sabato 27 maggio 2017

Bartolomeo parteciperà alla festa per i 500 anni di Lutero

Secondo quanto riportato da Pravoslavie.ru, S.S. patriarca Bartolomeo di Costantinopoli sarà un ospite all'anniversario dei cinquecento anni della Riforma luterana a Wittenberg. 

Heinrich Bedford-Strom, Presidente del Consiglio delle Chiese Evangeliche Tedesche, aveva invitato nel settembre 2016 il patriarca ad attendere al meeting, e la sua presenza è considerata "un grande onore". Il 28 maggio 2017 il patriarca Bartolomeo volerà a Stuggart, e il 29 maggio riceverà un dottorato onorario dal Dipartimento di Storia e Teologia Evangelica dell'università di Tubinga, e il patriarca stesso presenterà la traduzione tedesca del suo libro Encountering the Mystery, cui seguirà un simposio di due giorni con approcci alla teologia ortodossa e protestante. A detta degli organizzatori, l'incontro fra Costantinopoli e le autorità protestanti è un eco dei primi contatti fra ortodossi e luterani, avvenuti nel 1573 guidati da Martin Crusius e Jabo Andreae, rivolti al patriarca Geremia II. 

Occorre ricordare che fin dal 1969 il Patriarcato Ecumenico e la Chiesa di Germania sono in dialogo teologico.

domenica 21 maggio 2017

Omelia sulla natura umana (Arcivescovo Iakovos d'America)

Il portale Bio-Orthodoxy riporta una omelia di  S.E.R. Iakovos, vescovo della Diocesi Greca del Nord e Sud America

Credo in un solo Dio Padre, Onnipotente, Creatore di tutte le cose, visibili e invisibili.

Come si può osservare, non si tratta di una definizione. Noi possiamo definire infatti solamente oggetti tangibili e visibili, non le idee astratte e le concezioni inarrivabili. Dio, essendo spirito invisibile e assoluta e perfetta manifestazione di Amore, può essere conosciuto e creduto, ma non può completamente essere concepito nella sua essenza. Non siamo d'accordo con coloro i quali asseriscono che una conoscenza parziale di Dio significa non conoscere. E non siamo neanche impressionati da questi agnostici eleganti, da questi scienziati stereotipati che credono solo a quello che possono concepire. Noi piuttosto crediamo che il rapporto, o intelletto, ha i suoi limiti, mentre il campo della sapienza è così vasto e infinito che nessuna mente umana potrà mai esplorarlo completamente o in qualche maniera contenerla nella sua infinità. 

In foto, il vescovo Iakovos nel 1959

Secondo le Sacre Scritture (Genesi 2:7), l'Uomo è stato creato in modo totalmente diverso rispetto alle bestie. Alcuni teologi definiscono l'essere umano come composto di tre entità: spirito, anima e corpo. Questi si basano su una teoria costruita sopra il Nuovo Testamento, in particolare 1Tessalonicesi 5:23 ed Ebrei 4:12. Tuttavia, questi teologi non tengono conto delle innumerevoli volte ove nell'Antico Testamento anima e spirito vengono usati come sinonimi, in numerosi salmi ad esempio, ma anche nel Nuovo, come ad esempio in 1Corinzi e anche nella Lettera di Giacomo 2:26. Accettando queste discettazioni, accettiamo anche delle nuove teorie filosofiche come lo Spiritualismo e il Materialismo. La prima ritiene che in realtà il corpo sia solo una percezione, ed è piuttosto la prigione dello spirito. I materialisti, invece, ritengono che le nostre facoltà spirituali risiedano in qualche utilizzo particolare del cervello. Inutile, ma lo ricordo, dire che la Chiesa Ortodossa rigetta le nuove teorie di Charles Darwin, le quali sostengono che l'Uomo non è una creatura di Dio ma piuttosto il prodotto di innumerevoli processi evolutivi. L'Uomo è piuttosto il coronamento della Creazione, è stato fatto da Dio con l'unico scopo finale di somigliare a Dio. Questo obiettivo è raggiungibile solamente attraverso un corretto uso del libero arbitrio: perché l'essere umano è stato creato libero con tutte le potenzialità per diventare perfetto, o viceversa di non diventarlo. La Chiesa Ortodossa insegna che l'Uomo, al principio dei suoi giorni, era perfetto e santo, e che questo è il fine ultimo della vita umana: tornare a quei giorni. 

La scoperta dell'America come problema teologico

L'articolo presentato sul sito Bio-Orthodoxy in lingua inglese è in realtà scritto in greco da Vasilios N. Makrides.  

La scoperta dell'America non solo ha contribuito ad una trasformazione radicale della conoscenza umana e del suo orientamento sulla Terra, ma ha causato grandi interrogativi teologici, soprattutto in merito alle popolazioni indigene del Nuovo Mondo. Gli uomini del tempo si chiedevano: questi discendono da Adamo ed Eva? hanno oppure no il peccato originale? Cristo ha salvato anche loro? Perché non sono menzionati nella Bibbia? Qual è il loro rapporto col resto della creazione? Fra le tante risposte, quella di Le Peyrère (1596-1676) cercava di conciliare la Bibbia con le nuove scoperte, dicendo che alcune razze umane erano state create prima di Adamo ed Eva (cfr. anche la Genesi), e definì questa teoria poligenismo, la quale fu adottata anche da Voltaire. Ma il mondo intellettuale ortodosso come ha reagito alla scoperta dell'America? 


Una  mappa del 1796 che illustra le Americhe

Se la Chiesa Russa non si è mai fatta problemi a riconoscere le possibilità missionarie offerte dalle colonie del nuovo Mondo, come ad esempio le colonie russe in Alaska, in Grecia sorse un dibattito di natura teologica nel periodo del cosiddetto "Neo Illuminismo Ellenico". Nel Settecento greco, due illustri letterati si occuparono della faccenda America: Neofito Kavsokalyvitis (1713-1784) e Niceforo Theotokis (1731-1800). Neofito, allievo di Niceforo, gli domandò una serie di questioni come ad esempio donde traessero origine gli americani nativi, quando il continente era stato colonizzato dai primi abitanti, se il Vangelo era giunto loro in qualche forma prima del 1492, e così via. Theotokis rispose con una lunghissima lettera nella quale dimostrò i suoi studi polimorfi dimostrando una buona conoscenza delle leggi naturali, della fisica, della geografia e della storia, ed era a conoscenza delle più innovative (per l'epoca) teorie archeologiche. La preoccupazione fondamentale di Niceforo Theotokis in questo campo fu dimostrare che la Bibbia e la Scienza non si contraddicono.  

L'articolo completo di Vasilios Makrides, in greco, è disponibile a questo link

sabato 20 maggio 2017

Il Rito dell'Olio Santo nella Tradizione Ortodossa

Pubblico sul blog un articolo comparso sul mensile "Costantinopoli e Fede" nel mese di giugno 2017, riguardante la sacra Unzione.

Il rapporto fra Dio e l'Umanità ha molte sfaccettature: Dio è amorevole, è giusto, e come amiamo ripetere nelle nostre preghiere "non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva". In questo equilibrio di misericordia e di giustizia si inserisce il rapporto fra Dio e l'Uomo, il quale domanda al Signore la pace, la salvezza, la salute dell'anima e del corpo: dalla necessità di domandare la guarigione del corpo e dello spirito la Chiesa ha nel tempo istituito un rito ben preciso, noto come Mistero dell'Unzione, che non viene dato solo in punto di morte, ma ogni volta che un fedele è  malato nello spirito e nel corpo. Nelle Chiese Ortodosse non è inusuale vedere celebrare il Rito dell'Unzione pubblicamente, in modo che tutti possano avvicinarsi a questo Sacramento e riceverne profitto spirituale, guarigione dai propri mali e dalle proprie passioni. In Grecia, ad esempio, il Sacramento dell'Olio è celebrato il Mercoledì Santo al pomeriggio e viene considerato pari alla confessione: chi si è avvicinato all'Olio Santo in quel giorno può prendere la comunione senza doversi confessare. La Sacra Unzione è un sacramento comunitario ed ha radici nella Chiesa Apostolica, e lo possiamo affermare con certezza assoluta:

Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. [Lettera di Giacomo 5:13-16]


L'olio preparato per la santificazione del Mistero dell'Unzione

Per comando dello stesso san Giacomo Apostolo,che era vescovo di Gerusalemme in quel tempo, la Chiesa intera ha istituito questo Sacramento e ancora oggi la Chiesa Ortodossa osserva il comandamento apostolico: "i presbiteri della Chiesa preghino su di lui e lo ungano con olio". Il rito dell'Unzione non può essere officiato da un sacerdote solo, ma devono almeno essere tre (in alcune occasioni si accetta che siano due). Di norma, la Chiesa Ortodossa chiede che siano sette sacerdoti ad officiare il rito dell'Unzione comunitario. L'Unzione è composta da un Canone di preghiera, che canta il coro, seguito dalla benedizione dell'olio con sette preghiere che vengono recitate sull'olio o sui malati, a seconda degli usi locali, e da sette cicli di letture (Apostolo e Vangelo) che narrano dei miracoli di guarigione operati dal Cristo. Alla conclusione di ogni Lettura, oppure alla conclusione dell'intero ciclo di letture, a seconda degli usi locali, i fedeli vengono unti con l'olio consacrato dai sacerdoti sulla fronte, sul collo e sulle mani, per la salvezza dell'anima e del corpo. 

venerdì 19 maggio 2017

La preghiera del Cuore nell'Antica Chiesa Latina (Latinità Ortodossa)

La preghiera incessante, confluita poi nella tradizione esicasta della Chiesa d'Oriente, è una pratica che nasce con il Cristianesimo stesso. San Paolo stesso ci esorta a pregare senza interruzione. (cfr. 1Tessalonicesi 5:17).  San Clemente Alessandrino (+215), nei suoi Stromata (cap. VII) dice: "benché sia raccomandato che il cristiano preghi alla terza, alla sesta e alla nona ora, il cristiano perfetto prega durante tuttala vita". E' nella Provenza gallo-romana che si hanno delle notizie di monasteri dove si praticava la preghiera incessante, importata dall'Egitto nel IV secolo per mezzo di alcuni allievi di san Pacomio che colonizzarono la Gallia. Jacopo da Varagine riporta nella sua Legenda Aurea, del XIII secolo, che sia san Martino vescovo di Tours (+397) che san Giovanni Cassiano (+435) pregavano senza interruzione ed è lo stesso Cassiano a riportare le parole della "preghiera incessante" recitata nel suo monastero:

Deus, in adiutorium meum intende, Domine ad adiuvantum me festina.

Ossia:

O Dio, volgiti in mio soccorso, Signore vieni presto in mio aiuto

Nel trattato di san Giovanni Cassiano De Oratione (Collactiones, libri IX e X), il santo monaco scrive infatti che questa giaculatoria è stata tramandata da monaci anziani e viene raccomandata per la preghiera collettiva. San Benedetto da Norcia (+547) quando fonda il suo cenobio a Montecassino e scrive la Regola inserisce questo versetto nella liturgia e lo pone nella parte iniziale dei Vespri, dei Notturni (Mattutini) e delle Lodi, in forma responsoriale. Ogni monaco era poi raccomandato di recitare privatamente la preghiera "incessante" nella propria cella controllando il respiro e alternando la recita della giaculatoria alle prostrazioni. Questa forma di preghiera privata resisterà fino all'avvento del Rosario nel XIII secolo, quando quest'ultimo prenderà il posto della giaculatoria Deus in adiutorium. San Cassiodoro (+580), monaco e senatore romano, quando fonda il monastero del Vivario in Calabria, detta parimenti ai suoi monaci di recitare questo versetto ininterrottamente. 
 

Dopo lo Scisma del 1054, l'invocazione del Nome di Gesù pare giungere in Occidente dopo le Crociate, importato dai franchi d'Oltremare. I Certosini fanno propria la recita del Nome di Gesù e il francescano Bernardino da Siena (1380-1444) diffonde l'uso del monogramma di Cristo YHS (Yesus Hristos Sotèr - Gesù Cristo Salvatore) come "ausilio alla preghiera del Cuore". Ludolfo di Sassonia, un certosino del XIV secolo, si dà molto da fare nei suoi scritti per propagandare l'uso della preghiera del Cuore della tradizione bizantina [1]. Con il Tridentinismo, tuttavia, tutta questa tradizione interiore decade in favore della chiesa barocca. 

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NOTE  E FONTI

1) L. Charbonneau-Lassay, Il giardino del Cristo ferito, Arkeios edizioni, Roma 1995, pagine 129-130). 

Jacopo da Varagine, Legenda Aurea, LEF, 2005 

Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci (Collactiones), vol. I e II, Città Nuova Edizioni, 2000. 

mercoledì 17 maggio 2017

La Chiesa Serba intende canonizzare Mardarije di Libertyville

La Chiesa Serba in America ha proposto la canonizzazione del beato Mardarije di Libertyville (Illinois), primo vescovo serbo d'America: per i serbo-americani egli è già un santo (e come tale è ricordato sul loro sito ufficiale) sebbene la canonizzazione formale da parte del patriarca di Serbia sarà officiata fra il 14 e il 16 luglio 2017. Circa due settimane fa, il 4 maggio 2017, il vescovo Longino insieme ad altri suoi sacerdoti ha celebrato la divina liturgia e un acatisto intitolato al vescovo Mardarije al monastero di san Sava a Libertyville, fondato dal beato Mardarije con grandi sforzi umani e spirituali, e si è deciso di scoperchiare il sepolcro che ospita le spoglie mortali del vescovo, inumato colà nel 1935 e mai più aperto. La sorpresa è stata grande quando i chierici hanno visto incorrotto il corpo del loro fondatore! 



Le reliquie incorrotte del vescovo Mardarije di Libertyville 

I monaci del Monastero di san Sava hanno cambiato i paramenti del vescovo, i quali hanno mostrato un corpo anatomicamente intatto, con le unghie e i capelli ancora integri. Il clero ha cantato Cristo è Risorto e altri inni pasquali durante tutto il rito della vestizione delle reliquie, che ha preso posto immediatamente dopo la svestizione dei vecchi abiti. Riporta padre Nikolaj Kostur, responsabile della Commissione per la Canonizzazione di San Mardarije, che il corpo è meravigliosamente intatto e profuma. Ma chi è stato Mardarije di Libertyville?

Biografia breve di San Mardarije di Libertyville

Mardarije Uskokovic nasce a Podgorica il giorno 22 dicembre 1889. Nel 1906 con la benedizione del vescovo Sava di Zica prende i voti monastici presso il monastero di Studenica e diventa diacono.Si diploma al seminario di Kisenjev e i suoi sermoni vengono già pubblicati... nel 1916 conclude il suo percorso all'Accademia di Pietroburgo e viene ordinato sacerdote. Vive le prime fasi della Rivoluzione Russa portando conforto a quanti si trovano nei campi di prigionia comunisti in Siberia. Sul finire del 1917 la Chiesa Russa spedisce lo ieromonaco Mardarije negli Stati Uniti al fine di organizzare una comunità serba e in quella occasione ottenne il grado di Sincello. Sempre nel 1917 a Cleveland, durante una conferenza, i vescovi russi eleggono Mardarije come episcopo ma lui si oppone, dicendo che non accetterà mai il ruolo di vescovo senza la benedizione della Chiesa Serba. Dal 1918 al 1923 padre Mardarije si reca in patria e diventa rettore del seminario di Rakovica e archimandrita del monastero che ospita il seminario. Il 25 aprile 1926 il patriarca Demetrio di Serbia consacra l'archimandrita Mardarije come vescovo per il Canada e per le Americhe. Nonostante fosse malato già da tempo, il vescovo Mardarije operò con coscienza presso il suo gregge della Diaspora, costruendo comunità per gli ortodossi serbi e americani nella sua grande diocesi, non risparmiandosi verso coloro che lo cercavano. Con grandi sforzi umani e spirituali Mardarije riuscì a costruire il monastero di san Sava a Libertyville (Illinois), il quale divenne anche centro episcopale della Diocesi Serba d'America. Il 12 dicembre 1935 il vescovo Mardarije rendeva l'anima a Dio e veniva sepolto con grande onore nel monastero da lui fondato. 

lunedì 15 maggio 2017

Canonizzato san Giacobbe di Putna, metropolita di Moldova (news)

Fra il 13 e il 15 maggio maggio 2017 sono stati canonizzati da parte di sua beatitudine Daniele, patriarca della Chiesa di Romania, nuove figure di santità. La cerimonia solenne si è svolta nell'antico monastero di Putna dedicato a santo Stefano il Grande, principe di Moldavia. 

I santi canonizzati dalla Chiesa Romena portano l'attributo di "Putnicensi", ossia appartenuti a Putna, e sono un gruppo di santi monaci che hanno vissuto nel monastero combattendo la buona battaglia: spicca la figura del metropolita Giacobbe Putnicense. Gli altri santi monaci sono i beati Sila, Paisio e Natan di Putna. Andiamo a conoscere meglio il metropolita Giacobbe. 


Dalla pagina facebook del Monastero di Putna, la fotografia immortala il patriarca che mostra al popolo l'icona del santo vescovo Giacobbe Putnicense, metropolita di Moldavia.

Vita di san Giacobbe Putnicense, metropolita di Moldova

San Giacobbe nacque il 20 gennaio 1719 in una famiglia devota in Moldavia. Fin dalla sua infanzia, il beato Giacobbe visse nel seno della Chiesa. Entrato da giovanissimo in monastero, a dodici anni, fin da subito furono note le sue qualità, le sue doti intellettuali e la sua profonda umiltà. A soli diciassette anni, nel 1736, Giacobbe viene tonsurato sacerdote dal vescovo Antonio di Radauți. A venticinque anni, nel 1744, Giacobbe divenne abate (igumeno) di Putna, rinforzando la vita di preghiera comunitaria, dando nuova linfa all'attività sociale e caritativa - che il monastero ha sempre svolto - e reimpostando la paternità spirituale che in quegli anni era andata perduta. Il beato Giacobbe nel 1745 diventa anche vescovo di Radauți. Subito si prodiga per correggere i Messali e nello stesso anno fa pubblicare il Liturghier (Messale). Fra il 1750 e il 1760 il vescovo Giacobbe si dedica ad una fervida attività pastorale visitando i villaggi poveri della sua diocesi, diffondendo ovunque il Vangelo e spesso aiutando materialmente i poveri. In quegli anni, anche grazie al suo contributo, inizia a diffondersi l'uso della lingua romena nella Liturgia al posto dello slavo ecclesiastico. Fra il 1751 e il 1760 san Giacobbe di Putna organizza la traduzione dei Minei, del Sacramentario, dell'Eucologio, del Pentecostario e dell'Antologhion, oltre ad un gran numero di libri devozionali e libri di preghiere per il popolo.  Nel 1760 San Giacobbe diventa Metropolita di Iasi e di tutta la Moldavia: si dedica alla ristrutturazione di molte chiese e continua la sua attività pastorale, liturgica e spirituale. Il 15 maggio 1778 il beato Giacobbe rendeva in pace la sua anima a Dio e veniva sepolto con tutti gli onori. 

San Giacobbe, metropolita di Moldavia, prega per noi!

Litania per la salute della Chiesa - dal Sacramentario Gelasiano (Latinità Ortodossa)

Questa antica litania romana si trova già nel Sacramentario composto da papa san Gelasio (+496 d.C.) ed era cantata dopo l'Apostolo alla santa Messa, oppure ai Vespri e alle Lodi


S. Preghiamo il Signore, Dio del Cielo e della Terra.

R. Kyrie eleison.

D. Padre dell'Unigenito, e Figlio del Padre senza principio, Spirito Santo e Dio, Trinità indivisibile, ascolta il tuo popolo.

R. Kyrie eleison.

D. Per la Chiesa del Dio vivente, per i suoi arcivescovi, vescovi e corepiscopi, per i suoi decani e arcipreti, per tutto il popolo di Dio, diciamo:

R. Kyrie eleison.

D. Per il collegio sacerdotale della santa Chiesa, per i suoi diaconi e tutti i ministri dei santi misteri, diciamo:

R. Kyrie eleison.

D. Per il tutto clero della Chiesa Universale, per i suoi suddiaconi, lettori ed esorcisti, per gli accoliti e tutti i cantori, diciamo:

R. Kyrie eleison.

D. Per i monaci e le monache, gli oblati, i servitori e coloro che servono questa e ogni chiesa di Dio, preghiamo.

R. Kyrie eleison.

D. Per il popolo di Dio qui presente e per tutti i fedeli della Chiesa, per tutti coloro che compiono il Bene e insegnano la Divina Sapienza, preghiamo.

R. Kyrie eleison.

D. Per  i sovrani timorati di Dio, per i principi cristiani, per i loro eserciti e per le loro Nazioni, per i governanti di questa città e per tutte le autorità, preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleison.

D. Per tutti coloro che si avvicinano agli insegnamenti del Signore Dio Gesù Cristo, che Iddio li ricolmi della sua grazia vivificante e dia loro la piena conoscenza delle realtà celesti.

R. Amen.

Il diacono rientra in altare e si inchina al sacerdote il quale continua la preghiera.

D. Ancora preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleieson.

S. Per tutti coloro che sono afflitti dai demoni e dalle possessioni, preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleison.

S. Per i viandanti, i naviganti, per coloro che soffrono la malvagità della guerra e della violenza, per i prigionieri e per coloro che sono vessati da autorità crudeli, preghiamo il Signore.

R. Kyrie eleison.

S. Per coloro che si dedicano alla ricerca della virtù e sono in pericolo.

R. Kyrie eleison.

S. Per tutti coloro che soffrono le infermità della carne e per coloro che sono afflitti dai malanni dello spirito.

R. Kyrie eleison.

D. Dacci, Signore, un Angelo del tuo regno, e la pace dei beati.

R. Amen.

D. Dacci una vita di preghiera, e una morte pacifica.

R. Amen.

D. Donaci il timor di Te, e l'amore puro.

R. Amen.

S. Per tutti coloro che pregano Iddio, che il Signore si degni d'ascoltarli.

R. Amen.

S. Signore, piega il tuo orecchio alla mia supplica.

R. E ascolta la mia preghiera.

S. Verso il popolo. Il Signore + sia con voi.

R. E col tuo spirito.
L'Officio prosegue come di consueto

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LEGENDA

S. sacerdote
R. risposte (del popolo o del coro)
D. diacono

sabato 13 maggio 2017

La Missione in Italia: proposte concrete entro l'anno 2037

Riflettevo ieri insieme ad un gruppo di parrocchiani circa il destino dell'Ortodossia in Italia. Una delle domande che mi hanno posto è: come superare il laicismo imperante della nostra epoca? Cosa possiamo fare? 

Le risposte sono necessariamente forti, e possono apparire fantasiose alla maggior parte dei lettori. Ho ipotizzato, nella migliore tradizione statalista che la Storia ci ha perpetuato, un piano ventennale composto da quattro lustri in modo da avere qualcosa di stabile entro il 2037. Entro cinque anni, per entrare nel ciclo successivo, occorre superare dei punti-chiave che determinano l'assetto generale dell'Ortodossia in Italia. In particolare, ho analizzato le tre sfere sociali dove, attualmente, gli ortodossi in Italia sono più carenti: educazione, servizio sociale e indipendenza

PRIMO CICLO

A) Costruzione in ogni città di un asilo gestito da ortodossi, specialmente a Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Bologna, Roma, Aquila, Napoli, Palermo, metropoli dove la quantità di ortodossi inizia ad essere particolarmente alta. 

B) Costituzione di una Associazione culturale ortodossa che superi le divisioni giurisdizionali e sia "panortodossa", al cui interno vi si trovino russi, romeni, greci, georgiani, arabi, italiani eccetera.  I compiti sono molteplici: traduzioni ufficiali nazionali (basta con sedicimila edizioni della Liturgia, se ne produca, ad esempio, una utilizzata in Italia da tutte le giurisdizioni), ad esempio, produzione e traduzione di libri spirituali, Patristica, testi di dogmatica e organizzazione di corsi di iconografia o musica ortodossi. 

C) Edificazione di almeno una parrocchia "vera" in ogni città italiana. Questo cosa significa? Allo stato attuale, almeno 80% delle parrocchie ortodosse in Italia è ospitato in strutture della Chiesa Cattolica, e questo impedisce una completa e piena partecipazione del vissuto comunitario parrocchiale, essendo noi vincolati agli orari e alle funzioni altrui. Avendo invece una parrocchia interamente nostra, intendo edificata dalle fondamenta fino al tetto, di proprietà di una comunità ortodossa, possiamo svolgere a pieno regime tutte le attività necessarie per la comunità in questione. Come risolvere il grande problema della mancanza di denaro? 
C.1 - chiedere fondi alle rispettive Chiese Nazionali estere.
C.2 - chiedere fondi ai parrocchiani stessi residenti in Italia.
C.3 - costituire un sistema di crowdfunding supportato da benefattori italiani ed esteri. 

SECONDO CICLO

A) Messa in stampa di un periodico ortodosso, al quale partecipano tutte le giurisdizioni e che sia in lingua italiana. Possiamo anche considerare l'ipotesi di inserire articoli in lingue diverse, coprendo così un bacino d'utenza più ampio. E' molto importante che nasca un movimento culturale ortodosso in Italia. 

B) Costituzione di centri sociali ortodossi ove si offre consulto e sostegno materiale alle fasce povere della popolazione, ortodossa o meno. Almeno nelle città di Milano, Napoli, Torino e Roma deve essere presente un centro sociale ortodosso. I centri sociali ortodossi, ad esempio, possono occuparsi di come agevolare l'italianizzazione degli immigrati, promuovendo corsi di lingua italiana e di cultura italiana, al fine di evitare la ghettizzazione senza demolire l'Ortodossia. 

C) Espandere la presenza ortodossa anche nelle periferie regionali. Ci sono molti centri urbani non grandi che hanno bisogno di chiese ortodosse sia per i fedeli immigrati che per gli italiani interessati. Esempi? La Sardegna, il Molise, la Sicilia, la Calabria, e molti centri urbani della Toscana di media grandezza hanno sempre più fedeli sprovvisti di cura pastorale, bisognosi di una parrocchia. 


Armiamoci e convertite!

TERZO CICLO

A) Costituzione di scuole elementari o istituti superiori ortodossi almeno nelle città di Milano e di Roma, magari a convitto (modello collegio), per l'educazione dei bambini e dei ragazzi nelle materie umanistiche, scientifiche e tecnologiche senza tuttavia disdegnare una seria base religiosa. 

B) Provvedere ad un sistema di sostentamento del clero, in modo che i sacerdoti non siano costretti a lavorare nel mondo e possano dedicare tutte le loro energie ad ampliare e curare la loro comunità.

C) Costituzione di una Conferenza Episcopale Italiana Ortodossa alla quale, ogni sei mesi, partecipino tutte le giurisdizioni presenti sul territorio nazionale, affinché affrontino tematiche comuni e lo sviluppo armonico dell'Ortodossia in Italia.

QUARTO CICLO

A) Costruzione di un seminario ortodosso, idealmente a Roma, ma in realtà ovunque, in modo che i candidati all'Ordine Sacro non siano costretti a studiare all'estero o in strutture di altre religioni.

B) Fondazione di un monastero che non sia composto da due o tre membri, ma che abbia dei numeri tali da giustificare il nome "monastero", ad esempio una trentina di monaci (o monache). I monasteri sono centri culturali e spirituali di grande rilievo: è l'ora di averne uno in Italia. Il monastero deve avere il ciclo liturgico pieno con gli orari monastici e non dev'essere un calco parrocchiale: una buona idea è invitare guide spirituali e monaci dai paesi ortodossi e convogliare più monaci di diverse giurisdizioni in un'unica struttura, ove si usi la lingua italiana per non scoraggiare nessuno. L'Abate (igumeno) deve comportarsi da tale e il regime di vita dev'essere di modello athonita. 

C) Un vescovo italiano ma nato e cresciuto in una famiglia o ambiente ortodossi. Aspetta e spera!

Speriamo che queste proposte trovino una eco e qualcuno le metta in pratica!

Come parlare ai tristi e agli allegri (S. Gregorio Magno)

Diverso è il modo di ammonire gli allegri e i tristi. Agli allegri evidentemente bisogna presentare le tristezze che tengono dietro al castigo; ai tristi invece i gaudii promessi come frutto del regno. Gli allegri imparino dalla durezza delle minacce ciò che devono temere; i tristi ascoltino le gioie del premio che già possono pregustare. Ai primi, infatti, è detto: Guai a voi che ora ridete, poiché piangerete (Lc. 6, 25); gli altri invece ascoltano l’insegnamento del medesimo maestro: Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore gioirà e nessuno vi toglierà la vostra gioia (Gv. 16, 22). Alcuni però non diventano allegri o tristi per le circostanze ma lo sono per temperamento nativo e ad essi bisogna certamente far conoscere che ci sono dei vizi verso i quali certi temperamenti sono più proclivi: infatti le persone allegre sono facili alla lussuria, le tristi all’ira. Perciò è necessario che ognuno consideri non solamente ciò che deve sostenere a causa del suo temperamento, ma anche ciò che lo preme da vicino con peggiore pericolo, perché non avvenga che, mentre lotta contro ciò che deve sopportare, si trovi a soccombere davanti a quel vizio dal quale pensa di essere libero.

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Di: San Gregorio Magno, Regola Pastorale, Città Nuova Edizioni, anno 2000

martedì 9 maggio 2017

Breve Storia delle Chiese Ortodosse nel secondo Novecento

Nel dicembre 1964, nell'aria generale del Concilio Vaticano II cattolico-romano, il papa Paolo VI chiamò il Patriarca Ecumenico Atenagora ad un incontro in Gerusalemme, ove avvenne lo storico ritiro delle reciproche scomuniche del 1054. Quel gesto non fu accolto da tutta l'Ortodossia nel medesimo modo. La Chiesa russa all'Estero, la ROCOR, nella figura del suo primo gerarca, il metropolita Filarete di New York, fu molto contraria, tant'è che Filarete scrisse numerose lettere sofferenti, così come sono chiamate in italiano, nelle quali lamenta il gesto di apertura ecumenica come un tradimento dell'Ortodossia. Il Patriarcato di Mosca, fino ad allora tradizionalmente anti-ecumenista, cambiò rotta. L'arcivescovo Nikodim Rotov fu inviato a Roma come osservatore del Concilio Vaticano II, mentre il Patriarcato di Mosca entrava nel Concilio Mondiale delle Chiese. Senza voler demonizzare eccessivamente l'arcivescovo Nikodim, c'è da notare il suo estremo amore per il Cattolicesimo: soleva dedicarsi agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, e in genere visitava il Vaticano ogni anno. Quando la profetica Pelagia di Ryazan gli disse: "morirai ai piedi del tuo papa", l'arcivescovo Nikodim davvero morì durante una udienza con Giovanni Paolo I nel 1978. Si dice che Nikodim apprezzasse del Papato quello che tutti gli intellettuali russi vi hanno sempre visto di attraente, cioè l'efficienza, la precisione, la portata universale del Papato come ordine umano.


23 agosto 1948: nasce il Concilio Mondiale delle Chiese.

L'Ecumenismo come movimento ebbe il suo apice nel 1987, quando il Patriarca Ecumenico Demetrio di Costantinopoli concelebrò in Vaticano con Giovanni Paolo II, sebbene non consacrarono lo stesso calice. L'anno seguente, tuttavia, nel 1988, ci si aspettava che il papa avrebbe visitato la Russia in occasione dei mille anni di battesimo della Rus'. Il terrore che la sua presenza avrebbe potuto infiammare i localismi politici dei cattolici polacchi o degli ucraini occidentali, per non parlare degli Stati Baltici, fece sì che il pontefice romano non venisse invitato, con il risultato di una forte rimostranza da parte del cattolicesimo il quale aveva aperto le braccia all'ortodossia russa tanto sofferente in quegli anni di regime sovietico. Al papa fu proposto di venire a Kiev a patto di non visitare i suoi uniati in Ucraina, e Giovanni Paolo II rifiutò l'offerta: proprio in quell'anno si erano alzate delle voci di protesta dall'Ucraina occidentale affinché gli uniati potessero eleggere liberamente i loro vescovi, cosa proibita dall'URSS, e difatti per quell'occasione vi fu un sensibile mutamento di rotta nelle relazioni fra Vaticano e Chiesa Russa, poiché Roma non rinunciò, e non rinuncerà mai, ai suoi Uniati. Nel gennaio 1990 Gorbachiov incontrava di nuovo il papa e concedeva la libertà ai greco-cattolici. 

La situazione fra cattolici e ortodossi russi andava degenerando: i pacifici rapporti dei decenni precedenti cambiavano poco a poco. Il nuovo patriarca, Alessio II, nel 1991 si lamentò a Londra perché il Vaticano aveva formato un vescovato nella città di Novosibirsk, quando la presenza di circa 300 cattolici, a parere del patriarca, non giustificava l'esistenza di un vescovo romano-cattolico, rompendo così certi accordi sul reciproco anti-proselitismo che sarebbero dovuti esser stati firmati nei tempi precedenti il suo regno [1]. Andava affermandosi in quegli anni l'idea di un "territorio canonico" di azione da dover rispettare fra cattolici e ortodossi: i primi avevano come territorio canonico l'Europa occidentale e le Americhe, mentre i secondi avrebbero l'Europa orientale, l'ex URSS e i classici antichi territori della Siria, dell'Egitto e della Grecia. Nel marzo 1992 i rappresentanti delle Chiese Ortodosse si riunirono a Costantinopoli, condannando il proselitismo, ma distinguendolo - con un po' di sofismo - dall'evangelizzazione, con criteri non proprio chiari. Fu deciso che i cattolici non dovevano inviare missionari nelle terre storicamente ortodosse, e che gli ortodossi non avrebbero a loro volta tentato di convertire gli occidentali. Solamente il Patriarca Diodoro di Gerusalemme rifiutò queste disposizioni, appellandosi alla chiamata che Cristo fece alla sua Chiesa, di portare il vangelo fino ai confini della Terra (Matteo 28:19-20). Nel 1994, in Libano, gli Ortodossi firmarono un concordato coi cattolici - a esclusione dei rappresentanti di Gerusalemme, Serbia, Bulgaria e Chiesa Autocefala di Grecia - nel quale concordato le Chiese ortodosse e quella Cattolica si riconoscevano come parti di un medesimo Corpo, e pertanto che il ri-battesimo dei convertiti ortodossi (che teoricamente non dovrebbero proprio esserci, in accordo con questo documento) non deve avvenire in alcun caso, ma se proprio vogliono essere ricevuti nell'Ortodossia, che si faccia in altra forma. E' per questo che le Chiese ortodosse che hanno firmato il documento del 1994, vale a dire la Chiesa Russa, il Patriarcato Ecumenico, la Chiesa Romena, ad esempio, per citare le più diffuse della Diaspora, non ri-battezzano i pochi convertiti europei, ma li ricevono con una formula di abiura o con la cresima. 

Nel 1997, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo riconobbe la Chiesa Cattolica come luogo di grazia, e i protestanti come effettivi cristiani,  e pertanto il proselitismo e l'evangelizzazione fra gli occidentali erano da evitarsi in modo deciso. Dal 1994 nella diocesi di Novgorod (Patriarcato di Mosca), secondo gli studi di Ludmilla Perepiolkina, "[nella diocesi di Novgorod] guidata dal metropolita Lev (Tserpinskij) i protestanti possono ricevere la comunione nelle chiese ortodosse" [2]. 

Con l'incontro all'Avana fra il patriarca Kirill e il papa Francesco nel giorno 12 febbraio 2016, e con la sinassi del Concilio di Creta nel giugno 2016, l'Ortodossia si è molto aperta al dialogo coi Cattolici dopo lo stallo degli anni '90 del Novecento. 

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NOTE  E FONTI

Moss Vladimir, The Russian Orthodox Church after Gorbaciov, presente online su academia.edu

Moss Vladimir, Russian Orthodox and Roman Catholic dialogue, presente online su academia.edu

1) Per le dichiarazioni di Londra, vedasi Oxana Antic, "New Structures for the Catholic Church in the USSR", Report on the USSR, vol. 3, № 21,  24 maggio 1991.

2) Perepiolkina, Ecumenism – A Path to Perdition, St. Petersburg, 1999, p. 122.

lunedì 8 maggio 2017

Gli Ordini Minori nella Chiesa Ortodossa e la loro scomparsa

Vescovi. Sacerdoti. Diaconi. Questi sono i ruoli che siamo soliti conoscere nelle nostre parrocchie. In molte di esse è presente la figura dell'aiutante di altare (altarnik in russo, paraclisier in romeno), di solito vestito con uno stichario o con il rason. Ma questi aiutanti, il cui nome è accoliti, non ricevono alcuna tonsura né alcuna ordinazione specifica, perché spesso sono ragazzi giovanissimi, se non bambini, a svolgere questo ruolo. La Chiesa Antica si era data un ordinamento gerarchico dei seguenti Ordini:
Ostiario, Lettore, Esorcista, Accolito, Suddiacono = clero minore.
Diacono, Sacerdote, Vescovo = clero maggiore.

Nei secoli medioevali la Chiesa Latina ha mantenuto questa scala gerarchica, che abbiamo in questo blog già analizzato, mentre la Chiesa Ortodossa è andata perdendo le distinzioni del clero minore fin quasi a farle scomparire. I Canoni della Chiesa Ortodossa, nei concili Locali e Universali, parlano chiaro: il canone XXIV di Laodicea e il canone IV del Concilio di Trullo menzionano sia gli esorcisti che gli ostiari. Attraverso la lettura dell'Ordinale ortodosso, possiamo vedere come i ruoli dell'Accolito e del Lettore siano stati fusi in uno solo: la preghiera recitata sul candidato al Lettorato infatti parla di... portare candele! Il ruolo del ceroforo è sempre stato connesso al mistero dell'Accolitato. Solamente al momento in cui il piccolo felonio viene imposto sul Lettore questi riceve una preghiera che menziona il suo ruolo attivo, cioè cantare l'Apostolo e i Salmi. 


Un accolito di una chiesa ortodossa al giorno d'oggi

Il fatto che il Suddiacono, idealmente, ricopre tutti i ruoli minori, ha condotto alla scomparsa degli altri Ordini Minori tranne che del Lettorato, un ruolo troppo importante nell'arte liturgica ortodossa per scomparire. Tuttavia, sempre meno persone vengono tonsurate Lettori o Suddiaconi, lasciando che dei laici molto formati servano all'altare e cantino nei cori: si va verso una totale scomparsa dell'Ordine Minore nella Chiesa Ortodossa?

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FONTE

martedì 2 maggio 2017

Canone di preghiera a Santa Maria Maddalena


CANONE A SANTA MARIA MADDALENA


Dopo le preghiere iniziali, con devozione:

Ode 1. Tono 8.

Irmo: Divinamente bella, e risplendente della luce sfolgorante di Dio, tu sei, o Maria Maddalena, io ti prego, riversa nel mio cuore oscurato il tuo splendore con le tue preghiere.

Il Verbo del Padre ti ha salvato dalla malvagità degli spiriti impuri e ti ha fatto santa. Sei diventata sua discepola e sei stata colmata di doni dello Spirito Santo.

Purificate della tonificante acqua di una fonte abbondante - del Maestro Misericordioso apparso sulla terra –le acque fangose del tuo peccato si sono prosciugate. 

Theotochio
Noi ti lodiamo, o Vergine Madre di Colui che è per sua natura il Creatore, e perché hai riconciliato con Dio la natura dell'uomo che era stata deformata, o Madre di Dio, noi ti benediciamo, o Nostra Signora tuttapura.

Ode 2.

Irmo: Maria Maddalena, ti ha amato la prima causa di benedizioni, che, nella compassione ha reso divina la nostra natura, e devotamente a Lui obbediente hai seguito i divini comandamenti. 

Fortunatamente ti sei recata alla tomba del Redentore, e sei stata la prima, o ragazza, a contemplare la risurrezione divina. Pertanto, sei stata dichiarata araldo del Vangelo e con te cantiamo: Cristo è risorto… gioisci!

Theotochio
Il Verbo, O tutta pura, si incarnònel tuo puro sangue; salvami, per la ricchezza della tua bontà, poiché Colui che hai partorito distrusse il vecchio patto. Implora Lui incessantemente, te ne prego, affinché salvi il Suo gregge.

Irmo: Hai costruito l'alta volta del Cielo, o Signore, e la Chiesa, in quanto fondata da Te sul Tuo Amore immenso. Tu sei la massima e sublime ambizione, e la il fondamento di quanti credono in Te, o Signore Filantropo. 

Ode 3.

Irmo: O Maddalena, con la mente incorrotta dalla vanità del mondohai servito Colui che è venuto per salvare il mondo dall’errore.

Mentre stavi piangendo dinnanzi alla tomba, Maria Maddalena, hai incontrato un angelo annunziante la risurrezione di Cristo.

Il tuo cuore era irreprensibile nella legge di Cristo, e non cercavi che Lui solo, la bellezza impareggiabile, o degna di lode.

Theotochio
Con la somma di indifferenza, il sonno mi vinse il peccato, o ragazza. Per la tua intercessione vigile svegliarmi al pentimento.

Ode 4.

Irmo: L’Eva, vedendo l'essere che l’aveva ingannata con le parole  e fatta esiliare dal paradiso ora calpestato dalle sante donne che avevano ottenuto il coraggio, è felice con loro per sempre.

Addolorata dal tuo amore nostalgico, o Maria Maddalena, tu profumi con dolci odori il Vivifico, oggi messo a morte, che giace in una tomba, e diffondi il profumo fragrante di lacrime pregne d’amore. 

Dopo la Passione Divina, dopo la Risurrezione temibile del Salvatore, hai vagato, o Maddalena, annunciando la santa Parola, e come discepola delVerbo, hai riconvertito molti che erano stati traviati dall’ignoranza, o santagloriosa.

Theotochio
Colui che per la Sua misericordia incommensurabile era ben contento di essere nato da te, o Deipara, mi raddrizzi, caduto e incatenato come io sono nell'abisso del peccato. Implora, o Sempre-Vergine, il Tuo Figlio, per le preghiere che ti cantiamo perché Egli ci preservi da ogni male.

Ode 5

Irmo: Con la rugiada delle tue parole, onorata santa, hai dissipato la somma disperazione dei Discepoli, mentre sostenevi: Cristo è risorto, La Vita è apparsa, il Sole splendente ha brillato!

Vedi, Maria Maddalena, degna di lode, il tuo partito pieno di luce brillò, dando luce a tutti quelli che fedelmente cantano le tue lodi, mentre gli abusi dei demoni malvagi spariscono nell’oscurità.

Theotochio.
Tu appari, O Irreprensibile, come un santuario spirituale che non può essere influenzato da nessuna ombra, lampada fatta di luce e ponte verso Dio per coloro che cantano le tue lodi come Madre di Dio.

Ode 6

Hai superato malattie di ogni genere, avendo acquisito la Parola come collaboratrice di Colui davanti al quale ti trovi ora, o mirofora, gridando: Benedetto sei tu, Signore Dio, in tutti i secoli.

Solo prima della fine, hai visto la tua vita, Cristo è risorto, ma lo haiscambiato per il giardiniere, e hai gridato: Benedetto sei tu, Signore Dio, per tutti i secoli.

Theotochio:
Hai arrestato il cammino della morte, quando hai ricevuto e dato alla luce il Dio immortale, O Vergine pura. Ate, cantiamo tutti, o Beata, tutta santa, Dio è il frutto del tuo grembo.

Ode 7.

Irmo: Il tuo stile di vita o Maddalena era splendente, ardeva per le tue solenni azioni virtuose, la proclamazione divinamente ispirata del Verbo e la tua propensione alla volontà divina, e ovunque come raggi divini portavi la luce d'amore per il Creatore, a Cui cantiamo con gli Angeli: Tu Sommo Sacerdote, benedici il tuo popolo che Ti esalta per sempre.

Eri nei pressi della Croce, gloriosa Maria, guardando l'uccisione ingiusta di Colui che fu annientato dalla sua propria misericordia indicibile, bagnata dai sospiri e dalle lacrime che hai pianto: Che cosa è questo strano prodigio? Come maiChi ha ucciso la morte ed è per sua natura la Vita stessa, è messo a morte e portato a morire?

Theotochio
Con una sola mente ti glorifichiamo come Madre di Dio e superiore a tutte le creature, O tutto puro. Per in te la condanna che veniva da Adam è stato annullato, e ha respinto si riconciliò e canta: È sacerdoti, benedite la gente, lo esalti per sempre.

Ode 8.

Sei ora partecipedella gioia divina nella vasta pianura del paradiso in dimore spirituali al di là del mondo, dove tutti sono santi e ovunque risuonano canti che gioiscono di tutta la gloria di Dio, O mirofora Maria. E così, tutti tichiamiamo beata.

Non ci sono cose che preferisci della terra come l'amore di Dio, di Cristo, ma colpita dalla sua stessa bellezza e dalla luce che da lui dirompeva, seguendo le sue orme, o molto onorata, tu hai gridato: io ti magnifico, o Misericordioso.

Hai raggiunto la deificazione, e godi del flusso della grazia per ricevere la ricompensa per le opere da te condotte per Dio, e sei numerata fragli apostoli, O Maddalena, discepola del Verbo. Con le tue preghiere soccorri coloro che ti onorano con amore.

Theotochio
Come Madre di Colui che ha sofferto la passione per il nostro bene, salvami dalle passioni che distruggono l'anima; sii misericordiosa e sciogli i nodi delle mie colpe, perché sei buona, fai del bene alla mia anima, distruggi ogni demone, Vergine Madre di Dio, che io possa cantare le tue lodi, a te che sei tuttasanta e l’ausilio dei Cristiani.

Segue il congedo consueto

lunedì 1 maggio 2017

L'evoluzione dei paramenti diaconali in Occidente

Attraverso immagini di epoche diverse e la loro lettura, scopriamo l'evoluzione dei paramenti diaconali nella Chiesa Latina

Vi è stato un tempo in cui le differenze nello stile dei paramenti liturgici fra Occidente ed Oriente non erano che minimali. Il IV secolo mostra dei paramenti piuttosto uniformi in ogni luogo dell'Impero Romano e il modello è l'abito civile, la toga. L'abito diaconale venne mutuato dalla dalmatica, ossia da un abito in uso in Dalmazia importato dagli ufficiali imperiali di quella regione fra III e IV secolo, e in occidente ancora porta questo nome. Una domanda che mi è stata posta è: "Se e quando gli occidentali hanno smesso di indossare le stole sopra la spalla?" Alcuni studiosi come Dom. Fernand Cabrol nel suo Mass in the Western Rites ritengono che la dalmatica non sia comparsa subito, ma che originariamente i diaconi vestissero solamente l'alba (ovvero un leggero abito di lino bianco) cui sopra apponevano la stola e che dunque la dalmatica, vestita sopra di questa, impedisca la visuale degli altri paramenti. Tuttavia, a mio avviso, le testimonianze visive - affreschi, dipinti, icone e mosaici - di quasi millecinquecento anni di Storia liturgica dimostrano che per molto tempo le stole diaconali sono state ben visibili sui paramenti Latini. 

ALTO MEDIOEVO - XI/XII SECOLO

Occorre una doverosa premessa: i paramenti del diacono in Occidente sono evoluti (o involuti, dipende dalle prospettive) a seconda del ruolo che è andato assumendo il diaconato nella Chiesa Latina. In particolar modo, finché il diacono anche nelle chiese occidentali è stato parte della vita liturgica come ruolo attivo, anche i diaconi latini vestivano la stola sulla spalla sinistra; quando il ruolo del diacono è passato ad un ruolo minore fin quasi a scomparire nel Rinascimento e poi nel Tridentinismo, anche i paramenti del diacono sono mutati di conseguenza. Un diacono altomedievale cantava le litanie, cantava il Vangelo e conduceva l'Offertorio, e non solo, ma amministrava parte della Comunione: fino al X secolo circa le due Specie venivano date sia ai laici che al clero, e i laici le ricevevano separate. Prima il sacerdote concedeva a tutti il Corpo di Cristo - i fedeli lo ricevevano nelle mani, avvolte in un panno in modo da non far cadere le briciole - e poi il diacono sorreggeva il Calice mentre il fedele sorseggiava il sangue del Redentore. Fra XI e XII secolo compare l'uso (sporadico) di intingere le ostie nel calice e darle così "bagnate"... nel Basso Medioevo ai laici viene precluso l'accesso al Calice. Tornando al diaconato, è interessante notare come i ruoli più importanti della Corte pontificia altomedievale - l'apocrisario, il segretario, il camerlengo e il maestro di biblioteca - fossero quasi sempre diaconi. 


Nella celebre chiesa di sant'Apollinare a Ravenna, eretta nel VI secolo, vediamo due diaconi portare il Vangelo e l'incensiere sulla destra di uno dei mosaici. L'abbigliamento come si vede è molto semplice. 


L'Exultet di Bari della prima metà del XI secolo

Dal documento noto come "Exultet di Bari" (1030 d.C. circa) si nota come i diaconi non solo vestono la dalmatica "morbida" come è in uso fra i bizantini, ma hanno anche la stola a spalla. Da notare anche l'uso del turibolo ad una mano sola, contrariamente all'uso post-medievale affermatosi in Occidente. Nel rotolo dell'Exultet del XI secolo, il vescovo in trono è raffigurato con paramenti decisamente "orientali", sebbene la mitria sia occidentale. L'accolito veste un semplice colobium (tonaca) dalle maniche larghe e i sacerdoti siedono per ascoltare la lettura. Alcuni ipotizzano che essi non siano sacerdoti ma vescovi a cagione dei copricapi: ma come tutti sanno il vescovo indossa sempre il pallio, cosa che queste figure sedute non vestono: si deduce che siano un grado inferiore al vescovo ma superiore al diacono, e non rimane che una risposta: i sacerdoti altomedievali indossavano dei cappelli liturgici. 

Il mosaico di Santa Maria Nuova a Monreale (a sinistra), del XII secolo, illustra un san Lorenzo con un paramento a due colori (bianco e oro), dotato di stola diaconale a spalla, delle maniche (alla greca) e recante turibolo e Vangelo. Influenze bizantine a parte, qualora un diacono latino non avesse officiato in quel modo, non l'avrebbero certo riprodotto in tal guisa. Nell'Alto Medioevo il diaconato era una carica di enorme prestigio sia liturgico che sociale, dal momento che i diaconi servivano alle mense parrocchiali, svolgevano attività catechetiche e filantropiche di vario genere e spesso erano anche apocrisari (cioè ambasciatori) delle Chiese Locali presso altri patriarchi o metropoliti. 

BASSO MEDIOEVO 


"San Lorenzo Arcidiacono che serve Messa" del Beato Angelico dipinto nel 1448

Nel XIV secolo oramai la Dalmatica la fa da padrone. I diaconi in questa rappresentazione precisa, del 1448, pitturata dall'immenso Beato Angelico, sono ben tre: due vestiti di blu e uno (san Lorenzo) vestito di rosa. Al di là delle decorazioni molto ricercate, notiamo come i paramenti siano fluenti e morbidi, esattamente come quelli del XI secolo, anche se è scomparsa la stola diaconale, probabilmente perché scomparendo la pratica delle Litanie recitate dai diaconi era vista come un paramento inutile. Interessante il paramento vestito dal Papa, il quale è molto somigliante ad un sakkos bizantino e non rispetta per nulla lo standard latino del tempo: il papa, così come i sacerdoti infatti (che si vedono alle spalle del pontefice) vestivano il piviale da concelebranti e la casula (o pianeta) da primi celebranti. 

Nel Basso Medioevo la Dalmatica risentiva ancora dei modelli antichi: un esemplare molto noto è quello prodotto per Luigi di Baviera, oggi conservato nel Kunsthistorisches Museum (Vienna), prodotto nel 1350. Osserviamo le decorazioni, ma anche la morbidezza e la naturalezza delle forme e delle pieghe dell'abito. 

A livello ritualistico il Basso Medioevo è un'epoca di transizione nella quale il diacono perde alcuni caratteri (come la possibilità di amministrare la Comunione) ma si mantiene come un grado molto ambito nel clero: i diaconi continuano a svolgere funzioni molto importanti nella liturgia e nelle funzioni esterne della Chiesa, come ad esempio negli Istituti di carità che sorgono un po' ovunque nelle città dell'Occidente Europeo, e il diacono ancora aveva la facoltà di predicare. Il grande sviluppo delle Messe Basse (cioè non cantate) che avviene fra XIV e XVI secolo ha sicuramente contribuito alla svalutazione del ruolo diaconale, nato per supporto al sacerdote nell'intonazione delle lunghe litanie e dei servizi liturgici più impegnativi come il canto del Vangelo e di alcuni inni che venivano suddivisi fra il coro e il clero. 

PERIODO DETTO << TRIDENTINO >> (1500-1965) 


Una Messa tridentina contemporanea celebrata da un sacerdote (in alto) da un diacono (al centro) e da un suddiacono (il più basso). 

Il periodo detto "Tridentino" ovvero che riflette dello spirito del Concilio di Trento e dell'arte di quel periodo storico è in realtà un periodo ampio che al suo interno copre quasi tre secoli e mezzo di Storia e che ha avuto i suoi mutamenti interni e le sue rivoluzioni. Ad ogni modo, da quest'epoca in poi, il paramento diaconale si fossilizza e si irrigidisce. Lo vediamo bene dalle dalmatiche prodotte dal 1500 fino all'età contemporanea: corte, rigide, simili a lunghi gilet, hanno più una funzione visiva che pratica e spesso sono riccamente decorati. 

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FONTI


LE BRUN PIERRE, Explication litterale, historique et dogmatique des prieres et des ceremonies de la Messe, prima edizione 4 volumi, Parigi, 1726.

BATIFFOL, Leçons sur la Messe, Parigi, 1919. 

FORTESCUE ADRIAN, The Mass, a study on the Roman liturgy. Londra, 1912. 

Piccolo esorcismo di Leone III papa di Roma

Questa preghiera può essere recitata da tutti in occasioni di tentazione o di attacco da parte di spiriti malvagi, ed è stata composta da Leone III (+816), papa di Roma e patriarca d'Occidente. 



La Croce di Cristo sia con me, la Croce alla quale chino il capo per sempre. La Croce di Cristo è lo strumento della Salvezza, la Croce di Cristo annienta ogni spada. La santa Croce di Cristo distrugge le catene della morte; la Croce di Cristo, invincibile dalle armi terrene; la Croce di Cristo, immobile stendardo. La Croce di Cristo sia per me via di virtù e fortezza; Per mezzo della Croce di Dio io passerò la via stretta. La Santa Croce di Cristo apre ogni via di bontà; La Croce di Cristo allontana ogni demonio; la Croce di Cristo mitiga il tremendo giudizio dei tempi ultimi; O eletta Croce di Cristo, salvami, sii tu prima di me, presso di me e dopo di me, che l'antico avversario si allontani da me quando ti veda.  Oh, altezza della Croce, che nessuna altitudine può raggiungere, oh profondità della Croce, che nessun abisso può toccare! Oh Croce di Cristo, che non abbandoni nessun cuore! Libera me, N., tuo servo, da ogni mano nemica e da ogni sottigliezza diabolica che permane presso di me; e tu, demonio, vattene da me, che io non possa mai più incontrarti. Così come ti pose fuori dal paradiso, così lo Spirito Santo + ti allontani da me. E così come a te è aliena ogni gioia, così tu sii alieno dalla mia anima. Così come tu non desideri mai Dio, così tu non vorrai mai tornare da me; Vola via lontano da me, o demonio, via da me che sono servo di Dio, per il potere + della Sua Santa Croce. Dinnanzi alla Croce del Salvatore fuggite, bande di nemici; Il Leone di Giuda, la radice di Davide, ha prevalso, Alleluia. La benedizione di Dio, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo +,  sia su di me, e la Croce di Cristo sopra di me, e rimangano su di me per sempre. Amen. 

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Tradotto da: Orthodox Prayers of Old England, padre Aidan Keller (ROCOR), st. Hilarion press, III edition, 1999