domenica 30 aprile 2017

Cos'è la proscomidia?

La proscomidia (pron. proscomìdia), detta anche "protesi" (dal greco πρόϑεσις, "pròthesis", lett. "ciò che è messo davanti") è la preparazione del pane e del vino liturgici prima della Divina Liturgia così come ci è stata lasciata dalla Tradizione della Chiesa Ortodossa. Storicamente la proscomidia inizia a prendere forma fra VI e VII secolo, arrivando allo stadio attuale verso il secolo XI. 


Il tavolo della protesi al momento della proscomidia terminata

La proscomidia si effettua su un altare speciale detto "altare della protesi" o "proscomidiario", di solito ad uno degli angoli o dei lati del presbiterio. Il sacerdote veste tutti i paramenti per compiere questo rito. Le prosfore, ovvero il pane liturgico, vengono preparate, sezionate e disposte sul disco (patena) secondo un preciso ordine rituale e per ogni particola sovviene la sua preghiera specifica. Allo stesso modo, quando si riempie il calice con un poco d'acqua e di vino, si recita una prece. Il disco, così come il calice, viene poi rivestito dei suoi vestimenti e incensato. 

Al giorno d'oggi gran parte della Chiesa Ortodossa utilizza una sola grande prosfora per estrarre gli elementi della proscomidia, ma nel rito russo è rimasto l'uso di cinque prosfore ognuna "dedicata" ad un preciso momento liturgico. Ogni Chiesa Locale ha sviluppato un suo santorale dedicato alla proscomidia, in modo tale che alcune particole vengono dedicate ai santi della Chiesa Locale che quindi mutano di luogo in luogo, specialmente le particole dedicate ai maestri, ai vescovi e ai grandi mistici di una Chiesa particolare. 

Il rito è recitato completamente a bassa voce: i fedeli non odono nessuna preghiera della proscomidia. Solitamente, nella navata il Lettore recita le Ore o il Salterio, oppure la proscomidia è officiata in concomitanza con un altro servizio liturgico (di solito il Mattutino): la proscomidia precede sempre di pochissimo tempo la Divina Liturgia... non può essere preparata una proscomidia se non segue immediatamente una Liturgia di san Giovanni Crisostomo o di san Basilio il Grande. 

Il pane liturgico avanzato dalla preparazione della proscomidia viene poi tagliato e dato ai fedeli come pane benedetto da consumare dopo la liturgia o da portare a casa, e mangiare al mattino, digiuni, dopo le preghiere del risveglio. 

venerdì 28 aprile 2017

San Nicola cambia casa: da Bari alla Russia

Da Sputnik News veniamo a conoscenza di un fatto sensazionale per i nostri giorni: san Nicola di Myra, il taumaturgo, che riposa da 930 anni a Bari, verrà traslato in Russia. Una decisione epocale, siglata come un patto all'Avana (12 febbraio 2016) fra Sua Santità Kirill di Mosca e Francesco il papa dei romano-cattolici. Dal 21 maggio al 28 luglio 2017 le reliquie del santo vescovo riposeranno nella cattedrale del Cristo Salvatore (Mosca), dopodiché saranno definitivamente condotte a San Pietroburgo. 


Il sepolcro che custodisce le spoglie mortali di san Nicola a Bari

Tuttavia Avvenire, noto giornale cattolico-romano, parla di un "prestito" momentaneo, e non di un trasferimento vero e proprio come invece lascia intendere Sputnik. Vedremo... sicuramente, la piccola trasferta di san Nicola in Russia gioverà molto ai credenti (e non solo) della Federazione.

giovedì 27 aprile 2017

Il Cristianesimo, il Relativismo e il Mondo

Un articolo del servo di Dio Giustino Ottazzi che ci illustra il percorso logico che ci conduce lontano dall'idea filosofica relativista e ci permette di comprendere l'unicità del Cristianesimo

Tempo fa lessi un articolo e i relativi commenti, ne salvai qualcuno sul pc e poi mi ispirarono varie considerazioni che riporto qui dopo un’attenta rilettura e alcune modifiche.

Ecco uno dei testi che mi aveva ispirato (non ricordo di chi sia): 

«Senza Dio, non c’è moralità. Anche se parole come “peccato” e “male” vengono usate abitualmente nel descrivere per esempio le molestie su bambini, esse però non dicono nulla in realtà. Non ci sono “peccati” letterali nel mondo perché non c’è Dio letteralmente e, quindi, tutta la sovrastruttura religiosa che dovrebbe includere categorie come peccato e il male. Niente è letteralmente giusto o sbagliato perché non c’è nessuna moralità». Se invece siamo certi che alcune cose devono essere sbagliate oggettivamente e che alcuni giudizi contro o a favore della condotta altrui sono giustificate, allora il relativismo è falso ed è necessario credere ad una legge morale oggettiva e pre-esistente all’uomo”

Aggiungo che in realtà non solo il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, non avrebbero fondamento, ma anche il valore di ciò che si fa, dall'opera artistica a quella sociale passando per ogni genere di attività umana. Un un signore aveva commentato, aggiungendo delle precisazioni interessanti:

“Un ateo potrebbe ancora riconoscere una natura comune a tutti gli esseri umani, natura che “orienta” l’uomo verso determinati beni. Bene allora sarebbe agire in maniera “conforme” a quella natura, una maniera che permetta la piena realizzazione (o almeno il tentativo di realizzarla), diciamo così. Motivo per cui è possibile avere comunque una conoscenza oggettiva (anche se non totale) di ciò che è bene e ciò che è male (del resto c’è un motivo se la legge naturale si dice appunto NATURALE: è possibile conoscerla col solo uso della ragione).Il problema che sorge però è un altro: anche se posso riconoscere oggettivamente il bene e il male, in forza di cosa sarei tenuto a rispettare tale legge, considerato anche il fatto che questa natura comune a tutti gli uomini è (stando al naturalismo) tale per puro caso? (nel senso che avrebbe potuto essere diversa se l’evoluzione -considerata causale- fosse “andata in un altro modo”). 



Adesso il mio pensiero: 

Questa legge naturale, se da essa traiamo dei principi che classifichiamo come bene e male, è comunque un'interpretazione nostra, dunque relativa e non assoluta, che non ha fondamento reale, se non nella nostra soggettività. Non vi è quindi nessuna etica davvero naturale, e ammesso che vi sia (ma non c'è) è soggetta alla nostra comprensione, che varia. E anche compreso, poi va interpretato, e questo non fa che aumentare le variabili. E quindi, qual'è più “giusta” (altro concetto relativo), la mia o la tua interpretazione? E perché proprio la tua, chi sei tu, se non un prodotto della natura tanto quando lo sono io?
Dunque è necessario uscire da questa logica e partire dal presupposto che vi è un principio assoluto. Per semplificare il discorso, parlerò di una parte contenuta in questo, ossia il principio di bene. Se c'è, dev'essere stabilito da una qualche entità. Se questa entità lo stabilisce significa che non è impersonale ma personale. Essendo personale la chiamiamo Dio. Egli può realmente stabilire il principio di bene (ripeto, parlo del bene per semplificare, ma può essere il bello o altro) se è il creatore di tutte le cose. Infatti un creatore ha diritto di impartire a ciò che ha creato le sue leggi. Si può notare come eliminando il concetto di creazione, che implica un creatore, si ritorna al relativismo e quindi alle problematiche evidenziate dai testi che ho riportato. 
Se il creatore, che chiamiamo Dio, ha creato e ha impartito le leggi, necessariamente - almeno nell'ambito della sua creazione (se proprio vogliamo ridurre ai minimi termini) - è onnipotente.
Se esiste il bene, dunque, ed è assoluto, non possono esistere più due beni, sì che uno contraddica l'altro; se a noi ne appare più di uno, sono in realtà complementari, ossia espressione dell'unico bene visto secondo categorie differenti. Se ci fossero più dei, saremmo di nuovo di fronte al relativismo, infatti – detta in modo puerile – a quale degli dei spetterebbe l'assolutismo dei principi? E anche io, uomo, perché dovrei allinearmi a quello di un dio, anziché a quello di un altro, se non addirittura a me stesso ergendomi a dio? E anche se vi fossero più dei, per non venir meno l'assoluto, dovremmo considerare una gerarchia tra dei per cui uno abbia davvero il potere di decretare il principio. E perché ce l'avrebbe? Secondo le considerazioni di prima, solamente se egli fosse creatore degli altri dei. Ma allora gli altri dei non sarebbero davvero tali, ma uno solo sarebbe il Dio. Si potrebbe opporre la problematica del Dio in più persone (Trinità) ma il problema è solo apparente giacché ogni Ipostasi è Dio, uguali fra loro condividendo la medesima essenza divina pur nella distinzione ipostatica. Quindi Dio, in una o più persone non fa differenza a questo punto del discorso, perché fondamentale è che una sia l'essenza divina da cui tutto proviene.
Ora, se esiste Dio, ma non si fosse reso manifesto e non fosse possibile in qualche modo accedere alle sua leggi, a nulla servirebbe per noi sapere che esiste un assoluto, e il discorso sarebbe nullo. Nemmeno potremmo essere puniti o premiati (al di là del fatto che saremmo o non saremmo puniti/premiati, sto solo delineando un quadro) dato che, non conoscendo la legge, non potremmo seguirla. A nulla varrebbe dire che questa legge è comunque presente nei nostri cuori, essendo evidente la difformità delle nostre coscienze. Sarebbe preclusa la possibilità di conoscere la Verità (anche in parte, mica intendo che abbiamo la possibilità di accedervi nella pienezza… o forse sì…?) quindi non avrebbe per noi senso considerare l'assoluto, e ritorneremo per l'ennesima volta nel relativismo. L'unica salvezza (non in senso escatologico, ma dalla morsa del relativismo) è rinnegare anche l'agnosticismo.
Tuttavia, anche una gnosi basata sull'individuo (illuminazione personale o altro) non libera del tutto dal giogo del relativismo. Infatti, se più coscienze potessero accedere all'assoluto, si farebbero carico dei medesimi principi, o di principi certamente simili e complementari. Ma se il percorso, la mia illuminazione, la mia conoscenza, differisce dalla tua, sulla base di cosa una delle due è quella verace? Inoltre una ricerca puramente individuale gonfia l'ego, e di fatto porterebbe all'esatto opposto di ciò che si propone, rimanendo schiacciati da sé stessi. Oltretutto è evidentemente umana, ma nell'accezione più negativa del termine, cioè meramente umana (ma se parliamo di assoluto, come potrebbe essere meramente umana, dato che questa trascende l'uomo e questi ne è soggetto?), ossia: se passa attraverso di me è relativa alla mia esperienza.
Si rende necessario qualcosa che rileghi l'uomo a Dio: la religione. Essa è tale, anche sulla base di tutto il ragionamento fatto, solo se è rivelata.
Se questa rivelazione fosse mediata (intendo solamente mediata) attraverso l'ispirazione di uomini, come per i profeti del Vecchio Testamento, o il profeta dell'Islam, ci si domanderebbe se – in fondo – anche queste ispirazioni non siano semplicemente espressione soggettiva del relativismo umano. Sì, potrebbero essere accompagnate da segni… ci si potrebbe credere, però i segni possono essere anche contrastanti e non arrivare da Dio ma da altro. Certamente si potrebbe parlare di trascendenza, ma il problema ontologico rimarrebbe irrisolto, infatti – come già spiegato - a nulla gioverebbe una trascendenza (ossia la consapevolezza di una trascendenza) se questa non si relazionasse con noi nel determinare un assoluto a cui tendere.
Ecco che allora, in mezzo a varie religioni più o meno rivelate, una sola si è posta come non mediata. Il Cristianesimo. L'unica in cui Dio si è fatto uomo e si è rivelato direttamente: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14) “Dio, nessuno lo ha mai visto: Il Figlio Unigenito, che è Dio, ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18).
L'unica àncora (filosofica e concettuale sicuramente, e l'ho mostrato, ma anche pragmatica) che ci impedisce di naufragare nel relativismo che rende ogni cosa totalmente priva di senso (con tutte le problematiche poste all'inizio) è il Cristianesimo. Non una qualsiasi religione rivelata, perché tutte le altre, concettualmente, sono tratte in fallo logico senza un Dio che è entrato materialmente nella storia dell'uomo, e anche questo l'ho mostrato.

mercoledì 26 aprile 2017

Cosa significa "Figlio di Dio"


La maggior parte dei cristiani occidentali dei nostri tempi è de facto ariana in maniera più o meno consapevole. Cosa significa? L'eresia proclamata dal presbitero eterodosso Ario (256-336) crede che Cristo non è Dio, non è il Creatore, ma una semplice creatura, un uomo, anche se molto elevato spiritualmente: il Cristo viene concepito oggi come un "profeta", un "santone", un "grande uomo spirituale" del suo tempo. Gli ariani credono che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, ma concepiscono questo titolo come meramente onorifico. Essi non credono che, in quanto divinità, il Cristo è tanto Dio quanto lo è il Padre: "Dio vero da Dio vero", come dice il Credo. Il Vangelo di Giovanni, che nella Chiesa Ortodossa si legge adesso, nel periodo pasquale, è stato scritto dal suo autore proprio col fine di confutare la tesi che vedrebbe Gesù come semplice uomo. Non leggiamo forse nella notte di Pasqua: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Egli stesso Dio... e si fece carne. [Gv 1,1:14] Siamo consapevoli di cosa significa? 



Lo stesso Vangelo di Giovanni espone con particolare chiarezza la divinità di Gesù: I giudei cercavano di ucciderlo perché Egli ha detto d'esser uguale al Padre, facendosi uguale a Dio. [Gv 5:18]. Gli ebrei avevano infatti capito perfettamente cosa significasse dire "Figlio di Dio" e non interpretavano queste parole come un titolo onorifico o come una perifrasi, ma bensì nel loro senso letterale: Il Figlio è uguale al Padre, è Dio nella stessa maniera. E gli ebrei, non potendo comprendere il Mistero del Dio Uno e Trino, odiarono il Cristo per questo. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che l'ha mandato [Gv 5:23] dice il Vangelo. 

martedì 25 aprile 2017

La Confessione: perché e come

Perché confessarsi?
Prima della caduta di Adamo ed Eva gli esseri umani parlavano con Dio faccia a faccia e la comunione fra l'umanità e il Signore era perfetta. Quando il peccato è entrato nell'Uomo attraverso la disubbidienza, il dialogo continuo fra Dio e gli uomini si è guastato. Confessare a Dio i propri peccati, le proprie inosservanze e le proprie debolezze è un modo per riprendere la purezza originaria della razza umana e aiutare la propria vita a guadagnare la vittoria spirituale contro le tentazioni e contro il nemico dell'umanità, il diavolo, il quale non vuole che sia restaurata la Comunione perfetta fra Dio e l'uomo. Confessarsi significa rimettere la propria vita dinnanzi al Signore Dio e farsi umili, così che, come sta scritto nel Vangelo, "possiamo passare dalla porta stretta" che conduce alla salvezza. 

Da chi confessarsi?
Il ministro della Confessione è il sacerdote ortodosso, custode e testimone del credente che confessa i suoi peccati a Dio. Il Salvatore Gesù Cristo ha dato ai suoi Apostoli, e quanti derivano da loro - ovvero i vescovi e i sacerdoti ortodossi - il potere di sciogliere e legare gli uomini in Cielo e sulla Terra. Cosa significa? che la Chiesa, attraverso i suoi ministri, può liberare dal peccato i suoi membri attraverso il Mistero della Confessione.

Cos'è la paternità spirituale?
Dio è Padre, e come un padre vuol bene ai suoi figli e dirige le nostre vite nella misura in cui noi Gli permettiamo di influire su di noi con la grazia del suo Spirito Santo. Quando ci affidiamo ad un sacerdote specifico per dirigere la nostra vita spirituale lo chiamiamo "padre spirituale" perché ci sottoponiamo ad un rapporto di figliolanza, quindi di ascolto e di obbedienza, credendo che attraverso il nostro confessore Dio stesso ci aiuta e ci salva. Il padre spirituale è uno strumento di Dio e agisce con noi come un medico, il quale ci consiglia la medicina giusta per la guarigione della nostra anima. Per questo motivo dobbiamo accettare i suoi consigli spirituali e se ci dà un canone di vita, ovvero preghiere, digiuni e "obbedienze" da compiere, dobbiamo seguirle in spirito di ascolto ben sapendo che quello che ci viene dato da fare è per la nostra salvezza e per la terapia delle nostre malattie spirituali. 

Se il padre spirituale è malvagio?
Tuttavia, può capitare che il nostro padre spirituale sia inadatto o peggio che agisca contro il volere di Dio, chiedendo di peccare o di compiere azioni turpi, evidentemente spinto dal maligno. Che fare? riferire al vescovo o ad altri confessori e cambiare sacerdote. Del resto, dai frutti li riconoscerete. Non scambiate però canoni di vita rigidi con la "malvagità". 



Come confessarsi?

E' giusto che il ministro della confessione sia il proprio padre spirituale. Se non è possibile per ragioni di lontananza, recarsi dal sacerdote più vicino, ma per una buona confessione con un estraneo occorre raccontare brevemente la propria vita, in modo da poter dare al sacerdote sufficienti elementi per una analisi del vissuto del penitente.

Alla confessione sii sobrio, preciso, non pedante, breve. Sii consapevole delle tue colpe e non affibbiare ad altri i tuoi peccati, compiuti da te con la tua volontà. Spiega bene le ragioni che hanno causato il peccato, e anche i pensieri e le riflessioni su di esso, senza tuttavia tornarci eccessivamente. Se non siete sicuri di cosa dire alla confessione, è sempre bene domandare al sacerdote: "padre, non sono sicuro di aver peccato facendo questo etc." ma non è bene dire "ho tentato di fare del mio meglio", perché tutti noi facciamo il possibile per essere buoni, e non è una giustificazione accettabile. 

Per quanto riguarda la frequenza della penitenza, essa deve essere concordata col padre spirituale e correlata all'intensità della vita spirituale propria. Se prendete comunione spesso, magari è buona regola confessarsi per le grandi feste e una volta al mese; se si frequenta poco la chiesa, è canonicamente obbligo confessarsi prima di prendere l'Eucarestia. Prima della Confessione, occorre discernimento e preghiera per comprendere i propri errori, a cominciare dalle cadute sui dieci comandamenti.

RIFLETTERE SUI DIECI COMANDAMENTI

I
Amerai il Signore tuo Dio, e non adorerai nessun altro.

Credo in Dio? o nel Suo Vangelo? E nella Sua Chiesa? Sono certo che la mia religione sia la retta fede? Quando faccio il segno della Croce, sono sicuro di ciò che faccio? Faccio abbastanza per ottenere la Salvezza, o sono incostante nell'ascesi? Ho forse avuto contatti con l'occulto, mi sono recato presso messe nere, ho fatto la lettura dei tarocchi, delle carte e dell'astrologia? Mi sono affidato a fattucchiere o stregoni? Ho fatto forse violenza al mio vicino con la parola, l'azione o i comportamenti? Ho manipolato i deboli, sono stato superbo e arrogante? Ho dominato le conversazioni senza prestare orecchio ai miei fratelli? Mi sento per caso superiore o pari a Dio? Ho dedicato tempo alla preghiera e alla lettura delle scritture? ho ringraziato per la vita che conduco, ho reso grazie per i pasti e ciò che possiedo? Ho mormorato contro la Provvidenza o dubitato di Essa? Mi sono affidato a Dio oppure ho disperato della Salvezza e mi sono abbandonato alla disperazione? Credo in me stesso e nei miei talenti, al posto di rendere grazie a Dio per possederli? 

II
Non dirai il nome di Dio invano.

Ho violentato il nome di Dio con le bestemmie? Ho parlato di Dio senza glorificarlo? Ho mormorato contro la Fede, sproloquiando sulle realtà ultime? Ho offeso il clero e le sante istituzioni della Chiesa, senza che vi siano prove della loro iniquità? Ho giustificato me stesso dinnanzi alle mie colpe? mi sono confessato rettamente?

III
Ricordati di santificare le feste.

Ho partecipato alla Liturgia la domenica e per le grandi feste? E ai vespri e alle veglie? Frequento assiduamente la Chiesa? Assumo con frequenza costante la Divina Eucarestia? Mi interesso di letture spirituali? mi preoccupo di crescere nella Fede? Oppure mi sono recato a celebrazioni non-ortodosse? Ho per caso letto catechismi di altre religioni facendomi influenzare da esse? Prego abbastanza durante il giorno? Ho vestito abiti immodesti o indegni durante le celebrazioni? 

IV
Onora il padre e la madre

Ho rispettato i miei genitori naturali? Amo e rispetto i miei parenti nella carne, i miei superiori al lavoro e le mie guide spirituali? Prego per tutti loro? 

V
Non uccidere

Ho forse ucciso qualcuno? Ho voluto la morte di qualcuno? Ho gioito della dipartita di qualcuno? Ho richiesto o auspicato un aborto, oppure l'ho praticato? Ho riflettuto sul suicido? Ho fatto violenza fisica su qualcuno, l'ho torturato, picchiato, vituperato, stuprato? Ho tentato qualcuno in qualsiasi modo? sono stato crudele con le persone o con gli animali? Ho mostrato sadismo o ho rifiutato di aiutare qualcuno? Ho soccorso gli anziani e i deboli? 

VI
Non commettere adulterio

Ho commesso adulterio? Ho tradito la fiducia di mia moglie o del mio marito? Ho commesso abusi sessuali? Ho fornicato fuori dal matrimonio? Mi sono masturbato? Ho inquinato la mia mente con la pornografia o con immagini oscene? Ho commesso atti sessuali contro natura? Ho rotto i miei voti monastici o matrimoniali attraverso atti carnali? Ho tentato altri a rompere i loro voti? 

VII
Non rubare

Ho rubato? Ho preso oggetti d'altri senza restituirli a tempo debito? Ho distrutto o rovinato oggetti non miei? Ho aiutato i poveri e gli oppressi donando il superfluo? Ho aiutato la chiesa in difficoltà economiche? Ho compiuto tutti i miei doveri al lavoro? Ho speso soldi in attività inutili e dannose, in vizi quali il fumo, l'azzardo, l'alcol, la droga? 

VIII
Non dire falsa testimonianza

Ho mentito? ho dichiarato il falso in atti pubblici o privati? Ho speso il mio tempo in pettegolezzi, cattive chiacchiere, oppure ho incoraggiato altri a diffondere malelingue su qualcuno? Ho detto bugie a pro mio? 

IX
Non vorrai la donna d'altri

Sono stato invidioso delle compagne e compagni di altri? Sono scontento della mia consorte, o del mio consorte? Mi delizio delle separazioni degli altri, o auspico la mia? sono grato al Signore per le persone che affollano la mia vita, oppure no? Odio qualcuno? Sono stato eccessivamente competitivo? 

X
non desiderare la roba d'altri

Ho forse invidiato il mio vicino per i suoi beni e la sua ricchezza? Ho auspicato la sua rovina? Ho cercato di distruggere economicamente il mio prossimo? ho aiutato gli altri? sono stato vicino ai miei congiunti in difficoltà? sono avido e avaro? Ho tentato di fare il mio massimo per migliorare la mia posizione, senza rovinare nessun altro? Ho tentato qualcuno nel furto o ho incitato a compiere azioni economicamente peccaminose? 

COME POSSO RIMEDIARE AI MIEI PECCATI?

Riconciliati con chi hai offeso, fai l'elemosina,vesti gli ignudi, dai da mangiare e da bere a coloro che soffrono la fame, impegnati nella giustizia, digiuna, frequenta i servizi liturgici della Chiesa, prega per i vivi e per i morti, sii paziente e coltiva le virtù. 

Recati dal tuo padre spirituale o dal sacerdote della chiesa ortodossa che frequenti e domanda di poterti confessare: ricevi il Canone di preghiera o di digiuno e, dopo averlo eseguito, torna per l'assoluzione. 

lunedì 24 aprile 2017

Annunciato un Concilio Anti-Ecumenista a Banceni

Il sito Pravoslavie.ru pubblica una notizia importante: pare che il monastero dell'Ascensione a Banceni (Ucraina) ospiterà un "Concilio" di anti-ecumenisti provenienti dalle Chiese Canoniche

Lo sappiamo, il vescovo Longino (Zhar) di Banceni, superiore del monastero dell'Ascensione, non è un ecumenista e non lo nasconde: il suo monastero diventerà sede di un "Concilio anti-ecumenista" le cui date non sono state divulgate: sappiamo solo che si terrà in estate, fra Giugno e Luglio. Il 4 aprile 2017 un centinaio di sacerdoti, monaci, chierici e laici si era radunato a Tessalonica per condannare l'ecumenismo e criticare la gerarchia ortodossa, senza tuttavia voler uscire dalla Chiesa "ufficiale". Non ci sorprende tuttavia che questa riunione abbia generato un secondo incontro, che stavolta però ha ottenuto uno sponsor di rilievo: il vescovo Longino di Banceni, della Chiesa di Mosca. 


Il monastero dell'Ascensione di Banceni

Sua Eminenza Longino già si era espresso duramente sull'incontro di Kirill e Francesco all'Avana (Cuba), e da quel momento è stata una delle figure istituzionali sempre più critiche verso il movimento ecumenico. Nonostante questo, il vescovo di Banceni è ancora parte del Concilio Interno della Chiesa Ortodossa Russa, il quale si occupa di questioni inerenti le attività interne ed esterne della Chiesa Russa. 

Non sappiamo la portata che avrà questo secondo incontro anti-ecumenista, e chi vi parteciperà e in quale numero. Ipotizziamo che i numerosi "non commemoranti" preti romeni e moldavi si uniranno alla delegazione greca che è stata invitata. La presenza di un vescovo canonico, inoltre, pone seri interrogativi sul destino della diocesi di Banceni e sulla nascita (o rottura, a seconda dei casi) di nuove comunioni ecclesiali.

Preghiera dei genitori per i figli




Signore Dio nostro, Onnipotente, guarda con favore sui nostri figli N. e abbi misericordia di loro. Noi ti preghiamo, perché li abbiamo fatti nascere nella carne e li amiamo: soccorrili nelle loro necessità, raddrizza i loro passi e i loro sentieri, benedicili con il tuo Spirito Santo, falli crescere in virtù, forza e bellezza, e sempre ti rendano gloria perché Tu sei il nostro Salvatore e Maestro. Concedi loro la salute dell'anima e del corpo e falli degni di vivere una vita onesta e, al termine dell'esistenza, di poter contemplare la tua magnifica e splendida Maestà, e insieme ai santi che ti sono stati graditi nei secoli cantino senza posa a Te, Padre eterno, insieme al Figlio tuo Unigenito e al Santissimo, Buono e vivificante Spirito, Trinità consustanziale e indivisa. Amen. 

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Tradotta da: Carte de Rugaciune, con la benedizione del patriarca Nicodim, Bucarest 1941

sabato 22 aprile 2017

I Russi e il Cattolicesimo-Romano: breve storia di un dialogo culturale

La Chiesa Russa del XVIII secolo entrò in contatto sia con gli Anglicani che con i Cattolici-Romani, non con intento polemico o apologetico, ma per approfondirne la vita ecclesiastica, in una sorta di proto-ecumenismo accademico. Da alcuni studiosi questo viene definito il << periodo della cattività cattolica in Russia >> cioè del periodo in cui la teologia cattolica ha influenzato la teologia ortodossa russa, soprattutto sulla disciplina dei Sacramenti. La Chiesa Russa, infatti, fin dal 1717 ritiene i sacramenti cattolici come validi, cioè come sussistenti, nonostante in una sorta di ossimoro li ritenga incompleti e illeciti: questa è esattamente la posizione cattolico-romana nei riguardi dei sacramenti degli Ortodossi.

In foto: il famoso ritratto dello Zar Pietro I detto "il Grande", colui che aprì la Russia all'Occidente importando in patria stili di vita, la lingua francese, l'illuminismo e la cultura dell'Europa Occidentale

Fu lo zar Pietro I il Grande, per primo, a parlare di unità con la Chiesa Cattolica nell'Evo moderno. Dopo la spiacevole crisi di Isidoro di Kiev (Concilio di Ferrara-Firenze), infatti, nel XV secolo, i russi avevano abbandonato ogni dialogo col cattolicesimo romano, per riscoprirlo poi nel XVIII secolo. Nel 1717 Pietro e alcuni vescovi francesi discussero dell'unità fra la sede di Roma e la sede di Mosca, durante un incontro alla Sorbona. Egli inviò la discussione al suo sinodo, che come abbiamo visto egli aveva annichilito e avvilito con l'abolizione del patriarcato, e i vescovi russi dissero che non potevano permettersi alcuna decisione senza la consultazione dei Patriarchi d'Oriente. 

Nel 1811 il metropolita Platone di Mosca ricevette una lettera dal senatore Gregoire di Francia, ex vescovo di Blois passato dalla tonaca alla toga senatoria come laico al seguito della rivoluzione francese del 1789, nella quale lettera compariva una richiesta di dialogo da parte delle gerarchie francesi per la riunificazione delle Chiese. Il metropolita Platone rispose che il popolo russo non avrebbe mai accettato una cosa simile, giacché i russi preferiscono la loro fede limpida e inalterata [1]. Platone stesso non era un ecumenista, ma anzi aborriva l'indifferentismo e la tolleranza religiosa dei paesi occidentali illuministi o liberali. Nel 1804, durante un suo pellegrinaggio a Kiev, si era lamentato della tolleranza che le autorità ortodosse riservavano ai Gesuiti lì residenti, e dava la colpa agli ebrei se i cristiani non erano più fervorosi come un tempo, nelle zone dove i giudei erano più numerosi. 

La vittoria dello zar Alessandro su Napoleone ebbe conseguenze anche sul piano religioso, in Russia come in Europa. Per l'onomastico dello zar fu celebrata la Divina Liturgia a Plaine de Vertus, il 12 settembre 1815, poco distante da Parigi, dinnanzi all'esercito russo e di fronte a molti dignitari europei. L'imperatore Alessandro era un uomo pio, e pregò così quel giorno di vittoria per lui:

Questo giorno è il più bello della mia vita. Il mio cuore è pieno d'amore per i miei nemici. In lacrime sotto la Croce, ho pregato con molto fervore che la Francia si salvi.  [2]

Inoltre, quando fondò la Santa Alleanza fra le tre monarchie vittoriose contro Napoleone, disse d'aver preso a modello la Trinità, e volle che il patto venisse siglato a Parigi, capitale del laicismo europeo di allora. E fu così che un paese protestante (Prussia), un paese cattolico (Austria-Ungheria) e un paese ortodosso (Russia) fissarono i cardini della Restaurazione del vecchio ordine. Sebbene l'accordo fosse stato siglato, sia il rappresentante inglese che l'Imperatore austriaco in privato risero dello zelo di Alessandro per la fede cristiana. 

Il fascino che i Russi di oggi come di ieri provano e hanno provato per il Papato è da ricercarsi, a mio avviso, nell'autoritarismo dei papi, il quale è l'esatto opposto del cesaropapismo che governava i russi fino al 1917. Scrisse infatti l'ambasciatore russo Kostantin Nicholaevich Leontiev, quando Roma fu conquistata dall'esercito italiano nel 1870: "Il papa è prigioniero, e il Primo Uomo di Francia (Il presidente Carnot) non è neppure battezzato!" e lo stesso Leontiev avrebbe scritto, poco dopo: "Se io fossi a Roma, non solo bacerei la mano, ma perfino le scarpe di Papa Leone XIII... Il Cattolicesimo Romano appaga il mio appetito dispotico, la mia tendenza per l'autorità spirituale, e per molte altre ragioni esso attrae il mio cuore" [3].
Leontiev è un esempio dei molti russi che amavano il Papismo nel suo aspetto totalmente terreno, apprezzandone la maestosità dei rituali e delle formule di corte, le quali erano ancora in larga parte mutuate dall'Evo Medio e dal Rinascimento, come il bacio della scarpa. Anche Solovëv subì il fascino del papismo nella sua prospettiva teocratica del mondo [4], mentre Dostoevskij ci vedeva il principio dei mali d'Europa, e padre del socialismo che conduce all'ateismo. Come scrisse infatti l'intellettuale russo:

Il Socialismo francese dei giorni nostri non è altro che la più pura e la più diretta continuazione dell'idea Cattolica, la finalissima conseguenza di ciò che è cresciuto per secoli (nel Cattolicesimo).  Il Socialismo francese non è altro che l'idea compulsiva di unire l'umanità sotto di sé, una idea che nacque nell'antica Roma e che fu espressa pienamente dal Cattolicesimo Romano.  [5]

Nel libro L'idiota (1868) Fedor Dostoevskij esprime bene quello che per lui è il Cattolicesimo, cioè un impero totalmente terreno. L'idea di Dostoevskij, alla fin fine anti-cattolico, non è comunque una delle più diffuse nella Russia del XIX secolo nella quale, invece, abbonda se non l'amore per l'Occidente, quantomeno un certo lassismo sulla materia. 

Pëtr Verkhovenskij, nel suo libro I demoni (1871), ravvisa la possibilità che il Papa, in futuro, sia la guida del Socialismo. Ne I Fratelli Karamazov (1881), Dostoevskij si avvicina all'idea di Verkhovenskij, mettendo nella bocca dell'Inquisitore il socialismo stesso. Secondo questi due pensatori russi, la società moderna occidentale, in decadenza religiosa, si sarebbe data una morale laica nella fratellanza socialista con la speranza di non veder completamente infondati i valori nella quale è cresciuta, cioè l'universalismo tipico della visione papista e la morale cristiana, qui ripresa come giusnaturalismo o "diritto naturale" che prende poi posto nei vari codici legislativi europei. 

Vladimir Solovëv, che pure era amico di Dostoevskij, ebbe tutt'altra immagine del Cattolicesimo: entrambi slavofili, approdarono alle due concezioni opposte. Dostoevskij era quello che oggi chiameremmo un anti-ecumenista, mentre Solovëv era un ecumenista convinto, in forma messianica, che l'unione delle Chiese avrebbe condotto la venuta del Regno di Dio sulla terra, attraverso l'autoritarismo cattolico nel quale andava innestata l'Ortodossia. Personaggio dubbioso e controverso, Solovëv divenne cattolico, salvo ritornare ortodosso sul letto di morte: per tutta la vita tentò di conciliare il cattolicesimo coi dogmi ortodossi, credendo che l'universalismo cattolico e la sua indipendenza dal potere nazionale fosse indispensabile per la Chiesa ortodossa, al contrario asserragliata nei settarismi nazionalisti e nell'etnicismo. Secondo Solovëv, la Chiesa Ortodossa aveva perso la sua forza giacché la Chiesa Ortodossa ha reso la preghiera un fatto puramente pietistico, mentre l'Occidente "prega e lavora", glorificando Dio attraverso la missionarietà, la carità sociale e l'azione politica: più che uno slavofilo, come viene creduto, a mio parere faceva più parte della fazione Occidentalista degli intellettuali russi del suo periodo. 

Un altro intellettuale russo di fine Ottocento, D. S. Merezhovskij, comparava il Papato con l'Autocrazia russa ponendoli sullo stesso piano [6]. Difatti, così come il Papato era la coesistenza del ruolo di Cesare (capo di governo) con quello di Sacerdote (potere spirituale), altrettanto lo Zar russo era l'unto di Dio (potere divinizzato) e capo della Chiesa in quanto prescelto a guidare il popolo di Dio dello sterminato Impero russo. Il neo-messianismo degli Slavofili, che aspettavano una sorta di re Davide slavo che avrebbe guidato i popoli slavi alla conquista dell'umanità, andava sviluppando una teologia dell'autocrazia che ammirava il Papismo in quanto esempio vivente di quella realtà. Il fatto che l'eresia avesse colpito l'aspetto spirituale del potere papale non li toccava: non era la loro intenzione indagare la profondità del ruolo fra decadenza sociale e decadenza spirituale, in quanto non li ritenevano collegati fra loro, ma piuttosto, in modo piuttosto calvinista, gli slavofili di questo stampo vedevano nel potere temporale il riflesso del favore divino, anche se il potere temporale andava a discapito della dimensione teantropica stessa. Sarà per questo una pesante sconfitta del pensiero filosofico russo il constatare che la monarchia di Nicola II, un vero santo tra l'altro, quando questa cadrà miserevolmente sotto il braccio armato dei comunisti nel 1917, sia caduta: tutta la teologia politica degli Slavofili sarà annientata in un giorno. 

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FONTI E NOTE

1) K. A. Papmehl, Metropolitan Platon of Moscow, Newtonville: Oriental Research Partners, 1983, p. 85.

2) Alan Palmer, Alexander I, London: Weidenfeld & Nicolson, 1974, p. 333.

3) Leontiev, "Natsional'naia politika kak orudie vsemirnoj revoliutsii" (Politiche nazionali come arma per la rivoluzione mondiale), Vostok, Rossija i Slavianstvo (L'Oriente, la Russia e lo Slavismo), Mosca, 1996, p. 526-29.


4) Cfr. V. Solovev, Il destino della Teocrazia.

5) F. Dostoyevsky, Polnoe Sobranie Sochinenij (Tutte le Opere), Mosca, 1914, vol. I, p. 150.

6) Firsov, Russkaia Tserkov’ nakanune peremen (konets 1890-kh – 1918 g.), Mosca, 2002, pp. 39-40.

VAN DEN BERCKEN WIL, Holy Russia and Christian Europe, London: SCM Press, 1999

RIASANOVSKIJ NIKOLAJ, A History of Russia, Oxford University Press, 2000


MEYENDORFF JOHN, Byzantium and the Rise of Russia, Cambridge University Press, 1981.

SMIRNOV PETR, Istoria Khristianskoj Pravoslavnoj Tserkvi (Storia della Chiesa Cristiana Ortodossa), Mosca: Krutitskoe podvorye, 2000

L'Autocefalia della Chiesa Ortodossa Russa (Storia della Chiesa)

Ancora nel 1393 il patriarca ecumenico Antonio scriveva al Gran Principe di Mosca, Basilio I, intimandogli di non impedire la commemorazione liturgica dell'Imperatore di Costantinopoli, giacché l'autocrate "di tutti i romani", ossia di tutti i cristiani, non poteva che essere l'Imperatore Romano d'Oriente. Anacronisticamente i bizantini si ritenevano gli eredi di un Impero che politicamente iniziava una profonda decadenza e che militarmente era sempre meno rilevante.  Dopo il periodo di Ivan IV, venne la quiete sotto il pacifico regno del suo successore Teodoro Ivanovič, il quale fu incoronato con il rito dell'unzione, al quale seguì la comunione in altare, come per gli imperatori bizantini: qualcosa era profondamente cambiato nella Chiesa ortodossa. La Chiesa di Mosca aveva rapidamente scavalcato le antiche sedi di Kiev e di Vladimir, ottenendo uno status sempre maggiore, soprattutto dopo il Concilio del 1551. La Metropolia di Mosca, già al tempo, era la Chiesa dai territori canonici più ampi di ogni altro patriarcato, se non consideriamo Costantinopoli come formalmente comprendente Mosca stessa. Fin dal XV secolo, i metropoliti di Mosca venivano eletti e intronizzati senza intervento di Costantinopoli, con la benedizione del Patriarca Ecumenico. La Chiesa Russa non solo era de facto patriarcale già dal tempo di Ivan IV, ma cresceva di potenza e prestigio congiuntamente alla potenza e al prestigio dell'Autocrazia russa. Non ci volle molto per concretizzare l'idea dell'Autocefalia, questione che fu principiata nel 1586 quando il patriarca Gioacchino di Antiochia visitò Mosca, promettendo di discutere in futuro lo status della Chiesa Russa congiuntamente agli altri patriarchi. Nel 1588, il Patriarca Ecumenico Geremia II visitò Mosca per un viaggio di raccolta fondi, ordinando diversi vescovi per le regioni occidentali. La situazione della Russia Occidentale, oggi Bielorussia, era tragica: nel 1582 era stato adottato il calendario gregoriano e 1596 i gerarchi ortodossi avranno apostatato firmando l'Unìa di Brest coi cattolici. Nel gennaio 1589, il patriarca Geremia II chiamò un concilio "del Grande Impero Russo e dell'Impero Greco" nel quale condannare il calendario gregoriano e discutere l'autocefalia della Chiesa di Mosca: nel maggio del medesimo anno lo zar Teodoro pubblicò un atto col quale suggellava la decisione conciliare, e l'intronizzazione del nuovo patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Giobbe, avvenne in una maniera piuttosto inusuale: fu riconsacrato dal patriarca Geremia. Canonicamente parlando, se vogliamo usare una certa formalità, l'elezione al soglio patriarcale è anticanonica nella sua forma, dal momento che non occorre riconsacrare un vescovo per innalzarlo ad un grado più alto. Forse che Geremia considerava Giobbe "invalidamente ordinato"? ad ogni modo, la Chiesa Russa ottenne il Patriarcato.


La cattedrale di san Basilio a Mosca

 L'autocefalia della Chiesa Russa fu confermata con due sinodi a Costantinopoli nel 1590 e nel 1593, i quali confermarono l'anatema al calendario papista. Nel concilio di Mosca del 1589, nei riguardi del calendario gregoriano, così fu decretato:

Coloro che empiamente non seguono i Sette Concili Ecumenici e le usanze della Chiesa, e il Menologhio che dovrebbero seguire, ma in opposizione (a questi) decidono di seguire il nuovo Paschalion  e il Menologhio degli astronomi atei del papa, e desiderano sovvertire i dogmi e gli usi della Chiesa che ci furono lasciati dai Santi Padri, che costoro siano scomunicati e posti fuori dalla Chiesa di Cristo

Il Concilio di Mosca del 1589 fu importante non solo per la decisione di concedere l'Autocefalia alla Chiesa Russa, ma perché finalmente l'ideale della Pentarchia, sopravvissuto idealmente fino ad allora, aveva cessato di esistere. Piuttosto, una nuova Pentarchia soppiantò la precedente, inserendo Mosca al quinto posto nella lista dei Patriarcati, subito dopo le sedi di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. L'idea filosofica di Mosca come Terza Roma sembrava prendere corpo nell'idea dello zar Teodoro e nelle mani del patriarca Giobbe. 

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BIBLIOGRAFIA

VAN DEN BERCKEN WIL, Holy Russia and Christian Europe, London: SCM Press, 1999

RIASANOVSKIJ NIKOLAJ, A History of Russia, Oxford University Press, 2000

MEYENDORFF JOHN, Byzantium and the Rise of Russia, Cambridge University Press, 1981.

MEYENDORFF JOHN, Rome, Constantinople, Moscow, Crestwood, N.Y.: St. Vladimir’s Seminary Press, 1996

giovedì 20 aprile 2017

Una analisi iconografica dell'Icona della Resurrezione

Il sito Catalogue of St. Elizabeth Convent propone una bella analisi simbolica dell'icona di Cristo Vincitore della Morte, o "icona della Resurrezione", che veneriamo per tutti i quaranta giorni successivi alla Pasqua


L'icona della Resurrezione

Al centro della nostra fede vi è il Cristo e la sua Resurrezione dai morti. e la sua icona è la più istruttiva, la più diffusa e la più bella di tutte. 

L'icona di Cristo Risorto non ci mostra solamente un sepolcro vuoto, ma è ben più articolata e la vittoria mostrata dall'immagine abbraccia tutte le cose. Infatti il Cristo non solo ha vinto la morte di sé stesso, ma è sceso nell'Ade a liberare le anime dei giusti che lo attendevano da tempo immemorabile: l'icona mostra la sua Catabasi agli inferi attraverso la salvezza di Adamo ed Eva, raffigurati nell'atto di uscire dai sepolcri. 

Il Cristo si trova al centro della composizione, circondato dalle energie divine simboleggiate dall' "uovo" azzurro, ovviamente trionfante, nel luogo che gli spetta, spesso circondato da altri personaggi quali Giovanni Battista, Abele il Giusto, gli Apostoli e i Santi che lo hanno riconosciuto come Messia e come Salvatore del Mondo. Nella parte inferiore dell'icona è rappresentato l'Ade, squarciato, poiché i suoi cancelli sono stati abbattuti e i demoni sono spaventati e confusi. La Catabasi agli Inferi di Cristo Gesù è stata spiegata molto bene già dai primi autori della Cristianità quali San Melitone di Sardi nell'Omelia della Passione, da Tertulliano nel Trattato sull'Anima, da Ippolito sul Trattato su Cristo e l'Anticristo, da Origene in Contro Celso, e anche da sant'Ambrogio di Milano. 

L'icona della Resurrezione ci mostra l'Amore di Dio che salva l'umanità e tutto il creato: appelliamoci a Lui con speranza e fede, e non ci deluderà... 

mercoledì 19 aprile 2017

San Giovanni di Kronstadt e i bambini

Dall'articolo di Pravoslavie.ru veniamo a conoscenza del grande amore per i fanciulli che ha animato parte della vita di san Giovanni di Kronstadt (+1908) il cappellano ufficiale della Famiglia Romanov. 



San Giovanni di Kronstadt amava i bambini con una sorta di affetto angelico. Una volta disse, rivolto agli studenti del ginnasio dove era professore:

"Voi siete miei figli, perché ho dato alla luce e continuo a far nascere in voi la Buona Novella di Gesù Cristo. Nelle vostre vene scorre il mio sangue spirituale e i precetti di vita che vi ho insegnato. Voi siete i miei figli perché io prego per voi, siete la mia progenie spirituale, veramente, perché voi mi chiamate batjushka [1], e io da sacerdote sono un padre per tutti voi". [2]

San Giovanni di Kronstadt ha spesso guarito e salvato bambini e ragazzi con la sua preghiera ardente e dedicava molte energie all'educazione e alla formazione dei giovanissimi. Tuttavia, il santo padre Giovanni era un uomo molto severo. E' rinomato il caso di un sedicenne che, avendo espresso un dubbio sullo Spirito Santo, fu brutalmente rimproverato dal sacerdote.

Giovanni di Kronstadt riteneva che tutto ciò che di bello esiste, tutte le buone intenzioni, i santi propositi, le virtù e la bellezza dell'anima sono piantati come semi nelle coscienze dei bambini e che il compito del maestro consiste nel farli fruttificare. Ebbe parole molto dure per gli insegnanti: chi non compie il proprio dovere di maestro ed educatore "disdegna l'angelo di Dio posto a cura dei bambini e insulta Iddio stesso" [3]. Il santo sacerdote spesso indicava agli insegnanti del loro dovere di insegnare ai bambini la buona strada, eradicando da loro le cattive abitudini e mettendo i fanciulli in guardia dal peccato e dalla malignità fin dalla tenera età [4]. Il peccato, se lasciato a sedimentare fin dalla fanciullezza, cresce con l'età, secondo san Giovanni di Kronstadt. Per questo i ragazzi hanno bisogno del nostro amore e del nostro senso cristiano, perché si educano nell'esempio della fede cristiana vissuta da noi educatori, familiari e maestri. 

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NOTE

1) in russo, batjushka significa "piccolo padre" e indica il sacerdote. E' un gioco di parole. 

2) PSS. v. 4-5 (double), 379

3) San Giovanni di Kronstadt, Opere. Diario (in russo, Mosca, 2012) 4:439-440.

4) San Giovanni di Kronstadt, La mia vita in Cristo, Gribaudi edizioni, 1:379

venerdì 14 aprile 2017

Serafim del Pireo invita Erdogan a convertirsi (news)

Secondo quanto riporta Pravoslavie.ru il metropolita Serafim del Pireo (Chiesa Autocefala di Grecia) ha invitato il presidente turco Erdogan a convertirsi alla Fede ortodossa. 


Il metropolita Serafim del Pireo. foto: AghionOros.ru 

E' forse il più conosciuto dei vescovi della Chiesa di Grecia, ed è noto per le sue posizioni solitamente conservatrici ed è ben amato dai tradizionalisti ortodossi. Serafim del Pireo ha compilato una lettera aperta indirizzata a Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, nella quale il vescovo si felicita delle buone relazioni fra la Russia e la Turchia, ma nella quale analizza anche lo sviluppo storico e teologico dell'Islam, riportando svariate citazioni patristiche sulla fallacia della religione di Maometto e auspicando che il presidente Erdogan possa "convertirsi a Cristo, Re e Salvatore del Mondo". Il prelato ha proposto a Erdogan di scegliere Vladimir Putin come padrino e di chiedere che ad officiare il Battesimo sia Sua Santità Bartolomeo di Costantinopoli. 

Una collezione di finestre istoriate dalla Romania

Parte di una collezione privata, questi splendidi vetri dipinti sono stati prodotti nel 1839 e nel 1850 da Ion Pop di Fagaras, un artista attivo nelle produzioni a tema religioso nel XIX secolo romeno. 


San Demetrio a cavallo


Due crocefissioni



Gesù Cristo che si rivolge al Padre prima della Passione


Il pianto sul Cristo defunto 


San Caralambo




venerdì 7 aprile 2017

Preghiera per la vita matrimoniale

Questa preghiera si recita in spirito di pietà per mantenere vivo e sano il matrimonio. La preghiera che segue è stata tradotta da Carte de Rugaciuni, libretto devozionale voluto dal patriarca Nicodim di Romania (+1948) e patrocinato dal Re Michele di Romania, stampato nel 1941


Dopo le preghiere iniziali, con devozione.

Preghiera degli sposi uno per l'altra 

Signore Gesù Cristo, Dio nostro, Tu che ci hai insegnato a pregare e portare i pesi gli uni per gli altri, così da compiere i tuoi comandamenti ed essere degni della tua misericordia. Per questo oso pregare Te, Signore, affinché allontani ogni malvagità e ogni occasione di danno, visibile e invisibile, dal mio sposo (oppure: dalla mia sposa) col quale mi hai concesso di vivere tutti i giorni della mia vita. Riempi il mio coniuge di salute, doni spirituali, sapienza, salvalo da ogni tentazione, fortificalo nella retta fede e nell'amore, così da poter vivere sempre circondati dalla tua grazia e in pace, perché tua è la potenza, il regno e la gloria, nei secoli dei secoli. Amen. 

Preghiera per la famiglia da parte dei figli

Una preghiera per la famiglia recitata dai figli per i genitori e i parenti

Signore, Dio Onnipotente, Tu che tutto hai meravigliosamente creato e disposto al tuo volere, tu che hai comandato alla natura di far nascere i bambini da un padre e da una madre, accogli le mie preghiere e ricordati dei miei genitori N. e N., che hai benedetto col dono della prole e che nella Divina Provvidenza che ti è propria hai loro donato i mezzi per il quieto vivere: allontana da loro ogni seduzione maligna, ogni spirito malvagio, ogni affanno mondano e ogni preoccupazione della carne, proteggi da ogni male le mie sorelle e i miei fratelli e tutti i miei consanguinei che ti è piaciuto unire nel vincolo del sangue, e che siano essi vivi o morti, dona loro la Tua pace, dal momento che solo a Te è nota la loro pietà e la loro equità, O Dio onniscente; E poiché Tu hai posto un vincolo di Salvezza a tutti coloro che credono, dona a tutta la mia famiglia la confessione delle colpe, l'ammenda della vita e la grazia della Consolazione del Tuo Paraclito, assieme alla Divina Comunione che sia di refrigerio alle loro anime monde da ogni vanità e peccato. Ascoltami, o Dio sublime e maestoso, accogli le mie suppliche anche per i servi e serve N. e N. che ti è compiaciuto di farmi conoscere nei legami di sangue, e dona loro la indulgenza e copiosi doni così da poterti essere sempre riconoscenti e magnificare Te, Padre Onnipotente ed Eterno, cui si deve ogni onore e gloria, adorazione e lode assieme al Figlio tuo Unigenito e al buonissimo e Santissimo vivificante Spirito, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

mercoledì 5 aprile 2017

Come digiunano i Vecchi Credenti?

Dalla pagina Facebook Questions for Old Believers abbiamo estrapolato questo articolo, molto interessante, che tratta del digiuno così come lo concepiscono i Vetero-Ritualisti di Bela Krinitza. La risposta vi sorprenderà. 


Il metropolita Cornelio dei Vetero-Ritualisti a Mosca


La Santa Chiesa Ortodossa insegna che vi sono dei periodi dell'anno in cui digiuniamo astenendoci dalla carne e da tutti i prodotti animali. I periodi sono:

Grande Quaresima: il pesce è permesso solo per l'Annunciazione e per la Domenica delle Palme. Olio e vino sono permessi la domenica, il sabato e per tutte le feste minori che vengono celebrate con una Veglia, un Grande Vespro o con il Mattutino dotato di polieleo. 

Digiuno degli Apostoli: Dalla Domenica di Ognissanti fino al giorno dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno/12 luglio). I giorni di lunedì, mercoledì e venerdì si tiene digiuno aspro, olio, pesce e vino sono permessi il fine settimana e tutti i giorni di festa che cadono in questo periodo.

Digiuno della Dormizione della Deipara: Le stesse regole della Grande Quaresima. Il giorno di Trasfigurazione (6 agosto) è permesso il pesce. 

Digiuno d'Avvento: Dal 15 novembre al 25 dicembre. Lunedì, mercoledì e venerdì si tiene digiuno aspro (senza olio e senza vino). Il resto della settimana si può mangiare con olio e con vino. Fino al 6/19 dicembre, festa di san Nicola, per il fine settimana e tutti i giovedì e martedì è permesso mangiare pesce. Dalla festa di san Nicola in poi, si applicano le stesse regole della Quaresima. 

NOTA

Pare proprio che i Vecchi Credenti abbiano un digiuno meno pesante dei cosiddetti "Nuovo-Ritualisti"... 

Icona della Madonna piange a Sibiu (news)

Secondo quanto riporta il portale romeno oradesibiu.ro una icona della santissima Madre di Dio ha iniziato a piangere miro, e  moltissime persone sono accorse per trovare guarigione da malanni spirituali e fisici, nonché risposta alle loro preghiere. Il parroco della chiesa di San Giovanni il Cozebita, padre Catalin Dumitrean, ha confermato che già molti sono i miracoli, compresa la guarigione dalla leucemia di una giovane donna. 


Il servizio giornalistico di Kanale D sull'icona piangente

L'icona è presente in chiesa dal 2012, ed è una copia dell'icona mariana "Indrumatoarea" presente al monastero Mihai Voda di Bucarest. 

lunedì 3 aprile 2017

L'Eucarestia (San Gaudenzio di Brescia)

San Gaudenzio, vescovo di Brescia (+410) fu autore di molti trattati, dei quali rimangono ventuno sermoni su vari argomenti. Presentiamo oggi uno dei più belli, che tratta il tema dell'Eucarestia.

In foto: San Gaudenzio, dipinto da un Maestro dell'ancona Barbavara (1390-1400 circa).

Quando Gesù diede ai suoi discepoli il pane e il vino consacrati, disse: Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue (Mt. 26,26-28). Fidiamoci di colui al quale abbiamo creduto. Cristo, che è la verità, non può mentire...
La notte in cui fu tradito per essere crocifisso, Gesù ci ha 'lasciato in dono, come eredità del suo nuovo testamento, proprio questo pegno della sua presenza. Noi ne siamo nutriti e fortificati durante il viaggio di questa nostra vita, fino a che lasceremo il mondo presente e arriveremo a lui. Per questo il Signore diceva: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita (Gv. 6,54). Ha voluto infatti che la sua opera di salvezza continuasse in mezzo a noi; ha voluto che le anime si santificassero nel suo sangue, partecipando sacramentai mente alla sua passione. Perciò ordina ai suoi discepoli fedeli - i primi sacerdoti istituiti per la Chiesa - di tenere continuamente vivi questi misteri della vita eterna; e tutti i sacerdoti sparsi nelle chiese del mondo ,intero ,li devono celebrare fino al giorno della venuta di Cristo. Così tutti noi, sacerdoti e popolo dei fedeli, abbiamo ogni giorno davanti agli occhi la figura della passione di Cristo, la teniamo fra le mani, ce ne nutriamo e la portiamo nel nostro petto: il ricordo della nostra redenzione non può dunque mai cancellarsi in noi, e abbiamo sempre a nostra portata il dolce rimedio che ci proteggerà per sempre contro il veleno del diavolo. A questo ci invita lo Spirito Santo: Gustate e vedete com'è buono il Signore... Sappiamo che il pane, composto di molti grani di frumento ridotti in farina e impastati con acqua, deve passare attraverso il fuoco per giungere alla sua perfezione. Non è fuori luogo vedere in questo una figura del corpo di Cristo: sappiamo infatti che il suo unico corpo è formato dalla moltitudine di tutto il genere umano, e portato a compimento dal fuoco dello Spirito Santo. Gesù è nato dallo Spirito: e poiché in lui doveva compiersi ogni giustizia, è entrato nell'acqua del Battesimo per consacrarla, uscendo poi dal Giordano pieno di Spirito Santo, quello Spirito che era disceso su di lui in forma di colomba. Così infatti dice l'evangelista: Gesù, ripieno di Spirito Santo, tornò dalle rive del Giordano (Lc. 4, 1). Allo stesso modo, il sangue di Cristo è un vino che, tratto dai numerosi acini di un'uva raccolta nella vigna da lui stesso piantata, viene premuto nel torchio della croce e fermenta per virtù propria, come in un'anfora, nel cuore di coloro che lo bevono con fede.
Questo sacrificio salvifico della Pasqua, riceviamolo insieme con tutta la sete religiosa del nostro cuore, noi che siamo fuggiti dall'Egitto e dalla tirannia diabolica. Così il più intimo del nostro essere sarà santificato dallo stesso Gesù Cristo nostro Signore, che noi crediamo presente nei suoi sacramenti. La sua potenza inestimabile rimane in eterno.

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San Gaudenzio di Brescia, Sermone II: Patrologia Latina 20, 859 A-B; 860 A-C; 861 A.

domenica 2 aprile 2017

San Giovanni Maximovic e l'Asia


Sua Eminenza Giovanni [Maximovic] arrivò a Shangai nel novembre 1934, pochi mesi dopo la sua ordinazione episcopale, per la festa della Presentazione della Deipara al Tempio. Il Vladyka trovò una cattedrale incompleta, molti problemi interni, e un conflitto di giurisdizione da risolvere. Per prima cosa egli restaurò i contatti con gli ortodossi presenti nella sua Diocesi, serbi, greci, ucraini presenti in città, al fine di unirli tutti nella sua diocesi. Dato che era stata organizzata una scuola ortodossa, san Giovanni si interessò di produrre un progetto educativo per quell'istituto e vi affiancò i migliori professori che riuscì a trovare; fondò anche un orfanotrofio in una zona degradata della città, ponendogli il nome di San Tikhon di Zadonsk, suo amato protettore: la struttura arrivò a contenere 1500 bambini. San Giovanni Maximovic iniziò una profonda attività missionaria non lesinando tempo a nessuno, visitando continuamente le famiglie ortodosse e dei cinesi che desideravano convertirsi. 


Il giovane vescovo Giovanni Maximovic nel suo ufficio a Shangai

Dal momento che il Vladyka non perdeva mai una celebrazione, una volta fu mandato a chiamare per il Mattutino, all'alba: fu trovato dinnanzi alle icone di casa sua, disteso per terra, che dormiva, talmente era stanco. Ma appena fu scosso si alzò in piedi e andò a celebrare come se nulla fosse, con energia per tutto il giorno. San Giovanni non abbandonava mai il ciclo liturgico quotidiano, e celebrava ogni giorno il Mattutino e il Vespro, e la Liturgia: anche quando era malato o aveva la febbre. Nelle rare volte in cui non celebrava egli stesso, assumeva comunque sempre la Comunione. 

Una volta, lì a Shangai, una delle fedeli di san Giovanni Maximovic fu morsa da un cane rabbioso ed essa contrasse la rabbia. Il presule andò a visitare la malata portando la santa Eucarestia con sé. Quando egli si decise a darle la Comunione, lei vomitò i sacri Doni schiumando dalla bocca. Il Vladyko, che non sopportava alcun tipo di irriverenza nei confronti delle cose sacre, subito prese la particola eucaristica e la mangiò egli stesso, mentre i presenti gridarono: "Eminenza, ma cosa fai!" e lui rispose, placido: "non mi succederà nulla, perché questo è il Corpo e il Sangue di Cristo". E infatti, il vescovo Giovanni non contrasse mai la rabbia. 


Una liturgia a Shangai

Sempre durante il suo periodo cinese san Giovanni Maximovic fu dotato da Dio del carisma della chiaroveggenza, dono carismatico che il Vladyka serbò per tutta la vita: uno dei primi eventi di chiaroveggenza è legato ad una visita pastorale. Il vescovo di Shangai si recò a Hong Kong presso la chiesa ortodossa locale, presso la quale viveva una cinese convertita, Lidia Lu. Questa donna aveva scritto una epistola al vescovo Giovanni, senza ricevere mai risposta; durante la visita alla chiesa, san Giovanni la guardò e disse: "sei tu quella donna che mi ha scritto la lettera un anno fa". Da quel momento in poi, la sua capacità di vedere le anime fu nota in tutta la Diocesi. 

Una volta a Shangai, nel 1939, il Vladyka visitò una prigione abitata da russi, recando con sé un altro prete. Il vescovo era stato chiamato per portare la Comunione ad un morente e, all'ingresso in prigione, vide un giovane russo che suonava l'armonica. "Convertiti e prendi la Comunione, perché domani morirai" gli disse. Il giovane prigioniero si pentì dei suoi peccati, si mise in ginocchio e assunse i Sacri Doni. Il prete, perplesso, fece notare all'Eminenza che il giovane godeva di ottima salute, era muscoloso e forte. Ma il giorno dopo, il ragazzo che suonava l'armonica fu trovato senza vita nel suo letto.

San Giovanni Maximovic confessava ogni giorno tutti coloro che si recavano presso la sua porta, e visitava i malati ogni volta che fosse necessario. Fra i carismi dei quali lo dotò il Signore, san Giovanni riusciva a liberare gli indemoniati e risanare i pazzi, spesso portando loro la Comunione. Nel 1949,i russi che abitavano la Cina furono costretti ad abbandonare il Paese, e così insieme a 5'000 esuli russi, il Vladyka Giovanni si recò nelle Filippine per assistere il suo gregge, presso la cittadina di Tubabao. Gli esuli furono obbligati a permanere in un campo profughi per 27 mesi (due anni e tre mesi) e capitò di là anche un violento uragano, ma per le preghiere del vescovo Giovanni questo cambiò rotta e si spense fra i flutti del mare. 


Due foto che ritraggono il vescovo san Giovanni Maximovic a Tubabao insieme al suo gregge

Dopo che gli esuli furono trasferiti in Australia e negli Stati Uniti, il campo profughi fu abbandonato. San Giovanni Maximovic fu trasferito a Parigi, e subito dopo la sua partenza il campo profughi fu totalmente devastato da un tifone di enorme potenza. 

Per le preghiere di san Giovanni Maximovic, vescovo e taumaturgo, Signore Gesù Cristo Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amen

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sabato 1 aprile 2017

Partecipare del sacerdozio di Cristo (s. Pietro Crisologo)

Il brano che segue è un estratto del Sermone CVIII di san Pietro Crisologo, Arcivescovo di Ravenna (+450) e Dottore della Fede.

Vi esorto - dice san Paolo - per la misericordia di Dio (Rom. 12,1). Paolo ci esorta, anzi Dio stesso ci esorta attraverso di lui. E Dio lo fa perché vuole essere non soltanto Signore, ma soprattutto padre... Vi esorto a offrire il vostro corpo. Chiedendo questo a tutti gli uomini, l'apostolo li innalza alla dignità del sacerdozio. Offrire il vostro corpo come ostia viva. Ministero inaudito del sacerdozio cristiano: l'uomo è insieme vittima e sacerdote di se stesso. Non cerca più fuori di sé ciò che desidera immolare a Dio; porta con sé e in sé quello che per il suo bene vuole sacrificargli. La vittima rimane immolata, il sacerdote non cambia il suo atteggiamento: la vittima viene sacrificata ma resta in vita, e il sacerdote che la offre non può ucciderla. Sacrificio straordinario, in cui il corpo è offerto senza essere distrutto, e il sangue è dato senza essere sparso.
Vi esorto - dice l'apostolo -, per la misericordia di Dio, a offrire il vostro corpo come ostia viva. Fratelli, questo sacrificio è conforme a quello di Cristo, che, pur vivendo, ha immolato il suo corpo per la vita del mondo: veramente ha fatto del suo corpo una vittima vivente, poiché, sebbene ucciso, egli vive. Si tratta dunque di un sacrificio in cui la morte sconta la sua pena, ma la vittima rimane; la vittima vive, e la morte viene condannata. Ecco perché per i martiri la morte è una nascita, la fine un inizio: vengono uccisi e vivono, e risplendono in cielo mentre in terra erano considerati ormai perduti per sempre.
Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire il vostro corpo come ostia viva e santa. E' quello che aveva cantato il profeta: Non hai voluto sacrificio né offerta, ma mi hai dato un corpo (Sal. 39,7; LXX). Non rifiutarti dunque di essere il sacrificio di Dio e i'I suo sacerdote; non trascurare quello che la sua potenza e la sua generosità ti hanno dato. Indossa la veste della santità, cingiti con la cintura della castità; il Cristo sia come un velo sul tuo capo, la croce rimanga ,come una protezione sulla tua fronte. Poniti sul petto il sacramento della conoscenza di Dio, fa bruciare sempre come un profumo l'incenso della preghiera, impugna la spada dello Spirito, rendi il tuo cuore un altare: e così, nella sicurezza che ti dà la protezione di Dio, conduci il tuo corpo al sacrificio. Dio vuole la fede, non la morte; ha sete dell'intenzione, non del sangue; si lascia placare dalla volontà, non dal sacrificio della vita. Questo, Dio lo ha mostrato quando ha chiesto in sacrificio il figlio del santo patriarca Abramo. Immolando suo figlio, infatti, che cosa offriva Abramo se non il proprio corpo? E che altro cercava Dio in questo padre se non la fede, dal momento che gli comandò di offrire il figlio ma non gli permise di ucciderlo?...
Il tuo corpo vive ogni volta che tu, facendo morire i vizi, sacrifichi a Dio la tua vita per mezzo della virtù. Non può morire colui che ottiene di essere ucciso dal,la spada della vita. Il nostro Dio, che è la via, la verità e la vita (Gv. 14,6), ci liberi dalla morte e ci conduca alla vita eterna.