domenica 6 agosto 2017

Siamo la candela o la fiamma? (padre Janes Guirguis)

Traduzione da Pravoslavie.ru. Il padre James Guirguis, attraverso una metafora presa dalle candele, ci spiega il nostro rapporto con la divinità in un'interessante allegoria della vita spirituale in una bella omelia.


Dal Vangelo secondo Matteo (5:14-19)

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Nulla attrae le persone a Dio quanto coloro che genuinamente venerano Dio e seguono i suoi comandamenti. Infatti, alle volte sentiamo le persone dire che non ci sono problemi con Gesù, quanto piuttosto con le persone che lo seguono e che vengono incontrate. In questo passo evangelico di oggi, il Signore Gesù, la Luce dell'Universo, dice ai suoi discepoli d'essere chiamati a diventare la luce del mondo. Egli comanda di non nascondere questa luce, e di non allontanarla dagli uomini.

Come obbediamo noi discepoli di Gesù a questo comandamento? Iniziamo obbedendo agli insegnamenti e alle leggi di Gesù Cristo. Il Signore ci dice: "se mi ami, osserverai i miei comandamenti". E nel processo di fiducia e di obbedienza dimostriamo il nostro amore per Lui. Il vero amore non è semplicemente tramite la bocca, ma col cuore. Senza obbedienza ai comandamenti di Dio, e agli insegnamenti del Figlio di Dio, ci saranno pochi progressi nella nostra vita spirituale. E' un pre-requisito della Fede.

Quando obbediamo al Signore, ci sorprendiamo di quanto ci siamo avvicinati al Signore stesso e alla sua natura divina. Nel senso che, se ci avviciniamo a Dio, diventiamo più simili a Dio. Ci avviciniamo alla Luce e prendiamo questa Luce che mai si spegne. Ogni cristiano è come una candela, ed è quindi inutile se non brucia per Dio. Se la candela è senza fiamma, è totalmente inutile. Quando al candela si avvicina al fuoco diventa viva, e non solo trova il senso della propria esistenza, ma diventa utile anche per tutto ciò che gli è intorno. I Padri del Deserto raccontano questa storia:

Padre Lot andò a incontrare abba Giuseppe e gli disse: "padre, per quel che posso dire, io recito il mio ufficio, digiuno un po', faccio le mie preghiere, leggo i miei salmi, prego e medito, vivo in pace, e quando posso purifico i miei pensieri. Cosa mi manca?" e il saggio rispose: "se tu lo desideri, puoi diventare solo fuoco".

Cari fratelli e sorelle, noi siamo candele!  Tutti siamo eccitati quando il Santo Fuoco viene nella nostra chiesa, e ce lo passiamo l'un l'altro con attenzione. Ma il Signore ci chiede molto di più, ci chiede di passare agli altri il fuoco e la luce del suo insegnamento, il modo di vivere cristiano. E non dobbiamo farlo facendo predicozzi a chi ci circonda. La gente non ama le prediche, la gente si muove per l'amore e il calore genuino. Questo amore viene dallo Spirito Santo e dalla grazia di Dio che agisce nelle nostre vite, quando ci impegniamo nella lotta e decidiamo di vivere una vita santa. Quando lottiamo per obbedire a Cristo per diventare santi, lo Spirito Santo ci visita e ci trasforma in modo che possiamo diventare portatori di luce. Quando accade, chi ci p intorno è colpito e trasformato da noi perché siamo contenitori dello Spirito Santo. Ciò non solo ci salva, ma ci rende strumenti utili per la salvezza altrui. Questo permette agli altri di conoscere Dio usando noi come tramite.

Veniamo a Dio e sforziamoci di conoscerlo, non per ottenere da Lui doni speciali o perché gli altri ci ritengano speciali. Noi dobbiamo lottare perché amiamo Dio e per conoscerLo in pieno, così come ogni marito cerca di conoscere sempre più profondamente la propria sposa. In un matrimonio sano, un marito non si annoia della moglie, e viceversa. Ognuno corteggia l'altro sempre e gli sta più vicino. Il matrimonio è profondo anche quando i due sono semplicemente vicini. Questa è, in ultima analisi, la preghiera, quando siamo in presenza di Dio: uniti con Dio attraverso l'amore che proviamo per Lui. Il prerequisito per unirci con Dio è una vita di obbedienza ai comandamenti di Gesù Cristo, e questo ci permette di mutare la nostra vita, di essere trasfigurati dallo Spirito Santo, e di diventare come una città edificata su una collina. Come disse san Serafino di Sarov: salva te stesso, e mille intorno a te troveranno la salvezza. Amen! 

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