grecia, benché una parte dei suoi vescovi fosse contraria, ha alla fine firmato il Concilio, generando una certa confusione fra i fedeli. 

La Storia della Chiesa ci insegna che l'unità in Cristo, così preziosa, fiorisce solamente dove tutti confessano la medesima fede "con una sola mente", e all'interno della stessa Unica Chiesa. 

-----------------------------------------------------------
1) Come fonte per la frase di sua eminenza Ieroteo, il padre Peter Heers su Facebook mi ha segnalato questo articolo in greco:
http://www.parembasis.gr/index.php/menu-prosfata-arthra-apopseis/347-2014-03-29-13-23-51
il quale tuttavia sembra essere stato cancellato perché compare la formula Error 404

martedì 21 marzo 2017

Sermone per la V Domenica di Quaresima (S. Teodoro Studita)

San Teodoro abate di Studion, detto lo Studita (+826), scrisse numerose opere, dalle quali abbiamo estrapolato questo sermone, predicato nel suo monastero per la V domenica di Quaresima. In foto, un affresco raffigurante san Teodoro Studita.

Cari padri e fratelli, con l'arrivo della primavera e l'abbandono dell'inverno vediamo tutto rifiorire, le piante sono rigogliose, la terra è di nuovo verde, gli uccelli cantano e tutto si rinnova: e glorifichiamo per tutte queste cose - per le quali proviamo gioia - il nostro Dio Maestro e Creatore che rinnova ogni anno la sua creazione, e non a torto: Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità [Rom. 1:20]. E' nostro dovere esaminare con più attenzione la logica della Creazione: Perchè? Se guardiamo alla Natura, la primavera non sarebbe quello che è oggi senza i venti, le tempeste, la pioggia e il freddo dell'inverno. La primavera ha nell'inverno la causa del suo rinnovamento, e così l'anima. Se sull'anima non piovono afflizioni e non nevicano dispiaceri, non porterà la benedizione di Dio: Quando una terra, imbevuta della pioggia che vi cade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio (Ebrei 6:7). 

Per questo, fratelli, dobbiamo sopportare ogni afflizione, ogni prova, ogni difficoltà che ci accade, sia visibile che invisibile. Anche il digiuno che stiamo seguendo è utile, perché così portiamo frutto e otteniamo la benevolenza di Dio: altrimenti fame e sete sarebbero solo una cosa miserabile. Accogliamo anche Gesù come nostro ospite; infatti come noi ci rallegriamo della Natura, [Dio] gode della purezza delle nostre anime. E quali sono i frutti dell'anima pura? Amore, gioia, pace, mitezza, dominio di sé, bontà, generosità. [Galati 5:22] Di questi frutti il Signore si nutre, da queste primizie egli è compiaciuto. E' benedetto colui che nutre (Dio) di questi frutti, perché sarà poi nutrito da Lui nei Cieli! Sarà ricevuto infatti ospite nel Regno celeste. Egli è stato chiaro: Io e il Padre mio prenderemo dimora in lui. [Giovanni 14:23] e ancora: chi accoglie i miei comandamenti e li mette in pratica è colui che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anche lo amerò e mi manifesterò in lui. [Giovanni 14:21]. 

Visto che tali sono le promesse divine, sopportiamo con letizia tutte queste cose che ci capitano, sia quelle che già sono successe, sia quelle che devono ancora accadere, mentre ascoltiamo l'Apostolo dire: Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. [Col. 1:24] E anche Giacomo scrive: Fratelli miei, considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in cui venite a trovarvi, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia appieno l’opera sua in voi, onde siate perfetti e completi, di nulla mancanti.[Giacomo 1:2-4] vedete dunque che nelle prove c'è la gioia, e nelle tribolazioni letizia? Dio si manifesta in queste cose, che tutti i santi hanno sopportato. Coloro che faranno violenza su se stessi, vivendo sulle orme dei santi, si impadroniranno del Regno dei Cieli, in Gesù Cristo, al quale si deve ogni gloria e onore, assieme al Padre e allo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

-----------------------------------------------------------------------------------
Fonte originale (in inglese)

lunedì 20 marzo 2017

Una preghiera per il pentimento - di sant'Isidoro

Questa preghiera, chiamata "Preghiera delle Lacrime", è stata composta da sant'Isodoro arcivescovo di Siviglia (+636)

Oh, lacrime, dove siete? dove sei, fontana zampillante del mio cuore? Con cosa laverò la mia anima, con cosa monderò i miei peccati? Con quale arma annienterò la passione? Dove siete, onde del rimorso? Ritornate a me, lacrime mie, compunzione e pentimento, ve lo domando nel nome del Cristo Dio. Occhi miei, riempitevi di lacrime. Aspergi il mio volto, bagna il mio letto, rinnovami, o Cristo Signore Gesù, con le lacrime del pentimento! Perché io vedo il mio errore, la mia colpa, il mio peccato, ma non riesco a piangerlo. Io accuso me stesso d'ingiustizia, io conosco le mie bassezze, e voglio la misericordia che solo da Te può provenire. Io ti confesso la mia iniquità, Signore, perdonami! Io so di aver superato ogni malvagio e peccatore, io sono il peggiore di tutti, il Tartaro mi attende. Non c'è nessun peccato peggiore del mio, non c'è alcuna ingiustizia più iniqua della mia. Io però mi sono prostrato a Te, o Salvatore, ti ho reso noto il mio errore, e ti chiedo compassione ti imploro pietà. Monda i miei crimini orribili, purificami da ogni mio peccato, lavami dalle disgrazie che io stesso ho compiuto nella mia anima: io ti offro me stesso affinché mi purifichi, affinché la mia anima ottenga la redenzione. Io sono malato, e ti chiedo la medicina, la mia carne è consumata, la mia bellezza è sfiorita. L'ombra della morte è calata su di me come il tramonto: l'oscurità si avvicina, il  buio mi inghiotte. Risplendi, o Sole di giustizia, o Sole di misericordia, scaccia via l'orrore delle tenebre col tuo fulgore, perché Tu sei il mio e l'unico vero Dio, che ha la gloria, la potenza e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. 

---------------------------------------------------------

Dal libro: Orthodox Prayers of Old England, vol. II, di padre Aidan Keller, ROCOR, anno 1999, St. Hilarion Press.

Putin incontra il capo dei Vecchi-Credenti (news)

Il 16 marzo 2017 il presidente della Federazione Russa, Vladimir V. Putin, ha incontrato il metropolita Cornelio (Titov), capo dei Vecchi-Credenti di Mosca. 


il telegiornale russo mostra l'incontro fra i due leader

Secondo l'Ufficio Stampa dello Stato, Dimitrij Peskov, l'incontro è stato luogo di discussione dello sviluppo della Chiesa Vetero-Ritualista Russa e dei piani di sviluppo che il metropolita Cornelio intende perseguire. 


fotografia che ritrae il metropolita Cornelio (a destra) e il presidente Putin (a sinistra).

Sua Eminenza Cornelio è nato il 1 agosto 1947 da genitori vetero-ritualisti, nella regione di Mosca. Il 18 ottobre 2015 è stato eletto metropolita dei vecchio-credenti di Mosca e intronizzato nella cattedrale metropolitana della Chiesa Vetero-Ritualista Russa

giovedì 16 marzo 2017

Padre Teodoro Zisis sospeso dal suo vescovo (news)

A causa delle sue scelte, il padre Teodoro Zisis, eminente teologo greco, è stato scomunicato dal suo vescovo, secondo quanto riporta Pravoslavie.ru

In foto: il protopresbitero Teodoro Zisis.

Il metropolita Anthimos di Tessalonica, infatti, ha sospeso a divinis il padre Teodoro a causa della sua decisione di non commemorare il proprio vescovo. La motivazione sarebbe l'ecumenismo praticato da monsignor Anthimos, a detta di padre Teodoro, e dell'accettazione del Concilio di Creta da parte del metropolita. Padre Teodoro Zisis si è difeso citando il canone 15 del sinodo di Costantinopoli del 861, presieduto da san Fozio il Grande, patriarca di Costantinopoli. Il canone dice che, qualora un vescovo apertamente professi una eresia, il suo clero non è tenuto a commemorarlo. Il padre Teodoro ritiene, così come molti altri, che il Concilio di Creta e il documento "rapporti col resto del mondo cristiano" in esso promulgato siano affermazioni eretiche del principio ecclesiologico secondo il quale la Chiesa Ortodossa non è l'unica vera Chiesa, ma che anzi esistono anche altre "chiese" parimenti valide i cui sacramenti esistono e nelle quali la grazia divina agisce. Per padre Teodoro Zisis, per il metropolita Ieroteos Vlachos, per il vescovo Serafim del Pireo e per molti altri ecclesiastici ortodossi, questa concezione ecclesiologica rappresenta una deriva dall'insegnamento patristico e costituisce una eresia.

Il metropolita Anthimos ha redarguito il suo sacerdote, intimandogli di non parlare più del Concilio di Creta << perché potrebbe fomentare scismi >> e ha privato il padre Teodoro del titolo di arciprete, nonché ingiunto una penitenza canonica. 

Il padre Teodoro Zisis ha domandato al suo vescovo di poter continuare a servire nella parrocchia di sant'Antonio il Grande, ove attualmente si trova come prete, senza commemorare nessuno, in accordo con la sua coscienza. 

lunedì 13 marzo 2017

La ROCOR chiede che la salma di Lenin venga rimossa (news)

Il portale Pravoslavie.ru ci informa che la ROCOR ha fatto una richiesta sorprendente al governo russo e in modo molto eclatante: il 12 marzo, seconda domenica di Quaresima, in tutte le parrocchie della ROCOR è stata letta una lettera la quale domanda alla Federazione Russa di rimuovere il famigerato sepolcro di Lenin. 


Il sepolcro del dittatore comunista Lenin. foto: RIA-Novosti

Oltre a questo, i rappresentanti della Chiesa Russa all'Estero domandano che "siano cambiati i nomi delle vie e delle piazze intitolate alla rivoluzione comunista" e ai suoi leader, e non solo: domandano anche che i monumenti in onore del Comunismo vengano demoliti. Infatti essi sarebbero "simbolo di distruzione e tragedia per il popolo". Fra i russi, non è la prima volta che una richiesta simile fa capolino: ricordiamo difatti che l'Anziano Elia Nozdrin fece già osservazioni simili tempo addietro. L'Ufficio Stampa del Patriarcato di Mosca, al contrario, si è astenuto da qualsiasi commento.

giovedì 9 marzo 2017

Inno Acatisto a sant'Ambrogio, vescovo metropolita di Milano


Dopo le preghiere iniziali, con devozione:

ACATISTO AL NOSTRO PADRE FRA I SANTI AMBROGIO
METROPOLITA DI MILANO

Contacio 1
Venite, accorrete e venerate il santo gerarca Ambrogio, pio vescovo della città di Milano, oratore fervente e confessore della Fede: per le preghiere di sant'Ambrogio, o Cristo Dio, abbi misericordia delle anime nostre.

Ico 1
Fra i santi sei mirabile, o venerabile Ambrogio, maestro di dottrina ed esempio di Fede: Da Oriente a Occidente la tua fama si spande come mirra per tutta la Terra, e i tuoi insegnamenti ammaestrano le genti. Per la purezza della tua testimonianza ti cantiamo così:
Gioisci,  beato metropolita di Milano!
Gioisci, poeta ispirato da Dio per Dio!
Gioisci, sicuro porto di dottrina!
Gioisci, tu che come da una brocca d'oro doni vino spirituale!
Gioisci, tu che come una fontana di scienza hai purificato la tua città dall'ignoranza!
Gioisci, fervido intercessore presso Dio per tutti coloro che ti pregano!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 2
Nobile di sangue di animo, o pio Ambrogio, da una famiglia cristiana sei nato in tempi pagani nella Città di Treviri: attoniti gli Angeli osservavano la tua nascita, circondato com'eri da santa Sotere tua parente e da Marcellina e Satiro tuoi congiunti di sangue, coi quali adesso, contemplando Iddio tre volte Santo, esclami senza posa: Alleluia!

Ico 2
Sebbene ancora senza battesimo, ricevesti come dono dall'alto una grande intelligenza, e sulle orme di tuo padre hai studiato e in conoscenza sei cresciuto, diventando poi Avvocato nella città di Sirmio, ammirato da tutti per la tua sapienza: e noi unendoci al coro di coloro che hai ammaestrato, ti cantiamo:
Gioisci, o allievo perfetto! 
Gioisci, perché hai appreso la scienza umana e la scienza celeste!
Gioisci, tu che hai glorificato la tua famiglia!
Gioisci, tu che hai portato gioia nella tua casa!
Gioisci, o nobile avvocato del Cielo!
Gioisci, tu che con rettitudine difendevi la giustizia!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 3
L'Imperatore ti volle a Milano per la tua equità, e così fosti chiamato a dirimere i contrasti fra cattolici e ariani, molto apprezzato da tutti per la tua onestà. Benedicici con le tue preghiere, o venerabile Ambrogio, cosicché anche noi, vivendo una vita pura, possiamo aspirare a cantare insieme a te al Dio nostro: Alleluia!

Ico 3
Morto l'ariano Assenzio, i cittadini di Milano domandarono un vescovo ortodosso per la metropoli e tutti furono presi da rabbia e furore, accendendosi il fuoco della contesa. Giunto in chiesa per placare gli animi, o Ambrogio, fosti additato da un bambino che disse: Ambrogio è degno d'esser vescovo! E subito tutti esclamarono così:
Gioisci, tu che calmi le acque spirituali di chi è agitato!
Gioisci, portatore di pace e giustizia!
Gioisci, tu che eri puro d'animo e aspettavi il battesimo in acqua e spirito!
Gioisci, tu che da tutti sei stato scelto come vescovo per la città di Milano!
Gioisci, perché sei stato visto degno dell'alto onore del sommo sacerdozio!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 4
Poiché eri umile e mite di cuore, o divino Ambrogio, non hai accettato il peso dell'episcopato sulle tue giovani spalle, e ti sentito totalmente indegno di quella carica spirituale: per le tue preghiere ci doni Iddio nostro l'umiltà così che, vinta la buona battaglia, siamo degni di cantare con te: Alleluia!

Ico 4
Per evitare il sacerdozio hai ricorso ad astuti sotterfugi, o padre nostro Ambrogio, ma a nulla sono valse le tue bugie, ben conoscendo il popolo l'ardore che animava il tuo zelo per Dio: e come sei degno di ricevere lodi e inni, così ti esclamiamo:
Gioisci, tu che volevi rifiutare il sacerdozio!
Gioisci, tu che sei stato benedetto a sedere sul trono apostolico!
Gioisci, perché hai ricevuto da Dio grandi doni spirituali!
Gioisci, perché la tua umiltà ti ha premiato della gloria della Chiesa!
Gioisci, uomo celeste e angelo terrestre!
Gioisci, buon pastore delle tue pecore!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 5
La tua generosità si è diffusa su tutta la terra: tutti i tuoi possedimenti hai donato a chi bussava alla tua porta, regalando il tuo patrimonio hai poveri che senza sosta si accalcavano al tuo uscio: noi ti lodiamo o pio gerarca che, seguendo l'insegnamento di Cristo, senza mai fermarti cantavi a Dio: Alleluia!

Ico 5
Ricevuto il battesimo e ordinato sommo sacerdote, ti sei dato allo studio delle cose divine, affinché la tua scienza umana fosse superata dalla tua teologia; affiancavi ai tuoi studi e agli impegni di vescovo  una grande carità, o venerabile Ambrogio, e per questo noi ti lodiamo così:
Gioisci, pronto soccorritore dei poveri!
Gioisci, fine teologo!
Gioisci, perché la tua generosità ha salvato molti miseri!
Gioisci, tu che non risparmi mai il tuo aiuto a quanti ti pregano con devozione!
Gioisci, maestro e illuminatore della tua città!
Gioisci, vaso sublime di conoscenza e di pietà!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 6
Stupito dai tuoi insegnamenti, il beato Agostino con una moltitudine d'uomini accorse a te per imparare i precetti celesti; e da te meravigliosamente istruito, si convertì al vero e unico Dio abbandonando la perversa religione dei manichei, e ora assieme a te contempla il trono di Dio, senza posa dicendo: Alleluia!

Ico 6
Degno sei di lodi e di canti, o insigne Ambrogio, perché con la tua conoscenza e la tua fede in Dio hai reso possibile la conversione di grandi folle d'uomini: fra tutti ricordiamo il celebre Agostino, che come te giunse all'episcopato, e che da te trasse ogni sua conoscenza, e perciò non senza ragione così ti cantiamo:
Gioisci, fulgido esempio di fede e di virtù!
Gioisci, coppa magnifica dalla quale sgorga la sapienza divina!
Gioisci, che col tuo genio molti hai convertito!
Gioisci, perché hai ammaestrato il tuo popolo!
Gioisci, perché ricchi e poveri per te si battezzavano!
Gioisci, augusto teoforo!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 7
Con grande zelo hai concorso alla costruzione di molte chiese e basiliche, o beato maestro, volendo tu condurre tutti gli uomini di Milano alla salvezza, dando loro un luogo dove cantare senza mai smettere le lodi al nostro Dio Uno ma Trino: Alleluia!

Ico 7
La tua vita beata è stata benedetta con molte e copiose indulgenze, o pio Ambrogio, e fu grande festa quanto hai ritrovato le reliquie incorrotte dei santi martiri Gervasio e Protasio: quando la folla che era con te ha veduto i corpi mirofori dei pii testimoni di Cristo, ti ha giustamente lodato dicendo:
Gioisci, tu che hai ritrovato i santi martiri!
Gioisci, perché Dio ti ha grandemente benedetto!
Gioisci, fonte inesauribile di gioie per coloro che seguono il tuo esempio!
Gioisci, perché con te il popolo ha goduto di grazie spirituali!
Gioisci, perché un cieco è stato guarito dalle reliquie che portavi in processione!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 8
L'amore che avevi per Dio, o benedetto gerarca, si manifestava in ogni momento della tua vita: così tu hai impedito all'eresia di dilagare nella città che Dio ti aveva affidato, e hai diffuso la vera fede così che tutti cantassero a Dio: Alleluia!

Ico 8
La tua eloquenza e la tua sapienza teologica hanno ben influenzato i potenti di questo mondo, o Ambrogio, portando così la vittoria della Verità ove regnava la menzogna, e da te confidato il savio imperatore Graziano rese religione di Stato il culto al vero Dio: per la tua vita spesa nel nome di Cristo ti cantiamo:
Gioisci, faro di luce spirituale!
Gioisci, tu che hai confessato la vera fede!
Gioisci, direttore di coscienza dei sovrani!
Gioisci, catechista irreprensibile e perfetto!
Gioisci, tu che hai portato il Cristo fin nelle sale dei re!
Gioisci, perché per merito tuo la Croce è stata glorificata!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 9
Cosciente che il vescovo è padre della sua Chiesa e maestro di fede per quanti lo ascoltano, o beato Ambrogio, hai punito l'imperatore che malvagiamente ordinava massacri, chiedendogli di mostrarsi penitente in pubblica piazza: e fu così che Teodosio ti obbedì, e tutti quanti erano con te quel giorno lodarono Dio esclamando: Alleluia!

Ico 9
Per difendere la vera religione e insegnare al tuo gregge hai scritto fiumi d'inchiostro, o benedetto Ambrogio, tutti istruendo in grazia e verità, componendo inni e prediche, omelie e trattati, illustrando al mondo la gloria divina, e per questo attoniti dinnanzi alla tua sapienza ti diciamo:
Gioisci, illustre scrittore di cose sante!
Gioisci, compositore di inni santi!
Gioisci, virgulto della vigna del Signore!
Gioisci, colonna della fede e della morale evangelica!
Gioisci, apostolo del tuo tempo!
Gioisci, porto sicuro per coloro che navigano nella tempesta dell'ignoranza!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 10
Con l'esempio della tua beata sorella Marcellina hai insegnato ai milanesi l'amore per la verginità, o santo e pio Ambrogio, costruendo monasteri e insegnando alle giovani donne come vivere la vita ascetica nella perfezione e nel decoro, e quante venivano da te istruite inneggiavano a Dio: Alleluia!

Ico 10
Divinamente hai insegnato, o pio gerarca, nei riguardi della nostra Signora la Madre di Dio: con verbi perfetti come oro purificato nel fuoco hai spiegato la natura e la grazia della Vergine Madre del Verbo e l'hai glorificata con parole splendide come cristalli, per le quali sei degno di venire lodato così:
Gioisci, indiscusso maestro della corretta fede!
Gioisci, tu che hai magnificato la Madre di Dio!
Gioisci, tu che senza posa istruivi quanti erano nell'errore!
Gioisci, tu che hai speso la tua vita nella diffusione della virtù!
Gioisci, perché per mezzo tuo le genti hanno appreso la verità!
Gioisci, tu che hai difeso la verginità della Deipara!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 11
Vittoriosamente hai combattuto le tue tentazioni, o invitto confessore e padre Ambrogio, scatenando l'invidia dell'antico nemico, il quale ti sfidò dinnanzi alla tua chiesa e ad una moltitudine di persone in piazza: ed egli, cercando di colpirti con le sue corna, colpì la colonna che si trovava là vicino, mostrando a tutti che non poteva toccarti, e tutti hanno lodato Dio cantando: Alleluia!

Ico 11
Per la tua fede e la grazia dello Spirito Santo, o Ambrogio, hai goduto di una vita santa e irreprensibile, dedicata completamente al culto e alla gloria divini; la tua Chiesa ti canta senza posa inni di lode e supplica, dicendo:
Gioisci, perché con te il popolo non ha temuto l'eresia!
Gioisci, perseverante discepolo di Cristo!
Gioisci, perché sei ricordato in tutto l'ecumene!
Gioisci, tu che porti le nostre suppliche dinnanzi al trono di Dio!
Gioisci, tu che contempli la Luce Increata!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 12
Al momento del tuo transito quando hai abbandonato questo mondo, o meraviglioso vescovo Ambrogio, molti hanno partecipato ai funerali per darti l'ultimo saluto, e cantare a Dio che hai per tutta la vita magnificato: Alleluia!

Ico 12
Nella beatitudine ti sei addormentato, o pio gerarca, e senza dolore hai lasciato questo mondo, accompagnato dagli Angeli in Cielo: noi fedeli del Cristo tutti insieme ti lodiamo con canti di gioia, esclamando:
Gioisci, tu che nella gioia ti sei assopito in attesa del giorno del giudizio!
Gioisci, perché fino alla fine ti sei prodigato per la Chiesa!
Gioisci, magnifico cantore della divinità di Cristo!
Gioisci, distruttore delle perverse abitudini pagane!
Gioisci, araldo del Vangelo!
Gioisci, beato padre e fondatore di molte chiese!
Gioisci, o santo metropolita e confessore Ambrogio!

Contacio 13 (si ripete 3 volte)
Noi fedeli festeggiamo con gioia il tuo nome, o santo gerarca Ambrogio, perché per merito tuo il Cristo Dio nostro è stato glorificato in Italia e in tutto il mondo: con i tuoi insegnamenti e il tuo esempio abbiamo potuto conoscere molte verità del mondo divino e crescere nella virtù: accompagnaci con la tua preghiera costante così che, giunti al termine della vita, possiamo sedere presso il banchetto che Dio ha preparato per quanti lo amano e cantare assieme a te: Alleluia! 

Si canta nuovamente il contacio 1 e l'ico 1, dopodiché:

Preghiera a sant'Ambrogio metropolita di Milano

O beatissimo Ambrogio, guarda a noi che ti preghiamo, ascolta ed esaudisci la nostra supplica. Tu, la cui modestia ti impediva di accettare il vescovato, accendi in noi, superbi e inetti, indegni del nome di cristiano, la fiamma della preziosissima umiltà; tu che hai convertito una moltitudine, fra i quali possiamo trovare il degnissimo Agostino, tuo compagno nell'episcopato della retta fede, converti la nostra fede affinché da formale e frigida diventi un passionale fuoco eterno nella cella del mio cuore; O santo vescovo Ambrogio, tu che avevi il dono della penna poetica, ispira nel nostro cuore preghiere e inni degni delle orecchie di nostro Signore, cosicché le nostre labbra celebrino il nome del nostro amabilissimo Salvatore Gesù Cristo, che vive e regna per tutti i secoli. O amatissimo Pastore, non cessare di pregare per me il Signore Dio nostro. affinché, soccorsi dalla tua pietosa intercessione, possiamo giungere alla fine della nostra vita in pace e conversione del cuore, eredi del regno del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, al quale si deve ogni onore, gloria e adorazione, con l'eterno suo Padre senza principio e col santissimo, buono e vivificante Spirito, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

martedì 7 marzo 2017

L'antico rito del Lume nel vespro latino del primo millennio (Latinità Ortodossa)

Presentiamo un estratto del Vespro del rito latino-ortodosso, così come si presenta nell'edizione del Rito Gallicano rivisto da san Giovanni Maximovic

LA BENEDIZIONE DEL LUME VESPERALE



Il Diacono, accompagnato dal turiferario (e dal crucifero in Quaresima) che lo precede, si reca presso il sepolcro dove è tenuto l'alto cero vespertino, e lo accende, recandolo in processione fin davanti alle porte sante del pluteo, mente il coro intona questa antifona:
Coro. Dio Signore, illumina l'oscurità che ci domina /, risplendi nel tuo santuario.
L. Preparerò una lampada come le vergini sagge / e non mi troverà il mio Signore nella tenebra.
Coro. Tu ci hai strappati dalla seduzione, / chi temerò, se non il Signore? 
L. Il Signore è la mia forza e la mia Luce, / in Lui trovo ristoro.
Coro. Sono molti coloro che ci assalgono / ma il Signore nostro Dio li dominerà.
L. Il Signore Dio è esaltato sopra i re della terra: / a Lui si deve ogni onore.
Coro. Nessuno è potente come il Signore, / Luce delle genti.
L. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Coro. E ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 
Giunto innanzi alle porte sante del pluteo, il diacono attende con il cero ben alzato, mentre il sacerdote, voltosi verso il popolo, esclama:
S. Il Signore sia con voi.
R. E col tuo spirito.
D. Preghiamo il Signore.
R. Kyrie eleison.
S. Esaudiscici, ti preghiamo, o Dio nostro, Signore del giorno e della notte: benedici  questo + lume, condotto dinnanzi alla gloria del tuo altare, Tu che hai separato la luce dalle tenebre e che tu stesso sei la Luce; così come da questo luogo la notte viene scacciata da questo cero, così fugga da noi ogni tenebra dal nostro cuore per la tua grazia vivificante: rendici degni d'esser tua dimora, tua lampada, illuminati da Te, Padre della Luce, brillanti sempre senza difetto e servirti senza remore, perché Tuo è il regno e la potenza e la gloria, ora e sempre nei secoli dei secoli.
R. Amen. 
Il sacerdote riceve il cero benedetto e benedice il popolo con esso a forma di croce, dicendo:
S. Signore, fa' che su tutti i tuoi fedeli risplenda + la Luce del tuo volto.
R. Amen.
Il turiferario incensa tre volte il sacerdote il quale si inchina a chi lo incensa, e poi i chierici tornano nel santuario passando per le porte sante. Il cero viene consegnato al diacono il quale avrà cura di porlo presso il trono dell'altare

domenica 5 marzo 2017

Caos in Grecia: il teologo Teodoro Zisis non ha commemorato il suo vescovo

Secondo quanto riporta il sito romeno Sinodul Talharesc il padre Teodoro Zisis, famoso tradizionalista in seno alla canonicissima Chiesa Ortodossa Autocefala di Grecia, non ha commemorato oggi, per la Domenica dell'Ortodossia (prima di Quaresima) il suo gerarca il vescovo Anthimos di Tessalonica.  


Il padre Teodoro Zisis 

Il padre Teodoro non ha commemorato il suo vescovo proprio in questo giorno così importante, a causa delle lettere in cui il vescovo Anthimos lo intimava di abbandonare la sua posizione contraria al Concilio di Creta. 

sabato 4 marzo 2017

Sermone sulla penitenza (San Leone Magno)

Ciò che segue è un estratto da uno dei sermoni di san Leone il Grande, papa di Roma.

solo i vescovi, i sacerdoti e i diaconi devono purificarsi da tutte le macchie, ma l'intero corpo della Chiesa e tutti quanti i fedeli: perché il Tempio di Dio, che ha come base il suo stesso fondatore, deve essere bello in tutte le sue pietre e luminoso in ogni sua parte... Certamente non si può intraprendere, né terminare la purificazione di questo tempio senza il suo costrutto re, tuttavia colui che lo ha edificato gli ha dato anche la capacità di trovare il proprio perfezionamento con la propria opera. Infatti per la costruzione di questo tempio è stato usato materiale vivo e dotato di ragione, che lo Spirito della grazia incita a cementarsi spontaneamente in un unico blocco. Questo materiale è stato amato e ricercato da Dio perché imparasse a cercare e ad amare, lui che non sapeva né cercare né amare, come dice l'apostolo Giovanni: Noi perciò amiamoci, poiché Dio per primo ci ha amati (I Gv. 4, 19). Dunque, poiché tutti i fedeli, nel loro insieme, e ciascuno in particolare, sono un solo e identico tempio di Dio, è necessario che questo sia perfetto in ciascuno, come deve essere perfetto nel suo insieme. E anche se la bellezza non è uguale in tutte le membra, né i meriti sono identici in una così grande varietà di parti, il legame della carità crea tuttavia la comunione nella bellezza. Coloro che sono uniti da un amore santo, anche se non partecipano ai medesimi doni di grazia, si allietano tuttavia reciprocamente dei loro beni; ciò che essi amano non può essere loro estraneo, perché trovare la gioia nel progresso degli altri è un modo per accrescere la ricchezza del proprio essere.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------
TRATTO DA:
San Leone Magno, papa di Roma (+461), Sermone XLVIII, 1. 

venerdì 3 marzo 2017

Il Mistero dell'interiorità umana (San Teofane il Recluso)

La Lettera XXX di san Teofane il Recluso (+1894) ci parla del mistero dell'interiorità umana meditando sulle parole di san Macario il Grande

Sono impaziente. Prendo la penna e comincio di nuovo a conversare con voi dell’attraente condizione di chi è toccato dalla grazia, per avviarvi sul cammino per raggiungerla, appropriarsene e radicarsi in essa. Solo che, questa volta, non vi proporrò del mio, ma vi riporterò le parole del saggio Macario il Grande e precisamente quelle della sua diciottesima conversazione. «Chi è ricco nel mondo e possiede un tesoro nascosto, con questo tesoro o ricchezza può comprare ciò che vuole. Così quelli che hanno guadagnato e posseggono già il tesoro celeste, la grazia, con questo tesoro acquisiscono ogni virtù e con lo stesso tesoro accumulano ancora più ricchezza celeste. L’Apostolo dice: “Abbiamo questo tesoro in vasi di creta” (2 Cor 4, 7), cioè nella carne, siamo resi degni di acquisire tale tesoro, la forza santificante dello Spirito».
«Chi si è procurato e possiede in sé il tesoro celeste dello Spirito, compie con purezza e irreprensibilmente, grazie ad esso, ogni giustizia secondo i comandamenti e ogni opera virtuosa senza costrizioni e difficoltà. Preghiamo Dio, cerchiamo e imploriamo che ci venga fatto il dono del suo Spirito, in tal modo potremo seguire irreprensibilmente e con purezza tutti i suoi comandamenti e compiere ogni sorta di giustizia con purezza e perfezione».
«Bisogna costringersi a chiedere al Signore che ci renda degni di procurarci il tesoro celeste dello Spirito e accoglierlo e giungere alla condizione di compiere senza fatica e facilmente – con purezza e semplicità – tutti i comandamenti del Signore, che prima non potevamo adempiere, pur mettendocela tutta. Possiamo procurarci questo tesoro grazie ad una ricerca assidua, grazie alla fede e alla pazienza nel faticare in questa ricerca. Bisogna chiedere a Dio, con fede e col cuore reso infermo dal peccato, che ci doni di ottenere la sua ricchezza nei nostri cuori, nella forza e nell’efficacia dello Spirito».
San Macario descrive così ciò che accade in coloro in cui la grazia divina inizia a manifestare sensibilmente la sua opera: «Talvolta essi sono contenti come se fossero alla mensa del re, e si rallegrano con gioia e contentezza indicibili. Altre volte ancora, sono come una sposa che trova una pace divina in compagnia del suo sposo. Altre volte, come angeli immateriali che si trovano ancora nel corpo, sperimentano in sé una straordinaria leggerezza ed elevazione. In altre occasioni sono come ebbri di una bevanda, rallegrati e rasserenati dallo Spirito nell’ebbrezza dei sacramenti spirituali divini. In altri ancora lo Spirito accende in loro un tale amore che, se fosse possibile, farebbero posto nel loro cuore ad ogni uomo, senza distinguere il cattivo dal buono. Altre volte, nell’unità dello Spirito, si abbassano a tal punto di fronte ad ogni uomo che si considerano gli ultimi e i più piccoli di tutti. Altre ancora la loro anima si immerge in una profondissima quiete, nel silenzio e nella pace; oppure sono resi sapienti dalla grazia nel comprendere qualcosa e, in una saggezza indicibile, nella visione di quanto è impossibile esprimere a parole. Altre volte, infine, l’uomo diventa un uomo comune». Che condizione desiderabile! Ma ecco ancora un piccolo saggio sulla condizione interiore dell’uomo illuminato dalla grazia.
«Quando l’anima ascende alla perfezione dello Spirito, si purifica completamente da tutte le passioni e, in una comunione inenarrabile con esso, giunge all’unione e ad amalgamarsi con lo Spirito consolatore e, in questa condizione, si rende degna di diventare spirito. Allora essa diventa tutta luce, tutta occhio, tutta gioia, tutta quiete, tutta amore, tutta misericordia, tutta grazia e bontà».
Ecco come ottennero e si sforzarono di raggiungere questa condizione i santi asceti! Sarete d’accordo sul fatto che c’era e c’è «qualcosa», un motivo per cui faticare. Ed è aperto l’ingresso. Non si tratta di un giardino riservato. Questi beni sono promessi a tutti e la caparra, data per acquistarli, è la grazia dello Spirito Santo nel battesimo e nella cresima. A noi tocca soltanto frugarci dentro e trovare questo tesoro. Esso è nel nostro giardino, basta prendere la vanga e iniziare a scavare. Fin dai primi colpi di vanga si comincerà a sentire il tintinnio dell’argento e dell’oro. Basterà darci un’occhiata per vedere tutto il tesoro. Allora la gioia non avrà misura. Orsù! Perché, ora, la nostra situazione non progredisce?! Nella scorsa lettera vi ho indicato la strada che porta alla decisione, ma non ho ricordato a seguito di quali rappresentazioni particolari nasca questa decisione e giunga all’intensità finale. Vi indicherò in breve, ora, questo problema così essenziale.
Il fascino dell’oggetto stimola l’energia, ma questo problema si può rinviare. Quando, dunque, in questa condizione vi è chiara consapevolezza, da una parte di un’estrema necessità e inevitabilità, dall’altra dei mezzi a portata di mano, allora la decisione si realizza sicuramente. Eccovene un esempio. Un uomo pigro siede in una stanza e non si riuscirà a farlo uscire, ma basterà lasciare che veda che è scoppiato un incendio e acquisterà agilità. Salterà fuori di li. Bisognerà fare proprio la stessa cosa con se stessi, se ci si trova nell’indecisione: bisogna sentire l’incombere di una sventura, cioè convincersi che o si farà così, o si perirà per sempre. Quando ci si immaginerà soltanto tutto questo nella coscienza, allora sorgerà con tutta la sua forza la nostra energia morale, che ci spingerà impetuosamente all’azione. Come fare questo in rapporto all’oggetto di cui stiamo parlando? Sforzatevi voi stessa di arrivarci. Da parte mia vi ricorderò che presto, magari domani, morirò e dopo la morte cosa sarà? Ricordate ciò che è accaduto al servo malvagio: «Prendetegli la mina, il dono della grazia, e gettatelo nelle tenebre esterne!». Oppure ciò che accadde alle vergini stolte: la porta si chiuderà e si sentirà: «Non so chi tu sia!». L’una o l’altra cosa ci accadrà alla fine, se non ravviveremo in noi stessi la grazia e non ne saremo illuminati. Ponetevi in questo atteggiamento con più consapevolezza. Non penso che la vostra indecisione, se esiste, si opporrà. Questa idea è molto efficace! Un saggio dell’antichità ha detto a questo proposito: «Ricordati della tua fine e non cadrai mai nel peccato» (Sir 7, 36). Sforzatevi di farvene un’idea sempre più chiara e, una volta che ne sarete consapevole, non indebolite né ottenebrate questa coscienza. Come sussidio prendete il libretto, «Sorgi, tu che dormi»; vi è già stato dato, leggetelo.
Il secondo momento è il concorso dei mezzi: quando ci si sente in estrema necessità, esso ci dà il coraggio di sfuggire alla sventura spingendoci all’azione. Quando manca questo, la consapevolezza di trovarsi in una necessità inevitabile ed estrema si trasforma in disperazione. Nell’esempio sopra citato, se non vi fosse una porta libera o una finestra aperta, a colui che è imprigionato nel fuoco rimarrebbe soltanto di strapparsi i capelli. Così nel nostro caso, trovandoci in una condizione di estrema necessità (senza la grazia si resta privati del regno dei cieli), non avendo mezzi sotto mano, consapevoli di questa condizione, non ci rimarrebbe altro che cadere nella disperazione. Ringraziando il Signore, però, è già pronto per noi tutto ciò che è necessario per sfuggire all’inevitabile sventura nell’aldilà; tutto è pronto e lo abbiamo sotto mano, anzi è dentro noi stessi. Non resta che iniziare ad agire e operare. È possibile che, di fronte a tutto ciò, noi indugiamo ancora e rimandiamo di giorno in giorno?
A vostro riguardo aggiungo che non vi toccherà fare niente di particolare. Vivete in quello spirito in cui siete stata educata e conservate i buoni costumi che vedete nella vostra famiglia e nei parenti. Vi parlo solo perché scegliate di tutto cuore proprio questo genere di vita e decidiate liberamente di vivere così fino alla fine. La vita che avete condotto fino ad ora è come se non fosse vostra. Così vi hanno indirizzato. Questo è un beneficio, ma ben fragile, se voi non sceglierete liberamente proprio questa vita e non la porrete come legge improrogabile per voi stessa. Se non lo farete ora, il cattivo spirito della vita mondana vi sedurrà, oppure non sarete né l’uno né l’altro, come vi ho già ricordato.
Riflettete su tutto questo, per l’amor di Dio, e affrettatevi a fare le vostre scelte. Vi benedica il Signore!
-----------------------------------------------------------------------------
TRATTO DA:
San Teofane il Recluso, La vita spirituale: Lettere, lettera 30esima, Città Nuova Edizioni

giovedì 2 marzo 2017

Annunciato Anti-Sinodo contro Creta

Il portale Prietenii Sfantului Efrem in lingua romena ha pubblicato un annuncio che, per la sua importanza - se effettivamente avrà un seguito pratico - sarà davvero un evento epocale per l'Ortodossia contemporanea, capace di spaccare in due gli ortodossi e creare un altro grande scisma interno alla Chiesa di Cristo.

In foto, padre Teodoro Zizis, l'anima del Movimento.

Martedì 4 Aprile 2017 si terrà una Sinassi Anti-Ecumenista che riunirà tutti i rappresentanti di tutte le Chiese canoniche che condannerà il Sinodo di Creta. Il luogo di questo incontro non è stato ancora reso noto ma la fonte indica che esso sarà reso manifesto fra poche settimane. A questa sinassi prenderanno posto alcuni Padri del Monte Athos, il dottor padre teologo Teodoro Zizis, e altri eminenti figure dell'Ortodossia contemporanea, fra i quali alcuni vescovi (i nomi non sono stati resi noti). L'incontro è aperto a tutti, uomini e donne, e tutti sono invitati. Sono state raccolte firme e presenze dalla Grecia, dalla Russia, dalla Serbia, dalla Romania, dalla Georgia, dalla Bulgaria, dagli Stati Uniti d'America, da Cipro, dall'Australia, dall'Inghilterra, dal Canada, dalla Germania e da molti altri paesi. 

L'obiettivo della sinassi è la condanna ufficiale del Concilio di Creta

Il sinodo si terrà in lingua greca, ma sarà presente un traduttore romeno che si occuperà di traduzione simultanea. 

Non sappiamo quali saranno le implicazioni future di questa vicenda e quale peso reale avrà nella vita della Chiesa Ortodossa. 

mercoledì 1 marzo 2017

Il Mercoledì delle Ceneri (Latinità Ortodossa)

Nelle parrocchie latino-ortodosse di tutto il mondo ancora vive l'antichissimo rito dell'imposizione delle ceneri, che avviene il primo mercoledì di Quaresima, noto come Mercoledì delle Ceneri

Il rito nella pratica latino-ortodossa attuale

Dopo aver concluso la Litania del Kyrie (al quale sono aggiunti i Tropi Quaresimali), il clero si inginocchia dinnanzi all'altare mentre il Lettore recita il salmo 50 (51). Dopo una piccola litania si recita una preghiera apologetica cui segue la benedizione delle ceneri, alla quale segue poi l'imposizione delle ceneri stesse. Dopo l'imposizione delle Ceneri, la liturgia in tono penitenziale prosegue come di consueto nello schema gregoriano. 

L'apologia, particolarmente bella, è la seguente:
SSignore, Ti supplichiamo, misericordiosamente ascolta le nostre preghiere, e risparmia tutti coloro che confessano i propri peccati a Te; che essi, la cui coscienza è accusata dai propri peccati, per il Tuo misericordioso perdono possano essere assolti, per mezzo di Cristo, il nostro Signore. Amen.  Dio Onnipotente, e Padre misericordioso, che hai pietà di tutti gli uomini, e che non vuoi la morte del peccatore, ma piuttosto che desista dal suo peccare, e sia salvato; Misericordiosamente rimetti a noi i nostri debiti; ricevici e confortaci, che siamo addolorati e stancati dal peso dei nostri peccati. La tua natura è di aver sempre misericordia; a Te solo appartiene il perdono dei peccati. Dunque, buon Signore, risparmia il tuo popolo, che tu hai riscattato, non entrare in giudizio col tuo servo, non adirarti con noi, che docilmente riconosciamo i nostri peccati, e veramente ci pentiamo dei nostri difetti, e soccorrici presto in questo mondo, cosicché potremo vivere con te nel mondo a venire, attraverso Gesù Cristo, nostro Signore


La Liturgia delle Ceneri nella Latinità Pre-Scisma 

Il Rito delle Ceneri è antichissimo ed è antecedente alla riforma di san Gregorio I il Grande (+604).  secondo la discettazione del card. Niccolò Maria Antonelli nel 1727 [1], e secondo lui per i primi secoli veniva svolta in silenzio a Roma, presso la basilica di sant'Anastasia nella quale il pontefice stesso officiava il rito penitenziale: dal VI secolo fino al secolo XII una lunga processione - a piedi scalzi - conduceva i fedeli, guidati dal clero, dalla basilica di sant'Anastasia fino a santa Sabina sull'Aventino, ove si celebrava una Messa. Dal XIII secolo fino al XVIII il rito fu reso silente, ma invece si usò la formula << ricordati che sei cenere e cenere tornerai >> dal tempo di san Gregorio Magno fino a Papa Celestino III (1198) quando fu deciso di non usare alcuna formula per l'imposizione delle ceneri (nihil dicendo). 

Vediamo adesso una testimonianza del IX secolo, l'abate Regino di Prum (+800) il quale ci racconta quanto segue:

<< Il primo giorno della Quaresima, le folle di penitenti che vestono l'abito della penitenza pubblica a causa dei loro grandi peccati si radunano dinnanzi alle porte del palazzo apostolico  (la residenza del vescovo, ndt) e della chiesa, vestiti di sacco. Essi vengono poi esaminati dai decani, ovvero dagli arcipreti delle chiese, e dai preti confessori, ossia dai parroci, circa la loro condotta. Secondo la gravità delle loro colpe, il vescovo poi raccomanda loro un canone di penitenza specifico, secondo il grado di colpa. Dopo di ché, [i penitenti] vengono condotti in chiesa e si prostrano a terra, e su di loro viene recitato dai sacerdoti l'Officio dei Sette Salmi [2], con le lacrime agli occhi per i loro peccati. Concluse le preghiere, i canonici fanno rialzare i penitenti e li benedicono con l'acqua santa, poi impongono su di loro le ceneri: coloro che sono macchiati con le ceneri non possono più presentarsi in chiesa fino alla Messa della Cena del Signore (il Giovedì Santo, ndt) quando verranno reintrodotti in chiesa, dopo aver concluso le loro penitenze. >> [3]

L'Abate Aelfric di Eynsham (+1010), detto Il Grammatico, descrive pure il Mercoledì delle Ceneri:

<< In tutto il mondo, nel grande primo Mercoledì di Quaresima, i sacerdoti benedicono secondo i costumi antichi le ceneri condotte in chiesa, e dopo le impongono sulle teste dei fedeli, affinché essi si ricordino che provengono dalla terra, e che torneranno ad essere terra, secondo il comandamento dell'Onnipotente ad Adamo quando peccò contro di Lui. [...] Questo viene detto non delle anime degli esseri umani, ma dei loro corpi, i quali dalla terra risorgeranno uscendo dalla tomba nel Giorno del Giudizio, quando il nostro Signore Gesù Cristo tornerà a giudicare i vivi e i morti, e il mondo intero con il fuoco. Per questo noi poniamo le ceneri sulla testa dei fedeli, per ricordare loro di pentirsi in questa Quaresima. >>  [4]

In Inghilterra nel X secolo, il Rito delle Ceneri si celebrava ai Vespri o all'Ora Nona:

<< Quando scende il crepuscolo, all'Ora Nona, l'Abate vesta la stola e benedica le ceneri e le imponga sui fratelli, dando assieme alle ceneri una penitenza. >> [5]
--------------------------------------------------------------
NOTE

1) Pubblicata come "Appendix I" al Vetus Missale Romanum monasticum Lateranense, cum præfatione, notibus & nonnullis opuscolis del gesuita Emanuele de Azevedo (Roma, Venanzio Monaldini, 1754, pp. 329-340)

2) Officio penitenziale scritto dal Beato monaco Cassiodoro nel VI secolo. Disponibile qui in italiano.

3) Regino di Prum, Libri duo de Synodalibus Causis, Lib. I, Corpus Juris Canonicis, ed. Friedber, I. 2001. 

4) Aelfric il Grammatico, Vita dei Santi

5) Ch. IV, pg. 32, The Monastic Agreement of the Monk and Nuns of the English Nation, tradotto da Thomas Symons. 

La Paternità Spirituale

La paternità spirituale è uno degli attributi dell'Ortodossia e di tutta la Cristianità antica che ancora respira e nutre gli ortodossi. Ma chi è il padre spirituale?

Il padre spirituale è un sacerdote o un monaco (o una monaca, in certi casi) che si occupa della crescita nella fede, nella morale e nell'ortoprassi di una persona che lo "adotta" come guida della propria vita (da qui l'accezione "padre spirituale"). Il padre spirituale ( πνευματικός πατέρας in greco, духовник in russo e duhovnic in romeno) non è per forza il confessore, anche se i due ruoli sono molto legati. Una persona può confessarsi da un certo prete per un periodo di tempo, e poi cambiare confessore, mentre il padre spirituale dovrebbe essere tale per tutta la vita. 


Il padre spirituale, come già detto, dirige la nostra vita e ci fornisce consigli ai quali dobbiamo obbedienza, in virtù del rapporto di figliolanza spirituale col quale ci siamo legati al nostro padre spirituale (che è ben più di un "direttore di coscienza"). Raccomandiamo prudenza, tuttavia, nel ricercare figure spirituali, perché sono tanti i ciarlatani e quanti credono d'avere il dono della paternità spirituale, ma che invece non lo hanno. Se si parla qualche lingua di paesi tradizionalmente ortodossi, è molto meglio cercarsi un padre spirituale all'estero vista la carenza di figure ascetiche nel nostro Paese. Tuttavia, anche il nostro parroco può essere il nostro padre spirituale. 

La grande differenza fra la condizione dell'obbedienza monastica e dell'obbedienza "laica" al padre spirituale è la questione di quanto questa obbedienza incide sulla nostra vita. Il monaco è ritenuto totalmente sottomesso al suo igumeno (abate) e non può fare nulla, neanche cose buone, senza la benedizione del suo padre spirituale. Al contrario, è totalmente ingiusto che un prete di parrocchia pretenda una così alta forma di obbedienza da parte dei suoi fedeli parrocchiani, i quali non sono vincolati ai voti monastici e hanno una vita diversa e diversi carismi: se ad esempio un prete impone di lasciare il lavoro al suo figlio spirituale, chi manterrà la famiglia di costui? I consigli del confessore di parrocchia vanno letti e chiarificati nella mente del fedele al fine di non rovinare la sua vita. 

Non è improprio per un laico avere un monaco come padre spirituale, anche se quest'ultimo tratterà il fedele con molta akrivìa e non esiterà a impostargli la vita in modo monastico, che ha regole ben precise e difficili, non adatte a tutti. 

L'Uomo è rivolto a Dio per natura (San Basilio Magno)

L'amore di Dio non è qualcosa che si insegni. Infatti noi non abbiamo imparato da nessuno a godere della luce, né ad essere attaccati alla vita; e nessuno ci ha insegnato ad amare i nostri genitori o coloro che ci hanno educato. Allo stesso modo, e a maggior ragione, la scienza dell'amore di Dio non può venirci dall'esterno. Ma, nella formazione di quell'essere vivente che è l'uomo, viene deposto in noi, come un seme, un principio spirituale che ha in sé la forza che ci spinge ad amare. Quando la scuola dei divini precetti riceve tale seme, è lei che lo coltiva con cura, che lo nutre sapientemente, che lo porta a maturità con la grazia di Dio... Ed ora, mentre voi ci aiutate con le vostre preghiere, cercheremo, secondo il potere che ci è stato dato dallo Spirito Santo, di ridestare la scintilla dell'amore divino nascosto in voi... Diciamo prima di tutto che abbiamo ricevuto in precedenza da Dio le forze necessarie per osservare tutti i comandamenti datici da lui; perciò non dobbiamo angustiarci come se ci venisse richiesto qualcosa di straordinario, né inorgoglirci come se contribuissimo con uno sforzo superiore all'aiuto che ci è stato dato. Se, grazie a tali forze insite in noi, agiamo con rettitudine e come si conviene, conduciamo santamente una vita virtuosa; se, al contrario, usiamo male del loro potere, cadiamo nel vizio. Questa appunto è la definizione del vizio: l'uso cattivo e contrario ai precetti del Signore, dei doni che Dio ci ha fatto per compiere il bene; esattamente come la virtù richiesta da Dio, consiste nell'usare queste energie con buona coscienza e secondo i precetti del Signore. Stando così le cose, possiamo dire lo stesso anche della carità. Noi infatti, che abbiamo ricevuto il precetto di amare Dio, possediamo una forza, immessa in noi fin dalla prima strutturazione del nostro essere, che ci inclina ad amare. E la prova non va cercata all'esterno, ma chiunque può costatarla personalmente da ciò che prova in sé. Infatti, noi siamo portati per natura a desiderare le cose belle, anche se il bello appare diverso all'uno e all'altro; e, senza averlo appreso, proviamo affetto per tutto ciò che ci è familiare o affine... Ora, che cosa c'è da ammirare più della divina bellezza? Quale desiderio spirituale è così ardente e quasi irresistibile come quello che Dio fa nascere nell'anima purificata da tutti i vizi e che afferma con cuore sincero:languisco d'amore (Cant. 2, 5)? Del tutto ineffabile e inesprimibile è lo splendore della divina bellezza.
--------------------------------------------------------------------
TRATTO DA

San Basilio Magno (+379), vescovo di Cesarea, Oroi kata Platos, Patrologia Greca 31 908-912